Raso e Carne e Desideri

di
genere
dominazione

Mentre sono seduto al tavolino del bar in attesa della mia ospite, mi concedo un attimo per fare il punto della situazione e ricordare perché sono qui.

Tre sere fa. Sono comodamente sdraiato sul divano del mio salotto, avvolto dalla penombra, per smorzare la calura estiva.
Troppo, troppo caldo. Ho chiuso tutto e acceso il deumidificatore. Almeno l'aria ora è respirabile.
Sullo schermo scorre una serie che sì, si lascia guardare, ma mi ha presto annoiato e ho deciso di finirla e archiviarla.
La mia attenzione viene catturata dal telefono che vibra sul bracciolo, un rumore secco e quasi fastidioso. Per un attimo penso di ignorarlo, di guardarci più tardi, ma la mia intolleranza alle notifiche non lette mi impone di controllare chi disturba la mia quiete.
Allungo la mano, le dita scorrono sul display:
Martina D. mi ha scritto tramite i social.
Il suo nome mi dice qualcosa, ma non riesco a mettere a fuoco. Pigramente vado a guardare il suo profilo, le sue foto, il suo compagno... Niente, non riesco a ricordare.
Poi, all'improvviso, vecchia di alcuni anni, la foto di Martina e Sara, la mia ex, in discoteca.
Ecco l'anello mancante.
L'ho incontrata un paio di volte negli anni di relazione con Sara, ma non ci siamo mai spinti più in là di un semplice "ciao, come stai?"
Sospiro. Ho chiuso con Sara, anche male, e il fatto che si apra una finestra su quel capitolo della mia vita, un capitolo che ritenevo chiuso, mi infastidisce.
Apro il messaggio.
«Ciao! Ti ho trovato qui.»
Lo rileggo. Alzo il sopracciglio destro senza accorgemene. Qualcosa non mi torna.
«Ciao a te. A cosa devo l'onore?»
I tre pallini verdi danzano sullo schermo senza perdere un istante. Ovunque sia la ragazza è con il telefono in mano ad aspettare una mia risposta.
«Onesta? Sara mi ha parlato di te.»
Qui il mio respiro si ferma per un istante. Sara. Il nome ha un sapore metallico in bocca, una vecchia ferita che punge quando cambia il tempo.
Difficile che Sara parli con toni lusinghieri delle persone, di solito lo faceva per fargli terra bruciata intorno. L'ho imparato a mie spese. La stronza.
La curiosità mi accende.
Perché Sara ha parlato di me a Martina posso capirlo, magari l'ha fatto per sfogarsi, ma perché Martina stia scrivendo a me dopo mesi dalla fine di quella relazione non riesco a immaginarlo.
«Siete amiche, di lunga data da quel che so, facile che ti abbia parlato di me. Posso sapere cosa ti ha detto?»
«Sei sicuro di volerlo sapere?», e uno smile che fa l'occhiolino.
«Penso che tu voglia dirmelo dal momento che l'hai usato come argomento per aprire la conversazione ed essere sicura di catturare la mia attenzione. Questo penso.»
«Signor Sherlock, non delude.»
Mi strappa un sorriso, ma non ha soddisfatto la mia curiosità.
«Signorina Watson, vuole dirmi cosa le è stato riferito?»
Questa volta il messaggio arriva con un po' di ritardo.
«Cose interessanti...»
Il messaggio è vago, intenzionalmente sospeso, forse un tentativo di incuriosirmi? Forse non vuole confessare? Sospiro, non so quale sia il gioco a cui sta giocando, non so se ho voglia di scoprirlo. Sarebbe più facile chiudere tutto qui.
«Interessanti è un aggettivo elastico, può voler dire tutto e niente.»
Faccio per inviare il messaggio ma mi fermo e aggiungo una riga.
«Ti ha detto lei di cercarmi?»
«No, assolutamente no, anzi!»
È quell'anzi a destare i miei sospetti.
«Anzi?»
«Beh... Sì... Diverse volte mi ha detto di starti lontano...»
Inizio a essere stanco di questi giochini mentali, la mia pazienza si esaurisce in fretta quando si tratta di Sara.
«Sempre simpatica...»
«Già... Immagino. Il fatto è che... Io sono curiosa.»
«Ok Martina, giungi al punto o finiamola qui.»
Silenzio per alcuni minuti.
Sono quasi sollevato.
Torno a dedicarmi alla serie fino a quando il telefono vibra nuovamente.
«Mi ha detto che... insomma, che avete un passato molto particolare.
Mi ha detto che non sei un ragazzo come gli altri.»
Mi gela il sangue. A questo messaggio il telefono diventa pesante.
Sara ha svenduto i nostri segreti, la nostra intimità, quello che abbiamo fatto. Mi chiedo fino a che punto l'abbia fatto e se ho davvero voglia di scoprirlo. Era diventato un rapporto malato e tossico, non ho voglia di tornarci sopra.
«Credo sia il caso di chiudere.»
«Ti prego, aspetta.»
Chiudo il telefono e lo metto via.
Vibra, ma lo ignoro.
Vibra di nuovo, resta ignorato.
Vibra ancora.
Lo afferro con stizza e lo sblocco, pronto a trattare male Martina e a chiudere definitivamente.
«Ti prego, ascoltami.»
«Per favore, non ignorarmi.»
«Ti prego... Io non sono Sara...»
Sto per risponderle, arriva un altro suo messaggio.
«Ti supplico... Ne ho bisogno...»
«Ok, sono qui. Ora voglio che mi dici due cose:
perché mi hai scritto e di cosa hai bisogno. Veloce e sintetica, non ho tutta la sera.»
Non è vero, ma non importa.
«Perché Facebook mi ha suggerito la tua amicizia e ho ceduto alla tentazione. Di cosa ho bisogno... è difficile da dire...»
«Fai in fretta o chiudo.»
«Okokok.
Di qualcuno che non sia noioso.»
Sospiro. La mia parte buona mi avvisa che mi sto infilando in un ginepraio. La mia cattiva intravede tanto, tanto divertimento.
«Dammi il tuo numero di telefono.»
Passiamo a WhatsApp.
La foto del profilo di Martina la vede di schiena, in spiaggia, con un pareo che le copre il fondoschiena. Peccato. I capelli neri sono raccolti in un chignon, vedo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra, ma non riesco a distinguere il soggetto.
«Bene, partiamo dalle basi. Fidanzata?»
In realtà conosco già la risposta, ho visto il suo profilo social e c'è una presenza costante.
«Lo sono», risponde lei, subito, senza esitazioni, senza dubbi. Sincera.
«E il tuo ragazzo? Perché cerchi me se hai lui?»
«Luca è un bravo ragazzo. Ma... è troppo buono.»
Mi scappa un mezzo sorriso, ho quasi un moto di simpatia per questo "bravo ragazzo" la cui ragazza sta scrivendo con un altro.
«Ma? Di solito i bravi ragazzi sono ricercati.»
«Lo so... ma è... Incapace di prendere una decisione, una che sia una. È uno zerbino.»
Non lo conosco, non conosco neanche lei in verità, mi trattengo dall'esprimere giudizi. Per ora.
Quello che mi colpisce è la schiettezza e la velocità con cui lei sta mettendo in croce il suo compagno con uno sconosciuto. Perché questo siamo.
«Spiegati.»
Inizia a scrivere, la risposta arriva dopo alcuni minuti in cui la vedo scrivere e fermarsi più volte.
«Ok. Praticamente non ha iniziativa. Aspetta che sia io a decidere tutto. Cosa mangiamo, cosa guardiamo, dove andiamo. Non c'è una sola singola volta che sia stato lui a decidere. Anche le vacanze ho dovuto organizzarle io. Alle volte ho pensato che un giorno dovrò dirgli persino di andare in bagno, altrimenti la farà lì sul posto. È completamente privo di spina dorsale.»
Ho visto le foto di Luca, non mi aveva dato l'impressione di essere così grigio e piatto. Ma non è un mio problema.
«Sei spietata.»
«Non sono spietata, è lui che è...»
Aspetto un attimo. Non arriva altro. Ci penso un attimo, potrei lasciar correre, ma mi ha cercato lei.
«Se c'è una cosa che non gradisco sono le frase inconcluse.»
«Scusa. Luca è... nullo. Ti racconto questa. Una sera gli ho detto di portarmi fuori a cena. Dove voleva lui, una cenetta romantica. Mi sono fatta bella, mi sono curata tutta. Quando mi ha visto penso gli sia venuto un mezzo infarto e non voleva più uscire. Gli ho detto che se non mi avesse portata a cena non gliel'avrei data per un mese. Così siamo saliti in auto e siamo partiti. Ha cominciato a chiedermi se volevo la pizza o il sushi o tradizionale. Gli ho detto che quella sera avrebbe dovuto decidere tutto lui, che ero a sua disposizione e che, se avesse deciso lui tutto, tornati a casa mi sarei presa cura di lui.»
«Una serata interessante.»
«Avrei voluto piangere.»
Non ho nessuna voglia di ascoltare un dramma familiare, non sono la sua migliore amica. Si sfogherà con lei.
"Scopate?" sto per scriverle, ma mi fermo. Sarà più interessante chiederglielo dal vivo e vedere la sua espressione.
«Quindi fammi capire. Luca ti annoia, Sara ti confessa alcune cose nostre "non canoniche", ci lasciamo, tu dedici di scrivermi per movimentarti la vita.»
«Beh.. sì... Anche se detta così suona malino...😇»
«Mi sento molto uomo oggetto.»
«No... Pensavo che lo sarei stata io...»
Il mio neurone non accetta che l'abbia scritto davvero.
«Spiegati meglio.»
«Scusa... L'ho scritto di getto...»
«Spiegati.»
«È... Imbarazzante...»
«Martina. Mi hai cercato tu. O mi rispondi o è inutile andare avanti.»
Passano alcuni minuti di silenzio.
«Hai ragione, scusami.»
Questa volta sono io a prendere del tempo. Non perché mi serva, ma per il solo gusto di farlo e lasciare lei in attesa.
«Scusami, non volevo farti arrabbiare.»
Intrigante.
«Scusata, ma non ho nessuna voglia di cavarti fuori le parole con le tenaglie. Spiegati.»
«Pensavo che sarei stata io il tuo oggetto.»
Bomba. Ho un attimo di sorpresa, il ritmo cardiaco ha un'accelerata improvvisa e un brivido di eccitazione mi parte dal cervello per scendere fino al ventre.
Ha le idee chiare la ragazza.
Ritrovo il sangue freddo prima di continuare la chiacchierata.
Sara era così all'inizio, tutta carina e sottomessa. Poi è diventata lei a voler controllare ogni cosa, a manipolare tutto, ogni pensiero, ogni respiro, con i suoi giochini mentali. E quando ho preso consapevolezza dei suoi modi il castello è crollato.
«No, non sarai il mio oggetto. Forse la mia schiava, ma è da vedere.»
«Posso dirti che mi fa piacere? Essere un oggetto non deve essere divertente.»
«Essere schiava sì?»
«Lo spero.»
«Essere schiava è molto impegnativo, per me e per te. E Luca?»
«Mi fido di quello che mi dici, magari lo scopriremo. Luca... Gli voglio bene, ma non lo amo più. Mi sento come se... Stessi invecchiando anzitempo, come se stessi marcendo dentro insieme a lui. La verità è che sto ancora con lui perché non voglio stare sola, ma ho bisogno di... qualcuno che sappia prendermi.»
Chiaro. Sembra sapere cosa vuole.
«Apprezzo la sincerità. Vivete insieme?»
«Non avrebbe senso dirti una cosa per un'altra. Come hai detto, ti ho cercato io. No, io sto ancora con i miei. Mi ha chiesto di stare da lui, a volte ci sto per qualche giorno, ma non me la sento.»
Bene, il quadro mi pare abbastanza chiaro. Sono attratto come un orso con il miele ma, dopo l'esperienza con Sara, ho poca voglia di rischiare ancora.
Mi passo una mano tra i capelli, penso che dovrei spaventarla così si metterebbe subito la parola fine.
«Se lo lascerai e non sarai all'altezza di essere schiava, o se in qualche modo l'esperienza non ti piacerà, sarai sola.»
«Pensi che non ci abbia riflettuto? Potrei dirti che ci ho perso sopra alcune notti prima di scriverti. Se andrà male potrò sempre tornare da lui.»
Sono un po' perplesso da questo ragionamento, ma non mi interessa discutere le loro dinamiche.
«In conclusione vieni da me per essere sottomessa?»
«Sì.»
Quel "sì" è carico di una tensione erotica non indifferente e la sento tutta. Sento il membro irrigidirsi.
«Può essere interessante, ma non è detto che tu sia adatta al ruolo né che io e te possiamo funzionare con questa dinamica. Ti è chiaro?»
«Certo.»
Speriamo. Ora voglio provare a forzare un po' il gioco.
«Affinché io ti prenda come schiava e ti educhi come tale, cosa offri?»
Segue un momento di silenzio.
«In... che senso?»
«Voglio sapere cosa sei disposta a mettere sul piatto della bilancia per essere accettata come schiava.»
Immagino che nei minuti di silenzio che seguono Martina stia pensando a una risposta che sia degna.
Quando finalmente il telefono vibra ancora apro il messaggio con una certa trepidazione.
«Me stessa. Affinché tu mi prenda con te come schiava io ti offro tutta me stessa.»
Ho un brivido davvero potente questa volta e, quasi senza rendermene conto, una mano scende a massaggiarmi il cazzo. Ho caldo. Sono eccitato come non succedeva da un pezzo.
«Non sarò gentile o romantico.»
«Lo so.»
«Ti metterò in situazioni imbarazzanti e umilianti.»
«Cercherò di non deluderti.»
Potrei dire lo stesso. È la prima volta che mi trovo a dover affrontare un rapporto del genere e, se da una parte è indubbiamente intrigante ed eccitante, dall'altra fa un po' paura.
Sospiro.
Ho voglia di scopare ora, ma devo aver pazienza.
«Se andrà tutto bene discuteremo i dettagli. Ora, dal momento che hai detto che offri te stessa, vediamo cosa offre il mercato.»
«Vuoi... Una foto?»
«Di te, vera, senza filtri, così come sei.»
«Dammi cinque minuti per favore.»
È inevitabile che mi chieda cosa stia facendo. Cioè... so che sta preparando la foto, ma la mia curiosità è forte. Vorrei scriverle per farle fretta, ma resto paziente in attesa. Rispettare i suoi patti deve far parte del rapporto e lei deve saperlo, deve sentirlo.
Ricordo ancora la prima foto che si fece Sara, ma non voglio scendere nella povertà di fare confronti tra le due ragazze né voglio permettere alla mia ex di essere uno spettro in questo rapporto.
Mentre sono perso in questi pensieri il telefono vibra di nuovo.
Guardo l'ora, sono passati sette minuti.
«Scusa il ritardo», recita il messaggio.
«Speriamo che ne sia valsa la pena.»
Ed ecco che la foto riempie il display.
La posa è semplice, in piedi di tre quarti, con le braccia lungo i fianchi. Non guarda la macchina fotografica, guarda un punto indefinito a lato.
Non c'è lingerie di pizzo, niente pose artificiali da rivista patinata, niente luci soffuse da set fotografico. La luce è quella normale della sua camera, la luce di tutti i giorni, niente di impostato.
Ha la pelle chiara che contrasta con i capelli neri che le cadono sulle spalle. Non c'è sorriso. Il viso è serio, i lineamenti sono morbidi, ma percepisco della tensione. Gli occhi grandi e scuri con una luce vivace che mi affascina.
Indossa un intimo sobrio. Un reggiseno di raso nero e uno slip coordinato. Niente pizzi, niente volant, niente effetto pin up. Tutto è funzionale, pulito.
Il seno è pieno, prosperoso, invitante. La vita è stretta e si apre sui fianchi, un po' più larghi di quelli che sono i miei gusti personali, ma non esagerati.
Anche le gambe sono piene, non lunghissime, le cosce si toccano leggermente sopra le ginocchia.
C'è una bella fisicità in questa ragazza, stimola la mia curiosità e, cosa più importante, stuzzica il mio appetito.
Provo a immaginarla in ginocchio, o sotto di me, e come deve essere la sua espressione tra eccitazione e vergogna.
Pensieri che mi interessano decisamente troppo. E qualcuno, tra le mie gambe, reagisce con gusto.
«Sei ancora lì?», scrive lei dopo un po'. Il messaggio interrompe la mia trance.
«Sì.»
«E allora?»
«E allora...» inizio a scrivere, mi fermo. Non voglio scrivere cose banali o scontate, ma neanche farle apprezzamenti, non per ora. Devo essere schietto, magari anche un po' stronzo, per vedere se regge il colpo o scappa.
«... i fianchi sono larghi.»
Invio.
E vediamo come reagisce.
Passano alcuni istanti. Chissà cosa ha pensato quando ha letto.
«Lo so. Sono fatta così.»
Apprezzo. Vediamo di spingere un po' il dito nella ferita.
«Non sei il mio solito tipo.»
«Lo so, sono molto diversa da Sara. Ma sono qui.»
Interessante, mi piace il suo accettare senza scuse.
«Vero. Sara è diversa, è più asciutta. Avete due fisionomie diverse.»
«Non sono Sara.»
Percepisco stizza? Sarcasmo? Una frecciatina?
Guardo ancora la foto. Il seno pieno che preme contro il raso mi provoca. Mi è sempre dispiaciuto che Sara non avesse tette. Martina deve avere una terza. C'è spazio per giocare.
Continuo ad apprezzare la scelta dell'intimo. C'è qualcosa di sensuale in quell'assenza di fronzoli.
È indubbiamente una bella ragazza.
«Non mi hai ancora detto se ti piace quello che vedi.»
Sorrido.
«Sai da sola di essere una bella ragazza, ma non c'è solo l'aspetto da valutare.»
«E cosa altro?»
Sì, sto facendo lo stronzo.
«La merce va valutata anche per l'uso e le prestazioni.»
«In... che senso...?»
«Voglio sapere come sei a letto. Per me è importante la chimica che si crea nell'intimità. Se non ci prendiamo tutto il resto cade.»
«Mi sembra giusto. Valutami.»
La sua audacia e la sua determinazione mi fanno girare la testa. Era molto tempo che non succedeva. Mi alzo dal divano e faccio quattro passi, mi sento le gambe sono un po' intorpidite.
Devo scegliere il prossimo passo.
«Ho passato il primo esame?», mi precede.
«Sì, hai passato il primo esame. Che lavoro fai?»
«Sono commessa in un negozio di abbigliamento, faccio i turni.»
«Quand'è la tua prima mattina libera?»
«Giovedì.»
«Giovedì mattina ci vediamo per fare colazione insieme.»
«Colazione? Pensavo...»
«A cosa?»
«Volessi... Valutarmi...»
«Un passo per volta. Prima facciamoci una colazione insieme, conosciamoci.»
«Grazie.»
«Ti farò sapere dove e quando. Ricordati che ti voglio in gonna e che dovrai formalizzare la tua richiesta.»
«Intendi di prendermi con te?»
«Esatto.»
«D'accordo. Spero di non deluderti.»
«Mi faccio vivo io. Buona notte.»
«Buonanotte.»

E ora sono qui, al tavolino, che aspetto.




Questo è il capitolo 1. O il prologo, come preferite. Il racconto è in scrittura, ci vorrà un po' di tempo per il prossimo capitolo. Abbiate pazienza.
Intanto, per tutti coloro che vorranno scrivermi per commenti, critiche, consigli, o qualsiasi cosa, la mia mail è sempre quella:

soloqualcheparola@proton.me
scritto il
2026-08-28
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