La scoperta di Laura (seconda parte)

di
genere
esibizionismo


Il lunedì mattina era arrivato, portando con sé quell’inizio di settimana in cui sentivo che tutto sarebbe cambiato. Per l’occasione decisi di mantenere un profilo apparentemente prudente, quasi per proteggermi. Scelsi un abito nero morbido e smanicato, con una fila di bottoni sul davanti che scendeva fino alla vita. Sotto il vestito, proprio per non dare nell'occhio ed evitare sospetti immediati, infilai un reggiseno e delle mutandine normali, coprenti e rassicuranti. Un paio di décolleté nere completava l'opera.
Mentre camminavo verso il lavoro, sentivo una strana morsa allo stomaco. Ero sinceramente dubbiosa se continuare questo gioco con Sandro e Claudio. Giovedì sera a casa mia era stato tutto un brivido di adrenalina, ma adesso, alla luce del giorno, l'idea di portare avanti quella dinamica mi sembrava un azzardo troppo grande.
Quando varcai la soglia del nostro ufficio, la giornata iniziò in modo molto graduale. Sandro e Claudio interruppero subito quello che stavano facendo al computer e si voltarono contemporaneamente verso di me. Prima ancora che io potessi fare una mossa o dire una parola, i loro occhi registrarono immediatamente la mia pelle. Il contrasto dorato impresso dal sole di Maccarese sulla mia carnagione era fin troppo evidente, e spezzò all'istante la tensione silenziosa che si era accumulata nella stanza.
Sandro si appoggiò allo schienale della sedia, squadrandomi da capo a piedi con un sorriso malizioso. Vedo che hai preso un bel sole questo fine settimana, Laura, esordì con un tono di voce apparentemente colloquiale, ma carico di sottintesi. Sei tutta colorita, la spiaggia ti ha fatto bene. Sei stata al mare, vero?.
Claudio si sporse in avanti sul tavolo, parlottando in modo complice con il collega prima di puntare i suoi occhi dritti nei miei. Già, si nota moltissimo il cambio di colore rispetto a giovedì scorso. Dicci un po'... hai assecondato la nostra richiesta? Hai indossato il costume due pezzi bianco che ti abbiamo regalato per il tuo compleanno?.
Sandro intervenne subito dopo, incalzandomi: Dicci, Laura... lo hai usato il nuovo costume? E soprattutto, hai detto al tuo ragazzo che quel regalo te lo abbiamo fatto noi?.
A quelle domande così dirette, sentii le guance infiammarsi all’istante. Sandro si alzò con calma, fece due passi lenti nella mia direzione e mi bloccò la strada. Visto che sei stata al mare con il nostro costume vogliamo fare una verifica della tua abbronzatura, sentenziò con un sorriso freddo. Solleva la gonna per farci vedere come si è colorato il tuo culetto…
Rimasi immobile al centro della stanza. Sentivo le gambe tremare, ma i miei dubbi e un forte senso di dignità si imposero sulla richiesta. Incrociai le braccia sul petto, stringendo il tessuto dell'abito nero per fare scudo, rifiutandomi categoricamente di alzare il vestito. Sandro si fermò a pochi centimetri da me, incrociando le braccia sul petto. Mi squadrò dall'alto in basso, soffermandosi sulla mia figura ostinatamente coperta.
Non vuoi farti vedere, Laura?, mi domandò Sandro con un tono di voce calmo, quasi ironico, ma intriso di una durezza spietata che non ammetteva repliche. Sei andata a fare la preziosa con il tuo compagno? Dicci, ci vuoi tornare al mare con questo costume bianco? Ma questa volta ci torni con noi.
Ovviamente Sandro non sapeva nulla della mia audacia a Maccarese, ma la proposta di essere portata in spiaggia da loro due, con quel tessuto che sapevo diventare completamente trasparente una volta inzuppato d'acqua, mi fece pulsare violentemente il sesso per l'eccitazione, alimentando quel conflitto interiore che mi tormentava.
Claudio, dalla sua sedia, intervenne con una risata sommessa, rincarando la dose senza distogliere lo sguardo dal mio corpo teso. Già, Laura. Immagina la scena. Tu in spiaggia con il nostro regalo addosso, e noi due accanto a te a decidere come mostrarti agli altri.
Sollevai il mento, incrociando lo sguardo di Sandro con quanta più fermezza possibile, decisa a non fargli superare quel limite.
Non ho alcuna intenzione di assoggettarmi alle vostre richieste, risposi, esprimendo i miei dubbi a voce alta, con la voce leggermente incrinata ma determinata. Quello che è successo giovedì a casa mia è stato un errore dettato dal momento. Qui siamo in ufficio, ci sono altri colleghi e la porta è spalancata. Io sono venuta qui solo per lavorare. Non voglio più continuare questo gioco.
Claudio, che fino a quel momento era rimasto seduto a osservarmi godendosi la mia resistenza, tese la schiena e si sporse in avanti sulla scrivania. Il suo tono, inizialmente ironico, divenne improvvisamente freddo, basso e intriso di una sottile minaccia psicologica.
Vedi, Laura... noi ricordiamo molto bene tutto quello che è accaduto a casa tua giovedì sera, esordì Claudio, scandendo le parole con precisione. Ricordiamo come ci hai accolti, come hai indossato quel costumino e, soprattutto, come hai goduto sul divano e sul tavolo, mentre lo prendevi anche nel culo…
Sandro annuì, facendo un passo laterale per bloccarmi il passaggio, mentre lo spazio della stanza sembrava stringersi intorno a me. Claudio continuò a parlare, mantenendo gli occhi fissi sulla mia figura immobile.
Nessuno vuole distruggere la tua reputazione o crearti problemi con il tuo compagno, continuò Claudio con un sorriso ambiguo.
Sandro si sporse ancora di più verso di me, riducendo la distanza a pochi centimetri. Quindi, Laura, smettila di tergiversare. Mostraci quello che abbiamo chiesto, oppure le cose si complicheranno parecchio già prima della pausa pranzo.
Strinsi i lembi dell'abito con ancora più forza, rifiutandomi categoricamente di cedere. Non lo farò, dissi, guardandoli entrambi dritti negli occhi. Potete minacciarmi quanto volete, ma non vedrete nulla. Questo gioco è iniziato come una provocazione reciproca, ma ora state superando il limite. Ho dei seri dubbi che tutto questo possa finire bene per noi.
Sandro scambiò un'occhiata rapida con Claudio, chiaramente sorpreso da quella fermezza improvvisa. Stai giocando con il fuoco, Laura, ribatté lui a bassa voce, stringendo i pugni.
No, Sandro, siete voi che state esagerando, tagliai corto.
Sei molto coraggiosa, Laura, esordì Sandro, con una sfumatura di ironia che mi fece stringere lo stomaco. Ma dimentichi una cosa fondamentale. Tu pensi davvero di poter decidere quando iniziare e quando fermarti? Pensi che basti dire 'è stato un errore' per cancellare tutto?.
Claudio, dalla sua scrivania, si lasciò scappare una mezza risata, appoggiando i gomiti sul tavolo e intrecciando le dita. Ci piaci quando fai la fiera, Laura. Ma la realtà è un'altra.
Sandro mi piantò gli occhi in faccia, indurendo lo sguardo. Dimmi un po'... vuoi davvero che questa nostra storia venga a conoscenza del tuo ragazzo? Vuoi che gli raccontiamo nei minimi dettagli come ti sei lasciata usare giovedì sera su quel divano, mentre lui era via?
Sandro, non oseresti... sussurrai, e questa volta la mia voce tradì tutta la vulnerabilità che stavo cercando di nascondere.
Vuoi metterci alla prova?, ribatté lui, immobile, tenendo le braccia incrociate. Basta un messaggio, una foto del costume, o magari una semplice telefonata. Immagina come reagirebbe sapendo cosa fa la sua fidanzata mentre lui lavora. Quindi, te lo ripeto: vuoi davvero che lui sappia? O forse è il caso che tu metta da parte questi dubbi improvvisi e ricominci a collaborare?.
Ero intrappolata. Il ricatto era esplicito, spietato. I miei dubbi sulla moralità e sui rischi di quel gioco si scontravano ora con la necessità assoluta di proteggere la mia relazione. Guardai la porta aperta sul corridoio, poi lo sguardo divertito di Claudio e infine gli occhi freddi di Sandro. Sentii il terreno franarmi sotto i piedi, ma feci un respiro profondo per non mostrare il panico totale che mi stava devastando. Dovevo riprendere fiato, uscire da quell'angolo e spezzare quella pressione insostenibile.

Lasciatemi riflettere, dissi, mantenendo la voce il più ferma possibile, mentre stringevo ancora l'abito sul petto. La cosa è troppo seria per essere decisa adesso. Ne parleremo nella pausa pranzo, promesso. Ma ora fatemi andare alla mia scrivania.
Sandro mi fissò per qualche istante in silenzio, per capire se stessi bluffando. Poi, fece un mezzo passo indietro, liberando lo spazio intorno a me.
D'accordo, Laura. Hai tempo fino all'una, rispose Sandro con un sorriso freddo e soddisfatto, tornando verso la sua postazione. Ma vedi di riflettere bene. Sai perfettamente cosa c'è in gioco.
Claudio si limitò ad annuire dalla sua sedia, seguendomi con lo sguardo mentre mi muovevo rapidamente verso la mia scrivania. Mi sedetti, accesi il computer e finsi di concentrarmi sul lavoro. Mancavano due ore alla pausa pranzo. Due ore per trovare una via di uscita.
A metà mattinata, mentre cercavo disperatamente di concentrarmi, il mio telefono vibrò sulla scrivania. Pensando a un'ulteriore pressione da parte loro, lo sbloccai con il cuore in gola. Invece, era il mio ragazzo.
Il messaggio sullo schermo diceva che non riusciva a smettere di pensare a domenica al mare. Aggiungeva che vedermi con quel bikini bianco che avevo comprato lo aveva fatto impazzire e che si era eccitato da morire ripensando a quanto mi fossi messa in mostra. Mi chiedeva di fargli rivivere quei momenti, andando adesso in bagno a fotografarmi completamente nuda per lui. Poi avrei dovuto mettere l'intimo in borsa e rimanere senza niente sotto il vestito per tutto il giorno. Concludeva dicendo che ci saremmo visti quella sera stessa alle 19:00 per un aperitivo in quel bar con il giardino interno, così avrei potuto raccontargli le mie sensazioni di stare tutto il giorno senza intimo in ufficio.
Fissai lo schermo con il fiato sospeso, colta del tutto alla sprovvista. Un brivido improvviso mi attraversò la schiena, confondendo ancora di più i miei pensieri. Il mio ragazzo non solo faceva riferimento a Maccarese, ma quel ricordo lo aveva eccitato a tal punto da spingerlo a farmi quella proposta, del tutto inconsapevole che in quello stesso momento i miei colleghi avrebbero voluto la stessa cosa.
Tuttavia, farlo per lui cambiava completamente la situazione. E l'idea di dover resistere senza nulla addosso fino alle sette di sera, sotto gli occhi dei colleghi, rendeva tutto terribilmente eccitante.
Varcai la soglia dell’ufficio e percorsi il corridoio con il ticchettio deciso dei miei tacchi. Entrai nel bagno del piano, girai la chiave nella toppa e mi appoggiai alla porta, respirando a fondo. Davanti allo specchio, sbottonai lentamente la parte superiore dell'abito nero e feci scivolare le bretelle del reggiseno, poi sollevai la gonna e mi sfilai le mutandine.
Rimasta completamente nuda, impugnai il telefono, mi posizionai davanti allo specchio e scattai la foto da inviare al mio ragazzo, catturando ogni dettaglio del mio corpo senza veli e i segni chiari lasciati dal due pezzi bianco. Premetti invio, sentendo l'adrenalina pulsarmi nelle vene.
Subito dopo, presi la biancheria intima, la piegai con cura e la nascosi sul fondo della borsa. Mi sistemai l'abito nero, riallacciai i bottoni sul davanti e mi guardai allo specchio: fuori apparivo impeccabile, ma sotto la stoffa ero completamente nuda, proprio come voleva il mio uomo e…come avrebbero voluto i miei due colleghi.
Uscii dal bagno e mi incamminai verso l'ufficio. Ora che indossavo quel segreto e che avevo quell'appuntamento, i rapporti di forza stavano per cambiare di nuovo. La pausa pranzo sarebbe arrivata presto, e io ero pronta ad affrontare Sandro e Claudio con una consapevolezza del tutto nuova, pronta a giocare sul malinteso e a resistere per tutto il pomeriggio senza biancheria intima.




Scoccò l'una e il ronzio dei computer si spense insieme all'attività degli altri uffici. Sandro si alzò con calma, si avvicinò alla porta e la accostò senza agganciarla del tutto, girandosi poi verso di me con le braccia conserte. Claudio rimase seduto alla scrivania, puntando i suoi occhi nei miei. Il tempo per riflettere era scaduto.
Raccolsi tutte le mie forze e sollevai il mento, decisa a sfruttare la nuova carica di adrenalina che il messaggio del mio ragazzo mi aveva dato, ma decisa anche a non cedere alla loro pressione psicologica.
Ho riflettuto, esordii alzandomi in piedi, guardandoli entrambi con fermezza. E la mia risposta non cambia. Io non voglio più giocare con voi. Questo gioco è diventato troppo pericoloso per tutti, mette a rischio il rapporto con il mio ragazzo e il nostro lavoro qui dentro. Dobbiamo darci un taglio, adesso.
Sandro aprì la bocca per replicare, ma Claudio lo anticipò. Si alzò lentamente dalla sedia e fece qualche passo nella mia direzione, squadrando con attenzione la parte superiore del mio abito nero morbido e smanicato. Senza il reggiseno, il tessuto leggero aderiva perfettamente al seno. L'aria condizionata dell'ufficio aveva fatto irrigidire visibilmente i miei capezzoli, che ora premevano contro la stoffa scura, tradendo la mia totale nudità.
Claudio si fermò a un metro da me, lasciando correre lo sguardo proprio su quel dettaglio inequivocabile, poi mi fissò dritto negli occhi con un sorriso strafottente e malizioso.
Tu dici a parole che non vuoi più giocare, Laura, e che hai paura, disse Claudio, abbassando il tono di voce per renderlo sottile e penetrante. Ma il tuo corpo mostra tutt'altro. Guarda come sei tesa. Guarda come reagisci quando ti stiamo vicini. I tuoi capezzoli sono duri come la pietra sotto questo vestito nero. Chi vuoi prendere in giro?
Sandro, sentendo le parole del collega, spostò subito gli occhi sul mio petto, registrando quel richiamo visivo così esplicito. Il mio tentativo di apparire distaccata e razionale si stava scontrando con l'evidenza fisica della mia nudità nascosta.
Sandro fece un altro passo in avanti, portandosi proprio accanto a Claudio. Il suo sguardo, prima duro e minaccioso, si ammorbidì leggermente, colorandosi di una sfumatura quasi nostalgica, ma non per questo meno pressante. Guardò i dettagli del mio petto che premevano contro il tessuto e poi tornò a fissarmi negli occhi.
Senti, Laura, esordì Sandro, mantenendo la voce bassa e confidenziale. Se davvero vuoi che questo sia l'ultimo capitolo, se vuoi davvero chiudere qui questo gioco perché lo ritieni troppo pericoloso, allora veniamoci incontro. Mostrati a noi per un'ultima volta. Fatti guardare come si deve qui, ora. Lasciaci solo un bel ricordo per la nostra immaginazione, e poi non ti chiederemo più nulla.
La richiesta mi colse del tutto alla sprovvista, facendomi sussultare. La tensione nella stanza divenne quasi insostenibile. Sotto il vestito ero completamente nuda, priva sia del reggiseno che delle mutandine, custodite sul fondo della mia borsa dopo lo scatto inviato al mio ragazzo. Sapevo che se avessi acconsentito avrei rivelato l'assenza totale di biancheria intima, suggerendo che mi ero preparata per loro.
Allo stesso tempo, la promessa di Sandro somigliava a una via d'uscita definitiva dal ricatto che pendeva sulla mia relazione, un modo per comprare la loro discrezione. Il mio sesso pulsò violentemente per il contrasto tra il timore di cedere ai colleghi e l'eccitazione segreta di essere già nuda per il mio uomo.
Claudio fece un passo ancora più vicino, quasi a voler catturare il calore che emanavo a causa dell'agitazione. Il suo sorriso si trasformò in una smorfia di assoluta complicità, mentre i suoi occhi continuavano a fissare i miei capezzoli tesi che spingevano contro l'abito nero.
Inutile che continui a fare la puritana, Laura, incalzò Claudio, abbassando la voce fino a renderla un sussurro tagliente. Dici che è pericoloso, ma la verità è un'altra. Se hai avuto il coraggio di indossare quel costume bianco in mezzo a una spiaggia piena di gente, significa solo una cosa. Sei un'esibizionista che gode da morire a farsi guardare dagli sconosciuti. E allora spiegaci: perché farlo per degli estranei, e per noi due no? Che differenza fa per te lasciarti guardare da noi un'ultima volta?
Claudio fece un passo ancora più vicino, annullando ogni residua distanza tra noi. Rimasi completamente bloccata al centro della stanza, incapace di articolare una parola. La mia mente era paralizzata da un'eccitazione torbida, e il mio corpo rifiutava di ubbidire a qualsiasi stimolo di fuga.
Senza incontrare la minima resistenza da parte mia, Claudio tese la mano in avanti e afferrò il primo bottone dell'abito nero. Velocemente lo fece scivolare fuori dall'asola, per poi passare subito al secondo. La stoffa scura iniziò a separarsi lentamente, rivelando la pelle dorata della parte superiore del mio petto. Sentivo il calore del suo fiato vicino ma non riuscivo a fare altro che fissare un punto vuoto sulla parete, con il cuore che mi rimbombava dolorosamente nel petto.
Claudio scese al terzo bottone, posizionato proprio in mezzo al seno. Quando lo aprì, i lembi del vestito si allargarono di colpo, svelando la totale assenza del reggiseno e offrendo la mia nudità, segnata dallo striminzito bikini, direttamente ai suoi occhi e a quelli di Sandro, che osservava la scena immobile dalla scrivania.
Claudio rimase senza fiato per un istante, ma la sorpresa si trasformò subito in una smorfia di trionfo assoluto. Le dita, senza trovare alcuna resistenza da parte mia, scesero rapide lungo la fila di bottoni sul davanti dell'abito nero. Aprì il quarto bottone, poi il quinto, liberando la stoffa fino alla vita. A quel punto, con un gesto fluido, spinse le dita ancora più in basso, sbottonando gli ultimi lembi del vestito che scendevano lungo i fianchi.
Quando la stoffa si aprì spalancandosi fino al pube, Claudio e Sandro si bloccarono di colpo, fulminati da ciò che si trovarono davanti agli occhi. Il mio pube, completamente depilato e solo in parte segnato dal bikini, si offrì interamente alla luce della stanza. Il contrasto con la pelle dorata dal sole metteva in risalto ogni minimo dettaglio della mia fica già gonfia per l’eccitazione.
Non hai nemmeno le mutandine... sussurrò Claudio, con la voce strozzata dalla sorpresa e dal desiderio, facendo un passo indietro per ammirare lo spettacolo del mio corpo interamente nudo sotto i lembi aperti del vestito.
Sandro, completamente sopraffatto da quella visione, non riuscì più a trattenersi. Fece un passo avanti, allungò la mano e la fece scivolare con decisione proprio lì, in mezzo alle mie gambe. Non appena le dita entrarono in contatto con la mia pelle, si accorse che ero completamente bagnata. La combinazione del messaggio del mio ragazzo e del rischio folle di quella situazione aveva ridotto il mio corpo a uno stato di eccitazione incontrollabile. Sandro sollevò lo sguardo nei miei occhi sentendo sulle dita la prova liquida del mio totale coinvolgimento.
I due uomini erano ormai convinti che avessi tolto l’intimo per assecondare il loro ricatto, per puro esibizionismo nei loro confronti, mentre io sapevo che quella situazione era nata per il mio uomo. Eppure, trovarmi così, con le dita del mio collega bagnate del mio stesso desiderio, mi provocò una scarica di adrenalina talmente violenta da farmi mancare il respiro.
Claudio osservò le dita bagnate di Sandro e sul suo volto si dipinse un'espressione di assoluto trionfo. Allora lo hai fatto per noi, esclamò a bassa voce, convinto che quel totale abbandono fosse la risposta definitiva al loro ricatto. Inutile che continui a negare, Laura. Il tuo corpo ha già deciso. Sandro, stringendomi con fermezza per i fianchi, mi guidò verso la scrivania di legno dell'ufficio. Mi fece voltare e mi impose di appoggiarmi con i palmi sul ripiano, costringendomi a flettere il busto in avanti e a posizionarmi a novanta gradi, spingendo con la mano sinistra la schiena e alzando con la destra il vestito. In quella posizione, la mia totale nudità si offrì senza filtri ai loro sguardi. La pelle abbronzata, marcata solo da un piccolo triangolo bianco lasciato dal bikini, metteva in risalto tutta la bellezza del mio culo.
Claudio fece subito un passo indietro, estrasse lo smartphone dalla tasca e iniziò a inquadrare la scena, scattando a ripetizione. Il rumore metallico dei clic della fotocamera risuonò nel silenzio dell'ufficio.
Sandro si posizionò dietro di me. Apri le gambe, troietta, mi ordinò, mentre faceva scivolare nuovamente la mano tra le mie cosce, raggiungendo il sesso ormai visibilmente bagnato. Iniziò a stimolarmi con movimenti lenti e mirati, intensificando il ritmo a ogni secondo che passava. La spinta sulla mia schiena era forte, e mi impediva di muovermi, mentre le dita lavoravano in modo spietato, sfruttando la vulnerabilità di quella posizione.
Il contrasto era devastante: Claudio cominciò a fare un video da diverse angolazioni, immortalando il mio volto arrossato e il corpo teso, mentre Sandro mi spingeva oltre ogni limite. Sentivo l'adrenalina scorrere nelle vene insieme a un'eccitazione che non riuscivo più a frenare. Il piacere, amplificato dal rischio folle di essere interrotta da un momento all'altro da qualche collega nel corridoio, crebbe rapidamente fino a diventare insostenibile.
Pochi istanti dopo, con un gemito soffocato contro la superficie della scrivania, venni completamente, scossa da spasmi violenti che mi fecero tremare le gambe. Sandro mantenne la mano ferma finché l'ultimo fremito non si esaurì, mentre Claudio catturava gli ultimi istanti di quella resa totale.
Rimasi appoggiata al legno, con il fiato corto e i battiti del cuore a mille, mentre i due uomini si allontanavano, scambiandosi un'occhiata di assoluta complicità e soddisfazione. La pausa era quasi finita, e io mi ritrovavo ancora piegata sulla scrivania, con il vestito aperto e la consapevolezza che quelle foto avrebbero ridisegnato completamente la vita di quell’ufficio.
Sandro si allontanò lentamente da me, ripulendosi le dita con un fazzoletto di carta preso dalla scrivania, senza mai staccarmi gli occhi di dosso. Sul suo volto c'era l'espressione di chi ha ottenuto esattamente ciò che voleva. Claudio, accanto a lui, abbassò finalmente lo smartphone, facendo scorrere rapidamente sullo schermo le immagini appena catturate, con un sorrisetto compiaciuto.
Rimasi ancora per qualche istante appoggiata con le mani sul legno della scrivania, con il fiato corto e le gambe che continuavano a tremare leggermente per l'intensità del piacere appena provato. La pelle del mio sedere nudo cominciò a raffreddarsi a contatto con l'aria condizionata dell'ufficio, ricordandomi con spietata chiarezza la situazione in cui mi trovavo.
Sandro fece un passo verso di me, costringendomi a sollevare la testa per guardarlo. Il suo tono di voce era tornato calmo, ma carico di un'autorità spietata.
È chiaro, Laura, che sei proprio una zozza, esordì, incrociando le braccia sul petto. E direi che adesso è fin troppo chiaro cosa vuoi da noi due.
Claudio sollevò lo sguardo dal telefono, rincarando la dose: Già. Questa messinscena del 'gioco troppo pericoloso' non regge più. La tua fica ha parlato per te, e tu con lei.
Sandro si chinò leggermente in avanti, fissandomi dritto negli occhi. Le cose andranno così nel futuro: in questo ufficio dovrai esibirti e godere per noi e con noi ogni volta che lo chiederemo. Ormai abbiamo tutto quello che ci serve qui dentro, concluse, indicando con un cenno del capo il telefono di Claudio.
Quelle parole mi arrivarono come una condanna definitiva. Mi voltai lentamente, cominciando a riordinare i lembi dell'abito nero e a riallacciare i bottoni sul davanti con le dita che ancora mi tremavano. Sotto la stoffa, il liquido che ancora mi bagnava la coscia era la prova costante della mia natura.
Mancavano ancora poche ore alla fine della giornata lavorativa, ma già l’eccitazione stava rimontando.


Verso le 19:00 il ticchettio dei miei tacchi risuonò sulla ghiaia del bar. Il giardino interno era un’oasi di verde nascosta tra i palazzi, illuminata da luci soffuse che creavano un’atmosfera intima e ovattata. L’aria della sera era ancora calda, e sotto il tessuto dell'abito avvertivo l'assenza totale di biancheria, oltre al ricordo ancora vivido di quanto si era consumato sulla scrivania poche ore prima.
Il mio ragazzo era già seduto a un tavolino di ferro battuto, parzialmente nascosto da una siepe di alloro. Non appena mi vide arrivare, i suoi occhi si accesero di una sfumatura intensa, carica di aspettativa. Mi indicò la sedia di fronte a lui.
Siediti qui, Laura, disse con un tono di voce basso e deciso, che non ammetteva repliche.
Mi accomodai sulla sedia che mi aveva assegnato. Mi resi conto immediatamente della disposizione che aveva scelto: lui si era posizionato con lo schienale contro la siepe, avendo sotto controllo l'intero giardino, l'ingresso del bar e tutti gli altri avventori. Io, al contrario, gli sedevo esattamente di fronte, dando del tutto le spalle al resto del locale. Non potevo vedere chi entrava o chi mi guardava; potevo solo fissare i suoi occhi e le piante alle sue spalle.
Il cameriere si avvicinò, lasciò due spritz arancioni e brillanti con una cannuccia e una fetta d'arancia, insieme a un piattino di stuzzichini, per poi allontanarsi subito dopo.
Il mio ragazzo allungò la mano sul tavolino, sfiorandomi le dita, ma il suo sguardo rimase vigile, scansionando lo spazio alle mie spalle prima di tornare a fissarsi sul mio viso arrossato.
Allora, parliamo di domenica, esordì, prendendo un sorso dal suo bicchiere e inclinando leggermente la testa di lato con un sorriso malizioso. Ti ho guardata per tutto il tempo sotto il sole. Quel bikini bianco che ti sei comprata ti sta divinamente, ma è quasi osceno. Dimmi la verità, Laura... ti sei accorta di quanti uomini ti stavano fissando sul bagnasciuga? A quanti hai fatto intuire com’è fatta la tua fica? Ti è piaciuto farti guardare in quel modo?.
Sentii il cuore fare un balzo violento nel petto. Seduta di spalle al locale, avvertivo le proporzioni del segreto che mi portavo dentro. Lui parlava di Maccarese e della domenica, del tutto ignaro che quel medesimo costume avesse scatenato il ricatto di Sandro e Claudio, e che solo poche ore prima fossi stata fotografata completamente nuda su una scrivania d'ufficio.
Io... ero concentrata su di te…, risposi, cercando di mantenere la voce ferma mentre il sesso cominciava a pulsare per l'eccitazione.
Lui sorrise, non del tutto convinto della mia risposta, e i suoi occhi corsero rapidamente oltre le mie spalle, verso l'ingresso del giardino, come se avesse notato qualcosa o qualcuno che camminava tra i tavoli. Subito dopo, sollevò lo sguardo sul mio viso, risalendo lungo la fila di bottoni ancora chiusi che proteggevano il mio petto.
Mostrami il seno, Laura. Voglio vedere dove puoi arrivare, sbottona il vestito…
Sentii il cuore fare un balzo violento. La richiesta mi riportò istantaneamente con la mente a poche ore prima, quando Claudio, nell'angolo dell'ufficio, aveva fatto scivolare via quegli stessi bottoni per esporre il mio décolleté davanti a Sandro. Sotto la stoffa non indossavo nulla, e sapevo che aprire la parte superiore avrebbe rivelato immediatamente i capezzoli turgidi e la linea bianca lasciata dal bikini.
Con le dita che ricominciavano a tremare, portai la mano destra al primo bottone sotto l'incavo del collo. Presi un respiro profondo, dando sempre le spalle al resto del locale, pronta a svelare anche la parte superiore del mio corpo per assecondare la sua morbosa curiosità.
Sbottonai lentamente il vestito dall'alto, liberando le prime asole. I lembi di stoffa nera si allargarono e il mio seno si offrì interamente alla sua vista, con i capezzoli duri e turgidi per la tensione accumulata.
Strizzateli, Laura, ordinò a bassa voce, con un tono profondo e senza ammettere repliche. Voglio vederti farlo adesso, qui.
Con le dita che mi tremavano vistosamente, portai le mani al petto. Afferrai i miei stessi capezzoli tra l'indice e il pollice, stringendoli e strizzandoli sotto il suo sguardo magnetizzato, sentendo una scarica di piacere e vergogna attraversarmi tutto il corpo. Il clitoride pulsò violentemente per quel gesto esibizionista compiuto in mezzo al giardino pubblico, e la vagina cominciò a bagnarsi.
Basta così, mi interruppe lui dopo qualche istante, allungando una mano per fermarmi. Ora riallaccia un bottone, ma lascialo morbido. Voglio che rimangano parzialmente visibili da qui.
Ubbidii subito, infilando il terzo bottone nell'asola. La stoffa si accostò, ma lo scollo rimase abbastanza ampio e lento da lasciare scoperti i lati del seno e le punte turgide, che continuavano a fare capolino da sotto il tessuto nero ogni volta che prendevo il respiro. Il mio ragazzo prese il suo spritz, mi guardò dritto negli occhi, godendosi lo spettacolo della mia nudità parzialmente esposta.
Poi lui, all’improvviso, disse: Sono troppo eccitato. Fammi vedere la fica, adesso, subito.
Sorpresa ed eccitata da quel gioco, cominciai a portare lentamente le mani ai lembi della gonna per iniziare a sollevarla, ma lui allungò un braccio e mi bloccò le dita con un gesto fermo, deciso. Il suo sguardo, carico di una determinazione maliziosa, si inchiodò sul mio viso.
No, no, no, non sollevarla così…, disse, abbassando la voce fino a ridurla a un sussurro profondo, mentre il suo sguardo scivolava lungo la fila di bottoni del mio abito nero. Comincia dal basso. Sbottona il vestito lentamente e lascia che la stoffa scivoli di lato, fammi vedere le gambe.
A quel comando, sentii il cuore accelerare fino a rimbombarmi nelle orecchie. La richiesta era quasi assurda: aprire il vestito in un giardino pubblico significava sì esporre le mie cosce alla sua vista, ma con il pericolo che il tessuto si allargasse troppo, rivelando la mia totale nudità anche a chiunque si fosse avvicinato a noi.
Non volendo deluderlo, con le dita che mi tremavano vistosamente, mi sporsi leggermente in avanti e portai la mano destra all'ultimo bottone del vestito, posizionato sopra le ginocchia. Guardai il mio ragazzo dritto negli occhi, cercando la complicità del suo sguardo per trovare il coraggio di farlo. Ma lui rimase immobile, lo schienale appoggiato alla siepe di alloro, con gli occhi fissi sulle mie mani.
Feci scivolare il primo bottone del fondo fuori dall'asola. Poi passai a quello successivo.
La stoffa nera iniziò ad allargarsi, e io lasciai che i lembi inferiori dell'abito scivolassero di lato scoprendo le mie cosce abbronzate, rivelando la pelle liscia. Arrivai poco sopra metà della coscia, e a quel punto mi fermai, sopraffatta dall'imbarazzo e dal timore che qualcuno potesse vedermi.
Il mio ragazzo, accortosi della mia esitazione, inclinò la testa in avanti. I suoi occhi spiritati dall’eccitazione si piantarono nei miei con un'intensità inusuale. Continua, ti prego, mi disse a bassa voce, con un tono fermo che non ammetteva repliche. Il mio sesso pulsò violentemente sotto la stoffa che si stava aprendo, mentre avvertivo l'aria fresca della sera sulla pelle nuda, sospesa nel gioco più pericoloso della mia vita.
Il mio ragazzo non distolse più lo sguardo dalla mia pelle. Un sorriso gli si disegnò sulle labbra quando vide l'effetto che le sue parole avevano sulla mia resistenza. Si sporse ancora di più sul tavolo di ferro battuto, avvicinando il viso al mio, mentre la sua voce scese a un tono ancora più basso, imperioso e carico di pretesa.
Scopriti bene, Laura, ordinò, bloccandomi con la forza dei suoi occhi. Allarga le gambe. Voglio vedere tutto.
A quell'ordine definitivo, sentii ogni difesa crollare. La paralisi che mi aveva tenuto le cosce serrate si sciolse sotto il peso della sua richiesta. Lentamente, con un movimento che mi costò un'immensa fatica psicologica ma che desideravo con ogni fibra, iniziai a separare le ginocchia sotto il tavolo, lasciando che i lembi dell'abito nero si aprissero completamente.
Senza più lo scudo delle gambe strette, la mia fica si offrì interamente alla sua vista ravvicinata, già visibilmente turgida e parzialmente aperta. Il clitoride, gonfio e sensibile per l'eccitazione accumulata durante tutta la giornata, sporgeva tra le piccole labbra arrossate, mentre un filo vischioso cominciava a bagnare l'interno delle mie cosce.
Il mio ragazzo rimase letteralmente fulminato. Fissò quel punto per diversi secondi, con il fiato corto e le dita che stringevano il bordo del tavolo fino a far sbiancare le nocche. Vedermi così esplicitamente pronta, alterata e offerta in un giardino pubblico, di spalle a un intero locale di sconosciuti, lo portò al culmine dell'eccitazione. Lo vidi anche toccarsi il cazzo per alleviare la tensione.
Rimasi immobile sulla sedia, con l'aria fresca della sera che accarezzava la mia pelle nuda e bagnata, completamente esposta al suo sguardo e alla mercé di un destino che, tra il ricatto dell'ufficio e la passione del mio uomo, si faceva ogni secondo più intricato e travolgente.
Il mio ragazzo mi fissò per un istante che sembrò infinito, con gli occhi dilatati davanti a quella visione così esplicita e ravvicinata. Notando ogni minimo dettaglio del mio sesso lucido e del clitoride gonfio, scosse leggermente la testa, quasi incredulo per l'intensità della mia reazione fisica in un luogo pubblico.
Sei completamente eccitata, Laura disse con un sussurro profondo. Guarda come sei ridotta, sei un lago… basta un ordine e perdi del tutto il controllo.
Prima che la situazione potesse sfuggire di mano, il mio ragazzo allungò le mani sotto il tavolino. Con un movimento rapido e deciso afferrò i lembi inferiori dell'abito nero, li riaccostò sopra le mie cosce e mi fece riabbottonare un paio di bottoni, in modo da coprire l'inguine, ma lasciando le gambe quasi completamente scoperte.
Poi appoggiò la schiena contro la siepe di alloro, tenendo il calice di spritz in mano. Fece ruotare leggermente il ghiaccio nel bicchiere, senza mai staccare i suoi occhi dai miei e da quel lembo di tessuto nero che lasciava intravedere i miei capezzoli ancora turgidi. Il suo sguardo sprizzava una lussuria mai vista.
Ci divertiremo molto nei primi tempi, Laura, disse abbassando ulteriormente la voce. Se la sola reazione a mostrarsi ti fa questo effetto... se basta un mio ordine in un luogo pubblico per ridurti così bagnata ed eccitata, allora questo è solo l'inizio.
A quelle parole, sentii un brivido freddo mescolarsi al calore che ancora mi pulsava in mezzo alle gambe. La sua promessa per il futuro, che in qualunque altro momento mi avrebbe riempito di una torbida eccitazione, ora risuonava nella mia mente come un'eco pericolosa. Il mio ragazzo stava pianificando i nostri próximos giochi esibizionisti, del tutto ignaro che poche ore prima Sandro e Claudio avessero pronunciato parole quasi identiche nell'oscurità dell'ufficio, imponendomi lo stesso identico destino per i giorni a venire.
Ero intrappolata al centro di due fuochi identici: da una parte il mio uomo, che guidava il gioco per il proprio piacere, e dall'altra i miei colleghi, che usavano il ricatto delle foto per piegarmi alla loro volontà. Entrambi i lati esigevano la mia nudità, la mia sottomissione e il mio corpo offerto senza difese. Eppure questo gioco mi piaceva, eccome.
Sì... sussurrai appena, mentre cercavo di sostenere il suo sguardo.
Il mio ragazzo prese l'ultimo sorso del suo spritz, finendo il cocktail, e posò il bicchiere vuoto sul tavolo di ferro battuto con un clic deciso. Chiediamo il conto, e poi andiamo a casa a finire quello che hai iniziato in questo giardino.
scritto il
2026-07-08
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