Brevi racconti di donne vogliose.
di
G.I.B
genere
confessioni
IL RACCONTO DI MONICA.
Sto correndo nel parco alle prime luci del giorno.
Il sole è già alto e la temperatura sta salendo e ho già bevuto una bottiglietta d'acqua intera.
Devo fare pipì.
Mi guardo intorno e vedo dei cespugli, li raggiungo e mi nascondo dietro.
Abbasso gli shorts impregnati di sudore. Non porto le mutande.
Accovacciata, libero la mia pioggia dorata che con intenso fragore, colpisce l'erba sotto di me.
Sento l'odore della mia figa sudata e di urina che, calda ed infinita, schizza tutta sulle mie caviglie. Mi eccito.
Mi sfioro il clitoride gonfio, mentre un flebile getto di pipì esce ancora dalla mia vulva.
Godo.
Mi metto due dita dentro ed iniziò a masturbarmi, arrivando ad infilare quasi tutta la mano.
Travolta da un orgasmo vengo intensamente.
Mi porto la mano fradicia dei miei umori vaginali al viso.
L'odore è forte e pungente, sa di troia.
Mi succhio le dita.
Il sapore è forte, nauseante, eccitante.
Ho voglia di essere scopata, di sentirmi venire dentro.
Arrapata come una cagna in calore, sarei disposta a farmi montare dal primo che passa, ma non c'è nessuno intorno a me per poter soddisfare la mia voglia.
Frustrata mi metto i pantaloncini e torno a correre, nella speranza che mi scappi ancora la pipì e che qualcuno mi scopi dietro ad un cespuglio.
IL RACCONTO DI ADELE.
Con la faccia appoggiata sulla natica della giovane, osservo il grosso cazzo di mio marito muoversi dentro allo stretto buco del culo di lei.
Sento l'odore del suo sedere, e quando lui lo tira fuori, vedo che è sporco.
Lo prendo in bocca e lo succhiò freneticamente.
Trattengo l’urto di vomito, mentre la mia bocca si impasta di liquidi nauseanti.
Mio marito glielo rimette dentro al sedere e ricomincia ad incularla con più forza.
Lei grida, lui ansima e qualche minuto dopo, esce da lei e le sborra copiosamente sul’ano.
Leccò quel sedere sporco e puzzolente, raccogliendo con la lingua tutto il seme di mio marito fino all'ultima goccia.
Soddisfatta, guardo il mio uomo prendere per mano la giovane donna e portarla in bagno con lui.
Rimango a guardarli mentre si fanno la doccia insieme come una vera coppia di amanti.
Sono gelosa, eccitata, felice.
IL RACCONTO DI MARTA.
Sussurrò all'orecchio di mio marito Gianni, lui mi fa' un cenno di sì con la testa. Gli sorrido e lo bacio sulla guancia.
Gianni si alza e va dal ragazzo seduto a due tavoli davanti al nostro.
Lo osservo parlare con il bel giovane.
Ci scambiamo sguardi fra noi tre.
Gianni torna da me e mi dice “ ok “.
Paghiamo e usciamo dal ristorante, il ragazzo è con noi.
Qualche minuto dopo sono piegata a novanta sul cofano della nostra macchina.
Godo intensamente, mentre lo sconosciuto ragazzo mi scopa con forza, infilandomi la sua generosa asta tutta dentro la figa pelosa.
Gianni si masturba mentre ci guarda arrapato.
È tutto così eccitante e perverso, come lo sono io.
Dieci minuti di piacere.
Vengo quasi nello stesso momento in cui il ragazzo raggiunge l'orgasmo.
Mi riempie copiosamente di sporra calda.
Si aggiusta i pantaloni e, come nulla fosse successo se ne va, lasciandomi appoggiata al cofano con la figa ancora gocciolante di sperma.
Gianni prende il suo posto e mi fa sua fino a svuotarsi anche lui dentro di me.
Mi rimetto le mutandine e salgo in macchina.
Fradicia di sperma tra le cosce, guardo le luci della città attraverso il finestrino della macchina.
“ La prossima volta voglio prendere due cazzi insieme “, dico a mio marito.
“ Certo amore “ risponde lui, toccandomi in mezzo alle gambe.
IL RACCONTO DI CINZIA.
L'autobus è stracolmo di gente.
Sono stata molto fortunata a trovare un posto a sedere.
In piedi davanti a me, c'è un uomo.
Indossa dei pantaloncini, deve aver fatto jogging.
Un brusco sbandamento del pullman lo porta ad avvicinarsi con il pacco al mio viso, quasi a toccarmi.
Sento l'odore del suo cazzo.
Mi guarda e mi sorride, io faccio altrettanto.
Fermi in galleria fra l'oscurità, lui si avvicina nuovamente con il pacco al mio viso, ha capito che sono una facile, a cui piacciono certe cose.
Io lo guardo e lui guarda me.
Gli sfioro il cazzo con una mano da sopra i pantaloni.
Ce l'ha grosso.
“ Vuoi scopare “ mi dice a voce bassa.
Vogliosa annuisco.
Scendiamo dall'autobus insieme e, come una vera troia di strada, mi faccio montare, nascosta dietro a dei cassonetti.
Si prende tutto di me, dalla figa al culo e dal culo alla bocca. Io glielo concedo volentieri.
Vengo varie volte e lui dentro di me.
“ Ci vediamo domani sull'autobus “ mi dice.
“ Non so. Magari sono già scesa con qualcun altro “ rispondo.
IL RACCONTO DI ALBA.
Il turno di notte è iniziato ormai da due ore. Il mio cercapersone squilla, è il medico di guardia che mi cerca.
Raggiungo il suo studio.
“ Infermiera, c'è da fare il solito prelievo ed analizzarlo “, mi dice.
“ Certo dottore “, rispondo sorridendogli.
Mi metto i guanti in lattice.
Lui si toglie i pantaloni e le mutande.
“ È pronto dottore? “ gli chiedo.
Lui annuisce.
Mi inginocchiò e lubrifico un dito con della vaselina.
Glielo metto tutto dentro al buco del culo.
Raggiungo la ghiandola prostatica e iniziò il massaggio delicatamente.
Con l'altra mano gli masturbo il generoso cazzo già duro.
Lo sento ansimare di piacere, mi dice che sono brava.
Gli infilo un altro dito nel sedere, aumentato la velocità con cui gli faccio una sega.
Lo sento godere sempre di più e irrigidirsi.
“ Sto venendo “ dice ansimando il dottore mentre raggiunge l'orgasmo.
Rapida prendo il suo cazzo in bocca un istante prima che sborri.
Il getto di sperma è copioso e forte, un po' lo ingoiò e un po' esce dalla mia bocca, colando lungo il suo uccello.
Pulisco tutto con la lingua.
“ Com'è il campione “ mi chiede il dottore mentre si rimette pantaloni.
“ Buono come sempre dottore “ rispondo, mentre mi tolgo i guanti sporchi.
IL RACCONTO DI MARIA.
Gianni mi prese la mano e la guidò sul suo cazzo.
“ Ma sei matto? Se ci vedono ? “ gli dissi a bassa voce, fulminandolo con lo sguardo e ritraendo la mano.
Mi guardò e sorrise.
Sul suo volto colsi lo sguardo di uomo voglioso.
Come un fulmine si tirò fuori l'uccello dai pantaloni, già duro e pronto.
Abbassai gli occhi sul suo membro e in un istante mi eccitai anche io.
Scrutai gli altri commensali al tavolo, erano tutti concentrati sul discorso che il padre della sposa stava facendo.
Rapida, presi il cazzo di Gianni in mano ed inizia a masturbarlo, prima lentamente e poi sempre più con energia.
Lui mi mise la mano fra le cosce, sotto la corta gonna.
Fu facile per lui, raggiungere il mio sesso. Non portavo le mutandine.
Iniziò a toccarmi, prima delicatamente, e poi con foga, arrivando ad infilarmi due dita dentro la figa.
Con difficoltà trattenevo i miei gemiti di piacere.
Un minuto dopo Gianni venne copiosamente, sporcandomi completamente la mano di sperma denso e caldo.
Me la pulii con un tovagliolo, ma non tutta.
Assaggiai un po' di quel dolce seme rimasto fra le mie dita, mentre lui mi procurava un ultimo orgasmo con le sue abili dita, un secondo prima che gli altri tornassero a parlare con noi.
IL RACCONTO DI VIOLA.
“ Le ho scopato il sedere “ mi disse Giorgio.
Eccitata risposi “ fammelo assaggiare allora “.
Lui mi guardò con espressione arrapata. Si slacciò i pantaloni tirandoli giù insieme alle mutande.
Bello e grosso, il suo cazzo fu davanti ai miei occhi.
Mi inginocchiai davanti a lui e lo presi subito in bocca.
L'odore e il sapore erano disgustosi, nauseanti. Trattenni un conato di vomito.
Inizia a succhiarglielo lentamente e a leccare ogni centimetro di quel cazzo maleodorante e sporco.
L'odore ed il sapore, diventarono ancora più sgradevoli, mischiati con quello della mia saliva da troia.
Arrapata come una cagna in calore, immaginavo la scena di mio fratello che si inculava la sua ragazza.
“ Mettimelo nel culo anche a me, ti prego “, dissi tutta eccitata con la bocca colante di saliva.
Lui mi guardò con espressione quasi compassionevole e disse “ sorellina, non possiamo lo sai. Un conto è giocare con la tua bocca, un conto è prendermi il tuo culo. Accontentati “.
Un istante dopo mi sborrò nella bocca ed io igoiai tutto il suo sperma amaro.
Frustrata per non averlo preso nemmeno questa volta nel culo il suo grosso cazzo, guardai Gianni andare a farsi una doccia.
“ Prima o poi me lo darai “ dissi a bassa voce, mentre mi toccavo l'ano con un dito.
IL RACCONTO DI CHIARA
Sono seduta sul divano con mia figlia e Luca, il suo ragazzo.
Lei dorme profondamente, il film non è di suo gradimento.
Mi giro e guardo Luca, gli sorrido e allungo una mano sul suo pacco.
Lui guarda mia figlia e, assicuratosi che dorma, si tira fuori il cazzo dai pantaloni.
Comincio a masturbare il mio giovane amante.
Mi eccita sentire il suo uccello diventare grosso fra le mie dita.
Lui geme di piacere e allunga una mano sul mio generoso seno.
Mi palpa energicamente una tetta, strizzandomi il capezzolo turgido con forza. Godo nel sentire il dolore della sua stretta.
Sono sempre più eccitata, e annuso la mano con cui stringo il suo cazzo bagnato. L'odore è pungente, sa di uomo arrapato.
Mi accendo ancora di più.
Incurante di mia figlia seduta al mio fianco, scendo con la testa fra le gambe di Luca e prendo il suo fallo in bocca.
Succhio con foga, riempiendomi la bocca del suo sapore sgradevole ma terribilmente afrodisiaco per me.
Lui mi mette la sua mano nello spazio fra le schiena ed i pantaloni, mi sposta leggermente il tanga, e mi infila un dito nel culo.
Inizia a muoverlo, spingendolo sempre più dentro.
Gemo di piacere.
Mette anche un secondo dito.
Mi fa male, ma allo stesso tempo mi fa godere.
Mi masturba il culo e io lo spompino, fino a quando, con voce strozzata, dice a bassa voce “ vengo puttana “.
Viene, ed un'infinità di sperma riempie la mia bocca.
Ingoiò tutto quel denso ed amaro seme.
Lui tira fuori la mano dai miei pantaloni ed avvicina le dita al mio viso.
“ Succhiale “ mi dice con voce autoritaria.
Le succhio avidamente, gustandomi il sapore del mio stesso culo.
“ Finito il film? “ dice mia figlia ormai sveglia.
“ Purtroppo sì. Avrei però voluto un finale più intenso “, le rispondo guardando Luca e sorridendogli maliziosamente.
Sto correndo nel parco alle prime luci del giorno.
Il sole è già alto e la temperatura sta salendo e ho già bevuto una bottiglietta d'acqua intera.
Devo fare pipì.
Mi guardo intorno e vedo dei cespugli, li raggiungo e mi nascondo dietro.
Abbasso gli shorts impregnati di sudore. Non porto le mutande.
Accovacciata, libero la mia pioggia dorata che con intenso fragore, colpisce l'erba sotto di me.
Sento l'odore della mia figa sudata e di urina che, calda ed infinita, schizza tutta sulle mie caviglie. Mi eccito.
Mi sfioro il clitoride gonfio, mentre un flebile getto di pipì esce ancora dalla mia vulva.
Godo.
Mi metto due dita dentro ed iniziò a masturbarmi, arrivando ad infilare quasi tutta la mano.
Travolta da un orgasmo vengo intensamente.
Mi porto la mano fradicia dei miei umori vaginali al viso.
L'odore è forte e pungente, sa di troia.
Mi succhio le dita.
Il sapore è forte, nauseante, eccitante.
Ho voglia di essere scopata, di sentirmi venire dentro.
Arrapata come una cagna in calore, sarei disposta a farmi montare dal primo che passa, ma non c'è nessuno intorno a me per poter soddisfare la mia voglia.
Frustrata mi metto i pantaloncini e torno a correre, nella speranza che mi scappi ancora la pipì e che qualcuno mi scopi dietro ad un cespuglio.
IL RACCONTO DI ADELE.
Con la faccia appoggiata sulla natica della giovane, osservo il grosso cazzo di mio marito muoversi dentro allo stretto buco del culo di lei.
Sento l'odore del suo sedere, e quando lui lo tira fuori, vedo che è sporco.
Lo prendo in bocca e lo succhiò freneticamente.
Trattengo l’urto di vomito, mentre la mia bocca si impasta di liquidi nauseanti.
Mio marito glielo rimette dentro al sedere e ricomincia ad incularla con più forza.
Lei grida, lui ansima e qualche minuto dopo, esce da lei e le sborra copiosamente sul’ano.
Leccò quel sedere sporco e puzzolente, raccogliendo con la lingua tutto il seme di mio marito fino all'ultima goccia.
Soddisfatta, guardo il mio uomo prendere per mano la giovane donna e portarla in bagno con lui.
Rimango a guardarli mentre si fanno la doccia insieme come una vera coppia di amanti.
Sono gelosa, eccitata, felice.
IL RACCONTO DI MARTA.
Sussurrò all'orecchio di mio marito Gianni, lui mi fa' un cenno di sì con la testa. Gli sorrido e lo bacio sulla guancia.
Gianni si alza e va dal ragazzo seduto a due tavoli davanti al nostro.
Lo osservo parlare con il bel giovane.
Ci scambiamo sguardi fra noi tre.
Gianni torna da me e mi dice “ ok “.
Paghiamo e usciamo dal ristorante, il ragazzo è con noi.
Qualche minuto dopo sono piegata a novanta sul cofano della nostra macchina.
Godo intensamente, mentre lo sconosciuto ragazzo mi scopa con forza, infilandomi la sua generosa asta tutta dentro la figa pelosa.
Gianni si masturba mentre ci guarda arrapato.
È tutto così eccitante e perverso, come lo sono io.
Dieci minuti di piacere.
Vengo quasi nello stesso momento in cui il ragazzo raggiunge l'orgasmo.
Mi riempie copiosamente di sporra calda.
Si aggiusta i pantaloni e, come nulla fosse successo se ne va, lasciandomi appoggiata al cofano con la figa ancora gocciolante di sperma.
Gianni prende il suo posto e mi fa sua fino a svuotarsi anche lui dentro di me.
Mi rimetto le mutandine e salgo in macchina.
Fradicia di sperma tra le cosce, guardo le luci della città attraverso il finestrino della macchina.
“ La prossima volta voglio prendere due cazzi insieme “, dico a mio marito.
“ Certo amore “ risponde lui, toccandomi in mezzo alle gambe.
IL RACCONTO DI CINZIA.
L'autobus è stracolmo di gente.
Sono stata molto fortunata a trovare un posto a sedere.
In piedi davanti a me, c'è un uomo.
Indossa dei pantaloncini, deve aver fatto jogging.
Un brusco sbandamento del pullman lo porta ad avvicinarsi con il pacco al mio viso, quasi a toccarmi.
Sento l'odore del suo cazzo.
Mi guarda e mi sorride, io faccio altrettanto.
Fermi in galleria fra l'oscurità, lui si avvicina nuovamente con il pacco al mio viso, ha capito che sono una facile, a cui piacciono certe cose.
Io lo guardo e lui guarda me.
Gli sfioro il cazzo con una mano da sopra i pantaloni.
Ce l'ha grosso.
“ Vuoi scopare “ mi dice a voce bassa.
Vogliosa annuisco.
Scendiamo dall'autobus insieme e, come una vera troia di strada, mi faccio montare, nascosta dietro a dei cassonetti.
Si prende tutto di me, dalla figa al culo e dal culo alla bocca. Io glielo concedo volentieri.
Vengo varie volte e lui dentro di me.
“ Ci vediamo domani sull'autobus “ mi dice.
“ Non so. Magari sono già scesa con qualcun altro “ rispondo.
IL RACCONTO DI ALBA.
Il turno di notte è iniziato ormai da due ore. Il mio cercapersone squilla, è il medico di guardia che mi cerca.
Raggiungo il suo studio.
“ Infermiera, c'è da fare il solito prelievo ed analizzarlo “, mi dice.
“ Certo dottore “, rispondo sorridendogli.
Mi metto i guanti in lattice.
Lui si toglie i pantaloni e le mutande.
“ È pronto dottore? “ gli chiedo.
Lui annuisce.
Mi inginocchiò e lubrifico un dito con della vaselina.
Glielo metto tutto dentro al buco del culo.
Raggiungo la ghiandola prostatica e iniziò il massaggio delicatamente.
Con l'altra mano gli masturbo il generoso cazzo già duro.
Lo sento ansimare di piacere, mi dice che sono brava.
Gli infilo un altro dito nel sedere, aumentato la velocità con cui gli faccio una sega.
Lo sento godere sempre di più e irrigidirsi.
“ Sto venendo “ dice ansimando il dottore mentre raggiunge l'orgasmo.
Rapida prendo il suo cazzo in bocca un istante prima che sborri.
Il getto di sperma è copioso e forte, un po' lo ingoiò e un po' esce dalla mia bocca, colando lungo il suo uccello.
Pulisco tutto con la lingua.
“ Com'è il campione “ mi chiede il dottore mentre si rimette pantaloni.
“ Buono come sempre dottore “ rispondo, mentre mi tolgo i guanti sporchi.
IL RACCONTO DI MARIA.
Gianni mi prese la mano e la guidò sul suo cazzo.
“ Ma sei matto? Se ci vedono ? “ gli dissi a bassa voce, fulminandolo con lo sguardo e ritraendo la mano.
Mi guardò e sorrise.
Sul suo volto colsi lo sguardo di uomo voglioso.
Come un fulmine si tirò fuori l'uccello dai pantaloni, già duro e pronto.
Abbassai gli occhi sul suo membro e in un istante mi eccitai anche io.
Scrutai gli altri commensali al tavolo, erano tutti concentrati sul discorso che il padre della sposa stava facendo.
Rapida, presi il cazzo di Gianni in mano ed inizia a masturbarlo, prima lentamente e poi sempre più con energia.
Lui mi mise la mano fra le cosce, sotto la corta gonna.
Fu facile per lui, raggiungere il mio sesso. Non portavo le mutandine.
Iniziò a toccarmi, prima delicatamente, e poi con foga, arrivando ad infilarmi due dita dentro la figa.
Con difficoltà trattenevo i miei gemiti di piacere.
Un minuto dopo Gianni venne copiosamente, sporcandomi completamente la mano di sperma denso e caldo.
Me la pulii con un tovagliolo, ma non tutta.
Assaggiai un po' di quel dolce seme rimasto fra le mie dita, mentre lui mi procurava un ultimo orgasmo con le sue abili dita, un secondo prima che gli altri tornassero a parlare con noi.
IL RACCONTO DI VIOLA.
“ Le ho scopato il sedere “ mi disse Giorgio.
Eccitata risposi “ fammelo assaggiare allora “.
Lui mi guardò con espressione arrapata. Si slacciò i pantaloni tirandoli giù insieme alle mutande.
Bello e grosso, il suo cazzo fu davanti ai miei occhi.
Mi inginocchiai davanti a lui e lo presi subito in bocca.
L'odore e il sapore erano disgustosi, nauseanti. Trattenni un conato di vomito.
Inizia a succhiarglielo lentamente e a leccare ogni centimetro di quel cazzo maleodorante e sporco.
L'odore ed il sapore, diventarono ancora più sgradevoli, mischiati con quello della mia saliva da troia.
Arrapata come una cagna in calore, immaginavo la scena di mio fratello che si inculava la sua ragazza.
“ Mettimelo nel culo anche a me, ti prego “, dissi tutta eccitata con la bocca colante di saliva.
Lui mi guardò con espressione quasi compassionevole e disse “ sorellina, non possiamo lo sai. Un conto è giocare con la tua bocca, un conto è prendermi il tuo culo. Accontentati “.
Un istante dopo mi sborrò nella bocca ed io igoiai tutto il suo sperma amaro.
Frustrata per non averlo preso nemmeno questa volta nel culo il suo grosso cazzo, guardai Gianni andare a farsi una doccia.
“ Prima o poi me lo darai “ dissi a bassa voce, mentre mi toccavo l'ano con un dito.
IL RACCONTO DI CHIARA
Sono seduta sul divano con mia figlia e Luca, il suo ragazzo.
Lei dorme profondamente, il film non è di suo gradimento.
Mi giro e guardo Luca, gli sorrido e allungo una mano sul suo pacco.
Lui guarda mia figlia e, assicuratosi che dorma, si tira fuori il cazzo dai pantaloni.
Comincio a masturbare il mio giovane amante.
Mi eccita sentire il suo uccello diventare grosso fra le mie dita.
Lui geme di piacere e allunga una mano sul mio generoso seno.
Mi palpa energicamente una tetta, strizzandomi il capezzolo turgido con forza. Godo nel sentire il dolore della sua stretta.
Sono sempre più eccitata, e annuso la mano con cui stringo il suo cazzo bagnato. L'odore è pungente, sa di uomo arrapato.
Mi accendo ancora di più.
Incurante di mia figlia seduta al mio fianco, scendo con la testa fra le gambe di Luca e prendo il suo fallo in bocca.
Succhio con foga, riempiendomi la bocca del suo sapore sgradevole ma terribilmente afrodisiaco per me.
Lui mi mette la sua mano nello spazio fra le schiena ed i pantaloni, mi sposta leggermente il tanga, e mi infila un dito nel culo.
Inizia a muoverlo, spingendolo sempre più dentro.
Gemo di piacere.
Mette anche un secondo dito.
Mi fa male, ma allo stesso tempo mi fa godere.
Mi masturba il culo e io lo spompino, fino a quando, con voce strozzata, dice a bassa voce “ vengo puttana “.
Viene, ed un'infinità di sperma riempie la mia bocca.
Ingoiò tutto quel denso ed amaro seme.
Lui tira fuori la mano dai miei pantaloni ed avvicina le dita al mio viso.
“ Succhiale “ mi dice con voce autoritaria.
Le succhio avidamente, gustandomi il sapore del mio stesso culo.
“ Finito il film? “ dice mia figlia ormai sveglia.
“ Purtroppo sì. Avrei però voluto un finale più intenso “, le rispondo guardando Luca e sorridendogli maliziosamente.
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