L'ancella
di
Massimo FKR
genere
dominazione
Verso le tredici, approfittando dello svuotamento dell'open space per la pausa pranzo, Valeria si diresse verso l'ufficio di Ornella. Il corridoio era deserto e silenzioso. Appena varcata la soglia, la sua amica bloccò la porta interna e si voltò verso di lei scrutandola. Prima ancora di permetterle di parlare, le ordinò di avvicinarsi alla scrivania e di sollevare completamente la minigonna, voltandosi di spalle per mostrare lo stato del suo ano, ancora visibilmente gonfio e dolorante per la pressione prolungata del plug del giorno precedente. Ornella osservò la zona con attenzione per qualche istante dicendole: “Te lo sei proprio sfondato ieri…”
Subito dopo, le indicò la sedia di fronte alla scrivania, ordinandole di posizionarsi con le gambe ben aperte e le labbra della bocca semiaperte, una postura studiata per enfatizzare la sua totale sottomissione. Valeria obbedì, avvertendo il contatto diretto della pelle nuda contro la sedia e sforzandosi di mantenere la respirazione regolare nonostante il calore che le infiammava il viso.
Poi Ornella si piazzò direttamente alle sue spalle. Con gesti deliberati, sbottonò i primi bottoni della camicetta leggera di Valeria, allargando il tessuto per esporre il seno nudo, e iniziò a masturbarle con decisione la carne soda, stringendo e tirando i capezzoli che si irrigidirono all'istante. Mentre continuava la stimolazione dall'alto, Ornella le impartì un nuovo ordine a voce bassa, vicino all'orecchio: le disse di usare la mano sinistra per aprirsi le labbra della fica e, con le dita della destra, di iniziare a titillare il clitoride eretto.
Mentre Valeria eseguiva il comando, tormentandosi sotto la doppia stimolazione, Ornella le impose di raccontare nei minimi dettagli come fosse avvenuta la videochiamata della sera prima con Marco. Con la voce rotta e il respiro affannoso, Valeria confessò l'interezza del controllo subito tra le mura di casa: spiegò che Marco l'aveva costretta a mettersi in ginocchio sul letto, posizionata di spalle rispetto alla telecamera dello smartphone, e che da quella posizione umiliante le aveva ordinato di togliere e mettere il pesante plug in silicone per tantissime volte consecutive, tormentando e dilatando lo sfintere allo sfinimento prima di permetterle finalmente di godere toccandosi il clitoride, non prima di aver preso in bocca il plug.
Il ritmo della mano di Valeria si era fatto ormai incontrollabile, i muscoli delle gambe tesi nello spasmo imminente del piacere, quando le dita di Ornella si staccarono bruscamente dai suoi capezzoli.
"Fermati, Valeria. Copriti," ordinò Ornella, ritirandosi dietro la propria scrivania.
Valeria bloccò la mano destra a pochi millimetri dal clitoride infiammato, emettendo un gemito di pura frustrazione. Il corpo le tremava per l'orgasmo negato sul più bello, lasciandole una morsa di dolore sordo che andava a sommarsi alle pulsazioni dell'ano gonfio. Con le dita ancora scosse dal tremito, lasciò andare le piccole labbra e si raddrizzò sulla sedia, cercando di ricomporsi la camicetta aperta.
"Il tuo piacere per oggi finisce qui," continuò l’amica, incrociando le braccia sul petto. "Voglio che tu mantenga intatta tutta questa frustrazione. Domani pomeriggio verrai con me e Marco nello studio medico del nostro specialista di fiducia. È arrivato il momento di farmi scucire la fica."
Valeria sollevò lo sguardo, gli occhi sgranati, ascoltando le disposizioni.
"Tu sarai presente durante tutta l'operazione," spiegò Ornella con un sorriso sottile. "Dovrai assistere alla rimozione di ogni singola sutura. Spero sinceramente che il medico faccia un lavoro pulito e che non uscirà sangue. Il tuo compito sarà quello di stare accanto al lettino e prenderti cura della mia fica non appena il dottore avrà finito.”
Ornella si sporse leggermente in avanti, fissando Valeria dritto negli occhi "E ti dirò di più: se non ci saranno perdite di sangue con la rimozione dei punti, sarai proprio tu a farmi godere con la lingua."
Ornella fece una breve pausa per studiare l'effetto di quelle parole sul viso infiammato della ragazza, poi le anticipò lo step successivo: "E questo è solo l'inizio. Il sabato successivo, infatti, andremo tutti e tre a passare il week end nella nostra casa al mare. avremo modo di conoscerci meglio."
Valeria deglutì il groppo che le stringeva la gola, sentendo una scarica di ansia salirle dentro la pancia. Annuì debolmente in segno di totale sottomissione, conscia che il suo ruolo stava diventando sempre più profondo e totalizzante.
Il pomeriggio successivo, l'atmosfera asettica dello studio medico privato accolse i tre in un silenzio quasi irreale. Ornella si posizionò sul lettino ginecologico completamente nuda, le gambe divaricate e sollevate sui cosciali, offrendo la propria intimità alla luce cruda della lampada chirurgica. Valeria rimase in piedi di fianco a lei, con il fiato corto, mentre Marco osservava la scena poco distante con le braccia conserte.
Il medico si avvicinò con gli strumenti sterilizzati e iniziò a rimuovere i punti di sutura con estrema, deliberata lentezza. Valeria guardava con il cuore in gola, ma fortunatamente non si erano formate aderenze dolorose tra i tessuti. Al taglio degli ultimi nodi emersero soltanto pochissime gocce di sangue, che l’infermiera si affrettò a tamponare delicatamente con una garza sterile. Subito dopo, con un movimento fluido e preciso, il medico sfilò anche il catetere vescicale, lasciando la fica finalmente libera da ogni costrizione.
Il medico impose una sosta di una quindicina di minuti, necessaria per monitorare la reazione dei tessuti e accertarsi che non si verificassero perdite tardive dopo la rimozione dei punti. Durante questa attesa, ne approfittò per controllare accuratamente la situazione dei capezzoli e delle areole, che erano stati riempiti di filler per aumentarne la sporgenza. Il dottore manipolò la zona con decisione, tirandoli e stringendoli per valutare la consistenza del materiale inoculato, per poi invitare Marco a fare altrettanto. Marco si avvicinò e afferrò i capezzoli rigidi con le dita, ripetendo le pressioni con una forza che fece inarcare leggermente la schiena di Ornella. Sotto quel doppio trattamento, cominciò a eccitarsi visibilmente e a bagnarsi, secrezioni lucide che iniziarono a imperlare la fica appena scucita e a farla gonfiare, lasciandola però priva di qualsiasi traccia di sangue.
Rispettando la promessa fatta il giorno precedente in ufficio, Ornella si rivolse a Valeria un cenno con il capo.
Il medico e Marco fecero un passo indietro, lasciando lo spazio necessario alla fine del lettino ginecologico. Ornella disse a Valeria di spogliarsi e di accovacciarsi a gambe larghe di fronte e di usare la lingua per eccitarla.
Un’ondata di calore violento infiammò immediatamente il viso di Valeria, mentre le gambe le diventavano improvvisamente pesanti.
Più ancora della presenza del medico, fu lo sguardo dell'infermiera a farle vacillare ogni residua sicurezza. Era uno sguardo fermo, severo, privo di qualsiasi compassione. Valeria ebbe l'impressione che quella donna la stesse giudicando senza appello, come se davanti ai suoi occhi non ci fosse una persona in difficoltà, ma qualcuno che aveva volontariamente rinunciato al proprio pudore. Ancora più insopportabile fu accorgersi che il suo corpo non condivideva il rifiuto della sua mente: quella contraddizione la umiliò più di qualsiasi giudizio esterno. Per la prima volta intuì che il vero cambiamento non riguardava il suo corpo. Riguardava la sua mente. Ciò che pochi mesi prima le sarebbe sembrato inconcepibile stava diventando una realtà alla quale finiva, suo malgrado, per adattarsi. La vergogna rimaneva intatta, ma non bastava più a fermarla. Le sembrò di avanzare verso una zona oscura della propria vita, un territorio morale che non avrebbe mai immaginato di attraversare e che rischiava di trasformarla in una persona che non avrebbe più riconosciuto.
Con questi pensieri nella testa, Valeria si sfilò il vestito rimanendo completamente nuda e poi si sporse in avanti. Dopo aver appoggiato le mani sul lettino, iniziò a procedere molto lentamente alla stimolazione di Ornella usando la sola lingua, raccogliendo i primi umori dell'eccitazione sotto gli occhi attenti degli uomini e dell’infermiera presenti nella stanza.
Mentre Valeria continuava a muovere la lingua, la voce ferma di Marco risuonò nello studio, ordinandole di procedere molto lentamente. Marco le impose di calibrare ogni singolo movimento: doveva rallentare vistosamente ogni volta che sentiva l'eccitazione di Ornella crescere, prolungando l'attesa e il tormento della sua amica, per poi ricominciare da capo non appena il respiro di Ornella si fosse parzialmente regolarizzato.
Valeria obbedì subito, modificando il ritmo. Dentro di sé nacque un pensiero di desiderare che le decisioni continuassero a essere prese da altri. Finché erano gli altri a imporle cosa fare, poteva convincersi di non esserne davvero responsabile. Era un'illusione fragile, ma le permetteva di sopportare il peso di ciò che stava vivendo.
Ridusse i passaggi della lingua a sfioramenti impercettibili e calcolati, proprio mentre i muscoli del bacino di Ornella sussultavano sul lettino, costringendo entrambe a una snervante gestione del piacere sotto gli occhi attenti del medico, di Marco e dell’infermiera. Intanto Valeria stava realizzando che, cedendo poco alla volta la propria capacità di decidere, stava rinunciando anche a una parte della propria identità. Eppure quella rinuncia, per quanto dolorosa, le sembrava meno insopportabile del dover ammettere che alcune scelte ormai dipendevano anche da lei.
Questi pensieri fecero distrarre Valeria e, nonostante i ripetuti ordini di Marco di rallentare e fermarsi per prolungare l'attesa, lei continuò a sollecitare il clitoride di Ornella, finché la sua eccitazione divenne ad un certo punto ingestibile. La carne della sua fica, rimasta protetta e sigillata per settimane, rispondeva alle calde e metodiche leccate di Valeria con una sensibilità esasperata, quasi dolorosa nella sua intensità.
Il respiro di Ornella si ruppe in un sussulto roco quando la punta della lingua di Valeria si soffermò con precisione sulla base del clitoride, gonfio e privo di difese. Le pareti vaginali iniziarono a contrarsi in una serie di spasmi involontari e ritmici, chiaramente visibili ai due uomini che osservavano la scena dall'alto del lettino. Grandi gocce di umore lucido e denso presero a scivolare verso l’ano, bagnando anche il mento di Valeria, che continuava il suo lavoro con movimenti lenti ma inesorabili, premendo la lingua dal basso verso l'alto.
L'imminenza del culmine fu segnata da un irrigidimento totale del corpo di Ornella: le sue dita si serrarono attorno alle maniglie metalliche del lettino con una forza tale da far sbiancare le nocche, mentre le gambe, ancora divaricate e sollevate sui cosciali, presero a tremare vistosamente. Marco fece un cenno a Valeria di fermarsi, ma il meccanismo del piacere era ormai andato troppo avanti per essere bloccato.
Con un gemito acuto che risuonò contro le pareti dello studio medico, Ornella venne travolta da un orgasmo violento e profondo. Il suo bacino si sollevò di scatto di pochi centimetri dal lettino, mentre la vagina rilasciò un'ondata improvvisa e calda di secrezioni che Valeria cominciò a lappare via. Le pareti interne continuarono a pulsare e a stringersi a vuoto per diversi secondi, mentre il petto di Ornella saliva e scendeva in un respiro affannoso e disordinato, gli occhi spalancati e persi nel vuoto, completamente svuotata davanti a tutti i presenti.
Marco guardò Valeria con severità, facendo schioccare la lingua sul palato. "Non sei riuscita a smettere," disse, il tono freddo che non ammetteva repliche. "L'ordine era di portarla al limite senza farle superare la soglia dell'orgasmo. Peccato…hai perso una buona occasione per imparare. Ne terrò conto…”
Poi, l'uomo si voltò verso il medico e di nuovo verso Valeria, il cui viso era ancora bagnato dagli umori di Ornella e, soprattutto, con la fica completamente turgida e bagnata. "Il motivo per cui sei in questo studio oggi non era solo per festeggiare la riapertura di Ornella. Sei qui anche perché, a partire dal prossimo weekend nella casa al mare, lei comincerà a fare quanto ti ha promesso tempo fa."
Un brivido attraversò la schiena di Valeria. Ornella, che stava faticosamente regolarizzando il respiro sul lettino, tese le labbra in un sorriso compiaciuto, guardando la sua ancella con occhi ancora lucidi per il piacere appena provato.
Su ordine di Marco, Ornella si alzò dal lettino ginecologico, rivestendosi. Il medico, mantenendo lo stesso identico distacco professionale, si voltò verso Valeria: "Prego, si posizioni sul lettino."
Valeria, rossa in viso, obbedì con lo sguardo perso e movimenti incerti, il cuore che le batteva all'impazzata nel petto. Salì sul lettino e posizionò le gambe sui cosciali, mettendo in bella vista la sua fica gonfia e l’ano martoriato. Questa volta, però, l’infermiera e Marco non si limitarono a farla accomodare. Usando delle cinghie di pelle fissate alla struttura metallica del lettino, bloccarono saldamente i suoi polsi, le sue caviglie e l’addome. Valeria si ritrovò strettamente immobilizzata, totalmente impossibilitata a compiere qualsiasi movimento o a sottrarsi a ciò che stava per accadere.
Il medico infilò un paio di guanti in lattice e applicò con una cannula un abbondante quantità di gel lubrificante nell’ano ma non nella vagina, già abbondantemente lubrificata dalla masturbazione fatta ad Ornella. Così, senza preamboli, penetrò la vagina di Valeria prima con due, poi con tre dita, spingendo a fondo per testare i tessuti e la resistenza del canale. Valeria emise un gemito, ma il dottore non si fermò: sfilò la mano e, con la stessa decisione, penetrò l'ano, ancora dolente per il plug usato nei giorni passati. La ragazza tentò di inarcare la schiena contro il lettino, trattenuta solo dalle cinghie, mentre il medico allargava lo sfintere per saggiarne l'elasticità profonda.
A quel punto, il medico si scostò leggermente e si rivolse ad Ornella: "Bene, adesso tocca a lei, signora. Prego, la penetri prima con tre e poi con quattro dita e poi provi anche a introdurre l'intera mano a cuneo, sia nella vagina che nell'ano, così che io possa valutare la resistenza."
Ornella si infilò a sua volta un guanto di lattice e lo cosparse di lubrificante. Si avvicinò al lettino con passo lento e, fissando Valeria negli occhi, spinse con forza le dita all'interno della vagina di Valeria, premendo a fondo contro le pareti. Poi provò a penetrare due-tre volte il canale con la mano a cuneo, strappando alla ragazza un lamento acuto. Subito dopo, ripeté la stessa identica operazione nell’ano: inserì prima tre e poi quattro dita nel foro ancora congestionato e tentò di spingere la mano oltre lo sfintere di Valeria, impotente a causa delle cinghie.
Avendo verificato quanto la mano di Ornella riuscisse a penetrare nei due orifizi, il medico fece cenno alla donna di fermarsi. Si tolse i guanti e si diresse verso la scrivania per scrivere come procedere.
"I tessuti devono abituarsi gradualmente a volumi molto importanti," spiegò il dottore con precisione, rivolgendosi a Marco e Ornella. "Per ottenere questo risultato in totale sicurezza, la ragazza dovrà seguire un protocollo quotidiano e rigoroso, utilizzando dildo e/o plug di dimensioni sempre maggiori. Nello specifico, per la vagina suggerisco di iniziare per una settimana con un dildo dal diametro di 4 centimetri, per poi salire a 5 e successivamente a 6-7 centimetri nei mesi a venire. Per l'ano, data la situazione attuale, partiremo da un plug di 2,5 centimetri di diametro, procedendo poi a step successivi aumentando di 0,5 centimetri fino ad arrivare a 5-6. Ricordate però una regola tassativa per evitare lesioni: ogni strumento dovrà essere tenuto per almeno un’ora e essere sempre lo stesso per almeno una settimana, prima di poter passare alla dimensione più grande. La costanza e la gradualità sono fondamentali per allargare le pareti e rilassare i tessuti senza strappi. Fare ripetuti inserimenti, non solo tenerlo dentro, può aiutare.”
Aggiungendo un ultimo dettaglio di natura squisitamente fisiologica, il medico guardò Marco e Ornella prima di concludere: "Inoltre, suggerisco che Valeria abbia un orgasmo proprio mentre si procede con la penetrazione. Le contrazioni ritmiche e involontarie del culmine del piacere, insieme al rilassamento muscolare che ne consegue immediatamente dopo, faciliteranno notevolmente l'apertura e l'accomodamento dei tessuti, riducendo la resistenza e la percezione del dolore."
"Un suggerimento eccellente, dottore. Dobbiamo sfruttare le contrazioni." L'uomo si voltò verso Ornella."Voglio che tu ci provi adesso, prima ancora di uscire da qui," indicando il corpo immobilizzato della ragazza. "Inizia a fistarla, ma usa l'altra per stimolarle il clitoride e portarla all'orgasmo. Vediamo se l'eccitazione ti permetterà di aprirla meglio.”
Ornella versò altro gel lubrificante sul proprio guanto e si riposizionò tra le gambe divaricate della sua amica. Con la mano sinistra, iniziò a stimolare il clitoride eretto di Valeria con un ritmo rapido, mentre contemporaneamente univa le dita della destra per spingere con decisione l'intera mano all'interno della vagina. La stimolazione sul clitoride spinse il corpo della ragazza oltre ogni limite. Intrappolata dalle cinghie, Valeria sentì l'onda dell'orgasmo travolgerla ed esplose in un urlo disperato, mentre il suo bacino veniva scosso da una serie di contrazioni potentissime.
Sfruttando quell'istante di picco, Ornella impresse una spinta decisa nel tentativo di penetrarla completamente. Tuttavia, nonostante i fluidi e le pulsazioni, i tessuti della ragazza si rivelarono, come atteso, ancora troppo stretti: la mano si scontrò con una barriera muscolare invalicabile e non riuscì a entrare, fermandosi all’inizio delle nocche. L'intensità del piacere e del dolore provocato dalla forzatura produsse un effetto ulteriore: anche l'ano di Valeria si contrasse in modo parossistico. Lo sfintere subì uno spasmo talmente violento da congestionarsi del tutto, e quando l'orgasmo terminò e il corpo della ragazza ricadde esausto sul lettino, la zona anale appariva visibilmente gonfia, turgida e segnata da un vistoso colorito livido dovuto al trauma della contrazione forzata.
“Signorina Valeria, il mio consiglio tassativo è di avere pazienza e lasciare a riposo l'ano per più di qualche giorno. Non abbia fretta, vedrà che piano piano riuscirà a farsi aprire come meglio desidera. Non deve assolutamente introdurre nulla e fare una dieta semi liquida finché i tessuti non saranno completamente sfiammati…”
Il viso di Valeria divenne di un rosso acceso, fin quasi a bruciare. Mentre l'umiliazione di essere considerata la carnefice di se stessa la soffocava, un dubbio ancora più viscido e spaventoso iniziò a farsi strada nei suoi pensieri. Valeria si chiese, con un moto di puro panico interiore, se il medico non avesse involontariamente toccato una verità sepolta. Si domandò se non fosse davvero lei, in qualche recesso oscuro e malato della sua mente, a desiderare di essere così violata. L'idea che il suo corpo avesse risposto con un orgasmo così violento proprio mentre la mano tentava di farsi largo sembrava una prova d'accusa contro se stessa. Forse la sua non era solo paura; forse la sottomissione stava risvegliando un bisogno perverso di essere posseduta e torturata fino al limite estremo delle sue capacità fisiche. Le tornò in mente la spiegazione del medico sulla gradualità. Ogni nuovo passo doveva essere appena più impegnativo del precedente, lasciando al corpo il tempo di adattarsi. Fu allora che comprese che lo stesso principio sembrava valere anche per la sua mente. Ogni limite superato rendeva il successivo meno impensabile. Non perché smettesse di provarne vergogna, ma perché l'abitudine stava lentamente modificando ciò che considerava possibile. Era questa trasformazione silenziosa, più ancora degli eventi stessi, a farla vacillare.
E di nuovo ebbe la sensazione di umido tra le gambe…
Subito dopo, le indicò la sedia di fronte alla scrivania, ordinandole di posizionarsi con le gambe ben aperte e le labbra della bocca semiaperte, una postura studiata per enfatizzare la sua totale sottomissione. Valeria obbedì, avvertendo il contatto diretto della pelle nuda contro la sedia e sforzandosi di mantenere la respirazione regolare nonostante il calore che le infiammava il viso.
Poi Ornella si piazzò direttamente alle sue spalle. Con gesti deliberati, sbottonò i primi bottoni della camicetta leggera di Valeria, allargando il tessuto per esporre il seno nudo, e iniziò a masturbarle con decisione la carne soda, stringendo e tirando i capezzoli che si irrigidirono all'istante. Mentre continuava la stimolazione dall'alto, Ornella le impartì un nuovo ordine a voce bassa, vicino all'orecchio: le disse di usare la mano sinistra per aprirsi le labbra della fica e, con le dita della destra, di iniziare a titillare il clitoride eretto.
Mentre Valeria eseguiva il comando, tormentandosi sotto la doppia stimolazione, Ornella le impose di raccontare nei minimi dettagli come fosse avvenuta la videochiamata della sera prima con Marco. Con la voce rotta e il respiro affannoso, Valeria confessò l'interezza del controllo subito tra le mura di casa: spiegò che Marco l'aveva costretta a mettersi in ginocchio sul letto, posizionata di spalle rispetto alla telecamera dello smartphone, e che da quella posizione umiliante le aveva ordinato di togliere e mettere il pesante plug in silicone per tantissime volte consecutive, tormentando e dilatando lo sfintere allo sfinimento prima di permetterle finalmente di godere toccandosi il clitoride, non prima di aver preso in bocca il plug.
Il ritmo della mano di Valeria si era fatto ormai incontrollabile, i muscoli delle gambe tesi nello spasmo imminente del piacere, quando le dita di Ornella si staccarono bruscamente dai suoi capezzoli.
"Fermati, Valeria. Copriti," ordinò Ornella, ritirandosi dietro la propria scrivania.
Valeria bloccò la mano destra a pochi millimetri dal clitoride infiammato, emettendo un gemito di pura frustrazione. Il corpo le tremava per l'orgasmo negato sul più bello, lasciandole una morsa di dolore sordo che andava a sommarsi alle pulsazioni dell'ano gonfio. Con le dita ancora scosse dal tremito, lasciò andare le piccole labbra e si raddrizzò sulla sedia, cercando di ricomporsi la camicetta aperta.
"Il tuo piacere per oggi finisce qui," continuò l’amica, incrociando le braccia sul petto. "Voglio che tu mantenga intatta tutta questa frustrazione. Domani pomeriggio verrai con me e Marco nello studio medico del nostro specialista di fiducia. È arrivato il momento di farmi scucire la fica."
Valeria sollevò lo sguardo, gli occhi sgranati, ascoltando le disposizioni.
"Tu sarai presente durante tutta l'operazione," spiegò Ornella con un sorriso sottile. "Dovrai assistere alla rimozione di ogni singola sutura. Spero sinceramente che il medico faccia un lavoro pulito e che non uscirà sangue. Il tuo compito sarà quello di stare accanto al lettino e prenderti cura della mia fica non appena il dottore avrà finito.”
Ornella si sporse leggermente in avanti, fissando Valeria dritto negli occhi "E ti dirò di più: se non ci saranno perdite di sangue con la rimozione dei punti, sarai proprio tu a farmi godere con la lingua."
Ornella fece una breve pausa per studiare l'effetto di quelle parole sul viso infiammato della ragazza, poi le anticipò lo step successivo: "E questo è solo l'inizio. Il sabato successivo, infatti, andremo tutti e tre a passare il week end nella nostra casa al mare. avremo modo di conoscerci meglio."
Valeria deglutì il groppo che le stringeva la gola, sentendo una scarica di ansia salirle dentro la pancia. Annuì debolmente in segno di totale sottomissione, conscia che il suo ruolo stava diventando sempre più profondo e totalizzante.
Il pomeriggio successivo, l'atmosfera asettica dello studio medico privato accolse i tre in un silenzio quasi irreale. Ornella si posizionò sul lettino ginecologico completamente nuda, le gambe divaricate e sollevate sui cosciali, offrendo la propria intimità alla luce cruda della lampada chirurgica. Valeria rimase in piedi di fianco a lei, con il fiato corto, mentre Marco osservava la scena poco distante con le braccia conserte.
Il medico si avvicinò con gli strumenti sterilizzati e iniziò a rimuovere i punti di sutura con estrema, deliberata lentezza. Valeria guardava con il cuore in gola, ma fortunatamente non si erano formate aderenze dolorose tra i tessuti. Al taglio degli ultimi nodi emersero soltanto pochissime gocce di sangue, che l’infermiera si affrettò a tamponare delicatamente con una garza sterile. Subito dopo, con un movimento fluido e preciso, il medico sfilò anche il catetere vescicale, lasciando la fica finalmente libera da ogni costrizione.
Il medico impose una sosta di una quindicina di minuti, necessaria per monitorare la reazione dei tessuti e accertarsi che non si verificassero perdite tardive dopo la rimozione dei punti. Durante questa attesa, ne approfittò per controllare accuratamente la situazione dei capezzoli e delle areole, che erano stati riempiti di filler per aumentarne la sporgenza. Il dottore manipolò la zona con decisione, tirandoli e stringendoli per valutare la consistenza del materiale inoculato, per poi invitare Marco a fare altrettanto. Marco si avvicinò e afferrò i capezzoli rigidi con le dita, ripetendo le pressioni con una forza che fece inarcare leggermente la schiena di Ornella. Sotto quel doppio trattamento, cominciò a eccitarsi visibilmente e a bagnarsi, secrezioni lucide che iniziarono a imperlare la fica appena scucita e a farla gonfiare, lasciandola però priva di qualsiasi traccia di sangue.
Rispettando la promessa fatta il giorno precedente in ufficio, Ornella si rivolse a Valeria un cenno con il capo.
Il medico e Marco fecero un passo indietro, lasciando lo spazio necessario alla fine del lettino ginecologico. Ornella disse a Valeria di spogliarsi e di accovacciarsi a gambe larghe di fronte e di usare la lingua per eccitarla.
Un’ondata di calore violento infiammò immediatamente il viso di Valeria, mentre le gambe le diventavano improvvisamente pesanti.
Più ancora della presenza del medico, fu lo sguardo dell'infermiera a farle vacillare ogni residua sicurezza. Era uno sguardo fermo, severo, privo di qualsiasi compassione. Valeria ebbe l'impressione che quella donna la stesse giudicando senza appello, come se davanti ai suoi occhi non ci fosse una persona in difficoltà, ma qualcuno che aveva volontariamente rinunciato al proprio pudore. Ancora più insopportabile fu accorgersi che il suo corpo non condivideva il rifiuto della sua mente: quella contraddizione la umiliò più di qualsiasi giudizio esterno. Per la prima volta intuì che il vero cambiamento non riguardava il suo corpo. Riguardava la sua mente. Ciò che pochi mesi prima le sarebbe sembrato inconcepibile stava diventando una realtà alla quale finiva, suo malgrado, per adattarsi. La vergogna rimaneva intatta, ma non bastava più a fermarla. Le sembrò di avanzare verso una zona oscura della propria vita, un territorio morale che non avrebbe mai immaginato di attraversare e che rischiava di trasformarla in una persona che non avrebbe più riconosciuto.
Con questi pensieri nella testa, Valeria si sfilò il vestito rimanendo completamente nuda e poi si sporse in avanti. Dopo aver appoggiato le mani sul lettino, iniziò a procedere molto lentamente alla stimolazione di Ornella usando la sola lingua, raccogliendo i primi umori dell'eccitazione sotto gli occhi attenti degli uomini e dell’infermiera presenti nella stanza.
Mentre Valeria continuava a muovere la lingua, la voce ferma di Marco risuonò nello studio, ordinandole di procedere molto lentamente. Marco le impose di calibrare ogni singolo movimento: doveva rallentare vistosamente ogni volta che sentiva l'eccitazione di Ornella crescere, prolungando l'attesa e il tormento della sua amica, per poi ricominciare da capo non appena il respiro di Ornella si fosse parzialmente regolarizzato.
Valeria obbedì subito, modificando il ritmo. Dentro di sé nacque un pensiero di desiderare che le decisioni continuassero a essere prese da altri. Finché erano gli altri a imporle cosa fare, poteva convincersi di non esserne davvero responsabile. Era un'illusione fragile, ma le permetteva di sopportare il peso di ciò che stava vivendo.
Ridusse i passaggi della lingua a sfioramenti impercettibili e calcolati, proprio mentre i muscoli del bacino di Ornella sussultavano sul lettino, costringendo entrambe a una snervante gestione del piacere sotto gli occhi attenti del medico, di Marco e dell’infermiera. Intanto Valeria stava realizzando che, cedendo poco alla volta la propria capacità di decidere, stava rinunciando anche a una parte della propria identità. Eppure quella rinuncia, per quanto dolorosa, le sembrava meno insopportabile del dover ammettere che alcune scelte ormai dipendevano anche da lei.
Questi pensieri fecero distrarre Valeria e, nonostante i ripetuti ordini di Marco di rallentare e fermarsi per prolungare l'attesa, lei continuò a sollecitare il clitoride di Ornella, finché la sua eccitazione divenne ad un certo punto ingestibile. La carne della sua fica, rimasta protetta e sigillata per settimane, rispondeva alle calde e metodiche leccate di Valeria con una sensibilità esasperata, quasi dolorosa nella sua intensità.
Il respiro di Ornella si ruppe in un sussulto roco quando la punta della lingua di Valeria si soffermò con precisione sulla base del clitoride, gonfio e privo di difese. Le pareti vaginali iniziarono a contrarsi in una serie di spasmi involontari e ritmici, chiaramente visibili ai due uomini che osservavano la scena dall'alto del lettino. Grandi gocce di umore lucido e denso presero a scivolare verso l’ano, bagnando anche il mento di Valeria, che continuava il suo lavoro con movimenti lenti ma inesorabili, premendo la lingua dal basso verso l'alto.
L'imminenza del culmine fu segnata da un irrigidimento totale del corpo di Ornella: le sue dita si serrarono attorno alle maniglie metalliche del lettino con una forza tale da far sbiancare le nocche, mentre le gambe, ancora divaricate e sollevate sui cosciali, presero a tremare vistosamente. Marco fece un cenno a Valeria di fermarsi, ma il meccanismo del piacere era ormai andato troppo avanti per essere bloccato.
Con un gemito acuto che risuonò contro le pareti dello studio medico, Ornella venne travolta da un orgasmo violento e profondo. Il suo bacino si sollevò di scatto di pochi centimetri dal lettino, mentre la vagina rilasciò un'ondata improvvisa e calda di secrezioni che Valeria cominciò a lappare via. Le pareti interne continuarono a pulsare e a stringersi a vuoto per diversi secondi, mentre il petto di Ornella saliva e scendeva in un respiro affannoso e disordinato, gli occhi spalancati e persi nel vuoto, completamente svuotata davanti a tutti i presenti.
Marco guardò Valeria con severità, facendo schioccare la lingua sul palato. "Non sei riuscita a smettere," disse, il tono freddo che non ammetteva repliche. "L'ordine era di portarla al limite senza farle superare la soglia dell'orgasmo. Peccato…hai perso una buona occasione per imparare. Ne terrò conto…”
Poi, l'uomo si voltò verso il medico e di nuovo verso Valeria, il cui viso era ancora bagnato dagli umori di Ornella e, soprattutto, con la fica completamente turgida e bagnata. "Il motivo per cui sei in questo studio oggi non era solo per festeggiare la riapertura di Ornella. Sei qui anche perché, a partire dal prossimo weekend nella casa al mare, lei comincerà a fare quanto ti ha promesso tempo fa."
Un brivido attraversò la schiena di Valeria. Ornella, che stava faticosamente regolarizzando il respiro sul lettino, tese le labbra in un sorriso compiaciuto, guardando la sua ancella con occhi ancora lucidi per il piacere appena provato.
Su ordine di Marco, Ornella si alzò dal lettino ginecologico, rivestendosi. Il medico, mantenendo lo stesso identico distacco professionale, si voltò verso Valeria: "Prego, si posizioni sul lettino."
Valeria, rossa in viso, obbedì con lo sguardo perso e movimenti incerti, il cuore che le batteva all'impazzata nel petto. Salì sul lettino e posizionò le gambe sui cosciali, mettendo in bella vista la sua fica gonfia e l’ano martoriato. Questa volta, però, l’infermiera e Marco non si limitarono a farla accomodare. Usando delle cinghie di pelle fissate alla struttura metallica del lettino, bloccarono saldamente i suoi polsi, le sue caviglie e l’addome. Valeria si ritrovò strettamente immobilizzata, totalmente impossibilitata a compiere qualsiasi movimento o a sottrarsi a ciò che stava per accadere.
Il medico infilò un paio di guanti in lattice e applicò con una cannula un abbondante quantità di gel lubrificante nell’ano ma non nella vagina, già abbondantemente lubrificata dalla masturbazione fatta ad Ornella. Così, senza preamboli, penetrò la vagina di Valeria prima con due, poi con tre dita, spingendo a fondo per testare i tessuti e la resistenza del canale. Valeria emise un gemito, ma il dottore non si fermò: sfilò la mano e, con la stessa decisione, penetrò l'ano, ancora dolente per il plug usato nei giorni passati. La ragazza tentò di inarcare la schiena contro il lettino, trattenuta solo dalle cinghie, mentre il medico allargava lo sfintere per saggiarne l'elasticità profonda.
A quel punto, il medico si scostò leggermente e si rivolse ad Ornella: "Bene, adesso tocca a lei, signora. Prego, la penetri prima con tre e poi con quattro dita e poi provi anche a introdurre l'intera mano a cuneo, sia nella vagina che nell'ano, così che io possa valutare la resistenza."
Ornella si infilò a sua volta un guanto di lattice e lo cosparse di lubrificante. Si avvicinò al lettino con passo lento e, fissando Valeria negli occhi, spinse con forza le dita all'interno della vagina di Valeria, premendo a fondo contro le pareti. Poi provò a penetrare due-tre volte il canale con la mano a cuneo, strappando alla ragazza un lamento acuto. Subito dopo, ripeté la stessa identica operazione nell’ano: inserì prima tre e poi quattro dita nel foro ancora congestionato e tentò di spingere la mano oltre lo sfintere di Valeria, impotente a causa delle cinghie.
Avendo verificato quanto la mano di Ornella riuscisse a penetrare nei due orifizi, il medico fece cenno alla donna di fermarsi. Si tolse i guanti e si diresse verso la scrivania per scrivere come procedere.
"I tessuti devono abituarsi gradualmente a volumi molto importanti," spiegò il dottore con precisione, rivolgendosi a Marco e Ornella. "Per ottenere questo risultato in totale sicurezza, la ragazza dovrà seguire un protocollo quotidiano e rigoroso, utilizzando dildo e/o plug di dimensioni sempre maggiori. Nello specifico, per la vagina suggerisco di iniziare per una settimana con un dildo dal diametro di 4 centimetri, per poi salire a 5 e successivamente a 6-7 centimetri nei mesi a venire. Per l'ano, data la situazione attuale, partiremo da un plug di 2,5 centimetri di diametro, procedendo poi a step successivi aumentando di 0,5 centimetri fino ad arrivare a 5-6. Ricordate però una regola tassativa per evitare lesioni: ogni strumento dovrà essere tenuto per almeno un’ora e essere sempre lo stesso per almeno una settimana, prima di poter passare alla dimensione più grande. La costanza e la gradualità sono fondamentali per allargare le pareti e rilassare i tessuti senza strappi. Fare ripetuti inserimenti, non solo tenerlo dentro, può aiutare.”
Aggiungendo un ultimo dettaglio di natura squisitamente fisiologica, il medico guardò Marco e Ornella prima di concludere: "Inoltre, suggerisco che Valeria abbia un orgasmo proprio mentre si procede con la penetrazione. Le contrazioni ritmiche e involontarie del culmine del piacere, insieme al rilassamento muscolare che ne consegue immediatamente dopo, faciliteranno notevolmente l'apertura e l'accomodamento dei tessuti, riducendo la resistenza e la percezione del dolore."
"Un suggerimento eccellente, dottore. Dobbiamo sfruttare le contrazioni." L'uomo si voltò verso Ornella."Voglio che tu ci provi adesso, prima ancora di uscire da qui," indicando il corpo immobilizzato della ragazza. "Inizia a fistarla, ma usa l'altra per stimolarle il clitoride e portarla all'orgasmo. Vediamo se l'eccitazione ti permetterà di aprirla meglio.”
Ornella versò altro gel lubrificante sul proprio guanto e si riposizionò tra le gambe divaricate della sua amica. Con la mano sinistra, iniziò a stimolare il clitoride eretto di Valeria con un ritmo rapido, mentre contemporaneamente univa le dita della destra per spingere con decisione l'intera mano all'interno della vagina. La stimolazione sul clitoride spinse il corpo della ragazza oltre ogni limite. Intrappolata dalle cinghie, Valeria sentì l'onda dell'orgasmo travolgerla ed esplose in un urlo disperato, mentre il suo bacino veniva scosso da una serie di contrazioni potentissime.
Sfruttando quell'istante di picco, Ornella impresse una spinta decisa nel tentativo di penetrarla completamente. Tuttavia, nonostante i fluidi e le pulsazioni, i tessuti della ragazza si rivelarono, come atteso, ancora troppo stretti: la mano si scontrò con una barriera muscolare invalicabile e non riuscì a entrare, fermandosi all’inizio delle nocche. L'intensità del piacere e del dolore provocato dalla forzatura produsse un effetto ulteriore: anche l'ano di Valeria si contrasse in modo parossistico. Lo sfintere subì uno spasmo talmente violento da congestionarsi del tutto, e quando l'orgasmo terminò e il corpo della ragazza ricadde esausto sul lettino, la zona anale appariva visibilmente gonfia, turgida e segnata da un vistoso colorito livido dovuto al trauma della contrazione forzata.
“Signorina Valeria, il mio consiglio tassativo è di avere pazienza e lasciare a riposo l'ano per più di qualche giorno. Non abbia fretta, vedrà che piano piano riuscirà a farsi aprire come meglio desidera. Non deve assolutamente introdurre nulla e fare una dieta semi liquida finché i tessuti non saranno completamente sfiammati…”
Il viso di Valeria divenne di un rosso acceso, fin quasi a bruciare. Mentre l'umiliazione di essere considerata la carnefice di se stessa la soffocava, un dubbio ancora più viscido e spaventoso iniziò a farsi strada nei suoi pensieri. Valeria si chiese, con un moto di puro panico interiore, se il medico non avesse involontariamente toccato una verità sepolta. Si domandò se non fosse davvero lei, in qualche recesso oscuro e malato della sua mente, a desiderare di essere così violata. L'idea che il suo corpo avesse risposto con un orgasmo così violento proprio mentre la mano tentava di farsi largo sembrava una prova d'accusa contro se stessa. Forse la sua non era solo paura; forse la sottomissione stava risvegliando un bisogno perverso di essere posseduta e torturata fino al limite estremo delle sue capacità fisiche. Le tornò in mente la spiegazione del medico sulla gradualità. Ogni nuovo passo doveva essere appena più impegnativo del precedente, lasciando al corpo il tempo di adattarsi. Fu allora che comprese che lo stesso principio sembrava valere anche per la sua mente. Ogni limite superato rendeva il successivo meno impensabile. Non perché smettesse di provarne vergogna, ma perché l'abitudine stava lentamente modificando ciò che considerava possibile. Era questa trasformazione silenziosa, più ancora degli eventi stessi, a farla vacillare.
E di nuovo ebbe la sensazione di umido tra le gambe…
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