Sottomessa (terza parte)
di
Massimo FKR
genere
dominazione
Il lunedì mattina in ufficio, il rientro alla realtà lavorativa fu segnato da un contrasto orchestrato nei minimi dettagli. Ornella si presentò al lavoro vestita in modo estremamente sobrio e impeccabile, indossando un completo scuro. Il suo atteggiamento formale ripristinò immediatamente la consueta distanza tra le scrivanie, lasciando che nessuno tra i colleghi potesse sospettare nulla della vera natura di Ornella.
Per Valeria, invece, le disposizioni stabilite da Marco prima di lasciare l'appartamento erano state del tutto opposte e prive di margini di discussione. Le era stato ordinato di presentarsi in ufficio con un abbigliamento decisamente appariscente, studiato per farla sentire costantemente esposta e vulnerabile durante le ore di lavoro. Indossava una minigonna che le arrivava a metà coscia e una camicetta leggera, un abbinamento che attirava inevitabilmente gli sguardi dei presenti.
La vera tortura, tuttavia, risiedeva nell'intimo che era stata costretta a indossare sotto gli abiti. Le era stato imposto un completo di pizzo nero altamente provocante: le mutandine presentavano uno spacco aperto al centro, lasciando la sua fica completamente priva di protezione. Sopra, il reggiseno a balconcino era strutturato in modo da sorreggere esclusivamente la parte bassa del seno, lasciando i capezzoli del tutto liberi e scoperti.
Le era anche stato ordinato che, una volta seduta alla sua scrivania o durante le riunioni, avrebbe dovuto tenere le ginocchia semiaperte, posizionandosi direttamente sul sedile. Questa ulteriore disposizione generò in Valeria uno stato ansioso. La minigonna a metà coscia, sollevandosi ulteriormente a causa della posizione, lasciava le sue gambe scoperte, mentre l'obbligo di non serrare le ginocchia la costringeva a una postura che la faceva sentire costantemente in mostra, esposta al rischio che chiunque si avvicinasse alla sua postazione potesse intuire qualcosa.
A ogni passo lungo il corridoio, Valeria avvertiva lo sfregamento continuo della camicetta contro la pelle dei capezzoli, già turgidi a causa della temperatura dell'aria condizionata dell'ufficio. Camminava con lo sguardo basso e il cuore che le martellava nel petto, consapevole che il suo corpo era interamente sotto il controllo di Ornella e Marco. Ogni volta che un collega si avvicinava per consegnarle dei documenti o per chiederle informazioni su una pratica, Valeria sentiva il viso andare in fiamme. Doveva mantenere un tono di voce professionale e rispondere con assoluta calma, mentre sotto il tavolo la percezione del proprio corpo nudo era totale, accentuando quel cortocircuito tra la routine dell'ufficio e la sottomissione che le era stata imposta.
Verso le undici del mattino, il telefono interno sulla scrivania di Valeria squillò. Sul display comparve il nome di Ornella, rompendo il precario equilibrio faticosamente trovato. Valeria rispose subito, cercando di dare alla voce il tono più neutro e professionale possibile. Dall'altro capo del filo, la voce di Ornella risuonò distaccata, priva di qualsiasi inflessione che potesse ricordare le confidenze o i pesanti giochi del fine settimana. Le disse semplicemente di portare immediatamente nel suo ufficio i faldoni relativi all'ultimo bilancio trimestrale.
Valeria si alzò dalla sedia, avvertendo subito il distacco della pelle nuda dal materiale sintetico del sedile. Strinse i documenti al petto, un gesto istintivo per nascondere i capezzoli che spingevano visibilmente contro il tessuto leggero della camicetta. Camminò lungo il corridoio dell'open space sotto i pesanti sguardi di un paio di colleghi.
Bussò alla porta dell'ufficio di Ornella ed entrò solo dopo aver sentito il permesso da parte di uno dei suoi colleghi. Lei era seduta dietro la sua scrivania, austera, con gli occhiali da lettura sul naso e il vestito abbottonato fino all'ultimo bottone, che non lasciava trapelare il minimo segno del suo corpo ancora segnato e cucito. Non sollevò nemmeno lo sguardo mentre Valeria si avvicinava. Le indicò con un cenno della penna la sedia di fronte a sé, ordinandole di sedersi e di esporre i dati.
Valeria, comincio a parlare della situazione finanziaria. Nel sedersi, però, aveva chiuso strettamente le gambe e aveva sistemato con cura il tessuto della gonna direttamente sotto il sedere, creando una barriera protettiva tra la propria pelle e la sedia.
Ornella, che fino a quel momento era sembrata distratta, sollevò di colpo gli occhi dai fogli. Seguì ogni singolo movimento della sua impiegata, notando immediatamente le ginocchia serrate e il modo in cui Valeria aveva cercato di coprirsi con la stoffa. Quando Valeria finì di parlare, un'espressione di freddo rimprovero tese i lineamenti del viso di Ornella. Poi si appoggiò allo schienale della sua poltrona, incrociando le dita sopra i faldoni del bilancio. Continuò a fissare Valeria con un’intensità gelida, che contrastava nettamente con l'apparente calma del suo tono di voce. Quando finalmente parlò, lo fece usando il gergo tipico delle riunioni aziendali, ma ogni singola parola era una metafora affilata che Valeria decifrò all'istante.
Disse che nel loro settore il mancato rispetto delle procedure concordate a inizio progetto era un errore imperdonabile, soprattutto quando si cercava di mascherare i fatti modificando la disposizione degli elementi per una stupida questione di comfort personale. Aggiunse che le linee guida stabilite andavano applicate alla lettera, senza eccezioni. Sempre attraverso metafore Ornella spiegò che avrebbe usato la mano pesante per risolvere la questione. Le disse quindi di riguardare tutta la pratica e di farsi trovare pronta ad affrontare una nuova approfondita analisi della situazione. Specificò che quando si trattava di testare la tenuta dei punti critici, la sua azione diretta si rivelava sempre il metodo più efficace. Le fece anche capire che l'analisi avrebbe toccato ogni reparto, sia quello primario che quello secondario, per assicurarsi che venisse compreso a fondo il peso della richiesta che veniva dalla dirigenza.
Poi, cambiando completamente atteggiamento, Ornella, con voce melliflua, le disse che le aveva portato un pensiero da casa. Sicuramente le sarebbe stato utile anche per svolgere al meglio quanto le era stato richiesto di fare. Allungò la mano verso il cassetto della scrivania ed estrasse un pacchetto compatto, avvolto in una carta anonima, facendolo scivolare sul piano fino a toccare le dita di Valeria.
Valeria lo aprì con cautela, cercando di non fare rumore, e sentì il cuore mancare un brivido quando scorse il contenuto. La confezione conteneva un plug anale in silicone nero di dimensioni medie, con la parte che collega il bulbo alla base di notevoli dimensioni, studiata appositamente per mantenere lo sfintere costantemente teso, dilatato e impossibilitato a rilassarsi. Ornella concluse di utilizzarlo subito così d'avere il massimo beneficio per il loro incontro a fine giornata.
Valeria strinse la scatola nel palmo della mano, si alzò dalla sedia con le gambe di piombo, consapevole che l'inserimento immediato di quell'oggetto, unito allo spacco centrale delle sue mutandine di pizzo, avrebbe reso ogni singolo movimento e ogni secondo sulla sedia da ufficio un vero e proprio tormento fisico. Accennò un debole cenno del capo e si diresse verso la porta, pronta a eseguire l'ordine e a riprendere il proprio posto nell'open space.
Non appena si sedette alla sua scrivania, Valeria sentì il telefono vibrare sulla superficie del tavolo. Lo sbloccò subito e vide un nuovo messaggio da parte di Ornella. Il testo era privo di fronzoli e conteneva un ordine ancora più estremo del precedente. Le diceva che, oltre a infilarsi immediatamente il plug nero, doveva togliersi del tutto le mutandine di pizzo. Il messaggio specificava che avrebbe dovuto metterle in bella vista all'interno di uno dei cassetti della sua scrivania, uno di quelli che non potevano essere chiusi a chiave, esponendola al rischio costante che qualunque collega potesse aprirlo e vederle. La direttiva esigeva anche una prova immediata dell'esecuzione: Valeria avrebbe dovuto fotografarsi in modo che si vedessero bene sia il plug inserito che la fica, e avrebbe dovuto mandare lo scatto sia a lei che a Marco.
Valeria, turbata, prese il pacchetto con il plug e si alzò per andare in bagno a fare l'operazione. Dopo aver chiuso la porta della cabina a chiave, si preparò a inserire l'oggetto. L'estrema sottomissione della situazione e il pensiero di essere scoperta le provocarono però una reazione inattesa, facendola eccitare profondamente.
La fica le si inumidì all'istante, bagnandosi di un liquido denso e viscoso mentre l'eccitazione cresceva in modo incontrollabile. Con le mani che le tremavano per l'adrenalina, Valeria si sfilò del tutto le mutandine di pizzo, rimanendo completamente nuda e vulnerabile sotto la gonna.
Prese poi il pesante plug nero tra le dita. Sotto l'effetto di quell'ordine degradante, aprì la bocca con l'intenzione di ricoprirlo di saliva, ma poi ci ripensò. Mossa da un impulso improvviso, guidò la punta dell'oggetto verso il basso e lo introdusse nella fica, iniziando a ruotarlo e a spingerlo avanti e indietro contro le pareti interne già calde e turgide, lubrificandolo completamente con i propri fluidi vaginali fino a renderlo lucido e scivoloso.
Solo a quel punto, con il corpo scosso dai brividi, si piegò in avanti all'interno della cabina del bagno e posizionò la punta bagnata contro l'ano. Iniziò a spingere, ma la tensione muscolare e le dimensioni dello strumento le opposero subito una forte resistenza. Con evidente fatica, stringendo i denti per non gridare e respirando affannosamente nel silenzio del bagno, Valeria forzò progressivamente l'accesso, spingendo con decisione finché il plug non penetrò del tutto aprendole il culo. Mentre le pareti dell'ano si tendevano al limite, l'eccitazione di Valeria raggiunse un picco intollerabile. Quel senso di totale sottomissione, unito al brivido proibito di trovarsi nel bagno dell'ufficio a pochi metri dai colleghi ignari, la fece letteralmente tremare.Senza riuscire a trattenersi, Valeria allargò le gambe e calò la mano destra tra le cosce. Le sue dita trovarono immediatamente il clitoride, che sporgeva turgido, gonfio e sensibilissimo. Cominciò a strofinarlo con movimenti rapidi, circolari e insistenti, premendo poi con forza quella carne pulsante. A ogni sfregamento, un calore liquido e bruciante si irradiava lungo tutto il bacino. Valeria dovette tapparsi la bocca per soffocare i gemiti che le salivano caldi in gola; il contrasto tra la stimolazione frontale del clitoride e la pressione sorda e pulsante causata dal plug piantato nel culo le strappò un brivido dietro l'altro. Continuò a darsi piacere in modo febbrile, accelerando il ritmo dei polpastrelli sulla carne turgida, finché le pareti vaginali non iniziarono a contrarsi in modo ritmico e violento.
Valeria venne investita da un orgasmo travolgente, che le fece stringere le gambe e inarcare la schiena contro la porta della cabina. La fica si spalancò, lasciando colare un liquido caldo che le bagnò interamente l'interno delle cosce. Rimase per qualche istante immobile, con il respiro spezzato e i muscoli del culo che stringevano spasmodicamente la plastica nera del plug a ogni pulsazione del piacere.
Quando il tremito iniziò a placarsi, ricordò la perentoria richiesta di Ornella. Con le dita ancora scosse dai brividi dell'orgasmo, afferrò il telefono dalla borsa, attivò la fotocamera e posizionò l'obiettivo sotto il bacino, inclinando lo schermo per inquadrare l'intimità dal basso.
La foto catturò la scena con una crudezza erotica assoluta. L’interno delle cosce appariva completamente bagnato, il clitoride eretto che sporgeva turgido, mentre la fica appariva visibilmente spalancata e arrossata, completamente lucida per via dei succhi vaginali dell'orgasmo appena vissuto. Poco più indietro, incastrata perfettamente tra le natiche contratte, la base del plug nero spiccava in modo netto, bagnata anch'essa dalle secrezioni. Valeria scattò la foto e, con il cuore in gola, premette il tasto d'invio, inoltrando simultaneamente lo scatto sia a Ornella che a Marco.
Presa dall'ansia di dover tornare subito alla sua postazione prima che qualcuno potesse notare la sua assenza prolungata, Valeria non si pulì, lasciando che i fluidi viscosi e caldi dell'orgasmo rimanessero appiccicati sulla sua pelle e sulle dita.
Uscita dal bagno, Valeria tornò in ufficio cercando di camminare con la massima naturalezza possibile, nonostante la presenza del plug la costringesse a piccoli passi controllati. Una volta arrivata alla sua postazione, aprì con cautela il primo cassetto utile della scrivania, quello sprovvisto di serratura, e ci infilò le mutandine, lasciandole in bella vista per chiunque avesse aperto il cassetto anche solo per sbaglio. Si sedette infine sul sedile freddo, avvertendo il contatto diretto della pelle nuda e la base del plug che batteva contro la sedia, pronta ad affrontare il resto della giornata. Da sotto la gonna, però, iniziò a salire un odore muschiato e penetrante: l'aroma inconfondibile del sesso che ha appena goduto, che si diffondeva sottilmente intorno alla postazione, amplificando a dismisura il terrore che chiunque si avvicinasse potesse percepirlo chiaramente nell'aria.
Quando ormai erano usciti tutti, Ornella comparve davanti alla scrivania di Valeria. Poi andò sul lato e i suoi occhi si posarono sulle gambe rimaste nude e semiaperte sul sedile come le era stato ordinato.
Senza dire una parola, Ornella allungò la mano e aprì con decisione il primo cassetto della scrivania, quello senza serratura.
Il suo sguardo cadde sulle mutandine di pizzo nero abbandonate all'interno. Un sorriso impercettibile e carico di spietata soddisfazione le tese gli angoli delle labbra. Richiuse il cassetto con un colpo secco e si chinò leggermente in avanti verso Valeria.«Vedo che hai eseguito gli ordini alla perfezione, spero per tutto il giorno, Valeria», le sussurrò all'orecchio con quella voce fredda che non ammetteva repliche. «Ho ricevuto la foto che hai mandato a me e a Marco dal bagno. Siamo molto soddisfatti della tua ubbidienza, anche se è evidente che tu abbia goduto senza il nostro permesso… Ora che siamo rimaste completamente sole, alzati».
Ornella fece cenno a Valeria di spostarsi nello spazio davanti alla scrivania, indicandole con un gesto di piegarsi in avanti. Valeria obbedì, spingendo il corpo sul bordo di legno e poggiando il seno direttamente sul piano del tavolo, con il fiato corto per l'attesa.
Mantenendo un controllo totale, Ornella le posò la mano sinistra sulla schiena, esercitando una pressione ferma per impedirle di muoversi, mentre con la destra le sollevò con decisione la gonna, scoprendo del tutto i glutei e la base del plug nero che spiccava tra le natiche. Senza preavviso, la collega afferrò il dispositivo e lo estrasse con un unico movimento secco: l'attrito improvviso provocò a Valeria una fitta di dolore acuto che le strappò un gemito roco, facendola sussultare contro il legno. Ornella, impassibile, prese il plug e lo posò sul piano della scrivania, proprio vicino al viso di Valeria, costringendola a guardarlo.
Subito dopo, Ornella mantenne la promessa fatta nel dungeon. Sfruttando la vulnerabilità di Valeria, iniziò a penetrarla nel culo e nella fica utilizzando le dita della mano destra. Cominciò inserendo due dita, muovendole con decisione per vincere la resistenza dei muscoli contratti. Valeria cercò di facilitarla, ma Ornella aumentò la pressione, spingendo all'interno prima tre dita e infine, con uno sforzo evidente e a fatica, forzò l'accesso introducendo quattro dita insieme. Spingendo con forza e decisione, la collega esplorò a fondo la sua intimità violata, incurante dei lamenti sommessi di Valeria, che sentiva la carne tendersi al limite in quel silenzio spettrale dell'ufficio deserto. Ornella allentò la presa e fece rialzare Valeria, afferrandola per le spalle per costringerla a voltarsi. Valeria si ritrovò a faccia a faccia con lei, con il respiro spezzato e il corpo ancora scosso dalla penetrazione. Senza darle il tempo di riprendersi, Ornella la tirò a sé e le diede un bacio molto lungo e sensuale in bocca, premendo le labbra con forza contro le sue.
Mentre la baciava con quella passione profonda e travolgente, le mani di Ornella si muovevano già con precisione calcolata. Con dita rapide e decise, slacciò i bottoni della camicetta leggera di Valeria, aprendola completamente per esporre il petto. Valeria si lasciò trasportare dal contatto delle labbra, chiudendo gli occhi nel silenzio dell'ufficio vuoto, ma l'illusione di dolcezza durò solo pochi attimi.
Improvvisamente, Ornella allungò la mano verso il seno scoperto e le afferrò un capezzolo, strizzandolo e tirandolo violentemente.
La fitta fu così acuta e inaspettata che Valeria cacciò un urlo di puro dolore, che rimbombò tra le pareti dell'open space deserto. Le lacrime le salirono subito agli occhi mentre cercava istintivamente di piegarsi e ritrarsi, ma la presa di Ornella rimase ferma e crudele per qualche istante, stringendo la carne con forza per ricordarle ancora una volta che la sua sottomissione non conosceva interruzioni.
Non urlare, le disse Ornella a voce bassa, mantenendo la morsa sulla carne, o vuoi che ti strizzi anche l'altro?
La minaccia sussurrata a pochi centimetri dalle sue labbra bloccò all'istante il fiato in gola a Valeria. Nonostante il dolore lancinante che continuava a irradiarsi dal petto, strinse i denti con forza e ricacciò indietro le lacrime, sforzandosi di non emettere più alcun suono che potesse risuonare nell'open space deserto. Sapeva fin troppo bene che Ornella non avrebbe esitato un solo secondo a mantenere la promessa.
Soddisfatta da quel silenzio e dal totale controllo ottenuto, Ornella mollò la presa, lasciando il capezzolo di Valeria dolorante per la violenza della trazione. Fece un passo indietro, e con lo sguardo fisso su Valeria, le ordinò di riallacciarsi la camicetta, lasciando però le mutandine di pizzo nero all'interno del cassetto della scrivania. Valeria, ancora scossa, dovette accettare l'idea di uscire dall'ufficio completamente nuda sotto la gonna a metà coscia. Ma le disposizioni di Ornella non erano finite. Indicando con un cenno del mento il plug rimasto sul tavolo, le ordinò di rimetterlo davanti a lei, ma non prima di averlo insalivato ben bene in bocca.
Sotto lo sguardo vigile e severo della collega, Valeria afferrò l'oggetto con le dita tremanti e lo portò alle labbra. Con estrema lentezza, aprì la bocca e vi introdusse la punta e il corpo del plug, muovendo la lingua per bagnarlo completamente di saliva, mentre Ornella godeva del potere assoluto di quella degradazione. Solo quando lo strumento fu lucido e scivoloso, Valeria lo tolse dalla bocca e, piegandosi in avanti, se lo reinserì a fatica nel culo, in fiamme per il trattamento subito, lamentandosi del dolore che le provocava
A quel punto, Ornella le diede l'ordine finale di andare a casa in autobus.
Sentendo quelle parole, Valeria sbiancò. L'idea di dover camminare fino alla fermata e salire su un mezzo pubblico affollato in quelle condizioni le provocò un'ondata di panico puro. Provò disperatamente a opporsi, guardando la collega con gli occhi lucidi di pianto. Ti prego, Ornella, lasciami andare a casa in macchina, ti supplico, non posso salire sull'autobus così, sussurrò con voce tremante, quasi implorando in ginocchio.
Ornella però non si scompose minimamente. Il suo sguardo rimase di ghiaccio, del tutto insensibile alle suppliche della ragazza, ricordandole con un semplice cenno del capo che le decisioni prese insieme con Marco non erano negoziabili e che l'autobus era l'unica opzione ammessa per la serata. Prima di voltarsi, aggiunse un ultimo, perentorio comando: una volta arrivata nel suo appartamento, Valeria avrebbe dovuto fare immediatamente una videochiamata a Marco, perché l'uomo voleva vederla mentre si masturbava davanti a lui, dopo averlo fatto senza autorizzazione da sola nel bagno.
Valeria dovette arrendersi, raccogliere le sue cose e incamminarsi verso l'uscita, affrontando l'ulteriore umiliazione di dover viaggiare sui mezzi pubblici con il plug nel culo e la fica completamente esposta sotto la gonna, ma con la mente già presa per ciò che l'aspettava a casa davanti alla webcam.
Per Valeria, invece, le disposizioni stabilite da Marco prima di lasciare l'appartamento erano state del tutto opposte e prive di margini di discussione. Le era stato ordinato di presentarsi in ufficio con un abbigliamento decisamente appariscente, studiato per farla sentire costantemente esposta e vulnerabile durante le ore di lavoro. Indossava una minigonna che le arrivava a metà coscia e una camicetta leggera, un abbinamento che attirava inevitabilmente gli sguardi dei presenti.
La vera tortura, tuttavia, risiedeva nell'intimo che era stata costretta a indossare sotto gli abiti. Le era stato imposto un completo di pizzo nero altamente provocante: le mutandine presentavano uno spacco aperto al centro, lasciando la sua fica completamente priva di protezione. Sopra, il reggiseno a balconcino era strutturato in modo da sorreggere esclusivamente la parte bassa del seno, lasciando i capezzoli del tutto liberi e scoperti.
Le era anche stato ordinato che, una volta seduta alla sua scrivania o durante le riunioni, avrebbe dovuto tenere le ginocchia semiaperte, posizionandosi direttamente sul sedile. Questa ulteriore disposizione generò in Valeria uno stato ansioso. La minigonna a metà coscia, sollevandosi ulteriormente a causa della posizione, lasciava le sue gambe scoperte, mentre l'obbligo di non serrare le ginocchia la costringeva a una postura che la faceva sentire costantemente in mostra, esposta al rischio che chiunque si avvicinasse alla sua postazione potesse intuire qualcosa.
A ogni passo lungo il corridoio, Valeria avvertiva lo sfregamento continuo della camicetta contro la pelle dei capezzoli, già turgidi a causa della temperatura dell'aria condizionata dell'ufficio. Camminava con lo sguardo basso e il cuore che le martellava nel petto, consapevole che il suo corpo era interamente sotto il controllo di Ornella e Marco. Ogni volta che un collega si avvicinava per consegnarle dei documenti o per chiederle informazioni su una pratica, Valeria sentiva il viso andare in fiamme. Doveva mantenere un tono di voce professionale e rispondere con assoluta calma, mentre sotto il tavolo la percezione del proprio corpo nudo era totale, accentuando quel cortocircuito tra la routine dell'ufficio e la sottomissione che le era stata imposta.
Verso le undici del mattino, il telefono interno sulla scrivania di Valeria squillò. Sul display comparve il nome di Ornella, rompendo il precario equilibrio faticosamente trovato. Valeria rispose subito, cercando di dare alla voce il tono più neutro e professionale possibile. Dall'altro capo del filo, la voce di Ornella risuonò distaccata, priva di qualsiasi inflessione che potesse ricordare le confidenze o i pesanti giochi del fine settimana. Le disse semplicemente di portare immediatamente nel suo ufficio i faldoni relativi all'ultimo bilancio trimestrale.
Valeria si alzò dalla sedia, avvertendo subito il distacco della pelle nuda dal materiale sintetico del sedile. Strinse i documenti al petto, un gesto istintivo per nascondere i capezzoli che spingevano visibilmente contro il tessuto leggero della camicetta. Camminò lungo il corridoio dell'open space sotto i pesanti sguardi di un paio di colleghi.
Bussò alla porta dell'ufficio di Ornella ed entrò solo dopo aver sentito il permesso da parte di uno dei suoi colleghi. Lei era seduta dietro la sua scrivania, austera, con gli occhiali da lettura sul naso e il vestito abbottonato fino all'ultimo bottone, che non lasciava trapelare il minimo segno del suo corpo ancora segnato e cucito. Non sollevò nemmeno lo sguardo mentre Valeria si avvicinava. Le indicò con un cenno della penna la sedia di fronte a sé, ordinandole di sedersi e di esporre i dati.
Valeria, comincio a parlare della situazione finanziaria. Nel sedersi, però, aveva chiuso strettamente le gambe e aveva sistemato con cura il tessuto della gonna direttamente sotto il sedere, creando una barriera protettiva tra la propria pelle e la sedia.
Ornella, che fino a quel momento era sembrata distratta, sollevò di colpo gli occhi dai fogli. Seguì ogni singolo movimento della sua impiegata, notando immediatamente le ginocchia serrate e il modo in cui Valeria aveva cercato di coprirsi con la stoffa. Quando Valeria finì di parlare, un'espressione di freddo rimprovero tese i lineamenti del viso di Ornella. Poi si appoggiò allo schienale della sua poltrona, incrociando le dita sopra i faldoni del bilancio. Continuò a fissare Valeria con un’intensità gelida, che contrastava nettamente con l'apparente calma del suo tono di voce. Quando finalmente parlò, lo fece usando il gergo tipico delle riunioni aziendali, ma ogni singola parola era una metafora affilata che Valeria decifrò all'istante.
Disse che nel loro settore il mancato rispetto delle procedure concordate a inizio progetto era un errore imperdonabile, soprattutto quando si cercava di mascherare i fatti modificando la disposizione degli elementi per una stupida questione di comfort personale. Aggiunse che le linee guida stabilite andavano applicate alla lettera, senza eccezioni. Sempre attraverso metafore Ornella spiegò che avrebbe usato la mano pesante per risolvere la questione. Le disse quindi di riguardare tutta la pratica e di farsi trovare pronta ad affrontare una nuova approfondita analisi della situazione. Specificò che quando si trattava di testare la tenuta dei punti critici, la sua azione diretta si rivelava sempre il metodo più efficace. Le fece anche capire che l'analisi avrebbe toccato ogni reparto, sia quello primario che quello secondario, per assicurarsi che venisse compreso a fondo il peso della richiesta che veniva dalla dirigenza.
Poi, cambiando completamente atteggiamento, Ornella, con voce melliflua, le disse che le aveva portato un pensiero da casa. Sicuramente le sarebbe stato utile anche per svolgere al meglio quanto le era stato richiesto di fare. Allungò la mano verso il cassetto della scrivania ed estrasse un pacchetto compatto, avvolto in una carta anonima, facendolo scivolare sul piano fino a toccare le dita di Valeria.
Valeria lo aprì con cautela, cercando di non fare rumore, e sentì il cuore mancare un brivido quando scorse il contenuto. La confezione conteneva un plug anale in silicone nero di dimensioni medie, con la parte che collega il bulbo alla base di notevoli dimensioni, studiata appositamente per mantenere lo sfintere costantemente teso, dilatato e impossibilitato a rilassarsi. Ornella concluse di utilizzarlo subito così d'avere il massimo beneficio per il loro incontro a fine giornata.
Valeria strinse la scatola nel palmo della mano, si alzò dalla sedia con le gambe di piombo, consapevole che l'inserimento immediato di quell'oggetto, unito allo spacco centrale delle sue mutandine di pizzo, avrebbe reso ogni singolo movimento e ogni secondo sulla sedia da ufficio un vero e proprio tormento fisico. Accennò un debole cenno del capo e si diresse verso la porta, pronta a eseguire l'ordine e a riprendere il proprio posto nell'open space.
Non appena si sedette alla sua scrivania, Valeria sentì il telefono vibrare sulla superficie del tavolo. Lo sbloccò subito e vide un nuovo messaggio da parte di Ornella. Il testo era privo di fronzoli e conteneva un ordine ancora più estremo del precedente. Le diceva che, oltre a infilarsi immediatamente il plug nero, doveva togliersi del tutto le mutandine di pizzo. Il messaggio specificava che avrebbe dovuto metterle in bella vista all'interno di uno dei cassetti della sua scrivania, uno di quelli che non potevano essere chiusi a chiave, esponendola al rischio costante che qualunque collega potesse aprirlo e vederle. La direttiva esigeva anche una prova immediata dell'esecuzione: Valeria avrebbe dovuto fotografarsi in modo che si vedessero bene sia il plug inserito che la fica, e avrebbe dovuto mandare lo scatto sia a lei che a Marco.
Valeria, turbata, prese il pacchetto con il plug e si alzò per andare in bagno a fare l'operazione. Dopo aver chiuso la porta della cabina a chiave, si preparò a inserire l'oggetto. L'estrema sottomissione della situazione e il pensiero di essere scoperta le provocarono però una reazione inattesa, facendola eccitare profondamente.
La fica le si inumidì all'istante, bagnandosi di un liquido denso e viscoso mentre l'eccitazione cresceva in modo incontrollabile. Con le mani che le tremavano per l'adrenalina, Valeria si sfilò del tutto le mutandine di pizzo, rimanendo completamente nuda e vulnerabile sotto la gonna.
Prese poi il pesante plug nero tra le dita. Sotto l'effetto di quell'ordine degradante, aprì la bocca con l'intenzione di ricoprirlo di saliva, ma poi ci ripensò. Mossa da un impulso improvviso, guidò la punta dell'oggetto verso il basso e lo introdusse nella fica, iniziando a ruotarlo e a spingerlo avanti e indietro contro le pareti interne già calde e turgide, lubrificandolo completamente con i propri fluidi vaginali fino a renderlo lucido e scivoloso.
Solo a quel punto, con il corpo scosso dai brividi, si piegò in avanti all'interno della cabina del bagno e posizionò la punta bagnata contro l'ano. Iniziò a spingere, ma la tensione muscolare e le dimensioni dello strumento le opposero subito una forte resistenza. Con evidente fatica, stringendo i denti per non gridare e respirando affannosamente nel silenzio del bagno, Valeria forzò progressivamente l'accesso, spingendo con decisione finché il plug non penetrò del tutto aprendole il culo. Mentre le pareti dell'ano si tendevano al limite, l'eccitazione di Valeria raggiunse un picco intollerabile. Quel senso di totale sottomissione, unito al brivido proibito di trovarsi nel bagno dell'ufficio a pochi metri dai colleghi ignari, la fece letteralmente tremare.Senza riuscire a trattenersi, Valeria allargò le gambe e calò la mano destra tra le cosce. Le sue dita trovarono immediatamente il clitoride, che sporgeva turgido, gonfio e sensibilissimo. Cominciò a strofinarlo con movimenti rapidi, circolari e insistenti, premendo poi con forza quella carne pulsante. A ogni sfregamento, un calore liquido e bruciante si irradiava lungo tutto il bacino. Valeria dovette tapparsi la bocca per soffocare i gemiti che le salivano caldi in gola; il contrasto tra la stimolazione frontale del clitoride e la pressione sorda e pulsante causata dal plug piantato nel culo le strappò un brivido dietro l'altro. Continuò a darsi piacere in modo febbrile, accelerando il ritmo dei polpastrelli sulla carne turgida, finché le pareti vaginali non iniziarono a contrarsi in modo ritmico e violento.
Valeria venne investita da un orgasmo travolgente, che le fece stringere le gambe e inarcare la schiena contro la porta della cabina. La fica si spalancò, lasciando colare un liquido caldo che le bagnò interamente l'interno delle cosce. Rimase per qualche istante immobile, con il respiro spezzato e i muscoli del culo che stringevano spasmodicamente la plastica nera del plug a ogni pulsazione del piacere.
Quando il tremito iniziò a placarsi, ricordò la perentoria richiesta di Ornella. Con le dita ancora scosse dai brividi dell'orgasmo, afferrò il telefono dalla borsa, attivò la fotocamera e posizionò l'obiettivo sotto il bacino, inclinando lo schermo per inquadrare l'intimità dal basso.
La foto catturò la scena con una crudezza erotica assoluta. L’interno delle cosce appariva completamente bagnato, il clitoride eretto che sporgeva turgido, mentre la fica appariva visibilmente spalancata e arrossata, completamente lucida per via dei succhi vaginali dell'orgasmo appena vissuto. Poco più indietro, incastrata perfettamente tra le natiche contratte, la base del plug nero spiccava in modo netto, bagnata anch'essa dalle secrezioni. Valeria scattò la foto e, con il cuore in gola, premette il tasto d'invio, inoltrando simultaneamente lo scatto sia a Ornella che a Marco.
Presa dall'ansia di dover tornare subito alla sua postazione prima che qualcuno potesse notare la sua assenza prolungata, Valeria non si pulì, lasciando che i fluidi viscosi e caldi dell'orgasmo rimanessero appiccicati sulla sua pelle e sulle dita.
Uscita dal bagno, Valeria tornò in ufficio cercando di camminare con la massima naturalezza possibile, nonostante la presenza del plug la costringesse a piccoli passi controllati. Una volta arrivata alla sua postazione, aprì con cautela il primo cassetto utile della scrivania, quello sprovvisto di serratura, e ci infilò le mutandine, lasciandole in bella vista per chiunque avesse aperto il cassetto anche solo per sbaglio. Si sedette infine sul sedile freddo, avvertendo il contatto diretto della pelle nuda e la base del plug che batteva contro la sedia, pronta ad affrontare il resto della giornata. Da sotto la gonna, però, iniziò a salire un odore muschiato e penetrante: l'aroma inconfondibile del sesso che ha appena goduto, che si diffondeva sottilmente intorno alla postazione, amplificando a dismisura il terrore che chiunque si avvicinasse potesse percepirlo chiaramente nell'aria.
Quando ormai erano usciti tutti, Ornella comparve davanti alla scrivania di Valeria. Poi andò sul lato e i suoi occhi si posarono sulle gambe rimaste nude e semiaperte sul sedile come le era stato ordinato.
Senza dire una parola, Ornella allungò la mano e aprì con decisione il primo cassetto della scrivania, quello senza serratura.
Il suo sguardo cadde sulle mutandine di pizzo nero abbandonate all'interno. Un sorriso impercettibile e carico di spietata soddisfazione le tese gli angoli delle labbra. Richiuse il cassetto con un colpo secco e si chinò leggermente in avanti verso Valeria.«Vedo che hai eseguito gli ordini alla perfezione, spero per tutto il giorno, Valeria», le sussurrò all'orecchio con quella voce fredda che non ammetteva repliche. «Ho ricevuto la foto che hai mandato a me e a Marco dal bagno. Siamo molto soddisfatti della tua ubbidienza, anche se è evidente che tu abbia goduto senza il nostro permesso… Ora che siamo rimaste completamente sole, alzati».
Ornella fece cenno a Valeria di spostarsi nello spazio davanti alla scrivania, indicandole con un gesto di piegarsi in avanti. Valeria obbedì, spingendo il corpo sul bordo di legno e poggiando il seno direttamente sul piano del tavolo, con il fiato corto per l'attesa.
Mantenendo un controllo totale, Ornella le posò la mano sinistra sulla schiena, esercitando una pressione ferma per impedirle di muoversi, mentre con la destra le sollevò con decisione la gonna, scoprendo del tutto i glutei e la base del plug nero che spiccava tra le natiche. Senza preavviso, la collega afferrò il dispositivo e lo estrasse con un unico movimento secco: l'attrito improvviso provocò a Valeria una fitta di dolore acuto che le strappò un gemito roco, facendola sussultare contro il legno. Ornella, impassibile, prese il plug e lo posò sul piano della scrivania, proprio vicino al viso di Valeria, costringendola a guardarlo.
Subito dopo, Ornella mantenne la promessa fatta nel dungeon. Sfruttando la vulnerabilità di Valeria, iniziò a penetrarla nel culo e nella fica utilizzando le dita della mano destra. Cominciò inserendo due dita, muovendole con decisione per vincere la resistenza dei muscoli contratti. Valeria cercò di facilitarla, ma Ornella aumentò la pressione, spingendo all'interno prima tre dita e infine, con uno sforzo evidente e a fatica, forzò l'accesso introducendo quattro dita insieme. Spingendo con forza e decisione, la collega esplorò a fondo la sua intimità violata, incurante dei lamenti sommessi di Valeria, che sentiva la carne tendersi al limite in quel silenzio spettrale dell'ufficio deserto. Ornella allentò la presa e fece rialzare Valeria, afferrandola per le spalle per costringerla a voltarsi. Valeria si ritrovò a faccia a faccia con lei, con il respiro spezzato e il corpo ancora scosso dalla penetrazione. Senza darle il tempo di riprendersi, Ornella la tirò a sé e le diede un bacio molto lungo e sensuale in bocca, premendo le labbra con forza contro le sue.
Mentre la baciava con quella passione profonda e travolgente, le mani di Ornella si muovevano già con precisione calcolata. Con dita rapide e decise, slacciò i bottoni della camicetta leggera di Valeria, aprendola completamente per esporre il petto. Valeria si lasciò trasportare dal contatto delle labbra, chiudendo gli occhi nel silenzio dell'ufficio vuoto, ma l'illusione di dolcezza durò solo pochi attimi.
Improvvisamente, Ornella allungò la mano verso il seno scoperto e le afferrò un capezzolo, strizzandolo e tirandolo violentemente.
La fitta fu così acuta e inaspettata che Valeria cacciò un urlo di puro dolore, che rimbombò tra le pareti dell'open space deserto. Le lacrime le salirono subito agli occhi mentre cercava istintivamente di piegarsi e ritrarsi, ma la presa di Ornella rimase ferma e crudele per qualche istante, stringendo la carne con forza per ricordarle ancora una volta che la sua sottomissione non conosceva interruzioni.
Non urlare, le disse Ornella a voce bassa, mantenendo la morsa sulla carne, o vuoi che ti strizzi anche l'altro?
La minaccia sussurrata a pochi centimetri dalle sue labbra bloccò all'istante il fiato in gola a Valeria. Nonostante il dolore lancinante che continuava a irradiarsi dal petto, strinse i denti con forza e ricacciò indietro le lacrime, sforzandosi di non emettere più alcun suono che potesse risuonare nell'open space deserto. Sapeva fin troppo bene che Ornella non avrebbe esitato un solo secondo a mantenere la promessa.
Soddisfatta da quel silenzio e dal totale controllo ottenuto, Ornella mollò la presa, lasciando il capezzolo di Valeria dolorante per la violenza della trazione. Fece un passo indietro, e con lo sguardo fisso su Valeria, le ordinò di riallacciarsi la camicetta, lasciando però le mutandine di pizzo nero all'interno del cassetto della scrivania. Valeria, ancora scossa, dovette accettare l'idea di uscire dall'ufficio completamente nuda sotto la gonna a metà coscia. Ma le disposizioni di Ornella non erano finite. Indicando con un cenno del mento il plug rimasto sul tavolo, le ordinò di rimetterlo davanti a lei, ma non prima di averlo insalivato ben bene in bocca.
Sotto lo sguardo vigile e severo della collega, Valeria afferrò l'oggetto con le dita tremanti e lo portò alle labbra. Con estrema lentezza, aprì la bocca e vi introdusse la punta e il corpo del plug, muovendo la lingua per bagnarlo completamente di saliva, mentre Ornella godeva del potere assoluto di quella degradazione. Solo quando lo strumento fu lucido e scivoloso, Valeria lo tolse dalla bocca e, piegandosi in avanti, se lo reinserì a fatica nel culo, in fiamme per il trattamento subito, lamentandosi del dolore che le provocava
A quel punto, Ornella le diede l'ordine finale di andare a casa in autobus.
Sentendo quelle parole, Valeria sbiancò. L'idea di dover camminare fino alla fermata e salire su un mezzo pubblico affollato in quelle condizioni le provocò un'ondata di panico puro. Provò disperatamente a opporsi, guardando la collega con gli occhi lucidi di pianto. Ti prego, Ornella, lasciami andare a casa in macchina, ti supplico, non posso salire sull'autobus così, sussurrò con voce tremante, quasi implorando in ginocchio.
Ornella però non si scompose minimamente. Il suo sguardo rimase di ghiaccio, del tutto insensibile alle suppliche della ragazza, ricordandole con un semplice cenno del capo che le decisioni prese insieme con Marco non erano negoziabili e che l'autobus era l'unica opzione ammessa per la serata. Prima di voltarsi, aggiunse un ultimo, perentorio comando: una volta arrivata nel suo appartamento, Valeria avrebbe dovuto fare immediatamente una videochiamata a Marco, perché l'uomo voleva vederla mentre si masturbava davanti a lui, dopo averlo fatto senza autorizzazione da sola nel bagno.
Valeria dovette arrendersi, raccogliere le sue cose e incamminarsi verso l'uscita, affrontando l'ulteriore umiliazione di dover viaggiare sui mezzi pubblici con il plug nel culo e la fica completamente esposta sotto la gonna, ma con la mente già presa per ciò che l'aspettava a casa davanti alla webcam.
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