Il gioco

di
genere
trio

La relazione con Italo era stata come un classico temporale estivo, o forse sarebbe meglio dire un lampo nella notte della monotonia, ma in ogni caso si era bruciata in fretta, senza che la “colpa” fosse di qualcuno dei due, ma semplicemente non avevamo più nulla da dirci.
Quando c’eravamo incontrati per caso dopo sette anni, avevamo deciso di non bruciare tutto in poco tempo come la prima volta, ma di vederci l’ultimo sabato di ogni mese, decidendo una volta a testa come condurre il gioco.
I primi incontri erano stati molto classici, lui mi aveva portato in giro senza intimo, per poi finire in casa sua a far sesso tutta la notte, io avevo usato solo i piedi facendo eccitare per ore, prima di “finirlo” con la più veloce delle seghe.
Col passare dei mesi avevamo fatto partecipare ai nostri incontri altre persone, sia donne che uomini in quasi egual misura, senza che ciò influisse in qualche modo su quella che oramai era diventata un’amicizia molto particolare, fatta anche di sfoghi e confessioni negli altri giorni del mese.
Tutto ciò aveva fatto sì che lui conoscesse sia i miei limiti che i desideri, e lo stesso valeva a parti invertite, e ciò non poteva che contribuire a creare situazioni sempre intriganti, ma allo stesso tempo quasi volute dall’altra persona.
Un giorno quasi per scherzo gli dissi che mi sarebbe piaciuto che lui fosse nero, per sentirmi rispondere “al massimo mi posso abbronzare”, e finire col ridere per non si sa quanto tempo.
Quel sabato che le istruzioni che mi mando furono quanto di più semplice si possa immaginare.
“Oggi alle tre devi trovarti in via dei pioppi 10, nella cassetta per la posta dell’interno 20 troverai un pacchetto, quando lo apri chiamami. Non importa quel che indosserai perché trovai anche tutto l’occorrente per il gioco.”
Non sapendo dove fosse quella via la cercai con Maps, per scoprire che era in un nuovo centro residenziale inaugurato da poco, diventato famoso per i prezzi non certo popolari.
Per fortuna era poco distante da un’uscita della tangenziale, tanto che arrivai in anticipo, ma sapendo quanto fosse importante per Italo la precisione, aspettai in macchina qualche minuto.
Alle tre in punto aprii la cassetta della posta per trovarci un piccolo auricolare Bluetooth, che misi subito nell’orecchio destro per poi chiamare Italo.
“Funziona il mio regalino ?” mi chiese immediatamente.
“Sì e grazie per avermelo regalato, ne avevo proprio bisogno.” risposi ridendo.
“Bene adesso fai i pochi scalini che hai davanti, poi gira a destra sino a quando non arrivi alla fontana.”
Lui mi guidò fino all’interno venti che era aperto, quindi entrai per trovarmi in un ampio ingresso bianco, con al centro una bella poltrona e un grosso sacchetto marrone.
“Spogliati e metti quel che c’è nella busta.” mi disse quasi come se fosse un ordine.
“Per curiosità mi vedi o vai a caso ?” gli chiesi mentre mi spogliavo.
“Tranquilla che ti vedo e anche bene, in casa ci sono una ventina di microcamere del tutto invisibili, però adesso fa come ti ho detto.”
Incuriosita dall’insolita situazione aprii la busta per mettere il contenuto su un tavolino per poterlo guardare con calma.
A prima vista era un completino intimo viola, ma prendendo ogni pezzo in mano, mi resi conto che era un piccolo capolavoro di raffinatezza, al limite poco comodo da portare, ma del resto ero certa che l’avrei tolto ben presto.
Reggiseno e tanga erano in pratica degli intrecci fatti con tre nastrini di raso e pochissima stoffa, ma le spalline multiple facevano un gran bell’effetto. Le giarrettiere erano sempre di raso, ma alte almeno cinque centimetri, così come quello che alla fine era una specie di collare con tanto di anello dorato che feci finire sotto il meno.
“Sei splendida.” sentii direttamente nell’orecchio “Adesso lascia i tuoi vestiti lì dove sono, e dirigiti verso la porta che è alla tua destra, li troverai una benda che dovrai mettere prima di poterti sedere al centro del letto.”
Sapendo che era inutile fare domande non dissi nulla, ma seguii le sue istruzioni, finendo così col ritrovarmi bendata al centro di un grande letto, unico pezzo d’arredamento di quella stanza.
Non dovetti aspettare molto per sentire il passo di due uomini, anche se mi parve fin da subito che fossero scalzi, e ancor meno per ritrovarmeli ai miei lati.
Quello che mi bloccò fu il loro odore.
Italo, infatti, portava sempre fragranze classiche, quel misto di agrumi e fiori che andava bene per ogni stagione, mentre gli uomini che avevo vicino profumavano di qualcosa di selvaggio, come di terra bagnata. Come se ciò non bastasse il loro tocco era sì delicato, ma sconosciuto e questo mi diede uno strano brivido, non certo di paura ma d’incertezza per il non sapere chi fossero.
“Ora puoi togliere la benda e divertiti.”
Tolsi la larga striscia di raso che m’impediva di vedere, per scoprire che vicino a me c’erano due bellissimi ragazzi di colore, completamente nudi e con una dotazione fra le gambe di tutto rispetto.
“Posso conoscere i vostri nomi ?” chiesi solo per sapere con chi avrei fatto sesso.
“Io sono Jean e lui Spike.” mi disse quello alla mia destra “Mentre tu devi essere Vittoria, altrimenti siamo tutti in un bel guaio.”
Mi misi a ridere per poi togliere l’auricolare e lanciarmi fra le labbra di Jean, che lasciai solo per quello dell’altro ragazzo.
I due si dimostrarono subito molto caldi, facendo quasi saltare via il reggiseno per poter aver mano libera anche sulle mie tette, che coprirono di baci e carezze.
Quando poi Spike s’alzò in piedi e mi ritrovai la sua mazza davanti alla faccia, mi sentii quasi in obbligo di afferrarla con la mano per poterla leccare meglio, e fare poi lo stesso con quella di Jean che non era certamente da meno. I due membri divennero sempre più duri, tanto che quasi mi venne il dubbio che volessero fermare a un semplice rapporto orale, quando Spike mi fece mettere carponi per sfilarmi il tanga e quindi farmi sua.
Eccitata com’ero la sua spada entrò in me senza alcun problema, lasciando che gemessi di piacere prima che l’altro ragazzo mi chiudesse la bocca col suo randello. Mi ritrovai così in mezzo a due stalloni che erano lì solo per farmi godere, e questo lo capivo dal loro modo di fare, maschio sì ma anche gentile, come se il mio piacere fosse il loro primo obbiettivo. Anche quando mi ritrovai sdraiata sulla schiena o su un fianco, il loro modo d’agire non cambiò di una virgola, con penetrazioni lunghe ma mai violente.
L’unica differenza fra i due era che Spike a volte quasi si divertiva a far uscire tutto il suo membro dalla mia passera, per poi rimetterlo completamente dentro con un solo affondo, mentre Jean mi toccava il clito quasi massaggiandolo facendomi godere ancora di più.
Era tutto praticamente perfetto, o forse no.
Più andavo avanti e più sentivo che mi mancava qualcosa, come se tutto quel sesso così appagante, fosse in realtà incompleto in qualche sua parte, che però non riuscivo a trovare.
Provai a prendere io il comando del gioco, mettendomi sopra ora dell’uno ora dell’altro, ma pur essendo anche tutto ciò molto godereccio era pur sempre carente in qualche aspetto.
Quando mi ritrovai carponi compresi quel piccolo dettaglio che mi mancava per arrivare alla perfezione, e chiederlo fu quanto di più facile potessi fare.
“Perché non ti togli i guanti ed inizia a scoparmi come piace a tutti e due.” dissi a Spike che si stava inginocchiando dietro di me.
Sentii la sua cappella poggiarsi sulla passera, poi le meni prendere possesso dei miei fianchi, ma soprattutto la sua mazza entrarmi dentro come un treno, e non era certamente un locale.
Il ragazzo prese fin da subito un ritmo così furibondo tale da impedirmi di fare qualsiasi cosa con Jean. Il mio seno ballava a tempo col suo membro, ma era un po’ tutto il corpo a muoversi in modo magari poco armonioso, ma incredibilmente piacevole.
Se lui fu un crescendo senza quasi fine, Jean fu la tempesta perfetta, perché a differenza dell’amico fu sì meno brutale, ma si prese tutto di me, culo compreso.
Da grande amante non dava tempo a uno dei miei orifizi ad abituarsi alla sua nerchia, che subito lo cambiava, per riprendere lo stesso perverso gioco.
Per mia fortuna la prima volta che mi sodomizzò non fu un animale, anche perché l’unico lubrificante erano le mie stesse secrezioni, che erano sì abbondanti, ma di scarso valore in un rapporto anale.
In mezzo a quei due ragazzi godevo di un piacere assoluto, tanto da non pensare a come fosse finita lì, o ancor peggio a quello che stavo facendo. Perché di fatto mi stavo facendo scopare da due perfetti sconosciuti portati lì da Italo, e non credo che nel “Manuale della brava ragazza” ci sia fare triangoli con persone di cui si sa solo il nome.
Quando me li ritrovai davanti compresi che stavano per venire, e non mi rimase che aprire la bocca e tirar fuori un po’ la lingua, per sentire il loro orgasmo schizzarmi direttamente nel palato, e quel poco che non finì subito in bocca c’arrivo quando ce lo portai dopo averlo raccolto sul viso.
Poi come erano arrivati, uscirono dalla stanza, dove entrò quasi subito Italo con un sorriso che era fin troppo malizioso.
“Allora ti sei divertita coi miei amici ?” mi chiese sedendosi sul letto.
“Sì ma non sapevo ti piacesse fare il guardone.” risposi mentre cercavo reggiseno e mutandine.
“Che ci vuoi fare, oggi potevo fare solo quello.”
“Scusa ma non capisco, che io sappia ti piace scopare, altro che stare in poltrona magari col cazzo in mano.”
“È vero ma devi sapere che sono uscito giusto l’altro ieri dall’ospedale, e prima che melo chiedi nulla di cui preoccuparsi, solo l’appendicite poteva iniziare a dare dei problemi e così me l’hanno tolta.”
“Va bene e cosa c’entra col fare il guardone.”
“Semplice ho ancora i punti, e con quelli scopare è un non piccolo problema, anche se una come te meriterebbe di correre il rischio. Non volendo rimandare il nostro gioco ho organizzato con l’aiuto di un amico questa spero per te piacevole sorpresa, con tanto di regalo di lingerie e due ragazzi coi quali divertirsi.”
“Tu sei proprio matto.” gli dissi prima di dargli un bel bacio in bocca “Però dimentica che la prossima volta ti metta due donne nel letto, al massimo una ma con me presente e soprattutto attiva.”
Ci mettemmo a ridere finendo sdraiati sul letto, poi con tutta calma mi rivestii per uscire da quella casa con lui sottobraccio.
Passammo quindi una piacevole serata con cena sul lungofiume e un giro di alcuni locali, per finire sotto il mio portone.
“Ci rivediamo fra un mese.” mi disse dopo avermi dato un casto bacio sulla guancia.
“Sì a fra un mese.”
Mentre salivo con l’ascensore verso il mio appartamento iniziai a chiedermi cosa avrei potuto preparare per il prossimo gioco, ben sapendo che non poteva esser qualcosa di banale, ma almeno dello stesso livello di quello appena vissuto.


Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
(quelli volgari saranno subito cestinati)

Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
http://serenathemiss.wordpress.com/
scritto il
2026-06-01
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