Le Cronache del Drago di Giada. Capitolo 1. L'Ombra di Rocciaferro

di
genere
saffico

Il sole stava morendo dietro le Cime del Wyrm, tingendo il cielo di un viola livido, simile al colore di un ematoma fresco. Rocciaferro non era una città per i deboli di cuore; era una cicatrice di granito e legno nero incastonata nel fianco della montagna, un avamposto di confine dove la legge era dettata dall'acciaio e dall'oro.

L'aria stessa aveva un sapore metallico. Puzzava di zolfo proveniente dalle forge dei nani sotterranei, di sterco di cavallo, di spezie stantie e del sudore acido di mille mercenari ammassati tra le mura.

​In questo calderone di razze e brutalità, Fuuka camminava come uno spettro di un altro mondo.

A ventitré anni, la sua bellezza era un'arma a doppio taglio in quelle terre occidentali. Non assomigliava alle donne locali, robuste e dalla pelle segnata dal freddo. Fuuka era una visione delle Terre dell'Estremo Oriente.

Era snella, con una costituzione ossea così delicata da sembrare fatta di vetro soffiato, eppure si muoveva con la grazia letale di un felino. I suoi capelli erano una cascata di seta nera, lucidi come l'ala di un corvo, lisci e pesanti, che le scendevano fino alla curva dei reni, ondeggiando a ogni passo. La sua pelle era di porcellana, priva di imperfezioni, un pallore lunare che risaltava contro il fango della strada.

I suoi occhi erano la sua caratteristica più inquietante e affascinante: mandorlati, allungati, con iridi così scure da confondersi con le pupille, pozzi di inchiostro liquido che sembravano assorbire la luce invece di rifletterla.

Indossava abiti che gridavano la sua estraneità: non cuoio o lana grezza, ma una tunica di seta color cremisi, stretta in vita da un'ampia fascia ricamata con fili d'oro raffiguranti dragoni, che enfatizzava la sua vita sottile e la curva modesta ma perfetta dei suoi fianchi. Sotto la seta, il movimento dei suoi piccoli seni era appena accennato, libero da corsetti, morbido e naturale.

​Mentre attraversava la piazza del mercato, sentiva gli sguardi incollati addosso. Un gruppo di nani smise di contrattare per fissarla. Un orco con zanne ingiallite si leccò le labbra rumorosamente. Fuuka teneva la mano destra nascosta nella manica larga della tunica, le dita serrate attorno a tre aghi d'argento intinti nel veleno di vipera del deserto. Era un'erborista, una curatrice, ma sapeva che in quel mondo la cura e la morte erano due facce della stessa moneta.

​Spinse la porta pesante della locanda "Il Grifone d'Oro". L'interno la investì con un'ondata di calore, rumore e odore di birra fermentata.

Fuuka si fece largo tra i tavoli. Voleva solo una stanza e un pasto caldo.

«Ehi, bambolina di seta...»

La voce era un grugnito basso, umido. Un mercenario umano, gigantesco, con il volto deturpato da cicatrici e l'alito che sapeva di cipolla marcia, le sbarrò la strada. Le sue mani erano unte di grasso di montone.

«Non ho mai fottuto una delle tue parti,» sghignazzò l'uomo, allungando una mano massiccia verso il petto di Fuuka. «Dicono che siete strette come...»

Fuuka stava per estrarre l'ago. I suoi muscoli si tesero sotto la seta.

​Ma un guanto d'acciaio lucidato a specchio si chiuse sul polso del mercenario, stritolandolo.

Si udì il rumore secco di ossa che scricchiolano. Il mercenario urlò, cadendo in ginocchio.

Dietro di lui si ergeva il Capitano Valerius.

Era l'immagine dell'ordine in quel caos. Alto, spalle larghe che riempivano la corazza della Guardia Reale, decorata con il leone rampante. Aveva i capelli biondo scuro tagliati corti, militari, e una mascella squadrata coperta da una barba curata. I suoi occhi erano di un azzurro ghiaccio, freddi e giudicanti.

«A Rocciaferro non si toccano le donne, feccia. A meno che non si voglia perdere la mano,» disse Valerius con voce calma, baritonale.

Scagliò via il mercenario come se fosse un sacco di stracci. Poi si voltò verso Fuuka.

L'espressione del Capitano cambiò. La durezza nei suoi occhi si sciolse in pura meraviglia.

«Perdonatelo, mia signora,» disse, togliendosi l'elmo. «Non siamo tutti bestie qui.»

Valerius la guardò con un'intensità maschile, diretta. I suoi occhi scivolarono sul collo lungo di Fuuka, sulla curva della seta rossa sul suo petto. Era un'attrazione rispettosa, ma potente.

«Vi ringrazio, Capitano,» rispose Fuuka, la voce melodiosa ma distante. «So difendermi, ma apprezzo il gesto.»

«Una donna come voi non dovrebbe doverlo fare,» insistette lui, facendole strada verso il bancone. «Siete... rara, qui. Molto rara.»

​La mattina seguente, Fuuka non si svegliò con il canto degli uccelli, ma con i pugni dei soldati alla sua porta.

«L'Erborista dell'Est! Aprite!»

Fuuka aprì, già vestita con la sua tunica migliore, color indaco scuro.

«Siete convocata alla Guglia d'Onice,» disse la guardia, senza guardarla in faccia. «Lady Lyra richiede la vostra presenza e quella delle vostre merci.»

Il nome fece scendere il silenzio nel corridoio della locanda. Lady Lyra. La consigliera arcana. Si diceva che fosse un'Elfa del Sangue esiliata dalle corti del nord per pratiche oscure, ma il Jarl di Rocciaferro non poteva fare a meno della sua magia.

​La Guglia d'Onice svettava sopra il castello, una torre di pietra nera e liscia.

Quando Fuuka fu introdotta nella camera privata di Lyra, l'atmosfera cambiò radicalmente.

Fuori c'era puzza e rumore. Qui dentro, c'era silenzio, penombra e un profumo inebriante di gelsomino notturno e ozono magico.

Il pavimento era coperto di tappeti di pelliccia bianca.

In fondo alla stanza, adagiata su una chaise longue di velluto viola, c'era Lady Lyra.

Era la creatura più bella e terrificante che Fuuka avesse mai visto.

Alta, statuaria, con una pelle così pallida da sembrare traslucida, quasi bluastra sotto la luce delle candele magiche. I suoi capelli erano lunghissimi, lisci, di un biondo platino quasi bianco, che le incorniciavano un viso dai tratti affilati, aristocratici. Le orecchie a punta, lunghe ed eleganti, erano adornate da catenelle d'argento e zaffiri.

Indossava una veste da incantatrice che lasciava poco all'immaginazione: velluto nero aperto sul davanti che scendeva fino ai piedi, rivelando gambe lunghe, perfette e nude. La scollatura era profonda, esponendo la curva piena e lattea dei suoi seni, su cui riposava un cristallo pulsante di luce viola.

​«Avvicinati, piccola straniera,» ordinò Lyra. La sua voce era come miele scuro, avvolgente e vibrante di potere.

Fuuka avanzò, tenendo la testa alta, ma sentendosi improvvisamente nuda sotto quello sguardo viola luminescente.

Lyra si alzò. Si muoveva senza rumore, fluttuando.

Girò intorno a Fuuka, annusando l'aria vicino al suo collo.

«Hai un odore diverso dagli umani di qui,» sussurrò Lyra, fermandosi dietro la schiena di Fuuka. «Niente sudore acido. Niente paura volgare. Profumi di loto, di tè verde... e di sangue di vipera.»

Lyra posò le mani sulle spalle di Fuuka. Le dita dell'elfa erano fredde, lunghe, con unghie laccate di nero.

Il contatto fece sussultare Fuuka.

«Rilassati,» sussurrò Lyra all'orecchio di Fuuka, le labbra che sfioravano il lobo. «Sono solo curiosa.»

​Le mani di Lyra scesero lentamente. Scivolarono dalla spalle lungo le braccia di Fuuka, poi risalirono sul davanti, sfiorando la seta della tunica proprio sopra i seni della ragazza orientale.

Fuuka trattenne il respiro. I suoi capezzoli si indurirono istantaneamente sotto la seta sottile per quel tocco freddo e proibito. Lyra se ne accorse. Sorrise contro il collo di Fuuka.

«Vedi? Il tuo corpo risponde alla mia magia prima ancora che la tua mente lo capisca.»

Lyra si spostò davanti a lei. Con un dito sollevò il mento di Fuuka, costringendola a guardarla negli occhi viola, ipnotici.

«Valerius ti ha salvata ieri sera, vero? Il nobile cane da guardia,» rise Lyra, una risata cristallina e crudele. «Lui vuole proteggerti, metterti in una gabbia dorata perché sei bella. Ma io...»

Lyra fece scivolare la mano giù, appoggiando il palmo piatto sul ventre di Fuuka, premendo leggermente verso il basso, verso il calore tra le sue gambe.

«...io voglio vedere cosa nascondi sotto questa seta e questi aghi, Fuuka. Voglio assaggiare la tua diversità.»

​Fuuka si sentì le gambe molli. C'era un potere in Lyra, una dominazione magica che rendeva difficile pensare. Il profumo dell'elfa le riempiva i polmoni, drogandola. Si sentiva preda.

«Cosa volete da me, Lady Lyra?» chiese Fuuka, la voce tremante ma ferma.

Lyra si staccò lentamente, lasciando una scia di freddo sulla pelle di Fuuka. Tornò a sedersi, accavallando le gambe nude con ostentata sensualità, mostrando l'interno coscia candido.

«Le tue pozioni sono utili. Ma tu... tu rimarrai qui, alla Guglia. Sarai la mia erborista personale. E forse...» Lyra si leccò il labbro inferiore, fissando la bocca di Fuuka, «...forse ti permetterò di insegnarmi i segreti dell'Oriente. A partire dal piacere.»

​Fuuka deglutì a vuoto, il cuore che batteva come un tamburo di guerra. Era intrappolata tra la forza bruta e sicura del Capitano e la ragnatela seducente e letale dell'Incantatrice. E la cosa peggiore era che, guardando Lyra sul trono, sentì un'umidità calda farsi strada tra le sue cosce, tradendo la sua stessa volontà.
di
scritto il
2026-01-20
7 0
visite
3
voti
valutazione
8.7
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Dolce resa

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.