Vischiosa intimità nel bagno

di
genere
prime esperienze

Aurora e Angelo si abbandonano a una
passione sfrenata nel bagno di un luogo
pubblico, esplorando desideri proibiti. Lei,
audace e insaziabile, lo vuole ancora,
ovunque. Lui, travolto, cede alla sua
voracità, perdendo il controllo in
un'intimità rubata e pericolosa.
La porta del bagno delle donne si chiuse alle loro spalle con un click metallico, sigillando l’aria umida e il respiro
affannato di entrambi. Aurora si appoggiò contro il lavandino di ceramica bianca, le cosce ancora tremanti per gli
orgasmi che le avevano squassato il corpo pochi minuti prima. Il suo viso era arrossato, le labbra gonfie per i baci
voraci e per come si era morsa il labbro inferiore quando lui l’aveva presa per la prima volta nel culo stretto e
vergine. Gli occhi, lucidi di eccitazione, non si staccavano da Angelo, che si stava sistemando i pantaloni con
movimenti lenti, quasi a prolungare quel momento di intimità rubata.
«Allora…» disse lei, passandosi la lingua sulle labbra come se volesse ancora sentire il sapore di lui. «Non è che ti
sei già stancato, vero?» La voce era un sussurro roco, carico di promessa. Le dita scivolarono lungo il bordo del
lavandino, le unghie smaltate di rosso che grattavano lievemente la superficie fredda. Non aspettò una risposta.
Si staccò dal muro e si avvicinò a lui con la fluidità di una gatta, i seni nudi che oscillavano leggermente ad ogni
passo, i capezzoli duri come sassolini. «Perché io no.»
Angelo sentì il cazzo pulsare sotto la stoffa dei boxer, ancora umido del suo stesso sperma e dei succhi di lei.
Avrebbe dovuto dire qualcosa, magari ricordarle che erano in un luogo pubblico, che qualcuno avrebbe potuto
entrare da un momento all’altro. Ma le parole gli morirono in gola quando Aurora si inginocchiò davanti a lui, le
mani che già gli slacciavano la cintura con una destrezza che tradiva quanta pratica avesse, nonostante la sua
età. «Voglio sentirtelo di nuovo dentro» mormorò lei, tirando giù la zipper con un suono stridente.
«Dappertutto.»
Il pene di Angelo saltò fuori, semieretto ma già in rapido rigonfiamento mentre lei lo avvolgeva con le dita, il
pollice che strofinava la punta ancora viscida. Aurora lo guardò dall’alto in basso, un sorrisetto malizioso che le
incurvava le labbra. «Mmm, ancora tutto appiccicoso» commentò, portandosi la mano alla bocca e leccando via
una goccia di sperma residuo dal dorso delle dita. «Mi piace.» Poi, senza preavviso, lo prese in bocca, la lingua
che si avvolgeva attorno al fusto mentre lo risucchiava con un gemito soffocato.

Angelo gemette, le dita che si aggrappavano al bordo del lavandino mentre lei lavorava su di lui con una voracità
che lo lasciava senza fiato. La bocca di Aurora era calda, umida, la lingua che tracciava cerchi attorno alla corona
prima di sprofondare di nuovo, prendendolo sempre più a fondo. Ogni volta che risaliva, un filo di saliva e
precum si allungava tra le sue labbra e la punta del suo cazzo, per poi spezzarsi con un plop bagnato. «Cristo,
Aurora…» ansimò lui, sentendo le palle contrarsi. «Se continui così…»
Lei lo lasciò andare con un pop umido, un sorrisetto trionfante sulle labbra lucide. «È proprio quello che voglio»
rispose, alzandosi in piedi con un movimento sinuoso. Si voltò, appoggiando le mani sul lavandino e inarcando la
schiena in modo che il suo culo perfetto, ancora leggermente arrossato per come l’aveva preso prima, fosse
offerto a lui come un invito irrefrenabile. «Voglio che mi riempi di nuovo. Ma questa volta…» Si morse il labbro,
guardandolo da sopra la spalla. «Voglio che sia qui.»
Non ci fu bisogno di altre parole. Angelo si avvicinò, le mani che si posarono sui fianchi snelli di Aurora, le dita
che affondavano nella carne morbida mentre si posizionava dietro di lei. Il suo cazzo, ora completamente duro,
sfiorò le natiche di lei, lasciando una scia appiccicosa sulla pelle. «Sei sicura?» chiese, anche se sapeva già la
risposta. Le sue dita scivolarono lungo la fessura del suo culo, trovando l’entrata ancora umida e leggermente
allargata dalla prima penetrazione anale.
Aurora ansimò quando lui premette la punta contro il suo buco, già pronto ad accoglierlo. «Sì» sibilò, spingendo
indietro i fianchi per incontrare la sua erezione. «Dammelo tutto. Voglio sentirti venire dentro di me.»
Non ci fu più spazio per la razionalità. Angelo afferrò i suoi fianchi con forza e spinse, il suo cazzo che si
insinuava dentro di lei con un movimento lento ma inesorabile. Aurora gemette, le unghie che graffiavano la
ceramica del lavandino mentre lui la riempiva centimetro dopo centimetro, allargandola di nuovo, possedendola
in modo così intimo che gli sembrava di impazzire. «Dio, sei così stretta…» ringhiò, sentendo il suo ano contrarsi
attorno al suo membro, quasi a volerlo trattenere dentro per sempre.
«Di più» supplicò lei, la voce rotta dal piacere. «Fammi male.»
Angelo non si fece pregare. Iniziò a muoversi con colpi decisi, il suo bacino che sbatteva contro le natiche di
Aurora con un ritmo costante, ogni affondo accompagnato dal suono umido della loro unione. Le sue palle
sbattevano contro di lei ad ogni spinta, il sudore che gli imperlava la fronte mentre la sculacciava con forza,
lasciando impronte rosse sulla sua pelle lattea. « Così ti piace, puttanella?» le chiese, la voce roca, mentre le
affondava le dita nei fianchi. «Ti piace quando ti scopo il culo come una troia?»
«Sì!» gridò lei, la testa che cadeva all’indietro mentre un altro orgasmo iniziava a montarle dentro. «Sono la tua
troia, Angelo! Riempimi di sperma, per favore…»
Quelle parole furono la sua fine. Angelo sentì il piacere esplodergli nelle vene, il cazzo che pulsava
violentemente mentre si spingeva dentro di lei un’ultima volta, affondando fino in fondo. Con un gemito
gutturale, iniziò a venire, il suo sperma che schizzava dentro il suo intestino stretto, riempiendola a ondate calde
e dense. Aurora urlò, il corpo scosso da un orgasmo così intenso che le gambe le tremavano, il suo ano che si
contraeva attorno a lui, strizzando fuori ogni ultima goccia del suo seme.
Per un lungo momento, rimasero così, lui ancora dentro di lei, entrambi ansimanti, il sudore che li faceva aderire
l’uno all’altra. Poi, lentamente, Angelo si ritirò, il suo cazzo che usciva dal suo buco con un suono umido, una

goccia di sperma che colava lungo la coscia di Aurora. Lei si voltò verso di lui, gli occhi semichiusi, un sorriso
sazio sulle labbra. «Adesso» disse, abbassandosi di nuovo in ginocchio senza esitazione, «fammi pulire.»
Non ci fu bisogno di chiederglielo due volte. Aurora avvolse le labbra attorno al suo cazzo ancora semiduro, la
lingua che si muoveva in cerchi lenti per raccogliere ogni traccia di sperma e succhi che ancora lo ricoprivano. Lo
leccò come se fosse il gelato più delizioso, gemendo piano mentre lo puliva con cura, le guance che si incavavano
ad ogni risucchio. Quando fu sicuro che non fosse rimasto nulla, Angelo le afferrò i capelli e la tirò su, baciandola
con ferocia, assaporando il proprio sapore sulle sue labbra.
«Sei incredibile» le sussurrò contro la bocca, le mani che le accarezzavano i seni, i pollici che strofinavano i
capezzoli ancora duri.
Aurora rise, un suono basso e sensuale. «E questo è solo l’inizio» rispose, sistemandosi i vestiti con movimenti
lenti, come se non avesse alcuna fretta di tornare nel mondo reale. «Ora che so com’è, non ti lascerò più
andare.» Si avvicinò all’orecchio di lui, il fiato caldo che gli solleticava la pelle. «La prossima volta, voglio che mi
scopi sul tuo divano. E poi in cucina. E poi…»
Angelo la zittì con un altro bacio, le mani che le stringevano il culo con possessività. Non importava dove fossero
o chi potesse vederli. In quel momento, Aurora era sua, e lui non aveva alcuna intenzione di lasciarla andare.
scritto il
2026-04-15
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