Sotto Lo Stesso Tetto 2

di
genere
incesti

Sistemai le cose per la ceretta e cominciai a riordinare. Avevo un fuoco dentro che mi riscaldava, fra le gambe ero molto umida. Presa dal momento, mi resi conto che mi stavo lasciando andare troppo: dovevo darmi una controllata. Finito di sistemare, notai che la scatola con tutto il necessario per la ceretta era ancora in bagno, ma Simone si stava facendo la doccia.
Non so cosa mi prese, ma decisi di bussare.
«Simone? Posso entrare un attimo a mettere via le mie cose? Esco subito, promesso.»
«Sì, tranquilla, entra pure» rispose lui senza problemi.
Aprii la porta e lo vidi. Non mi sforzai nemmeno di guardare da un’altra parte. Mentre sistemavo il cassetto infilando tutto nella scatola, ogni tanto mi giravo e lo squadravo alla perfezione, come se stessi studiando il suo corpo. Lui aveva notato palesemente che lo guardavo e ogni tanto ricambiava lo sguardo, senza dire niente. Sembrava quasi che si muovesse apposta per attirare la mia attenzione: si insaponava lentamente, passando la schiuma su tutto il corpo, fino al membro. Lo accarezzava dolcemente più e più volte, prendendosene cura. Pensare che pochi minuti prima ce l’avevo in mano proprio io mi fece risvegliare i bollenti spiriti.
La cosa mi eccitò ancora di più. Infilai tutto nel cassetto alla rinfusa, lo chiusi di scatto e uscii in fretta. Dovevo calmarmi.
Andai in camera con la pelle d’oca e un turbine di emozioni che non capivo. Mi sdraiai sul letto per una mezz’ora, ma senza volerlo mi addormentai. Fui svegliata dalla voce di Simone.
«Lucia? È pronto per cenare.»
Mi alzai e andai in cucina. Solo allora mi accorsi che non avevo ancora cambiato le mutandine: tutto quel liquido che era fuoriuscito si era seccato. Decisi di cambiarle dopo la doccia serale.
Mi sedetti al tavolo e rimasi stupita: aveva preparato il mio piatto preferito, asparagi con petto di pollo e uova.
«Ma scusa, Simone… in casa non avevamo gli asparagi.»
«Lo so. Mentre dormivi sono andato a comprarli. Volevo preparare il tuo piatto preferito per ringraziarti per la ceretta.»
Arrossii. «Ma figurati… non c’era bisogno.»
Cominciai a mangiare. Era davvero felice: aveva cucinato in maniera impeccabile, tutto squisito. Mi stavo godendo quella cena buonissima.
Finito di cenare mi alzai per sistemare i piatti, ma lui si offrì subito.
«Ci penso io, tranquilla.»
«Grazie. Io vado in doccia.»
«Buona doccia.»
«Grazie. Cosa vuoi fare domani?»
«Non so… palestra, magari sauna, poi stare a casa. Volevo leggere un po’.»
«Ok, va bene. Andiamo in palestra e poi io lavoro, tu fai quello che vuoi. Se ti va ti presto il tablet per guardarti le serie.»
«Sì, grazie mille. Me n’ero dimenticato.»
«Di nulla. Vado in doccia.»
Andai in camera a prendere il cambio: una brasiliana rosa antico senza cuciture e una maglia per dormire. Mi stavo cominciando ad ambientare: mi piaceva sempre di più sia guardare che essere guardata. Anche se c’era imbarazzo, la cosa mi eccitava. Se dopo la doccia lui fosse stato ancora sveglio, non mi sarebbe dispiaciuto affatto essere un po’ ammirata.
Andai in bagno con tutto il necessario, chiusi la porta, appoggiai le cose qua e là, presi un asciugamano dal mobile e accesi una candela alla vaniglia per fare atmosfera – ma soprattutto per sentire il profumo. Cominciai a togliere la maglia e il reggiseno, li buttai nella cesta dei panni sporchi. Poi, in un solo gesto, mi abbassai pantaloncino e mutandine. Mentre ero seduta sul water a fare pipì, abbassai lo sguardo sull’intimo: il liquido si era seccato lasciando piccole croste bianche. Le avrei lavate a mano per togliere le macchie, così le lasciai nel lavandino.
Entrai in doccia e mi appoggiai con la testa al muro, abbandonandomi completamente sotto l’acqua calda. Stare sotto quel getto mi rilassava tantissimo. Presi il doccino e lo passai ovunque per sciacquarmi. Quando lo diressi sui capezzoli, la pelle si increspò subito per la pelle d’oca – e la cosa mi piacque. Poi lo feci scendere sull’addome, sempre più in basso, verso l’intimità.
Le sensazioni diventavano fortissime. Pensavo solo a prendermi cura di me stessa, al mio piacere personale. Il getto caldo sfiorava il clitoride facendolo pulsare lentamente, scatenando emozioni intense. Il corpo si irrigidì fino a farmi raggiungere un orgasmo. Non mi trattenni: mi sfuggì un gemito di godimento, senza pensare che Simone fosse in casa.
Una volta finito, il corpo si rilassò. Mi sentivo leggera. Uscii dalla doccia, mi asciugai davanti allo specchio osservando il mio corpo. Mi adoravo da sola: mi piaceva quello che vedevo. Infilai il perizoma rosa e la maglia, uscii dal bagno.
Mentre camminavo verso la camera, Simone mi chiese:
«Hai finito? Posso andare io?»
Feci cenno di sì. Sapevo di avere i suoi occhi sul mio sedere, ma non mi girai per confermarlo. Lo lasciai guardare e la cosa mi piacque tantissimo.
Chiusi la porta di camera e mi sdraiai nel letto così com’ero. Ero rilassata. Di sicuro mi stava guardando quando ero uscita dal bagno: quel pensiero mi dava brividi, forti emozioni. Feci partire una serie in tv, spensi la luce. Ero spensierata, pensavo a me stessa.
Passò più di un’ora. Improvvisamente mi ricordai: avevo lasciato le mutandine sul lavandino. Mi alzai per controllare. Arrivai in bagno: non c’erano. Le cercai nella cesta dei panni sporchi – nemmeno lì. L’imbarazzo tornò subito. Ricordavo di averle lasciate lì, ma erano sparite. Uscii dal bagno: la porta di Simone era chiusa – strano, la lasciava sempre aperta per dormire.
Tornai in camera, mi rimisi a letto pensando che forse le avevo già messe in lavatrice senza accorgermene.
La mattina dopo mi svegliai presto per preparare la colazione: fette biscottate con confettura e frutta fresca. Mentre finivo, Simone uscì dal bagno e venne a sedersi a tavola.
«Dormito bene, Simo?»
«Sì, tutto ok. E tu?»
«Sì, tutto bene. Mangia pure, vado in bagno prima.»
Annui.
Andai in bagno a fare pipì. Mentre ero sul water, guardai verso la cesta dei panni: eccole lì, le mie mutandine. La sera prima non c’erano, adesso sì. Finii, mi lavai le mani, presi l’intimo e lo ispezionai: era proprio quello della sera prima. Le macchie e le croste del mio umore erano ancora visibili.
Come avevano fatto a sparire e riapparire? L’unica spiegazione era una sola, ma non potevo crederci: Simone era l’unico che poteva averle prese.
Uscii dal bagno, rimisi le mutandine al loro posto e mi sedetti davanti a lui. Mangiavo con mille pensieri in testa: Cosa ci avrà fatto? È possibile che si sia toccato con quelle? Le ha annusate? Lo eccitano le mie mutandine? Tutte queste domande mi frullavano nella mente, ma per non metterlo in imbarazzo non dissi niente.
Finimmo di mangiare. Lui si offrì di sistemare.
«Oggi farò il bucato. Hai qualcosa da lavare?»
«Ho dei vestiti, mutande e roba della palestra.»
«Lasciali a terra in bagno, ci penso io.»
«Grazie.»
In bagno divisi i panni per due lavatrici. Lui lasciò i suoi vestiti proprio mentre io afferrai di nuovo quel paio di mutandine. Arrossii subito, abbassai la testa. Lui se ne andò. Era ovvio che le avesse prese lui. Lavai tutto, misi le mie mutandine in ammollo in acqua fredda. Feci lo stesso con qualche paio dei suoi boxer: c’erano segni evidenti di pre-eiaculato.
Vederli mi fece ridere: di sicuro lui aveva in mano il mio intimo ieri sera, e adesso io avevo il suo. Senza accorgermene, lo portai al viso per sentirne l’odore. Quell’odore da maschio mi eccitò tantissimo. E la cosa non sarebbe finita lì.


Ringrazio tutti i lettori che continuano a scriverci, facendoci complimenti e critiche costruttive sui nostri racconti.
Scusate se rispondo lentamente alle e-mail, ma solo oggi ne sono arrivate tantissime : tra saluti, racconti delle vostre esperienze e richieste di pubblicarle qui.
Vi ringrazio davvero tanto per chi voglia scrivermi: lascio qui la mia e-mail.
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2026-03-22
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