Ornella (la scoperta)
di
Massimo FKR
genere
dominazione
Il lunedì mattina arrivò in fretta. Prima di lasciarla uscire per il rientro in ufficio, il suo uomo aveva voluto blindare non solo la sua intimità, ma anche il controllo assoluto sul suo corpo. Con un gesto perentorio, le aveva inserito nell'ano un piccolo vibratore in silicone nero, collegandolo in remoto al suo telefono tramite WiFi, direttamente ad una applicazione installata sul cellulare di Ornella. Quel presidio silenzioso si aggiungeva alle complesse necessità della sua nuova anatomia, dominando ogni sua sensazione fin dal momento in cui si alzò dal letto.
Ornella pianificò l'abbigliamento con estrema cura per assecondare gli ordini ricevuti. Indossò una camicia di cotone leggerissima, che costringeva il tessuto ad aprirsi ai lati. La stoffa fluida cadeva morbida sul petto ma, proprio per la sua estrema leggerezza, evidenziava in modo continuo e marcato il profilo dei capezzoli. Sotto, indossò una gonna lunga dotata di una fila di bottoni sul davanti; anche in questo caso, lui le aveva imposto di lasciare i bottoni inferiori aperti in modo da mostrare chiaramente il ginocchio, una fessura profonda che terminava solo pochi centimetri sotto il bordo inferiore della sacca medica nascosta sulla coscia. Completò l'abbigliamento indossando un paio di calze parigine, che salivano fin sopra il ginocchio fermandosi poco sotto il posizionamento della sacca e lasciando completamente scoperta la parte superiore della coscia, e una giacca professionale che doveva tenere sempre aperta, grazie anche alla temperatura ormai mite, lasciando il seno in mostra sotto il tessuto leggero della camicia.
Il tragitto verso l'ufficio si rivelò una prova di resistenza non appena Ornella mosse i primi passi sul marciapiede per andare a prendere l'autobus. L'eccitazione febbrile la colse immediatamente in mezzo alla strada. La camicia leggera ondeggiava a ogni passo, lasciando che il tessuto sfiorasse i capezzoli resi turgidi dall'aria fresca e dalla tensione. La gonna, stretta e chiusa fino al ginocchio, la costringeva a una camminata controllata, quasi dondolante, mentre la giacca lasciata completamente aperta esponeva quel movimento sottile allo sguardo del mondo.
A ogni metro percorso, il tempo scorreva e il telefono che stringeva in mano vibrava, segnalando che il suo padrone stava modificando a distanza la frequenza dell'impulso. Quando il motore interno passò a una pulsazione ritmica e profonda, la vibrazione anale si propagava in avanti per via riflessa, investendo la sutura fresca delle grandi e delle piccole labbra. I tessuti, rigonfi per il filler, iniziavano a pulsare all'unisono con l'apparecchio. L'ampio volume delle grandi labbra, modificate dal gel e segnate dai punti, creava uno sfregamento diretto e continuo contro l'interno delle cosce a ogni minimo spostamento. Quella ritenzione forzata, unita alla consapevolezza di essere completamente inaccessibile la lasciò in uno stato di estrema frustrazione e accesa eccitazione. Dovette fermarsi un paio di volte sul marciapiede per evitare di essere del tutto travolta dal piacere misto al dolore.
Quando salì i gradini dell'autobus, i sobbalzi continui sull'asfalto sconnesso amplificarono ogni singola sensazione fisica. Rimanere in piedi tra la calca mise a dura prova di nuovo la sua resistenza. Sollevare le braccia per afferrare il corrimano d'acciaio peggiorò la situazione sul petto. Il movimento tese la camicetta leggera e morbida contro il busto, spalancando ulteriormente l'apertura fino all'incavo del seno ed eliminando ogni piega protettiva. La stoffa quasi trasparente si appiattì completamente sulle areole tese, provocando un continuo e sensibilissimo sfregamento del tessuto leggero sui capezzoli che rispondevano a quel contatto costante spiccando in modo arrogante verso l'esterno. Ornella incrociò lo sguardo di un uomo poco distante, avvertendo il calore salirle al viso, mentre il sordo ronzio posteriore continuava a tormentarla a comando.
Ornella scese finalmente dall'autobus e camminò con passo misurato fino all'ingresso della società. Varcò la porta a vetri dell'edificio e attraversò l'open space, muovendosi con la massima cautela per via della sacca sulla coscia, delle pulsazioni interne e delle tensione del suo corpo. Raggiunse la sua scrivania, salutando i colleghi con un cenno controllato, e si sistemò sulla sedia da ufficio. Ornella stava cercando di concentrarsi sullo schermo quando il ticchettio della tastiera venne interrotto dall'ombra di una figura che si arrestò proprio di fianco alla postazione. Era Valeria, una giovane collega del reparto marketing con cui aveva legato e che da tempo le faceva la corte, non nascondendo le sue preferenze anche per il sesso femminile. Valeria si appoggiò con studiata disinvoltura al bordo del divisorio, invadendo lo spazio personale di Ornella con un'attitudine predatrice e decisamente intenzionata a un approccio.
«Buongiorno Ornella! Bentornata», esordì con una voce bassa, quasi un sussurro confidenziale, mentre un sorriso radioso e carico di sottintesi le illuminava il viso. Squadrò Ornella dall'alto in basso, assaporando ogni centimetro esposto. «Caspita, stavo proprio ammirando il tuo nuovo look. È da qualche tempo che ho notato questo cambiamento così audace nel tuo stile, ma oggi sei davvero splendida. Questa camicetta ti sta d'incanto... esalta esattamente quello che deve esaltare».
Mentre parlava, lo sguardo di Valeria scivolò lentamente verso il basso, abbandonando il contatto visivo per concentrarsi sul seno di Ornella. Sotto la luce verticale del neon, la scollatura e la stoffa impalpabile della camicia non offrivano molta protezione. Gli occhi della collega si fissarono famelici sui due capezzoli turgidi, massicci e proiettati in avanti che lo sfregamento della stoffa leggera evidenziava senza sosta. Valeria si sporse leggermente in avanti, riducendo ancora di più la distanza tra i loro corpi, lo sguardo acceso da un desiderio esplicito. «Certo che... con un decolleté così, rendi impossibile concentrarmi sul lavoro stamattina», continuò, accentuando il tono intimo e chiaramente seduttivo, muovendo un dita sul bordo della scrivania come a voler accorciare il contatto fisico. «Non so cosa tu abbia fatto nel weekend, Ornella, ma hai due punte che spingono contro la camicetta in un modo pazzesco, mi fanno impazzire. Scommetto che venendo qui hai fatto strage ... o forse volevi far girare la testa a me?».
Mentre ascoltava le parole calde di Valeria, e l'attenzione della collega si concentrava in quel modo così esplicito sui dettagli intimi del suo corpo, a Ornella mancò il respiro. Sentirsi descrivere, osservare ed esporre in quel modo, proprio nel mezzo dell'ufficio, scatenò in lei una reazione immediata. Senza che il vibratore anale modificasse il suo ritmo costante e sordo di sottofondo, Ornella si eccitò intensamente per il solo impatto di quel corteggiamento così audace. La carne profonda e le grandi labbra segnate dai punti iniziarono a pulsare per l'eccitazione, mentre la lubrificazione cominciò a bagnare internamente la sua vagina. Un brivido le spezzò il respiro, costringendola a un sussulto involontario, un fremito evidente che le fece inarcare la schiena sulla sedia e irrigidire le gambe tenute leggermente divaricate sotto la gonna chiusa.
Valeria interpretò immediatamente quel sussulto come una reazione diretta alle proprie parole pesanti. Il suo sorriso si fece ancora più complice, convinta di aver fatto centro e di aver scatenato quell'improvvisa scossa di desiderio nella collega. Si sporse ancora di più oltre il divisorio, riducendo lo spazio che le separava a pochi centimetri.
«Sai...» sussurrò Valeria, abbassando ulteriormente la voce per non farsi sentire dai colleghi delle postazioni vicine, «hai un corpo che è una vera opera d'arte. Questa tua combinazione di vulnerabilità e apparente rigidità è qualcosa di unico». Fece una breve pausa, godendosi il respiro corto di Ornella. «Mi piacerebbe farti delle foto, Ornella. Dico sul serio. Fuori all'aperto, oppure, meglio ancora, proprio qui, dopo l'orario di chiusura, quando l'ufficio si svuota. Ho la macchina fotografica con me oggi…Mi piacerebbe catturare ogni singolo dettaglio di come questa stoffa leggera modella il tuo seno. Vorrei fotografare la tua postura così rigida, fiera e irresistibilmente tesa dentro questa giacca aperta. Ti assicuro che l'obiettivo saprà valorizzare ogni tuo millimetro».
Ornella abbassò di scatto le palpebre, cercando di isolarsi per un istante dall’insistente profumo di Valeria e dalle pulsazioni costanti che le infiammavano il bacino. Con la mano visibilmente instabile, sbloccò lo schermo dello smartphone per leggere un messaggio appena ricevuto.
Il testo del suo uomo era essenziale e privo di preamboli:
«Come sta andando?»
Quella domanda, formulata con la solita freddezza, la costrinse a una resa immediata. Bloccata dalle regole imposte e dall’incapacità di mentire, Ornella digitò rapidamente una prima risposta, descrivendo la situazione reale con frasi spezzate per l’agitazione:
«C'è una mia collega qui davanti alla mia scrivania… È Valeria, del marketing, ti ricordi? Te ne ho già parlato. Oggi mi sta corteggiando in modo molto più esplicito... mi ha appena detto che vuole farmi delle foto qui in ufficio dopo l'orario di chiusura».
Prima di premere invio, si sentì stringere la gola da un improvviso senso di panico al pensiero di esporsi in quel modo davanti alla collega. Mandò il messaggio e poi ne scrisse un altro riportando le parole esatte per descrivere il suo timore:
«Mi vuole fotografare all'orario in cui non ci sarà più nessuno. Ho paura per la sacca medica sulla coscia. Se mi fotografa così, la vedrà sicuramente. Sono a disagio».
Inviò il testo e rimase con il fiato sospeso, fissando il display. Valeria, accorgendosi del silenzio, si sporse ancora di più, i suoi occhi fissi sul seno di Ornella che si sollevava e si abbassava rapidamente. «Allora? Ti ho messa così in crisi con la mia proposta?», mormorò con un sorriso malizioso.
«Aspetta un attimo» replicò Ornella.
Un secondo dopo, il telefono vibrò di nuovo tra le dita di Ornella. La replica del suo uomo fu perentoria e stroncò ogni possibilità di ritirarsi:
«Stasera farai la sessione fotografica con Valeria, ma senza la sacca. Staccala adesso. Da questo momento in poi, ogni ora esatta dovrai andare in bagno e aprire il rubinetto per svuotare la vescica con un bicchiere per poi richiudere il rubinetto. Tornata alla scrivania bevi un bicchiere d'acqua. Ripeterai questa procedura fino a 15 minuti prima della fine dell'orario di lavoro, momento in cui sigillerai il rubinetto per l'ultima volta prima dello shooting con Valeria. Intanto io spegnerò il vibratore per riaccenderlo esattamente alle 17.45».
Quell'istruzione così tecnica, precisa e programmata al minuto le tolse ogni possibilità di fuga, definendo una volta per tutte la sua totale sottomissione. Sapere di dover gestire persino quel presidio medico, manipolando il rubinetto della propria intimità sotto la regia remota del suo padrone, amplificò a dismisura la sua eccitazione. La sua carne, segnata dai punti di seta, ebbe un nuovo palpito involontario contro l'interno delle cosce.
Ornella bloccò il cellulare e lo posò sul tavolo. Sollevò lentamente lo sguardo verso Valeria, incrociando i suoi occhi accesi di desiderio. Mandò giù un groppo di saliva e, con una voce che tradiva un leggero tremito, cedette:
«E va bene, Valeria... facciamolo… accetto la tua proposta per le foto. Va benissimo qui in ufficio, stasera, non appena rimarremo da sole…E’ da tanto che stavo pensando di farmi fare delle foto, non da te però… ».
Il sorriso di Valeria si allargò, carico di trionfo e di una malizia incontenibile. «Speravo proprio che avresti accettato, ci vediamo dopo», sussurrò con voce smielata, per poi allontanarsi verso il suo reparto con un ultimo sguardo complice.
Non appena rimase sola, Ornella sentì il bisogno impellente di eseguire subito l'inizio del protocollo. Afferrò la borsa e si diresse rapidamente verso i servizi, camminando con movimenti calcolati per sopportare il contatto continuo delle grandi labbra gonfie contro l'interno delle cosce.
Entrata nel bagno dell'ufficio, si chiuse a chiave all'interno di una cabina. Con le mani umide di sudore, Ornella sollevò il tessuto leggero della gonna lunga, rivelando la pelle nuda. Sopra il bordo della calza parigina spiccava la sacca trasparente, già parzialmente riempita.
Seguendo alla lettera il comando, Ornella affrontò i passaggi tecnici per il distacco definitivo: chiuse il piccolo rubinetto di plastica ruotando la levetta di novanta gradi. Subito dopo, esercitando una pressione decisa sul connettore a baionetta, staccò la sacca dal rubinetto. La plastica trasparente si separò dal resto del circuito senza far fuoriuscire una sola goccia di liquido. Sfilò le fasce elastiche dalla coscia destra, svuotò il contenuto nel water, poi nascose il tutto sul fondo della sua borsa da lavoro.
Ora, appena sotto la sua fica pendeva soltanto il rubinetto. Senza l'ingombro della sacca sulla gamba, la sua camminata sarebbe apparsa più naturale, ma la consapevolezza di avere il flusso di urina interrotto le diede una sensazione di vulnerabilità estrema. Tornata alla scrivania, prese subito un bicchiere d'acqua dal distributore e lo bevve fino in fondo, come imposto, avviando il ciclo forzato.
Il pomeriggio scorse lungo una linea di tensione logorante, scandita dal timer del cellulare. Ogni ora esatta, Ornella si alzò dalla scrivania per andare in bagno a riaprire il piccolo rubinetto, svuotando la vescica prima nel bicchiere e poi nella tazza, per poi richiuderlo. Al ritorno alla postazione, mandava giù un altro bicchiere d’acqua, sentendo nell’ora successiva il liquido accumularsi nella vescica forzatamente sigillata. Alle 17:45 la sveglia silenziosa vibrò per l'ultima volta. Esattamente alla stessa ora il vibratore ricomincio a titillare l’interno del suo corpo. Mancavano esattamente quindici minuti alla fine dell'orario di lavoro. Intorno a lei, il brusio dell'open space stava sfumando: i colleghi cominciavano a spegnere i computer, a raccogliere le proprie cose e a dirigersi in piccoli gruppi verso i tornelli d'uscita. Ornella si alzò con cautela ed eseguì la procedura per l'ultima volta: nel bagno riaprì il rubinetto, lasciò defluire i liquidi nel bicchiere finche il rubinetto smise di gocciare, poi ruotò la leva di novanta gradi. Stavolta la chiusura avrebbe avuto un tempo indefinito; probabilmente il rubinetto sarebbe rimasto chiuso per tutta la durata della sessione fotografica, costringendo il suo corpo a trattenere ogni cosa.
Quando l'orologio segnò le 18:12, l'ultimo impiegato timbrò il cartellino e l'open space piombò in un silenzio irreale. Le luci principali del piano vennero spente, lasciando accesi soltanto i neon verticali sopra la scrivania di Ornella. e le luci di emergenza. Dall'angolo del corridoio apparve Valeria, con una macchina fotografica, forse professionale. «Siamo rimaste sole», esordì Valeria con una voce che risuonò nitida e carica di una malizia. Si arrestò a due metri da lei, sollevando la reflex. «Non muoverti, resta esattamente così. Cominciamo senza preamboli».
Valeria cominciò ad inquadrare Ornella in varie pose dicendole di alzarsi, andare vicino alla finestra, appoggiata alla scrivania e così via. Il silenzio dell'open space deserto veniva interrotto soltanto dal clic ritmico dell'otturatore. Nel frattempo, lo smartphone posato sulla scrivania si illuminò silenziosamente: il suo padrone, connesso in tempo reale dall'applicazione remota, aveva iniziato a variare la frequenza della vibrazione anale in modo del tutto casuale. Il motore del dispositivo interno passò senza preavviso da impulsi rapidi e intermittenti a pulsazioni profonde e continue, scatenando scariche repentine che risalirono lungo il bacino, costringendo Ornella a continui e impercettibili sussulti.
L'attrito della stoffa della camicetta leggera sui capezzoli, li manteneva in avanti in modo arrogante. Ornella si posizionò di nuovo contro il bordo di legno del tavolo. Valeria abbassò di qualche centimetro la reflex, lasciando che l’obiettivo rimanesse puntato sul seno di Ornella. I suoi occhi fissarono il viso della donna, arrossato dal calore della carne infiammata.
«Il tuo sguardo sta diventando terribilmente sexy, Ornella», sussurrò Valeria, avanzando di un passo. «C'è una nota di sofferenza e di eccitazione nei tuoi occhi che mi sta facendo impazzire. Facciamo un piccolo salto di qualità. Voglio che tu sbottoni un po' la gonna sul davanti, giusto per aprire lo spacco. E poi apri ancora di un bottone la camicia. Voglio che la stoffa si allarghi quel tanto che basta per esporre meglio l’incavo del tuo seno».
Ricordando il comando del suo padrone, Ornella dovette cedere. Con la mano destra che tremava visibilmente, portò le dita ai bottoni superiori della gonna, iniziando a slacciarli. I primi due bottoni cedettero, e la stoffa fluida si aprì di colpo ai lati. Valeria sgranò gli occhi, interrompendo lo scatto. Sotto la gonna lunga vide che Ornella indossava un paio di calze parigine nere che salivano fin sopra il ginocchio. Il bordo elastico stringeva dolcemente la carne nuda della coscia.
«Caspita... le parigine…», sussurrò Valeria con la voce eccitata, abbassando la reflex. «Allora sei davvero piena di segreti oggi. Questo look è incredibilmente provocante, Ornella, mi stai facendo eccitare…».
Subito dopo, Ornella aprì il bottone della camicetta. Il velo trasparente si tese e si aprì ai lati sotto la giacca professionale, provocando una scarica di turgore ai capezzoli ancora più forte. Valeria si avvicinò per aggiustare la posa, facendola mettere di traverso appoggiando metà sedere sulla scrivania e facendole alzare leggermente la gamba destra. Quel movimento forzato scoprì la pelle fino quasi alla linea del pube, portando il piccolo rubinetto d'arresto a un soffio dall'essere esposto alla luce cruda del neon. La pressione della vescica le mandò una scarica sorda, mentre Valeria rimase per un istante senza fiato, indietreggiando di un solo passo e sollevando rapidamente la reflex per inquadrare lo spacco e il seno turgido. «Resta immobile, Ornella. Questa foto è pazzesca».
Proprio in quel secondo, il dispositivo posteriore subì un nuovo cambio di frequenza casuale da parte del padrone, passando a una vibrazione combinata con impulsi rapidissimi e profondi. Bloccata in quella posizione, Ornella sentì crollare l'ultimo argine di controllo. L'eccitazione si trasformò in un picco ingestibile. Ornella sentì montare l’orgasmo. Il piacere esplose violento, ma venne soffocato il più possibile. Finché i muscoli pelvici e le grandi labbra cucite gonfie di filler presero a contrarsi in spasmi ritmici. La lubrificazione improvvisa trovò come unica via d'uscita l’orifizio alla base della vagina. Le dita di Ornella si conficcarono nel legno, la schiena si inarcò violentemente e un gemito acuto, lungo e soffocato le sfuggì tra i denti stretti.
Valeria bloccò il dito sul pulsante di scatto, fulminata da quella reazione così estrema. Abbassò lentamente la macchina fotografica, con il respiro accelerato e gli occhi sgranati per la sorpresa e il trionfo, convinta che il proprio approccio ravvicinato avesse appena provocato un orgasmo spontaneo in Ornella.
«Dio, Ornella…sei…sei…incredibile» sussurrò Valeria, la voce incrinata da una forte eccitazione mentre faceva un altro passo avanti, lo sguardo calamitato dal seno ansimante e dallo spacco della gonna.
Ornella rimase per qualche istante immobile. Valeria allungò una mano verso la sua coscia nuda, ancora sollevata sul tavolo. Prima che le dita della collega potessero sfiorare la pelle e incontrare il piccolo rubinetto d'arresto in plastica, Ornella abbassò la gamba con un movimento brusco ma controllato. Sapeva di non poter più rimandare: la lubrificazione scatenata dall'orgasmo stava uscendo dall’orifizio in modo vistoso, bagnandola.
«Scusami, Valeria... ho bisogno di due minuti», interruppe Ornella «Devo assolutamente andare in bagno». Entrata nella cabina del bagno, si chiuse a chiave. Con le mani ancora tremanti, Ornella sollevò la gonna lunga e affrontò la duplice necessità del suo corpo. Afferrò lo smartphone e mandò un sms dicendo che ha avuto un orgasmo: «Ho appena avuto un orgasmo violentissimo. Sono in bagno, mi sto ripulendo e svuotando la vescica. Valeria è fuori che mi aspetta per continuare».
L'uomo le risponde che deve nascondere il rubinetto nella fica approfittando del lubrificante naturale che esce dalla sua fica: «Non asciugare oltre. Sfrutta l'abbondante lubrificazione che esce dalla tua vagina. Spingi il tubicino e nascondi completamente il rubinetto all'interno del foro affondandolo nella fica. Deve scomparire alla vista. Poi torna da Valeria e continua la sessione però tienila sulla corda. Non concederle oltre. Mostra solo ciò che serve per alimentare il suo desiderio, ma mantieni la tua intimità inaccessibile. Sei un'opera d'arte da guardare, non da toccare».
Ornella posò il telefono e sollevò nuovamente la gonna lunga. Sfruttando la vischiosità calda, Ornella portò le dita bagnate alla base della sutura delle grandi labbra. Afferrò il tubicino flessibile e, con movimenti lenti e millimetrici, iniziò a spingere il piccolo rubinetto d'arresto verso l'alto, forzandone l'ingresso nell'apertura anatomica di due centimetri e mezzo. La sensazione fu acuta e travolgente. Il rubinetto scivolò all'interno, facendosi spazio nella cavità vaginale umida. La carne lentamente assecondò l’intrusione e spingendo ancora un centimetro più a fondo, il rubinetto d'arresto scomparve del tutto dietro la barriera geometrica della sutura. Ornella si ricompose, sistemò la gonna e la camicia .
Ornella aprì la porta del bagno e si diresse nuovamente verso l'open space, dove Valeria la stava aspettando sotto la luce cruda dei neon.
«Ho capito perfettamente la tua eccitazione, Ornella», sussurrò Valeria impaziente di mantenere viva la tensione erotica. «Inutile che cerchi di nasconderlo. Voglio che tu sappia che anche io sono eccitata. Sono eccitata dal solo vedere... vedere questa tua incredibile combinazione di apparente rigidità e di vulnerabilità. Mi stai facendo impazzire. Proprio per questo, adesso mi piacerebbe farti qualche altra foto più sexy... molto più sexy. Siamo sole e l'ufficio è nostro. Voglio che la camicia si apra del tutto, e voglio che quella gonna si sollevi abbastanza da mostrare cosa nascondi».
Ornella sollevò lo sguardo verso Valeria… poi a voce bassa «Puoi continuare con le foto, Valeria, ma faremo come dico io. Puoi fotografarmi, puoi spingere l'obiettivo fin dove vuoi, ma non un passo di più. Voglio che tu guardi, ma non ti avvicinerai oltre».
«Sulla corda... mi piace questo gioco, Ornella», mormorò Valeria, afferrando di scatto la reflex dal tavolo. «Renditi pure inaccessibile, ma allora voglio che tu ti metta seduta proprio al centro della scrivania. Sposta la gonna quanto basta per mostrare l'inizio delle parigine sulla coscia nuda, ma tieni le ginocchia strette. Voglio fotografare questo momento così sexy». Ornella eseguì, ma stava solo assecondando la regia remota del suo uomo. Si posizionò sul tavolo mentre il vibratore anale subiva un nuovo, impercettibile cambio di ritmo casuale. Ornella sollevò lentamente lo sguardo su Valeria, mantenendo le ginocchia serrate al centro della scrivania. Il vibratore anale inviò una pulsazione sorda che le scosse il bacino, costringendola a far aderire ancora di più il rubinetto nascosto contro le pareti interne della sutura. Nonostante l'eccitazione e la pressione costante, Ornella ricordò l'ordine del suo uomo di tenerla sulla corda. Con un tono di voce calcolato, freddo ma intriso di una sottile provocazione, disse: «Se vuoi davvero queste foto più sexy, Valeria, prima fammi vedere tu le pose che vorresti che io facessi».
Valeria rimase un istante sorpresa da quella richiesta. Poi, colpita da quel ribaltamento dei ruoli che rendeva Ornella ancora più magnetica e inaccessibile, appoggiò la reflex sul bordo del tavolo con un sorriso carico di sfida. «Vuoi che ti mostri come ti voglio? Mi piace», sussurrò Valeria, avvicinandosi alla scrivania adiacente. Per farle vedere la prima posa, Valeria si appoggiò di schiena contro il tavolo, inarcando il busto all'indietro ed esasperando la linea del petto, imitando la rigidità formale che aveva ammirato in Ornella. Subito dopo si spostò, salendo parzialmente sul piano con un movimento fluido: allargò leggermente le gambe e sollevò un ginocchio, mostrando come lo spacco della gonna dovesse aprirsi in modo sfacciato per catturare la luce del neon. «Voglio questa tensione qui, vedi?», spiegò Valeria, con il fiato corto, mentre si muoveva davanti a lei, offrendole una dimostrazione esplicita dell'erotismo che intendeva catturare con l'obiettivo. «Voglio che tu sia un blocco teso, pronta a spezzarsi ma completamente immobile».
Ornella assecondò la richiesta, muovendosi con estrema lentezza per non sollecitare bruscamente la zona intima. Scivolò di traverso sul piano di legno, appoggiando solo metà del sedere sulla scrivania e sollevando leggermente la gamba destra. Il movimento aprì lo spacco della gonna fin quasi al pube, rivelando la pelle nuda e la linea netta sopra il bordo elastico della calza parigina nera. In quella postura asimmetrica, il piccolo rubinetto affondato nella carne viva premeva contro le pareti interne della vagina. Ornella avvertiva una pressione sorda e costante, acuita dall'onda minima e continua del vibratore anale.
Valeria afferrò di scatto la reflex dal tavolo, visibilmente eccitata da quella totale sottomissione. Il clic ritmico dell'otturatore ricominciò a risuonare nel silenzio dell'open space deserto. Si spostò di lato, stringendo l'inquadratura sul contrasto tra la coscia esposta e la giacca lasciata spalancata. «Sei perfetta, Ornella. Questa posa è di un'intensità pazzesca», mormorò Valeria tra uno scatto e l'altro, con il fiato corto.
Dopo una sequenza rapida di foto, la collega abbassò di pochi centimetri la macchina fotografica, lasciando che l'obiettivo rimanesse puntato sul busto della donna. I suoi occhi indugiarono famelici sul velo quasi trasparente della camicetta. «Ora voglio di più», riprese Valeria, avanzando di mezzo passo e riducendo ancora la distanza, completamente travolta dal gioco erotico. «Apri ancora un po' la camicia. Slaccia altri due bottoni sul davanti. Voglio che la stoffa scivoli del tutto oltre le spalle, lasciando il seno completamente esposto sotto la giacca aperta. Voglio catturare la nudità dei tuoi spunzoni sotto questa luce cruda».
Ornella sollevò lentamente lo sguardo su Valeria, mantenendo le ginocchia serrate al centro della scrivania. Il vibratore anale inviò una pulsazione sorda che le scosse il bacino, costringendola a far aderire ancora di più il rubinetto nascosto contro le pareti interne della sutura. Nonostante l'eccitazione e la pressione costante, Ornella ricordò l'ordine del suo uomo di tenerla sulla corda. Con un tono di voce calcolato, freddo ma intriso di una sottile provocazione, disse: «Se vuoi davvero queste foto più sexy, Valeria, prima fammi vedere tu le pose che vorresti che io facessi».
Valeria rimase un istante sorpresa da quella richiesta. Poi, colpita da quel ribaltamento dei ruoli che rendeva Ornella ancora più magnetica e inaccessibile, appoggiò la reflex sul bordo del tavolo con un sorriso carico di sfida. Senza smettere di fissarla, portò le mani al petto e, con movimenti rapidi e febbrili, slacciò completamente i bottoni sul davanti e si tolse la camicia, facendola scivolare via. Un istante dopo, infilò le dita dietro la schiena per sganciare il reggiseno e si tolse anche quello, lasciandolo cadere sul pavimento. Rimasta a seno nudo sotto la luce bianca e verticale del neon, Valeria inarcò la schiena all'indietro, spingendo il busto in avanti per mostrare a Ornella l'esatta posa che esigeva da lei.
L'eccitazione e la frustrazione di non poter ancora toccare quel corpo di Ornella agirono immediatamente: Valeria portò le dita e i palmi sul seno e iniziò a massaggiarsi i capezzoli davanti a lei. Forzò la propria carne a reagire, stimolandola visibilmente sotto lo sguardo immobile della collega, nel disperato tentativo di raggiungere la sua stessa, identica rigidità scultorea. Restò così per diversi secondi, offrendole una dimostrazione esplicita, ansimante e turgida del risultato che intendeva catturare con il prossimo scatto.
Ornella mantenne lo sguardo fisso su Valeria, gli occhi lucidi che riflettevano la luce fredda del neon. Il rubinetto incastrato nella fica intanto mandava a Ornella scariche a ogni respiro, ricordandole che il controllo del suo corpo apparteneva solo al suo uomo. Eppure, in quel momento, era lei a dettare le regole del supplizio e quindi spinse la corda fino al punto di rottura.
«Non basta ancora, Valeria», riprese Ornella, con una voce che risuonò straordinariamente spietata nel silenzio dell'open space deserto. Sfruttò la postura divaricata di traverso sulla scrivania per dominare la scena. «Se vuoi davvero vedermi aprire questa camicia e magari scoprire cosa nascondo sotto la gonna, devi andare tu fino in fondo. Togli le mutandine!».
Valeria restò per un momento a bocca aperta, colta di sorpresa da quell’ordine che rilanciava ancora di più in modo inaspettato il loro gioco di specchi. L'idea di dover esibire se stessa per sbloccare la totale nudità di Ornella ne esasperò il desiderio. Con movimenti rapidi e tremanti sotto la gonna, Valeria fece scivolare giù il piccolo indumento intimo. Lo sfilò dai piedi e, con un gesto intriso di sottomissione e sfida, lo lanciò sopra la scrivania. Il tessuto leggero atterrò proprio accanto alla tastiera del computer, a pochi centimetri dal telefono di Ornella.
«Ora continua a toccarti. Fammi vedere quanto mi desideri» riprese Ornella, la voce fredda, ferma e incredibilmente provocatoria nel silenzio dell'open space. Indicò con un leggero cenno del mento il petto nudo della collega, dove i capezzoli risentivano del massaggio. «Toccati per me, Valeria. Toccati fino a godere…»Sempre più eccitata, Valeria rimase per un istante sospesa nel limbo di quella richiesta totale, poi cedette completamente al gioco. Rimanendo appoggiata alla scrivania di fronte a lei, sotto la luce cruda che tagliava l'oscurità dell'ufficio, infilò la mano destra tra le gambe e iniziò a toccarsi con movimenti rapidi, ritmici e ansimanti. Il suono umido delle sue dita ruppe il silenzio, mentre il suo sguardo restava disperatamente agganciato alla profonda scollatura e allo spacco della gonna di Ornella.
Vedere Valeria cedere in quel modo, ridotta a un corpo ansimante, scatenò in Ornella una nuova reazione. La stimolazione visiva di quel dominio assoluto diventò intollerabile, fondendosi all'istante con il ronzio profondo del vibratore anale e con la presenza quasi dolorosa del piccolo rubinetto incastrato tra le pareti interne della sua carne.
Il ritmo di Valeria si fece frenetico. Il suo seno nudo si sollevava rapidamente e i suoi capezzoli erano pronti ad esplodere. Con un gemito acuto che risuonò nitido tra i divisori delle postazioni vuote, Valeria inarcò la schiena, stringendo gli occhi mentre l'orgasmo la travolgeva. Vedere Valeria cedere in quel modo mentre le sue mutandine giacevano a pochi centimetri dalla tastiera, scatenò in Ornella un'onda d'urto psicofisica di una forza inaspettata. La stimolazione visiva di quel dominio assoluto si fuse all'istante con il tremito del vibratore anale e con la presenza del piccolo rubinetto d'arresto incastrato tra le pareti interne della sua carne.
Con un gemito acuto che risuonò nitido tra i divisori delle postazioni vuote, Valeria inarcò la schiena, stringendo gli occhi mentre l'orgasmo la travolgeva. Esattamente nello stesso istante, vedendo che Valeria cominciava a godere, anche Ornella crollò, travolta a sua volta da un nuovo, devastante orgasmo.
Il piacere esplose simultaneo e spietato. Bloccata di traverso sulla scrivania, con la gamba destra sollevata e lo spacco spalancato fino al pube, Ornella subì una sequenza di spasmi muscolari involontari che le scossero l'intero bacino. Le grandi labbra sode e la carne profonda presero a contrarsi ritmicamente con una forza furiosa attorno al rubinetto nascosto. Quella morsa forzata stirò anche i punti un dolore lancinante che amplificò l'acme fino a renderlo quasi intollerabile.
Una nuova ondata di lubrificazione si fece strada nella vagina, scendendo verso la fessura e iniziando a colare lungo la pelle nuda della coscia. Ornella inarcò la schiena in uno spasmo violento, e lamento lungo, soffocato le sfuggì dalle labbra dischiuse, unendosi al respiro ansimante di Valeria.
Le due donne rimasero sospese in quel silenzio artificiale per diversi secondi, unite dallo stesso identico rilassamento. Valeria, con gli occhi ancora socchiusi per i postumi del piacere, udendo il gemito di Ornella sollevò lentamente la testa, fissandola con uno sguardo in cui lo stordimento si trasformò subito in un trionfo assoluto. Lasciò scivolare la mano fuori dalla gonna, con il respiro ancora spezzato dagli ultimi brividi del piacere. Fissò il corpo di Ornella, immobile sul tavolo, ammirando il modo in cui il seno si sollevava rapidamente mettendo ancora più in evidenza i capezzoli duri e sporgenti sotto il tessuto della camicetta. Stravolta da quell'orgasmo, Valeria si staccò dalla sua posizione e fece tre passi fluidi, azzerando la distanza, con Ornella. Si chinò sul suo viso, con gli occhi colmi di un desiderio ormai privo di freni, e tese le labbra per baciarla.
Ornella, nonostante il calore bruciante che le infiammava il bacino reagì con un'immobilità glaciale. Ruotò la testa di scatto lateralmente, offrendo solo il profilo del mento e rifiutando in modo netto e categorico il contatto fisico. Valeria si bloccò a pochi millimetri dalla sua pelle, il fiato corto, lo sguardo colmo di stupore per quel respingimento improvviso proprio dopo aver condiviso un piacere così intenso. «Ornella... ma cosa...?», sussurrò, con la voce incrinata dalla confusione. Ornella mantenne le mani ancorate al bordo della scrivania, la postura di traverso ancora perfettamente stabile e rigida, le calze parigine tese sulla coscia nuda bagnata dal liquido vischioso. Sollevò lentamente gli occhi lucidi per incontrare quelli della collega e, con una voce glaciale pronunciò la sua sentenza:
«Non mi è concesso».
Valeria sgranò gli occhi, indietreggiando di qualche centimetro. Quella frase, pronunciata nel silenzio spettrale dell'open space, lasciò la situazione nella più totale e fitta ambiguità.
Valeria non poteva sapere se quel diniego derivasse da un blocco morale interno, da un fidanzato geloso, da un gioco di potere psicologico che Ornella stava conducendo contro di lei, o da qualcosa di infinitamente più profondo che regolava ogni suo comportamento. Il rifiuto, unito a quella motivazione così misteriosa e perentoria, non fece che esasperare l'eccitazione di Valeria, che rimase a fissarla sospesa in un limbo di frustrazione e fascino. Nel frattempo, il vibratore anale posteriore continuò a emettere il suo ronzio minimo, ricordando a Ornella che l'ambiguità era solo per il mondo esterno: per lei, la sottomissione al suo uomo era l'unica certezza.
Valeria si allontanò di un altro passo. Il suo sguardo continuava a oscillare tra il volto impassibile di Ornella e le proprie mutandine adagiate sul ripiano di legno, accanto alla tastiera del computer.
Ornella terminò di abbottonare la gonna lunga fino al ginocchio, e sentendosi ormai al sicuro impartì l'ultima, perentoria disposizione della serata.
«Ora vai, Valeria», disse Ornella, con una voce bassa ma priva di esitazioni che risuonò nitida nel silenzio della stanza. «Esci pure. Penserò io a spegnere tutto e a chiudere l'ufficio».
Valeria accennò un movimento verso la scrivania per recuperare l'indumento intimo, ma la mano di Ornella si posò sul tavolo, bloccando visivamente lo spazio. Con un tono che sfumò la freddezza in un'ultima, sfacciata provocazione, aggiunse: «Però le mutandine lasciale qui. Sono un bel ricordo della serata passata insieme».
Quella richiesta inaspettata agì su Valeria come un'ultima, potente scarica elettrica. Il diniego del contatto fisico e il mistero di quel «Non mi è concesso» si fondevano ora con il feticcio tangibile che Ornella esigeva di trattenere presso di sé. Per Valeria quella sottomissione visiva si trasformò nell'ennesima promessa implicita, il carburante perfetto per mantenerla legata alla corda.
«Va bene... tienile pure, spero che stasera le userai per toccarti pensando a me», sussurrò Valeria, il fiato ancora corto e un sorriso carico di amarezza sulle labbra. Sollevò la tracolla della macchina fotografica, fece un lento cenno di assenso con il capo e si avviò verso l'uscita del reparto. I suoi passi e l'eco del suo profumo sfumarono rapidamente lungo il corridoio, fino al clic lontano della porta a vetri che si chiudeva.
Rimasta finalmente sola nell'open space, Ornella lasciò andare un lungo, profondo respiro, sentendo i muscoli del busto allentare la rigidità mantenuta per ore. Sotto la giacca aperta, la camicetta leggerissima sfiorò ancora una volta i capezzoli perennemente tesi a causa del turgore artificiale. Con le dita ancora scosse da un sottile tremito, allungò la mano verso la tastiera, raccolse il piccolo indumento intimo di Valeria e ldopo averlo odorato lo infilò sul fondo della borsa da lavoro, proprio accanto alla sacca medica trasparente che aveva occultato nel pomeriggio. Subito dopo, sbloccò lo schermo dello smartphone. L'applicazione remota mostrava che il vibratore anale era ancora a un regime minimo e costante, un sordo ronzio posteriore che continuava a far pulsare il basso ventre.
Digitò l'ultimo messaggio per il suo uomo, registrando la fine della sessione e l'esecuzione millimetrica di ogni ordine:
«Valeria è appena uscita, abbiamo goduto insieme. L'ufficio è vuoto. Le ho fatto lasciare le sue mutandine sulla scrivania e adesso le ho con me, l’ho lasciata nell'ambiguità più totale senza farmi mai toccare. Sto spegnendo le luci, ti racconterò tutto al mio ritorno a casa».
Ornella pianificò l'abbigliamento con estrema cura per assecondare gli ordini ricevuti. Indossò una camicia di cotone leggerissima, che costringeva il tessuto ad aprirsi ai lati. La stoffa fluida cadeva morbida sul petto ma, proprio per la sua estrema leggerezza, evidenziava in modo continuo e marcato il profilo dei capezzoli. Sotto, indossò una gonna lunga dotata di una fila di bottoni sul davanti; anche in questo caso, lui le aveva imposto di lasciare i bottoni inferiori aperti in modo da mostrare chiaramente il ginocchio, una fessura profonda che terminava solo pochi centimetri sotto il bordo inferiore della sacca medica nascosta sulla coscia. Completò l'abbigliamento indossando un paio di calze parigine, che salivano fin sopra il ginocchio fermandosi poco sotto il posizionamento della sacca e lasciando completamente scoperta la parte superiore della coscia, e una giacca professionale che doveva tenere sempre aperta, grazie anche alla temperatura ormai mite, lasciando il seno in mostra sotto il tessuto leggero della camicia.
Il tragitto verso l'ufficio si rivelò una prova di resistenza non appena Ornella mosse i primi passi sul marciapiede per andare a prendere l'autobus. L'eccitazione febbrile la colse immediatamente in mezzo alla strada. La camicia leggera ondeggiava a ogni passo, lasciando che il tessuto sfiorasse i capezzoli resi turgidi dall'aria fresca e dalla tensione. La gonna, stretta e chiusa fino al ginocchio, la costringeva a una camminata controllata, quasi dondolante, mentre la giacca lasciata completamente aperta esponeva quel movimento sottile allo sguardo del mondo.
A ogni metro percorso, il tempo scorreva e il telefono che stringeva in mano vibrava, segnalando che il suo padrone stava modificando a distanza la frequenza dell'impulso. Quando il motore interno passò a una pulsazione ritmica e profonda, la vibrazione anale si propagava in avanti per via riflessa, investendo la sutura fresca delle grandi e delle piccole labbra. I tessuti, rigonfi per il filler, iniziavano a pulsare all'unisono con l'apparecchio. L'ampio volume delle grandi labbra, modificate dal gel e segnate dai punti, creava uno sfregamento diretto e continuo contro l'interno delle cosce a ogni minimo spostamento. Quella ritenzione forzata, unita alla consapevolezza di essere completamente inaccessibile la lasciò in uno stato di estrema frustrazione e accesa eccitazione. Dovette fermarsi un paio di volte sul marciapiede per evitare di essere del tutto travolta dal piacere misto al dolore.
Quando salì i gradini dell'autobus, i sobbalzi continui sull'asfalto sconnesso amplificarono ogni singola sensazione fisica. Rimanere in piedi tra la calca mise a dura prova di nuovo la sua resistenza. Sollevare le braccia per afferrare il corrimano d'acciaio peggiorò la situazione sul petto. Il movimento tese la camicetta leggera e morbida contro il busto, spalancando ulteriormente l'apertura fino all'incavo del seno ed eliminando ogni piega protettiva. La stoffa quasi trasparente si appiattì completamente sulle areole tese, provocando un continuo e sensibilissimo sfregamento del tessuto leggero sui capezzoli che rispondevano a quel contatto costante spiccando in modo arrogante verso l'esterno. Ornella incrociò lo sguardo di un uomo poco distante, avvertendo il calore salirle al viso, mentre il sordo ronzio posteriore continuava a tormentarla a comando.
Ornella scese finalmente dall'autobus e camminò con passo misurato fino all'ingresso della società. Varcò la porta a vetri dell'edificio e attraversò l'open space, muovendosi con la massima cautela per via della sacca sulla coscia, delle pulsazioni interne e delle tensione del suo corpo. Raggiunse la sua scrivania, salutando i colleghi con un cenno controllato, e si sistemò sulla sedia da ufficio. Ornella stava cercando di concentrarsi sullo schermo quando il ticchettio della tastiera venne interrotto dall'ombra di una figura che si arrestò proprio di fianco alla postazione. Era Valeria, una giovane collega del reparto marketing con cui aveva legato e che da tempo le faceva la corte, non nascondendo le sue preferenze anche per il sesso femminile. Valeria si appoggiò con studiata disinvoltura al bordo del divisorio, invadendo lo spazio personale di Ornella con un'attitudine predatrice e decisamente intenzionata a un approccio.
«Buongiorno Ornella! Bentornata», esordì con una voce bassa, quasi un sussurro confidenziale, mentre un sorriso radioso e carico di sottintesi le illuminava il viso. Squadrò Ornella dall'alto in basso, assaporando ogni centimetro esposto. «Caspita, stavo proprio ammirando il tuo nuovo look. È da qualche tempo che ho notato questo cambiamento così audace nel tuo stile, ma oggi sei davvero splendida. Questa camicetta ti sta d'incanto... esalta esattamente quello che deve esaltare».
Mentre parlava, lo sguardo di Valeria scivolò lentamente verso il basso, abbandonando il contatto visivo per concentrarsi sul seno di Ornella. Sotto la luce verticale del neon, la scollatura e la stoffa impalpabile della camicia non offrivano molta protezione. Gli occhi della collega si fissarono famelici sui due capezzoli turgidi, massicci e proiettati in avanti che lo sfregamento della stoffa leggera evidenziava senza sosta. Valeria si sporse leggermente in avanti, riducendo ancora di più la distanza tra i loro corpi, lo sguardo acceso da un desiderio esplicito. «Certo che... con un decolleté così, rendi impossibile concentrarmi sul lavoro stamattina», continuò, accentuando il tono intimo e chiaramente seduttivo, muovendo un dita sul bordo della scrivania come a voler accorciare il contatto fisico. «Non so cosa tu abbia fatto nel weekend, Ornella, ma hai due punte che spingono contro la camicetta in un modo pazzesco, mi fanno impazzire. Scommetto che venendo qui hai fatto strage ... o forse volevi far girare la testa a me?».
Mentre ascoltava le parole calde di Valeria, e l'attenzione della collega si concentrava in quel modo così esplicito sui dettagli intimi del suo corpo, a Ornella mancò il respiro. Sentirsi descrivere, osservare ed esporre in quel modo, proprio nel mezzo dell'ufficio, scatenò in lei una reazione immediata. Senza che il vibratore anale modificasse il suo ritmo costante e sordo di sottofondo, Ornella si eccitò intensamente per il solo impatto di quel corteggiamento così audace. La carne profonda e le grandi labbra segnate dai punti iniziarono a pulsare per l'eccitazione, mentre la lubrificazione cominciò a bagnare internamente la sua vagina. Un brivido le spezzò il respiro, costringendola a un sussulto involontario, un fremito evidente che le fece inarcare la schiena sulla sedia e irrigidire le gambe tenute leggermente divaricate sotto la gonna chiusa.
Valeria interpretò immediatamente quel sussulto come una reazione diretta alle proprie parole pesanti. Il suo sorriso si fece ancora più complice, convinta di aver fatto centro e di aver scatenato quell'improvvisa scossa di desiderio nella collega. Si sporse ancora di più oltre il divisorio, riducendo lo spazio che le separava a pochi centimetri.
«Sai...» sussurrò Valeria, abbassando ulteriormente la voce per non farsi sentire dai colleghi delle postazioni vicine, «hai un corpo che è una vera opera d'arte. Questa tua combinazione di vulnerabilità e apparente rigidità è qualcosa di unico». Fece una breve pausa, godendosi il respiro corto di Ornella. «Mi piacerebbe farti delle foto, Ornella. Dico sul serio. Fuori all'aperto, oppure, meglio ancora, proprio qui, dopo l'orario di chiusura, quando l'ufficio si svuota. Ho la macchina fotografica con me oggi…Mi piacerebbe catturare ogni singolo dettaglio di come questa stoffa leggera modella il tuo seno. Vorrei fotografare la tua postura così rigida, fiera e irresistibilmente tesa dentro questa giacca aperta. Ti assicuro che l'obiettivo saprà valorizzare ogni tuo millimetro».
Ornella abbassò di scatto le palpebre, cercando di isolarsi per un istante dall’insistente profumo di Valeria e dalle pulsazioni costanti che le infiammavano il bacino. Con la mano visibilmente instabile, sbloccò lo schermo dello smartphone per leggere un messaggio appena ricevuto.
Il testo del suo uomo era essenziale e privo di preamboli:
«Come sta andando?»
Quella domanda, formulata con la solita freddezza, la costrinse a una resa immediata. Bloccata dalle regole imposte e dall’incapacità di mentire, Ornella digitò rapidamente una prima risposta, descrivendo la situazione reale con frasi spezzate per l’agitazione:
«C'è una mia collega qui davanti alla mia scrivania… È Valeria, del marketing, ti ricordi? Te ne ho già parlato. Oggi mi sta corteggiando in modo molto più esplicito... mi ha appena detto che vuole farmi delle foto qui in ufficio dopo l'orario di chiusura».
Prima di premere invio, si sentì stringere la gola da un improvviso senso di panico al pensiero di esporsi in quel modo davanti alla collega. Mandò il messaggio e poi ne scrisse un altro riportando le parole esatte per descrivere il suo timore:
«Mi vuole fotografare all'orario in cui non ci sarà più nessuno. Ho paura per la sacca medica sulla coscia. Se mi fotografa così, la vedrà sicuramente. Sono a disagio».
Inviò il testo e rimase con il fiato sospeso, fissando il display. Valeria, accorgendosi del silenzio, si sporse ancora di più, i suoi occhi fissi sul seno di Ornella che si sollevava e si abbassava rapidamente. «Allora? Ti ho messa così in crisi con la mia proposta?», mormorò con un sorriso malizioso.
«Aspetta un attimo» replicò Ornella.
Un secondo dopo, il telefono vibrò di nuovo tra le dita di Ornella. La replica del suo uomo fu perentoria e stroncò ogni possibilità di ritirarsi:
«Stasera farai la sessione fotografica con Valeria, ma senza la sacca. Staccala adesso. Da questo momento in poi, ogni ora esatta dovrai andare in bagno e aprire il rubinetto per svuotare la vescica con un bicchiere per poi richiudere il rubinetto. Tornata alla scrivania bevi un bicchiere d'acqua. Ripeterai questa procedura fino a 15 minuti prima della fine dell'orario di lavoro, momento in cui sigillerai il rubinetto per l'ultima volta prima dello shooting con Valeria. Intanto io spegnerò il vibratore per riaccenderlo esattamente alle 17.45».
Quell'istruzione così tecnica, precisa e programmata al minuto le tolse ogni possibilità di fuga, definendo una volta per tutte la sua totale sottomissione. Sapere di dover gestire persino quel presidio medico, manipolando il rubinetto della propria intimità sotto la regia remota del suo padrone, amplificò a dismisura la sua eccitazione. La sua carne, segnata dai punti di seta, ebbe un nuovo palpito involontario contro l'interno delle cosce.
Ornella bloccò il cellulare e lo posò sul tavolo. Sollevò lentamente lo sguardo verso Valeria, incrociando i suoi occhi accesi di desiderio. Mandò giù un groppo di saliva e, con una voce che tradiva un leggero tremito, cedette:
«E va bene, Valeria... facciamolo… accetto la tua proposta per le foto. Va benissimo qui in ufficio, stasera, non appena rimarremo da sole…E’ da tanto che stavo pensando di farmi fare delle foto, non da te però… ».
Il sorriso di Valeria si allargò, carico di trionfo e di una malizia incontenibile. «Speravo proprio che avresti accettato, ci vediamo dopo», sussurrò con voce smielata, per poi allontanarsi verso il suo reparto con un ultimo sguardo complice.
Non appena rimase sola, Ornella sentì il bisogno impellente di eseguire subito l'inizio del protocollo. Afferrò la borsa e si diresse rapidamente verso i servizi, camminando con movimenti calcolati per sopportare il contatto continuo delle grandi labbra gonfie contro l'interno delle cosce.
Entrata nel bagno dell'ufficio, si chiuse a chiave all'interno di una cabina. Con le mani umide di sudore, Ornella sollevò il tessuto leggero della gonna lunga, rivelando la pelle nuda. Sopra il bordo della calza parigina spiccava la sacca trasparente, già parzialmente riempita.
Seguendo alla lettera il comando, Ornella affrontò i passaggi tecnici per il distacco definitivo: chiuse il piccolo rubinetto di plastica ruotando la levetta di novanta gradi. Subito dopo, esercitando una pressione decisa sul connettore a baionetta, staccò la sacca dal rubinetto. La plastica trasparente si separò dal resto del circuito senza far fuoriuscire una sola goccia di liquido. Sfilò le fasce elastiche dalla coscia destra, svuotò il contenuto nel water, poi nascose il tutto sul fondo della sua borsa da lavoro.
Ora, appena sotto la sua fica pendeva soltanto il rubinetto. Senza l'ingombro della sacca sulla gamba, la sua camminata sarebbe apparsa più naturale, ma la consapevolezza di avere il flusso di urina interrotto le diede una sensazione di vulnerabilità estrema. Tornata alla scrivania, prese subito un bicchiere d'acqua dal distributore e lo bevve fino in fondo, come imposto, avviando il ciclo forzato.
Il pomeriggio scorse lungo una linea di tensione logorante, scandita dal timer del cellulare. Ogni ora esatta, Ornella si alzò dalla scrivania per andare in bagno a riaprire il piccolo rubinetto, svuotando la vescica prima nel bicchiere e poi nella tazza, per poi richiuderlo. Al ritorno alla postazione, mandava giù un altro bicchiere d’acqua, sentendo nell’ora successiva il liquido accumularsi nella vescica forzatamente sigillata. Alle 17:45 la sveglia silenziosa vibrò per l'ultima volta. Esattamente alla stessa ora il vibratore ricomincio a titillare l’interno del suo corpo. Mancavano esattamente quindici minuti alla fine dell'orario di lavoro. Intorno a lei, il brusio dell'open space stava sfumando: i colleghi cominciavano a spegnere i computer, a raccogliere le proprie cose e a dirigersi in piccoli gruppi verso i tornelli d'uscita. Ornella si alzò con cautela ed eseguì la procedura per l'ultima volta: nel bagno riaprì il rubinetto, lasciò defluire i liquidi nel bicchiere finche il rubinetto smise di gocciare, poi ruotò la leva di novanta gradi. Stavolta la chiusura avrebbe avuto un tempo indefinito; probabilmente il rubinetto sarebbe rimasto chiuso per tutta la durata della sessione fotografica, costringendo il suo corpo a trattenere ogni cosa.
Quando l'orologio segnò le 18:12, l'ultimo impiegato timbrò il cartellino e l'open space piombò in un silenzio irreale. Le luci principali del piano vennero spente, lasciando accesi soltanto i neon verticali sopra la scrivania di Ornella. e le luci di emergenza. Dall'angolo del corridoio apparve Valeria, con una macchina fotografica, forse professionale. «Siamo rimaste sole», esordì Valeria con una voce che risuonò nitida e carica di una malizia. Si arrestò a due metri da lei, sollevando la reflex. «Non muoverti, resta esattamente così. Cominciamo senza preamboli».
Valeria cominciò ad inquadrare Ornella in varie pose dicendole di alzarsi, andare vicino alla finestra, appoggiata alla scrivania e così via. Il silenzio dell'open space deserto veniva interrotto soltanto dal clic ritmico dell'otturatore. Nel frattempo, lo smartphone posato sulla scrivania si illuminò silenziosamente: il suo padrone, connesso in tempo reale dall'applicazione remota, aveva iniziato a variare la frequenza della vibrazione anale in modo del tutto casuale. Il motore del dispositivo interno passò senza preavviso da impulsi rapidi e intermittenti a pulsazioni profonde e continue, scatenando scariche repentine che risalirono lungo il bacino, costringendo Ornella a continui e impercettibili sussulti.
L'attrito della stoffa della camicetta leggera sui capezzoli, li manteneva in avanti in modo arrogante. Ornella si posizionò di nuovo contro il bordo di legno del tavolo. Valeria abbassò di qualche centimetro la reflex, lasciando che l’obiettivo rimanesse puntato sul seno di Ornella. I suoi occhi fissarono il viso della donna, arrossato dal calore della carne infiammata.
«Il tuo sguardo sta diventando terribilmente sexy, Ornella», sussurrò Valeria, avanzando di un passo. «C'è una nota di sofferenza e di eccitazione nei tuoi occhi che mi sta facendo impazzire. Facciamo un piccolo salto di qualità. Voglio che tu sbottoni un po' la gonna sul davanti, giusto per aprire lo spacco. E poi apri ancora di un bottone la camicia. Voglio che la stoffa si allarghi quel tanto che basta per esporre meglio l’incavo del tuo seno».
Ricordando il comando del suo padrone, Ornella dovette cedere. Con la mano destra che tremava visibilmente, portò le dita ai bottoni superiori della gonna, iniziando a slacciarli. I primi due bottoni cedettero, e la stoffa fluida si aprì di colpo ai lati. Valeria sgranò gli occhi, interrompendo lo scatto. Sotto la gonna lunga vide che Ornella indossava un paio di calze parigine nere che salivano fin sopra il ginocchio. Il bordo elastico stringeva dolcemente la carne nuda della coscia.
«Caspita... le parigine…», sussurrò Valeria con la voce eccitata, abbassando la reflex. «Allora sei davvero piena di segreti oggi. Questo look è incredibilmente provocante, Ornella, mi stai facendo eccitare…».
Subito dopo, Ornella aprì il bottone della camicetta. Il velo trasparente si tese e si aprì ai lati sotto la giacca professionale, provocando una scarica di turgore ai capezzoli ancora più forte. Valeria si avvicinò per aggiustare la posa, facendola mettere di traverso appoggiando metà sedere sulla scrivania e facendole alzare leggermente la gamba destra. Quel movimento forzato scoprì la pelle fino quasi alla linea del pube, portando il piccolo rubinetto d'arresto a un soffio dall'essere esposto alla luce cruda del neon. La pressione della vescica le mandò una scarica sorda, mentre Valeria rimase per un istante senza fiato, indietreggiando di un solo passo e sollevando rapidamente la reflex per inquadrare lo spacco e il seno turgido. «Resta immobile, Ornella. Questa foto è pazzesca».
Proprio in quel secondo, il dispositivo posteriore subì un nuovo cambio di frequenza casuale da parte del padrone, passando a una vibrazione combinata con impulsi rapidissimi e profondi. Bloccata in quella posizione, Ornella sentì crollare l'ultimo argine di controllo. L'eccitazione si trasformò in un picco ingestibile. Ornella sentì montare l’orgasmo. Il piacere esplose violento, ma venne soffocato il più possibile. Finché i muscoli pelvici e le grandi labbra cucite gonfie di filler presero a contrarsi in spasmi ritmici. La lubrificazione improvvisa trovò come unica via d'uscita l’orifizio alla base della vagina. Le dita di Ornella si conficcarono nel legno, la schiena si inarcò violentemente e un gemito acuto, lungo e soffocato le sfuggì tra i denti stretti.
Valeria bloccò il dito sul pulsante di scatto, fulminata da quella reazione così estrema. Abbassò lentamente la macchina fotografica, con il respiro accelerato e gli occhi sgranati per la sorpresa e il trionfo, convinta che il proprio approccio ravvicinato avesse appena provocato un orgasmo spontaneo in Ornella.
«Dio, Ornella…sei…sei…incredibile» sussurrò Valeria, la voce incrinata da una forte eccitazione mentre faceva un altro passo avanti, lo sguardo calamitato dal seno ansimante e dallo spacco della gonna.
Ornella rimase per qualche istante immobile. Valeria allungò una mano verso la sua coscia nuda, ancora sollevata sul tavolo. Prima che le dita della collega potessero sfiorare la pelle e incontrare il piccolo rubinetto d'arresto in plastica, Ornella abbassò la gamba con un movimento brusco ma controllato. Sapeva di non poter più rimandare: la lubrificazione scatenata dall'orgasmo stava uscendo dall’orifizio in modo vistoso, bagnandola.
«Scusami, Valeria... ho bisogno di due minuti», interruppe Ornella «Devo assolutamente andare in bagno». Entrata nella cabina del bagno, si chiuse a chiave. Con le mani ancora tremanti, Ornella sollevò la gonna lunga e affrontò la duplice necessità del suo corpo. Afferrò lo smartphone e mandò un sms dicendo che ha avuto un orgasmo: «Ho appena avuto un orgasmo violentissimo. Sono in bagno, mi sto ripulendo e svuotando la vescica. Valeria è fuori che mi aspetta per continuare».
L'uomo le risponde che deve nascondere il rubinetto nella fica approfittando del lubrificante naturale che esce dalla sua fica: «Non asciugare oltre. Sfrutta l'abbondante lubrificazione che esce dalla tua vagina. Spingi il tubicino e nascondi completamente il rubinetto all'interno del foro affondandolo nella fica. Deve scomparire alla vista. Poi torna da Valeria e continua la sessione però tienila sulla corda. Non concederle oltre. Mostra solo ciò che serve per alimentare il suo desiderio, ma mantieni la tua intimità inaccessibile. Sei un'opera d'arte da guardare, non da toccare».
Ornella posò il telefono e sollevò nuovamente la gonna lunga. Sfruttando la vischiosità calda, Ornella portò le dita bagnate alla base della sutura delle grandi labbra. Afferrò il tubicino flessibile e, con movimenti lenti e millimetrici, iniziò a spingere il piccolo rubinetto d'arresto verso l'alto, forzandone l'ingresso nell'apertura anatomica di due centimetri e mezzo. La sensazione fu acuta e travolgente. Il rubinetto scivolò all'interno, facendosi spazio nella cavità vaginale umida. La carne lentamente assecondò l’intrusione e spingendo ancora un centimetro più a fondo, il rubinetto d'arresto scomparve del tutto dietro la barriera geometrica della sutura. Ornella si ricompose, sistemò la gonna e la camicia .
Ornella aprì la porta del bagno e si diresse nuovamente verso l'open space, dove Valeria la stava aspettando sotto la luce cruda dei neon.
«Ho capito perfettamente la tua eccitazione, Ornella», sussurrò Valeria impaziente di mantenere viva la tensione erotica. «Inutile che cerchi di nasconderlo. Voglio che tu sappia che anche io sono eccitata. Sono eccitata dal solo vedere... vedere questa tua incredibile combinazione di apparente rigidità e di vulnerabilità. Mi stai facendo impazzire. Proprio per questo, adesso mi piacerebbe farti qualche altra foto più sexy... molto più sexy. Siamo sole e l'ufficio è nostro. Voglio che la camicia si apra del tutto, e voglio che quella gonna si sollevi abbastanza da mostrare cosa nascondi».
Ornella sollevò lo sguardo verso Valeria… poi a voce bassa «Puoi continuare con le foto, Valeria, ma faremo come dico io. Puoi fotografarmi, puoi spingere l'obiettivo fin dove vuoi, ma non un passo di più. Voglio che tu guardi, ma non ti avvicinerai oltre».
«Sulla corda... mi piace questo gioco, Ornella», mormorò Valeria, afferrando di scatto la reflex dal tavolo. «Renditi pure inaccessibile, ma allora voglio che tu ti metta seduta proprio al centro della scrivania. Sposta la gonna quanto basta per mostrare l'inizio delle parigine sulla coscia nuda, ma tieni le ginocchia strette. Voglio fotografare questo momento così sexy». Ornella eseguì, ma stava solo assecondando la regia remota del suo uomo. Si posizionò sul tavolo mentre il vibratore anale subiva un nuovo, impercettibile cambio di ritmo casuale. Ornella sollevò lentamente lo sguardo su Valeria, mantenendo le ginocchia serrate al centro della scrivania. Il vibratore anale inviò una pulsazione sorda che le scosse il bacino, costringendola a far aderire ancora di più il rubinetto nascosto contro le pareti interne della sutura. Nonostante l'eccitazione e la pressione costante, Ornella ricordò l'ordine del suo uomo di tenerla sulla corda. Con un tono di voce calcolato, freddo ma intriso di una sottile provocazione, disse: «Se vuoi davvero queste foto più sexy, Valeria, prima fammi vedere tu le pose che vorresti che io facessi».
Valeria rimase un istante sorpresa da quella richiesta. Poi, colpita da quel ribaltamento dei ruoli che rendeva Ornella ancora più magnetica e inaccessibile, appoggiò la reflex sul bordo del tavolo con un sorriso carico di sfida. «Vuoi che ti mostri come ti voglio? Mi piace», sussurrò Valeria, avvicinandosi alla scrivania adiacente. Per farle vedere la prima posa, Valeria si appoggiò di schiena contro il tavolo, inarcando il busto all'indietro ed esasperando la linea del petto, imitando la rigidità formale che aveva ammirato in Ornella. Subito dopo si spostò, salendo parzialmente sul piano con un movimento fluido: allargò leggermente le gambe e sollevò un ginocchio, mostrando come lo spacco della gonna dovesse aprirsi in modo sfacciato per catturare la luce del neon. «Voglio questa tensione qui, vedi?», spiegò Valeria, con il fiato corto, mentre si muoveva davanti a lei, offrendole una dimostrazione esplicita dell'erotismo che intendeva catturare con l'obiettivo. «Voglio che tu sia un blocco teso, pronta a spezzarsi ma completamente immobile».
Ornella assecondò la richiesta, muovendosi con estrema lentezza per non sollecitare bruscamente la zona intima. Scivolò di traverso sul piano di legno, appoggiando solo metà del sedere sulla scrivania e sollevando leggermente la gamba destra. Il movimento aprì lo spacco della gonna fin quasi al pube, rivelando la pelle nuda e la linea netta sopra il bordo elastico della calza parigina nera. In quella postura asimmetrica, il piccolo rubinetto affondato nella carne viva premeva contro le pareti interne della vagina. Ornella avvertiva una pressione sorda e costante, acuita dall'onda minima e continua del vibratore anale.
Valeria afferrò di scatto la reflex dal tavolo, visibilmente eccitata da quella totale sottomissione. Il clic ritmico dell'otturatore ricominciò a risuonare nel silenzio dell'open space deserto. Si spostò di lato, stringendo l'inquadratura sul contrasto tra la coscia esposta e la giacca lasciata spalancata. «Sei perfetta, Ornella. Questa posa è di un'intensità pazzesca», mormorò Valeria tra uno scatto e l'altro, con il fiato corto.
Dopo una sequenza rapida di foto, la collega abbassò di pochi centimetri la macchina fotografica, lasciando che l'obiettivo rimanesse puntato sul busto della donna. I suoi occhi indugiarono famelici sul velo quasi trasparente della camicetta. «Ora voglio di più», riprese Valeria, avanzando di mezzo passo e riducendo ancora la distanza, completamente travolta dal gioco erotico. «Apri ancora un po' la camicia. Slaccia altri due bottoni sul davanti. Voglio che la stoffa scivoli del tutto oltre le spalle, lasciando il seno completamente esposto sotto la giacca aperta. Voglio catturare la nudità dei tuoi spunzoni sotto questa luce cruda».
Ornella sollevò lentamente lo sguardo su Valeria, mantenendo le ginocchia serrate al centro della scrivania. Il vibratore anale inviò una pulsazione sorda che le scosse il bacino, costringendola a far aderire ancora di più il rubinetto nascosto contro le pareti interne della sutura. Nonostante l'eccitazione e la pressione costante, Ornella ricordò l'ordine del suo uomo di tenerla sulla corda. Con un tono di voce calcolato, freddo ma intriso di una sottile provocazione, disse: «Se vuoi davvero queste foto più sexy, Valeria, prima fammi vedere tu le pose che vorresti che io facessi».
Valeria rimase un istante sorpresa da quella richiesta. Poi, colpita da quel ribaltamento dei ruoli che rendeva Ornella ancora più magnetica e inaccessibile, appoggiò la reflex sul bordo del tavolo con un sorriso carico di sfida. Senza smettere di fissarla, portò le mani al petto e, con movimenti rapidi e febbrili, slacciò completamente i bottoni sul davanti e si tolse la camicia, facendola scivolare via. Un istante dopo, infilò le dita dietro la schiena per sganciare il reggiseno e si tolse anche quello, lasciandolo cadere sul pavimento. Rimasta a seno nudo sotto la luce bianca e verticale del neon, Valeria inarcò la schiena all'indietro, spingendo il busto in avanti per mostrare a Ornella l'esatta posa che esigeva da lei.
L'eccitazione e la frustrazione di non poter ancora toccare quel corpo di Ornella agirono immediatamente: Valeria portò le dita e i palmi sul seno e iniziò a massaggiarsi i capezzoli davanti a lei. Forzò la propria carne a reagire, stimolandola visibilmente sotto lo sguardo immobile della collega, nel disperato tentativo di raggiungere la sua stessa, identica rigidità scultorea. Restò così per diversi secondi, offrendole una dimostrazione esplicita, ansimante e turgida del risultato che intendeva catturare con il prossimo scatto.
Ornella mantenne lo sguardo fisso su Valeria, gli occhi lucidi che riflettevano la luce fredda del neon. Il rubinetto incastrato nella fica intanto mandava a Ornella scariche a ogni respiro, ricordandole che il controllo del suo corpo apparteneva solo al suo uomo. Eppure, in quel momento, era lei a dettare le regole del supplizio e quindi spinse la corda fino al punto di rottura.
«Non basta ancora, Valeria», riprese Ornella, con una voce che risuonò straordinariamente spietata nel silenzio dell'open space deserto. Sfruttò la postura divaricata di traverso sulla scrivania per dominare la scena. «Se vuoi davvero vedermi aprire questa camicia e magari scoprire cosa nascondo sotto la gonna, devi andare tu fino in fondo. Togli le mutandine!».
Valeria restò per un momento a bocca aperta, colta di sorpresa da quell’ordine che rilanciava ancora di più in modo inaspettato il loro gioco di specchi. L'idea di dover esibire se stessa per sbloccare la totale nudità di Ornella ne esasperò il desiderio. Con movimenti rapidi e tremanti sotto la gonna, Valeria fece scivolare giù il piccolo indumento intimo. Lo sfilò dai piedi e, con un gesto intriso di sottomissione e sfida, lo lanciò sopra la scrivania. Il tessuto leggero atterrò proprio accanto alla tastiera del computer, a pochi centimetri dal telefono di Ornella.
«Ora continua a toccarti. Fammi vedere quanto mi desideri» riprese Ornella, la voce fredda, ferma e incredibilmente provocatoria nel silenzio dell'open space. Indicò con un leggero cenno del mento il petto nudo della collega, dove i capezzoli risentivano del massaggio. «Toccati per me, Valeria. Toccati fino a godere…»Sempre più eccitata, Valeria rimase per un istante sospesa nel limbo di quella richiesta totale, poi cedette completamente al gioco. Rimanendo appoggiata alla scrivania di fronte a lei, sotto la luce cruda che tagliava l'oscurità dell'ufficio, infilò la mano destra tra le gambe e iniziò a toccarsi con movimenti rapidi, ritmici e ansimanti. Il suono umido delle sue dita ruppe il silenzio, mentre il suo sguardo restava disperatamente agganciato alla profonda scollatura e allo spacco della gonna di Ornella.
Vedere Valeria cedere in quel modo, ridotta a un corpo ansimante, scatenò in Ornella una nuova reazione. La stimolazione visiva di quel dominio assoluto diventò intollerabile, fondendosi all'istante con il ronzio profondo del vibratore anale e con la presenza quasi dolorosa del piccolo rubinetto incastrato tra le pareti interne della sua carne.
Il ritmo di Valeria si fece frenetico. Il suo seno nudo si sollevava rapidamente e i suoi capezzoli erano pronti ad esplodere. Con un gemito acuto che risuonò nitido tra i divisori delle postazioni vuote, Valeria inarcò la schiena, stringendo gli occhi mentre l'orgasmo la travolgeva. Vedere Valeria cedere in quel modo mentre le sue mutandine giacevano a pochi centimetri dalla tastiera, scatenò in Ornella un'onda d'urto psicofisica di una forza inaspettata. La stimolazione visiva di quel dominio assoluto si fuse all'istante con il tremito del vibratore anale e con la presenza del piccolo rubinetto d'arresto incastrato tra le pareti interne della sua carne.
Con un gemito acuto che risuonò nitido tra i divisori delle postazioni vuote, Valeria inarcò la schiena, stringendo gli occhi mentre l'orgasmo la travolgeva. Esattamente nello stesso istante, vedendo che Valeria cominciava a godere, anche Ornella crollò, travolta a sua volta da un nuovo, devastante orgasmo.
Il piacere esplose simultaneo e spietato. Bloccata di traverso sulla scrivania, con la gamba destra sollevata e lo spacco spalancato fino al pube, Ornella subì una sequenza di spasmi muscolari involontari che le scossero l'intero bacino. Le grandi labbra sode e la carne profonda presero a contrarsi ritmicamente con una forza furiosa attorno al rubinetto nascosto. Quella morsa forzata stirò anche i punti un dolore lancinante che amplificò l'acme fino a renderlo quasi intollerabile.
Una nuova ondata di lubrificazione si fece strada nella vagina, scendendo verso la fessura e iniziando a colare lungo la pelle nuda della coscia. Ornella inarcò la schiena in uno spasmo violento, e lamento lungo, soffocato le sfuggì dalle labbra dischiuse, unendosi al respiro ansimante di Valeria.
Le due donne rimasero sospese in quel silenzio artificiale per diversi secondi, unite dallo stesso identico rilassamento. Valeria, con gli occhi ancora socchiusi per i postumi del piacere, udendo il gemito di Ornella sollevò lentamente la testa, fissandola con uno sguardo in cui lo stordimento si trasformò subito in un trionfo assoluto. Lasciò scivolare la mano fuori dalla gonna, con il respiro ancora spezzato dagli ultimi brividi del piacere. Fissò il corpo di Ornella, immobile sul tavolo, ammirando il modo in cui il seno si sollevava rapidamente mettendo ancora più in evidenza i capezzoli duri e sporgenti sotto il tessuto della camicetta. Stravolta da quell'orgasmo, Valeria si staccò dalla sua posizione e fece tre passi fluidi, azzerando la distanza, con Ornella. Si chinò sul suo viso, con gli occhi colmi di un desiderio ormai privo di freni, e tese le labbra per baciarla.
Ornella, nonostante il calore bruciante che le infiammava il bacino reagì con un'immobilità glaciale. Ruotò la testa di scatto lateralmente, offrendo solo il profilo del mento e rifiutando in modo netto e categorico il contatto fisico. Valeria si bloccò a pochi millimetri dalla sua pelle, il fiato corto, lo sguardo colmo di stupore per quel respingimento improvviso proprio dopo aver condiviso un piacere così intenso. «Ornella... ma cosa...?», sussurrò, con la voce incrinata dalla confusione. Ornella mantenne le mani ancorate al bordo della scrivania, la postura di traverso ancora perfettamente stabile e rigida, le calze parigine tese sulla coscia nuda bagnata dal liquido vischioso. Sollevò lentamente gli occhi lucidi per incontrare quelli della collega e, con una voce glaciale pronunciò la sua sentenza:
«Non mi è concesso».
Valeria sgranò gli occhi, indietreggiando di qualche centimetro. Quella frase, pronunciata nel silenzio spettrale dell'open space, lasciò la situazione nella più totale e fitta ambiguità.
Valeria non poteva sapere se quel diniego derivasse da un blocco morale interno, da un fidanzato geloso, da un gioco di potere psicologico che Ornella stava conducendo contro di lei, o da qualcosa di infinitamente più profondo che regolava ogni suo comportamento. Il rifiuto, unito a quella motivazione così misteriosa e perentoria, non fece che esasperare l'eccitazione di Valeria, che rimase a fissarla sospesa in un limbo di frustrazione e fascino. Nel frattempo, il vibratore anale posteriore continuò a emettere il suo ronzio minimo, ricordando a Ornella che l'ambiguità era solo per il mondo esterno: per lei, la sottomissione al suo uomo era l'unica certezza.
Valeria si allontanò di un altro passo. Il suo sguardo continuava a oscillare tra il volto impassibile di Ornella e le proprie mutandine adagiate sul ripiano di legno, accanto alla tastiera del computer.
Ornella terminò di abbottonare la gonna lunga fino al ginocchio, e sentendosi ormai al sicuro impartì l'ultima, perentoria disposizione della serata.
«Ora vai, Valeria», disse Ornella, con una voce bassa ma priva di esitazioni che risuonò nitida nel silenzio della stanza. «Esci pure. Penserò io a spegnere tutto e a chiudere l'ufficio».
Valeria accennò un movimento verso la scrivania per recuperare l'indumento intimo, ma la mano di Ornella si posò sul tavolo, bloccando visivamente lo spazio. Con un tono che sfumò la freddezza in un'ultima, sfacciata provocazione, aggiunse: «Però le mutandine lasciale qui. Sono un bel ricordo della serata passata insieme».
Quella richiesta inaspettata agì su Valeria come un'ultima, potente scarica elettrica. Il diniego del contatto fisico e il mistero di quel «Non mi è concesso» si fondevano ora con il feticcio tangibile che Ornella esigeva di trattenere presso di sé. Per Valeria quella sottomissione visiva si trasformò nell'ennesima promessa implicita, il carburante perfetto per mantenerla legata alla corda.
«Va bene... tienile pure, spero che stasera le userai per toccarti pensando a me», sussurrò Valeria, il fiato ancora corto e un sorriso carico di amarezza sulle labbra. Sollevò la tracolla della macchina fotografica, fece un lento cenno di assenso con il capo e si avviò verso l'uscita del reparto. I suoi passi e l'eco del suo profumo sfumarono rapidamente lungo il corridoio, fino al clic lontano della porta a vetri che si chiudeva.
Rimasta finalmente sola nell'open space, Ornella lasciò andare un lungo, profondo respiro, sentendo i muscoli del busto allentare la rigidità mantenuta per ore. Sotto la giacca aperta, la camicetta leggerissima sfiorò ancora una volta i capezzoli perennemente tesi a causa del turgore artificiale. Con le dita ancora scosse da un sottile tremito, allungò la mano verso la tastiera, raccolse il piccolo indumento intimo di Valeria e ldopo averlo odorato lo infilò sul fondo della borsa da lavoro, proprio accanto alla sacca medica trasparente che aveva occultato nel pomeriggio. Subito dopo, sbloccò lo schermo dello smartphone. L'applicazione remota mostrava che il vibratore anale era ancora a un regime minimo e costante, un sordo ronzio posteriore che continuava a far pulsare il basso ventre.
Digitò l'ultimo messaggio per il suo uomo, registrando la fine della sessione e l'esecuzione millimetrica di ogni ordine:
«Valeria è appena uscita, abbiamo goduto insieme. L'ufficio è vuoto. Le ho fatto lasciare le sue mutandine sulla scrivania e adesso le ho con me, l’ho lasciata nell'ambiguità più totale senza farmi mai toccare. Sto spegnendo le luci, ti racconterò tutto al mio ritorno a casa».
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