Lo scrittore 2
di
Tilde
genere
trio
Greta si muove per prima. Si stacca da me con un sospiro languido, i suoi capelli biondi spettinati che incorniciano un viso ancora arrossito dall'orgasmo. Mi lancia un'occhiata, una complicità silenziosa che dice di andare, poi scende dal letto. La osservo mentre raccoglie il vestito da terra, la sua pelle diafana che brilla debolmente nella penombra. La imito, sentendo i muscoli dolenti, ma soddisfatti mentre indosso il mio abito. I tessuti sembrano strani ora, ruvidi sulla pelle così viziata, ma li aggiusto con un mezzo sorriso. Usciamo dalla porta del bilocale, lasciando Sauro ai suoi sogni, chiudendola con un clic secco che risuona nel silenzio della notte.
L'aria esterna è fresca, un contrasto pungente con l'aria calda e viziata che abbiamo appena lasciato. Camminiamo a piedi nudi sulla pietra quasi fredda, dirigendoci verso la piscina tutta ricurva che brilla al centro della struttura. L'acqua è calma, uno specchio azzurro che riflette debolmente le luci di sicurezza ai bordi della struttura. Mentre ci avviciniamo, una sagoma si stacca dall'ombra della siepe alzandosi da un lettino. La postura, le spalle larghe, la camicia aperta sul petto.
Alessandro.
Il chiarore lo raggiunge, piantato come una statua, le mani in tasca e la mascella serrata così forte da vedere i muscoli che saltellano sotto la pelle. Il suo sguardo mi fulmina: è un misto di furia bruciante e gelosia pura, roso dall'idea di ciò che sono appena stata a fare fra quelle pareti. Si fissa su di me, poi su Greta, e i suoi occhi, neri nella notte, sembrano volerci consumare.
- Vi stavo aspettando. -
La voce bassa, calma, un sibilo che taglia l'aria notturna, accusatorio.
Greta non si fa scoraggiare. Anzi, la sua energia sembra risvegliarsi di fronte a quella rabbia tangibile. Si avvicina a lui, oscillando leggermente sui fianchi, un sorriso da gatto che ha appena preso il canarino stampato sulle labbra.
- Pazientare non è il tuo forte, Ale... Sembri così... teso. -
Sbeffeggia con quella voce vellutata e piena di malizia. Si ferma proprio davanti a lui, meno di mezzo braccio, allunga una mano per toccargli il petto, proprio sopra il cuore che batte all'impazzata
Ale si irrigidisce. La sua reazione è istintiva, un riflesso di difesa e offesa. Con un movimento brusco, la spintona via da sé. Non è un colpo violento da ferire, ma abbastanza forte da farle perdere l'equilibrio. Barcolla, ridacchia mentre inciampa, poi cade all'indietro nell'acqua della piscina con un tonfo sordo e schizzoso.
Ale rimane fermo al bordo, il petto che sale e scende rapido, ma poi il suo volto si distende. La rabbia sembra sciogliersi, sostituita da un'altra forma di calore. Greta riemerge, bagnata fradicia, il vestito che le aderisce come una seconda pelle, i capelli una maschera d'oro e rame che le copre gli occhi. Tira via i capelli dal viso con un gesto teatrale e scoppia a ridere, un suono cristallino che risuona sulla superficie dell'acqua.
- Ti senti meglio ora? -
Chiede, provocatoria, tuffando indietro la testa per bagnarsi completamente.
È un invito esplicito a cui Ale non risponde. Si china a bordo, gli avambracci sulle ginocchi la osserva avvicinarsi a pelo d'acqua. C'è una fame nuova nei suoi occhi. Greta, non ancora sazia, sa esattamente quale bottone premere. Si appoggia al bordo della piscina proprio dove si trova lui, sollevando un braccio bagnato per sfiorargli la gamba.
- Vieni a sciacquarti via la gelosia. -
Sussurra con le labbra vicine alla sua mano sospesa nel vuoto. Mio marito cede. Si toglie la camicia con un gesto rapido, gettandola a terra senza curarsi di dove finisce. Il suo corpo è statuario nel chiaro di luna, i muscoli scolpiti che tremano leggermente in tensione. Si butta nell'acqua accanto a lei, emergono entrambi, l'acqua schizza ovunque e, per un momento, la tensione sembra svanire in una risata liberatoria.
Ma è solo una tregua.
Greta si avvicina, scivolando contro di lui nell'acqua, le sue braccia che gli girano attorno al collo.
- Vedi? Nessuna ragione per essere arrabbiato. -
Le sue parole posate sul lobo, vedo la mano scivolare sotto l'acqua, tra le gambe di Ale. Un piccolo sobbalzo, ma il porco ci sta eccome. Lo provoca con movimenti lenti, deliberati, i suoi occhi che lo sfidano a cedere.
Alessandro afferra il polso di Greta, ma non per fermarla. Si gira, la schiena contro il bordo della piscina, la solleva leggermente, baciandola con una fame disperata, un bacio che ha il sapore del possesso e del perdono condizionato.
Non sono gelosa. Amo entrambi.
Poi, con uno scatto improvviso, si libera di lei e si spinge lungo il bordo, dove mi trovo io a guardarli.
Esce dall'acqua, rivoli che gli scorrono addosso come seta liquida. Non mi guarda con rabbia, ma con un desiderio che mi fonde le ossa. È una divinità pagana che esce dal mare, decisa e potente. Si ferma davanti a me, gocciolante, e prima che io possa aprire bocca, mi prende per le spalle.
- Tu, sei mia. -
Me lo dice con voce rotta, emozionata; la me di anche solo tre anni fa lo crederebbe.
Con una spinta decisa, ma non crudele, mi fa precipitare nella piscina. L'acqua mi avvolge, fredda e shockante, risvegliandomi ogni nervo. Riemergo sputando acqua, i capelli appiccicati al viso, e vedo Alessandro che è già a fianco a me, le sue mani che mi prendono per la vita.
Non gli importa più nulla, sono lì con lui e questo è ciò che vuole.
Mi tira a sé. La sua erezione è dura contro la mia pancia, un promessa.
Greta mi raggiunge da dietro, le sue mani avvolgono il mio seno attraverso il tessuto bagnato del vestito, le sue dita pizzicano i capezzoli fino a farmi gemere.
- Che bello spettacolo. -
Le sue parole sottovoce alla mia nuca, mordicchiandomi la pelle, sono un invito anche per Ale, che solleva la mia gonna celeste in uno svolazzio che la fa sembrare una manta, le sue dita che agganciano le mutandine e le tirano giù con foga, aiutato dall'acqua che le fa scivolare via.
- Apriti. -
È l'ordine di mio marito a cui obbedisco, avvolgendo le gambe attorno alla sua vita in superficie. L'acqua ci sostiene, rendendoci leggeri, privi di gravità e di inibizioni.
L'acqua della piscina diluisce i miei primi fluidi rendendomi come fossi asciutta. Lo imploro di aspettare, che mi sta facendo male, ma non si ferma; è una punizione per me nella sua mente, un premio a lungo atteso nella mia. In realtà mi merito un po' di sofferenza.
Esita giusto un secondo, poi entra in me con un colpo secco, riempiendomi all'improvviso. È una violenza, forse, ma non sto dicendo "no", sto dicendo "sì". È un dolore lancinante, come se mi strappasse via la pelle. Urlo.
Un suono che viene inghiottito dalla bocca di Greta che mi bacia, rubandomi il respiro. Ale non aspetta che mi abitui. Inizia a scoparmi con ritmi violenti, l'acqua schizza ad ogni spinta, lo schiocco dei nostri corpi è un suono attutito dall'acqua, che si unisce alle nostre grida. Greta non è ferma: le sue mani sono dappertutto, sui miei fianchi, sul seno, sulla schiena di Alessandro, unendo i nostri corpi in un cerchio di piacere.
- Ti sento così stretta, cazzo! Lo senti è tutto me dentro di te, tutta te sei mia. Ti faccio male, troia? È ancora poco. -
Sibila lui nel mio orecchio, con i denti che mi pizzicano il lobo. Non posso confessare che mi sta piacendo, che il dolore e sesso provato con Lapo è il mio limite superato.
Greta si sposta, nuotando intorno a noi, e poi si posiziona di lato a lui, gli accarezza le spalle, scontrandosi con le mie mani, il petto, scende con le dita nell'intimità sommersa di entrambi scatenando gemiti incontrollati. Riemerge e gli offre il suo seno, ciò in cui non posso competere. Ale non esita, si china a succhiare un capezzolo di quel generoso omaggio, mentre continua a pompare dentro di me, la doppia stimolazione che lo fa sbattere più forte, più a fondo. Io sono persa, un galleggiante tra due oceani, incapace di distinguere dove finisco io e dove iniziano loro.
Poi, Alessandro si ferma. Si sfila da me, un grugnito sui, un gemito di frustrazione mio. Ill suo sguardo è già puntato altrove. Afferra la mia amica per un fianco, girandola e spingendola contro il bordo della piscina.
- Toccati. -
Ordina e lei obbedisce, la sua mano scivola tra gambe mentre con l'altra si aggrappa al bordo.
Ale si libera delle mie gambe, un movimento ed è dietro di lei. Le solleva le cosce, aprendola, un lamento soffocato ed è dentro di lei. Greta inarca la schiena, la testa gettata all'indietro contro la spalla di lui.
- Sì, così, riempimi. -
La sua è la voce spezzata dalla fame di seme forte dentro di sé, che conosco.
Nuoto verso loro, attratta dal magnete della loro unione, mi avvicino al viso di Greta, baciandola mentre Ale la possiede fino all'ultimo spasimo. Inconsciamente desidero che succeda, che lei regali a mio marito ciò che non posso donargli.
L'acqua si agita violentemente intorno a noi, ondate di caos generate dal nostro amplesso. Alessandro la prende duramente, le mani piantate sui suoi fianchi, ogni colpo un affondo profondo che fa sbattere Greta contro il bordo. Io le bacio il collo, mi immergo e riemergo fra lei ed il bordo. I suoi occhi sono pieni di voglia e d'amore. Il bacio si dà profondo, labbra contro labbra. Sto godendo del godimento di lei. I miei seni contro i suoi sono un tocco paradisiaco. Il mio corpo unito al suo, ogni vibrazione è anche per me.
- Sto per venire. -
Grida Alessandro, nel ritmo che diventa frenetico, disperato.
- Dentro -implora lei- Dammi tutto. -
Il mio amore spinge un'ultima volta, con una forza tale che l'acqua schizza fino a strabordare. Si irrigidisce, un grugnito profondo che risuona nel petto e si propaga ad entrambe, riempie la mia lei del suo seme, caldo e denso, nell'acqua fresca della piscina. Greta trema, per l'orgasmo che la coglie mentre esplode dentro di lei, la stringo forte. Entrambi stringo forte a me.
- Siete la mia vita - dico fra le lacrime.
L'aria esterna è fresca, un contrasto pungente con l'aria calda e viziata che abbiamo appena lasciato. Camminiamo a piedi nudi sulla pietra quasi fredda, dirigendoci verso la piscina tutta ricurva che brilla al centro della struttura. L'acqua è calma, uno specchio azzurro che riflette debolmente le luci di sicurezza ai bordi della struttura. Mentre ci avviciniamo, una sagoma si stacca dall'ombra della siepe alzandosi da un lettino. La postura, le spalle larghe, la camicia aperta sul petto.
Alessandro.
Il chiarore lo raggiunge, piantato come una statua, le mani in tasca e la mascella serrata così forte da vedere i muscoli che saltellano sotto la pelle. Il suo sguardo mi fulmina: è un misto di furia bruciante e gelosia pura, roso dall'idea di ciò che sono appena stata a fare fra quelle pareti. Si fissa su di me, poi su Greta, e i suoi occhi, neri nella notte, sembrano volerci consumare.
- Vi stavo aspettando. -
La voce bassa, calma, un sibilo che taglia l'aria notturna, accusatorio.
Greta non si fa scoraggiare. Anzi, la sua energia sembra risvegliarsi di fronte a quella rabbia tangibile. Si avvicina a lui, oscillando leggermente sui fianchi, un sorriso da gatto che ha appena preso il canarino stampato sulle labbra.
- Pazientare non è il tuo forte, Ale... Sembri così... teso. -
Sbeffeggia con quella voce vellutata e piena di malizia. Si ferma proprio davanti a lui, meno di mezzo braccio, allunga una mano per toccargli il petto, proprio sopra il cuore che batte all'impazzata
Ale si irrigidisce. La sua reazione è istintiva, un riflesso di difesa e offesa. Con un movimento brusco, la spintona via da sé. Non è un colpo violento da ferire, ma abbastanza forte da farle perdere l'equilibrio. Barcolla, ridacchia mentre inciampa, poi cade all'indietro nell'acqua della piscina con un tonfo sordo e schizzoso.
Ale rimane fermo al bordo, il petto che sale e scende rapido, ma poi il suo volto si distende. La rabbia sembra sciogliersi, sostituita da un'altra forma di calore. Greta riemerge, bagnata fradicia, il vestito che le aderisce come una seconda pelle, i capelli una maschera d'oro e rame che le copre gli occhi. Tira via i capelli dal viso con un gesto teatrale e scoppia a ridere, un suono cristallino che risuona sulla superficie dell'acqua.
- Ti senti meglio ora? -
Chiede, provocatoria, tuffando indietro la testa per bagnarsi completamente.
È un invito esplicito a cui Ale non risponde. Si china a bordo, gli avambracci sulle ginocchi la osserva avvicinarsi a pelo d'acqua. C'è una fame nuova nei suoi occhi. Greta, non ancora sazia, sa esattamente quale bottone premere. Si appoggia al bordo della piscina proprio dove si trova lui, sollevando un braccio bagnato per sfiorargli la gamba.
- Vieni a sciacquarti via la gelosia. -
Sussurra con le labbra vicine alla sua mano sospesa nel vuoto. Mio marito cede. Si toglie la camicia con un gesto rapido, gettandola a terra senza curarsi di dove finisce. Il suo corpo è statuario nel chiaro di luna, i muscoli scolpiti che tremano leggermente in tensione. Si butta nell'acqua accanto a lei, emergono entrambi, l'acqua schizza ovunque e, per un momento, la tensione sembra svanire in una risata liberatoria.
Ma è solo una tregua.
Greta si avvicina, scivolando contro di lui nell'acqua, le sue braccia che gli girano attorno al collo.
- Vedi? Nessuna ragione per essere arrabbiato. -
Le sue parole posate sul lobo, vedo la mano scivolare sotto l'acqua, tra le gambe di Ale. Un piccolo sobbalzo, ma il porco ci sta eccome. Lo provoca con movimenti lenti, deliberati, i suoi occhi che lo sfidano a cedere.
Alessandro afferra il polso di Greta, ma non per fermarla. Si gira, la schiena contro il bordo della piscina, la solleva leggermente, baciandola con una fame disperata, un bacio che ha il sapore del possesso e del perdono condizionato.
Non sono gelosa. Amo entrambi.
Poi, con uno scatto improvviso, si libera di lei e si spinge lungo il bordo, dove mi trovo io a guardarli.
Esce dall'acqua, rivoli che gli scorrono addosso come seta liquida. Non mi guarda con rabbia, ma con un desiderio che mi fonde le ossa. È una divinità pagana che esce dal mare, decisa e potente. Si ferma davanti a me, gocciolante, e prima che io possa aprire bocca, mi prende per le spalle.
- Tu, sei mia. -
Me lo dice con voce rotta, emozionata; la me di anche solo tre anni fa lo crederebbe.
Con una spinta decisa, ma non crudele, mi fa precipitare nella piscina. L'acqua mi avvolge, fredda e shockante, risvegliandomi ogni nervo. Riemergo sputando acqua, i capelli appiccicati al viso, e vedo Alessandro che è già a fianco a me, le sue mani che mi prendono per la vita.
Non gli importa più nulla, sono lì con lui e questo è ciò che vuole.
Mi tira a sé. La sua erezione è dura contro la mia pancia, un promessa.
Greta mi raggiunge da dietro, le sue mani avvolgono il mio seno attraverso il tessuto bagnato del vestito, le sue dita pizzicano i capezzoli fino a farmi gemere.
- Che bello spettacolo. -
Le sue parole sottovoce alla mia nuca, mordicchiandomi la pelle, sono un invito anche per Ale, che solleva la mia gonna celeste in uno svolazzio che la fa sembrare una manta, le sue dita che agganciano le mutandine e le tirano giù con foga, aiutato dall'acqua che le fa scivolare via.
- Apriti. -
È l'ordine di mio marito a cui obbedisco, avvolgendo le gambe attorno alla sua vita in superficie. L'acqua ci sostiene, rendendoci leggeri, privi di gravità e di inibizioni.
L'acqua della piscina diluisce i miei primi fluidi rendendomi come fossi asciutta. Lo imploro di aspettare, che mi sta facendo male, ma non si ferma; è una punizione per me nella sua mente, un premio a lungo atteso nella mia. In realtà mi merito un po' di sofferenza.
Esita giusto un secondo, poi entra in me con un colpo secco, riempiendomi all'improvviso. È una violenza, forse, ma non sto dicendo "no", sto dicendo "sì". È un dolore lancinante, come se mi strappasse via la pelle. Urlo.
Un suono che viene inghiottito dalla bocca di Greta che mi bacia, rubandomi il respiro. Ale non aspetta che mi abitui. Inizia a scoparmi con ritmi violenti, l'acqua schizza ad ogni spinta, lo schiocco dei nostri corpi è un suono attutito dall'acqua, che si unisce alle nostre grida. Greta non è ferma: le sue mani sono dappertutto, sui miei fianchi, sul seno, sulla schiena di Alessandro, unendo i nostri corpi in un cerchio di piacere.
- Ti sento così stretta, cazzo! Lo senti è tutto me dentro di te, tutta te sei mia. Ti faccio male, troia? È ancora poco. -
Sibila lui nel mio orecchio, con i denti che mi pizzicano il lobo. Non posso confessare che mi sta piacendo, che il dolore e sesso provato con Lapo è il mio limite superato.
Greta si sposta, nuotando intorno a noi, e poi si posiziona di lato a lui, gli accarezza le spalle, scontrandosi con le mie mani, il petto, scende con le dita nell'intimità sommersa di entrambi scatenando gemiti incontrollati. Riemerge e gli offre il suo seno, ciò in cui non posso competere. Ale non esita, si china a succhiare un capezzolo di quel generoso omaggio, mentre continua a pompare dentro di me, la doppia stimolazione che lo fa sbattere più forte, più a fondo. Io sono persa, un galleggiante tra due oceani, incapace di distinguere dove finisco io e dove iniziano loro.
Poi, Alessandro si ferma. Si sfila da me, un grugnito sui, un gemito di frustrazione mio. Ill suo sguardo è già puntato altrove. Afferra la mia amica per un fianco, girandola e spingendola contro il bordo della piscina.
- Toccati. -
Ordina e lei obbedisce, la sua mano scivola tra gambe mentre con l'altra si aggrappa al bordo.
Ale si libera delle mie gambe, un movimento ed è dietro di lei. Le solleva le cosce, aprendola, un lamento soffocato ed è dentro di lei. Greta inarca la schiena, la testa gettata all'indietro contro la spalla di lui.
- Sì, così, riempimi. -
La sua è la voce spezzata dalla fame di seme forte dentro di sé, che conosco.
Nuoto verso loro, attratta dal magnete della loro unione, mi avvicino al viso di Greta, baciandola mentre Ale la possiede fino all'ultimo spasimo. Inconsciamente desidero che succeda, che lei regali a mio marito ciò che non posso donargli.
L'acqua si agita violentemente intorno a noi, ondate di caos generate dal nostro amplesso. Alessandro la prende duramente, le mani piantate sui suoi fianchi, ogni colpo un affondo profondo che fa sbattere Greta contro il bordo. Io le bacio il collo, mi immergo e riemergo fra lei ed il bordo. I suoi occhi sono pieni di voglia e d'amore. Il bacio si dà profondo, labbra contro labbra. Sto godendo del godimento di lei. I miei seni contro i suoi sono un tocco paradisiaco. Il mio corpo unito al suo, ogni vibrazione è anche per me.
- Sto per venire. -
Grida Alessandro, nel ritmo che diventa frenetico, disperato.
- Dentro -implora lei- Dammi tutto. -
Il mio amore spinge un'ultima volta, con una forza tale che l'acqua schizza fino a strabordare. Si irrigidisce, un grugnito profondo che risuona nel petto e si propaga ad entrambe, riempie la mia lei del suo seme, caldo e denso, nell'acqua fresca della piscina. Greta trema, per l'orgasmo che la coglie mentre esplode dentro di lei, la stringo forte. Entrambi stringo forte a me.
- Siete la mia vita - dico fra le lacrime.
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