Sottomessa (seconda parte)
di
Massimo FKR
genere
dominazione
La porta blindata del dungeon si chiuse con un rintocco pesante. Giù nel seminterrato Ornella rimase sola, isolata in un silenzio assoluto, mentre al piano di sopra l'appartamento accolse Marco e Valeria con la sua normalità ingannevole. Valeria camminava a fatica, con le gambe che le tremavano ancora da tutto quello che aveva appena subito. Aveva la mente svuotata e non riusciva a rendersi conto di come la sua vita normale fosse svanita nel giro di poche ore tra quelle mura.
Marco la guidò senza fretta lungo il corridoio della zona notte e si fermò davanti al bagno principale. Si voltò a guardarla, e poi le ordinò di andarsi a lavare con quel tono calmo che non ammetteva repliche, aggiungendo che voleva che si ripulisse da ogni traccia di questa giornata, dicendole di fare con calma e di raggiungerlo poi in salotto.
Valeria obbedì senza fiatare. Era grata di potersi rifugiare sotto l'acqua, ma sapeva bene che in quella casa ogni sua azione sarebbe ormai dipesa da lui. Entrò in bagno e si chiuse la porta alle spalle. Mentre la stanza si riempiva di vapore, cercò di calmarsi, lasciando che il getto caldo lavasse via i fluidi residui e la tensione muscolare.
Fuori da lì, intanto, Marco andò verso lo stereo in salotto. Con un tocco sul telefono fece partire una playlist di musica classica, piena di archi e percussioni profonde che veniva riprodotta anche nel dungeon. Giù al buio, la sonda acustica nel corpo di Ornella stava rispondendo a ogni singola nota…
Quando Valeria uscì dal bagno avvolta in un morbido accappatoio bianco, con i capelli umidi e il profumo di bagnoschiuma, tornò in salotto. Marco staccò gli occhi dal telefono e, con un clic, abbassò la musica fino a renderla un sussurro impercettibile sotto il silenzio della stanza, provocando una tregua improvvisa per il corpo di Ornella, i cui sensori avevano smesso di martellare le viscere.
Marco si alzò dal divano e si avvicinò a Valeria. Le accarezzò una guancia, godendosi la sua espressione sottomessa e ripulita, poi le parlò a voce bassa spiegandole che adesso sarebbero andati giù a liberare Ornella dalla sonda. Le porse poi una vestaglia di seta senza mai staccare gli occhi dai suoi.
Subito dopo, Marco afferrò la maniglia della porta blindata e la tirò a sé. Valeria lo seguì a passi corti, investita da un odore acre non appena scese i gradini. I faretti si accesero al minimo, illuminando la grande croce di Sant'Andrea dove Ornella era ancora bloccata, con la fronte appoggiata al cemento e il corpo bagnato di fluidi corporei e di sudore. Il ronzio della sonda anale cessò di colpo quando Marco la spense.
Con gesti rapidi, l'uomo slacciò i pesanti bracciali di cuoio che serravano i polsi e le caviglie di Ornella. Privato del supporto della croce, il corpo della donna cedette di schianto per la spossatezza. Marco la sorresse subito per il busto, guidando le sue gambe tremanti verso il tavolo inclinabile al centro della stanza. La fece stendere a pancia in su, lasciando il bacino esposto sotto la luce calda dei faretti.
Marco si mise di fronte a lei e, senza troppi riguardi, afferrò la base della sonda flessibile che sporgeva dall’ano e con un unico movimento deciso la tirò fuori. Ornella spalancò la bocca ed emise un gemito roco, mentre il bacino veniva scosso da un ultimo spasmo involontario.
Valeria, immobile a pochi centimetri dal tavolo, abbassò lo sguardo sul corpo nudo della collega. Senza più nulla a coprire la zona pelvica, vide per la prima volta con assoluta chiarezza l'intimità modificata di Ornella. Davanti ai suoi occhi si rivelò la fitta trama delle cuciture della fica. I punti di sutura, tesi e arrossati dallo sforzo della penetrazione con lo strap-on, serravano le grandi labbra, lasciando intravedere la carne turgida e la pelle infiammata per le trazioni subite. Una vampata di calore colpì il viso di Valeria, che realizzò con orrore la natura permanente e spietata delle modifiche a cui Ornella era stata sottomessa.
Marco rimase fermo a guardare la sua espressione sconvolta, poi spiegò con la solita voce calma il motivo di quel trattamento. Chiarì subito che quella non era una punizione, mentre sfiorava con la punta delle dita il bordo superiore delle cuciture di Ornella, ma che si trattava di una scelta della donna. Ornella aveva deciso di farsi cucire completamente la fica per poter esplorare l'estasi e godere solo attraverso altre pratiche, amplificando ogni altra sensazione del suo corpo.
Ornella, distesa sul legno, accennò un debole cenno col capo, confermando le parole di Marco con gli occhi lucidi e il respiro corto. Valeria ascoltava in silenzio, col cuore a mille davanti a quella spiegazione così lucida e priva di emozioni.
Le cose però non sarebbero restate sempre così, continuò Marco, studiando le reazioni di Valeria e ricordandole che i punti non erano eterni. Spiegò che Ornella sarebbe stata liberata verso la metà della settimana successiva, un passaggio necessario per permettere al suo corpo di avere liberamente il ciclo. Soltanto dopo la fine delle mestruazioni lui avrebbe deciso se richiuderla per altre tre settimane o lasciarla aperta. E a proposito di questo, Marco cambiò d'un tratto tono, guardando Valeria con severità e annunciandole che avendo lei colpito così duramente Ornella con il frustino, da quel momento e per tutta la giornata successiva sarebbe stata la sua ancella obbedendo a tutti i suoi ordini.
La sentenza risuonò come un verdetto inappellabile, ribaltando i rapporti di forza in un secondo. Valeria rimase immobile col fiato sospeso. Capì subito la trappola psicologica in cui Marco l'aveva attirata: il piacere e la foga con cui aveva colpito la collega si erano trasformati nello strumento della sua stessa sottomissione da cui non si sarebbe potuta sottrarre.
Sul tavolo, Ornella sollevò a fatica la testa. Nonostante la spossatezza degli orgasmi e le ore passate appesa, un sorriso sottile le tese gli angoli delle labbra. I suoi occhi si posarono su Valeria con un misto di compiacimento e rinnovato potere. Le cuciture della fica, per quanto tesa e arrossata, non diminuivano affatto la sua autorità.
Ornella si rivolse a Valeria con una voce che riacquistava una precisione fredda e tagliente tra le pareti di cemento del dungeon. Le disse che visto che non voleva essere frustata, ma che era stata così brava a impugnare il frustino contro di lei, d’ora in avanti avrebbe avuto modo di capire quanto lei fosse brava a usare la sua mano per aprirle fica e culo e tormentarle i capezzoli.
L’ordine e la promessa di quella sottomissione futura arrivarono come una scossa per Valeria. Il cuore riprese a martellarle nel petto, mentre il sapore amaro dell'umiliazione e dell'eccitazione repressa le riempiva la bocca. Ornella la fissò intensamente prima di proseguire, senza lasciarle il tempo di fiatare.
Aggiunse poi che visto che era così brava a lavorare il cazzo con la bocca, voleva verificare se fosse altrettanto brava a usare la lingua. Per questo, prima che lei andasse a fare la doccia, Valeria avrebbe dovuto pulire le cosce sporche di piscio e di quanto fuoriuscito dal culo, concludendo che se fosse stata brava, magari un giorno le avrebbe fatto leccare la sua fica quando riaperta.
Valeria abbassò lo sguardo sul tavolo di legno avanzando fino a trovarsi esattamente di fronte all'intimità esposta della sua amica. A quella distanza ravvicinata, l'odore aspro dei fluidi corporei, del piscio e dei residui fuoriusciti dall'ano di Ornella dopo le intense vibrazioni della sonda le tolsero quasi il respiro. Sotto lo sguardo vigile e severo di Marco, Valeria si piegò in avanti, appoggiò le mani tremanti sul bordo freddo del tavolo di legno per mantenere l'equilibrio, costringendosi a spingere il viso a pochi millimetri dalla pelle della sua nuova padrona. Ornella emise un sospiro profondo, allargando impercettibilmente le cosce per facilitarle il compito e rivendicare il suo totale potere. Valeria chiuse gli occhi per un istante, con un brivido di pura vergogna che le infiammò il collo e le orecchie, poi aprì le labbra e tese la lingua, iniziando a ripulire metodicamente dal basso ogni minima traccia dalle cosce fino ad arrivare alla zona anale di Ornella, assaporando l'asprezza dei fluidi.
Ornella si sollevò lentamente dal tavolo di legno, appoggiandosi con tutto il peso alle spalle di Valeria, che la sostenne con l'obbedienza silenziosa dovuta al suo nuovo ruolo di ancella. Brava Valeria, le disse, ci sai fare con la lingua. Con passi piccoli e ancora incerti per la spossatezza, le due donne si diressero verso il bagno privato, lasciandosi alle spalle lo sguardo compiaciuto di Marco.
Entrate nella stanza rivestita di piastrelle scure, Valeria regolò la temperatura dell'acqua e aiutò Ornella a entrare nel box doccia. Il getto tiepido lavò via i residui di sudore, ma l'impatto del liquido sulla pelle irritata fece contrarre i lineamenti della sua nuova padrona. Valeria rimase immobile, attendendo che Ornella finisse di lavarsi e le porgesse l'asciugamano per tamponarle il corpo bagnato.
Una volta fuori dalla doccia, Ornella si sdraiò sulla panca del bagno e indicò i flaconi disposti sul ripiano. Valeria prese per primo l'olio lenitivo. Versandosene poche gocce sui palmi per scaldarlo, iniziò ad applicarlo con estrema cura sulle natiche di Ornella, dove le strisce livide lasciate dalle cinque frustate della giornata stavano iniziando a gonfiarsi e ad arrossarsi. Ogni sfioramento leggero strappava a Ornella piccoli respiri affannosi. Subito dopo, Valeria passò alla crema idratante, stendendola metodicamente su tutto il resto del corpo nudo della collega.
Dopo averla fatta voltare, le mani di Valeria risalirono lungo il ventre fino a raggiungere il petto, e l'atmosfera nel bagno mutò radicalmente. Valeria poté finalmente toccare i capezzoli di Ornella, già turgidi e ultrasensibili per il filler. Spinta dal desiderio represso da tanto tempo, Valeria si chinò in avanti, stringendo la carne soda tra le dita e iniziando a succhiare e leccare i capezzoli con un ritmo caldo e profondo.
Ornella reclinò la testa di lato, chiudendo gli occhi. Un gemito prolungato le sfuggì dalle labbra mentre l'estasi ricominciava a montare nel suo basso ventre, nonostante la barriera tesa delle cuciture che le serravano la fica. Valeria continuava a tormentarla e a stimolarla senza sosta, assaporando il totale controllo che quel momento le concedeva sul corpo, finché Ornella, ansimando, non le afferrò i capelli, ordinandole bruscamente di smettere. Sono stanca ora, andiamo a dormire, disse voce ferma mentre si scostava Valeria di dosso con un gesto brusco. Si passò una mano tra i capelli ancora umidi della doccia e fissò Valeria dritta negli occhi, aggiungendo che il giorno seguente avrebbe dovuto essere a sua completa disposizione, completamente nuda.
Valeria avvertì un brivido freddo correrle lungo tutta la colonna vertebrale, seguito da una vampata di calore che le accese nuovamente le guance. L'idea di dover trascorrere l'intera giornata completamente priva di abiti, esposta non solo allo sguardo di Marco ma soprattutto al controllo totale e ai capricci della sua collega di ufficio, la faceva sentire minuscola, spogliata di ogni residua difesa. Eppure, incrociando lo sguardo di Ornella, rispose a voce bassa che sarebbe stata ai suoi ordini, abbassando la testa in segno di totale accettazione.
Uscite dal bagno, trovarono Marco ad attenderle nel corridoio in penombra. L'uomo squadrò le due donne con un'espressione di freddo compiacimento, notando subito l'atteggiamento remissivo di Valeria che camminava un passo dietro la sua padrona. Senza dire una parola, Marco tese la mano e slacciò il nodo della vestaglia di seta di Valeria, facendola scivolare a terra e lasciandola completamente nuda. Le disse che la cosa cominciava da quel momento, specificando che non ci sarebbero stati vestiti per lei finché fosse rimasta nella loro casa e che avrebbe dovuto tenere le gambe sempre leggermente aperte in modo che la fica fosse sempre visibile. Le ordinò poi di preparare il letto per Ornella nella stanza degli ospiti, stabilendo che lei avrebbe dovuto dormire sul tappeto ai piedi del letto, pronta a svegliarsi al minimo cenno della sua padrona. Non potrai toccarti a meno che non ti venga richiesto di farlo, concluse Marco augurandole la buona notte.
Marco la guidò senza fretta lungo il corridoio della zona notte e si fermò davanti al bagno principale. Si voltò a guardarla, e poi le ordinò di andarsi a lavare con quel tono calmo che non ammetteva repliche, aggiungendo che voleva che si ripulisse da ogni traccia di questa giornata, dicendole di fare con calma e di raggiungerlo poi in salotto.
Valeria obbedì senza fiatare. Era grata di potersi rifugiare sotto l'acqua, ma sapeva bene che in quella casa ogni sua azione sarebbe ormai dipesa da lui. Entrò in bagno e si chiuse la porta alle spalle. Mentre la stanza si riempiva di vapore, cercò di calmarsi, lasciando che il getto caldo lavasse via i fluidi residui e la tensione muscolare.
Fuori da lì, intanto, Marco andò verso lo stereo in salotto. Con un tocco sul telefono fece partire una playlist di musica classica, piena di archi e percussioni profonde che veniva riprodotta anche nel dungeon. Giù al buio, la sonda acustica nel corpo di Ornella stava rispondendo a ogni singola nota…
Quando Valeria uscì dal bagno avvolta in un morbido accappatoio bianco, con i capelli umidi e il profumo di bagnoschiuma, tornò in salotto. Marco staccò gli occhi dal telefono e, con un clic, abbassò la musica fino a renderla un sussurro impercettibile sotto il silenzio della stanza, provocando una tregua improvvisa per il corpo di Ornella, i cui sensori avevano smesso di martellare le viscere.
Marco si alzò dal divano e si avvicinò a Valeria. Le accarezzò una guancia, godendosi la sua espressione sottomessa e ripulita, poi le parlò a voce bassa spiegandole che adesso sarebbero andati giù a liberare Ornella dalla sonda. Le porse poi una vestaglia di seta senza mai staccare gli occhi dai suoi.
Subito dopo, Marco afferrò la maniglia della porta blindata e la tirò a sé. Valeria lo seguì a passi corti, investita da un odore acre non appena scese i gradini. I faretti si accesero al minimo, illuminando la grande croce di Sant'Andrea dove Ornella era ancora bloccata, con la fronte appoggiata al cemento e il corpo bagnato di fluidi corporei e di sudore. Il ronzio della sonda anale cessò di colpo quando Marco la spense.
Con gesti rapidi, l'uomo slacciò i pesanti bracciali di cuoio che serravano i polsi e le caviglie di Ornella. Privato del supporto della croce, il corpo della donna cedette di schianto per la spossatezza. Marco la sorresse subito per il busto, guidando le sue gambe tremanti verso il tavolo inclinabile al centro della stanza. La fece stendere a pancia in su, lasciando il bacino esposto sotto la luce calda dei faretti.
Marco si mise di fronte a lei e, senza troppi riguardi, afferrò la base della sonda flessibile che sporgeva dall’ano e con un unico movimento deciso la tirò fuori. Ornella spalancò la bocca ed emise un gemito roco, mentre il bacino veniva scosso da un ultimo spasmo involontario.
Valeria, immobile a pochi centimetri dal tavolo, abbassò lo sguardo sul corpo nudo della collega. Senza più nulla a coprire la zona pelvica, vide per la prima volta con assoluta chiarezza l'intimità modificata di Ornella. Davanti ai suoi occhi si rivelò la fitta trama delle cuciture della fica. I punti di sutura, tesi e arrossati dallo sforzo della penetrazione con lo strap-on, serravano le grandi labbra, lasciando intravedere la carne turgida e la pelle infiammata per le trazioni subite. Una vampata di calore colpì il viso di Valeria, che realizzò con orrore la natura permanente e spietata delle modifiche a cui Ornella era stata sottomessa.
Marco rimase fermo a guardare la sua espressione sconvolta, poi spiegò con la solita voce calma il motivo di quel trattamento. Chiarì subito che quella non era una punizione, mentre sfiorava con la punta delle dita il bordo superiore delle cuciture di Ornella, ma che si trattava di una scelta della donna. Ornella aveva deciso di farsi cucire completamente la fica per poter esplorare l'estasi e godere solo attraverso altre pratiche, amplificando ogni altra sensazione del suo corpo.
Ornella, distesa sul legno, accennò un debole cenno col capo, confermando le parole di Marco con gli occhi lucidi e il respiro corto. Valeria ascoltava in silenzio, col cuore a mille davanti a quella spiegazione così lucida e priva di emozioni.
Le cose però non sarebbero restate sempre così, continuò Marco, studiando le reazioni di Valeria e ricordandole che i punti non erano eterni. Spiegò che Ornella sarebbe stata liberata verso la metà della settimana successiva, un passaggio necessario per permettere al suo corpo di avere liberamente il ciclo. Soltanto dopo la fine delle mestruazioni lui avrebbe deciso se richiuderla per altre tre settimane o lasciarla aperta. E a proposito di questo, Marco cambiò d'un tratto tono, guardando Valeria con severità e annunciandole che avendo lei colpito così duramente Ornella con il frustino, da quel momento e per tutta la giornata successiva sarebbe stata la sua ancella obbedendo a tutti i suoi ordini.
La sentenza risuonò come un verdetto inappellabile, ribaltando i rapporti di forza in un secondo. Valeria rimase immobile col fiato sospeso. Capì subito la trappola psicologica in cui Marco l'aveva attirata: il piacere e la foga con cui aveva colpito la collega si erano trasformati nello strumento della sua stessa sottomissione da cui non si sarebbe potuta sottrarre.
Sul tavolo, Ornella sollevò a fatica la testa. Nonostante la spossatezza degli orgasmi e le ore passate appesa, un sorriso sottile le tese gli angoli delle labbra. I suoi occhi si posarono su Valeria con un misto di compiacimento e rinnovato potere. Le cuciture della fica, per quanto tesa e arrossata, non diminuivano affatto la sua autorità.
Ornella si rivolse a Valeria con una voce che riacquistava una precisione fredda e tagliente tra le pareti di cemento del dungeon. Le disse che visto che non voleva essere frustata, ma che era stata così brava a impugnare il frustino contro di lei, d’ora in avanti avrebbe avuto modo di capire quanto lei fosse brava a usare la sua mano per aprirle fica e culo e tormentarle i capezzoli.
L’ordine e la promessa di quella sottomissione futura arrivarono come una scossa per Valeria. Il cuore riprese a martellarle nel petto, mentre il sapore amaro dell'umiliazione e dell'eccitazione repressa le riempiva la bocca. Ornella la fissò intensamente prima di proseguire, senza lasciarle il tempo di fiatare.
Aggiunse poi che visto che era così brava a lavorare il cazzo con la bocca, voleva verificare se fosse altrettanto brava a usare la lingua. Per questo, prima che lei andasse a fare la doccia, Valeria avrebbe dovuto pulire le cosce sporche di piscio e di quanto fuoriuscito dal culo, concludendo che se fosse stata brava, magari un giorno le avrebbe fatto leccare la sua fica quando riaperta.
Valeria abbassò lo sguardo sul tavolo di legno avanzando fino a trovarsi esattamente di fronte all'intimità esposta della sua amica. A quella distanza ravvicinata, l'odore aspro dei fluidi corporei, del piscio e dei residui fuoriusciti dall'ano di Ornella dopo le intense vibrazioni della sonda le tolsero quasi il respiro. Sotto lo sguardo vigile e severo di Marco, Valeria si piegò in avanti, appoggiò le mani tremanti sul bordo freddo del tavolo di legno per mantenere l'equilibrio, costringendosi a spingere il viso a pochi millimetri dalla pelle della sua nuova padrona. Ornella emise un sospiro profondo, allargando impercettibilmente le cosce per facilitarle il compito e rivendicare il suo totale potere. Valeria chiuse gli occhi per un istante, con un brivido di pura vergogna che le infiammò il collo e le orecchie, poi aprì le labbra e tese la lingua, iniziando a ripulire metodicamente dal basso ogni minima traccia dalle cosce fino ad arrivare alla zona anale di Ornella, assaporando l'asprezza dei fluidi.
Ornella si sollevò lentamente dal tavolo di legno, appoggiandosi con tutto il peso alle spalle di Valeria, che la sostenne con l'obbedienza silenziosa dovuta al suo nuovo ruolo di ancella. Brava Valeria, le disse, ci sai fare con la lingua. Con passi piccoli e ancora incerti per la spossatezza, le due donne si diressero verso il bagno privato, lasciandosi alle spalle lo sguardo compiaciuto di Marco.
Entrate nella stanza rivestita di piastrelle scure, Valeria regolò la temperatura dell'acqua e aiutò Ornella a entrare nel box doccia. Il getto tiepido lavò via i residui di sudore, ma l'impatto del liquido sulla pelle irritata fece contrarre i lineamenti della sua nuova padrona. Valeria rimase immobile, attendendo che Ornella finisse di lavarsi e le porgesse l'asciugamano per tamponarle il corpo bagnato.
Una volta fuori dalla doccia, Ornella si sdraiò sulla panca del bagno e indicò i flaconi disposti sul ripiano. Valeria prese per primo l'olio lenitivo. Versandosene poche gocce sui palmi per scaldarlo, iniziò ad applicarlo con estrema cura sulle natiche di Ornella, dove le strisce livide lasciate dalle cinque frustate della giornata stavano iniziando a gonfiarsi e ad arrossarsi. Ogni sfioramento leggero strappava a Ornella piccoli respiri affannosi. Subito dopo, Valeria passò alla crema idratante, stendendola metodicamente su tutto il resto del corpo nudo della collega.
Dopo averla fatta voltare, le mani di Valeria risalirono lungo il ventre fino a raggiungere il petto, e l'atmosfera nel bagno mutò radicalmente. Valeria poté finalmente toccare i capezzoli di Ornella, già turgidi e ultrasensibili per il filler. Spinta dal desiderio represso da tanto tempo, Valeria si chinò in avanti, stringendo la carne soda tra le dita e iniziando a succhiare e leccare i capezzoli con un ritmo caldo e profondo.
Ornella reclinò la testa di lato, chiudendo gli occhi. Un gemito prolungato le sfuggì dalle labbra mentre l'estasi ricominciava a montare nel suo basso ventre, nonostante la barriera tesa delle cuciture che le serravano la fica. Valeria continuava a tormentarla e a stimolarla senza sosta, assaporando il totale controllo che quel momento le concedeva sul corpo, finché Ornella, ansimando, non le afferrò i capelli, ordinandole bruscamente di smettere. Sono stanca ora, andiamo a dormire, disse voce ferma mentre si scostava Valeria di dosso con un gesto brusco. Si passò una mano tra i capelli ancora umidi della doccia e fissò Valeria dritta negli occhi, aggiungendo che il giorno seguente avrebbe dovuto essere a sua completa disposizione, completamente nuda.
Valeria avvertì un brivido freddo correrle lungo tutta la colonna vertebrale, seguito da una vampata di calore che le accese nuovamente le guance. L'idea di dover trascorrere l'intera giornata completamente priva di abiti, esposta non solo allo sguardo di Marco ma soprattutto al controllo totale e ai capricci della sua collega di ufficio, la faceva sentire minuscola, spogliata di ogni residua difesa. Eppure, incrociando lo sguardo di Ornella, rispose a voce bassa che sarebbe stata ai suoi ordini, abbassando la testa in segno di totale accettazione.
Uscite dal bagno, trovarono Marco ad attenderle nel corridoio in penombra. L'uomo squadrò le due donne con un'espressione di freddo compiacimento, notando subito l'atteggiamento remissivo di Valeria che camminava un passo dietro la sua padrona. Senza dire una parola, Marco tese la mano e slacciò il nodo della vestaglia di seta di Valeria, facendola scivolare a terra e lasciandola completamente nuda. Le disse che la cosa cominciava da quel momento, specificando che non ci sarebbero stati vestiti per lei finché fosse rimasta nella loro casa e che avrebbe dovuto tenere le gambe sempre leggermente aperte in modo che la fica fosse sempre visibile. Le ordinò poi di preparare il letto per Ornella nella stanza degli ospiti, stabilendo che lei avrebbe dovuto dormire sul tappeto ai piedi del letto, pronta a svegliarsi al minimo cenno della sua padrona. Non potrai toccarti a meno che non ti venga richiesto di farlo, concluse Marco augurandole la buona notte.
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