Tre buchi per cinque cazzi
di
Antony965
genere
prime esperienze
Siamo una coppia sposata del Nord, Luca e Sofia, rispettivamente di 37 e 35 anni. Ogni settembre andiamo in Sardegna a cercare calette isolate. Quell’anno scegliemmo una spiaggetta raggiungibile solo dopo quasi un’ora di sentiero scomodo. Eravamo soli.
Sofia, mora, 1,72, tette sode e culo perfetto, faceva topless appena non c’era nessuno. Io la guardavo mentre si spalmava l’olio e già mi veniva duro. Verso le sei e mezza, mentre eravamo ancora in acqua a baciarci e a toccarci, arrivarono cinque ragazzi locali, tutti tra i venti e i venticinque anni, petto nudo, tatuaggi, sorrisi da cazzi in calore.
Il più alto, che si presentò come Davide, disse: «State andando via per colpa nostra? Restate, è l’ora più bella. Vi accompagniamo noi alla macchina dopo, qui ogni anno si perdono le coppie.»
Gli altri si chiamavano Rico, Samu, Leo e Mirko. Non ci lasciarono scelta. Ci tirarono in acqua a giocare a lotta sulle spalle. Ogni volta che Sofia saliva, le mani le finivano sulle tette o sotto il perizoma. Quando cadde, Davide ordinò: «Penitenza. Tu ti levi il costume, lei il pezzo di sopra.»
Sofia protestò, rossa in faccia. «Siete ragazzi, potreste essere miei figli.»
Davide rise. «Toy-boy, non figli. Alza le braccia e girati.»
Le tolsero il reggiseno. Le tette le uscivano sode, i capezzoli già duri per l’aria e per l’umiliazione. I cinque applaudirono e le fecero tenere le braccia dietro la testa mentre le fotografavano. Io ero nudo, cazzo dritto come un palo, e loro ridevano.
Poi venne lo schiaffo del soldato. Mentre mi tenevano gli occhi chiusi, due di loro le succhiavano i capezzoli e le infilavano le dita nel perizoma. Sofia ansimava e io non vedevo un cazzo. Quando aprii gli occhi era tutta rossa, le labbra aperte, il perizoma già spostato di lato.
Davide le sussurrò qualcosa all’orecchio. Lei scosse la testa. «Qui? Davanti a tutti?»
«Sì. Merita il premio.»
Mi fecero sdraiare sull’asciugamano. Sofia mi si chinò sopra e mi prese il cazzo in bocca. Succhiava lenta, profonda, mentre i cinque le stavano intorno. Due le tenevano i fianchi, le abbassarono il perizoma e le iniziarono a ditaleggiare la figa bagnata. Uno le leccava il culo, un altro le schiaffeggiava le tette. Sofia gemette sul mio cazzo e venne prima di me, stringendo le cosce intorno alle loro mani.
«Brava puttana», disse Davide. «Adesso tocca a noi.»
Ci divisero. Io dovetti camminare avanti con Rico e Samu. Dietro, a una trentina di metri, sentivo Sofia che ansimava e diceva «piano… mi fai male…». Quando tornammo indietro la trovammo seduta su una roccia, le gambe aperte, lo sperma che le colava dalla figa e dal culo. Leo le stava ancora pompando il cazzo in faccia. Gli altri si stavano riallacciando i costumi.
Sofia mi guardò con gli occhi lucidi. «Mi hanno scopata tutti e cinque, Luca. Prima in figa, poi in culo. Mi hanno riempita.»
Al ritorno verso la macchina le fecero camminare davanti a loro, il copricostume rialzato, il culo nudo e rosso di schiaffi. Ogni tanto uno le infilava due dita dentro e le faceva leccare. Quando arrivammo al furgone, Davide le fece inginocchiare e se la fece succhiare un’ultima volta mentre gli altri mi tenevano fermo a guardare.
Sofia si alzò, mi baciò in bocca e mi fece assaggiare lo sperma di Davide. Puzzava di cazzo e di sborra.
«Stasera ti racconto tutto», mi sussurrò. «Ma devi promettermi che non cambia niente tra noi.»
Aveva il culo che stillava ancora e le cosce lucide. Io ero di nuovo duro.
Quella sera, nella camera dell’albergo a due passi dal mare, Sofia non riuscì a trattenersi. Appena chiuse la porta si tolse il vestitino e rimase nuda. Aveva ancora lo sperma secco sulle cosce e sul culo.
«Siediti», mi ordinò con voce rauca.
Si inginocchiò tra le mie gambe, mi aprì i pantaloni e mi prese il cazzo in bocca senza preamboli. Succhiava con avidità, le labbra già gonfie dalle bocche di quei cinque. Mentre mi pompava mi guardava negli occhi e cominciò a raccontare.
«Davide è stato il primo. Mi ha messo sulla roccia, mi ha allargato le gambe e mi ha infilato il cazzo dritto in figa. Era grosso, mi ha spaccata. Gli altri mi tenevano le braccia e mi leccavano le tette mentre lui mi scopava. Sono venuta quasi subito. Poi mi hanno girata. Leo mi ha preso il culo. Mi ha messo la saliva e ci è entrato piano, ma una volta dentro mi ha martellato. Gridavo, ma non di dolore. Rico e Samu mi facevano succhiare a turno. Mi riempivano la bocca e mi tenevano la testa ferma. Mirko mi ha sborrato sulle tette e me lo ha fatto leccare. Alla fine Davide mi ha riempito di nuovo la figa e mi ha fatto camminare con lo sperma che mi colava sulle cosce.»
Mentre parlava, Sofia si era infilata tre dita in figa e se le pompava con rabbia. Io le afferrai i capelli e le sborrai in gola. Lei inghiottì tutto e si leccò le labbra.
«Non è finita», sussurrò. «Davide mi ha dato il numero. Ha detto che se voglio tornare domani sulla stessa caletta, loro saranno lì. E questa volta vogliono te che guardi mentre mi usano tutti insieme.»
La notte non dormimmo. La scopai in ogni posizione, le leccai la figa ancora piena del loro sapore, le riempii il culo e la faccia. Sofia gemette il nome di Davide più di una volta e io diventai ancora più duro.
Il giorno dopo, verso le undici, eravamo di nuovo sul sentiero. Sofia indossava solo un perizoma minuscolo e una camicetta legata sotto le tette. Quando arrivammo alla caletta i cinque erano già lì, nudi, cazzi già semiduri.
Davide sorrise. «Brava puttana. Sei tornata.»
Mi fecero sedere sulla stessa roccia di ieri. Sofia si tolse tutto da sola e si mise a quattro zampe davanti a loro. Davide le entrò in figa da dietro mentre Rico le riempiva la bocca. Leo e Samu le massaggiavano le tette e le schiaffeggiavano il culo. Mirko le leccava i piedi.
Io guardavo, cazzo in pugno, mentre mia moglie veniva urlando. Quando Davide le sborrò dentro, la passarono a Leo che le prese il culo. Sofia ansimava e mi guardava. «Guardami, amore… mi stanno scopando come una troia.»
A un certo punto Davide mi fece alzare. «Vieni. Fagli vedere chi comanda.»
Mi costrinsero a mettermi sotto Sofia, che mi cavalcava mentre gli altri le usavano bocca e culo. Era un doppio, poi un triplo. Sentivo i loro cazzi strofinarsi contro il mio attraverso le pareti strette di Sofia. Lei urlava e veniva a ondate. Alla fine mi sborrarono tutti addosso: sulla faccia, sulle tette, sulla schiena. Sofia leccò tutto quello che riuscì a raggiungere.
Quando finirono, Davide le diede uno schiaffo sul culo e le disse: «Domani sera al nostro appartamento. Porta il marito. Vogli
Sofia, mora, 1,72, tette sode e culo perfetto, faceva topless appena non c’era nessuno. Io la guardavo mentre si spalmava l’olio e già mi veniva duro. Verso le sei e mezza, mentre eravamo ancora in acqua a baciarci e a toccarci, arrivarono cinque ragazzi locali, tutti tra i venti e i venticinque anni, petto nudo, tatuaggi, sorrisi da cazzi in calore.
Il più alto, che si presentò come Davide, disse: «State andando via per colpa nostra? Restate, è l’ora più bella. Vi accompagniamo noi alla macchina dopo, qui ogni anno si perdono le coppie.»
Gli altri si chiamavano Rico, Samu, Leo e Mirko. Non ci lasciarono scelta. Ci tirarono in acqua a giocare a lotta sulle spalle. Ogni volta che Sofia saliva, le mani le finivano sulle tette o sotto il perizoma. Quando cadde, Davide ordinò: «Penitenza. Tu ti levi il costume, lei il pezzo di sopra.»
Sofia protestò, rossa in faccia. «Siete ragazzi, potreste essere miei figli.»
Davide rise. «Toy-boy, non figli. Alza le braccia e girati.»
Le tolsero il reggiseno. Le tette le uscivano sode, i capezzoli già duri per l’aria e per l’umiliazione. I cinque applaudirono e le fecero tenere le braccia dietro la testa mentre le fotografavano. Io ero nudo, cazzo dritto come un palo, e loro ridevano.
Poi venne lo schiaffo del soldato. Mentre mi tenevano gli occhi chiusi, due di loro le succhiavano i capezzoli e le infilavano le dita nel perizoma. Sofia ansimava e io non vedevo un cazzo. Quando aprii gli occhi era tutta rossa, le labbra aperte, il perizoma già spostato di lato.
Davide le sussurrò qualcosa all’orecchio. Lei scosse la testa. «Qui? Davanti a tutti?»
«Sì. Merita il premio.»
Mi fecero sdraiare sull’asciugamano. Sofia mi si chinò sopra e mi prese il cazzo in bocca. Succhiava lenta, profonda, mentre i cinque le stavano intorno. Due le tenevano i fianchi, le abbassarono il perizoma e le iniziarono a ditaleggiare la figa bagnata. Uno le leccava il culo, un altro le schiaffeggiava le tette. Sofia gemette sul mio cazzo e venne prima di me, stringendo le cosce intorno alle loro mani.
«Brava puttana», disse Davide. «Adesso tocca a noi.»
Ci divisero. Io dovetti camminare avanti con Rico e Samu. Dietro, a una trentina di metri, sentivo Sofia che ansimava e diceva «piano… mi fai male…». Quando tornammo indietro la trovammo seduta su una roccia, le gambe aperte, lo sperma che le colava dalla figa e dal culo. Leo le stava ancora pompando il cazzo in faccia. Gli altri si stavano riallacciando i costumi.
Sofia mi guardò con gli occhi lucidi. «Mi hanno scopata tutti e cinque, Luca. Prima in figa, poi in culo. Mi hanno riempita.»
Al ritorno verso la macchina le fecero camminare davanti a loro, il copricostume rialzato, il culo nudo e rosso di schiaffi. Ogni tanto uno le infilava due dita dentro e le faceva leccare. Quando arrivammo al furgone, Davide le fece inginocchiare e se la fece succhiare un’ultima volta mentre gli altri mi tenevano fermo a guardare.
Sofia si alzò, mi baciò in bocca e mi fece assaggiare lo sperma di Davide. Puzzava di cazzo e di sborra.
«Stasera ti racconto tutto», mi sussurrò. «Ma devi promettermi che non cambia niente tra noi.»
Aveva il culo che stillava ancora e le cosce lucide. Io ero di nuovo duro.
Quella sera, nella camera dell’albergo a due passi dal mare, Sofia non riuscì a trattenersi. Appena chiuse la porta si tolse il vestitino e rimase nuda. Aveva ancora lo sperma secco sulle cosce e sul culo.
«Siediti», mi ordinò con voce rauca.
Si inginocchiò tra le mie gambe, mi aprì i pantaloni e mi prese il cazzo in bocca senza preamboli. Succhiava con avidità, le labbra già gonfie dalle bocche di quei cinque. Mentre mi pompava mi guardava negli occhi e cominciò a raccontare.
«Davide è stato il primo. Mi ha messo sulla roccia, mi ha allargato le gambe e mi ha infilato il cazzo dritto in figa. Era grosso, mi ha spaccata. Gli altri mi tenevano le braccia e mi leccavano le tette mentre lui mi scopava. Sono venuta quasi subito. Poi mi hanno girata. Leo mi ha preso il culo. Mi ha messo la saliva e ci è entrato piano, ma una volta dentro mi ha martellato. Gridavo, ma non di dolore. Rico e Samu mi facevano succhiare a turno. Mi riempivano la bocca e mi tenevano la testa ferma. Mirko mi ha sborrato sulle tette e me lo ha fatto leccare. Alla fine Davide mi ha riempito di nuovo la figa e mi ha fatto camminare con lo sperma che mi colava sulle cosce.»
Mentre parlava, Sofia si era infilata tre dita in figa e se le pompava con rabbia. Io le afferrai i capelli e le sborrai in gola. Lei inghiottì tutto e si leccò le labbra.
«Non è finita», sussurrò. «Davide mi ha dato il numero. Ha detto che se voglio tornare domani sulla stessa caletta, loro saranno lì. E questa volta vogliono te che guardi mentre mi usano tutti insieme.»
La notte non dormimmo. La scopai in ogni posizione, le leccai la figa ancora piena del loro sapore, le riempii il culo e la faccia. Sofia gemette il nome di Davide più di una volta e io diventai ancora più duro.
Il giorno dopo, verso le undici, eravamo di nuovo sul sentiero. Sofia indossava solo un perizoma minuscolo e una camicetta legata sotto le tette. Quando arrivammo alla caletta i cinque erano già lì, nudi, cazzi già semiduri.
Davide sorrise. «Brava puttana. Sei tornata.»
Mi fecero sedere sulla stessa roccia di ieri. Sofia si tolse tutto da sola e si mise a quattro zampe davanti a loro. Davide le entrò in figa da dietro mentre Rico le riempiva la bocca. Leo e Samu le massaggiavano le tette e le schiaffeggiavano il culo. Mirko le leccava i piedi.
Io guardavo, cazzo in pugno, mentre mia moglie veniva urlando. Quando Davide le sborrò dentro, la passarono a Leo che le prese il culo. Sofia ansimava e mi guardava. «Guardami, amore… mi stanno scopando come una troia.»
A un certo punto Davide mi fece alzare. «Vieni. Fagli vedere chi comanda.»
Mi costrinsero a mettermi sotto Sofia, che mi cavalcava mentre gli altri le usavano bocca e culo. Era un doppio, poi un triplo. Sentivo i loro cazzi strofinarsi contro il mio attraverso le pareti strette di Sofia. Lei urlava e veniva a ondate. Alla fine mi sborrarono tutti addosso: sulla faccia, sulle tette, sulla schiena. Sofia leccò tutto quello che riuscì a raggiungere.
Quando finirono, Davide le diede uno schiaffo sul culo e le disse: «Domani sera al nostro appartamento. Porta il marito. Vogli
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