Il Ritmo del Temporale

di
genere
masturbazione

Fuori la città è sparita sotto un muro di pioggia. I lampi squarciano il cielo livido e il tuono arriva subito dopo, un rombo basso che fa vibrare i vetri della mia stanza e, per simpatia, il vuoto che sento nel petto. Mi piace questo caos. Mi fa sentire autorizzata a scatenare il mio, di temporale.
​Mi sdraio sul letto, spingendo due cuscini sotto il sedere. Il bacino si solleva, esponendomi all'aria fresca della stanza, mentre io mi sento bollire. Ho tra le mani una boccetta di olio di mandorle dolci; ne verso un po' sul palmo e lo scaldo sfregando le mani. Il profumo è delicato, quasi innocente, in contrasto con quello che sto per fare.
​Appoggio le mani sulle cosce e le allargo, tirando le ginocchia verso l'esterno. Inizio a massaggiarmi, scendendo lentamente verso l'interno coscia. La pelle scivola sotto l'olio, ma il vero calore è tra le mie gambe. Quando le mie dita incontrano le grandi labbra, sono già inzuppata. La sensazione del fluido naturale che si mescola all'olio è densa, scivolosa, eccitante.
​Uso la mano sinistra per tendere la pelle, aprendo le piccole labbra. Vedo quasi con la mente la mia vulva: turgida, di un rosso acceso, che pulsa a ogni tuono. Con l'indice della destra inizio a sfiorare il clitoride. Non vado piano. Voglio sentire subito quella scossa elettrica. Il cappuccio scivola avanti e indietro e io inarco la schiena, mentre il primo dito entra.
​È un sospiro di sollievo. La vagina mi sembra un forno, le pareti mi stringono il dito con una fame che mi spaventa e mi esalta. Aggiungo il medio. La larghezza aumenta e sento la pelle tendersi. Inizio a spingere, non più con dolcezza, ma con un ritmo che imita la pioggia battente sui vetri. Dentro, fuori, profondo.
​Ma non mi basta. Voglio sentirmi piena, voglio che il piacere sia così vasto da non lasciarmi spazio per pensare.
​Inserisco anche l'anulare. Tre dita. L'ingresso oppone una piccola resistenza, un istante di tensione deliziosa, e poi si arrende. Ora la mia mano occupa tutto lo spazio. Sento le nocche che premono contro l'osso pubico e le punte delle dita che frugano dentro di me, cercando il fondo. Inizio a "scoparmi" con forza, usando il braccio come un pistone.
​Il suono è viscerale: un rumore umido, ritmico, quasi animalesco.
​Punto le tre dita verso l'alto, verso la pancia. Ad ogni spinta, premo con tutta la mia forza contro la parete anteriore. Il "vieni qui" diventa un comando. Sento il Punto G che si gonfia sotto i miei polpastrelli, una spugna di nervi che grida a ogni pressione. Il piacere non è più localizzato, è un'ondata di calore che mi risale lungo la colonna vertebrale, facendomi irrigidire i piedi.
​Un fulmine illumina la stanza a giorno. In quel secondo di luce bianca, accelero ancora. Le dita entrano ed escono frenetiche, spingendo fino a colpire il collo dell'utero, una pressione sorda che mi fa gemere forte. Con il pollice della stessa mano premo sul clitoride, schiacciandolo con un ritmo ossessivo.
​Sento che sta arrivando. Non è un'onda, è un uragano.
​I muscoli della mia vagina iniziano a dare piccoli morsi alle mie dita, contrazioni involontarie che cercano di trattenermi. Non mi fermo. Spingo ancora più forte, ignorando il bruciore muscolare nel braccio. La sensazione di dover esplodere diventa insopportabile. Inarco la schiena così tanto che solo la testa e i talloni toccano il letto.
​"Oddio... ora..."
​L'urlo mi esce strozzato mentre il mondo scompare. Le pareti interne collassano sulle mie dita in una serie di spasmi violenti e ritmici. Sento il cuore rimbombare nelle orecchie più forte del tuono. Il piacere è così acuto che per un attimo non respiro più, resto sospesa in quel vuoto elettrico mentre il calore mi invade ogni cellula.
​Le dita restano lì, sepolte dentro di me, mentre io tremo senza controllo. Il temporale fuori continua, ma il mio è appena finito, lasciandomi spossata, bagnata e finalmente in pace, nel silenzio profumato di pioggia e di me.
di
scritto il
2026-03-03
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