Il corpo che brucia
di
Angelo B
genere
incesti
Nicole e Claudia sono avvolte in un silenzio
carico di tensione dopo l'incontro con
Angelo. Mentre Claudia accarezza i lividi
sul corpo della figlia, le sue parole rivelano
una verità scomoda: Angelo tornerà, e
Nicole lo desidera nonostante tutto.
Quando lui ricompare, il suo dominio è
innegabile, …
La porta dell’appartamento si chiuse con un tonfo sordo, lasciando Nicole e Claudia avvolte in un silenzio carico
di respiri affannati e odore di sesso. Il corpo di Nicole tremava ancora, le cosce appiccicose di sperma e sudore,
le labbra gonfie per aver leccato il cazzo di Angelo fino all’ultima goccia. Claudia si sollevò lentamente dal divano,
la vestaglia di seta nera aperta che lasciava intravedere i seni pesanti, i capezzoli scuri ancora duri, e le tracce di
Angelo che le colavano lungo le cosce. Si avvicinò alla figlia, le dita che sfioravano i segni rossi sui polsi di Nicole,
i morsi sul collo, le striature rosse dove le unghie di Angelo si erano conficcate nella carne.
«Ti fa male?» chiese Claudia, la voce bassa, quasi materna, mentre con il pollice sfiorava un livido violaceo sul
seno di Nicole.
Nicole scosse la testa, ma il suo corpo tradì la menzogna: un brivido le percorse la schiena, i capezzoli si
inturgidirono di nuovo sotto quel tocco. Non era solo dolore. Era qualcosa di più profondo, di più sporco,
qualcosa che le bruciava tra le gambe nonostante tutto.
Claudia sorrise, come se leggesse ogni pensiero nella testa della figlia. «Lo sai che tornerà, vero?» sussurrò, le
labbra vicinissime all’orecchio di Nicole. «Un uomo come lui non se ne va senza prendere tutto.»
Nicole voleva protestare, dire che Angelo aveva giurato di non tornare, che l’aveva usata e poi scartata come un
giocattolo rotto. Ma le parole le morirono in gola quando Claudia le afferrò il mento, costringendola a guardarla
negli occhi. «E tu lo vuoi indietro, non è così? Vuoi che ti tratti di nuovo come la puttana che sei.»
Non era una domanda. Era una verità che squarciava l’aria, pesante come il profumo di incenso che ancora
aleggiava nella stanza.
Due giorni dopo, Nicole si svegliò con il corpo indolenzito e la mente annebbiata. Claudia era uscita presto,
lasciandole un biglietto sul comodino: «Vado a fare la spesa. Non aspettarmi per pranzo.» Nicole si stirò,
sentendo i muscoli delle cosce protestare, il ricordo di Angelo che la prendeva contro lo specchio ancora troppo
vivo. Si passò una mano tra le gambe, gemendo quando le dita sfiorarono il clitoride gonfio. Non avrebbe dovuto
eccitarsi al pensiero di lui, non dopo quello che le aveva fatto, non dopo averla costretta a leccare via il suo
sperma dalla figa di sua madre. Eppure…
Il citofono squillò, strappandola dai suoi pensieri. Nicole si avvolse in un lenzuolo, il cuore che le batteva
all’impazzata. Quando premette il pulsante, la voce di Angelo risuonò nel corridoio, roca e dominante come
sempre. «Apri. So che sei sola.»
Le ginocchia le cedettero quasi. Non avrebbe dovuto obbedire. Avrebbe dovuto dirgli di andare al diavolo, di
non tornare mai più. Invece, le dita tremanti premettero il pulsante che sbloccava il portone.
La porta si aprì prima ancora che potesse reagire. Angelo era lì, in piedi sulla soglia, la camicia sbottonata che
lasciava intravedere il petto sudato, i pantaloni slacciati che non nascondevano l’erezione già pronta. I suoi occhi
scuri la squadrarono dalla testa ai piedi, soffermandosi sul lenzuolo che le avvolgeva il corpo, come se potesse
vedere attraverso la stoffa, come se sapesse già quanto fosse bagnata.
«Pensavi che me ne fossi andato davvero?» ringhiò, entrando senza essere invitato. La porta sbatté alle sue
spalle. «Non ho finito con te, nipotina.»
Nicole indietreggiò, il lenzuolo che le scivolò dalle spalle, lasciandola nuda davanti a lui. Angelo non perse
tempo. Con un movimento brusco, la spinse contro il muro, la mano che le serrava la gola abbastanza forte da
farle mancare il fiato, ma non abbastanza da soffocarla del tutto. «Mi sei mancata, cagna» sibilò, premendo il suo
corpo contro il suo, facendole sentire ogni centimetro del suo cazzo duro contro il ventre. «Specialmente la tua
boccuccia golosa.»
Nicole gemette, le unghie che si conficcavano nei suoi avambracci, ma non per spingerlo via. Per attirarlo più
vicino.
Angelo non aveva intenzione di andare piano. La sollevò come se non pesasse nulla, le gambe di Nicole che si
avvolgevano automaticamente intorno alla sua vita mentre lui la trasportava in camera da letto. La gettò sul
materasso, il corpo di Nicole che rimbalzava sulle lenzuola ancora umide del suo sudore. Non ebbe nemmen il
tempo di riprendere fiato prima che Angelo le afferrasse le caviglie, spalancandole le gambe con violenza.
«Guarda quanto sei bagnata» ringhiò, passando due dita lungo la fessura della sua figa, raccogliendo i succhi che
già colavano. «Sei una troia incestuosa, Nicole. Ti eccita l’idea che ti scopa lo zio mentre tua madre ci guarda.»
Nicole voleva negare, ma le parole si trasformarono in un gemito quando Angelo si chinò, la lingua che le leccava
il clitoride in un unico, lungo colpo. Non era un bacio. Era una rivendicazione. Le labbra di Angelo si chiusero
attorno al suo sesso, succhiando con forza, la lingua che si insinuava dentro di lei mentre due dita le
penetravano senza preavviso. Nicole inarcò la schiena, le mani che si aggrappavano alle lenzuola, i fianchi che si
sollevavano incontro a quella bocca assetata.
«Cazzo, sì» ansimò Angelo, sollevando la testa giusto il tempo per dirlo prima di tornare a divorarla. «Sei così
dolce quando ti scopo la mente.»
Non le diede tregua. Le dita si muovevano dentro di lei con ritmi brutali, il pollice che premeva sul clitoride ogni
volta che si ritraeva per prendere fiato. Nicole sentiva il piacere montare, inarrestabile, il corpo che tradiva ogni
suo pensiero razionale. Quando venne, fu con un urlo strozzato, le cosce che si serravano attorno alla testa di
Angelo, i fianchi che si dimenavano contro la sua faccia mentre lui continuava a leccarla, a bere ogni goccia del
suo orgasmo.
Non le diede nemmen il tempo di riprendersi. Angelo si alzò, si slacciò i pantaloni e liberò il cazzo, già lucido di
precum. «Giratati» ordinò, la voce roca.
Nicole ubbidì senza esitare. Si mise carponi, il culo esposto, ancora tremante per l’orgasmo. Sentì Angelo
sputare sulla sua figa, poi le dita che si insinuavano di nuovo dentro di lei, preparandola. Non era gentile. Non
era dolce. Era esattamente quello che voleva.
«Pronta per lo zio, puttana?» La domanda era retorica. Angelo si posizionò dietro di lei, la punta del cazzo che
premeva contro l’ingresso della sua figa. Poi, con un solo, potente affondo, la riempì completamente.
Nicole gridò, le unghie che si conficcavano nel materasso. Era troppo. Era perfetto. Angelo cominciò a muoversi,
ogni spinta così profonda che lei sentiva il suo cazzo sfiorarle la cervice, ogni ritiro così lento da farle desiderare
di essere riempita di nuovo. Le mani di Angelo le afferrarono i fianchi, le dita che si conficcavano nella carne
mentre la prendeva con colpi sempre più violenti, il suono umido della loro carne che si scontrava riempiva la
stanza.
«Dimmi chi ti sta scopando» ansimò Angelo, il fiato caldo sul suo orecchio mentre si chinava su di lei, il petto che
le schiacciava la schiena.
«Lo zio» gemette Nicole, la voce rotta. «Mi sta scopando lo zio.»
Angelo ringhiò di approvazione, una mano che le serrava i capelli, tirandole la testa all’indietro mentre l’altra
scendeva a strofinarle il clitoride con movimenti circolari, implacabili. «E chi è la puttana incestuosa che ama
prenderselo in culo da lui?»
Nicole non ebbe nemmen il tempo di rispondere. Angelo si ritirò di scatto, lasciandola vuota e tremante, poi
sentì la pressione contro il suo ano, lubrificato solo dalla sua stessa eccitazione.
«No, aspetta—» cominciò a dire, ma la parola si trasformò in un grido quando Angelo la penetrò lì, senza
preavviso, senza pietà.
Era stretto. Bruciava. Eppure, mentre Angelo cominciò a muoversi dentro di lei, ogni spinta che allargava quel
buco proibito, Nicole sentì un’ondata di piacere così intensa da farle girare la testa. Le lacrime le scorrevano
lungo le guance, ma non erano solo di dolore.
«Ti piace, cagna» ansimò Angelo, le mani che le stringevano i fianchi così forte che sapeva che avrebbe avuto
altri lividi. «Ti piace quando lo zio ti scopa il culo come la troia che sei.»
Nicole annuì, le parole persino troppo per lei. Il piacere era troppo. Il dolore era troppo. Era tutto troppo,
eppure non voleva che finisse.
Angelo aumentò il ritmo, i colpi che diventavano sempre più selvaggi, il letto che scricchiolava sotto di loro.
Nicole sentiva il suo orgasmo avvicinarsi di nuovo, più intenso di prima, più sporco, più sbagliato. Quando venne,
fu con un urlo che sembrava strapparle l’anima, il corpo che si contraeva attorno al cazzo di Angelo, milkandolo
mentre lui continuava a scoparla senza tregua.
Non ci volle molto perché Angelo raggiungesse il suo limite. Con un ringhio animale, si conficcò dentro di lei fino
in fondo, il cazzo che pulsava mentre eiaculava nel suo culo, riempiendola di sperma caldo. Nicole sentì ogni
spinta, ogni goccia, il suo corpo che si contraeva attorno a lui, come se volesse trattenerlo lì per sempre.
Quando Angelo finalmente si ritirò, Nicole crollò sul letto, il corpo tremante, il culo che bruciava, la figa che
pulsava. Angelo si pulì con il lenzuolo, poi si chinò su di lei, le labbra che le sfioravano l’orecchio.
«Ora vado a salutare tua madre» sussurrò. «E tu verrai con me. Voglio che mi guardi mentre la scopo un’ultima
volta. Voglio che tu sappia esattamente cosa ti perderai quando me ne andrò.»
Nicole avrebbe dovuto dire di no. Avrebbe dovuto supplicarlo di non umiliarla ancora. Invece, tutto ciò che
riuscì a fare fu annuire, il corpo già pronto per un’altra dose di peccato.
carico di tensione dopo l'incontro con
Angelo. Mentre Claudia accarezza i lividi
sul corpo della figlia, le sue parole rivelano
una verità scomoda: Angelo tornerà, e
Nicole lo desidera nonostante tutto.
Quando lui ricompare, il suo dominio è
innegabile, …
La porta dell’appartamento si chiuse con un tonfo sordo, lasciando Nicole e Claudia avvolte in un silenzio carico
di respiri affannati e odore di sesso. Il corpo di Nicole tremava ancora, le cosce appiccicose di sperma e sudore,
le labbra gonfie per aver leccato il cazzo di Angelo fino all’ultima goccia. Claudia si sollevò lentamente dal divano,
la vestaglia di seta nera aperta che lasciava intravedere i seni pesanti, i capezzoli scuri ancora duri, e le tracce di
Angelo che le colavano lungo le cosce. Si avvicinò alla figlia, le dita che sfioravano i segni rossi sui polsi di Nicole,
i morsi sul collo, le striature rosse dove le unghie di Angelo si erano conficcate nella carne.
«Ti fa male?» chiese Claudia, la voce bassa, quasi materna, mentre con il pollice sfiorava un livido violaceo sul
seno di Nicole.
Nicole scosse la testa, ma il suo corpo tradì la menzogna: un brivido le percorse la schiena, i capezzoli si
inturgidirono di nuovo sotto quel tocco. Non era solo dolore. Era qualcosa di più profondo, di più sporco,
qualcosa che le bruciava tra le gambe nonostante tutto.
Claudia sorrise, come se leggesse ogni pensiero nella testa della figlia. «Lo sai che tornerà, vero?» sussurrò, le
labbra vicinissime all’orecchio di Nicole. «Un uomo come lui non se ne va senza prendere tutto.»
Nicole voleva protestare, dire che Angelo aveva giurato di non tornare, che l’aveva usata e poi scartata come un
giocattolo rotto. Ma le parole le morirono in gola quando Claudia le afferrò il mento, costringendola a guardarla
negli occhi. «E tu lo vuoi indietro, non è così? Vuoi che ti tratti di nuovo come la puttana che sei.»
Non era una domanda. Era una verità che squarciava l’aria, pesante come il profumo di incenso che ancora
aleggiava nella stanza.
Due giorni dopo, Nicole si svegliò con il corpo indolenzito e la mente annebbiata. Claudia era uscita presto,
lasciandole un biglietto sul comodino: «Vado a fare la spesa. Non aspettarmi per pranzo.» Nicole si stirò,
sentendo i muscoli delle cosce protestare, il ricordo di Angelo che la prendeva contro lo specchio ancora troppo
vivo. Si passò una mano tra le gambe, gemendo quando le dita sfiorarono il clitoride gonfio. Non avrebbe dovuto
eccitarsi al pensiero di lui, non dopo quello che le aveva fatto, non dopo averla costretta a leccare via il suo
sperma dalla figa di sua madre. Eppure…
Il citofono squillò, strappandola dai suoi pensieri. Nicole si avvolse in un lenzuolo, il cuore che le batteva
all’impazzata. Quando premette il pulsante, la voce di Angelo risuonò nel corridoio, roca e dominante come
sempre. «Apri. So che sei sola.»
Le ginocchia le cedettero quasi. Non avrebbe dovuto obbedire. Avrebbe dovuto dirgli di andare al diavolo, di
non tornare mai più. Invece, le dita tremanti premettero il pulsante che sbloccava il portone.
La porta si aprì prima ancora che potesse reagire. Angelo era lì, in piedi sulla soglia, la camicia sbottonata che
lasciava intravedere il petto sudato, i pantaloni slacciati che non nascondevano l’erezione già pronta. I suoi occhi
scuri la squadrarono dalla testa ai piedi, soffermandosi sul lenzuolo che le avvolgeva il corpo, come se potesse
vedere attraverso la stoffa, come se sapesse già quanto fosse bagnata.
«Pensavi che me ne fossi andato davvero?» ringhiò, entrando senza essere invitato. La porta sbatté alle sue
spalle. «Non ho finito con te, nipotina.»
Nicole indietreggiò, il lenzuolo che le scivolò dalle spalle, lasciandola nuda davanti a lui. Angelo non perse
tempo. Con un movimento brusco, la spinse contro il muro, la mano che le serrava la gola abbastanza forte da
farle mancare il fiato, ma non abbastanza da soffocarla del tutto. «Mi sei mancata, cagna» sibilò, premendo il suo
corpo contro il suo, facendole sentire ogni centimetro del suo cazzo duro contro il ventre. «Specialmente la tua
boccuccia golosa.»
Nicole gemette, le unghie che si conficcavano nei suoi avambracci, ma non per spingerlo via. Per attirarlo più
vicino.
Angelo non aveva intenzione di andare piano. La sollevò come se non pesasse nulla, le gambe di Nicole che si
avvolgevano automaticamente intorno alla sua vita mentre lui la trasportava in camera da letto. La gettò sul
materasso, il corpo di Nicole che rimbalzava sulle lenzuola ancora umide del suo sudore. Non ebbe nemmen il
tempo di riprendere fiato prima che Angelo le afferrasse le caviglie, spalancandole le gambe con violenza.
«Guarda quanto sei bagnata» ringhiò, passando due dita lungo la fessura della sua figa, raccogliendo i succhi che
già colavano. «Sei una troia incestuosa, Nicole. Ti eccita l’idea che ti scopa lo zio mentre tua madre ci guarda.»
Nicole voleva negare, ma le parole si trasformarono in un gemito quando Angelo si chinò, la lingua che le leccava
il clitoride in un unico, lungo colpo. Non era un bacio. Era una rivendicazione. Le labbra di Angelo si chiusero
attorno al suo sesso, succhiando con forza, la lingua che si insinuava dentro di lei mentre due dita le
penetravano senza preavviso. Nicole inarcò la schiena, le mani che si aggrappavano alle lenzuola, i fianchi che si
sollevavano incontro a quella bocca assetata.
«Cazzo, sì» ansimò Angelo, sollevando la testa giusto il tempo per dirlo prima di tornare a divorarla. «Sei così
dolce quando ti scopo la mente.»
Non le diede tregua. Le dita si muovevano dentro di lei con ritmi brutali, il pollice che premeva sul clitoride ogni
volta che si ritraeva per prendere fiato. Nicole sentiva il piacere montare, inarrestabile, il corpo che tradiva ogni
suo pensiero razionale. Quando venne, fu con un urlo strozzato, le cosce che si serravano attorno alla testa di
Angelo, i fianchi che si dimenavano contro la sua faccia mentre lui continuava a leccarla, a bere ogni goccia del
suo orgasmo.
Non le diede nemmen il tempo di riprendersi. Angelo si alzò, si slacciò i pantaloni e liberò il cazzo, già lucido di
precum. «Giratati» ordinò, la voce roca.
Nicole ubbidì senza esitare. Si mise carponi, il culo esposto, ancora tremante per l’orgasmo. Sentì Angelo
sputare sulla sua figa, poi le dita che si insinuavano di nuovo dentro di lei, preparandola. Non era gentile. Non
era dolce. Era esattamente quello che voleva.
«Pronta per lo zio, puttana?» La domanda era retorica. Angelo si posizionò dietro di lei, la punta del cazzo che
premeva contro l’ingresso della sua figa. Poi, con un solo, potente affondo, la riempì completamente.
Nicole gridò, le unghie che si conficcavano nel materasso. Era troppo. Era perfetto. Angelo cominciò a muoversi,
ogni spinta così profonda che lei sentiva il suo cazzo sfiorarle la cervice, ogni ritiro così lento da farle desiderare
di essere riempita di nuovo. Le mani di Angelo le afferrarono i fianchi, le dita che si conficcavano nella carne
mentre la prendeva con colpi sempre più violenti, il suono umido della loro carne che si scontrava riempiva la
stanza.
«Dimmi chi ti sta scopando» ansimò Angelo, il fiato caldo sul suo orecchio mentre si chinava su di lei, il petto che
le schiacciava la schiena.
«Lo zio» gemette Nicole, la voce rotta. «Mi sta scopando lo zio.»
Angelo ringhiò di approvazione, una mano che le serrava i capelli, tirandole la testa all’indietro mentre l’altra
scendeva a strofinarle il clitoride con movimenti circolari, implacabili. «E chi è la puttana incestuosa che ama
prenderselo in culo da lui?»
Nicole non ebbe nemmen il tempo di rispondere. Angelo si ritirò di scatto, lasciandola vuota e tremante, poi
sentì la pressione contro il suo ano, lubrificato solo dalla sua stessa eccitazione.
«No, aspetta—» cominciò a dire, ma la parola si trasformò in un grido quando Angelo la penetrò lì, senza
preavviso, senza pietà.
Era stretto. Bruciava. Eppure, mentre Angelo cominciò a muoversi dentro di lei, ogni spinta che allargava quel
buco proibito, Nicole sentì un’ondata di piacere così intensa da farle girare la testa. Le lacrime le scorrevano
lungo le guance, ma non erano solo di dolore.
«Ti piace, cagna» ansimò Angelo, le mani che le stringevano i fianchi così forte che sapeva che avrebbe avuto
altri lividi. «Ti piace quando lo zio ti scopa il culo come la troia che sei.»
Nicole annuì, le parole persino troppo per lei. Il piacere era troppo. Il dolore era troppo. Era tutto troppo,
eppure non voleva che finisse.
Angelo aumentò il ritmo, i colpi che diventavano sempre più selvaggi, il letto che scricchiolava sotto di loro.
Nicole sentiva il suo orgasmo avvicinarsi di nuovo, più intenso di prima, più sporco, più sbagliato. Quando venne,
fu con un urlo che sembrava strapparle l’anima, il corpo che si contraeva attorno al cazzo di Angelo, milkandolo
mentre lui continuava a scoparla senza tregua.
Non ci volle molto perché Angelo raggiungesse il suo limite. Con un ringhio animale, si conficcò dentro di lei fino
in fondo, il cazzo che pulsava mentre eiaculava nel suo culo, riempiendola di sperma caldo. Nicole sentì ogni
spinta, ogni goccia, il suo corpo che si contraeva attorno a lui, come se volesse trattenerlo lì per sempre.
Quando Angelo finalmente si ritirò, Nicole crollò sul letto, il corpo tremante, il culo che bruciava, la figa che
pulsava. Angelo si pulì con il lenzuolo, poi si chinò su di lei, le labbra che le sfioravano l’orecchio.
«Ora vado a salutare tua madre» sussurrò. «E tu verrai con me. Voglio che mi guardi mentre la scopo un’ultima
volta. Voglio che tu sappia esattamente cosa ti perderai quando me ne andrò.»
Nicole avrebbe dovuto dire di no. Avrebbe dovuto supplicarlo di non umiliarla ancora. Invece, tutto ciò che
riuscì a fare fu annuire, il corpo già pronto per un’altra dose di peccato.
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