Oltre la Fessura: 5
di
Fuuka
genere
voyeur
La casa è tornata nel silenzio, ma è un silenzio elettrico, gravido di tutto quello che è successo sul tappeto del salotto. Sofia si è ritirata in camera sua quasi subito dopo quel bacio, con un sorriso incerto e gli occhi bassi, come se dovesse processare un corto circuito interno. Siamo rimaste io e Lia, tra i resti della pizza e l'odore delle birre vuote.
«Senti, se per te è un problema il divano va benissimo,» ha esordito lei, passandosi una mano tra i capelli ancora spettinati.
«Nessun problema. Il mio letto è grande, puoi stare con me,» ho risposto. La mia voce è uscita ferma, nonostante il cuore mi rimbombasse fin nelle orecchie.
Mentre Lia andava in bagno per una doccia veloce, io mi sono infilata sotto le lenzuola, restando al buio con gli occhi spalancati. Sentivo lo scorrere dell'acqua, immaginando le gocce che scivolavano su quel corpo così diverso da quello di Sofia.
La porta della stanza si è aperta e la luce del corridoio ha tagliato l'oscurità. Lia è entrata avvolta in una nuvola di vapore e profumo di sapone neutro. Indossava solo una maglietta grigia, enorme, che le arrivava a metà coscia. Sotto non si vedeva nulla, ma sapevo che c'erano quelle mutandine di pizzo nero che avevo intravisto mentre si spogliava. I suoi piedi nudi picchiettavano sul parquet; le unghie laccate di un nero lucido catturavano i riflessi della poca luce.
Si è infilata nel letto accanto a me. Il calore del suo corpo è stato un urto. Sapeva ancora leggermente di alcol e di menta.
«Allora, Martina,» ha sussurrato, voltandosi sul fianco verso di me. I suoi occhi verdi brillavano nella penombra, carichi di una malizia che mi faceva mancare l'aria. «Quel bacio con tua sorella... è stato discreto. Un po' timido, forse. Ma carino.»
Discreto. Quella parola mi è bruciata dentro come un insulto. Dopo anni passati a sognare quel contatto, dopo aver messo l'anima in quel bacio proibito, lei lo definiva "discreto". L'alcol che ancora mi scorreva nel sangue ha trasformato la mia frustrazione in una rabbia sorda e prepotente.
«Discreto?» ho ripetuto, avvicinandomi a lei finché i nostri respiri non si sono mescolati. «Pensi davvero che io sia discreta, Lia?»
«Dimostrami il contrario,» ha risposto lei, con una sfida silenziosa sulle labbra.
Non ho aspettato. Mi sono avventata sulla sua bocca con una fame che non sapevo di possedere. Non è stato il bacio delicato e reverenziale dato a Sofia. Questo era un assalto. Le ho afferrato i capelli dietro la nuca, tirandoli leggermente per costringerla ad aprire le labbra, e ho infilato la mia lingua nella sua bocca con una violenza passionale. Lia ha emesso un gemito sorpreso che si è trasformato subito in un ringhio di piacere. Mi ha risposto con la stessa intensità, le sue mani che cercavano la mia pelle sotto la maglietta, artigliando la mia schiena.
La maglietta grigia è volata via in un istante. Sotto, come sospettavo, Lia indossava solo un filo di pizzo nero che faceva risaltare il candore dei suoi fianchi. Era bellissima, disordinata. Mi sono avventata sul suo collo, mordendo la pelle morbida proprio sotto l'orecchio, mentre le mie mani scendevano a stringere i suoi seni piccoli e sodi, con i capezzoli già duri come pietre che premevano contro i miei palmi.
«Cazzo, Martina...» ha ansimato lei, inarcando la schiena.
L'ho spinta sul materasso, mettendomi tra le sue gambe. Volevo cancellare l'immagine di quel bacio, volevo cancellare l'ombra di Sofia, volevo solo questo incendio. Ho abbassato la testa, baciandole il ventre piatto, scendendo sempre più giù finché il mio viso non è affondato nel pizzo nero. L'odore di lei era inebriante: pelle pulita e un desiderio pungente.
Con i denti ho scostato il tessuto e ho trovato la sua clitoride, già gonfia e turgida. Quando la mia lingua l'ha toccata, Lia ha avuto un sussulto violento, le sue gambe si sono serrate attorno alla mia testa, le dita intrecciate nei miei capelli. Ho iniziato a leccarla con ritmi ossessivi, alternando colpi decisi a suzioni profonde, bevendo i suoi succhi che iniziavano a bagnare le lenzuola. Il rumore dello sguazzo, dei miei baci sulla sua carne inzuppata, riempiva la stanza.
Lia non era silenziosa come Sofia. Lei gridava, imprecava, mi chiamava per nome con una voce che sembrava rompersi.
«Scopami... Martina, scopami dentro, ora!»
Ho obbedito. Ho infilato l'indice e il medio dentro di lei, sentendo le sue pareti vaginali contrarsi febbrilmente attorno alla mia mano. Era stretta, bollente, inzuppata. Ho iniziato a spingere con forza, cercando il punto esatto che la faceva impazzire, mentre col pollice continuavo a martoriare la sua clitoride. Il ritmo era affannoso, brutale. Sentivo il calore salire dalle mie gambe, il mio stesso sesso che pulsava contro il materasso, inzuppando le mie mutandine.
Lia ha iniziato a scuotersi, la testa che sbatteva contro il cuscino, i piedi che scavavano nel materasso.
«Sto venendo... Dio, Martina, sto venendo!»
L'orgasmo l'ha colpita come un fulmine. Le sue pareti si sono strette attorno alle mie dita in una morsa quasi dolorosa, mentre lei emetteva un grido soffocato nel cuscino. È rimasta lì, ansimante, con i muscoli che tremavano ancora per le scosse elettriche del piacere.
Mi sono sollevata su di lei, il viso lucido dei suoi liquidi, i capelli spettinati. Lia mi ha guardata con gli occhi velati, un sorriso stravolto sulle labbra. Mi ha afferrato per il collo della maglietta e mi ha tirata giù per un altro bacio, stavolta lungo, profondo, che sapeva di noi due.
«Direi...» ha sussurrato contro le mie labbra, con il fiato ancora corto. «...che non sei affatto discreta.»
Mi sono accasciata accanto a lei, sentendo finalmente il silenzio della casa. Ma stavolta non era un silenzio vuoto. Era il silenzio di chi ha finalmente smesso di guardare dalle fessure ed è entrato nel fuoco.
Ma Lia non ha ancora finito con me. Sento il suo respiro caldo contro il mio collo, un preambolo alla tempesta che sta per scatenare. Con un movimento fluido e felino, mi spinge sulla schiena, sovrastandomi. Le sue mani, ancora umide del bacio di poco fa, mi afferrano i polsi e li inchiodano sopra la mia testa, costringendomi a un’esposizione totale, vulnerabile.
«Adesso tocca a te, piccola stronza,» sussurra Lia, e i suoi occhi verdi brillano di una luce quasi crudele, predatoria. «Voglio vedere cosa nascondi sotto tutto quel silenzio.»
Le sue labbra scendono sul mio petto, mordicchiando la pelle con una ferocia che mi fa inarcare la schiena. Ha un modo di toccarmi che sembra conoscere ogni mia terminazione nervosa. Lia scende con la bocca lungo il mio addome, lasciando una scia di baci umidi che mi fanno tremare le gambe.
Con un gesto deciso, infila i pollici nel bordo delle mie semplici mutandine bianche, sfilandomele con una lentezza tortuosa lungo le gambe, finché non le lancia via nel buio della stanza. Resto completamente nuda sotto i suoi occhi, la luce della lampada del comodino che delinea il mio profilo mentre lei si sofferma a guardarmi, le sue dita che sfiorano l’interno delle mie cosce, risalendo lentamente verso il centro del mio desiderio.
«Sei inzuppata, Martina...» mormora, e la sua voce vibra tra le mie gambe spalancate.
Affonda la lingua tra le mie labbra, trovando la mia clitoride con una precisione chirurgica. Il contatto è così violento, così perfetto, che emetto un grido soffocato nel cuscino. Lia non mi dà tregua. Inizia a leccarmi con colpi lunghi e avidi, alternando la pressione della lingua a morsi leggeri che mi mandano fuori di testa. Sento il rumore viscido dei suoi baci, lo sguazzo dei miei liquidi che ora le imbrattano il mento.
Mentre la sua bocca lavora su di me, Lia infila tre dita dentro la mia vagina, spingendo in profondità. La sensazione di essere riempita e contemporaneamente divorata mi toglie ogni briciolo di ragione. Il mio cervello inizia a proiettare immagini distorte, alimentate dall'alcol e da anni di privazione. Vedo la porta socchiusa, vedo la schiena di Sofia inarcata contro l'armadio, vedo quel bacio proibito dato poche ore prima.
Il piacere sale come una marea nera, inarrestabile. Mi sento liquefare. Le dita di Lia si muovono con un ritmo frenetico, una marcia forzata verso l'abisso. Sto per esplodere, il mio utero si contrae in spasmi dolorosi e bellissimi. Sono al limite, i miei sensi sono saturi del suo odore, del calore del suo corpo, della forza delle sue mani.
«Sì... Dio... sì...» rantolo, la testa che sbatte contro la spalliera del letto.
L’orgasmo mi colpisce con la forza di uno schianto. Le pareti vaginali si serrano attorno alle dita di Lia in una morsa disperata, mentre la mia schiena si inarca violentemente, staccandosi dal materasso. In quel momento di estasi assoluta, dove il controllo svanisce e rimane solo la verità più nuda e sporca, la mia bocca tradisce il mio cuore.
«Sofia...» espello in un gemito strozzato, un sussurro che rompe il silenzio della stanza come un vetro infranto. «Ahhh... Sofia...»
Il nome di mia sorellastra fluttua nell'aria, pesante, inequivocabile.
Lia si ferma, ma non si ritrae. Rimane lì, con le dita ancora dentro di me, sentendo le ultime contrazioni del mio orgasmo che si placano lentamente. Il silenzio che segue è assordante. Apro gli occhi, ancora appannati dal piacere, e vedo Lia che si solleva su di me.
Ha il viso lucido, i capelli biondi spettinati che le ricadono sulle spalle. Mi guarda fisso negli occhi. Non c'è rabbia nel suo sguardo, né sorpresa. Sul suo volto compare un sorriso sottile, un accenno di trionfo e comprensione che mi fa raggelare il sangue. È il sorriso di chi ha appena trovato la chiave del lucchetto più segreto.
«Sofia, eh?» sussurra, leccandosi via una goccia di me dall'angolo della bocca. «Quindi era questo il segreto che brillava nei tuoi occhi stasera.»
Non dice altro. Si accascia accanto a me, tirando su le lenzuola, ma quel sorriso non scompare. Lia ha capito tutto. Ha capito, perché tremo alla vista di mia sorella, perché ho baciato Sofia con quella fame disperata. Ora non sono più solo Martina, la sorellina invisibile. Sono la preda che Lia ha finalmente stanato, e so che da domani il suo gioco si farà ancora più pericoloso.
«Senti, se per te è un problema il divano va benissimo,» ha esordito lei, passandosi una mano tra i capelli ancora spettinati.
«Nessun problema. Il mio letto è grande, puoi stare con me,» ho risposto. La mia voce è uscita ferma, nonostante il cuore mi rimbombasse fin nelle orecchie.
Mentre Lia andava in bagno per una doccia veloce, io mi sono infilata sotto le lenzuola, restando al buio con gli occhi spalancati. Sentivo lo scorrere dell'acqua, immaginando le gocce che scivolavano su quel corpo così diverso da quello di Sofia.
La porta della stanza si è aperta e la luce del corridoio ha tagliato l'oscurità. Lia è entrata avvolta in una nuvola di vapore e profumo di sapone neutro. Indossava solo una maglietta grigia, enorme, che le arrivava a metà coscia. Sotto non si vedeva nulla, ma sapevo che c'erano quelle mutandine di pizzo nero che avevo intravisto mentre si spogliava. I suoi piedi nudi picchiettavano sul parquet; le unghie laccate di un nero lucido catturavano i riflessi della poca luce.
Si è infilata nel letto accanto a me. Il calore del suo corpo è stato un urto. Sapeva ancora leggermente di alcol e di menta.
«Allora, Martina,» ha sussurrato, voltandosi sul fianco verso di me. I suoi occhi verdi brillavano nella penombra, carichi di una malizia che mi faceva mancare l'aria. «Quel bacio con tua sorella... è stato discreto. Un po' timido, forse. Ma carino.»
Discreto. Quella parola mi è bruciata dentro come un insulto. Dopo anni passati a sognare quel contatto, dopo aver messo l'anima in quel bacio proibito, lei lo definiva "discreto". L'alcol che ancora mi scorreva nel sangue ha trasformato la mia frustrazione in una rabbia sorda e prepotente.
«Discreto?» ho ripetuto, avvicinandomi a lei finché i nostri respiri non si sono mescolati. «Pensi davvero che io sia discreta, Lia?»
«Dimostrami il contrario,» ha risposto lei, con una sfida silenziosa sulle labbra.
Non ho aspettato. Mi sono avventata sulla sua bocca con una fame che non sapevo di possedere. Non è stato il bacio delicato e reverenziale dato a Sofia. Questo era un assalto. Le ho afferrato i capelli dietro la nuca, tirandoli leggermente per costringerla ad aprire le labbra, e ho infilato la mia lingua nella sua bocca con una violenza passionale. Lia ha emesso un gemito sorpreso che si è trasformato subito in un ringhio di piacere. Mi ha risposto con la stessa intensità, le sue mani che cercavano la mia pelle sotto la maglietta, artigliando la mia schiena.
La maglietta grigia è volata via in un istante. Sotto, come sospettavo, Lia indossava solo un filo di pizzo nero che faceva risaltare il candore dei suoi fianchi. Era bellissima, disordinata. Mi sono avventata sul suo collo, mordendo la pelle morbida proprio sotto l'orecchio, mentre le mie mani scendevano a stringere i suoi seni piccoli e sodi, con i capezzoli già duri come pietre che premevano contro i miei palmi.
«Cazzo, Martina...» ha ansimato lei, inarcando la schiena.
L'ho spinta sul materasso, mettendomi tra le sue gambe. Volevo cancellare l'immagine di quel bacio, volevo cancellare l'ombra di Sofia, volevo solo questo incendio. Ho abbassato la testa, baciandole il ventre piatto, scendendo sempre più giù finché il mio viso non è affondato nel pizzo nero. L'odore di lei era inebriante: pelle pulita e un desiderio pungente.
Con i denti ho scostato il tessuto e ho trovato la sua clitoride, già gonfia e turgida. Quando la mia lingua l'ha toccata, Lia ha avuto un sussulto violento, le sue gambe si sono serrate attorno alla mia testa, le dita intrecciate nei miei capelli. Ho iniziato a leccarla con ritmi ossessivi, alternando colpi decisi a suzioni profonde, bevendo i suoi succhi che iniziavano a bagnare le lenzuola. Il rumore dello sguazzo, dei miei baci sulla sua carne inzuppata, riempiva la stanza.
Lia non era silenziosa come Sofia. Lei gridava, imprecava, mi chiamava per nome con una voce che sembrava rompersi.
«Scopami... Martina, scopami dentro, ora!»
Ho obbedito. Ho infilato l'indice e il medio dentro di lei, sentendo le sue pareti vaginali contrarsi febbrilmente attorno alla mia mano. Era stretta, bollente, inzuppata. Ho iniziato a spingere con forza, cercando il punto esatto che la faceva impazzire, mentre col pollice continuavo a martoriare la sua clitoride. Il ritmo era affannoso, brutale. Sentivo il calore salire dalle mie gambe, il mio stesso sesso che pulsava contro il materasso, inzuppando le mie mutandine.
Lia ha iniziato a scuotersi, la testa che sbatteva contro il cuscino, i piedi che scavavano nel materasso.
«Sto venendo... Dio, Martina, sto venendo!»
L'orgasmo l'ha colpita come un fulmine. Le sue pareti si sono strette attorno alle mie dita in una morsa quasi dolorosa, mentre lei emetteva un grido soffocato nel cuscino. È rimasta lì, ansimante, con i muscoli che tremavano ancora per le scosse elettriche del piacere.
Mi sono sollevata su di lei, il viso lucido dei suoi liquidi, i capelli spettinati. Lia mi ha guardata con gli occhi velati, un sorriso stravolto sulle labbra. Mi ha afferrato per il collo della maglietta e mi ha tirata giù per un altro bacio, stavolta lungo, profondo, che sapeva di noi due.
«Direi...» ha sussurrato contro le mie labbra, con il fiato ancora corto. «...che non sei affatto discreta.»
Mi sono accasciata accanto a lei, sentendo finalmente il silenzio della casa. Ma stavolta non era un silenzio vuoto. Era il silenzio di chi ha finalmente smesso di guardare dalle fessure ed è entrato nel fuoco.
Ma Lia non ha ancora finito con me. Sento il suo respiro caldo contro il mio collo, un preambolo alla tempesta che sta per scatenare. Con un movimento fluido e felino, mi spinge sulla schiena, sovrastandomi. Le sue mani, ancora umide del bacio di poco fa, mi afferrano i polsi e li inchiodano sopra la mia testa, costringendomi a un’esposizione totale, vulnerabile.
«Adesso tocca a te, piccola stronza,» sussurra Lia, e i suoi occhi verdi brillano di una luce quasi crudele, predatoria. «Voglio vedere cosa nascondi sotto tutto quel silenzio.»
Le sue labbra scendono sul mio petto, mordicchiando la pelle con una ferocia che mi fa inarcare la schiena. Ha un modo di toccarmi che sembra conoscere ogni mia terminazione nervosa. Lia scende con la bocca lungo il mio addome, lasciando una scia di baci umidi che mi fanno tremare le gambe.
Con un gesto deciso, infila i pollici nel bordo delle mie semplici mutandine bianche, sfilandomele con una lentezza tortuosa lungo le gambe, finché non le lancia via nel buio della stanza. Resto completamente nuda sotto i suoi occhi, la luce della lampada del comodino che delinea il mio profilo mentre lei si sofferma a guardarmi, le sue dita che sfiorano l’interno delle mie cosce, risalendo lentamente verso il centro del mio desiderio.
«Sei inzuppata, Martina...» mormora, e la sua voce vibra tra le mie gambe spalancate.
Affonda la lingua tra le mie labbra, trovando la mia clitoride con una precisione chirurgica. Il contatto è così violento, così perfetto, che emetto un grido soffocato nel cuscino. Lia non mi dà tregua. Inizia a leccarmi con colpi lunghi e avidi, alternando la pressione della lingua a morsi leggeri che mi mandano fuori di testa. Sento il rumore viscido dei suoi baci, lo sguazzo dei miei liquidi che ora le imbrattano il mento.
Mentre la sua bocca lavora su di me, Lia infila tre dita dentro la mia vagina, spingendo in profondità. La sensazione di essere riempita e contemporaneamente divorata mi toglie ogni briciolo di ragione. Il mio cervello inizia a proiettare immagini distorte, alimentate dall'alcol e da anni di privazione. Vedo la porta socchiusa, vedo la schiena di Sofia inarcata contro l'armadio, vedo quel bacio proibito dato poche ore prima.
Il piacere sale come una marea nera, inarrestabile. Mi sento liquefare. Le dita di Lia si muovono con un ritmo frenetico, una marcia forzata verso l'abisso. Sto per esplodere, il mio utero si contrae in spasmi dolorosi e bellissimi. Sono al limite, i miei sensi sono saturi del suo odore, del calore del suo corpo, della forza delle sue mani.
«Sì... Dio... sì...» rantolo, la testa che sbatte contro la spalliera del letto.
L’orgasmo mi colpisce con la forza di uno schianto. Le pareti vaginali si serrano attorno alle dita di Lia in una morsa disperata, mentre la mia schiena si inarca violentemente, staccandosi dal materasso. In quel momento di estasi assoluta, dove il controllo svanisce e rimane solo la verità più nuda e sporca, la mia bocca tradisce il mio cuore.
«Sofia...» espello in un gemito strozzato, un sussurro che rompe il silenzio della stanza come un vetro infranto. «Ahhh... Sofia...»
Il nome di mia sorellastra fluttua nell'aria, pesante, inequivocabile.
Lia si ferma, ma non si ritrae. Rimane lì, con le dita ancora dentro di me, sentendo le ultime contrazioni del mio orgasmo che si placano lentamente. Il silenzio che segue è assordante. Apro gli occhi, ancora appannati dal piacere, e vedo Lia che si solleva su di me.
Ha il viso lucido, i capelli biondi spettinati che le ricadono sulle spalle. Mi guarda fisso negli occhi. Non c'è rabbia nel suo sguardo, né sorpresa. Sul suo volto compare un sorriso sottile, un accenno di trionfo e comprensione che mi fa raggelare il sangue. È il sorriso di chi ha appena trovato la chiave del lucchetto più segreto.
«Sofia, eh?» sussurra, leccandosi via una goccia di me dall'angolo della bocca. «Quindi era questo il segreto che brillava nei tuoi occhi stasera.»
Non dice altro. Si accascia accanto a me, tirando su le lenzuola, ma quel sorriso non scompare. Lia ha capito tutto. Ha capito, perché tremo alla vista di mia sorella, perché ho baciato Sofia con quella fame disperata. Ora non sono più solo Martina, la sorellina invisibile. Sono la preda che Lia ha finalmente stanato, e so che da domani il suo gioco si farà ancora più pericoloso.
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