La Zia è il Nipote

di
genere
incesti

Marco aveva diciotto anni quando i suoi genitori decisero di mandarlo a stare per qualche mese dalla sorella della madre, zia Carla. Lei aveva cinquant’anni, era divorziata da tempo e viveva da sola in una grande casa con giardino fuori città.
Quando Marco arrivò con lo zaino e una valigia, zia Carla lo accolse con un sorriso caldo e un abbraccio morbido.
«Benvenuto, tesoro. Vieni, ti faccio vedere la tua stanza.»
Lo accompagnò al piano di sopra. La stanza era luminosa, con un letto grande e una finestra che dava sul giardino.
«Spero ti piaccia. Il bagno è in comune, proprio di fronte. Se hai bisogno di qualsiasi cosa, basta chiedere.»
«Grazie zia, è perfetta» rispose Marco, un po’ timido.
Quel giorno pranzarono insieme. Carla aveva preparato pasta al pomodoro e insalata. Parlarono del più e del meno, di scuola, di quanto fosse cresciuto. Marco non riusciva a non notare quanto fosse ancora bella sua zia: forme generose, seno abbondante, fianchi larghi e un sorriso che lo metteva stranamente a disagio.
Dopo pranzo Carla disse: «Io vado a riposare un po’ in camera mia. Tu fai come se fossi a casa tua.»
Marco annuì. Quando sentì la porta della camera della zia chiudersi, la curiosità ebbe la meglio. Si avvicinò piano e socchiuse la porta. Carla era sdraiata sul letto, sopra le lenzuola, con solo una camicia da notte leggera di seta. La stoffa era salita sulle cosce, scoprendo parte delle gambe mature. Marco rimase lì a guardarla, il cuore che batteva forte.
Carla si accorse della presenza del nipote, ma fece finta di niente. Chiuse gli occhi e rimase immobile, lasciando che lui la osservasse.
Dopo una ventina di minuti Carla si alzò, si sistemò la camicia da notte e andò a cercare Marco. Lo trovò in camera sua, seduto sul letto con un libro in mano.
«Marco, mi aiuteresti a spostare alcune piante pesanti in giardino? Da sola faccio fatica.»
«Certo zia, arrivo subito.»
Lavorarono insieme per quasi un’ora sotto il sole. Entrambi si sporcarono di terra: Marco aveva la maglietta sudata, Carla aveva macchie di terra sulle braccia e sul vestito leggero.
«Sono tutta sporca» disse Carla ridendo. «Vado a farmi una doccia. Tu riposati pure.»
Marco aspettò qualche minuto, poi, spinto da un impulso irrefrenabile, si avvicinò al bagno. La porta era socchiusa. Carla era sotto il getto d’acqua, completamente nuda. Si stava insaponando lentamente, passando le mani sui seni grandi e pesanti, stringendoli piano. Le dita scesero sul ventre, poi tra le gambe, dove una leggera peluria scura copriva le labbra intime. Si lavava con movimenti sensuali, accarezzandosi le curve con cura.
Marco rimase immobile a spiarla. Carla se ne accorse, ma non disse nulla. Continuò a lavarsi come se fosse sola, lasciando che il nipote la guardasse.
Quando uscì dalla doccia, Marco fece appena in tempo a tornare in camera sua senza essere scoperto.
Poco dopo Carla, avvolta in un accappatoio bianco, bussò alla sua porta.
«Marco, il bagno è libero. Puoi farti la doccia ora.»
«Grazie zia.»
Marco entrò in bagno e chiuse la porta. Si spogliò e entrò nella doccia. Il pisello gli era diventato duro ripensando alla zia nuda sotto l’acqua. Cominciò a toccarsi lentamente, gli occhi chiusi, immaginando il corpo maturo di Zia Carla.
All’improvviso la porta del bagno si spalancò. Carla entrò con naturalezza. Marco sobbalzò e cercò di coprirsi con le mani, rosso in viso.
«Zia! Io… scusa…»
Carla non disse nulla. Si tolse l’accappatoio con calma e lo appese all’attaccapanni. Completamente nuda, si avvicinò al mobiletto con lo specchio, prese un barattolo di crema e cominciò a spalmarla sul corpo, guardandosi allo specchio. Si muoveva come se lui non esistesse.
Marco era pietrificato, le mani ancora davanti al sesso duro.
«Zia… io sono qui» disse infine con voce tremante.
Carla lo guardò attraverso lo specchio e sorrise dolcemente.
«Nulla che tu non abbia già visto, tesoro. So che mi spiavi prima mentre ero in doccia. Almeno ora non devi nasconderti.»
Marco rimase in silenzio, ma non riuscì a smettere di guardarla. Il suo membro pulsava. Lentamente, quasi senza rendersene conto, cominciò a masturbarsi davanti a lei.
Carla se ne accorse e rise piano, con tenerezza.
«Guarda un po’… non hai proprio freni inibitori, eh? Ti masturbi davanti a tua zia…»
Non sembrava arrabbiata. Anzi, continuò a spalmarsi la crema con calma, voltandosi leggermente verso di lui.
Marco prese coraggio.
«Zia… puoi girarti verso di me mentre ti metti la crema? Così… ti vedo meglio.»
Carla non disse nulla. Si girò completamente verso di lui, continuando a passarsi la crema sui seni. Marco fissava ipnotizzato quel seno di terza misura, i capezzoli grandi e le areole larghe e scure. Accelerò il movimento della mano, masturbandosi sempre più forte.
Non resistette a lungo. Con un gemito soffocato venne violentemente, schizzando getti di sperma che colpirono il ventre e i seni della zia.
Carla abbassò lo sguardo sui rivoli bianchi sulla sua pelle e scoppiò a ridere, divertita.
«Madonna santa, che fontana…»
Spostò Marco con delicatezza ed entrò nella doccia con lui. Aprì l’acqua e cominciò a insaponarsi di nuovo, mentre il nipote rimaneva lì, nudo e incredulo, a fissarla.
Invece di mandarlo via, Carla disse con voce calma:
«Invece di continuare a fissarmi e basta, aiutami a lavarmi.»
Marco, in silenzio, prese il sapone e cominciò a insaponarle il corpo. Le mani gli tremavano mentre toccava i seni pesanti, il sedere morbido, la schiena. Si soffermò a lungo tra le gambe, accarezzando le labbra leggermente pelose senza penetrarla.
Carla si lasciò toccare ovunque, senza dire una parola.
Quando fu sciacquata, gli diede un bacio leggero sulla guancia.
«Grazie, tesoro.»
Uscì dalla doccia, prese un asciugamano e lasciò il bagno completamente nuda, con l’asciugamano solo in mano.
Marco rimase solo sotto l’acqua, il pisello di nuovo duro, il cuore che batteva all’impazzata.
La zia se n’era andata, lasciando dietro di sé solo il profumo del sapone e un silenzio carico di promesse.





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Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
Ia vostra Birichina

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scritto il
2026-04-01
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