Luigi primo atto

di
genere
gay

Quando ero ragazzo quelli come me, i froci, si tenevano in disparte. Parlo di quelli normali, timidi, cresciuti in famiglie cattoliche osservanti.
Mi sono fatto le prime seghe molto presto, sulle foto dei modelli in intimo di postal market. Fissavo quei bozzi sotto le mutandine e cercavo di immaginarli. Avevo visto solo quelli di papà e Mauro, mio fratello maggiore di sette anni.
La svolta l'ebbi quando, per caso, nel comodino di Mauro, sotto i libri avevo scoperto una rivista, Le ore.
Avevo diciassette anni ed il cazzetto sempre in mano. Quelle foto mi scuotevano nel profondo, quei cazzoni, lucidi, enormi mi solleticavano lo stomaco. Invidiavo quelle troie che si facevano sbracare fica e culo.
Poi, proprio in quel periodo molti cinema si convertirono a cinema a luci rosse.
Abitavamo vicino piazza Vittorio, a Roma e verso la stazione Termini c'erano diverse sale cosi.
Ronzavo spesso da quelle parti cercando il coraggio di entrare, avevo una paura fottuta di essere rimbalzato per via dell'età.
Poi un giorno mi accodai ad un gruppetto di ragazzi, probabilmente militari e riuscii ad entrare.
La sala era mezza vuota, così scelsi un posto defilato, quasi in ultima fila.
Dopo tre minuti di trailer avevo gia il cazzo che scoppiava, era uno spettacolo meraviglioso, decine di cazzi che, dritti come bastoni, entravano in fregne bollenti e fradice e in culi favolosi.
Poi iniziò il film,che aveva anche una trama ed una recitazione, cosa non usuale oggi.
C'era Gabriel Pontello che usava il suo cazzo come un artista. Mi sentivo bollente, mi sembrava di volare.
Improvvisamente un uomo si sedette vicino a me. Corpulento, con pochi capelli e la sigaretta in mano.
Aveva il fiatone, sembrava aver corso.
Quando le scene erano girate di giorno il cinema si illuminava e fra quei lampi vidi il mio vicino armeggiare con i pantaloni.
Aveva il cazzo in mano, lo impugnava come una clava e lo scappellava lentamente sempre respirando affannosamente. Non sapevo cosa guardare, il film bellissimo o quel cazzo enorme, a pochi centimetri.
Improvvisamente sentii la sua mano sul mio ginocchio, rimasi impietrito per un attimo poi, impaurito scavallai una poltrona lasciando un vuoto tra noi. Non si girava, guardava il film mentre la sua mano continuava a lavorare il cazzo che era diventato un mostro.
Poi sborro', improvvisamente sullo schienale della sedia davanti, poi si sistemo' i pantaloni, si alzò ed andò via.
Guardavo quella sborrata che densa scendeva verso il pavimento. Presi il suo posto e fissai quel liquido viscoso.
Volevo sentirne il sapore, con due dita ne raccolsi una parte e lo portai in bocca. Il sapore non era buono ma l' idea che era uscito da quel cazzone mi faceva tremare le gambe. Lo mangiai tutto.
Tornai a casa e mi segai tre volte, dopo cena mi coricai, completamente svuotato ma con l' immagine di quel cazzone sborrante impressa nella testa.
Qualche giorno dopo tornai in quella sala e ripresi quel posto. Dopo la solita sfilza di trailer che valevano il biglietto iniziò un film italiano con le star del momento e con un giovane Siffredi.
Puntuale, a film iniziato, quell'uomo si sedette vicino a me.
Non mi allontanai e forse lui lo prese come un segnale.
Allungo' la mano sul mio ginocchio mentre con la sinistra aveva liberato il cazzo.
Mi irrigidii ma non scappai. La sua mano salì lungo la mia gamba e raggiunse il mio inguine. Prese il mio pacco e lo strinse, quasi sborrai.
Poi lo lasciò e prese il mio braccio tirandolo a se. Il mio cervello era in panne, non riuscivo a ragionare, lui approfitto' del mio stato e parcheggio' la mia mano morta proprio sulla cappella.
Decisi di prenderlo in mano, era enorme, caldo e bussava. Ero immobile, tremavo. L'uomo prese il mio gomito e lo tirò verso l'alto per poi portarlo verso terra. Sapevo cosa voleva, presi coraggio ed iniziai a segarlo. Sentivo il rumore della sua pelle quando copriva la cappella per poi scoprirla.
Lui continuava a fumare e ad ansimare. Sborro' come un vulcano riempiendomi le dita.
Tolsi la mano e feci finta di pulirmi. In silenzio si rassetto' e senza parlare se ne andò.
Portai la mano in bocca e ingordamente mangiai ogni goccia di sperma leccandomi le dita......continua.
scritto il
2026-08-08
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