Ornella e Valeria

di
genere
dominazione

Il clic della serratura della porta di casa sancì il ritorno di Ornella alla sottomissione assoluta. Il suo uomo la attendeva nel salotto e, appena la vide, le ordinò di spogliarsi . Ornella lasciò cadere gli abiti e le calze sul pavimento, rimanendo completamente nuda. La sua nudità esponeva la linea geometrica della sutura e il sottile filo a cui era attaccato il vibratore in silicone.
«Scendi nel dungeon», comandò l'uomo, indicando la porta del seminterrato.
Ornella ubbidì, muovendosi a piedi nudi sui gradini freddi. Una volta al centro della stanza sotterranea, il padrone le impose di raccontare l'intera avventura vissuta con Valeria. Lei descrisse ogni singolo dettaglio: gli scatti nell'ufficio deserto, lo spogliarello forzato della collega e il travolgente orgasmo simultaneo, riportando fedelmente anche il rifiuto finale e il feticcio delle mutandine nascoste nella borsa. Eccitato dal racconto, l'uomo le afferrò la nuca e le penetrò la bocca con decisione, imponendole un ritmo serrato e godendo nel vederla sottomettersi in modo così totale, fino a raggiungere il culmine del piacere all'interno delle sue labbra.
Subito dopo, la fece stendere sul lettino, immobilizzandole gli arti con le cinghie di pelle. L'uomo si tese sopra il suo bacino e prese una coppia di lunghe pinze a becco sottile. Spingendole con cura dentro la cavità vaginale umida, cercò e agganciò il piccolo rubinetto d'arresto in plastica che Ornella aveva nascosto in profondità per sottrarlo alla vista. Una volta serrati i becchi metallici attorno al corpo del presidio, tirò indietro lo strumento con un movimento lento e calcolato. La trazione sfilò il tubicino flessibile all'esterno, provocando un dolore acuto che le stirò brutalmente i punti della sutura. Poi aprì il rubinetto e la vescica, rimasta forzatamente sigillata per ore, cominciò a svuotarsi immediatamente. Il flusso di urina accumulato defluì in modo continuo in un recipiente sotto il lettino, dandole finalmente un profondo sollievo fisico. Infine, si dedicò al piccolo vibratore in silicone nero che le aveva tormentato l'ano fin dal mattino: con una trazione costante lo estrasse lentamente dal corpo di Ornella, portando l'oggetto davanti al suo viso segnato dalla giornata intensa. «Lecca bene», ordinò l'uomo con voce ferma. Ornella, sebbene disgustata, aprì le labbra e tirò fuori la lingua, ubbidendo all'ordine perentorio. Subito dopo, lui ripose lo strumento nel lavandino per essere pulito e incrociò le braccia, fissando la donna ancora bloccata sul lettino. Il respiro di Ornella si stava gradualmente regolarizzando, mentre la luce del dungeon tagliava i contorni del suo corpo nudo, segnato dal doppio reticolo di punti che chiudeva la sua vulva.
«L'incontro di oggi con Valeria mi ha soddisfatto molto, e credo che sia piaciuto molto anche a te», esordì il padrone, mantenendo un tono di voce calmo ma perentorio. «Hai eseguito i miei ordini con la precisione che pretendo. Voglio che tu continui a coltivare questo rapporto in ufficio; la ossessione di Valeria per il tuo corpo è uno strumento utile. Tuttavia, per adesso non devi concederle alcuno spazio per un contatto fisico. L'ambiguità e la distanza devono rimanere assolute».
Ornella girò leggermente la testa verso di lui, ascoltando immobile sotto il vincolo delle cinghie.
«Domani mattina ti muoverai in modo differente», continuò l'uomo, camminando lentamente attorno al lettino. «Andrai in ufficio vestita in modo sobrio. Niente scollature o spacchi. Indosserai abiti formali e accollati, in modo da non stimolare ulteriormente Valeria con richiami visivi espliciti. Ma ricorderai la tua reale condizione: sarai completamente senza intimo sotto i vestiti, con la sacca per la raccolta delle urine regolarmente fissata alla coscia».
Il padrone si chinò leggermente su di lei, agganciando il suo sguardo lucido. «Per qualsiasi richiesta, invito o provocazione che Valeria ti farà da domani in poi, la tua regola sarà una sola: prendi tempo. Non rifiutare e non accettare nulla sul momento, usa una scusa, rimanda la risposta e riferisci immediatamente a me ogni singola parola. Sarò solo ed esclusivamente io a decidere cosa dovrai fare, come e quando. Chiaro?».
«Sì, padrone», sussurrò Ornella tra le labbra ancora umide, percependo il peso totale di quella regia remota che si estendeva su ogni interazione della sua vita professionale.
L'uomo ritenendosi soddisfatto, allungò la mano verso le fibbie di pelle e slacciò con calma le cinghie che le bloccavano i polsi e le caviglie, concedendole infine il permesso di alzarsi per andare a disinfettare la vulva e riposare, in vista della cena che lui stesso le aveva preparato.
«Mangiamo alle 9, ci vediamo dopo».

Il martedì mattina in ufficio si aprì sotto il segno di un netto contrasto rispetto al giorno prima. Ornella, seguendo alla lettera le disposizioni, si presentò all'open space indossando un completo eccezionalmente sobrio: un tailleur scuro dal taglio severo, completato da una camicia accollata fino all'ultimo bottone. Nessuno spacco, nessuna scollatura, nessun accenno visivo. Eppure, sotto quella corazza di assoluto rigore, la sua realtà intima rimaneva immutata: l'assoluta assenza di biancheria intima la esponeva al contatto diretto, la cucitura conteneva i tessuti modificati dal filler e la sacca di raccolta dell’urina era saldamente ancorata alla coscia destra.
Valeria non tardò a farsi viva. L'intensità della sessione fotografica notturna e lo spogliarello forzato del giorno prima l'avevano lasciata in uno stato di febbrile agitazione, e l'enigma del rifiuto finale di Ornella non aveva fatto che alimentare la sua ossessione e il desiderio di mettere le mani su quel corpo. Varcò l'area della postazione di Ornella a metà mattina, stringendo tra le mani una tazza di caffè, gli occhi accesi da un'aspettativa che svanì solo in parte non appena registrò il drastico cambio di abbigliamento della collega.
Si arrestò di fianco alla scrivania, appoggiandosi al bordo del pannello divisorio. Il suo sguardo scivolò sulla camicia abbottonata e sulla linea castigata del tailleur, tentando inutilmente di scorgere le forme turgide che dodici ore prima aveva fotografato nella penombra dell'ufficio vuoto.
«Buongiorno, Ornella», esordì Valeria, abbassando la voce per mantenere il consueto perimetro di riservatezza. Un sorriso tirato, quasi confuso, le comparve sulle labbra. «Caspita... oggi hai deciso di coprirti del tutto. Dopo ieri sera, mi aspettavo qualsiasi cosa tranne che vederti vestita come se dovessi partecipare a una cerimonia religiosa. Hai persino abbottonato il colletto fino al mento».
Ornella sollevò lo sguardo dallo schermo del computer, mantenendo un'espressione perfettamente neutra e distaccata, proprio come il suo uomo le aveva ordinato di fare. La totale immobilità del suo volto e la postura rigida sulla sedia accentuarono la sua chiusura.
«È un abbigliamento consono all'ufficio, Valeria», rispose Ornella, la voce piatta e priva di inflessioni emotive.
Valeria si sporse leggermente in avanti, riducendo la distanza e posando la tazza sul tavolo. La sua frustrazione, unita a un'eccitazione che non riusciva a dissimulare, emerse chiaramente nel tono del suo sussurro: «Non fare la fredda con me, non oggi. Ho passato la notte a guardare gli scatti di ieri sera. Sei un'opera d'arte, Ornella, e quel tuo modo di negarti all'ultimo secondo mi sta facendo letteralmente impazzire. Sotto questo tessuto scuro lo so che c'è lo stesso corpo caldo di ieri. Senti... stasera sono libera. Dimentica l'ufficio. Voglio portarti fuori, a cena, in quel posto discreto di cui ti parlavo. Solo io e te. Senza macchine fotografiche, senza regole. Voglio solo capire cosa nascondi dietro questa tua maschera di ghiaccio. Dimmi di sì, ti prego».
Le dita di Ornella rimasero sospese sulla tastiera. Sotto la scrivania, il contatto della pelle nuda delle cosce contro la sacca le ricordò il padrone che governava ogni suo respiro. La richiesta di Valeria era esplicita, un invito diretto a un incontro fisico che rompeva la distanza imposta.
Ricordando la regola ferrea del suo uomo — prendi tempo, non rifiutare e non accettare nulla sul momento, riferisci a me — Ornella inclinò appena la testa . Un millimetrico frammento di ambiguità le passò negli occhi lucidi mentre rispondeva alla collega:
«Oggi ho una giornata molto densa e diversi impegni da verificare, Valeria. Non posso darti una risposta adesso. Lasciami controllare i miei programmi nel pomeriggio; ti manderò un messaggio più tardi per farti sapere se è possibile».
La provocazione della ritenzione psicologica ottenne l'effetto sperato. Valeria contrasse le labbra, sospirando con evidente impazienza, ma il fatto che la porta non fosse completamente chiusa la costrinse a rimanere agganciata a quella speranza.
«Va bene... prenderò questo rinvio come un buon segno», rispose Valeria con il fiato corto, recuperando la tazza dal tavolo e facendo un passo indietro. «Ma non farmi aspettare troppo, Ornella. La tensione che mi metti addosso sta per diventare insostenibile».
Ornella non replicò. Guardò Valeria allontanarsi lungo il corridoio dell'open space, visibilmente scossa dall'incertezza. Non appena la collega fu fuori portata, Ornella sfilò lo smartphone dalla borsa e aprì l'applicazione di messaggistica per riferire al suo uomo, parola per parola, l'invito a cena ricevuto, attendendo immobile che la regia del suo padrone decidesse la mossa successiva. Ornella rimase immobile a fissare lo schermo dello smartphone, con il cuore che le batteva forte contro il petto costretto dal tessuto severo della camicia accollata. La risposta del suo uomo arrivò dopo pochi minuti, precisa, glaciale e definitiva. Il padrone non aveva alcuna intenzione di lasciare che Ornella gestisse quell'incontro da sola, né tantomeno voleva concedere a Valeria un appuntamento privato. Aveva deciso di prendere le redini del gioco, elevando la posta in gioco e trasformando l'ossessione della collega in un palcoscenico perfetto per la sua regia.
Comparve il suo messaggio sullo schermo di Ornella:
«Le risponderai che la cena si farà venerdì sera. In questo modo si potrà fare tardi e prolungare la serata senza la pressione del lavoro il giorno successivo. Ma le specificherai chiaramente una condizione non negoziabile: io ti accompagnerò. Desidero conoscerla di persona e guardarla negli occhi mentre ti osserva. Muoviti secondo queste disposizioni e vediamo la sua reazione.»
Ornella respirò lentamente, avvertendo la trazione della sacca sulla coscia. Mandò un breve messaggio di conferma al suo uomo, poi aprì la chat per scrivere a Valeria. Le sue dita digitavano con assoluta fermezza, traducendo in testo la volontà che la governava:
«Valeria, per stasera non mi è possibile, i miei impegni non me lo permettono. Però ho parlato con il mio compagno e abbiamo pensato che il momento ideale per vederci sia venerdì sera, così potremo fare tardi senza problemi per il lavoro il giorno dopo. Lui ci tiene molto ad accompagnarmi perché desidera conoscerti di persona. Fammi sapere se per te va bene, così blocchiamo la serata».
Inviato il messaggio, Ornella ripose il telefono nella borsa e tornò a concentrarsi sullo schermo del computer . Sapeva che Valeria, dal suo ufficio, avrebbe ricevuto quella risposta come una scarica elettrica: l'invito a due si era appena trasformato in un appuntamento a tre, un incontro apparentemente più formale e al tempo stesso molto ambiguo. In ogni caso, Valeria alla fine accettò.




Venerdì pomeriggio il sole stava ormai calando dietro i palazzi della città, proiettando lunghe ombre sulle vetrate dell'open space. Pochi minuti prima di spegnere il computer e abbandonare definitivamente la sua postazione, Ornella sfilò lo smartphone dalla borsa. Sotto la scrivania, la consueta presenza della sacca sulla coscia le ricordava la sua totale sottomissione, ma la sua mente era interamente concentrata sul passo successivo del piano orchestrato dal suo uomo.
Aprì la chat con Valeria e, muovendo le dita ferma sulla tastiera, le inviò un ultimo sms:
«Ci vediamo tra poco al ristorante. Ci tengo molto a questa serata. Ti chiedo un favore: vestiti in modo decisamente provocante, ma senza scadere nel volgare. Ci tengo davvero che tu faccia colpo sul mio compagno. Solo vedendoti così splendida, come ti vedo io, lui capirà perfettamente perché io ci tenga così tanto a te».
Inviato il messaggio, Ornella ripose il telefono. Quella formulazione — studiata nei minimi dettagli — instillava in Valeria una nuova, potentissima suggestione: l'idea che Ornella stesse in qualche modo "perorando la sua causa" davanti al suo compagno, giustificando così quell'attrazione reciproca che era nata tra i corridoi dell'ufficio.
Dall'altro lato dell’edificio, Valeria ricevette l'sms e la richiesta di Ornella cancellò ogni sua residua esitazione sul fatto di partecipare a una cena a tre. L'idea di dover superare l'esame del compagno, unita al desiderio di non deludere Ornella e di mostrare la propria carica seduttiva, la spinse a dedicare la massima cura alla scelta del proprio abbigliamento per la serata.
Nel frattempo, Ornella scivolò fuori dall’ufficio con il suo passo misurato, diretta verso casa. Lì l'attendeva la seconda parte degli ordini: svestirsi della sobria corazza da ufficio per farsi preparare dal suo uomo, pronta a indossare il vestito sexy che avrebbe completato la coreografia della serata.
L'abbigliamento selezionato per la cena con Valeria era studiato per spingere l'esposizione e la costrizione fisica di Ornella a livelli estremi, pur mimetizzandoli sotto un'apparenza sofisticata e impeccabile. Sopra, Ornella indossò una camicia nude look in finissimo velo di seta color carne, totalmente trasparente. Senza biancheria intima a fare da schermo, il tessuto si appiattiva direttamente sul petto, mettendo in totale ed evidente risalto il profilo geometrico dei capezzoli, bloccati nel loro turgore perenne. Sopra la camicia, mise una giacchina oversize. Il taglio ampio del blazer creava un contrasto perverso, poiché a ogni minimo movimento delle braccia i lembi si allargavano di lato, offrendo sprazzi continui della totale nudità.
Sotto, la scelta era caduta su un gonnellino a pieghe molto corto, che tagliava la coscia a metà. La totale assenza di biancheria intima lasciava la sua intimità priva di qualsiasi protezione fissa. La struttura fluida e fluttuante delle pieghe non offriva alcuna barriera: ogni passo e ogni spostamento d'aria rischiavano di rivelare i suoi segreti. Intorno alla vita, posizionato in modo da rimanere perfettamente mimetizzato e invisibile sotto il tessuto del gonnellino, mise un reggicalze nero. I suoi nastri elastici scendevano di poco agganciandosi a un paio di calze velate molto alte, che salivano fin quasi all'inguine. Questa particolare misura lasciava scoperta soltanto una sottile fessura di pelle nuda. La tensione dei corti tiranti manteneva il tessuto delle calze liscio e teso, senza che alcun gancio o rilievo metallico emergesse o potesse essere visto dall’esterno.
Il contrasto visivo tra l'ampiezza formale della giacca oversize, la trasparenza assoluta della camicia e la linea provocante del gonnellino corto trasformava il corpo di Ornella in un manifesto di pura esibizione, pronta a presentarsi all'appuntamento con Valeria sotto la guida del suo uomo…
Oltre al vestito, alla fine le venne ordinato di inserire il vibratore anale che tanto l’aveva fatta godere all’inizio della settimana.
scritto il
2026-06-14
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