La piscina

scritto il 2026-10-05 tempo di lettura 4 min

di
genere
trio
cura
A−

Nei giorni seguenti, in casa era rimasta una tensione sorda. Niente di esplicito, solo una complicità diversa. Barbara era più serena, più presente. Io avevo iniziato a osservarla con un'attenzione che non avevo da tempo, chiedendomi se quel gesto fosse un punto d'arrivo o solo l'inizio.
Una sera, sul divano, con un bicchiere di vino a metà, gliel'ho chiesto.
«Quella cosa con Bruno è stata bellissima. Ma dimmi la verità: vorresti andare oltre? Vorresti farlo in tre, per davvero?»
Non ha esitato. Mi ha sorriso, senza imbarazzo, come se quella domanda l'avesse già sentita nella sua testa molte volte.
«Sì. Molto.»
Poi ha aggiunto, a bassa voce: «Però non con Bruno. C'è un ragazzo della piscina. Ci incrociamo ogni giorno. Non abbiamo mai detto niente, ma si è capito.»
Non era un gioco astratto, era qualcuno che esisteva. Questo cambiava tutto.
Disse, lo abbordero' in piscina appena viene alla carica.
Mi ha raccontato dopo, che era rimasta in acqua apposta, fino a chiusura. Erano soli nell'idromassaggio, con le luci già abbassate. Lui le ha sfiorato la coscia sotto l'acqua e le ha detto che ci pensava da settimane, ogni volta che la vedeva uscire dalla vasca. Lei non si è tirata indietro. Lo ha toccato sopra il costume, ha aspettato che rispondesse, poi lo ha preso in bocca per poco, senza fretta, restando a guardarlo.
Quando si è scostata, lui voleva rivederla da soli. Lei gli ha detto: «Se vuoi il resto, vieni a cena da noi sabato. Non sarò sola. Ci sarà mio marito.»
Sabato Davide è arrivato teso, educato. Abbiamo cenato con calma, senza forzature. Poi, in camera, l'abbiamo spogliata lentamente. Niente performance: baci, mani, tempo.
Prima ci ha presi in bocca, uno alla volta. Poi si è sdraiata in mezzo a noi e ci ha chiesto di prenderla insieme. Io da dietro, Davide davanti, con lei stretta tra i nostri corpi. La baciavamo sul collo mentre cercava di assecondarci entrambi. Siamo venuti a poca distanza l'uno dall'altro e lei ci ha accolti in bocca, fino in fondo.
Siamo rimasti a letto in silenzio, a sfiorarla mentre tremava ancora.
Gli incontri andarono avanti per alcune settimane, quasi sempre di sabato.
Davide arrivava dopo cena. Nessun rituale particolare. Barbara lo accoglieva con un pompino lento sul divano, mentre io la guardavo e la toccavo. Lo prendeva in bocca con calma, senza fretta di farlo venire, poi si girava verso di me e faceva lo stesso, passava dall'uno all'altro. Le piaceva tenerci duri entrambi, sentirsi desiderata in quel modo.
Poi ci spostavamo in camera. Con Davide aveva un'intesa fisica immediata: si mettevano a 69 sul letto, lui con la testa tra le sue cosce e lei china sul suo cazzo. Io mi sedevo accanto, la accarezzavo sulla schiena, la baciavo, e quando lei mi cercava con la mano mi porgeva la bocca per farmi entrare mentre continuava a succhiarlo.
Scopammo in tutte le combinazioni. A volte la prendevo io davanti e Davide la prendeva in bocca , con la faccia affondata tra le sue gambe mentre io la baciavo. A volte la prendeva lui, sopra di lei, e lei intanto mi tirava a sé per succhiarmi. Lei godeva di più quando eravamo addosso entrambi, quando non aveva via d'uscita.
La doppia penetrazione divenne quasi naturale. Lei carponi in mezzo al letto, io dentro di lei da dietro nel culo, Davide sotto di lei nella figa. Si muoveva piano all'inizio, per prenderci entrambi, poi ci chiedeva di spingere più forte. Restava stretta tra noi, con le nostre mani addosso, finché non veniva tremando.
Alla fine veniva sempre in ginocchio tra noi. Ci prendeva in bocca uno dopo l'altro, ci succhiava fino a farci venire, e ingoiava senza staccarsi. Prima l'uno, poi l'altro. Ci puliva con la lingua, lentamente, poi alzava lo sguardo come per assicurarsi che avessimo goduto quanto lei.
Dovemmo chiudere la storia perche Davide, questo era il suo nome, cominciava a cercarla anche fuori dai nostri incontri, si stava innamorando, cosi lo abbiamo allontanato e abbiamo iniziato a cercare qualcun'altro.
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