L'ingegnere
di
Laura m
genere
trio
I
Fuori piovigginava, la stanza era quasi al buio per via che le imposte delle finestre erano accostate. Laura andò ad aprirle. Una pioggia leggera continuava uggiosamente a cadere. Gli occhi di Laura si soffermarono a lungo sul paesaggio che le stava davanti, un paesaggio di una cittadina piccola, con tanto verde. Le piaceva, nei giorni di sole, stare lì, dietro i vetri a guardare la gente che passava per strada, quella che passeggiava nel giardinetto pubblico, con i vecchi sui sedili a prendere il sole e a chiacchierare. Quel giorno, invece, per strada non c’era nessuno e il giardinetto era deserto. Nel palazzo di fronte, tutte le finestre erano chiuse oppure oscurate dalle tendine. Solo una finestra era libera, una lampada illuminava la stanza, lasciando vedere che si trattava di una camera da letto. Stava per allontanarsi, quando con la coda dell’occhio vide che in quella stanza erano entrare due persone. Si fermò a guardarle incuriosita. Era una coppia, lei prosperosa, lui un bel giovane alto, muscoloso. Li vide chiudere la porta a chiave della stanza. Ah, esclamò. La sua curiosità si amplificò: se chiudono a chiave la porta, che faranno? Lo scoprì subito: i due si abbracciarono, si avvinghiarono, e cominciarono a baciarsi appassionatamente. Ma guarda un po’ … Si era fatta sempre i fatti suoi, ma stavolta la scena la tenne dietro la finestra, un po’ socchiusa per evitare che quei due potessero vederla. Non era una guardona: tra l’altro le sue esperienze sessuali le avevano permesso di vedere da vicino scene simili, a volte lei stessa ne era stata protagonista … una volta Graziella si era masturbata mentre lei faceva un pompino al marito di lei; ricordava ancora i suoi incitamenti: ”Dai, succhialo, ora leccalo; dopo mi mangi la fica; sìììì, fatti scopare la bocca” e via di seguito. Però questa scena era particolare: quei due erano giovani e sembravano assatanati, si vedeva da come lei era aggrappata a lui e di come lui le palpava il culo. Ma che le importava, beati loro! Stava per chiudere l’imposta della finestra quando nella stanza entrò Tiziana, la giovane donna che le faceva da segretaria: “Mi scusi, le volevo far vedere questa lettera arrivata stamattina …”. “Vieni qua, invece, guarda cosa ti faccio vedere io …” e le indicò la coppia che parossisticamente continiava ad abbracciarsi, a stringersi e a toccarsi ovunque. Tiziana si accostò alla finestra e guardò; si sistemò meglio gli occhiali sul naso e puntò lo sguardo su quanto avveniva nell’appartamento di fronte. “Deve essere da un bel po’ di tempo che non scopano, per essere così arrapati”, osservò. “Già” fece Laura, “Bella lei, piacevolmente abbondante … A te piace?”. “Beh, mi piacciono di più gli uomini, ma è intrigante anche con con le belle donne … lei lo sa … “. “Lo so anch’io” fece Laura e la baciò sulla guancia. “Dio, com’è bella …” esclamò Tiziana guardando la coppia; la quale si era già denudata in buona parte ed ora lei, con la gonna tirata su fino alla vita, si era chinata e appoggiava la testa sul letto, mettendo in mostra un sedere grosso ma armonioso. “Sì, molto bello” confermò Laura; “ ma bisogna anche sapersi accontentare” e nel dir così appoggiò una mano sul culo di Tiziana. “Bello anche il tuo, mi piace quando me lo fai palpare …” A sua volta Tiziana schioccò un bacio sulla guancia di Laura ed anche lei mise la mano sul sedere della signora. Ora nell’appartamento di fronte l’atmosfera si era scaldata: lui si era inginocchiato dietro di lei e dai movimenti che faceva si capiva che leccava, alternandoli, i due buchi della ragazza. Poi lui, alzandosi, fece vedere di essere in possesso di un bel membro lungo grosso e turgido. Se lo accarezzò e poi lo appoggiò sulle natiche della ragazza. “Mamma mia, la incula!” esclamò Tiziana. “Ti piacerebbe averlo dietro quel cannone?”. “Non saprei, troppo grosso …” “Preferisci il mio dito?” Insistette Laura. Stavolta Tiziana per baciarla le cercò la bocca. “Mi piace leccartela mentre ti infilo il dito dietro … tuo marito ti incula?” – “Sì, mi piace, ma mi piace anche il dito mentre la signora mi lecca la fica … non c’è nessuno con noi mentre mio marito lo fa”. “Mi vorresti a leccarti mentre tuo marito ti sodomizza?” – “Sì, a volte lo immagino … “. “Davvero? La cosa mi lusinga .. Ti piace la mia lingua? – “Sì, nessuno mi sa trattare come lei”. “Allora siamo pari, a me piace la tua fica …” E le cercò la bocca in cui infilò la lingua. La sua mano scese fino all’orlo della gonna di Tiziana, la tirò su e così poté toccarle il bel culo sodo. E intanto continuavano a guardare la coppia, che nel frattempo aveva cambiato posizione: ora lei era seduta sulla sponda del letto, con le gambe allargate e si masturbava; anche lui, in piedi, si masturbava. Si guardavano ardentemente, si capiva che mugolavano dal piacere. La prima a parlare fu Tiziana: “Voglio il dito nel culo …”. Laura fu lesta ad abbassarle gli slip, le cercò lo spacco e vi mise dentro le dita. “Sei eccitata?”. “Un po’ … non avevo visto scene del genere ...sono eccitanti”. “Hai ragione … Anche a me piacciono”. Ora arrivavano altre immagini da quell’appartamento antistante: era lei che chinata giocava col pene di lui … un pene bello, turgido. Sembrava molto brava con la bocca. “Tuo marito te lo mette in bocca? A te piace?”. “Sìììì …” sussurrò Tiziana mentre si chinava per sentire meglio il dito di Laura. “Brutta porcellina, stai godendo? Mi sembra proprio di sì … mi piaci perché sei proprio una troietta …”. “Anche lei non scherza …”. “Vero, mi piace fare sesso, tutti i giorni, con chiunque …. Mi piacerebbe che tu mi presentassi a tuo marito …”. Tiziana non rispose subito, perché si era portata una mano sulla fica e si stava masturbando: stava provando il piacere di avere i suoi due buchi occupati. Ebbe un sussulto, era venuta. “Bella la mia maialina … te la leccherei ora, ma è tardi. Torniamo in ufficio, lasciamo che i due lì di fronte scopino in pace. Componiti e andiamo: dal mittente ho visto che la lettera che mi hai portata comporta una risposta lunga e complessa”. Ma a Tiziana premeva un’altra cosa. “Davvero vorrebbe conoscere mio marito? Per farci sesso?”. “Ti dispiacerebbe?”. “Forse no …”. “Dai andiamo, ne parleremo dopo aver scritto la risposta alla lettera … mi spiegherai come gli fai i pompini”.
II
Laura era una donna che lavorava nel campo del marketing, aveva molti clienti e tanto lavoro. Da qualche tempo aveva assunto Tiziana come segretaria con la quale dopo un po’ aveva instaurato un rapporto intimo. Quando l’aveva assunta aveva visto che era una bella figliola ma non aveva pensato che l’avrebbe portata a letto. Ed invece era stata Tiziana che in qualche modo l’aveva coinvolta. Laura, nonostante avesse ormai cinquantadue anni aveva un corpo splendido, statuario, con un seno di taglia quattro ancora sodo e prorompente, un bel culo tondo e soprattutto era bella in viso, con due occhi tra il verde e l’azzurro e una bocca piccola, con labbra carnose ed invitanti. Tiziana non scompariva davanti a lei, sapeva di essere attraente, ma aveva il cruccio di possedere due tette piccole, insignificanti quasi se rapportate a quelle della sua datrice di lavoro. Gliele guardava sempre, con occhi pieni di invidiosa ammirazione. Come le sarebbe piaciuto averle in quel modo … avrebbe fatto felice anche suo marito.
Laura era smaliziata, sapeva quando uno sguardo era ingenuo e quando invece celava una certa dose di lussuria. Le sue esperienze erano state molteplici nel tempo, per lei il sesso era pane quotidiano; il suo ufficio spesso era una stazione di passaggio dalla quale facilmente si arrivava ad una camera da letto, in cui i cuscini abbondavano e i molteplici specchi rimandavano le immagini delle persone presenti. Nel sesso era molto pluralista, per lei uomini, donne trans erano solo strumenti di piacere. Non si era sposata per essere libera ed aveva percorso quasi tutte le strade del sesso: aveva avuto relazioni con coppie, marito e moglie, con coppie anomale come due donne o due uomini; non aveva categorie in cui collocare le persone secondo le peculiari inclinazioni sessuali. Aveva partecipato anche a sesso di gruppo ed aveva avuto esperienze anche da pedofila, due o tre volte con ragazzine, molte volte con ragazzini. Si autodefiniva troia. Cosicché l’attenzione di Tiziana per i suoi seni non poteva passare inosservata ai suoi occhi; così cominciò a guardarla non più come la segretaria e la collaboratrice, molto brava, tra l’altro, in queste due attività, ma come femmina da portarsi eventualmente a letto. Fino a che un giorno le chiese: “Ma perché mi guardi sempre le tette?”. Tiziana arrossì e poi farfugliò: “Sì mi piacciono, le vorrei così anch’io”. “Ti spiace averle piccole?”. “Sì …”. “Ma dai, anche piccole hanno la stessa funzione e poi stanno dentro ad una bocca vogliosa …”. “Già, mio marito ama mettersele in bocca …”. “Visto?… Sì, sono carine”, gliele toccò con le mani aperte, contro le quali sentì i capezzoli belli duri. “Vuoi toccare il mio seno?” Tiziana non sapeva che fare, allora Laura le prese le mani e se le portò sulle tette. “Accarezzale” le disse. Tiziana non se lo fece ripetere due volte: gliele accarezzò e poi cominciò a stropicciarle. “Belle, belle …” ripeteva. Laura si sbottonò la camicetta e sollevò il reggiseno in modo da scoprire il suo bel seno. “Toccale dal vivo, dai…”. Tiziana allungò le mani, gli occhi le brillavano, non aveva visti due seni come quelli: solo i capezzoli erano una poesia. “Posso baciarli?” “Certo che puoi ….”. Non li baciò soltanto, li leccò, prese i capezzoli tra le labbra e li succhiò; nei giorni precedenti aveva sognato di farlo, ora le era stata data l’occasione e non se la faceva scappare. A lei piacevano gli uomini, gli piaceva suo marito, ma quelle due tette superbe le avevano fatto desiderare altro. Laura era abituata a quel tipo di carezze ma l’entusiasmo di Tiziana la eccitò terribilmente. Mentre la segretaria le succhiava i capezzoli, lei allungò le mani e gliele mise sui piccoli seni, li tirò fuori e li strinse in una carezza voluttuosa. Anche lei era eccitata. “Tiziana, mettimi una mano tra le cosce, accarezzami …” - Tiziana per un istante si fermò, poi con una mossa decisa infilò la mano tra le cosce della signora, la sentì bagnata. “Sì, così .. sai che ti dico? Andiamo di là, in camera”. Tutte e due con le tette al vento e tenendosi per mano si avviarono di là. “Ora baciamoci, dammi la lingua …”. E mentre si baciavano si liberavano degli indumenti; quando rimasero nude, Laura si sdraiò e aprì le gambe. “Leccami la fica” le chiese. Tiziana era un po’ imbarazzata, era la prima volta che una donna le chiedeva una cosa del genere. Si chinò, comunque, per esaudire il desiderio della padrona. “Non così, Tiziana, sdraiati su di me, mettiti al contrario, con la testa fra le mie gambe e la tua fica sulla mia bocca…”
III
Da quel giorno in poi presero l’abitudine di passare qualche ora libera a giocare come due antiche baccanti. A volte si accontentavano della visione dei loro corpi nudi mentre si scambiavano parole e frasi fra le più oscene esistenti nel vocabolario sessuale. Altre volte, mentre limonavano, si raccontavano le loro esperienze. Tiziana ne aveva avute poche, ma alcune erano notevoli, sempre con maschi, specie col marito che doveva essere un bel porcellone. A Laura piaceva che lei descrivesse come faceva i pompini al marito, le piaceva farsi raccontare di cosa provava quando le sborrava sulle tette o sul viso o in bocca. A Tiziana piacevano delle avventure di Laura quelle più porche, per esempio quelle di sesso a tre: Laura sdraiata a gambe aperte e la testa reclinata sulla sponda del letto; una donna che le lecca la fica, mentre l’uomo le scopa la bocca. Il racconto la faceva eccitare enormemente, si masturbava nel sentirlo. Ma erano i racconti più delicati quelli che la entusiasmavano di più e che riguardavo ragazzine e ragazzini. Una volta si masturbarono insieme mentre Laura raccontava come aveva sedotto Cinzietta, una ragazzina di tredici anni, ancora senza pelo e dalle tette appena sbocciate, a cui Laura insegnò a baciare, a darsi piacere toccandosi la fica, a farsi leccare per tutto il corpo, a non vergognarsi di mettersi carponi per mostrare il culetto. E poi la seduzione del piccolo Roberto, figlio tredicenne di un’amica con la quale Laura condivideva il letto e il marito. Non senza un po’ di nostalgia, Laura le raccontò come si era fatta sodomizzare da Roberto mentre lei si sollazzava la fica. Insomma, tra le due donne si era stabilito un rapporto di stretta complicità anche se Tiziana dava alla sua principale ancora del lei e la chiamava signora.
Un giorno, rientrando da alcune visite a dei clienti, Laura trovò che Tiziana stava a parlare con un giovane uomo; alto, dalla chioma fluente, snello. Lo vide da dietro, ma subito lo giudicò appetibile. Attraversò l’ufficio e andò a mettersi accanto aal segretaria. “Buongiorno” li salutò. “Signora questi è l’ingegner Fulvio De Carolis della Human gestion. “Buongiorno, ingegnere, Sono la responsabile dell’agenzia. In cosa possiamo esserle utili?” . Aveva gli occhi blu, i lineamenti eleganti, odorava di maschio. Laura gettò un rapido sguardo tra le gambe del visitatore. Non si vedeva nulla, ma lei ritenne che ci dovesse essere qualcosa di bello là sotto. “Mi scusi ingegnere, mi deve consentire di parlare in privato con la mia segretaria .. Tiziana, per favore, andiamo di là, ti devo informare su quella faccenda delicata… Ci scusi ingegnere … Torniamo subito.”. Chiusa la porta alle loro spalle, Tizana chiese: Ma qual è la faccenda delicata?”. “Zitta, sciocca…. Hai visto che bell’uomo? L’hai guardato bene”? “Sì è un bell’uomo, ma la faccenda delicata”? – “La faccenda delicata è lui … io me lo scoperei … tu no?”. Tiziana sembrava interdetta. “Daii, Tiziana, mi dici che ti piacciono gli uomini e poi lasci perdere le occasioni”. “ Ma sono sposata …”. “E che c’entra? Mica devi chiedere il permesso a lui. Dai, cerchiamo di sedurlo, ce lo scopiamo insieme, così fai l’esperienza …” . “ E che dobbiamo fare?”- “Solo prendere tempo, facciamolo venire più volte qui e tra te e me riusciremo a portarcelo di là in camera da letto… Su, dai,coraggio, hai un bel culo che certamente ti guarderà con ammirazione”. “E lei che farà?”. “Ti aiuterò, io ci metto le tette” e ridendo le dette una pacca sul sedere. “Andiamo, cerca di seguirmi nei discorsi…”.
Fu così che l’ingegnere rimase irretito dalle due donne. Tiziana andò in avanscoperta perché, d’accordo con Laura, fu la prima a farsi scopare e a scopare il bel cliente. “Sa, signora, mi è piaciuto molto, ha una affare bellissimo e dura a lungo!” . “E tuo marito?” la provocò. “Mio marito va bene, ma la trasgressione è più piacevole …”. “Gli hai dato tutto?”. “No, la bocca e la fica, è grosso … è molto bello prenderglielo in bocca, mi sono masturbata due volte mentre lo spompinavo”. Laura le mise una mano sul sedere: “Allora il culo non glielo hai dato … ti voglio vedere mentre ti sodomizza” e le dette un bacio sulla bocca, con la lingua, mentre le palpava le chiappe. “Mi hai fatto eccitare, andiamo di là che ti voglio leccare” ….
Fu poi la volta di Laura a dover intrattenere l’ingegnere. Aveva ragione Tiziana, l’aveva grosso ma lei sapeva come trattarlo. Si divertì a giocare di bocca: la grossezza del pene la invitava a tanti giochi di fantasia, sia con le labbra, sia con le mani che con la lingua. Fu così brava che lui ad un certo punto scoppiò e venne inondandole il viso. Si scusò per essersi lasciato andare, lei sorrise: “So aspettare …”. Lui tutto nudo si era abbandonato nel letto, con l’uccello dormiente fra le gambe. Lei si alzò e gli si mise davanti sorreggendosi le tette. “Sei bello … aspetto di essere riempita da te … Ti piaccio? O ti piace di più Tiziana?”. “Perché? Sai di Tiziana? “ - “Certo che lo so, mi ha raccontato tutto … ti ha dato la bocca e la fica. E’ stata brava? Puoi parlare liberamente con me. Chi è più brava con la bocca, lei o io?”. L’ingegnere sorrise. Era stato ingenuo, non si era accorto di nulla, ma la cosa lo divertiva. “Tiziana è più ruspante, tu sei smaliziata; con lei non sono venuto, con te sì”. Laura allontanò le mani dal seno e si toccò la fica. Quando sei pronto voglio che tu mi riempia tutta … ti piace la mia fica? Sai, pare che sia più dolce della mia bocca … La vuoi assaggiare?”. Salì sul letto, si spostò sulle ginocchia fino a quando i suoi inguini non furono sul viso e sulla bocca dell’ingegnere. “Leccami, leccami questo fiore maturo, succhialo … sì, così …. le tue mani, le voglio sulle chiappe, stringimele. Sì, bravo, ho sentito la tua lingua dentro il buco … leccami anche il culo… fammi sentire se sei duro … sì, lo sei … ora mi sposto, mi strofino sul tuo cazzo … bello … sulla pancia … e ora sul pube … mi sollevo un po’, sono pronta. Mettilo dentro … così, riempimi … fottimi ma senza godere, sì … così … bello averlo dentro … Stai fermo, mi muovo io … voglio venire così …”. Lo baciò appassionatamente, gli succhiò la lingua, si fece succhiare la sua … Poi cominciò a lamentarsi, poi a dire parole sconnesse, infine urlò. Si fermò un attimo a respirare: sorrise a lui e lo ribaciò. “Sei ancora bello duro, bravo … Ora fai piano, inculami, fammi sentire questo bel cazzo dentro il culo. Muoviti piano, ecco, è entrato tutto… dimmi che sono troia … “ - “Sì, sei una gran troiona ed io sono dentro di te, dentro il tuo culo…”. Le prese le chiappe e la tirò verso di sé, il suo cazzo era quasi tutto dentro quel caldo tunnel. Ansimavano, suoni gutturali e animaleschi uscivano dalla loro gole. Poi, fu quasi un terremoto. Lui venne con una sborrata che non finiva mai. Lei sentì quel fiotto caldo dentro di sé una volta, due volte, tre volte. Strinse le cosce e sentì l’orgasmo arrivare con furia.
Stettero molti minuti ad ansimare prima di recuperare il respiro normale. Lei giaceva sul corpo di lui, i suoi inguini contro quelli di lui, su quel pene bagnato e ridotto ai minimi termini. Lei si sollevò, lo guardò con tenerezza, poi si chinò e se lo mise in bocca per l’ultima carezza. Le venne in mente di rigirarsi, di maniera che lui potesse vederle il di dietro. E così lui la fece posizionare in modo tale da poter giocare con la sua fica e il suo culo mentre lei lo leccava.
E poi arrivò il giorno fatale. Laura decise di chiudere per quel giorno l’ufficio. Per l’occasione decise che era meglio usare il letto a tre piazze, quello degli incontri multipli. E così si trovavano in tre in quella stanza dalle luci diffuse, tutti e tre nudi, a loro agio nel grande lettone. Laura stava in mezzo, inginocchiata, mentre Tiziana era alla sua sinistra e l’ingegnere alla sua destra, entrambi sdraiati. Con gli occhi semichiusi, tutta concentrata, Laura aveva nel palmo della mano i testicoli dell’ingegnere che soppesava e stringeva teneramente; ogni tanto li lasciava per accarezzare il membro già in posizione di attacco. L’altra mano era occupata a palpare gli inquini di Tiziana, a frugare con le dita tra le grandi labbra e l’ingresso della vagina. “Chi di voi vuole la mia bocca?”. Tutti e due la volevano. “Posso accontentare uno per volta …” disse Laura sorridendo; poi si chinò sul cazzo dell’ingegnere e se lo fece entrare tutto in bocca. Aveva ragione Tiziana, era uno strumento magnifico con cui intonare il magnificat. Lo succhiò, se lo fece arvare fino in gola, le piaceva sentire la sua cavità orale riempita da quel pezzo di carne viva. Mentre armeggiava in quel modo, sentì una mano che le palpava il culo: era Tiziana, impaziente di aspettare, voleva essere protagonista anche lei, le mise un dito nell’ano. Fu come ci fosse stato un contatto elettrico tra la sua bocca e il suo buco del culo, tutti e due recettori di godimento: ebbe così un primo orgasmo. “Tiziana, vuoi la mia bocca? Dove la vuoi?”. “La mia fica vuole essere mangiata da lei… “rispose Tiziana. Laura l’accontentò, cercando di trovare movimenti nuovi per non ripetersi nei leccamenti di quella giovane fica ormai da lei conosciuta. Si mise carponi ed offì la sua visione posteriore all’ingegnere, il quale per no affaticarsi troppo usò anche lui la lingua. La fica di Laura era bagnata e odorava di femmina. Dopo un po’ le due donne cominciarono a lamentarsi: Laira aveva messo le mani sotto il culo di Tiziana e così poteva leccare alternativamente i due buchi; ma anche l’ingegnere oltre ad esplorare la vagina di Laura cominciò a concentrasi sull’ano. La posizione di lei gli consentiva di spaziare facilmente: Laura offriva un buco di culo belo largo, si caèpiva che ne aveva presi tanti.
“Ingegnere, se si è riposato abbastanza, perché ci chiava tutte e due? Dai, Tiziava, mettiamoci supine e allarghiamo le gambe, proviamo a vedere quanto resiste questo bel cazzo”. Si sistemarono una accanto all’altra offrendo le loro intimità, mentre si accarezzavano reciprocamente le tette e si succhiavano le lingue. L’ingegnere sguainò la sua sciabola e cominciò a infilarle a turno. Era molto resistente e le fece venire tutte e due quasi contemporaneamente. Lui risparmiò le cartucce per dopo.Un breve riposo fu necessario. Laura aveva predisposto tutto. Aveva preparato un po’ di stuzzichi, fette biscottate, e miele marmellata, qualche bevanda leggermente alcolica. Mentre mangiarono commentarono quello che aveva fatto elogiando ciascuno il comportamento degli altri. “Ingegnere, Tiziana ed io non possiamo lamentarci del trattamento che ci ha riservato, tanto che oso sperare che con oggi cominci un periodo di una lunga amicizia: averlo in bocca è stato un piacere enorme e credo che anche Tiziana sia dello stesso parere”. “Sì sì, vero” esclamò Tiziana. “Anch’io, disse l’ingegnere, sono molto soddisfatto di come mi avete accolto e delle vostre prestazioni. Sono ancora a vostra disposizione” e lo dimostrò prendendolo in mano e mostrandolo in tutta la sua energia. Le due donne furono leste ad inginocchiarsi e a litigarselo con le bocche e le lingue. “Piano” disse l’ingegnere, “non mi fate affaticare, ho ancora da lavorare parecchio … Avete due bei culetti e vorrei finire in bellezza la giornata; che ne dite?” E così se ne tornarono in camera da letto, le donne appoggiate alle sue spalle e lui che palpava le chiappe di tutte e due.
1
voti
voti
valutazione
10
10
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
In seguito ad una telefonata ....
Commenti dei lettori al racconto erotico