Un massaggio per Zia!
di
Matteezia
genere
incesti
Ciao a tutti!
Una sera come tante in mezzo alla settimana.
Ero andato da zia dopo cena, per un caffè come spesso accade soprattutto in estate.
Lei era nel soggiorno, in piedi sulla soglia della finestra aperta, che fumava. Indossava una maglia larga bianca che le arrivava a metà coscia, di quelle che sembrano simil trasparenti, mutandine gialle che non coprivano quasi niente, si intravedevano da sotto la maglia e quegli occhiali da vista neri grossi che le scendevano un po’ sul naso, gambe nude e piedi scalzi, smaltati di bianco sexy da fare schifo. Il fumo le usciva lento dalle labbra mentre guardava fuori.
Entrai senza fare rumore. Lei non si voltò. Mi avvicinai alle sue spalle e cominciai a massaggiarle la schiena sopra la maglia, pollici che premevano lungo la colonna, solo le mani. Lei emise un suono basso, quasi sorpresa, ma non si mosse.
La baciai una spalla continuando a massaggiare le spalle.
Continuò a fumare mentre le mie mani scendevano un po’ più in basso, sulla schiena. Un massaggio normale come si fa normalmente.
Dopo qualche secondo spense la sigaretta nel posacenere sul davanzale e restò ferma, lasciandosi fare.
Z:”Mmm… non male. Rilassante”
Continuai ancora un po’, poi lei si voltò appena e disse:
Z:”Cazzo come servirebbe un massaggio.Andiamo su? Mi fai uno dei tuoi massaggi?” Chiese speranzosa.
Le diedi una pacca sul culo per darle il la per andare.
Salimmo in camera. Lei si distese a pancia in giù sul letto vicino al bordo, senza togliersi la maglia.
Mi chinai di fianco a lei continuando il massaggio sulla schiena.
M:”Rilassati zietta! Goditelo al massimo” mormorai.
Per rendere il tutto più serio, presi l’olio da massaggi nel bagno della camera — quello profumato, caldo, dal sentore dolce e un po’ muschiato — e lo riversai sulle gambe e piedi di zia.
Cominciai da lì, passando ogni centimetro di zia. Dai polpacci, alle caviglie, piante e dita dei piedi.
Z:”Così… più forte. Sei bravissimo”
Ancora: cosce, polpacci, poi i piedi. Tanto sui piedi. Le piante, gli archi, le dita una per una. L’olio le rendeva scivolose e calde. Lei muoveva appena le caviglie e ogni tanto parlava, voce bassa, tenera e un po’ provocante.
Z:”Hai le mani calde stasera…Più sull’arco… mmm, sì.
Continua pure, non ti fermare.” tutto così.
Passai al culo. Alzai leggermente la maglia scoprendo il culo di zia. Applicai l’olio sulle natiche.
Mani piene d’olio che scivolavano sulla pelle.
Le mutande gialle, insolite, erano ancora lì, a coprire, poco, il culo di zia.
Io parlavo poco.
M:”Sei dura qui. E qui invece sei morbida.”
Quando si girò a pancia in su lo fece lentamente. Gli occhiali le restarono sul naso. Ricominciai dai piedi e risalii. Polpacci, ginocchia, cosce interne. L’olio luccicava. Arrivai all’inguine e restai sopra le mutandine gialle, le dita che premevano piano il tessuto già caldo. Lei aprì appena le gambe.
Z:”Più sotto… piano.”
Continuai a lungo sopra il tessuto, poi un dito che scostava il bordo senza ancora scoprire tutto. Quando toccai la pelle nuda era già umida. Massaggiai lento mentre con l’altra mano le tenevo ferma una coscia. Lei parlava ancora.
Z:”Così… proprio lì. Non avere fretta.”
La stuzzicai a lungo iniziando a farla scaldare.
Mi chinai baciandole una guancia e le infilai un dita nella figa: caldissima, bagnatissima.
La masturbai per minuti, iniziando a farla ansimare.
Idea! Mi alzai e preso il vibratorino dal cassetto del suo comodino.
Lo accesi al minimo e lo feci scivolare sopra le mutandine.
Lei rimase sorpresa, non disse nulla ma mo guardò con occhi di assenso.
Lei sospirò più forte. Iniziò ad ansimare leggermente.
Continuai a usarlo io, lento e insistente. Aumentai la velocità e dopo poco la portai al massimo.
Posai il vibratore e infilai due dita, zia alzò le gambe allargandole. Penetrai e scopai la sua figa con due dita mentre le diedi due baci sulle guance.
Tolsi le dita, le portai alla sua bocca e lei le leccò.
Ripresi il vibratore tornando sulla sua figa.
Il respiro accelerò, si bagnò sempre di più e si irrigidì.
Arrivata al punto dell’orgasmo scacciò via la mia mano, prese a sgrillettarsi all’impazzata.
Io le tenevo le cosce aperte.
La guardavo.
Gli occhi dietro gli occhiali si erano fatti più scuri, le labbra socchiuse, il respiro spezzato. Si contorceva a ondate, la schiena che si inarcava, i piedi che si contraevano chiudendosi. Gemiti più alti, poi un silenzio teso, poi lo squirt. Forte. Le scosse le attraversarono il corpo, le cosce che tremavano nelle mie mani, la faccia contratta in una smorfia quasi di dolore e pure di godimento puro. L’olio e i fluidi le colavano tra le natiche e sul lenzuolo.
Restò ansimante, gli occhi che andavano un po’ dove volevano. Io aspettai, accarezzandole ancora le cosce. Dopo un po’ riuscì a parlare, voce roca:
Z:”Cazzo… ho il fiato cortissimo…”
M:”Perché ti sei venuta addosso come una pazza, Zia”
Fece una risatina debole e chiuse gli occhi un momento.
Cercò di rifiatare. Io tornai a massaggiarle le gambe e i piedi.
Quando il respiro si fu calmato un poco, mi chinai e cominciai a leccarle i piedi.
Lenti colpi di lingua sulle piante ancora unte, le dita una per una. Lei guardava, ancora stanca.
Poi iniziai a salire. Le tolsi le mutandine gialle, fradicie e unte, e le lecchai la figa e il culo senza sosta. Lei teneva le gambe aperte, la maglia bianca ancora addosso.
Passai la mia lingua sulle sue labbra, sull’ano, la solleticai gustandomi i suoi sapori mischiati all’olio.
Z:”Così… leccami tutta. Non fermarti… cazzo, sì.” mormorava.
Quando mi sollevai e la presi portandola a bordo del letto, le sollevai le gambe a mezz’aria per leccarle i piedi. Leccai e mangiai quelle ditina piccole e curate.
Mi abbassai mutande e pantaloni, mi segai leggermente e puntai zia entrando nella figa.
Entrai profondo facendo gemere zia, forse ancora sensibile dall’orgasmo.
Missionario lungo e profondo. Il cazzo entrava in lei come un dito nel burro mezzo sciolto.
Le tirai un poco la maglia verso l’alto, abbastanza da vedere il ventre, ma i seni restarono coperti. Lei mi guardava da dietro gli occhiali, si mordeva il labbro, gli occhi che imploravano e mi guardavano con speranza.
Z:”Più forte… dammelo tutto. Così… non ti fermare, ti prego.
Mi fai venire di nuovo se continui così…” mi incitò.
Se la godeva da matti. Ogni spinta le strappava un suono.
Vedere il cazzo che affondava nella sua figa e avere i suoi piedini in faccia era una situazione bellissima.
Continuai a lungo, fino a che il respiro di entrambi fu pesante.
Uscii e rimasi in piedi vicino al bordo del letto. Lei si avvicinò, applico dell’olio ai suoi piedi e mi prese il cazzo. Footjob lungo, usando tutto: piante, arco, dita. L’olio rendeva tutto scivoloso. Mi guardava mentre lo faceva.
Z:”Ti piace così, vero?” provocava.
Una sega lenta, come a coccolare il mio cazzo, un controllo e una maestria folle.
Si alzò dopo poco, portando la bocca al mio cazzo.
Succhiò con calma: cappella, asta, palle. Si aiutò con la mano, se lo gustava tutto senza fretta.
Quando si staccò, si girò a pancia in giù. Versai altro olio — tanto — sulle natiche. Lei lo sentì scivolare e allargò le gambe. Entrai nell’ano piano. Faceva male solo un po’ all’inizio; lo capii dal modo in cui trattenne il respiro e dal muoversi delle gambe. Poi il corpo si adattò e lei cominciò a spingere indietro.
Z:”Ancora… piano… così.”
Spinsi più a fondo. Lei gemeva e cercava di parlare, ma le parole uscivano spezzate. Affondai al massimo in maniera soft andando a cercare la profondità del suo ano. Zia gemette senza esagerare.
Mi tolsi, anche per darle riposo, mi sdraiai lì affianco a lei e la tirai sopra di me per un 69 breve. Lei mi succhiava mentre io le leccavo il culo e la figa già belli unti.
Rimanemmo così per poco, forse un minuto poco più.
Poco dopo si sollevò, gattonò verso le mie gambe,
mi voltò le spalle e si infilò di nuovo il cazzo nel culo.
Reverse cowgirl: lenta, profonda, controllata.
Si alzò la maglia fino alla vita, facendola aderire, così il culo restava completamente scoperto. Si muoveva lei, tutto lei. Affondava al massimo, fino a toccarmi le palle.
Z:”Lo senti quanto sono stretta? Guarda come te lo prendo tutto…” mi provocava senza sosta.
Si tolse dopo diverso tempo, nel quale continuò a prenderlo soft e a giocarci senza tregua.
A un certo punto si sollevò e mi fece un altro footjob a rovescio.
Guardò all’indietro, per guardare me e poi i suoi piedini sul cazzo di suo nipote.
Le diedi uno schiaffo sul culo, rimase sorpresa, sussultò, Z:”Mattacchione!”
Si distese a missionario con le gambe alte aspettandomi.
Si distese a bordo letto.
Colpo secco e cazzo di nuovo nel culo. La scopai leccandole ancora i piedini senza sosta.
Durante la scopata zia continuò a spruzzare olio sul suo culo e il mio cazzo.
Toglievo il cazzo, le leccavo la figa e tornavo a fotterle il culo.
Lo feci diverse volte. La figa era stracolma di umori, una roba mai vista.
Zia si sgrillettò la figa mentre il mio cazzo scorreva nel suo culo.
Pochi colpi e lei arrivò al secondo squirt.
Esplose di fluidi che le colarono sul ventre e sulla maglia.
Era felicissima dell’orgasmo che tolse nuovamente il fiato, non come prima ma sempre lo tolse.
Tolsi il cazzo, lo infilai nella figa che, come detto, ricette il cazzo come il burro fa entrare un dito.
Solo un colpo e poi fuori di nuovo.
Z:”Nooo. Mi fai impazzire con sta cosa” implorava sesso. M:”Adesso arriva. Mettiti a pecora” dissi.
Si mise a pecora. Entrai di nuovo nel culo ormai bello largo.
Spruzzai ancora olio.
Diedi qualche schiaffo al culo di zia.
Scopai il suo ano aumentando il ritmo.
Le tiravo i capelli e a tratti la maglia, abbastanza da farle inarcare la schiena.
Lei gemeva, qualche urlo misto a dolore quando il ritmo diventava più duro.
Il livello degli urli aumentò sempre di più, zia urlava di piacere e dicendo di non fermarsi.
Z:”Non fermarti… cazzo, continua. Più forte… sì, così…”
Riapplicavo olio ogni tanto.
Lo spruzzavo ovunque: nel culo, nella schiena e nelle gambe, anche se non serviva a nulla.
Il contrasto era evidente: la maglia bianca ormai sudata e unta, il culo che si arrossava sotto gli schiaffi.
Ne diedi altri due: uno per chiappa.
Zia mi guardava voltandosi come per rimproverarmi ma gli occhi imploravano solo sesso e ancora sesso.
La scopai ancora a ritmo elevato nel suo ano.
Ad un colpo particolarmente fondo gli occhiali le volarono via e caddero in mezzo al letto. Lei non si fermò. Li riprese subito, se li sistemò sul naso e disse a voce roca, quasi ridendo:
Z:” Cazzo… mi stai scopando così forte che mi volano pure gli occhiali… questa me la devo ricordare. Ho una storia per quando vedrò le mie amiche: da non crederci. “
Ci scappò una risata ad entrambi.
Il ritmo diventò quasi folle. Schiaffi più frequenti, tiri più decisi. Lei cercava di parlare ma gemeva troppo.
Z:”Continua… non ti azzardare a fermarti…” gemeva e urlava.
Tolsi il cazzo, Z:”No dai! Non ora continua!”.
M:” Prendilo tra i piedi dai!”, senza neanche finire la frase lo riprese tra i piedi stando a pecora.
Mi segò delicatamente, io spruzzai ancora olio sui piedi e nel suo ano ormai schifosamente aperto.
La fermai poco dopo, tornai nel suo culo per gli ultimi colpi.
Diedi una decina di colpi forti, tirandole i cappelli e schiaffeggiando il culo due o tre volte.
Non resistetti, tolsi il cazzo e lo buttai in fondo alla sua foga stracolma di umori.
Zia sussultò e gemette come una pazza. Z:”Oh cazzo!”.
Eruttai una sborrata enorme.
Z:”Madonna mia! Tu sei pazzo!!!! Mi fai morire!”
Pulsai come un matto riversando tutto nella figa di zia.
Rimasi nel profondo di lei fino all’ultima goccia per poi tirare fuori il cazzo.
Dalla figa colò fuori un sacco di sperma. Davvero tanta. Creando una bella visione: zia con la figa piena che fa colare tutto fuori.
Lo sperma ricadde nelle sue cosce e nei polpacci.
Lei si girò a guardare come era conciata, alzò gli occhi su di me con un mezzo sorriso stanco e sporco.
Z:”Guarda che casino hai fatto…” ridacchiò.
Restò distesa, le gambe ancora semiaperte, il culo arrossato, lucido d’olio e aperto. Respirava a fatica. Poi, ridendo un poco tra un ansimare e l’altro, stanca ma soddisfatta, disse:
Z:”Cazzo Matteo… a questi ritmi comincio a essere troppo vecchia per l’anale… mi hai proprio distrutta stavolta.a pagherò per qualche giorno, avrò una storia da raccontare.” rise di gusto.
Io le accarezzai un piede e risposi solo:
M:”Vecchia un cazzo, zia. Sei ancora una macchina da sesso.”
Lei chiuse gli occhi e sorrise compiaciuta, sapendo di farmi impazzire con poco.
Grazie.
Una sera come tante in mezzo alla settimana.
Ero andato da zia dopo cena, per un caffè come spesso accade soprattutto in estate.
Lei era nel soggiorno, in piedi sulla soglia della finestra aperta, che fumava. Indossava una maglia larga bianca che le arrivava a metà coscia, di quelle che sembrano simil trasparenti, mutandine gialle che non coprivano quasi niente, si intravedevano da sotto la maglia e quegli occhiali da vista neri grossi che le scendevano un po’ sul naso, gambe nude e piedi scalzi, smaltati di bianco sexy da fare schifo. Il fumo le usciva lento dalle labbra mentre guardava fuori.
Entrai senza fare rumore. Lei non si voltò. Mi avvicinai alle sue spalle e cominciai a massaggiarle la schiena sopra la maglia, pollici che premevano lungo la colonna, solo le mani. Lei emise un suono basso, quasi sorpresa, ma non si mosse.
La baciai una spalla continuando a massaggiare le spalle.
Continuò a fumare mentre le mie mani scendevano un po’ più in basso, sulla schiena. Un massaggio normale come si fa normalmente.
Dopo qualche secondo spense la sigaretta nel posacenere sul davanzale e restò ferma, lasciandosi fare.
Z:”Mmm… non male. Rilassante”
Continuai ancora un po’, poi lei si voltò appena e disse:
Z:”Cazzo come servirebbe un massaggio.Andiamo su? Mi fai uno dei tuoi massaggi?” Chiese speranzosa.
Le diedi una pacca sul culo per darle il la per andare.
Salimmo in camera. Lei si distese a pancia in giù sul letto vicino al bordo, senza togliersi la maglia.
Mi chinai di fianco a lei continuando il massaggio sulla schiena.
M:”Rilassati zietta! Goditelo al massimo” mormorai.
Per rendere il tutto più serio, presi l’olio da massaggi nel bagno della camera — quello profumato, caldo, dal sentore dolce e un po’ muschiato — e lo riversai sulle gambe e piedi di zia.
Cominciai da lì, passando ogni centimetro di zia. Dai polpacci, alle caviglie, piante e dita dei piedi.
Z:”Così… più forte. Sei bravissimo”
Ancora: cosce, polpacci, poi i piedi. Tanto sui piedi. Le piante, gli archi, le dita una per una. L’olio le rendeva scivolose e calde. Lei muoveva appena le caviglie e ogni tanto parlava, voce bassa, tenera e un po’ provocante.
Z:”Hai le mani calde stasera…Più sull’arco… mmm, sì.
Continua pure, non ti fermare.” tutto così.
Passai al culo. Alzai leggermente la maglia scoprendo il culo di zia. Applicai l’olio sulle natiche.
Mani piene d’olio che scivolavano sulla pelle.
Le mutande gialle, insolite, erano ancora lì, a coprire, poco, il culo di zia.
Io parlavo poco.
M:”Sei dura qui. E qui invece sei morbida.”
Quando si girò a pancia in su lo fece lentamente. Gli occhiali le restarono sul naso. Ricominciai dai piedi e risalii. Polpacci, ginocchia, cosce interne. L’olio luccicava. Arrivai all’inguine e restai sopra le mutandine gialle, le dita che premevano piano il tessuto già caldo. Lei aprì appena le gambe.
Z:”Più sotto… piano.”
Continuai a lungo sopra il tessuto, poi un dito che scostava il bordo senza ancora scoprire tutto. Quando toccai la pelle nuda era già umida. Massaggiai lento mentre con l’altra mano le tenevo ferma una coscia. Lei parlava ancora.
Z:”Così… proprio lì. Non avere fretta.”
La stuzzicai a lungo iniziando a farla scaldare.
Mi chinai baciandole una guancia e le infilai un dita nella figa: caldissima, bagnatissima.
La masturbai per minuti, iniziando a farla ansimare.
Idea! Mi alzai e preso il vibratorino dal cassetto del suo comodino.
Lo accesi al minimo e lo feci scivolare sopra le mutandine.
Lei rimase sorpresa, non disse nulla ma mo guardò con occhi di assenso.
Lei sospirò più forte. Iniziò ad ansimare leggermente.
Continuai a usarlo io, lento e insistente. Aumentai la velocità e dopo poco la portai al massimo.
Posai il vibratore e infilai due dita, zia alzò le gambe allargandole. Penetrai e scopai la sua figa con due dita mentre le diedi due baci sulle guance.
Tolsi le dita, le portai alla sua bocca e lei le leccò.
Ripresi il vibratore tornando sulla sua figa.
Il respiro accelerò, si bagnò sempre di più e si irrigidì.
Arrivata al punto dell’orgasmo scacciò via la mia mano, prese a sgrillettarsi all’impazzata.
Io le tenevo le cosce aperte.
La guardavo.
Gli occhi dietro gli occhiali si erano fatti più scuri, le labbra socchiuse, il respiro spezzato. Si contorceva a ondate, la schiena che si inarcava, i piedi che si contraevano chiudendosi. Gemiti più alti, poi un silenzio teso, poi lo squirt. Forte. Le scosse le attraversarono il corpo, le cosce che tremavano nelle mie mani, la faccia contratta in una smorfia quasi di dolore e pure di godimento puro. L’olio e i fluidi le colavano tra le natiche e sul lenzuolo.
Restò ansimante, gli occhi che andavano un po’ dove volevano. Io aspettai, accarezzandole ancora le cosce. Dopo un po’ riuscì a parlare, voce roca:
Z:”Cazzo… ho il fiato cortissimo…”
M:”Perché ti sei venuta addosso come una pazza, Zia”
Fece una risatina debole e chiuse gli occhi un momento.
Cercò di rifiatare. Io tornai a massaggiarle le gambe e i piedi.
Quando il respiro si fu calmato un poco, mi chinai e cominciai a leccarle i piedi.
Lenti colpi di lingua sulle piante ancora unte, le dita una per una. Lei guardava, ancora stanca.
Poi iniziai a salire. Le tolsi le mutandine gialle, fradicie e unte, e le lecchai la figa e il culo senza sosta. Lei teneva le gambe aperte, la maglia bianca ancora addosso.
Passai la mia lingua sulle sue labbra, sull’ano, la solleticai gustandomi i suoi sapori mischiati all’olio.
Z:”Così… leccami tutta. Non fermarti… cazzo, sì.” mormorava.
Quando mi sollevai e la presi portandola a bordo del letto, le sollevai le gambe a mezz’aria per leccarle i piedi. Leccai e mangiai quelle ditina piccole e curate.
Mi abbassai mutande e pantaloni, mi segai leggermente e puntai zia entrando nella figa.
Entrai profondo facendo gemere zia, forse ancora sensibile dall’orgasmo.
Missionario lungo e profondo. Il cazzo entrava in lei come un dito nel burro mezzo sciolto.
Le tirai un poco la maglia verso l’alto, abbastanza da vedere il ventre, ma i seni restarono coperti. Lei mi guardava da dietro gli occhiali, si mordeva il labbro, gli occhi che imploravano e mi guardavano con speranza.
Z:”Più forte… dammelo tutto. Così… non ti fermare, ti prego.
Mi fai venire di nuovo se continui così…” mi incitò.
Se la godeva da matti. Ogni spinta le strappava un suono.
Vedere il cazzo che affondava nella sua figa e avere i suoi piedini in faccia era una situazione bellissima.
Continuai a lungo, fino a che il respiro di entrambi fu pesante.
Uscii e rimasi in piedi vicino al bordo del letto. Lei si avvicinò, applico dell’olio ai suoi piedi e mi prese il cazzo. Footjob lungo, usando tutto: piante, arco, dita. L’olio rendeva tutto scivoloso. Mi guardava mentre lo faceva.
Z:”Ti piace così, vero?” provocava.
Una sega lenta, come a coccolare il mio cazzo, un controllo e una maestria folle.
Si alzò dopo poco, portando la bocca al mio cazzo.
Succhiò con calma: cappella, asta, palle. Si aiutò con la mano, se lo gustava tutto senza fretta.
Quando si staccò, si girò a pancia in giù. Versai altro olio — tanto — sulle natiche. Lei lo sentì scivolare e allargò le gambe. Entrai nell’ano piano. Faceva male solo un po’ all’inizio; lo capii dal modo in cui trattenne il respiro e dal muoversi delle gambe. Poi il corpo si adattò e lei cominciò a spingere indietro.
Z:”Ancora… piano… così.”
Spinsi più a fondo. Lei gemeva e cercava di parlare, ma le parole uscivano spezzate. Affondai al massimo in maniera soft andando a cercare la profondità del suo ano. Zia gemette senza esagerare.
Mi tolsi, anche per darle riposo, mi sdraiai lì affianco a lei e la tirai sopra di me per un 69 breve. Lei mi succhiava mentre io le leccavo il culo e la figa già belli unti.
Rimanemmo così per poco, forse un minuto poco più.
Poco dopo si sollevò, gattonò verso le mie gambe,
mi voltò le spalle e si infilò di nuovo il cazzo nel culo.
Reverse cowgirl: lenta, profonda, controllata.
Si alzò la maglia fino alla vita, facendola aderire, così il culo restava completamente scoperto. Si muoveva lei, tutto lei. Affondava al massimo, fino a toccarmi le palle.
Z:”Lo senti quanto sono stretta? Guarda come te lo prendo tutto…” mi provocava senza sosta.
Si tolse dopo diverso tempo, nel quale continuò a prenderlo soft e a giocarci senza tregua.
A un certo punto si sollevò e mi fece un altro footjob a rovescio.
Guardò all’indietro, per guardare me e poi i suoi piedini sul cazzo di suo nipote.
Le diedi uno schiaffo sul culo, rimase sorpresa, sussultò, Z:”Mattacchione!”
Si distese a missionario con le gambe alte aspettandomi.
Si distese a bordo letto.
Colpo secco e cazzo di nuovo nel culo. La scopai leccandole ancora i piedini senza sosta.
Durante la scopata zia continuò a spruzzare olio sul suo culo e il mio cazzo.
Toglievo il cazzo, le leccavo la figa e tornavo a fotterle il culo.
Lo feci diverse volte. La figa era stracolma di umori, una roba mai vista.
Zia si sgrillettò la figa mentre il mio cazzo scorreva nel suo culo.
Pochi colpi e lei arrivò al secondo squirt.
Esplose di fluidi che le colarono sul ventre e sulla maglia.
Era felicissima dell’orgasmo che tolse nuovamente il fiato, non come prima ma sempre lo tolse.
Tolsi il cazzo, lo infilai nella figa che, come detto, ricette il cazzo come il burro fa entrare un dito.
Solo un colpo e poi fuori di nuovo.
Z:”Nooo. Mi fai impazzire con sta cosa” implorava sesso. M:”Adesso arriva. Mettiti a pecora” dissi.
Si mise a pecora. Entrai di nuovo nel culo ormai bello largo.
Spruzzai ancora olio.
Diedi qualche schiaffo al culo di zia.
Scopai il suo ano aumentando il ritmo.
Le tiravo i capelli e a tratti la maglia, abbastanza da farle inarcare la schiena.
Lei gemeva, qualche urlo misto a dolore quando il ritmo diventava più duro.
Il livello degli urli aumentò sempre di più, zia urlava di piacere e dicendo di non fermarsi.
Z:”Non fermarti… cazzo, continua. Più forte… sì, così…”
Riapplicavo olio ogni tanto.
Lo spruzzavo ovunque: nel culo, nella schiena e nelle gambe, anche se non serviva a nulla.
Il contrasto era evidente: la maglia bianca ormai sudata e unta, il culo che si arrossava sotto gli schiaffi.
Ne diedi altri due: uno per chiappa.
Zia mi guardava voltandosi come per rimproverarmi ma gli occhi imploravano solo sesso e ancora sesso.
La scopai ancora a ritmo elevato nel suo ano.
Ad un colpo particolarmente fondo gli occhiali le volarono via e caddero in mezzo al letto. Lei non si fermò. Li riprese subito, se li sistemò sul naso e disse a voce roca, quasi ridendo:
Z:” Cazzo… mi stai scopando così forte che mi volano pure gli occhiali… questa me la devo ricordare. Ho una storia per quando vedrò le mie amiche: da non crederci. “
Ci scappò una risata ad entrambi.
Il ritmo diventò quasi folle. Schiaffi più frequenti, tiri più decisi. Lei cercava di parlare ma gemeva troppo.
Z:”Continua… non ti azzardare a fermarti…” gemeva e urlava.
Tolsi il cazzo, Z:”No dai! Non ora continua!”.
M:” Prendilo tra i piedi dai!”, senza neanche finire la frase lo riprese tra i piedi stando a pecora.
Mi segò delicatamente, io spruzzai ancora olio sui piedi e nel suo ano ormai schifosamente aperto.
La fermai poco dopo, tornai nel suo culo per gli ultimi colpi.
Diedi una decina di colpi forti, tirandole i cappelli e schiaffeggiando il culo due o tre volte.
Non resistetti, tolsi il cazzo e lo buttai in fondo alla sua foga stracolma di umori.
Zia sussultò e gemette come una pazza. Z:”Oh cazzo!”.
Eruttai una sborrata enorme.
Z:”Madonna mia! Tu sei pazzo!!!! Mi fai morire!”
Pulsai come un matto riversando tutto nella figa di zia.
Rimasi nel profondo di lei fino all’ultima goccia per poi tirare fuori il cazzo.
Dalla figa colò fuori un sacco di sperma. Davvero tanta. Creando una bella visione: zia con la figa piena che fa colare tutto fuori.
Lo sperma ricadde nelle sue cosce e nei polpacci.
Lei si girò a guardare come era conciata, alzò gli occhi su di me con un mezzo sorriso stanco e sporco.
Z:”Guarda che casino hai fatto…” ridacchiò.
Restò distesa, le gambe ancora semiaperte, il culo arrossato, lucido d’olio e aperto. Respirava a fatica. Poi, ridendo un poco tra un ansimare e l’altro, stanca ma soddisfatta, disse:
Z:”Cazzo Matteo… a questi ritmi comincio a essere troppo vecchia per l’anale… mi hai proprio distrutta stavolta.a pagherò per qualche giorno, avrò una storia da raccontare.” rise di gusto.
Io le accarezzai un piede e risposi solo:
M:”Vecchia un cazzo, zia. Sei ancora una macchina da sesso.”
Lei chiuse gli occhi e sorrise compiaciuta, sapendo di farmi impazzire con poco.
Grazie.
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