Confusione in testa
di
Spidey
genere
gay
A me interessavano le ragazze, non ero gay, avevo avuto una lunga storia ai tempi della scuola, innamorato totale che ho sofferto due anni quando m'ha lasciato. Volevo con tutta l'anima una ragazza per starci insieme o forse per sentirmi normale, ma era un casino per me, non resistevo più di tre settimane, sentivo il bisogno d'essere riempito e cominciavo a sognarmi cazzi.
Era fine stagione e quelli della palestra avevano organizzato la cena finale in una pizzeria fuori città. Eravamo una settantina in un salone tutto per noi, una bella serata allegra. Io in canottiera nera nike, pantaloni morbidi della tuta e sotto i miei boxer elasticizzati. Stavo decidendo dove sedermi quando mi sento palpare il culo.
'Siediti qui, Mirko.'
Era la compagna di Franco, il mio allenatore, lei allenava la squadra femminile. Alta più di me, spalle da schiacciatrice, fisico tonico e culo di marmo. Teneva i capelli cortissimi, quasi rasati e tutto il mondo sapeva che aveva un tatuaggio due centimetro sopra l'elastico dei calzoncini, sul ventre piatto con delineata la tartaruga. Aveva circa trentacinque anni, fai quindici più di me. La vedevo spesso e mi piaceva come tipo, mai fatto delle idee, solo ogni tanto m'immaginavo come scopava con Franco, il mio allenatore.
Quella palpata mi ha confuso, quasi spaventato. Mi sono seduto alla sua destra, nella lunga tavolata, sul lato contro la parete, Franco era dieci posti più in là. Ridevano tutti, anch'io ridevo, cercavo di far finta di niente. Cazzo, Debora poggiava di nascosto la mano sul mio pacco, me lo toccava molle, anche giù fino alle palle e mi è venuto duro. Lo faceva quando portavano un nuovo giro di pizza e tutti guardavano nel piatto, infilava la mano anche sotto la tuta e mi lisciava i boxer elasticizzati. Sudavo col cazzo disperato, imprigionato nei miei boxer strettissimi.
Mi sentivo imprigionato, Debora aveva pensato a tutto, mi aveva fatto sedere all'inizio della tavolata, in un angolo, non avevo nessuno seduto a destra, nesuuno o nessuna che poteva vedere la sua mano sotto il tavolo. Lei faceva come se non esistessi, una volta però mi ha chiesto all'orecchio se mi dava fastidio. Ho sorriso scemo. 'Mi piaci, Mirko.'
S'è anche sollevata un poco per prendere l'acqua e ha guardato indietro per invitarmi. S'è riseduta sulla mia mano. Ma cazzo, così ci potevano scoprire, e senza volerlo ho rovesciato la mia birra sul tavolo. Ci siamo alzati di scatto per non sporcarci e sono arrivati i camerieri di corsa, per asciugare e cambiare la tovaglietta. Eravamo stretti, un cameriere m'ha pestato un piede, gli altri ridevano e facevano battute sulla mia abilità di alzatore, Debora era in piedi dietro me, nell'angolo, mi teneva una mano sulla spalla e con l'altra mi ha palpato il culo pieno, premendomi le chiappe tonde. E ha spinto anche le dita, credo d'aver chiuso gli occhi.
Okay, era finita. Ci siamo sparpagliati dividendoci a gruppi e fino alla fine non mi si è più avvicinata, ma ai saluti m'ha passato di nascosto un biglietto col suo numero. 'Domenica pomeriggio Franco è via, chiamami se vuoi passare per un caffè.'
Ero in auto con gli altri, pensavo solo a Debora.
Le mando un sms, 'Ok, Mirko.' scrivo soltanto. Agli amici dico che sono stanco e mi faccio portare a casa, non voglio stare in giro ancora.
Debora mi risponde. 'Domenica.'
Non entro in casa, prendo la mia fiesta.
Ho in testa Debora, m'immagino che ora sta scopando con Franco.
Debora mi eccita, è forte, ha qualcosa di maschile, vorrei fosse un trans col cazzo. E sento che domenica non avrò il coraggio di andare, sono uno sfigato, i miei amici adesso si starebbero vantando e se la scoperebbero solo per raccontarlo. Sono anni che gira voce che Debora è una troia. Ma anche su Franco, pare si sia scopacchiato un po' di giocatrici.
Devo pisciare. Lo faccio contro un albero del parcheggio di una concessionaria. Piscio a cazzo duro. In auto mi sfilo i pantaloni e me li rimetto senza boxer. Riparto.
Vado in fondo al parcheggio dello stadio, c'è una stradina buia di servizio. Scendo e vado verso la panchina sotto il lampione rotto. Bruno è in maglietta bianca che si vede nel buio e jeans tagliati al ginocchio. Un suo compare si sta inculando un frocio cinquantenne.
'Guardate chi è arrivato, il frocetto!'
Si slaccia la cintura, io vado dietro la panchina e mi piego in avanti appoggiandomi di pancia allo schienale. Mmmm, Bruno mi riempie col suo cazzone, mi sale in culo che svengo dal piacere.
Mi sbatte e intanto spiega ad uno che non ho mai visto prima che questo frocetto se lo sono già fatto almeno tre volte. Mi eccita male sentire quello che dicono, sono dei porci che inculano froci. Bruno si fa una signora scopata nel mio culo tenendomi per i fianchi e mi sborra sulla schiena.
Ora tocca ai suoi amici.
Finisco cazzi in bocca e negli occhi e nerchia in culo. Due me lo ficcano soltanto, sono scarichi, me lo picchiano duro e lasciano fare agli altri. In due invece m'inculano fino alla sborrata e poi obbligano anche il frocio. Glielo faccio venire duro a ciucciate, un cazzo deprimente, e me lo infilo da solo in culo, aiutandomi con la mano dietro.
Cazzo, sono una merda ma non me ne vado. Bruno me lo rificca incazzato, tre botte e mi spedisce via. 'Fai schifo quanto sei frocio.'
Non so come, penso a Debora.
Per critiche suggerimenti, collaborazioni o solo cazzate
milano3687@proton.me
Era fine stagione e quelli della palestra avevano organizzato la cena finale in una pizzeria fuori città. Eravamo una settantina in un salone tutto per noi, una bella serata allegra. Io in canottiera nera nike, pantaloni morbidi della tuta e sotto i miei boxer elasticizzati. Stavo decidendo dove sedermi quando mi sento palpare il culo.
'Siediti qui, Mirko.'
Era la compagna di Franco, il mio allenatore, lei allenava la squadra femminile. Alta più di me, spalle da schiacciatrice, fisico tonico e culo di marmo. Teneva i capelli cortissimi, quasi rasati e tutto il mondo sapeva che aveva un tatuaggio due centimetro sopra l'elastico dei calzoncini, sul ventre piatto con delineata la tartaruga. Aveva circa trentacinque anni, fai quindici più di me. La vedevo spesso e mi piaceva come tipo, mai fatto delle idee, solo ogni tanto m'immaginavo come scopava con Franco, il mio allenatore.
Quella palpata mi ha confuso, quasi spaventato. Mi sono seduto alla sua destra, nella lunga tavolata, sul lato contro la parete, Franco era dieci posti più in là. Ridevano tutti, anch'io ridevo, cercavo di far finta di niente. Cazzo, Debora poggiava di nascosto la mano sul mio pacco, me lo toccava molle, anche giù fino alle palle e mi è venuto duro. Lo faceva quando portavano un nuovo giro di pizza e tutti guardavano nel piatto, infilava la mano anche sotto la tuta e mi lisciava i boxer elasticizzati. Sudavo col cazzo disperato, imprigionato nei miei boxer strettissimi.
Mi sentivo imprigionato, Debora aveva pensato a tutto, mi aveva fatto sedere all'inizio della tavolata, in un angolo, non avevo nessuno seduto a destra, nesuuno o nessuna che poteva vedere la sua mano sotto il tavolo. Lei faceva come se non esistessi, una volta però mi ha chiesto all'orecchio se mi dava fastidio. Ho sorriso scemo. 'Mi piaci, Mirko.'
S'è anche sollevata un poco per prendere l'acqua e ha guardato indietro per invitarmi. S'è riseduta sulla mia mano. Ma cazzo, così ci potevano scoprire, e senza volerlo ho rovesciato la mia birra sul tavolo. Ci siamo alzati di scatto per non sporcarci e sono arrivati i camerieri di corsa, per asciugare e cambiare la tovaglietta. Eravamo stretti, un cameriere m'ha pestato un piede, gli altri ridevano e facevano battute sulla mia abilità di alzatore, Debora era in piedi dietro me, nell'angolo, mi teneva una mano sulla spalla e con l'altra mi ha palpato il culo pieno, premendomi le chiappe tonde. E ha spinto anche le dita, credo d'aver chiuso gli occhi.
Okay, era finita. Ci siamo sparpagliati dividendoci a gruppi e fino alla fine non mi si è più avvicinata, ma ai saluti m'ha passato di nascosto un biglietto col suo numero. 'Domenica pomeriggio Franco è via, chiamami se vuoi passare per un caffè.'
Ero in auto con gli altri, pensavo solo a Debora.
Le mando un sms, 'Ok, Mirko.' scrivo soltanto. Agli amici dico che sono stanco e mi faccio portare a casa, non voglio stare in giro ancora.
Debora mi risponde. 'Domenica.'
Non entro in casa, prendo la mia fiesta.
Ho in testa Debora, m'immagino che ora sta scopando con Franco.
Debora mi eccita, è forte, ha qualcosa di maschile, vorrei fosse un trans col cazzo. E sento che domenica non avrò il coraggio di andare, sono uno sfigato, i miei amici adesso si starebbero vantando e se la scoperebbero solo per raccontarlo. Sono anni che gira voce che Debora è una troia. Ma anche su Franco, pare si sia scopacchiato un po' di giocatrici.
Devo pisciare. Lo faccio contro un albero del parcheggio di una concessionaria. Piscio a cazzo duro. In auto mi sfilo i pantaloni e me li rimetto senza boxer. Riparto.
Vado in fondo al parcheggio dello stadio, c'è una stradina buia di servizio. Scendo e vado verso la panchina sotto il lampione rotto. Bruno è in maglietta bianca che si vede nel buio e jeans tagliati al ginocchio. Un suo compare si sta inculando un frocio cinquantenne.
'Guardate chi è arrivato, il frocetto!'
Si slaccia la cintura, io vado dietro la panchina e mi piego in avanti appoggiandomi di pancia allo schienale. Mmmm, Bruno mi riempie col suo cazzone, mi sale in culo che svengo dal piacere.
Mi sbatte e intanto spiega ad uno che non ho mai visto prima che questo frocetto se lo sono già fatto almeno tre volte. Mi eccita male sentire quello che dicono, sono dei porci che inculano froci. Bruno si fa una signora scopata nel mio culo tenendomi per i fianchi e mi sborra sulla schiena.
Ora tocca ai suoi amici.
Finisco cazzi in bocca e negli occhi e nerchia in culo. Due me lo ficcano soltanto, sono scarichi, me lo picchiano duro e lasciano fare agli altri. In due invece m'inculano fino alla sborrata e poi obbligano anche il frocio. Glielo faccio venire duro a ciucciate, un cazzo deprimente, e me lo infilo da solo in culo, aiutandomi con la mano dietro.
Cazzo, sono una merda ma non me ne vado. Bruno me lo rificca incazzato, tre botte e mi spedisce via. 'Fai schifo quanto sei frocio.'
Non so come, penso a Debora.
Per critiche suggerimenti, collaborazioni o solo cazzate
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