Zia Vicky - Esperienza Reale! (Parte IV): un caffè "in famiglia"
di
Tony e la Zia
genere
incesti
Nota per il lettore: questo racconto è una esperienza reale, in continuo divenire, scritta a 4 mani. Ovviamente, i nomi sono di fantasia
Oltre a quel momento, unico ed emozionante, il pranzo scivolò via tranquillamente, senza alcun altro contatto tra noi, e questo non fece che aumentare i miei dubbi: mi ero forse immaginata tutto?
I giorni seguenti trascorsero nel dubbio… ero tormentata, tra eccitazione, intrigo, senso di colpa verso mio marito e voglia di Tony.
Ero arrivata al punto che quelle domande occupavano le mie ore. Due settimane dopo, un martedì, mi feci coraggio, e confortata in parte dal silenzio di mio nipote, gli inviai un messaggio su whatsapp:
"Buongiorno Tony, come va? Che fai di bello?"
In realtà avevo una voglia maledetta di dirgli molto di più. Avrei voluto invitarlo, proporgli un caffè in quel bar così speciale che conoscevo nella nostra città: uno di quei posti dal fascino parigino, con piccoli tavolini ravvicinati, minuscoli portafiori colmi di margherite di campo, il profumo intenso del caffè che avvolgeva ogni cosa, e il brusio sommesso delle conversazioni che si intrecciavano nell’aria, lontano dal clamore del centro e del traffico.
Avrei voluto dirglielo subito. Ma esitai.
Attesi la sua risposta con impazienza… e arrivò quasi subito:
"Buongiorno zia, tutto bene… e tu?"
Il cuore accelerò. Mille pensieri, mille dubbi. Era giusto? Non lo era? In fin dei conti, non stavo facendo nulla di male se non proporre un caffè a mio nipote: una cosa assolutamente normale agli occhi di chiunque. Dentro di me, però, la tranquillità di un gesto così innocuo nascondeva molto altro.
Senza senza pensarci troppo, scrissi:
"Sì, tutto bene, grazie! …che fai oggi? Io sarò in giro in centro. Ti andrebbe un caffè o sei impegnato?"
Premetti il tasto per inviare il messaggio: l’avevo fatto, non credevo a me stessa. Un brivido mi avvolse.
Passò un tempo che per me fu lunghissimo, ma arrivò a breve la sua risposta:
"Sto lavorando da casa oggi, ma dovrei riuscire a liberarmi a breve… mi farebbe piacere staccare un po’. Un caffè ci sta. Aggiornami non appena sei in zona, zia."
Sorrisi. Non mi sembrava vero. Il mio sguardo si perse nel vuoto.
Gli dissi del bar, dandoci appuntamento una oretta dopo. Poi iniziò il caos: cosa indossare? Elegante? No… avrei rischiato di sembrare troppo costruita, forse persino più austera e rigida ai suoi occhi.
Scelsi qualcosa che mi rappresentasse davvero: i miei jeans, i miei fedeli compagni di vita, scarpe alte con il tacco, camicia nera, giacca nera. Mancava quel tocco finale però: una collana sottile che scivolava sul petto, accennando forme che il tempo non aveva ancora piegato. Quasi senza pensarci, istintivamente, la aggiustai sulla mia scollatura…
Rassettai rapidamente casa, sistemando il tavolo del soggiorno, il centrotavola, scivolai in camera da letto ad accarezzare il mio gatto che sonnecchiava. Erano tutti gesti che tradivano il mio nervosismo, l’adrenalina che stava crescendo in me per quell’incontro.
Guidai verso il bar, ma tutto là fuori sembrava sospeso: i miei pensieri erano tutti incentrati su mio nipote: non mi riconoscevo quasi più.
Pantaloni blu, camicia bianca: quando lo vidi arrivare tutto intorno a me scomparve.
Dio mio.
Mi accolse con quel sorriso che sembrava accendersi solo per me. Mi abbracciò — un gesto naturale, ma carico di qualcosa di più — la mano sul mio fianco, decisa, familiare… forse troppo. Un bacio sulla guancia, lento, caldo.
Ci sedemmo, ordinando io un caffè macchiato e un cornetto all’amarena, lui il suo classico gingseng.
Mi ringraziò per aver preso l’iniziativa, confessando che anche lui aveva pensato di invitarmi, più volte, adducendo come motivazione il fatto di trovarci spesso vicini durante la settimana, per motivi diversi.
Parlammo di cose leggere, del suo lavoro, dei suoi incontri… ma io faticavo a seguirlo davvero. I miei occhi erano catturati dalle sue labbra, la sua lingua mentre parlava...accendeva in me fuochi ardenti, la sentivo quasi sulle mie labbra, assaporandola, la avvertivo sul collo lentamente fin scendere giù nell'incavo dei miei seni che stavano esplodendo sotto la camicia. Sapevo che sarebbe stato capace di accendermi nel modo giusto e poi spegnere il fuoco in me come solo lui avrebbe saputo fare.
E dentro di me si accendeva qualcosa.
Un calore lento, insistente.
Immaginavo quel contatto trasformarsi, farsi più vicino, più intimo. Sentivo il desiderio scivolare sotto la pelle, insinuarsi tra i pensieri, rendere ogni suo gesto più intenso, ogni parola più carica.
Sapevo — con una certezza quasi pericolosa — che sarebbe bastato poco. Uno sguardo trattenuto un secondo in più, un silenzio diverso, una distanza accorciata.
Volevo fargli capire che non lo vedevo come il nipote di mio marito ma come un ragazzo dal quale mi sentito incredibilmente attratta fisicamente.... Davanti a me c’era un ragazzo, un uomo. E io, in quel momento, non ero più disposta a fingere di non esserne profondamente, irresistibilmente attratta.
mentre parlavamo e mi gustavo il mio soffice croissant all'amarena notai che, anche lui con mia sorpresa, mi fissava le labbra, e mi chiesi se gli piacessero, se stesse immaginando di baciarmi, di assaporarle, di morderle dolcemente. Ma proprio mentre parlavamo e riflettevo, Tony fece qualcosa che mi sorprese.
La sua mano, infatti, si avvicinò al mio labbro inferiore e lievemente mi tolse una briciola di croissant che mi era rimasta lì, pronta per essere tolta da dita sapienti...mi sfioro' delicatamente il labbro e in me mille brividi attraversarono la colonna vertebrale, un eccitamento incomincio' a salire dalle mie parti intime, un fuoco dirompente invase il mio corpo....d'istinto aprii leggermente le labbra e la mia lingua sfioro' le sue dita, tutto attorno a noi si fermò, non vi erano rumori di tazzine, il parlare della gente, i clacson delle auto. Un gesto così innocente, ma in quel momento estremamente erotico ed eccitante.
“Scusa zia, è che ti era rimasta una briciola sulle labbra” disse Tony, quasi giustificandosi. Ma il tono della voce non corrispondeva al suo sguardo, che tradiva la sua eccitazione. Lo guardai, sorridendo, e vidi in lui un lieve rossore avvolgergli il volto. Poi, come nulla fosse, poco dopo, accampando la scusa del continuo passaggio del cameriere, prese la sua sedia, spostandola proprio affianco a me: non eravamo più l’uno di fronte all’altro. Notai che, pian piano che riprendevamo a parlare, i suoi movimenti portavano le nostre gambe a sfiorarsi: non feci nulla per impedirlo, ma anzi iniziai anche io a spostare la mia gamba sempre più contro la sua, in un contatto dolce e sempre più persistente. Quel caffè, stava diventando sempre più caldo e..rivelatore.
Stando così vicini, Tony iniziò a toccarmi più volte il braccio, tipico modo di fare di mio nipote quando si appassionava parlando del suo lavoro, cosa che in quel momento stava facendo. Le sue parole scivolavano nella mia mente, completamente presa da quel magico momento che vedeva solo me e lui protagonisti. I miei sguardi, sereni e sensuali, gli tavano trasmettendo sempre più sicurezza, sino a quando, con il pretesto di una confidenza, poggiò la mano sul mio jeans, sulla coscia. Quel contatto fu il momento più bello, e lo incalzai accarezzando dolcemente con fare disinvolto il dorso della sua mano, senza mai spostare il mio sguardo dal suo. I miei pensieri, le mie fantasie, i miei desideri stavano lentamente prendendo vita, e non potevo crederci che fossero così ricambiati, non potevo credere che il mio intuito femminile anche questa volta aveva visto giusto: mio nipote mi desiderava….
Ormai ci eravamo capiti, c'erano li due persone adulte pronte ad affrontare il tutto, pronte ad aversi...ci restava solo capire come fare, come trovare un luogo per noi, per far esplodere i nostri desideri, i miei desideri più reconditi! Volevo vivere, sentirmi Donna desiderata....tutte quelle fantasie che c'erano sempre in me e mai uscite perché accanto avevo un marito, un uomo semplice nell'amare, tradizionalista...
Uscimmo dal bar e lui nel far passare me avanti ai suoi passi come forma di galanteria mi mise una mano sul fianco sinistro, e nuovamente i brividi di eccitamento pervasero la mia schiena... “Usciamo presto da qui, voglio restare sola con Tony..Spero che anche fuori dal bar non smetta di toccarmi” pensai tra me e me, ed infatti ciò accade.. appena fuori, sul marciapiede, mi girai verso di lui con un sensuale sguardo d'intesa, ma non mi accorsi che lui era proprio alle mie spalle. Così, improvvisamente, ci trovammo talmente vicini che il mio seno premette contro il suo petto...non curanti delle gente che indaffarata camminava gli misi una mano sul suo torace, mentre Tony, per proteggermi dai veloci passanti, cinse tutto il mio fianco, stringendomi ancor di più a sé. Completamente rapita dal momento, e completamente incurante di chiunque potesse vedermi, mi avvicinai al suo orecchio sussurrandogli "...dobbiamo vederci da soli".. con queste poche parole, le mie labbra sfiorarono il lobo dell'orecchio di Tony, e nell’allontanarmi lo baciai dolcemente sulla guancia per salutarlo.
Mi guardò, esterrefatto, completamente rapito da me e annuendo con il suo sguardo intrigante quasi da dominatore, rispose" accadrà presto!"... Ci lasciammo seppur i nostri corpi non lo volessero, ma sapendo che presto sarebbe avvenuto qualcosa di intenso piacere!
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Il prosieguo di quel pranzo, iniziato così bene, fu del tutto ordinario: il pomeriggio trascorse tra racconti, giochi e risate. Iniziai a pensare che quello che sentivo di aver vissuto non fosse altro che frutto della mia mente, che aveva disegnato una realtà inesistente e irrealizzabile.
Passai i giorni successivi a ripensare a quei momenti con zia Vicky, fantasticando tra me e me: un modo per fuggire, di tanto in tanto, dalla quotidiana realtà fatta di lavoro, palestra e qualche serata. Ammetto, però, che d’altra parte ero consapevole che tutto era frutto della mia fantasia, dei miei desideri, e ero certo di non poter andare oltre, sia per non compromettermi, sia perché sarebbe stato uno scandalo in famiglia se si fosse venuto a sapere della mia.. passione segreta per zia.
Ma, si sa, la realtà può alle volte superare qualsiasi fantasia. Qualche settimana dopo, mentre ero a lavoro a casa dei miei, sentii il mio smartwatch vibrare: ciò che lessi sullo schermo mi fece sobbalzare: Whatsapp – Zia Vicky.
Quell’emozione durò però qualche secondo: come mia abitudine, mentre prendevo il cellulare già immaginavo che sarebbe stato il solito messaggio di circostanza: probabilmente qualche richiesta da indirizzare ai miei e per la quale mi si chiedeva di fare da tramite.
"Buongiorno Tony, come va? Che fai di bello?"
Il messaggio confermava i miei pensieri: il solito saluto di circostanza tra parenti. Tuttavia, non era mai capitato che lei iniziasse a scrivermi.
"Buongiorno zia, tutto bene… e tu?"
Fu la mia risposta, serena. Il messaggio successivo, però, mi sconvolse a dir poco, scombinando tutto ciò che avevo immaginato.
"Sì, tutto bene, grazie! …che fai oggi? Io sarò in giro in centro. Ti andrebbe un caffè o sei impegnato?"
Era tutto reale? Zia Vicky mi stava invitando per un caffè? Rimasi per diversi secondi a fissare, immobile, lo schermo del mio smartphone, e un brivido percorse tutto il mio corpo. Istintivamente, più rileggevo quel messaggio e più mi eccitavo, nascosto dalla scrivania alla quale ero seduto, e quasi senza accorgermene la mia mano scivolò tra le mie gambe, ad accarezzarmi. Ma il mio proverbiale “ottimismo” mi riportò con i piedi per terra – era impossibile che stesse accadendo proprio a me – e risolsi che, magari, fossi io ad equivocare: del resto, è più che normale che una zia, seppur acquisita, abbia piacere a condividere un caffè con il nipote.
Risposi, quindi, che sebbene fossi a casa a lavorare, mi avrebbe fatto piacere.
Inviai le ultime email, assicurandomi di non esser disturbato da lì a breve. Dopo una rapida doccia, scelsi cosa indossare: non sarebbe stato nulla di che, ma volevo comunque fare colpo su zia Vicky: scelsi la mia camicia bianca preferita, aderente, e dei pantaloni blu, perfetti per metà mattina.
Andando verso la macchina, incrociai mia madre di rientro dalla spesa: mi chiese dove stessi andando, e le risposi che stavo uscendo per incontrare un collega arrivato in città. Raggiunsi la mia macchina, e nell’accendere l’auto, iniziai a riflettere su un particolare: mia madre non sapeva nulla, quindi zia aveva riservato quell’invito solo ed esclusivamente a me, e forse nessun altro ne era a conoscenza. Tutto ciò era per me estremamente intrigante, ma ero ben consapevole del confine tra la realtà dei fatti e le mie fantasie su zia.
Percorsi il tratto di strada che mi separava dal bar completamente assorto nei miei pensieri, senza neanche accorgermi di aver coperto quella distanza in pochissimi minuti, ad una velocità folle per la città.
“Mio Dio”: questo fu il mio primo pensiero quando, arrivato al bar, vidi zia Vicky: lì, seduta al tavolino, con la sua sensualità innata, emanava per me una femminilità che non avevo mai visto nelle mie coetanee. I suoi magnifici capelli rossi si adagiavano dolcemente sulla camicia, aperta sul suo florido e intrigante decollete. E poi, quelle gambe incrociate, fasciate da dei jeans che sembrano disegnati su di lei, che conducevano ai suoi piedi con le unghie smaltate di rosso. Questa visione così elegante ed erotica di zia Vicky mi fece eccitare all’istante: sentivo i miei pantaloni esplodere, ma non feci nulla per nasconderlo: dentro di me, desideravo che la zia mi vedesse esattamente così.
Appena mi vide, zia si alzò dalla sedia, donandomi una visione celestiale di tutta la sua sensualità: era l’incarnazione vivente dei miei desideri. Fu il saluto più eccitante mai scambiato con lei: il nostro bacio sulla guancia fu più lungo del solito, con le mie labbra che cercarono il contatto con il suo viso. Feci in modo anche di stringerla a me, con la sua coscia che aderì terribilmente alla mia eccitazione tra le mie gambe.
Ci accomodammo, l’uno di fronte all’altro, e iniziai a conversare chiedendole come stesse lei, e come stesse mio zio. La sua fu una replica secca, e mi confermò quanto avevo pensato e sperato: a quanto pare, nessuno sapeva del nostro incontro che pur avveniva in pieno giorno. Questo mi rivelò un lato di zia Vicky che avevo sognato, ma che era rimasto nelle mie fantasie: una vera donna, non solo amorevole compagna, con l’aria della forte donna di famiglia, sapiente ospite, dolce conversatrice, amabile padrona di casa ma… ma anche una vera femmina, capace di essere intrigante al di sopra di ogni immaginazione, con i suoi segreti.
Ordinammo, e la nostra conversazione riprese sotto al sole di metà mattina. Parlavamo, ma la mia mente era totalmente rapita da lei. Inizia a pensare, tra me e me, che quella fosse una occasione più unica che rara di poter approfondire il nostro rapporto, sebbene sarebbe stato impossibile sperare di andare oltre.
Ma la desideravo da morire: desideravo poterla sentire anche solo un po’ di più. E non appena vidi che, mangiando il suo cornetto, si era sporcata l’angolo della bocca, istintivamente le passai il dito sul labbro inferiore, rimuovendo quel piccolo pezzettino di cornetto. Quel breve, apparentemente innocente contatto, non fece altro che eccitarmi ancora di più: sentivo il mio cazzo pulsare dall’eccitazione, quasi voler uscire dal mio slip. Avevo appena fatto qualcosa che avevo sognato: toccare zia Vicky, seppure per pochi secondi, senza darle modo di capire però i miei reali desideri. Dissi poche parole, quasi a giustificarmi, spiegandole il motivo di quel contatto, perché lei non sospettasse di nulla: il rischio che venissi scoperto era dietro l’angolo. Il momento però giocava a mio favore: con la scusa del continuo passare dei camerieri, spostai la mia sedia accanto a lei: il solo sentirla così vicino inebriava la mia mente. Continuammo a parlare, ma sinceramente non ricordo affatto di cosa, perché tutto di me era totalmente perso per zia Vicky. Così, spinto dall’adrenalina, provai un ulteriore passo: tra un discorso e l’altro, con la scusa di una scherzosa confidenza, colsi l’occasione per poggiare la mia mano sulla sua gamba, come si fa tra persone complici, anche familiari. In tutta risposta, notai la sua coscia irrigidirsi, ed fui tentato dal toglier via la mia mano. Ma, senza smettere di parlare, mantenni la mia posizione, e lei non solo mi lasciò fare, ma anzi pose la sua mano sulla mia, gesto che percepii come una sorta di sua approvazione. Di tanto in tanto, tra una chiacchiera e l’altro, stringevo impercettibilmente le dita intorno alla sua gamba, e contemporaneamente fingevo di sentire particolarmente i nostri discorsi, muovendomi e appoggiando il mio ginocchio al suo ed allargando le mie gambe: volevo prendere quanto più possibile da quel momento, per avere tante emozioni da.. ricordare nei momenti da solo, completando la cornice delle mie fantasie su zia Vicky. Dal canto suo, lei non accennò a spostarsi, e io attribuii questo sua reazione alla sua educazione ed eleganza, non ad altro.
Terminato quel caffè, fui il primo ad alzarmi: segretamente, volevo che zia Vicky si accorgesse del suo “effetto” su di me, e non feci nulla per nasconderlo… non sarebbe cambiato nulla ma tentar non nuoce, come si dice! Uscendo dal bar, volli approfittare della nomea di gentiluomo che avevo in famiglia, e che pure zia mi riconosceva, e lasciai a lei il passo, accarezzandole delicatamente il fianco. Lei, forse spaventata, forse colta da sorpresa, si voltò di colpo verso di me… mi ritrovai in un secondo col braccio che l’avvolgeva completamente ed il suo caldo corpo che premette contro il mio petto. Il mio cazzo, già durissimo per quell’incontro, ebbe una ulteriore scossa, e sentii il bacino di mia zia premere contro il mio… stavo esplodendo, ero certo di venire di li a qualche secondo, perché si stavano realizzando i miei pensieri più perversi. Zia Vicky mi fissò negli occhi, entrambi completamente estasiati e bloccati in una posizione che nessuno dall’esterno avrebbe mai potuto capire quanto fosse erotica ed eccitante. Eravamo sul marciapiede, e nel lasciare spazio ai passanti zia si spinse ancor più verso di me, con le mani sul mio petto quasi a proteggermi. Ma quello che fece subito dopo fu devastante: avvicinandosi al mio orecchio, per salutarmi, sussurrò: "...dobbiamo vederci da soli". A queste parole, ebbi solo la poca lucidità di risponderle “accadrà presto”, ma in realtà la mia mente era ormai completamente avvolta nel desiderio di lei.
Lasciandomi, si voltò un’ultima volta a guardarmi, ed io ebbi il tempo di ammirarla andare via verso la sua auto. Non credevo a quello che stava succedendo… la donna su cui erano incentrate tutte le mie fantasie erotiche mi aveva toccato, e mi aveva chiesto di rivederci da soli. Non credevo a quel che stavo vivendo. Desideravo ormai zia Vicky da un po’, ma mai avrei pensato di esser capace di… trasmetterle la mia voglia di lei.
Tornai quella mattina a casa completamente incantato, ipnotizzato, e mi ritrovai troppo spesso alla guida con la mia mano tra le mie gambe e non sul cambio…
Fine quarta parte.
Se volete, potete scriverci su tonyelazia@gmail.com
Oltre a quel momento, unico ed emozionante, il pranzo scivolò via tranquillamente, senza alcun altro contatto tra noi, e questo non fece che aumentare i miei dubbi: mi ero forse immaginata tutto?
I giorni seguenti trascorsero nel dubbio… ero tormentata, tra eccitazione, intrigo, senso di colpa verso mio marito e voglia di Tony.
Ero arrivata al punto che quelle domande occupavano le mie ore. Due settimane dopo, un martedì, mi feci coraggio, e confortata in parte dal silenzio di mio nipote, gli inviai un messaggio su whatsapp:
"Buongiorno Tony, come va? Che fai di bello?"
In realtà avevo una voglia maledetta di dirgli molto di più. Avrei voluto invitarlo, proporgli un caffè in quel bar così speciale che conoscevo nella nostra città: uno di quei posti dal fascino parigino, con piccoli tavolini ravvicinati, minuscoli portafiori colmi di margherite di campo, il profumo intenso del caffè che avvolgeva ogni cosa, e il brusio sommesso delle conversazioni che si intrecciavano nell’aria, lontano dal clamore del centro e del traffico.
Avrei voluto dirglielo subito. Ma esitai.
Attesi la sua risposta con impazienza… e arrivò quasi subito:
"Buongiorno zia, tutto bene… e tu?"
Il cuore accelerò. Mille pensieri, mille dubbi. Era giusto? Non lo era? In fin dei conti, non stavo facendo nulla di male se non proporre un caffè a mio nipote: una cosa assolutamente normale agli occhi di chiunque. Dentro di me, però, la tranquillità di un gesto così innocuo nascondeva molto altro.
Senza senza pensarci troppo, scrissi:
"Sì, tutto bene, grazie! …che fai oggi? Io sarò in giro in centro. Ti andrebbe un caffè o sei impegnato?"
Premetti il tasto per inviare il messaggio: l’avevo fatto, non credevo a me stessa. Un brivido mi avvolse.
Passò un tempo che per me fu lunghissimo, ma arrivò a breve la sua risposta:
"Sto lavorando da casa oggi, ma dovrei riuscire a liberarmi a breve… mi farebbe piacere staccare un po’. Un caffè ci sta. Aggiornami non appena sei in zona, zia."
Sorrisi. Non mi sembrava vero. Il mio sguardo si perse nel vuoto.
Gli dissi del bar, dandoci appuntamento una oretta dopo. Poi iniziò il caos: cosa indossare? Elegante? No… avrei rischiato di sembrare troppo costruita, forse persino più austera e rigida ai suoi occhi.
Scelsi qualcosa che mi rappresentasse davvero: i miei jeans, i miei fedeli compagni di vita, scarpe alte con il tacco, camicia nera, giacca nera. Mancava quel tocco finale però: una collana sottile che scivolava sul petto, accennando forme che il tempo non aveva ancora piegato. Quasi senza pensarci, istintivamente, la aggiustai sulla mia scollatura…
Rassettai rapidamente casa, sistemando il tavolo del soggiorno, il centrotavola, scivolai in camera da letto ad accarezzare il mio gatto che sonnecchiava. Erano tutti gesti che tradivano il mio nervosismo, l’adrenalina che stava crescendo in me per quell’incontro.
Guidai verso il bar, ma tutto là fuori sembrava sospeso: i miei pensieri erano tutti incentrati su mio nipote: non mi riconoscevo quasi più.
Pantaloni blu, camicia bianca: quando lo vidi arrivare tutto intorno a me scomparve.
Dio mio.
Mi accolse con quel sorriso che sembrava accendersi solo per me. Mi abbracciò — un gesto naturale, ma carico di qualcosa di più — la mano sul mio fianco, decisa, familiare… forse troppo. Un bacio sulla guancia, lento, caldo.
Ci sedemmo, ordinando io un caffè macchiato e un cornetto all’amarena, lui il suo classico gingseng.
Mi ringraziò per aver preso l’iniziativa, confessando che anche lui aveva pensato di invitarmi, più volte, adducendo come motivazione il fatto di trovarci spesso vicini durante la settimana, per motivi diversi.
Parlammo di cose leggere, del suo lavoro, dei suoi incontri… ma io faticavo a seguirlo davvero. I miei occhi erano catturati dalle sue labbra, la sua lingua mentre parlava...accendeva in me fuochi ardenti, la sentivo quasi sulle mie labbra, assaporandola, la avvertivo sul collo lentamente fin scendere giù nell'incavo dei miei seni che stavano esplodendo sotto la camicia. Sapevo che sarebbe stato capace di accendermi nel modo giusto e poi spegnere il fuoco in me come solo lui avrebbe saputo fare.
E dentro di me si accendeva qualcosa.
Un calore lento, insistente.
Immaginavo quel contatto trasformarsi, farsi più vicino, più intimo. Sentivo il desiderio scivolare sotto la pelle, insinuarsi tra i pensieri, rendere ogni suo gesto più intenso, ogni parola più carica.
Sapevo — con una certezza quasi pericolosa — che sarebbe bastato poco. Uno sguardo trattenuto un secondo in più, un silenzio diverso, una distanza accorciata.
Volevo fargli capire che non lo vedevo come il nipote di mio marito ma come un ragazzo dal quale mi sentito incredibilmente attratta fisicamente.... Davanti a me c’era un ragazzo, un uomo. E io, in quel momento, non ero più disposta a fingere di non esserne profondamente, irresistibilmente attratta.
mentre parlavamo e mi gustavo il mio soffice croissant all'amarena notai che, anche lui con mia sorpresa, mi fissava le labbra, e mi chiesi se gli piacessero, se stesse immaginando di baciarmi, di assaporarle, di morderle dolcemente. Ma proprio mentre parlavamo e riflettevo, Tony fece qualcosa che mi sorprese.
La sua mano, infatti, si avvicinò al mio labbro inferiore e lievemente mi tolse una briciola di croissant che mi era rimasta lì, pronta per essere tolta da dita sapienti...mi sfioro' delicatamente il labbro e in me mille brividi attraversarono la colonna vertebrale, un eccitamento incomincio' a salire dalle mie parti intime, un fuoco dirompente invase il mio corpo....d'istinto aprii leggermente le labbra e la mia lingua sfioro' le sue dita, tutto attorno a noi si fermò, non vi erano rumori di tazzine, il parlare della gente, i clacson delle auto. Un gesto così innocente, ma in quel momento estremamente erotico ed eccitante.
“Scusa zia, è che ti era rimasta una briciola sulle labbra” disse Tony, quasi giustificandosi. Ma il tono della voce non corrispondeva al suo sguardo, che tradiva la sua eccitazione. Lo guardai, sorridendo, e vidi in lui un lieve rossore avvolgergli il volto. Poi, come nulla fosse, poco dopo, accampando la scusa del continuo passaggio del cameriere, prese la sua sedia, spostandola proprio affianco a me: non eravamo più l’uno di fronte all’altro. Notai che, pian piano che riprendevamo a parlare, i suoi movimenti portavano le nostre gambe a sfiorarsi: non feci nulla per impedirlo, ma anzi iniziai anche io a spostare la mia gamba sempre più contro la sua, in un contatto dolce e sempre più persistente. Quel caffè, stava diventando sempre più caldo e..rivelatore.
Stando così vicini, Tony iniziò a toccarmi più volte il braccio, tipico modo di fare di mio nipote quando si appassionava parlando del suo lavoro, cosa che in quel momento stava facendo. Le sue parole scivolavano nella mia mente, completamente presa da quel magico momento che vedeva solo me e lui protagonisti. I miei sguardi, sereni e sensuali, gli tavano trasmettendo sempre più sicurezza, sino a quando, con il pretesto di una confidenza, poggiò la mano sul mio jeans, sulla coscia. Quel contatto fu il momento più bello, e lo incalzai accarezzando dolcemente con fare disinvolto il dorso della sua mano, senza mai spostare il mio sguardo dal suo. I miei pensieri, le mie fantasie, i miei desideri stavano lentamente prendendo vita, e non potevo crederci che fossero così ricambiati, non potevo credere che il mio intuito femminile anche questa volta aveva visto giusto: mio nipote mi desiderava….
Ormai ci eravamo capiti, c'erano li due persone adulte pronte ad affrontare il tutto, pronte ad aversi...ci restava solo capire come fare, come trovare un luogo per noi, per far esplodere i nostri desideri, i miei desideri più reconditi! Volevo vivere, sentirmi Donna desiderata....tutte quelle fantasie che c'erano sempre in me e mai uscite perché accanto avevo un marito, un uomo semplice nell'amare, tradizionalista...
Uscimmo dal bar e lui nel far passare me avanti ai suoi passi come forma di galanteria mi mise una mano sul fianco sinistro, e nuovamente i brividi di eccitamento pervasero la mia schiena... “Usciamo presto da qui, voglio restare sola con Tony..Spero che anche fuori dal bar non smetta di toccarmi” pensai tra me e me, ed infatti ciò accade.. appena fuori, sul marciapiede, mi girai verso di lui con un sensuale sguardo d'intesa, ma non mi accorsi che lui era proprio alle mie spalle. Così, improvvisamente, ci trovammo talmente vicini che il mio seno premette contro il suo petto...non curanti delle gente che indaffarata camminava gli misi una mano sul suo torace, mentre Tony, per proteggermi dai veloci passanti, cinse tutto il mio fianco, stringendomi ancor di più a sé. Completamente rapita dal momento, e completamente incurante di chiunque potesse vedermi, mi avvicinai al suo orecchio sussurrandogli "...dobbiamo vederci da soli".. con queste poche parole, le mie labbra sfiorarono il lobo dell'orecchio di Tony, e nell’allontanarmi lo baciai dolcemente sulla guancia per salutarlo.
Mi guardò, esterrefatto, completamente rapito da me e annuendo con il suo sguardo intrigante quasi da dominatore, rispose" accadrà presto!"... Ci lasciammo seppur i nostri corpi non lo volessero, ma sapendo che presto sarebbe avvenuto qualcosa di intenso piacere!
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Il prosieguo di quel pranzo, iniziato così bene, fu del tutto ordinario: il pomeriggio trascorse tra racconti, giochi e risate. Iniziai a pensare che quello che sentivo di aver vissuto non fosse altro che frutto della mia mente, che aveva disegnato una realtà inesistente e irrealizzabile.
Passai i giorni successivi a ripensare a quei momenti con zia Vicky, fantasticando tra me e me: un modo per fuggire, di tanto in tanto, dalla quotidiana realtà fatta di lavoro, palestra e qualche serata. Ammetto, però, che d’altra parte ero consapevole che tutto era frutto della mia fantasia, dei miei desideri, e ero certo di non poter andare oltre, sia per non compromettermi, sia perché sarebbe stato uno scandalo in famiglia se si fosse venuto a sapere della mia.. passione segreta per zia.
Ma, si sa, la realtà può alle volte superare qualsiasi fantasia. Qualche settimana dopo, mentre ero a lavoro a casa dei miei, sentii il mio smartwatch vibrare: ciò che lessi sullo schermo mi fece sobbalzare: Whatsapp – Zia Vicky.
Quell’emozione durò però qualche secondo: come mia abitudine, mentre prendevo il cellulare già immaginavo che sarebbe stato il solito messaggio di circostanza: probabilmente qualche richiesta da indirizzare ai miei e per la quale mi si chiedeva di fare da tramite.
"Buongiorno Tony, come va? Che fai di bello?"
Il messaggio confermava i miei pensieri: il solito saluto di circostanza tra parenti. Tuttavia, non era mai capitato che lei iniziasse a scrivermi.
"Buongiorno zia, tutto bene… e tu?"
Fu la mia risposta, serena. Il messaggio successivo, però, mi sconvolse a dir poco, scombinando tutto ciò che avevo immaginato.
"Sì, tutto bene, grazie! …che fai oggi? Io sarò in giro in centro. Ti andrebbe un caffè o sei impegnato?"
Era tutto reale? Zia Vicky mi stava invitando per un caffè? Rimasi per diversi secondi a fissare, immobile, lo schermo del mio smartphone, e un brivido percorse tutto il mio corpo. Istintivamente, più rileggevo quel messaggio e più mi eccitavo, nascosto dalla scrivania alla quale ero seduto, e quasi senza accorgermene la mia mano scivolò tra le mie gambe, ad accarezzarmi. Ma il mio proverbiale “ottimismo” mi riportò con i piedi per terra – era impossibile che stesse accadendo proprio a me – e risolsi che, magari, fossi io ad equivocare: del resto, è più che normale che una zia, seppur acquisita, abbia piacere a condividere un caffè con il nipote.
Risposi, quindi, che sebbene fossi a casa a lavorare, mi avrebbe fatto piacere.
Inviai le ultime email, assicurandomi di non esser disturbato da lì a breve. Dopo una rapida doccia, scelsi cosa indossare: non sarebbe stato nulla di che, ma volevo comunque fare colpo su zia Vicky: scelsi la mia camicia bianca preferita, aderente, e dei pantaloni blu, perfetti per metà mattina.
Andando verso la macchina, incrociai mia madre di rientro dalla spesa: mi chiese dove stessi andando, e le risposi che stavo uscendo per incontrare un collega arrivato in città. Raggiunsi la mia macchina, e nell’accendere l’auto, iniziai a riflettere su un particolare: mia madre non sapeva nulla, quindi zia aveva riservato quell’invito solo ed esclusivamente a me, e forse nessun altro ne era a conoscenza. Tutto ciò era per me estremamente intrigante, ma ero ben consapevole del confine tra la realtà dei fatti e le mie fantasie su zia.
Percorsi il tratto di strada che mi separava dal bar completamente assorto nei miei pensieri, senza neanche accorgermi di aver coperto quella distanza in pochissimi minuti, ad una velocità folle per la città.
“Mio Dio”: questo fu il mio primo pensiero quando, arrivato al bar, vidi zia Vicky: lì, seduta al tavolino, con la sua sensualità innata, emanava per me una femminilità che non avevo mai visto nelle mie coetanee. I suoi magnifici capelli rossi si adagiavano dolcemente sulla camicia, aperta sul suo florido e intrigante decollete. E poi, quelle gambe incrociate, fasciate da dei jeans che sembrano disegnati su di lei, che conducevano ai suoi piedi con le unghie smaltate di rosso. Questa visione così elegante ed erotica di zia Vicky mi fece eccitare all’istante: sentivo i miei pantaloni esplodere, ma non feci nulla per nasconderlo: dentro di me, desideravo che la zia mi vedesse esattamente così.
Appena mi vide, zia si alzò dalla sedia, donandomi una visione celestiale di tutta la sua sensualità: era l’incarnazione vivente dei miei desideri. Fu il saluto più eccitante mai scambiato con lei: il nostro bacio sulla guancia fu più lungo del solito, con le mie labbra che cercarono il contatto con il suo viso. Feci in modo anche di stringerla a me, con la sua coscia che aderì terribilmente alla mia eccitazione tra le mie gambe.
Ci accomodammo, l’uno di fronte all’altro, e iniziai a conversare chiedendole come stesse lei, e come stesse mio zio. La sua fu una replica secca, e mi confermò quanto avevo pensato e sperato: a quanto pare, nessuno sapeva del nostro incontro che pur avveniva in pieno giorno. Questo mi rivelò un lato di zia Vicky che avevo sognato, ma che era rimasto nelle mie fantasie: una vera donna, non solo amorevole compagna, con l’aria della forte donna di famiglia, sapiente ospite, dolce conversatrice, amabile padrona di casa ma… ma anche una vera femmina, capace di essere intrigante al di sopra di ogni immaginazione, con i suoi segreti.
Ordinammo, e la nostra conversazione riprese sotto al sole di metà mattina. Parlavamo, ma la mia mente era totalmente rapita da lei. Inizia a pensare, tra me e me, che quella fosse una occasione più unica che rara di poter approfondire il nostro rapporto, sebbene sarebbe stato impossibile sperare di andare oltre.
Ma la desideravo da morire: desideravo poterla sentire anche solo un po’ di più. E non appena vidi che, mangiando il suo cornetto, si era sporcata l’angolo della bocca, istintivamente le passai il dito sul labbro inferiore, rimuovendo quel piccolo pezzettino di cornetto. Quel breve, apparentemente innocente contatto, non fece altro che eccitarmi ancora di più: sentivo il mio cazzo pulsare dall’eccitazione, quasi voler uscire dal mio slip. Avevo appena fatto qualcosa che avevo sognato: toccare zia Vicky, seppure per pochi secondi, senza darle modo di capire però i miei reali desideri. Dissi poche parole, quasi a giustificarmi, spiegandole il motivo di quel contatto, perché lei non sospettasse di nulla: il rischio che venissi scoperto era dietro l’angolo. Il momento però giocava a mio favore: con la scusa del continuo passare dei camerieri, spostai la mia sedia accanto a lei: il solo sentirla così vicino inebriava la mia mente. Continuammo a parlare, ma sinceramente non ricordo affatto di cosa, perché tutto di me era totalmente perso per zia Vicky. Così, spinto dall’adrenalina, provai un ulteriore passo: tra un discorso e l’altro, con la scusa di una scherzosa confidenza, colsi l’occasione per poggiare la mia mano sulla sua gamba, come si fa tra persone complici, anche familiari. In tutta risposta, notai la sua coscia irrigidirsi, ed fui tentato dal toglier via la mia mano. Ma, senza smettere di parlare, mantenni la mia posizione, e lei non solo mi lasciò fare, ma anzi pose la sua mano sulla mia, gesto che percepii come una sorta di sua approvazione. Di tanto in tanto, tra una chiacchiera e l’altro, stringevo impercettibilmente le dita intorno alla sua gamba, e contemporaneamente fingevo di sentire particolarmente i nostri discorsi, muovendomi e appoggiando il mio ginocchio al suo ed allargando le mie gambe: volevo prendere quanto più possibile da quel momento, per avere tante emozioni da.. ricordare nei momenti da solo, completando la cornice delle mie fantasie su zia Vicky. Dal canto suo, lei non accennò a spostarsi, e io attribuii questo sua reazione alla sua educazione ed eleganza, non ad altro.
Terminato quel caffè, fui il primo ad alzarmi: segretamente, volevo che zia Vicky si accorgesse del suo “effetto” su di me, e non feci nulla per nasconderlo… non sarebbe cambiato nulla ma tentar non nuoce, come si dice! Uscendo dal bar, volli approfittare della nomea di gentiluomo che avevo in famiglia, e che pure zia mi riconosceva, e lasciai a lei il passo, accarezzandole delicatamente il fianco. Lei, forse spaventata, forse colta da sorpresa, si voltò di colpo verso di me… mi ritrovai in un secondo col braccio che l’avvolgeva completamente ed il suo caldo corpo che premette contro il mio petto. Il mio cazzo, già durissimo per quell’incontro, ebbe una ulteriore scossa, e sentii il bacino di mia zia premere contro il mio… stavo esplodendo, ero certo di venire di li a qualche secondo, perché si stavano realizzando i miei pensieri più perversi. Zia Vicky mi fissò negli occhi, entrambi completamente estasiati e bloccati in una posizione che nessuno dall’esterno avrebbe mai potuto capire quanto fosse erotica ed eccitante. Eravamo sul marciapiede, e nel lasciare spazio ai passanti zia si spinse ancor più verso di me, con le mani sul mio petto quasi a proteggermi. Ma quello che fece subito dopo fu devastante: avvicinandosi al mio orecchio, per salutarmi, sussurrò: "...dobbiamo vederci da soli". A queste parole, ebbi solo la poca lucidità di risponderle “accadrà presto”, ma in realtà la mia mente era ormai completamente avvolta nel desiderio di lei.
Lasciandomi, si voltò un’ultima volta a guardarmi, ed io ebbi il tempo di ammirarla andare via verso la sua auto. Non credevo a quello che stava succedendo… la donna su cui erano incentrate tutte le mie fantasie erotiche mi aveva toccato, e mi aveva chiesto di rivederci da soli. Non credevo a quel che stavo vivendo. Desideravo ormai zia Vicky da un po’, ma mai avrei pensato di esser capace di… trasmetterle la mia voglia di lei.
Tornai quella mattina a casa completamente incantato, ipnotizzato, e mi ritrovai troppo spesso alla guida con la mia mano tra le mie gambe e non sul cambio…
Fine quarta parte.
Se volete, potete scriverci su tonyelazia@gmail.com
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