La maschera di mezzanotte Storia di un'orgia rituale

di
genere
orge



**La Maschera di Mezzanotte**

Cindy aveva appena compiuto diciotto anni quando l'invito era arrivato. Carta pesante, sigillo di cera nera, un indirizzo in centro che non conosceva. *"Una festa per occasioni speciali"*, c'era scritto. *"Vestiti d'epoca, maschera obbligatoria. Sarai la nostra ospite d'onore."*

Era eccitata. Aveva indossato il vestito che le avevano indicato: un abito vittoriano di seta cremisi che le stringeva la vita e lasciava spalle e décolleté scoperti. La maschera era un capolavoro di piume nere e strass che le copriva solo gli occhi, lasciando scoperte labbra carnose e zigomi alti.

Quando il taxi l'aveva lasciata davanti al palazzo, il portone si era aperto da solo. Un maggiordomo in livrea l'aveva condotta attraverso corridoi illuminati da candelabri, fino a una sala da ballo che sembrava sospesa nel tempo.

Erano tutti lì. Uomini in frac e cilindro, donne in abiti che scoprivano seni generosi e fianchi avvolti in corsetti. Maschere di ogni tipo: veneziane, barocche, demoniache. E tutti la guardavano. Sorridendo.

*"Benvenuta, Cindy"*, aveva sussurrato una donna con maschera da gatta, accarezzandole il braccio con guanti di seta. *"Aspettavamo proprio te."*

Le avevano offerto champagne in calici di cristallo, l'avevano fatta girare tra gli ospiti che la toccavano: una mano sulla vita, un dito che tracciava la clavicola, un sospiro caldo sul collo. Cindy si sentiva girare la testa, non solo per l'alcol. C'era qualcosa nell'aria, un profumo denso di incenso e ferormoni.

Una campana aveva iniziato a suonare. Undici. Mezzanotte si avvicinava.

*"Vieni"*, le avevano detto, conducendola al centro della sala. Il pavimento si era aperto, rivelando una scala che scendeva in una cripta illuminata da centinaia di candele.

E lì l'aveva vista. L'altare.

Non era di pietra, ma di velluto rosso e legno scuro. E non era per pregare. Le mani e i piedi erano dotati di anelli di cuoio imbottiti, i bordi rialzati come per contenere qualcosa. Intorno, specchi antichi riflettevano la luce tremolante.

Cindy aveva capito. Il sangue le era gelato, ma il corpo le bruciava.

*"È mezzanotte"*, aveva annunciato un uomo alto con maschera da corvo. *"Il sacrificio."*

Non erano armi quelle che impugnavano. Si stavano spogliando. Abiti che cadevano a terra rivelando corpi scolpiti, seni pesanti, cazzi già duri che pulsavano nella luce delle candele. Le maschere rimanevano, rendendo tutto più anonimo, più animale.

*"Sull'altare"*, avevano ordinato, e Cindy aveva obbedito. Non per paura, ma per una strana eccitazione che le faceva battere il cuore all'impazzata.

Le avevano legata dolcemente, i polsi e le caviglie ai quattro angoli, ma non stretto. Poteva muoversi, ma non scappare. Poteva vedere tutto nello specchio sopra di lei: il suo corpo giovane e snello, il vestito strappato che lasciava scoperti i seni turgidi e la figa rasata, già lucida di umidità.

Poi erano arrivati.

Non uno solo. Tutti.

Mani ovunque. Bocche che succhiavano i suoi capezzoli fino a farli indurire come chicchi. Dita che esploravano le sue pieghe, la facevano gemere. Un uomo si era inginocchiato tra le sue gambe, la lingua calda che le leccava la fessura con lunghi colpi, mentre una donna le baciava la bocca, insinuando la lingua tra le sue labbra.

Cindy era diventata l'altare stesso. Il sacrificio vivente.

Un cazzo grosso e venoso le aveva sfiorato le labbra, e lei l'aveva preso in bocca senza esitazione, succhiando con avidità mentre veniva penetrata da un dito, poi due, poi tre. La donna gatta le si era seduta sul viso, la figa rasata che le copriva bocca e naso, costringendola a leccare, a bere il nettare salato.

*"Più forte"*, qualcuno gridava. *"La vittima deve essere consumata."*

E consumarla fu. Uno dopo l'altro. Un cazzo che entrava nella sua figa bagnata, spingendo fino in fondo, mentre un altro le sfondava la bocca. Mani che le stringevano i fianchi, le accarezzavano il clitoride, le pizzicavano i capezzoli. Non riusciva più a capire chi fosse chi, solo maschere che la guardavano dal buio, occhi che brillavano di lussuria.

Quando il primo venne dentro di lei, un grido le era uscito dalla gola, soffocato dalla figa della donna che ancora le cavalcava il viso. Il calore dello sperma che le riempiva la figa la fece tremare, e subito un altro la sostituì, più grosso, più duro, che la scopava con forza facendo dondolare l'altare.

Cindy era stata scopata in ogni modo possibile. Nella figa, nel culo, nella bocca. A volte tutti e tre insieme, riempita completamente, trasformata in un oggetto di piacere collettivo. Lo sperma le colava sulle cosce, sul ventre, le macchiava il viso. Lei lo raccoglieva con le dita e lo leccava, guardando gli specchi che riflettevano la scena da ogni angolo: il suo corpo giovane e snello contorto nel piacere, le maschere oscure che la usavano.

Quando fu finito, quando l'ultimo ospite ebbe goduto del suo sacrificio, la lasciarono lì. Slegata, tremante, coperta di sperma e del proprio umori. Le maschere si erano ritirate, salendo le scale in silenzio, lasciandola sola con i candelabri che si consumavano.

Cindy si era alzata lentamente. Il vestito era a brandelli, ma lei sorrideva. Nello specchio, il suo riflesso con la maschera ancora in faccia sembrava quello di un'altra persona. Una dea. Una vittima che aveva divorato i suoi carnefici e ne aveva succhiato ogni goccia di piacere.

Sulla parete, un nuovo invito. Per l'anno prossimo.

Con un nome diverso.

scritto il
2026-06-06
1 3 0
visite
4
voti
valutazione
4.8
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

L'aperitivo

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.