La scoperta di Laura
di
Massimo FKR
genere
esibizionismo
Il racconto che segue prende spunto da "Il mio trentunesimo compleanno" di nebbiafitta che trovate qui sul sito. Leggetelo prima del mio, fa capire gli stati d'animo della protagonista.
La scoperta di Laura.
La mattina dopo in ufficio la cosa più difficile fu proprio quella di guardarli negli occhi... non ci riuscii per tutto il giorno. La giornata passò in un silenzio irreale, rotto soltanto dal ticchettio dei computer e dalle telefonate di lavoro. Lo spazio della stanza, solitamente così familiare, sembrava essersi rimpicciolito, saturo di una tensione invisibile ma opprimente. Gli sguardi non si incrociarono mai direttamente, eppure la percezione della loro presenza era costante, quasi fisica.
Mentre le ultime ore del venerdì pomeriggio volgevano al termine, quel silenzio pesante fu interrotto dal rumore di passi che si avvicinavano alla mia scrivania. Sandro si fermò a pochi centimetri da me, approfittando del fatto che Claudio fosse momentaneamente uscito dalla stanza. Si chinò leggermente, mantenendo una voce bassa ma ferma: "Goditi questo fine settimana con il tuo compagno, Laura. Rilassati e passalo in assoluta tranquillità, non ti cercheremo. Ma sappi che da lunedì le cose qui dentro cambieranno radicalmente. La prossima settimana sarà tutta un'altra storia".
Quelle parole, pronunciate con un sorriso accennato e un tono che non ammetteva repliche, mi lasciarono immobile davanti allo schermo del computer, mentre lui si allontanava per raccogliere le sue cose e lasciare l'ufficio.
Il fine settimana con il mio compagno, iniziato il venerdì sera con un abbraccio che avrebbe dovuto essere liberatorio, si trasformò in un incubo di silenzi e finzioni. Ogni volta che lui mi guardava negli occhi, mi sorrideva o mi chiedeva come fosse andata la settimana, il cuore mi accelerava per il panico. Ero terrorizzata dall'idea che un piccolo dettaglio – un'esitazione nella voce, uno sguardo troppo sfuggente o persino la tensione nei miei muscoli – potesse tradire il segreto di quella notte. I sensi di colpa mi logoravano dall'interno.
Il sabato mattina, tormentata dall’ansia, aspettai che il mio compagno entrasse in doccia per muovermi. Avevo assoluto bisogno di far sparire l’unica prova materiale di quella notte: il costume bianco. Andai in bagno con il cuore in gola, recuperai la mutandina e il reggiseno dal fondo del cesto dei panni sporchi dove li avevo nascosti e li portai di corsa nel lavandino della cucina. Il costume era ancora macchiato e imbrattato del loro sperma, ormai seccato. Sentendo l'acqua scorrere nella doccia, iniziai a lavarlo freneticamente a mano, strofinando il tessuto bianco con il sapone per cancellare ogni traccia e ogni odore. Appena finito, andai sul balcone e lo stesi al sole, sperando che si asciugasse in fretta.
Poco dopo, il mio compagno uscì dal bagno asciugandosi i capelli con un asciugamano. Si avvicinò alla finestra del balcone per guardare fuori e il suo sguardo cadde subito sul costume bianco steso ad asciugare. "E quello cos'è? Un regalo di compleanno?" chiese voltandosi verso di me con un sorriso curioso. "E come mai lo hai già lavato?"
Il panico mi assalì. Non avevo assolutamente il coraggio di dirgli la verità, né che quel regalo arrivasse dai miei colleghi di stanza. Così, cercando di sforzarmi a mantenere un tono di voce normale, mentii: "Regalo... si l'ho comprato io qualche giorno fa mi sono fatta un regalo, anche pensando a te. Lo sto lavando subito perché... sai come sono i capi nuovi, preferisco sempre dargli una sciaquata prima di metterli."
Lui aprì la finestra, si sporse e guardò più da vicino il tanga ancora umido, osservando il taglio molto alto e sgambato. I suoi occhi si accesero di un misto di sorpresa e desiderio. "Caspita, hai scelto un modello davvero... audace. È veramente molto bello. Senti, appena si asciuga con questo sole, ti prego, indossalo! Voglio proprio vedere come ti sta."
Nel primo pomeriggio, il tessuto si asciugò completamente. Il mio compagno lo staccò dai fili e rientrò in camera da letto: "È asciutto. Dai, vai a metterlo, sono davvero curioso". Andai in bagno, sfilai i vestiti e infilai il due pezzi. Tornai in camera a piedi scalzi. Il mio compagno era seduto sul bordo del letto e, appena mi vide entrare, i suoi occhi si spalancarono.
Il costume bianco creava un contrasto violentissimo con la mia pelle ancora poco abbronzata. Il reggiseno a triangolo basso copriva bene lateralmente, ma era così ridotto sopra da lasciar intravedere vistosamente la parte alta delle mie aureole. Il tanga brasiliano, molto alto sui fianchi e profondamente sgambato, metteva completamente in evidenza l'inizio dell'interno coscia e tagliava nettamente il sedere. A causa del taglio così spinto, la mia depilazione non bastava: i peli pubici fuoriuscivano vistosamente ai lati dello slip.
Il mio compagno si alzò, visibilmente eccitato. Si avvicinò, osservando i dettagli con uno sguardo complice: "Laura... ti sta da impazzire. Però... esce qualche pelo di lato e in mezzo alle gambe, è molto più sgambato di come sei abituata. Ti devi fare atti una bella depilazione, mi piacerebbe che li togliessi del tutto, così domani, domenica, andiamo al mare e puoi indossarlo subito in spiaggia".
Il giorno successivo, la domenica, andammo prestissimo in uno stabilimento a Maccarese e prendemmo una palma in prima fila, proprio vicino alla riva, con due lettini comodi posizionati all'ombra. Il sole di metà giugno picchiava già forte e la spiaggia ancora non era affollata. La sera prima, chiusa in bagno, avevo assecondato la richiesta del mio compagno e mi ero depilata minuziosamente in ogni punto, eliminando ogni singolo pelo. Mi ero eccitata a farlo, pensando a come sarei stata in spiaggia.
Il mio compagno si girò verso di me con un sorriso complice: "Allora? Dai, levati il vestito". Con il cuore in gola, sfilai lentamente mi spogliai. Appena rimasi in costume bianco, ebbi la sensazione di totale nudità: senza più i peli a fare da barriera, il tanga alto e sgambato metteva in risalto il mio pube e gran parte delle natiche.
"Mamma mia, Laura... sei uno spettacolo," sussurrò il mio compagno, guardandomi con desiderio.
Io, cercando di dissimulare la tensione, lo guardai e dissi: "Sono contenta che ti piaccia... sai, avevo davvero paura che lo ritenessi eccessivo, un po' troppo esagerato". Lui mi sorrise, rassicurandomi, poi mi prese per mano: "Ma ti pare? Ti sta da Dio.
Mi distesi a pancia in giù sul lettino, stringendo i pugni contro il tessuto dell'asciugamano per controllare il tremore leggero che mi attraversava le braccia. Sganciai i laccetti posteriori del reggiseno per evitare il segno dell'abbronzatura, lasciando che il mio seno nudo si schiacciasse contro il lettino.
Il mio compagno versò un’abbondante dose di crema solare sul palmo della mano e iniziò ad applicarla sulla mia schiena, scendendo lentamente verso i fianchi scoperti. Il contatto con le sue mani fresche mi diede un brivido immediato. Quando arrivò alla zona inferiore, le sue dita seguirono il taglio decisamente alto e sgambato del tanga brasiliano bianco, accarezzando la pelle liscissima che la depilazione totale della sera prima aveva reso estremamente sensibile.
Le sue mani si soffermarono con i palmi aperti sulle mie natiche, quasi interamente esposte alla luce limpida del mattino, massaggiando con insistenza la pelle liscia, anche in mezzo alle gambe. Sentii un calore intenso invadermi il basso ventre. Il mio corpo rispose da solo: inarcai leggermente la schiena verso l'alto, sollevando il sedere nudo e offrendolo ancora di più alle sue carezze, mentre la mia vagina cominciava a bagnarsi.
Il mio compagno non disse nulla nel percepire quel mio improvviso sussulto ma, lanciando un'occhiata furtiva da sotto il braccio, vidi che nel suo costume si era formata un'erezione potente, tesa e vigorosa, evidente segno di quanto quel gioco lo stesse eccitando.
Dopo qualche istante di quel silenzio carico di tensione, il mio compagno mi sfiorò la spalla. "Girati, Laura. Mettiti a pancia in su," disse con la voce decisamente più bassa e roca, mentre la sua potente erezione rimaneva fin troppo visibile nel costume.
Con il cuore che mi batteva all'impazzata, mi voltai sul lettino. Portai subito le mani al petto per reggere le coppe del reggiseno a triangolo basso, dato che i laccetti posteriori erano ancora sciolti. I miei movimenti fecero spostare leggermente il tessuto bianco, lasciando intravedere in modo ancora più evidente la parte alta delle mie aureole tese.
Lui si mise a cavalcioni sul bordo del lettino, versò altra crema sulle mani e iniziò a stenderla sul mio corpo, ripetendo l'operazione con la stessa meticolosa insistenza di prima. Cominciò dal collo, scendendo lungo le clavicole, per poi passare al pube.
Le sue dita scesero ancora, sfiorando i laccetti alti sui fianchi e poi triangolo anteriore dello slip. Contando sul fatto che a quell'ora del mattino c'erano ancora pochissime persone nello stabilimento si spinse oltre. Fece scivolare lentamente un dito sotto il bordo millimetrico del tessuto bianco.
Al contatto diretto con la mia pelle, trovò la mia vulva completamente bagnata e calda, tesa per l’eccitazione facendomi sussultare. Lui, forse frenato dal timore che qualcuno potesse comunque vederci, non ebbe il coraggio di continuare a toccarmi. Ritirò lentamente la mano, ma rimase fermo a cavalcioni accanto a me, con il fiato corto, limitandosi ad ammirare in silenzio il mio corpo esposto da quel costume bianco così provocante.
Quando ormai lo stabilimento era pieno e molte persone passeggiavano sul bagnasciuga,entrammo in acqua e nuotammo per una decina di minuti. Poi decidemmo di uscire. Mentre camminavamo per tornare verso la nostra palma, mi diedi un'occhiata veloce verso il basso e il cuore mi si fermò: il tessuto bianco del costume, una volta inzuppato e privo di fodera, era diventato quasi del tutto trasparente. Il reggiseno mostrava nitidamente l'intera aureola e i miei capezzoli, che spiccavano scuri sotto la stoffa bagnata. Davanti, il tessuto del tanga, aderendo alla pelle completamente depilata, lasciava intravedere chiaramente la forma e il colore della mia fica. Ero letteralmente nuda davanti a tutta la spiaggia affollata, mentre camminavo accanto al mio compagno che ancora credeva avessi comprato io quel costume.
Intanto lui non riusciva a distogliere gli occhi da me. Il suo sguardo scivolava continuamente dal mio seno, dove la stoffa bagnata e trasparente mostrava l'intera aureola e i capezzoli scuri, fino al triangolo dello slip che lasciava vedere chiaramente la forma della mia fica. Era visibilmente eccitato, colpito da quella audacia che non mi era mai appartenuta fino a quel momento.
Sentendo gli sguardi degli altri bagnanti addosso e accorgendosi della trasparenza totale del tessuto bagnato, mi strinse con decisione per la vita e, pur essendo visibilmente eccitato e turbato da quella visione, mi guidò con passo rapido attraverso la spiaggia affollata per riportarmi al riparo della nostra palma, lontano dagli occhi di tutti.
Appena raggiungemmo l’ombra, mi fece cenno di sedermi sul lettino. Rimase in piedi davanti a me, e guardandomi dall'alto cominciò a parlare:
"Laura..." mi disse, con la voce resa più bassa e roca dal desiderio, ma anche da una sfumatura di incredulità, "ma ti rendi conto che sei praticamente nuda? Si vede tutto, ma proprio tutto. Dimmi la verità... non ti senti un po' in imbarazzo a mostrarti così?"
Quelle parole mi fecero avvampare all'istante. Diventai rossa dalla vergogna, un calore improvviso mi salì dalle guance fino al collo. Lo guardai dal basso, con il cuore che mi martellava nel petto, e decisi di confessargli una verità che mi costava un imbarazzo tremendo: "Sì... mi vergogno da morire... mi sento mancare il respiro... però... sì, mi piace. Mi piace come mi guardi e mi piace questa sensazione".
Il mio compagno rimase a fissarmi per qualche istante, quasi cercando di decifrare quella nuova sfumatura di me che non aveva mai visto prima. L'eccitazione nel suo sguardo era evidente, mista a una punta di gelosia e curiosità che cercava di mascherare.
Si chinò leggermente verso di me, appoggiando le mani sulle mie ginocchia mentre ero seduta sul lettino, e mi guardò dritto negli occhi. "Senti, Laura... mi fa impazzire tutto questo, davvero. Ma questo tuo lato così esibizionista... è una cosa nuova o lo hai già mostrato in qualche altro luogo pubblico prima d’ora, o magari in ufficio quando non ci sono?"
Quella domanda mirata mi colpì come un pugno nello stomaco. Il cuore perse un battito e per un secondo temetti che il respiro mi si bloccasse in gola. La mia mente volò immediatamente a giovedì sera, alle mani di Claudio e Sandro, alle loro parole pesanti, al modo in cui mi avevano usata come un oggetto e a come, in fin dei conti, io avessi ceduto a quel gioco perverso proprio perché mossa da quell'istinto che ora stavo confessando al mio ragazzo. Ma soprattutto mi tornarono in mente le parole di Sandro del venerdì sera: "da lunedì le cose qui dentro cambieranno radicalmente".
Cercai di mantenere il controllo dei muscoli del viso, nonostante sentissi le guance bruciare ancora di più per la vergogna e la paura di essere scoperta.
"Ma che dici..." risposi, sforzandomi di ridere in modo leggero e un po' civettuolo, anche se la mia voce suonò leggermente tremante. "In ufficio ci vado vestita d'ordinanza, lo sai come sono rigida sul lavoro. E poi lì dentro ci sono solo Sandro e Claudio che sono due padri di famiglia sposati... mi morirei di vergogna. È una cosa che sento solo con te, perché mi fido... e forse questo costume così audace ha solo tirato fuori una parte di me che non sapevo di avere."
Il mio compagno continuava a guardarmi, visibilmente stimolato da quella svolta inaspettata nella nostra intimità. Le sue mani accarezzarono lentamente le mie cosce bagnate, risalendo lungo la sgambatura pronunciata del tanga bianco.
"Quindi è solo con me che ti viene questa voglia...", disse, con un sorriso complice che tradiva quanto l'idea lo stesse eccitando. Si avvicinò ancora di più, parlandomi a pochi centimetri dal viso: "Senti, ma allora... se ti piace così tanto questa sensazione, avresti il coraggio di uscire vestita davvero sexy quando siamo insieme in mezzo alla gente? Magari la prossima volta che andiamo a cena in un ristorante carino, o quando andiamo a ballare nel fine settimana? Qualcosa di molto provocante, che faccia girare tutti come oggi, ma sapendo che lo fai con me, per eccitarmi”.
La sua proposta mi fece fare un salto indietro con la mente. L'idea di espormi ancora, di essere guardata, toccata o desiderata in pubblico sotto gli occhi del mio compagno mi fece eccitare di nuovo.
"A un ristorante... o a ballare?" risposi, abbassando lo sguardo sul mio costume bianco ancora bagnato e trasparente. "Non lo so... mi farebbe battere il cuore a mille per la vergogna. Però... se ci sei tu a proteggermi, forse sì. Scegli tu l'abito, e io lo indosserò per te."
Il mio compagno mi baciò con passione, stringendomi forte sul lettino all'ombra della palma, entusiasta di questa apparente complicità. Io ricambiai il bacio, ma dentro di me sentivo il peso opprimente delle mie stesse bugie.
Il mio compagno, ormai del tutto sopraffatto dal desiderio e da quell'improvviso gioco di sguardi e trasparenze, si guardò intorno per assicurarsi che la nostra palma offrisse un minimo di riparo dalla passerella principale. Poi, con voce bassa e carica di aspettativa, mi fece un'altra richiesta.
"Girati, Laura. Mettiti a pancia in giù," mi disse, accarezzandomi la schiena. "E slacciati il reggiseno, toglilo del tutto. Voglio vedere come stai senza."
Mi voltai sul lettino, appoggiando il viso sulle braccia incrociate, e sciolsi i laccetti sottili del triangolo bianco. Sfilai la stoffa bagnata da sotto il petto, lasciando il mio seno completamente nudo a contatto con il tessuto dell'asciugamano. La schiena era interamente scoperta, e il taglio altissimo e sgambato del tanga brasiliano metteva in risalto la rotondità dei miei glutei, che spiccavano candidi sotto il sole di giugno.
Pensavo che si sarebbe sdraiato accanto a me, ma lui rimase in piedi ai piedi del lettino. Lo sentii muoversi, spostandosi verso il limite dell'ombra della palma, proprio sul confine con la spiaggia aperta.
"Ora fai una cosa," mi sussurrò, con un tono che oscillava tra l'eccitazione e il comando. "Allarga le gambe. Apri le cosce. Voglio mettermi lì, dove passa la gente sul bagnasciuga, e capire esattamente cosa si vede."
Quella richiesta mi fece mancare il respiro. Sentire quelle parole mi proiettò all'istante a tre sere prima, quando Sandro e Claudio mi parlavano come se fossi un manichino, studiando le mie forme e decidendo come usarmi. Ora il mio compagno mi chiedeva di fare lo stesso, di aprirmi davanti a lui mentre chiunque, camminando sulla riva, avrebbe potuto allungare l'occhio e intravedere la mia intimità completamente depilata che si stava bagnando e il retro del tanga sparire tra le natiche.
La vergogna mi infuocò la pelle, ma la scarica di adrenalina fu così violenta che il mio corpo obbedì quasi da solo. Lentamente, allargai le gambe sul lettino, aprendo le cosce e offrendo la mia nudità posteriore al suo sguardo.
Lo guardai da sotto il braccio: si era posizionato, a qualche metro da me sul bagnasciuga, fingendo di guardarsi intorno, ma i suoi occhi erano fissi tra le mie gambe aperte, rapiti da quella visione sfacciata. Rimanere in quella posizione, esposta in mezzo alla gente con il seno nudo e le gambe spalancate, scatenò dentro di me un'eccitazione improvvisa e incontrollabile. Il ricordo della sottomissione di giovedì si fuse con il brivido del presente. Sentii un calore intenso concentrarsi nel basso ventre e, completamente travolta da quel turbine di sensazioni, persi ogni freno inibitore. Portai una mano sotto il mio corpo, infilando le dita tra le cosce spalancate per toccarmi attraverso il tessuto del tanga.
Iniziai a darmi piacere lentamente, muovendo le dita con ritmo regolare sulla mia intimità ormai completamente bagnata, incurante del rischio di essere vista da chiunque passasse lungo il bagnasciuga. Il mio compagno, che mi osservava fisso dalla riva, notò immediatamente i movimenti della mia mano e la stoffa bianca che aderiva in modo totale, lasciando intravedere la forma e il colore delle mie piccole labbra tese dal piacere e il dito che affondava dentro.
Visibilmente scosso, tornò rapidamente e si chinò su di me, guardando a pochissimi centimetri le mie dita che continuavano a muoversi freneticamente sul sesso. Con il fiato corto e gli occhi sgranati per l'eccitazione e lo sconcerto, esclamò a bassa voce: "Mio Dio, Laura... ti stai toccando qui davanti a tutti... non avrei mai pensato che potessi arrivare a tanto, ti scoperei qui davanti a tutti”.
Le sue parole, anziché bloccarmi, aumentarono l'intensità dei miei movimenti. Continuai a darmi piacere sotto il suo sguardo rapito, stringendo i denti per non gridare, mentre la consapevolezza che l'indomani mattina sarei tornata in ufficio da Sandro e Claudio rendeva quell'orgasmo imminente ancora più torbido, proibito e inevitabile.
La scoperta di Laura.
La mattina dopo in ufficio la cosa più difficile fu proprio quella di guardarli negli occhi... non ci riuscii per tutto il giorno. La giornata passò in un silenzio irreale, rotto soltanto dal ticchettio dei computer e dalle telefonate di lavoro. Lo spazio della stanza, solitamente così familiare, sembrava essersi rimpicciolito, saturo di una tensione invisibile ma opprimente. Gli sguardi non si incrociarono mai direttamente, eppure la percezione della loro presenza era costante, quasi fisica.
Mentre le ultime ore del venerdì pomeriggio volgevano al termine, quel silenzio pesante fu interrotto dal rumore di passi che si avvicinavano alla mia scrivania. Sandro si fermò a pochi centimetri da me, approfittando del fatto che Claudio fosse momentaneamente uscito dalla stanza. Si chinò leggermente, mantenendo una voce bassa ma ferma: "Goditi questo fine settimana con il tuo compagno, Laura. Rilassati e passalo in assoluta tranquillità, non ti cercheremo. Ma sappi che da lunedì le cose qui dentro cambieranno radicalmente. La prossima settimana sarà tutta un'altra storia".
Quelle parole, pronunciate con un sorriso accennato e un tono che non ammetteva repliche, mi lasciarono immobile davanti allo schermo del computer, mentre lui si allontanava per raccogliere le sue cose e lasciare l'ufficio.
Il fine settimana con il mio compagno, iniziato il venerdì sera con un abbraccio che avrebbe dovuto essere liberatorio, si trasformò in un incubo di silenzi e finzioni. Ogni volta che lui mi guardava negli occhi, mi sorrideva o mi chiedeva come fosse andata la settimana, il cuore mi accelerava per il panico. Ero terrorizzata dall'idea che un piccolo dettaglio – un'esitazione nella voce, uno sguardo troppo sfuggente o persino la tensione nei miei muscoli – potesse tradire il segreto di quella notte. I sensi di colpa mi logoravano dall'interno.
Il sabato mattina, tormentata dall’ansia, aspettai che il mio compagno entrasse in doccia per muovermi. Avevo assoluto bisogno di far sparire l’unica prova materiale di quella notte: il costume bianco. Andai in bagno con il cuore in gola, recuperai la mutandina e il reggiseno dal fondo del cesto dei panni sporchi dove li avevo nascosti e li portai di corsa nel lavandino della cucina. Il costume era ancora macchiato e imbrattato del loro sperma, ormai seccato. Sentendo l'acqua scorrere nella doccia, iniziai a lavarlo freneticamente a mano, strofinando il tessuto bianco con il sapone per cancellare ogni traccia e ogni odore. Appena finito, andai sul balcone e lo stesi al sole, sperando che si asciugasse in fretta.
Poco dopo, il mio compagno uscì dal bagno asciugandosi i capelli con un asciugamano. Si avvicinò alla finestra del balcone per guardare fuori e il suo sguardo cadde subito sul costume bianco steso ad asciugare. "E quello cos'è? Un regalo di compleanno?" chiese voltandosi verso di me con un sorriso curioso. "E come mai lo hai già lavato?"
Il panico mi assalì. Non avevo assolutamente il coraggio di dirgli la verità, né che quel regalo arrivasse dai miei colleghi di stanza. Così, cercando di sforzarmi a mantenere un tono di voce normale, mentii: "Regalo... si l'ho comprato io qualche giorno fa mi sono fatta un regalo, anche pensando a te. Lo sto lavando subito perché... sai come sono i capi nuovi, preferisco sempre dargli una sciaquata prima di metterli."
Lui aprì la finestra, si sporse e guardò più da vicino il tanga ancora umido, osservando il taglio molto alto e sgambato. I suoi occhi si accesero di un misto di sorpresa e desiderio. "Caspita, hai scelto un modello davvero... audace. È veramente molto bello. Senti, appena si asciuga con questo sole, ti prego, indossalo! Voglio proprio vedere come ti sta."
Nel primo pomeriggio, il tessuto si asciugò completamente. Il mio compagno lo staccò dai fili e rientrò in camera da letto: "È asciutto. Dai, vai a metterlo, sono davvero curioso". Andai in bagno, sfilai i vestiti e infilai il due pezzi. Tornai in camera a piedi scalzi. Il mio compagno era seduto sul bordo del letto e, appena mi vide entrare, i suoi occhi si spalancarono.
Il costume bianco creava un contrasto violentissimo con la mia pelle ancora poco abbronzata. Il reggiseno a triangolo basso copriva bene lateralmente, ma era così ridotto sopra da lasciar intravedere vistosamente la parte alta delle mie aureole. Il tanga brasiliano, molto alto sui fianchi e profondamente sgambato, metteva completamente in evidenza l'inizio dell'interno coscia e tagliava nettamente il sedere. A causa del taglio così spinto, la mia depilazione non bastava: i peli pubici fuoriuscivano vistosamente ai lati dello slip.
Il mio compagno si alzò, visibilmente eccitato. Si avvicinò, osservando i dettagli con uno sguardo complice: "Laura... ti sta da impazzire. Però... esce qualche pelo di lato e in mezzo alle gambe, è molto più sgambato di come sei abituata. Ti devi fare atti una bella depilazione, mi piacerebbe che li togliessi del tutto, così domani, domenica, andiamo al mare e puoi indossarlo subito in spiaggia".
Il giorno successivo, la domenica, andammo prestissimo in uno stabilimento a Maccarese e prendemmo una palma in prima fila, proprio vicino alla riva, con due lettini comodi posizionati all'ombra. Il sole di metà giugno picchiava già forte e la spiaggia ancora non era affollata. La sera prima, chiusa in bagno, avevo assecondato la richiesta del mio compagno e mi ero depilata minuziosamente in ogni punto, eliminando ogni singolo pelo. Mi ero eccitata a farlo, pensando a come sarei stata in spiaggia.
Il mio compagno si girò verso di me con un sorriso complice: "Allora? Dai, levati il vestito". Con il cuore in gola, sfilai lentamente mi spogliai. Appena rimasi in costume bianco, ebbi la sensazione di totale nudità: senza più i peli a fare da barriera, il tanga alto e sgambato metteva in risalto il mio pube e gran parte delle natiche.
"Mamma mia, Laura... sei uno spettacolo," sussurrò il mio compagno, guardandomi con desiderio.
Io, cercando di dissimulare la tensione, lo guardai e dissi: "Sono contenta che ti piaccia... sai, avevo davvero paura che lo ritenessi eccessivo, un po' troppo esagerato". Lui mi sorrise, rassicurandomi, poi mi prese per mano: "Ma ti pare? Ti sta da Dio.
Mi distesi a pancia in giù sul lettino, stringendo i pugni contro il tessuto dell'asciugamano per controllare il tremore leggero che mi attraversava le braccia. Sganciai i laccetti posteriori del reggiseno per evitare il segno dell'abbronzatura, lasciando che il mio seno nudo si schiacciasse contro il lettino.
Il mio compagno versò un’abbondante dose di crema solare sul palmo della mano e iniziò ad applicarla sulla mia schiena, scendendo lentamente verso i fianchi scoperti. Il contatto con le sue mani fresche mi diede un brivido immediato. Quando arrivò alla zona inferiore, le sue dita seguirono il taglio decisamente alto e sgambato del tanga brasiliano bianco, accarezzando la pelle liscissima che la depilazione totale della sera prima aveva reso estremamente sensibile.
Le sue mani si soffermarono con i palmi aperti sulle mie natiche, quasi interamente esposte alla luce limpida del mattino, massaggiando con insistenza la pelle liscia, anche in mezzo alle gambe. Sentii un calore intenso invadermi il basso ventre. Il mio corpo rispose da solo: inarcai leggermente la schiena verso l'alto, sollevando il sedere nudo e offrendolo ancora di più alle sue carezze, mentre la mia vagina cominciava a bagnarsi.
Il mio compagno non disse nulla nel percepire quel mio improvviso sussulto ma, lanciando un'occhiata furtiva da sotto il braccio, vidi che nel suo costume si era formata un'erezione potente, tesa e vigorosa, evidente segno di quanto quel gioco lo stesse eccitando.
Dopo qualche istante di quel silenzio carico di tensione, il mio compagno mi sfiorò la spalla. "Girati, Laura. Mettiti a pancia in su," disse con la voce decisamente più bassa e roca, mentre la sua potente erezione rimaneva fin troppo visibile nel costume.
Con il cuore che mi batteva all'impazzata, mi voltai sul lettino. Portai subito le mani al petto per reggere le coppe del reggiseno a triangolo basso, dato che i laccetti posteriori erano ancora sciolti. I miei movimenti fecero spostare leggermente il tessuto bianco, lasciando intravedere in modo ancora più evidente la parte alta delle mie aureole tese.
Lui si mise a cavalcioni sul bordo del lettino, versò altra crema sulle mani e iniziò a stenderla sul mio corpo, ripetendo l'operazione con la stessa meticolosa insistenza di prima. Cominciò dal collo, scendendo lungo le clavicole, per poi passare al pube.
Le sue dita scesero ancora, sfiorando i laccetti alti sui fianchi e poi triangolo anteriore dello slip. Contando sul fatto che a quell'ora del mattino c'erano ancora pochissime persone nello stabilimento si spinse oltre. Fece scivolare lentamente un dito sotto il bordo millimetrico del tessuto bianco.
Al contatto diretto con la mia pelle, trovò la mia vulva completamente bagnata e calda, tesa per l’eccitazione facendomi sussultare. Lui, forse frenato dal timore che qualcuno potesse comunque vederci, non ebbe il coraggio di continuare a toccarmi. Ritirò lentamente la mano, ma rimase fermo a cavalcioni accanto a me, con il fiato corto, limitandosi ad ammirare in silenzio il mio corpo esposto da quel costume bianco così provocante.
Quando ormai lo stabilimento era pieno e molte persone passeggiavano sul bagnasciuga,entrammo in acqua e nuotammo per una decina di minuti. Poi decidemmo di uscire. Mentre camminavamo per tornare verso la nostra palma, mi diedi un'occhiata veloce verso il basso e il cuore mi si fermò: il tessuto bianco del costume, una volta inzuppato e privo di fodera, era diventato quasi del tutto trasparente. Il reggiseno mostrava nitidamente l'intera aureola e i miei capezzoli, che spiccavano scuri sotto la stoffa bagnata. Davanti, il tessuto del tanga, aderendo alla pelle completamente depilata, lasciava intravedere chiaramente la forma e il colore della mia fica. Ero letteralmente nuda davanti a tutta la spiaggia affollata, mentre camminavo accanto al mio compagno che ancora credeva avessi comprato io quel costume.
Intanto lui non riusciva a distogliere gli occhi da me. Il suo sguardo scivolava continuamente dal mio seno, dove la stoffa bagnata e trasparente mostrava l'intera aureola e i capezzoli scuri, fino al triangolo dello slip che lasciava vedere chiaramente la forma della mia fica. Era visibilmente eccitato, colpito da quella audacia che non mi era mai appartenuta fino a quel momento.
Sentendo gli sguardi degli altri bagnanti addosso e accorgendosi della trasparenza totale del tessuto bagnato, mi strinse con decisione per la vita e, pur essendo visibilmente eccitato e turbato da quella visione, mi guidò con passo rapido attraverso la spiaggia affollata per riportarmi al riparo della nostra palma, lontano dagli occhi di tutti.
Appena raggiungemmo l’ombra, mi fece cenno di sedermi sul lettino. Rimase in piedi davanti a me, e guardandomi dall'alto cominciò a parlare:
"Laura..." mi disse, con la voce resa più bassa e roca dal desiderio, ma anche da una sfumatura di incredulità, "ma ti rendi conto che sei praticamente nuda? Si vede tutto, ma proprio tutto. Dimmi la verità... non ti senti un po' in imbarazzo a mostrarti così?"
Quelle parole mi fecero avvampare all'istante. Diventai rossa dalla vergogna, un calore improvviso mi salì dalle guance fino al collo. Lo guardai dal basso, con il cuore che mi martellava nel petto, e decisi di confessargli una verità che mi costava un imbarazzo tremendo: "Sì... mi vergogno da morire... mi sento mancare il respiro... però... sì, mi piace. Mi piace come mi guardi e mi piace questa sensazione".
Il mio compagno rimase a fissarmi per qualche istante, quasi cercando di decifrare quella nuova sfumatura di me che non aveva mai visto prima. L'eccitazione nel suo sguardo era evidente, mista a una punta di gelosia e curiosità che cercava di mascherare.
Si chinò leggermente verso di me, appoggiando le mani sulle mie ginocchia mentre ero seduta sul lettino, e mi guardò dritto negli occhi. "Senti, Laura... mi fa impazzire tutto questo, davvero. Ma questo tuo lato così esibizionista... è una cosa nuova o lo hai già mostrato in qualche altro luogo pubblico prima d’ora, o magari in ufficio quando non ci sono?"
Quella domanda mirata mi colpì come un pugno nello stomaco. Il cuore perse un battito e per un secondo temetti che il respiro mi si bloccasse in gola. La mia mente volò immediatamente a giovedì sera, alle mani di Claudio e Sandro, alle loro parole pesanti, al modo in cui mi avevano usata come un oggetto e a come, in fin dei conti, io avessi ceduto a quel gioco perverso proprio perché mossa da quell'istinto che ora stavo confessando al mio ragazzo. Ma soprattutto mi tornarono in mente le parole di Sandro del venerdì sera: "da lunedì le cose qui dentro cambieranno radicalmente".
Cercai di mantenere il controllo dei muscoli del viso, nonostante sentissi le guance bruciare ancora di più per la vergogna e la paura di essere scoperta.
"Ma che dici..." risposi, sforzandomi di ridere in modo leggero e un po' civettuolo, anche se la mia voce suonò leggermente tremante. "In ufficio ci vado vestita d'ordinanza, lo sai come sono rigida sul lavoro. E poi lì dentro ci sono solo Sandro e Claudio che sono due padri di famiglia sposati... mi morirei di vergogna. È una cosa che sento solo con te, perché mi fido... e forse questo costume così audace ha solo tirato fuori una parte di me che non sapevo di avere."
Il mio compagno continuava a guardarmi, visibilmente stimolato da quella svolta inaspettata nella nostra intimità. Le sue mani accarezzarono lentamente le mie cosce bagnate, risalendo lungo la sgambatura pronunciata del tanga bianco.
"Quindi è solo con me che ti viene questa voglia...", disse, con un sorriso complice che tradiva quanto l'idea lo stesse eccitando. Si avvicinò ancora di più, parlandomi a pochi centimetri dal viso: "Senti, ma allora... se ti piace così tanto questa sensazione, avresti il coraggio di uscire vestita davvero sexy quando siamo insieme in mezzo alla gente? Magari la prossima volta che andiamo a cena in un ristorante carino, o quando andiamo a ballare nel fine settimana? Qualcosa di molto provocante, che faccia girare tutti come oggi, ma sapendo che lo fai con me, per eccitarmi”.
La sua proposta mi fece fare un salto indietro con la mente. L'idea di espormi ancora, di essere guardata, toccata o desiderata in pubblico sotto gli occhi del mio compagno mi fece eccitare di nuovo.
"A un ristorante... o a ballare?" risposi, abbassando lo sguardo sul mio costume bianco ancora bagnato e trasparente. "Non lo so... mi farebbe battere il cuore a mille per la vergogna. Però... se ci sei tu a proteggermi, forse sì. Scegli tu l'abito, e io lo indosserò per te."
Il mio compagno mi baciò con passione, stringendomi forte sul lettino all'ombra della palma, entusiasta di questa apparente complicità. Io ricambiai il bacio, ma dentro di me sentivo il peso opprimente delle mie stesse bugie.
Il mio compagno, ormai del tutto sopraffatto dal desiderio e da quell'improvviso gioco di sguardi e trasparenze, si guardò intorno per assicurarsi che la nostra palma offrisse un minimo di riparo dalla passerella principale. Poi, con voce bassa e carica di aspettativa, mi fece un'altra richiesta.
"Girati, Laura. Mettiti a pancia in giù," mi disse, accarezzandomi la schiena. "E slacciati il reggiseno, toglilo del tutto. Voglio vedere come stai senza."
Mi voltai sul lettino, appoggiando il viso sulle braccia incrociate, e sciolsi i laccetti sottili del triangolo bianco. Sfilai la stoffa bagnata da sotto il petto, lasciando il mio seno completamente nudo a contatto con il tessuto dell'asciugamano. La schiena era interamente scoperta, e il taglio altissimo e sgambato del tanga brasiliano metteva in risalto la rotondità dei miei glutei, che spiccavano candidi sotto il sole di giugno.
Pensavo che si sarebbe sdraiato accanto a me, ma lui rimase in piedi ai piedi del lettino. Lo sentii muoversi, spostandosi verso il limite dell'ombra della palma, proprio sul confine con la spiaggia aperta.
"Ora fai una cosa," mi sussurrò, con un tono che oscillava tra l'eccitazione e il comando. "Allarga le gambe. Apri le cosce. Voglio mettermi lì, dove passa la gente sul bagnasciuga, e capire esattamente cosa si vede."
Quella richiesta mi fece mancare il respiro. Sentire quelle parole mi proiettò all'istante a tre sere prima, quando Sandro e Claudio mi parlavano come se fossi un manichino, studiando le mie forme e decidendo come usarmi. Ora il mio compagno mi chiedeva di fare lo stesso, di aprirmi davanti a lui mentre chiunque, camminando sulla riva, avrebbe potuto allungare l'occhio e intravedere la mia intimità completamente depilata che si stava bagnando e il retro del tanga sparire tra le natiche.
La vergogna mi infuocò la pelle, ma la scarica di adrenalina fu così violenta che il mio corpo obbedì quasi da solo. Lentamente, allargai le gambe sul lettino, aprendo le cosce e offrendo la mia nudità posteriore al suo sguardo.
Lo guardai da sotto il braccio: si era posizionato, a qualche metro da me sul bagnasciuga, fingendo di guardarsi intorno, ma i suoi occhi erano fissi tra le mie gambe aperte, rapiti da quella visione sfacciata. Rimanere in quella posizione, esposta in mezzo alla gente con il seno nudo e le gambe spalancate, scatenò dentro di me un'eccitazione improvvisa e incontrollabile. Il ricordo della sottomissione di giovedì si fuse con il brivido del presente. Sentii un calore intenso concentrarsi nel basso ventre e, completamente travolta da quel turbine di sensazioni, persi ogni freno inibitore. Portai una mano sotto il mio corpo, infilando le dita tra le cosce spalancate per toccarmi attraverso il tessuto del tanga.
Iniziai a darmi piacere lentamente, muovendo le dita con ritmo regolare sulla mia intimità ormai completamente bagnata, incurante del rischio di essere vista da chiunque passasse lungo il bagnasciuga. Il mio compagno, che mi osservava fisso dalla riva, notò immediatamente i movimenti della mia mano e la stoffa bianca che aderiva in modo totale, lasciando intravedere la forma e il colore delle mie piccole labbra tese dal piacere e il dito che affondava dentro.
Visibilmente scosso, tornò rapidamente e si chinò su di me, guardando a pochissimi centimetri le mie dita che continuavano a muoversi freneticamente sul sesso. Con il fiato corto e gli occhi sgranati per l'eccitazione e lo sconcerto, esclamò a bassa voce: "Mio Dio, Laura... ti stai toccando qui davanti a tutti... non avrei mai pensato che potessi arrivare a tanto, ti scoperei qui davanti a tutti”.
Le sue parole, anziché bloccarmi, aumentarono l'intensità dei miei movimenti. Continuai a darmi piacere sotto il suo sguardo rapito, stringendo i denti per non gridare, mentre la consapevolezza che l'indomani mattina sarei tornata in ufficio da Sandro e Claudio rendeva quell'orgasmo imminente ancora più torbido, proibito e inevitabile.
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Valeria
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