Il primo dono

di
genere
prime esperienze

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La luce della sera filtrava dalle persiane socchiuse, dipingendo strisce dorate sul pavimento di legno. Marco sentiva il cuore battere forte, così forte che temeva che Luca potesse sentirlo. Era la prima volta che si trovava a casa di un uomo con un'intenzione così chiara.
“Hai freddo?” Chiese Luca, con quella voce calma che lo faceva sempre sentire al sicuro.
“No. È solo...” Marco sorrise, abbassando lo sguardo. “Non so bene cosa fare.”
Luca si avvicinò piano, senza fretta. Posò una mano sulla sua guancia, sollevando il viso di Marco fino a guardarlo negli occhi. “Non devi fare niente. Solo lasciarti andare, se ti va. Se ti fidi di me.”
“Mi fido”, sussurrò Marco. E lo diceva sul serio. Luca era stato il primo a capirlo, a non giudicarlo, a dirgli che non c'era niente di sbagliato in quel desiderio che Marco aveva sempre tenuto nascosto dentro di sé.
Il bacio arrivò dolce, quasi timido. Dapprima sul collo. Poi lentamente salì versò la guancia sinistra e infine arrivò alla bocca. Le labbra di Luca erano calde, morbide, e Marco sentì un brivido salirgli lungo la schiena. Non era il primo bacio che si scambiavano, ma questa volta sapeva che sarebbe successo qualcosa di più.
Si spogliarono lentamente, tra un bacio e l'altro. Luca era più sicuro, ma ogni gesto era accompagnato da domande: “ti va?” “Posso?” “Ti fermo se vuoi.”
E Marco annuiva, sempre più eccitato, sempre più fiducioso.
Quando furono nudi, Luca lo fece sdraiare sul letto, poi si sdraiò accanto a lui, accarezzandogli il petto, la pancia, l'interno coscia.
“Sei bellissimo”, mormorò. “Non devi avere paura. È la prima volta, ma sarà bellissimo, perché ci sono io con te.”
Marco chiuse gli occhi. Sentiva le mani di Luca scivolare sul suo corpo, accarezzare il suo sesso già duro, il glande già scoperto e poi farlo gemere piano.
Poi Luca prese un lubrificante, glielo mostrò.
“Questo servirà perché non ti faccia male. Lo sentirai freddo all'inizio.”
Uno, due, tre dita entrarono in lui con una lentezza quasi innaturale.
Marco trattenne il respiro, poi espirò quando sentì che il dolore non arrivava. Solo una strana pienezza, un calore che si diffondeva dentro.
“Bravo, così”, sussurrava Luca. “Fidati di me, respira.”
Poi arrivò il momento. Luca si posizionò sopra di lui, lo guardò negli occhi. In quello sguardo c'era tutto: amore, desiderio, ma anche una tenerezza che faceva venire voglia di piangere.
“Se vuoi che mi fermi, basta che lo dici.”
“Non fermarti”, rispose Marco. E lo disse con una voce che era quasi una preghiera.
Luca lo penetrò con una calma che sembrava infinita. Marco sentì la resistenza, poi il superamento, e infine un calore immenso che lo invadeva da dentro. Non era dolore. Era qualcosa di più profondo. Era come se finalmente, dopo trent'anni, un pezzo del suo corpo avesse trovato il suo posto.
“Ti amo”, mormorò Luca, muovendosi dentro di lui con un ritmo lento, profondo, perfetto. Le sue mani stringevano i fianchi di Marco, i suoi baci ne coprivano il collo, le spalle, la bocca.
“Anch'io ti amo”, rispose Marco, e le lacrime gli rigarono le guance. Non era tristezza. Era la gioia di essere finalmente libero, di essere amato, di essere penetrato da qualcuno che lo guardava come se fosse la cosa più preziosa del mondo.
I movimenti accelerarono piano, senza mai perdere dolcezza. I gemiti si fecero più forti, il respiro più affannato. Marco sentiva il piacere salire come un'onda, sentiva il corpo di Luca sul suo, il calore del suo petto contro il suo petto, il suo sesso dentro di lui a colmarlo completamente.
Quando venne, fu come un'esplosione di luce. E sentì Luca venire dentro di lui un istante dopo, con un gemito soffocato contro la sua spalla.
Rimasero abbracciati a lungo, sudati, senza parlare. Poi Luca si sollevò su un gomito, gli asciugò le lacrime con il pollice.
“Come ti senti?”
Marco sorrise. Per la prima volta in vita sua, si sentiva completo.
“Finalmente me stesso”, rispose.
E Luca lo baciò, dolcemente, come si bacia una promessa appena nata.

scritto il
2026-08-30
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