Valeria
di
Massimo FKR
genere
dominazione
Valeria si fissò allo specchio del bagno. La mente continuava a correre all'impazzata, prigioniera di un groviglio inestricabile di pensieri contrastanti.
L'invito di Marco di passare un intero fine settimana nel suo appartamento le stringeva lo stomaco in una morsa di pura ansia. Una parte di lei provava un profondo timore. Entrare in quella casa significava rinunciare a ogni difesa, varcare una soglia oltre la quale le convenzioni normali perdevano ogni valore. Aveva paura di non essere pronta, di essere manipolata, di non riuscire a gestire l'intensità di un possibile controllo da parte di Marco. Eppure, sotto lo strato di quel terrore, pulsava un'attrazione violenta e inconfessabile. Più cercava di imporsi la prudenza, più il ricordo della sottomissione di Ornella, dei segni lividi sul suo sedere e del sapore della sua pelle la facevano vibrare di un'eccitazione febbrile. L'idea che Marco potesse governare i corpi e le menti di entrambe, decidendo ogni loro mossa, esercitava su di lei un fascino morboso e irresistibile. Era l'ossessione per un piacere che nasceva proprio dalla perdita del controllo e dal superamento dei propri limiti. Desiderava quel triangolo con una forza che la spaventava: voleva vedere Ornella punita di nuovo, voleva essere presa da Marco e, al tempo stesso, desiderava esplorare quella complicità erotica, distorta e segreta, che ormai la legava alla sua amica.
Sistemandosi la gonna con le mani ancora deboli, Valeria uscì dal bagno, divisa tra l'istinto di fuggire lontano da quella trappola e la certezza che, alla fine, non avrebbe avuto la forza di dire di no.
Nel frattempo, Ornella aveva inviato un messaggio preciso a Marco: «Valeria ha vacillato davanti all'invito per il weekend. Ha chiesto tempo per pensare».
La risposta di Marco fu immediata e perentoria: «Niente esitazioni. Vai nel suo ufficio adesso e irretiscila. Portala dove voglio io e, forse, dove vuoi anche tu».
Senza battere ciglio, Ornella si alzò e camminò con passo fermo lungo il corridoio fino alla stanza di Valeria. Sfruttando il fatto che i colleghi fossero ancora fuori a mangiare, varcò la soglia e si accostò la porta alle spalle, lasciandola socchiusa.
Valeria sollevò lo sguardo, colta di sorpresa. Prima che potesse pronunciare una sola parola, Ornella le fu addosso. Con determinazione le afferrò il mento, costringendola a sollevare il viso, e la baciò con la lingua con un'intensità feroce che le tolse ogni residuo di lucidità. Le loro lingue si cercarono in un contatto caldo e disperato, mandando Valeria totalmente in tilt. Mentre la baciava senza lasciarle il tempo di respirare, le mani di Ornella scesero rapide lungo i suoi fianchi. Con un gesto fluido le afferrò l'orlo della gonna afferrandole poi il sesso da sopra le mutandine. Ornella interruppe il bacio per un istante, premendo le labbra contro l'orecchio di Valeria. «Sia io che Marco vogliamo scoparti», le sussurrò, mentre le dita continuavano a stringere e tirare con forza il sesso di Valeria.
Valeria inarcò la schiena, stringendo i bordi della scrivania per non cedere alla pressione di quelle dita che continuavano a stringerle e tirarle il sesso in un modo sempre sempre più forte.«Va bene…va bene…verrò», sussurrò Valeria con il fiato corto, stringendo gli occhi. «Verrò…ma a una condizione, Ornella. Non voglio essere frustata. Non voglio che Marco mi faccia del male, non sono come te».
Ornella accennò un sorriso impercettibile, senza minimamente allentare la presa o scomporsi per il rischio di essere scoperte.«Non preoccuparti di questo», le rispose in un soffio, con una sicumera che fece tremare Valeria. «Faremo in modo di farti godere a tal punto... ne avrai così tanto che sarai proprio tu a implorarci di smettere. E a quel punto…».
Il fine settimana iniziò ufficialmente nella tarda mattinata del sabato. Valeria si trovò davanti alla porta dell'appartamento di Marco e Ornella, con il cuore che batteva e una piccola borsa stretta nella mano destra. Aveva passato tutta la settimana a ripensare alla serata con Marco e Ornella e al lunedì in ufficio, masturbandosi ripetutamente per dare sfogo a quell'eccitazione febbrile che non la abbandonava mai.
Prese un respiro profondo e suonò il campanello.
La porta si aprì quasi subito. Ad accoglierla c'era Ornella, impeccabile e serena. Indossava un abito leggero che faceva chiaramente capire il seno nudo sotto la stoffa, con i capezzoli tesi che spingevano contro il tessuto.
«Entra, Valeria. Ti stavamo aspettando», disse Ornella, scostandosi per farla passare non prima però di averle dato un bacio sulle labbra.
Valeria varcò la soglia, avvertendo subito l'atmosfera densa e silenziosa della casa. «Lascia pure la borsa qui all'ingresso», continuò Ornella con tono pacato. «Marco è di là. Ci accomodiamo in salotto, tra poco ci raggiungerà».
Poi dei passi decisi risuonarono nel corridoio, e Marco entrò in salotto, sicuro di sé e con un sorriso rilassato.
Senza lasciarle il tempo di salutarlo, le si avvicinò, le prese delicatamente il viso tra le mani e la baciò sulla bocca con un'intensità che le tolse subito il fiato. Quando si staccò, continuò a fissarla dritta negli occhi.
«Sono davvero contento che tu abbia accettato l'invito, Valeria», disse con voce calda. Poi, rivolgendo un'occhiata alla compagna, aggiunse: «Adesso facciamo un pranzo leggero e più tardi decideremo cosa fare per il resto della giornata».
Prima che Valeria potesse rispondere, Marco la squadrò da capo a piedi, soffermandosi sul suo abbigliamento. Con lo stesso tono naturale e tranquillo, continuò:
«C'è una cosa che devi fare subito, però. Vai in bagno e togliti le scarpe e l'intimo. Qui in casa né io né Ornella li portiamo, e le regole valgono anche per te».
A quelle parole Valeria avvampò. Sentì le guance bruciare, consapevole che per quel sabato mattina aveva scelto di indossare una minigonna e una camicia leggera. L'idea di restare senza mutandine sotto quel tessuto così corto, sapendo che ogni minimo movimento l'avrebbe esposta allo sguardo di entrambi, le fece fare un balzo al cuore, riaccendendo all'istante l'eccitazione febbrile che l'aveva tormentata per tutta la settimana.
Dopo pranzo, mentre sparecchiavano la tavola, l'atmosfera in casa era rimasta densa di una sensualità trattenuta. Valeria aveva passato l'intero pasto con la costante e bruciante consapevolezza di non indossare nulla sotto la minigonna, attenta a ogni minimo spostamento sulla sedia per evitare di esporsi troppo ai loro sguardi.
Una volta versato il caffè, Marco si appoggiò allo schienale della sedia, stringendo la sua tazzina tra le dita. Guardò prima Ornella e poi posò i suoi occhi scuri e penetranti su Valeria.
«Visto che stiamo andando incontro alla bella stagione», esordì con un tono del tutto disinvolto, «che ne dite se facciamo un salto al centro commerciale? Mettiamoci le scarpe e andiamo a comprare dei costumi nuovi per il mare».
«Ma... Marco, io sono senza...», accennò, abbassando la voce e bloccandosi subito, intimidita dalla presenza di Ornella che la fissava con un sorriso complice.
«Sei senza intimo, lo so, e anche Ornella», la interruppe lui, calmo e categorico. «E rimarrete così. Sarà il nostro piccolo segreto per tutta la durata dello shopping».
La prospettiva di camminare tra la folla del centro commerciale, salire le scale mobili e provare i costumi nei camerini sapendo di avere addosso solo quella minigonna investì Valeria con un'ondata di adrenalina, accentuando il gonfiore alle labbra e al clitoride mentre la fica cominciava a inumidirsi.
Scesi in garage, il fresco del seminterrato fece rabbrividire Valeria, accentuando la sensazione di nudità. Marco tirò fuori le chiavi e aprì l'auto, poi si voltò verso di lei con naturalezza:
«Valeria, tu accomodati dietro, al centro», le disse, indicando il divanetto posteriore. «Però fammi un favore: tira su la gonna e poggia il sedere direttamente sul sedile. Fai attenzione a non sporcarlo, mi raccomando».
A quella richiesta, Valeria sentì il sangue pomparle forte nelle orecchie. Guardò Ornella in cerca di un appiglio, ma la collega si era già infilata sul sedile del passeggero anteriore, sistemandosi l'abito leggero senza dire una parola.
Totalmente disarmata e incapace di opporsi, Valeria aprì la portiera posteriore e salì a bordo. Posizionandosi al centro del divanetto, afferrò l'orlo della minigonna e la sollevò fin sopra i fianchi. Quando la sua pelle nuda e bagnata entrò in contatto diretto con il rivestimento di pelle del sedile, un brivido intenso la scosse.
Allungò poi il braccio per allacciare la cintura di sicurezza: la fascia diagonale, tendendosi sul busto, andò a schiacciare la camicia leggera contro il petto, mettendo in evidenza le forme del suo seno nudo e i capezzoli che spingevano sotto il tessuto.
Marco salì al posto di guida, accese il motore e ingranò la marcia. Proprio quando la macchina imboccò la rampa del garage per uscire in strada, l'uomo regolò lo specchietto retrovisore, incrociò i suoi occhi e le diede una nuova disposizione:
«Fai scorrere il gonnellino fin sopra il pube, Valeria. Voglio vedere la tua fica mentre guido. Tanto da fuori non vedranno nulla, i vetri dietro sono oscurati».
Valeria avvampò, stringendo le dita attorno al tessuto leggero.Con le mani tremanti eseguì il comando, sollevando ulteriormente la stoffa e aprendo leggermente le gambe per offrirsi allo sguardo ravvicinato di Marco. Quella totale perdita di controllo, unita al brivido del tragitto appena iniziato, la strinse in una morsa di imbarazzo e di eccitazione.
Marco mantenne la velocità costante sulla strada principale, ma i suoi occhi continuarono a fare la spola tra il traffico e lo specchietto retrovisore. Sul suo viso si dipinse un'espressione di approvazione nel vedere la vulva di Valeria così esposta e turgida, con le grandi e le piccole labbra gonfie e il clitoride chiaramente in evidenza.
«Ornella, dovresti guardarla da qui», esordì Marco, rompendo il silenzio dell'abitacolo. «Ha la fica aperta, è già pronta per godere».
Ornella si voltò a metà sul sedile anteriore, appoggiando il braccio sullo schienale per osservare Valeria. Lo sguardo scese sulla minigonna tirata fin sopra il pube
«Hai ragione», rispose Ornella con voce ironica. «La tua auto le fa un effetto strano».
«C'è un piccolo problema, però», continuò Marco, inclinando leggermente la testa per mettere meglio a fuoco lo specchietto. «Se continua così, finirà per sporcare il sedile. E sai cosa succede a chi non rispetta le consegne in questa macchina, vero Ornella? Magari dovremo punirla per questo».
A quelle parole, Valeria ricordò l'avvertimento tassativo ricevuto in garage – fai attenzione a non sporcarlo – e la minaccia di una punizione, simile a quella che aveva visto sul corpo Ornella il lunedì precedente, le fece mancare il fiato. Intrappolata sotto la cintura di sicurezza, con il sesso pulsante a diretto contatto con il rivestimento, cercò disperatamente di trattenersi, ma il mix di paura e sottomissione non fece altro che aumentare la sua eccitazione.
L'auto proseguì la sua corsa verso la zona sud di Roma, finché Marco non svoltò in direzione dei grandi parcheggi sotterranei del centro commerciale Euroma2. Le luci al neon dei sotterranei iniziarono a scandire il tragitto tra le corsie alla ricerca di un posto libero, illuminando a intermittenza l'abitacolo scuro.
Marco, tenendo d'occhio la situazione dallo specchietto retrovisore, si rivolse a Ornella con il suo solito tono:
«Quando ci fermiamo, prima ancora che tu ti tolga la cintura, Ornella prenderà le salviette umide che usiamo per rinfrescarci e ti pulirà bene la fica sperando che tu non venga tra le sue mani…».
Ornella tese la mano verso il vano portaoggetti, sfilando una confezione di salviette umide con gesti precisi, tenendosi pronta a eseguire l'ordine non appena l'auto si fosse arrestata.
Mentre cercava un parcheggio isolato, Marco pose a Valeria una domanda diretta, con una naturalezza disarmante:
«Dimmi una cosa, Valeria. Prima di venire qui stamattina, hai fatto una pulizia accurata del tuo intestino?».
Valeria, con il respiro ancora affannato rimase spiazzata. Con gli occhi persi nel vuoto e la mente completamente sopraffatta dall'imbarazzo di quell’interrogatorio così intimo, riuscì solo a scuotere leggermente la testa.
«No...», sussurrò con un filo di voce.
Marco accostò l'auto in uno stallo isolato, vicino a un pilastro di cemento, e spense il motore. Si voltò sul sedile, guardando prima la sua compagna e poi Valeria.
«A questo punto, Ornella, direi che le cose cambiano», sentenziò Marco «Adesso facciamo i nostri acquisti, ma una volta tornati a casa, dovremo farle un bel clistere. Non possiamo rischiare che sporchi tutto».
A quell'affermazione, Valeria avvampò violentemente. L'idea di dover subire quella pratica una volta rientrati nell'appartamento, totalmente esposta alla volontà di entrambi e priva di qualsiasi difesa psicologica, la fece avvampare di vergogna. Subito dopo Marco si infilò una mano nella tasca della giacca e ne tirò fuori un oggetto che catturò subito i riflessi freddi delle luci del parcheggio. Era un plug anale di medie dimensioni, la cui base metallica era impreziosita da un grande cristallo rosso lucido. Lo porse alla compagna con assoluta naturalezza.
«Ornella, prima di farla uscire infilale questo», ordinò «Ho sentito che il culo di Valeria è molto stretto, dobbiamo iniziare ad allargarlo. Camminerà per tutto il centro commerciale con il plug dentro».
Valeria sgranò gli occhi, sentendo il sangue pulsare forte nelle orecchie. Intanto Ornella, con movimenti calmi e precisi, si spostò sul divanetto posteriore accanto a lei e, dopo averle pulito rapidamente la vulva con le salviette umide le chiese di aprire la bocca avvicinando il plug. Incapace di opporsi, Valeria schiuse le labbra e accolse l’oggetto, mentre Ornella lo faceva ruotare per insalivarlo bene. Quando lei lo ritirò, la superficie metallica era lucida e scivolosa.
A quel punto, Ornella le fece alzare le gambe e scorrere il sedere in avanti sul divanetto, in modo da avere un accesso comodo e diretto all'orifizio anale. Valeria rimase immobile in quella posizione così esposta, stringendo i pugni mentre la collega posizionava la punta del metallo contro la sua pelle ed esercitava la prima pressione.
L'inserimento si rivelò subito complicato: l'ano di Valeria, teso e incredibilmente stretto, opponeva una forte resistenza. Ornella dovette faticare non poco, spingendolo con implacabile pazienza per farlo entrare. Valeria reclinò la testa all'indietro, stringendo gli occhi mentre un gemito di dolore le sfuggiva dalle labbra a causa della penetrazione. Solo quando la base con il cristallo rosso andò a battere definitivamente contro di lei, l’ano reagì istintivamente con una serie di spasmi forzati che cercavano di spingere fuori l’intruso. Sentendo quella reazione, Ornella mantenne la mano ferma contro la base d'acciaio, premendo con decisione.
«Stringi forte, tienilo dentro», le ordinò a bassa voce, fissandola negli occhi. «Resta immobile in questa posizione e stringi il culo finché le contrazioni non saranno completamente finite».
Valeria, con il fiato corto e le guance in fiamme, si impose di assecondare il comando. Una volta che il dolore e il fastidio si placarono del tutto e il corpo di Valeria si abituò alla presenza pesante del metallo scese finalmente dall'auto.
Camminare nel parcheggio sotterraneo di Euroma2 si rivelò subito un'impresa per entrambe le donne. Valeria procedeva con un'andatura leggermente rallentata e rigida: a ogni passo, il bulbo del plug premeva contro le pareti interne e la base con il cristallo rosso sfregava delicatamente contro la pelle nuda delle natiche. Anche Ornella si muoveva con un'estrema e forzata cautela. Oltre al bruciore dei colpi di canna ricevuti il venerdì sera, a condizionare ogni suo passo era il rubinetto del catetere, tenuto rigorosamente chiuso dentro la fica, che le imponeva movimenti lenti, misurati e composti.
Salirono le scale mobili ed entrarono nella galleria del centro commerciale, affollata di sabato di clienti intenti a fare acquisti. Le luci dei negozi, la musica di sottofondo e il chiacchiericcio della gente amplificarono a dismisura lo stato di vulnerabilità di Valeria. Si sentiva gli occhi di tutti addosso, divisa tra la paura che il gonnellino potesse scoprire la base scintillante del plug e il fascino morboso di quella sottomissione.
Marco camminava un passo avanti a loro con aria disinvolta, guidando le due donne che lo seguivano a ridosso.
«Ecco, andiamo lì», disse Marco, indicando una nota boutique di abbigliamento mare con le vetrine piene di bikini e costumi interi. «Anche Ornella deve cercare un costume, quindi ne proverete un po' a testa».
Entrati nella boutique, l’aria condizionata del negozio fece subito irrigidire i capezzoli di Valeria e di Ornella. Marco si diresse con passo sicuro verso la commessa che gestiva il reparto, mentre le due donne si fermarono a pochi passi di distanza
Con un tono cortese ma estremamente deciso, Marco si rivolse alla dipendente del negozio dettando i suoi criteri:
«Buongiorno. Sto cercando dei bikini per loro due. Vorrei dei modelli molto sgambati, alla brasiliana, o comunque che lascino i glutei completamente esposti. Il reggiseno deve essere minimale, e la mutandina rigorosamente con i laccetti laterali».
La commessa, abituata alle richieste dei clienti, annuì con un sorriso e iniziò subito a selezionare i capi più striminziti dagli scaffali. Valeria si rese subito conto che quei tagli così ridotti avrebbero messo brutalmente in risalto il cristallo rosso del suo plug e le strisce livide sul sedere di Ornella.
Marco ritirò i costumi dalla commessa e si voltò verso di loro, indicando le cabine di prova in fondo al negozio.
«Li proverete a turno», ordinò a bassa voce, fissandole entrambe. «Mentre una si cambia nel camerino, l'altra aspetterà fuori insieme a me, in modo che possiamo ammirarvi a vicenda a ogni cambio».
Quella disposizione tolse a Valeria ogni residuo brivido di lucidità. L'idea di dover sfilare fuori dalla cabina davanti a lui e a Ornella, completamente esposta in quei bikini minimali, con il bulbo metallico che le premeva dall'interno e senza alcuna protezione, amplificò a dismisura la sua eccitazione. Guardò Ornella, che rispose con un cenno lento del capo, pronta ad assecondare la volontà del loro uomo.
«Inizia tu, Ornella», ordinò Marco con voce ferma, porgendole i primi modelli selezionati dalla commessa.
Ornella prese i bikini senza una piega e si infilò nella cabina di prova, accostando la tenda alle sue spalle.Valeria rimase immobile accanto a Marco nel corridoio dei camerini.
Dopo un paio di minuti, la tenda si scostò. Ornella fece un passo in avanti, rivelando il primo costume.
Il pezzo sopra era un reggiseno molto minimale: conteneva il seno di Ornella ma, essendo a taglio molto basso, lasciava intravedere nella parte superiore il bordo scuro delle areole gonfiate dal filler. Sotto, il tessuto della mutandina con i laccetti copriva morbidamente il pube di Ornella. Quando poi si voltò lentamente di schiena, il costume lasciò i glutei quasi del tutto scoperti, mettendo in mostra le strisce livide e gonfie della punizione.
Marco esaminò la scena con attenzione, poi scosse leggermente la testa. Alzò la mano e chiamò la commessa con un cenno deciso. Mentre aspettavano il ritorno della commessa, Ornella fece un movimento lento e misurato,e senza dare nell'occhio, fece un passo indietro e si addossò con la schiena alla parete di legno del corridoio dei camerini. In questo modo, copriva interamente la parte posteriore, evitando che la ragazza del negozio o altri clienti di passaggio potessero vedere i pesanti segni suo culo nudo.
Quando la ragazza si avvicinò, l'uomo le indicò Ornella senza alcun imbarazzo:
«Il reggiseno va bene ma la mutandina le sta troppo grande. Per favore, mi porti una misura più piccola di questo stesso modello».
La commessa annuì con faccia interrogativa e andò a prendere una taglia inferiore, lasciando Ornella immobile in corridoio a farsi ammirare. Valeria, assistendo a quel livello di controllo totale e sentendo lo sguardo di Marco spostarsi già su di lei terrorizzata dal momento in cui sarebbe stata lei al centro di quella sfilata.
Marco, che aveva notato quel piccolo spostamento di Ornella, fece un sorriso accennato. «Non muoverti da lì allora», le sussurrò Marco a voce bassa, avvicinandosi di un passo. Poi si voltò di scatto verso Valeria, porgendole l'altro bikini con i laccetti che aveva ancora in mano. «Visto che dobbiamo aspettare la taglia più piccola per lei, muoviti. Entra nella cabina accanto e infilati questo. Voglio vederti fuori prima che torni la commessa».
Valeria prese il tessuto striminzito con le mani che le tremavano visibilmente. Il bulbo metallico del plug le premeva contro le pareti interne a ogni minuscolo passo che faceva verso la tenda. Entrò nel camerino e tirò subito la tenda per cambiarsi, ma la mano di Marco si interpose con decisione. Con un gesto fluido e perentorio, l'uomo riaprì la tenda del tutto, bloccandola contro il montante e lasciando la cabina completamente esposta verso il corridoio.
« Ti cambierai così, con la tenda aperta, in modo che quelli che passano ti possano vedere».
A quelle parole Valeria ebbe un fremito. Sapendo di non avere vie di uscita, Valeria si tolse la gonna e infilò rapidamente le mutandine del costume. Il tessuto a brasiliana, molto sgambato, le fece assumere una figura slanciata, evidenziando i glutei tonici. La stoffa ridotta copriva a malapena la base del plug, lasciando intravedere il cristallo rosso ancora inserito nell’ano. Subito dopo, muovendosi con estrema cautela per limitare l'esposizione, si voltò di spalle rispetto all'apertura del camerino. Tolse la camicia, lasciando la schiena nuda visibile a Marco e a Ornella, e infilò il reggiseno minimale. Non appena si girò di nuovo verso lo specchio del corridoio per sistemarsi i laccetti, il pezzo sopra mise molto bene in risalto il seno, contenendolo a fatica.
Ornella, rimasta con la schiena ancora addossata alla parete, la fissò con uno sguardo complice e divertito, mentre Valeria, con il cuore a mille per il brivido di quella sfilata forzata a tenda aperta, cercava di controllare il respiro prima che la commessa svoltasse l’angolo. Marco, ignorando del tutto il rumore dei passi e con un'espressione di freddo controllo, fece un passo verso l'apertura della cabina. Fissò Valeria dritta negli occhi e le diede una nuova, perentoria disposizione a bassa voce:
«Valeria, appoggia le mani sullo specchio. Mettiti a novanta gradi».
A quelle parole, Valeria sentì un brivido di puro panico correrle lungo la schiena. Voltarsi e assumere quella posizione proprio in quel momento, con la tenda completamente spalancata sul corridoio e la commessa sul punto di svoltare l'angolo, le sembrò una follia insostenibile.
«No, Marco... ti prego, la tenda è aperta», sussurrò con un filo di voce, scuotendo la testa e indietreggiando di un passo nel tentativo di rifiutarsi. «Sta tornando la commessa, mi vedranno tutti...».
Marco non si scompose minimamente. Fece un passo in avanti, restringendo lo spazio tra loro, e la fissò con uno sguardo gelido che non ammetteva repliche.
«Non me lo far ripetere, Valeria», disse con un tono di voce calmo, ma tagliente. «Sai bene che se non obbedisci subito, una volta tornati a casa o magari nel parcheggio dovrai essere punita. Molto più duramente di Ornella. Scegli adesso».
Il richiamo alle conseguenze fisiche, azzerò l'ultimo tentativo di resistenza di Valeria. Si girò lentamente, e appoggiò i palmi delle mani contro la superficie fredda dello specchio del camerino. Poi, piegò il busto in avanti, spingendo il bacino all'indietro e divaricando leggermente le gambe.
In quella posizione, la sottile striscia di stoffa della brasiliana si tese al massimo tra le sue natiche. Il tessuto ridotto scivolò di lato ed espose completamente i suoi glutei tonici. Ma soprattutto, quel movimento mise brutalmente in risalto la base metallica del plug: il grande cristallo rosso, spinto verso l'esterno dalla postura forzata, brillò sotto i faretti al neon del negozio, riflettendo la luce come un sigillo scarlatto incastonato nella sua intimità nuda.
Valeria era ancora immobile, con le mani premute contro la superficie fredda dello specchio e in quel momento la commessa svoltò l'angolo del corridoio con la taglia più piccola per Ornella tra le mani.
La ragazza si bloccò all'istante, sgranando gli occhi per la sorpresa nel trovarsi davanti a quella scena così intima e sfacciata, nel bel mezzo del negozio. Il silenzio che seguì fu denso, interrotto solo dal respiro affannoso di Valeria, rossa di vergogna per essere stata scoperta in una posizione tanto umiliante.
Marco, con assoluta freddezza e senza scomporsi minimamente, mantenne lo sguardo fisso sul corpo esposto di Valeria. Con una disinvoltura disarmante, ruotò appena la testa e affermò a voce alta, interrompendo il silenzio:
«Sì, il costume è perfetto per andare al mare».
Poi, voltandosi direttamente verso la commessa rimasta pietrificata a pochi passi da loro, aggiunse con un tono di voce fermo e naturale:
«Lo prendiamo».
Infine, abbassando lo sguardo su Valeria ancora piegata a novanta gradi, le diede l'ordine definitivo:
«Valeria, toglilo adesso e consegnalo direttamente alla commessa».
A quelle parole, un misto di terrore e di eccitazione febbrile scosse violentemente il basso ventre di Valeria. Dover sfilare il bikini lì, davanti a quell'estranea, e porgerglielo direttamente mentre era ancora scossa dall'adrenalina, azzerò ogni sua barriera psicologica.
La commessa, dopo un attimo di comprensibile esitazione, rimase in attesa, cercando di mantenere un contegno professionale mentre Valeria, con le mani tremanti, si apprestava a eseguire il comando del suo padrone
Con le guance che le bruciavano per l'umiliazione, sfilò la mutandina con le mani che le tremavano visibilmente. Poi si tolse il reggiseno rimanendo completamente nuda nel camerino rimasto spalancato.
Lo sguardo della commessa, completamente sconvolta da quanto stava accadendo, caddero inevitabilmente sul corpo esposto di Valeria. La totale nudità della ragazza completamente depilata metteva in risalto il seno tonico e il sesso lucido e turgido, con le labbra completamente aperte. Ma fu soprattutto l'immagine riflessa dallo specchio del camerino a catturare l'attenzione: si vedeva chiaramente lo splendido culo di Valeria, dove tra i glutei spiccava, nitida e provocatoria, la base metallica del plug, con il grande cristallo rosso che brillava sotto i faretti della boutique.
Valeria, tesa come una corda di violino e incapace di sostenere lo sguardo dell'estranea tese il braccio in avanti e consegnò il bikini direttamente nelle mani della commessa che si allontanò a passo veloce.
Non appena la commessa svoltò l'angolo del corridoio, Ornella si staccò finalmente dalla parete di legno. Con un movimento fluido e controllato, allungò la mano, afferrò il bordo della tenda del proprio camerino e la chiuse. Rimasta sola all'interno, indossò il bikini con la mutandina della taglia più piccola che la ragazza del negozio le aveva appena portato, mantenendo invece il reggiseno della misura di prima.
Dopo un paio di minuti, il fruscio del tessuto annunciò il movimento di Ornella. La tenda del suo camerino si riaprì di scatto.
Ornella fece un passo in avanti, offrendosi alla loro vista. Il davanti della nuova mutandina catturò immediatamente gli occhi di Marco e lo sguardo di Valeria. Il tessuto si tendeva allo stremo sul pube. Sotto quel velo scarno, il sesso di Ornella appariva prepotentemente in evidenza: la stoffa copriva a malapena le grandi labbra cucite che, turgide e vistosamente piene a causa del filler, spingevano contro i bordi del costume, lasciando indovinare la forma esatta della sua intimità.
Marco esaminò la scena con totale e freddo compiacimento, poi prese la decisione finale.
«Perfetto.», sentenziò a voce bassa, guardandole entrambe. «Ormai le misure le abbiamo, scegliete ciascuna due costumi di diversa fantasia. Ma oltre alla mutandina brasiliana, prenderemo anche il perizoma». Poi, voltandosi verso Valeria: «Muoviti a rivestirti. Paghiamo tutto e torniamo a casa. C'è la pulizia che ti aspetta».
L'invito di Marco di passare un intero fine settimana nel suo appartamento le stringeva lo stomaco in una morsa di pura ansia. Una parte di lei provava un profondo timore. Entrare in quella casa significava rinunciare a ogni difesa, varcare una soglia oltre la quale le convenzioni normali perdevano ogni valore. Aveva paura di non essere pronta, di essere manipolata, di non riuscire a gestire l'intensità di un possibile controllo da parte di Marco. Eppure, sotto lo strato di quel terrore, pulsava un'attrazione violenta e inconfessabile. Più cercava di imporsi la prudenza, più il ricordo della sottomissione di Ornella, dei segni lividi sul suo sedere e del sapore della sua pelle la facevano vibrare di un'eccitazione febbrile. L'idea che Marco potesse governare i corpi e le menti di entrambe, decidendo ogni loro mossa, esercitava su di lei un fascino morboso e irresistibile. Era l'ossessione per un piacere che nasceva proprio dalla perdita del controllo e dal superamento dei propri limiti. Desiderava quel triangolo con una forza che la spaventava: voleva vedere Ornella punita di nuovo, voleva essere presa da Marco e, al tempo stesso, desiderava esplorare quella complicità erotica, distorta e segreta, che ormai la legava alla sua amica.
Sistemandosi la gonna con le mani ancora deboli, Valeria uscì dal bagno, divisa tra l'istinto di fuggire lontano da quella trappola e la certezza che, alla fine, non avrebbe avuto la forza di dire di no.
Nel frattempo, Ornella aveva inviato un messaggio preciso a Marco: «Valeria ha vacillato davanti all'invito per il weekend. Ha chiesto tempo per pensare».
La risposta di Marco fu immediata e perentoria: «Niente esitazioni. Vai nel suo ufficio adesso e irretiscila. Portala dove voglio io e, forse, dove vuoi anche tu».
Senza battere ciglio, Ornella si alzò e camminò con passo fermo lungo il corridoio fino alla stanza di Valeria. Sfruttando il fatto che i colleghi fossero ancora fuori a mangiare, varcò la soglia e si accostò la porta alle spalle, lasciandola socchiusa.
Valeria sollevò lo sguardo, colta di sorpresa. Prima che potesse pronunciare una sola parola, Ornella le fu addosso. Con determinazione le afferrò il mento, costringendola a sollevare il viso, e la baciò con la lingua con un'intensità feroce che le tolse ogni residuo di lucidità. Le loro lingue si cercarono in un contatto caldo e disperato, mandando Valeria totalmente in tilt. Mentre la baciava senza lasciarle il tempo di respirare, le mani di Ornella scesero rapide lungo i suoi fianchi. Con un gesto fluido le afferrò l'orlo della gonna afferrandole poi il sesso da sopra le mutandine. Ornella interruppe il bacio per un istante, premendo le labbra contro l'orecchio di Valeria. «Sia io che Marco vogliamo scoparti», le sussurrò, mentre le dita continuavano a stringere e tirare con forza il sesso di Valeria.
Valeria inarcò la schiena, stringendo i bordi della scrivania per non cedere alla pressione di quelle dita che continuavano a stringerle e tirarle il sesso in un modo sempre sempre più forte.«Va bene…va bene…verrò», sussurrò Valeria con il fiato corto, stringendo gli occhi. «Verrò…ma a una condizione, Ornella. Non voglio essere frustata. Non voglio che Marco mi faccia del male, non sono come te».
Ornella accennò un sorriso impercettibile, senza minimamente allentare la presa o scomporsi per il rischio di essere scoperte.«Non preoccuparti di questo», le rispose in un soffio, con una sicumera che fece tremare Valeria. «Faremo in modo di farti godere a tal punto... ne avrai così tanto che sarai proprio tu a implorarci di smettere. E a quel punto…».
Il fine settimana iniziò ufficialmente nella tarda mattinata del sabato. Valeria si trovò davanti alla porta dell'appartamento di Marco e Ornella, con il cuore che batteva e una piccola borsa stretta nella mano destra. Aveva passato tutta la settimana a ripensare alla serata con Marco e Ornella e al lunedì in ufficio, masturbandosi ripetutamente per dare sfogo a quell'eccitazione febbrile che non la abbandonava mai.
Prese un respiro profondo e suonò il campanello.
La porta si aprì quasi subito. Ad accoglierla c'era Ornella, impeccabile e serena. Indossava un abito leggero che faceva chiaramente capire il seno nudo sotto la stoffa, con i capezzoli tesi che spingevano contro il tessuto.
«Entra, Valeria. Ti stavamo aspettando», disse Ornella, scostandosi per farla passare non prima però di averle dato un bacio sulle labbra.
Valeria varcò la soglia, avvertendo subito l'atmosfera densa e silenziosa della casa. «Lascia pure la borsa qui all'ingresso», continuò Ornella con tono pacato. «Marco è di là. Ci accomodiamo in salotto, tra poco ci raggiungerà».
Poi dei passi decisi risuonarono nel corridoio, e Marco entrò in salotto, sicuro di sé e con un sorriso rilassato.
Senza lasciarle il tempo di salutarlo, le si avvicinò, le prese delicatamente il viso tra le mani e la baciò sulla bocca con un'intensità che le tolse subito il fiato. Quando si staccò, continuò a fissarla dritta negli occhi.
«Sono davvero contento che tu abbia accettato l'invito, Valeria», disse con voce calda. Poi, rivolgendo un'occhiata alla compagna, aggiunse: «Adesso facciamo un pranzo leggero e più tardi decideremo cosa fare per il resto della giornata».
Prima che Valeria potesse rispondere, Marco la squadrò da capo a piedi, soffermandosi sul suo abbigliamento. Con lo stesso tono naturale e tranquillo, continuò:
«C'è una cosa che devi fare subito, però. Vai in bagno e togliti le scarpe e l'intimo. Qui in casa né io né Ornella li portiamo, e le regole valgono anche per te».
A quelle parole Valeria avvampò. Sentì le guance bruciare, consapevole che per quel sabato mattina aveva scelto di indossare una minigonna e una camicia leggera. L'idea di restare senza mutandine sotto quel tessuto così corto, sapendo che ogni minimo movimento l'avrebbe esposta allo sguardo di entrambi, le fece fare un balzo al cuore, riaccendendo all'istante l'eccitazione febbrile che l'aveva tormentata per tutta la settimana.
Dopo pranzo, mentre sparecchiavano la tavola, l'atmosfera in casa era rimasta densa di una sensualità trattenuta. Valeria aveva passato l'intero pasto con la costante e bruciante consapevolezza di non indossare nulla sotto la minigonna, attenta a ogni minimo spostamento sulla sedia per evitare di esporsi troppo ai loro sguardi.
Una volta versato il caffè, Marco si appoggiò allo schienale della sedia, stringendo la sua tazzina tra le dita. Guardò prima Ornella e poi posò i suoi occhi scuri e penetranti su Valeria.
«Visto che stiamo andando incontro alla bella stagione», esordì con un tono del tutto disinvolto, «che ne dite se facciamo un salto al centro commerciale? Mettiamoci le scarpe e andiamo a comprare dei costumi nuovi per il mare».
«Ma... Marco, io sono senza...», accennò, abbassando la voce e bloccandosi subito, intimidita dalla presenza di Ornella che la fissava con un sorriso complice.
«Sei senza intimo, lo so, e anche Ornella», la interruppe lui, calmo e categorico. «E rimarrete così. Sarà il nostro piccolo segreto per tutta la durata dello shopping».
La prospettiva di camminare tra la folla del centro commerciale, salire le scale mobili e provare i costumi nei camerini sapendo di avere addosso solo quella minigonna investì Valeria con un'ondata di adrenalina, accentuando il gonfiore alle labbra e al clitoride mentre la fica cominciava a inumidirsi.
Scesi in garage, il fresco del seminterrato fece rabbrividire Valeria, accentuando la sensazione di nudità. Marco tirò fuori le chiavi e aprì l'auto, poi si voltò verso di lei con naturalezza:
«Valeria, tu accomodati dietro, al centro», le disse, indicando il divanetto posteriore. «Però fammi un favore: tira su la gonna e poggia il sedere direttamente sul sedile. Fai attenzione a non sporcarlo, mi raccomando».
A quella richiesta, Valeria sentì il sangue pomparle forte nelle orecchie. Guardò Ornella in cerca di un appiglio, ma la collega si era già infilata sul sedile del passeggero anteriore, sistemandosi l'abito leggero senza dire una parola.
Totalmente disarmata e incapace di opporsi, Valeria aprì la portiera posteriore e salì a bordo. Posizionandosi al centro del divanetto, afferrò l'orlo della minigonna e la sollevò fin sopra i fianchi. Quando la sua pelle nuda e bagnata entrò in contatto diretto con il rivestimento di pelle del sedile, un brivido intenso la scosse.
Allungò poi il braccio per allacciare la cintura di sicurezza: la fascia diagonale, tendendosi sul busto, andò a schiacciare la camicia leggera contro il petto, mettendo in evidenza le forme del suo seno nudo e i capezzoli che spingevano sotto il tessuto.
Marco salì al posto di guida, accese il motore e ingranò la marcia. Proprio quando la macchina imboccò la rampa del garage per uscire in strada, l'uomo regolò lo specchietto retrovisore, incrociò i suoi occhi e le diede una nuova disposizione:
«Fai scorrere il gonnellino fin sopra il pube, Valeria. Voglio vedere la tua fica mentre guido. Tanto da fuori non vedranno nulla, i vetri dietro sono oscurati».
Valeria avvampò, stringendo le dita attorno al tessuto leggero.Con le mani tremanti eseguì il comando, sollevando ulteriormente la stoffa e aprendo leggermente le gambe per offrirsi allo sguardo ravvicinato di Marco. Quella totale perdita di controllo, unita al brivido del tragitto appena iniziato, la strinse in una morsa di imbarazzo e di eccitazione.
Marco mantenne la velocità costante sulla strada principale, ma i suoi occhi continuarono a fare la spola tra il traffico e lo specchietto retrovisore. Sul suo viso si dipinse un'espressione di approvazione nel vedere la vulva di Valeria così esposta e turgida, con le grandi e le piccole labbra gonfie e il clitoride chiaramente in evidenza.
«Ornella, dovresti guardarla da qui», esordì Marco, rompendo il silenzio dell'abitacolo. «Ha la fica aperta, è già pronta per godere».
Ornella si voltò a metà sul sedile anteriore, appoggiando il braccio sullo schienale per osservare Valeria. Lo sguardo scese sulla minigonna tirata fin sopra il pube
«Hai ragione», rispose Ornella con voce ironica. «La tua auto le fa un effetto strano».
«C'è un piccolo problema, però», continuò Marco, inclinando leggermente la testa per mettere meglio a fuoco lo specchietto. «Se continua così, finirà per sporcare il sedile. E sai cosa succede a chi non rispetta le consegne in questa macchina, vero Ornella? Magari dovremo punirla per questo».
A quelle parole, Valeria ricordò l'avvertimento tassativo ricevuto in garage – fai attenzione a non sporcarlo – e la minaccia di una punizione, simile a quella che aveva visto sul corpo Ornella il lunedì precedente, le fece mancare il fiato. Intrappolata sotto la cintura di sicurezza, con il sesso pulsante a diretto contatto con il rivestimento, cercò disperatamente di trattenersi, ma il mix di paura e sottomissione non fece altro che aumentare la sua eccitazione.
L'auto proseguì la sua corsa verso la zona sud di Roma, finché Marco non svoltò in direzione dei grandi parcheggi sotterranei del centro commerciale Euroma2. Le luci al neon dei sotterranei iniziarono a scandire il tragitto tra le corsie alla ricerca di un posto libero, illuminando a intermittenza l'abitacolo scuro.
Marco, tenendo d'occhio la situazione dallo specchietto retrovisore, si rivolse a Ornella con il suo solito tono:
«Quando ci fermiamo, prima ancora che tu ti tolga la cintura, Ornella prenderà le salviette umide che usiamo per rinfrescarci e ti pulirà bene la fica sperando che tu non venga tra le sue mani…».
Ornella tese la mano verso il vano portaoggetti, sfilando una confezione di salviette umide con gesti precisi, tenendosi pronta a eseguire l'ordine non appena l'auto si fosse arrestata.
Mentre cercava un parcheggio isolato, Marco pose a Valeria una domanda diretta, con una naturalezza disarmante:
«Dimmi una cosa, Valeria. Prima di venire qui stamattina, hai fatto una pulizia accurata del tuo intestino?».
Valeria, con il respiro ancora affannato rimase spiazzata. Con gli occhi persi nel vuoto e la mente completamente sopraffatta dall'imbarazzo di quell’interrogatorio così intimo, riuscì solo a scuotere leggermente la testa.
«No...», sussurrò con un filo di voce.
Marco accostò l'auto in uno stallo isolato, vicino a un pilastro di cemento, e spense il motore. Si voltò sul sedile, guardando prima la sua compagna e poi Valeria.
«A questo punto, Ornella, direi che le cose cambiano», sentenziò Marco «Adesso facciamo i nostri acquisti, ma una volta tornati a casa, dovremo farle un bel clistere. Non possiamo rischiare che sporchi tutto».
A quell'affermazione, Valeria avvampò violentemente. L'idea di dover subire quella pratica una volta rientrati nell'appartamento, totalmente esposta alla volontà di entrambi e priva di qualsiasi difesa psicologica, la fece avvampare di vergogna. Subito dopo Marco si infilò una mano nella tasca della giacca e ne tirò fuori un oggetto che catturò subito i riflessi freddi delle luci del parcheggio. Era un plug anale di medie dimensioni, la cui base metallica era impreziosita da un grande cristallo rosso lucido. Lo porse alla compagna con assoluta naturalezza.
«Ornella, prima di farla uscire infilale questo», ordinò «Ho sentito che il culo di Valeria è molto stretto, dobbiamo iniziare ad allargarlo. Camminerà per tutto il centro commerciale con il plug dentro».
Valeria sgranò gli occhi, sentendo il sangue pulsare forte nelle orecchie. Intanto Ornella, con movimenti calmi e precisi, si spostò sul divanetto posteriore accanto a lei e, dopo averle pulito rapidamente la vulva con le salviette umide le chiese di aprire la bocca avvicinando il plug. Incapace di opporsi, Valeria schiuse le labbra e accolse l’oggetto, mentre Ornella lo faceva ruotare per insalivarlo bene. Quando lei lo ritirò, la superficie metallica era lucida e scivolosa.
A quel punto, Ornella le fece alzare le gambe e scorrere il sedere in avanti sul divanetto, in modo da avere un accesso comodo e diretto all'orifizio anale. Valeria rimase immobile in quella posizione così esposta, stringendo i pugni mentre la collega posizionava la punta del metallo contro la sua pelle ed esercitava la prima pressione.
L'inserimento si rivelò subito complicato: l'ano di Valeria, teso e incredibilmente stretto, opponeva una forte resistenza. Ornella dovette faticare non poco, spingendolo con implacabile pazienza per farlo entrare. Valeria reclinò la testa all'indietro, stringendo gli occhi mentre un gemito di dolore le sfuggiva dalle labbra a causa della penetrazione. Solo quando la base con il cristallo rosso andò a battere definitivamente contro di lei, l’ano reagì istintivamente con una serie di spasmi forzati che cercavano di spingere fuori l’intruso. Sentendo quella reazione, Ornella mantenne la mano ferma contro la base d'acciaio, premendo con decisione.
«Stringi forte, tienilo dentro», le ordinò a bassa voce, fissandola negli occhi. «Resta immobile in questa posizione e stringi il culo finché le contrazioni non saranno completamente finite».
Valeria, con il fiato corto e le guance in fiamme, si impose di assecondare il comando. Una volta che il dolore e il fastidio si placarono del tutto e il corpo di Valeria si abituò alla presenza pesante del metallo scese finalmente dall'auto.
Camminare nel parcheggio sotterraneo di Euroma2 si rivelò subito un'impresa per entrambe le donne. Valeria procedeva con un'andatura leggermente rallentata e rigida: a ogni passo, il bulbo del plug premeva contro le pareti interne e la base con il cristallo rosso sfregava delicatamente contro la pelle nuda delle natiche. Anche Ornella si muoveva con un'estrema e forzata cautela. Oltre al bruciore dei colpi di canna ricevuti il venerdì sera, a condizionare ogni suo passo era il rubinetto del catetere, tenuto rigorosamente chiuso dentro la fica, che le imponeva movimenti lenti, misurati e composti.
Salirono le scale mobili ed entrarono nella galleria del centro commerciale, affollata di sabato di clienti intenti a fare acquisti. Le luci dei negozi, la musica di sottofondo e il chiacchiericcio della gente amplificarono a dismisura lo stato di vulnerabilità di Valeria. Si sentiva gli occhi di tutti addosso, divisa tra la paura che il gonnellino potesse scoprire la base scintillante del plug e il fascino morboso di quella sottomissione.
Marco camminava un passo avanti a loro con aria disinvolta, guidando le due donne che lo seguivano a ridosso.
«Ecco, andiamo lì», disse Marco, indicando una nota boutique di abbigliamento mare con le vetrine piene di bikini e costumi interi. «Anche Ornella deve cercare un costume, quindi ne proverete un po' a testa».
Entrati nella boutique, l’aria condizionata del negozio fece subito irrigidire i capezzoli di Valeria e di Ornella. Marco si diresse con passo sicuro verso la commessa che gestiva il reparto, mentre le due donne si fermarono a pochi passi di distanza
Con un tono cortese ma estremamente deciso, Marco si rivolse alla dipendente del negozio dettando i suoi criteri:
«Buongiorno. Sto cercando dei bikini per loro due. Vorrei dei modelli molto sgambati, alla brasiliana, o comunque che lascino i glutei completamente esposti. Il reggiseno deve essere minimale, e la mutandina rigorosamente con i laccetti laterali».
La commessa, abituata alle richieste dei clienti, annuì con un sorriso e iniziò subito a selezionare i capi più striminziti dagli scaffali. Valeria si rese subito conto che quei tagli così ridotti avrebbero messo brutalmente in risalto il cristallo rosso del suo plug e le strisce livide sul sedere di Ornella.
Marco ritirò i costumi dalla commessa e si voltò verso di loro, indicando le cabine di prova in fondo al negozio.
«Li proverete a turno», ordinò a bassa voce, fissandole entrambe. «Mentre una si cambia nel camerino, l'altra aspetterà fuori insieme a me, in modo che possiamo ammirarvi a vicenda a ogni cambio».
Quella disposizione tolse a Valeria ogni residuo brivido di lucidità. L'idea di dover sfilare fuori dalla cabina davanti a lui e a Ornella, completamente esposta in quei bikini minimali, con il bulbo metallico che le premeva dall'interno e senza alcuna protezione, amplificò a dismisura la sua eccitazione. Guardò Ornella, che rispose con un cenno lento del capo, pronta ad assecondare la volontà del loro uomo.
«Inizia tu, Ornella», ordinò Marco con voce ferma, porgendole i primi modelli selezionati dalla commessa.
Ornella prese i bikini senza una piega e si infilò nella cabina di prova, accostando la tenda alle sue spalle.Valeria rimase immobile accanto a Marco nel corridoio dei camerini.
Dopo un paio di minuti, la tenda si scostò. Ornella fece un passo in avanti, rivelando il primo costume.
Il pezzo sopra era un reggiseno molto minimale: conteneva il seno di Ornella ma, essendo a taglio molto basso, lasciava intravedere nella parte superiore il bordo scuro delle areole gonfiate dal filler. Sotto, il tessuto della mutandina con i laccetti copriva morbidamente il pube di Ornella. Quando poi si voltò lentamente di schiena, il costume lasciò i glutei quasi del tutto scoperti, mettendo in mostra le strisce livide e gonfie della punizione.
Marco esaminò la scena con attenzione, poi scosse leggermente la testa. Alzò la mano e chiamò la commessa con un cenno deciso. Mentre aspettavano il ritorno della commessa, Ornella fece un movimento lento e misurato,e senza dare nell'occhio, fece un passo indietro e si addossò con la schiena alla parete di legno del corridoio dei camerini. In questo modo, copriva interamente la parte posteriore, evitando che la ragazza del negozio o altri clienti di passaggio potessero vedere i pesanti segni suo culo nudo.
Quando la ragazza si avvicinò, l'uomo le indicò Ornella senza alcun imbarazzo:
«Il reggiseno va bene ma la mutandina le sta troppo grande. Per favore, mi porti una misura più piccola di questo stesso modello».
La commessa annuì con faccia interrogativa e andò a prendere una taglia inferiore, lasciando Ornella immobile in corridoio a farsi ammirare. Valeria, assistendo a quel livello di controllo totale e sentendo lo sguardo di Marco spostarsi già su di lei terrorizzata dal momento in cui sarebbe stata lei al centro di quella sfilata.
Marco, che aveva notato quel piccolo spostamento di Ornella, fece un sorriso accennato. «Non muoverti da lì allora», le sussurrò Marco a voce bassa, avvicinandosi di un passo. Poi si voltò di scatto verso Valeria, porgendole l'altro bikini con i laccetti che aveva ancora in mano. «Visto che dobbiamo aspettare la taglia più piccola per lei, muoviti. Entra nella cabina accanto e infilati questo. Voglio vederti fuori prima che torni la commessa».
Valeria prese il tessuto striminzito con le mani che le tremavano visibilmente. Il bulbo metallico del plug le premeva contro le pareti interne a ogni minuscolo passo che faceva verso la tenda. Entrò nel camerino e tirò subito la tenda per cambiarsi, ma la mano di Marco si interpose con decisione. Con un gesto fluido e perentorio, l'uomo riaprì la tenda del tutto, bloccandola contro il montante e lasciando la cabina completamente esposta verso il corridoio.
« Ti cambierai così, con la tenda aperta, in modo che quelli che passano ti possano vedere».
A quelle parole Valeria ebbe un fremito. Sapendo di non avere vie di uscita, Valeria si tolse la gonna e infilò rapidamente le mutandine del costume. Il tessuto a brasiliana, molto sgambato, le fece assumere una figura slanciata, evidenziando i glutei tonici. La stoffa ridotta copriva a malapena la base del plug, lasciando intravedere il cristallo rosso ancora inserito nell’ano. Subito dopo, muovendosi con estrema cautela per limitare l'esposizione, si voltò di spalle rispetto all'apertura del camerino. Tolse la camicia, lasciando la schiena nuda visibile a Marco e a Ornella, e infilò il reggiseno minimale. Non appena si girò di nuovo verso lo specchio del corridoio per sistemarsi i laccetti, il pezzo sopra mise molto bene in risalto il seno, contenendolo a fatica.
Ornella, rimasta con la schiena ancora addossata alla parete, la fissò con uno sguardo complice e divertito, mentre Valeria, con il cuore a mille per il brivido di quella sfilata forzata a tenda aperta, cercava di controllare il respiro prima che la commessa svoltasse l’angolo. Marco, ignorando del tutto il rumore dei passi e con un'espressione di freddo controllo, fece un passo verso l'apertura della cabina. Fissò Valeria dritta negli occhi e le diede una nuova, perentoria disposizione a bassa voce:
«Valeria, appoggia le mani sullo specchio. Mettiti a novanta gradi».
A quelle parole, Valeria sentì un brivido di puro panico correrle lungo la schiena. Voltarsi e assumere quella posizione proprio in quel momento, con la tenda completamente spalancata sul corridoio e la commessa sul punto di svoltare l'angolo, le sembrò una follia insostenibile.
«No, Marco... ti prego, la tenda è aperta», sussurrò con un filo di voce, scuotendo la testa e indietreggiando di un passo nel tentativo di rifiutarsi. «Sta tornando la commessa, mi vedranno tutti...».
Marco non si scompose minimamente. Fece un passo in avanti, restringendo lo spazio tra loro, e la fissò con uno sguardo gelido che non ammetteva repliche.
«Non me lo far ripetere, Valeria», disse con un tono di voce calmo, ma tagliente. «Sai bene che se non obbedisci subito, una volta tornati a casa o magari nel parcheggio dovrai essere punita. Molto più duramente di Ornella. Scegli adesso».
Il richiamo alle conseguenze fisiche, azzerò l'ultimo tentativo di resistenza di Valeria. Si girò lentamente, e appoggiò i palmi delle mani contro la superficie fredda dello specchio del camerino. Poi, piegò il busto in avanti, spingendo il bacino all'indietro e divaricando leggermente le gambe.
In quella posizione, la sottile striscia di stoffa della brasiliana si tese al massimo tra le sue natiche. Il tessuto ridotto scivolò di lato ed espose completamente i suoi glutei tonici. Ma soprattutto, quel movimento mise brutalmente in risalto la base metallica del plug: il grande cristallo rosso, spinto verso l'esterno dalla postura forzata, brillò sotto i faretti al neon del negozio, riflettendo la luce come un sigillo scarlatto incastonato nella sua intimità nuda.
Valeria era ancora immobile, con le mani premute contro la superficie fredda dello specchio e in quel momento la commessa svoltò l'angolo del corridoio con la taglia più piccola per Ornella tra le mani.
La ragazza si bloccò all'istante, sgranando gli occhi per la sorpresa nel trovarsi davanti a quella scena così intima e sfacciata, nel bel mezzo del negozio. Il silenzio che seguì fu denso, interrotto solo dal respiro affannoso di Valeria, rossa di vergogna per essere stata scoperta in una posizione tanto umiliante.
Marco, con assoluta freddezza e senza scomporsi minimamente, mantenne lo sguardo fisso sul corpo esposto di Valeria. Con una disinvoltura disarmante, ruotò appena la testa e affermò a voce alta, interrompendo il silenzio:
«Sì, il costume è perfetto per andare al mare».
Poi, voltandosi direttamente verso la commessa rimasta pietrificata a pochi passi da loro, aggiunse con un tono di voce fermo e naturale:
«Lo prendiamo».
Infine, abbassando lo sguardo su Valeria ancora piegata a novanta gradi, le diede l'ordine definitivo:
«Valeria, toglilo adesso e consegnalo direttamente alla commessa».
A quelle parole, un misto di terrore e di eccitazione febbrile scosse violentemente il basso ventre di Valeria. Dover sfilare il bikini lì, davanti a quell'estranea, e porgerglielo direttamente mentre era ancora scossa dall'adrenalina, azzerò ogni sua barriera psicologica.
La commessa, dopo un attimo di comprensibile esitazione, rimase in attesa, cercando di mantenere un contegno professionale mentre Valeria, con le mani tremanti, si apprestava a eseguire il comando del suo padrone
Con le guance che le bruciavano per l'umiliazione, sfilò la mutandina con le mani che le tremavano visibilmente. Poi si tolse il reggiseno rimanendo completamente nuda nel camerino rimasto spalancato.
Lo sguardo della commessa, completamente sconvolta da quanto stava accadendo, caddero inevitabilmente sul corpo esposto di Valeria. La totale nudità della ragazza completamente depilata metteva in risalto il seno tonico e il sesso lucido e turgido, con le labbra completamente aperte. Ma fu soprattutto l'immagine riflessa dallo specchio del camerino a catturare l'attenzione: si vedeva chiaramente lo splendido culo di Valeria, dove tra i glutei spiccava, nitida e provocatoria, la base metallica del plug, con il grande cristallo rosso che brillava sotto i faretti della boutique.
Valeria, tesa come una corda di violino e incapace di sostenere lo sguardo dell'estranea tese il braccio in avanti e consegnò il bikini direttamente nelle mani della commessa che si allontanò a passo veloce.
Non appena la commessa svoltò l'angolo del corridoio, Ornella si staccò finalmente dalla parete di legno. Con un movimento fluido e controllato, allungò la mano, afferrò il bordo della tenda del proprio camerino e la chiuse. Rimasta sola all'interno, indossò il bikini con la mutandina della taglia più piccola che la ragazza del negozio le aveva appena portato, mantenendo invece il reggiseno della misura di prima.
Dopo un paio di minuti, il fruscio del tessuto annunciò il movimento di Ornella. La tenda del suo camerino si riaprì di scatto.
Ornella fece un passo in avanti, offrendosi alla loro vista. Il davanti della nuova mutandina catturò immediatamente gli occhi di Marco e lo sguardo di Valeria. Il tessuto si tendeva allo stremo sul pube. Sotto quel velo scarno, il sesso di Ornella appariva prepotentemente in evidenza: la stoffa copriva a malapena le grandi labbra cucite che, turgide e vistosamente piene a causa del filler, spingevano contro i bordi del costume, lasciando indovinare la forma esatta della sua intimità.
Marco esaminò la scena con totale e freddo compiacimento, poi prese la decisione finale.
«Perfetto.», sentenziò a voce bassa, guardandole entrambe. «Ormai le misure le abbiamo, scegliete ciascuna due costumi di diversa fantasia. Ma oltre alla mutandina brasiliana, prenderemo anche il perizoma». Poi, voltandosi verso Valeria: «Muoviti a rivestirti. Paghiamo tutto e torniamo a casa. C'è la pulizia che ti aspetta».
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