Il sapore della resa

di
genere
tradimenti

Gaia domina la scena, guidando Angelo e
Franco in un gioco di sguardi e desideri
proibiti. Mentre Angelo la penetra, Franco
osserva, combattuto tra piacere e
tormento. Gaia, padrona della situazione,
spinge Franco a gustare il seme di Angelo,
sigillando la sua resa.
La stanza era immersa in un silenzio denso, rotto solo dal ronzio quasi impercettibile del condizionatore. L'aria
era vellutata, carica dell'odore del legno antico del mobile e del profumo dolciastro di gelsomino che emanava
dalla pelle di Gaia. Angelo era disteso sul letto grande, le lenzuola di seta fresche contro la sua schiena. Accanto
a lui, Gaia si muoveva con una lentezza studiata, i suoi gesti precisi come quelli di una sarta che cuce un orlo
delicato. Ma i suoi occhi non erano su di lui. Erano fissi, un punto di luce nel penombra, sulla figura seduta sulla
poltrona di velluto scuro nell'angolo opposto della stanza.
Lì c'era Franco. Aveva trentadue anni, ma in quel momento sembrava sia più vecchio sia più giovane della sua
età. Il suo viso, scolpito come quello di un attore del cinema muto, era illuminato solo dalla sottile striscia di luce
che filtrava sotto la porta. Era un uomo bellissimo, Angelo lo pensò ogni volta che lo vedeva. Ma la sua bellezza
raggiungeva un vertice particolare in situazioni come questa. Quando la sua compostura da uomo del mondo si
incrinava, rivelando la tensione che gli contraeva il muscolo lungo la mascella e il tremito quasi invisibile delle sue
dita appoggiate ai braccioli della poltrona. Era una bellezza fatta di vulnerabilità, di controllo ceduto.
Gaia si chinò su Angelo, i suoi capelli neri che gli sfioravano il petto. Le sue labbra gli sfiorarono l'orecchio.
"Guardalo," sussurrò, la sua voce un filo caldo e umido. "È così bello quando ci guarda, vero? Non distogliere lo
sguardo da lui." Angelo obbedì. Mentre Gaia gli scendeva lungo il corpo con la bocca, i suoi occhi rimasero
incollati a Franco. Vide l'uomo ingoiare, un movimento secco e convulso della gola. Le sue mani si strinsero più
forte sul velluto, fino a far sbiancare le nocche.
Gaia prese il cazzo di Angelo tra le labbra. Il calore e l'umidità la avvolsero, ma la mente di Angelo era altrove.
Osservava Franco, che ora si era leggermente proteso in avanti, come se volesse cogliere ogni minimo dettaglio,
ogni suono. Il respiro di Franco era diventato più corto, un sibilo quasi impercettibile nel silenzio della stanza.
Gaia lavorava con maestria, la sua testa che si muoveva su e giù con un ritmo lento e torturante. Poi si fermò e si
sollevò, voltandosi verso suo marito.
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"Ti piace, Franco? Ti piace vedere la mia bocca piena del suo cazzo?" La sua voce non era un sussurro ora. Era
chiara, netta, tagliente come il vetro. "È più grosso del tuo, lo sai. Lo sento diverso in gola. Ti stai segando lì
seduto, vero? Amico mio, puoi toccartelo, ma non venire. Non ancora."
Un tremito più forte percorse le spalle di Franco. Non rispose, ma i suoi occhi, scuri e liquidi nella penombra, non
si staccarono dalla moglie. Angelo sentì il potere che scaturiva da Gaia, un'energia elettrica che caricava l'aria. Si
alzò a sua volta, spingendola delicatamente sulla schiena. Si posizionò tra le sue gambe, che si aprirono per lui
con una naturalezza che parlava di una routine consolidata. La sua figa era bagnata, pronta. Mentre entrava in
lei, lentamente, sentì lo sguardo di Franco addosso a entrambi, un peso fisico.
"Ah, sì," gemette Gaia, e il suo suono fu per Franco. "Ecco, ora è tutto dentro me. Mi riempie come solo tu sai
desiderare. Lo senti, Franco? Lo senti da lì? Mi sta scopando bene, meglio di te." Le sue parole erano coltelli
affilati, ma Angelo vide l'effetto che avevano su suo marito. Il suo petto si sollevò, inspirando a fondo. La sua
bellezza, in quel momento, era quella di un uomo ai confini del proprio piacere e del proprio tormento,
un'offerta sacrificale sull'altare del desiderio della moglie.
Angelo iniziò a muoversi, un ritmo profondo e costante. Ogni spinta era un'eco delle parole di Gaia. "Guarda
come mi prende," continuò lei, la voce ora spezzata dal piacere. "Guarda come le mie tette saltano per ogni suo
colpo. Vorresti toccarle, vero? Vorresti leccarle mentre lui mi scopa. Ma non puoi. Puoi solo guardare." Il suo
corpo si contorse sotto Angelo, le sue unghie gli graffiarono la schiena. Era vicina all'orgasmo, e tutti nella stanza
lo sapevano.
"Franco," ansimò, lo sguardo fisso su di lui. "Vieni qui. Avvicinati. Voglio che tu veda da vicino come la sua sborra
mi riempie." Franco si alzò dalla poltrona, le gambe leggermente tremanti. Fece pochi passi e si fermò a lato del
letto, il suo viso a pochi centimetri dal punto in cui i loro corpi si univano. Angelo sentì il respiro caldo dell'uomo
sulla sua coscia. L'intensità era quasi insopportabile.
Gaia gridò, un suono rauco e liberatorio che scosse le pareti della stanza. Il suo corpo si strinse attorno al cazzo
di Angelo in una serie di spasmi violenti. Angelo non si trattenne più. Con un gemito soffocato, venne, sentendo
il caldo espandersi nel preservativo mentre il corpo di Gaia si rilassava, saturo. Rimase immobile per un istante,
poi si ritirò lentamente.
Gaia si sedette sul letto, il respiro ancora affannoso. Con un gesto calmo e deliberato, afferrò la base del
preservativo sul cazzo di Angelo e lo sfilò. Lo teneva in mano, un piccolo sacchetto di lattice bianco e opaco,
pesante e gonfio. Si alzò e si avvicinò a Franco, che era ancora immobile accanto al letto, come una statua di
marmo.
"Aprimi la bocca," gli ordinò Gaia, la sua voce bassa e carica di un'autorità incontestabile.
Franco obbedì. La sua bocca si aprì, umida e scura nella stanza fioca. Gaia si chinò, portando il preservativo sopra
le sue labbra. Con una lentezza che sembrò un'eternità, lo rovesciò. Un denso filo bianco e caldo di sborra colò
fuori, scorrendo sulla lingua di Franco. Lui chiuse gli occhi, una singola goccia di sudore che gli scendeva lungo la
tempia. Gaia strinse il preservativo, svuotandolo fino all'ultima goccia nel cavo della bocca di suo marito. Poi si
ritirò di un passo, osservandolo. Franco tenne la sborra in bocca per un lungo istante, prima di inghiottire con un
movimento secco e udibile. Non disse una parola. Si limitò a guardarla, e in quel suo sguardo c'era tutta la sua
adorazione e la sua sconfitta.
scritto il
2026-05-21
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