Il profumo della tentazione
di
Angelo B
genere
confessioni
Angelo, sessantenne, osserva Chanel,
giovane e sensuale, nel bar di quartiere. Il
suo desiderio proibito lo consuma,
immaginando di possederla, ma il loro
sguardo si incrocia, rivelando una tensione
erotica che lo lascia umiliato e ancora più
eccitato.
Angelo sedette al suo solito tavolino nel bar di quartiere, il caffè bollente che gli scottava le labbra mentre i suoi
occhi cercavano istintivamente l'ingresso. Aveva sessant'anni, ma il suo corpo ancora rispondeva con
un'elettricità sorprendente quando pensava a lei. Chanel. Il nome stesso gli faceva venire i brividi lungo la
schiena, un'onda di calore che partiva dal basso ventre e si diffondeva fino alla punta delle dita.
La porta del bar si aprì con il solito scampanellio, e lì era lei. Chanel entrò come una dea scesa tra i mortali, i suoi
capelli corvini che cadevano a onde perfette sulle spalle nude, vestita con un abito estivo che aderiva ai suoi
vent'anni come una seconda pelle. Angelo sentì il cazzo indurirsi immediatamente sotto i pantaloni di lino,
un'erezione così potente e improvvisa che dovette incrociare le gambe per nasconderla. Lei era una bomba di
sesso, una creatura nata per essere scopata, e lui sentiva la bocca seccarsi mentre la immaginava nuda sotto di
lui.
Chanel ordinò un cappuccino al bancone, la sua voce dolce come miele ma con un sottotono che prometteva
peccato. Angelo seguiva ogni suo movimento, il modo in cui i suoi seni pieni oscillavano leggermente quando si
muoveva, il fondoschiena sodo che l'abito disegnava perfettamente. Voleva affondare il viso tra quelle chiappe,
leccarle quella fica che immaginava già bagnata e profumata. Le sue mani tremarono mentre afferrava la tazza di
caffè, le nocche bianche per la forza della presa.
Lui la conosceva solo di vista, la vedeva sempre qui la mattina, ma per Angelo era molto di più. Era il suo sogno
proibito, la sua ossessione notturna. Si masturbava pensando a lei quasi ogni sera, immaginando di spingerla
contro un muro, di strapparle quei vestiti costosi, di infilare il suo cazzo vecchio ma ancora vigoroso nella sua
figa giovane e stretta. "Che cazzo mi succede?" mormorò tra sé, sentendo il cuore battere all'impazzata nel
petto.
Chanel si voltò, e per un istante i loro sguardi si incrociarono. I suoi occhi erano grandi e scuri, pieni di una
consapevolezza sessuale che spaventava ed eccitava Angelo contemporaneamente. Lei lo guardò con
un'espressione neutra, ma lui sentì come se lei potesse leggere i suoi pensieri più sporchi. Come se sapesse che
lui voleva scoparla fino a farla urlare, farla venire ripetutamente sul suo cazzo vecchio.
Angelo si schiarì la gola, sentendo il sudore freddo sulla fronte. A sessant'anni, si sentiva come un ragazzo
impazzito quando la vedeva. Voleva sentire le sue labbra giovani avvolgere il suo cazzo, volela vedere
inginocchiata davanti a lui con quella bocca di fuoco aperta e pronta. Voleva sentire i suoi gemiti mentre lui la
penetrava, mentre le sue mani vecchie stringevano quel corpo perfetto, lasciando segni sulla pelle liscia.
Chanel pagò il suo caffè e si avviò verso l'uscita, i tacchi che cliccavano sul pavimento come un metronomo che
batteva il ritmo del cuore di Angelo. Quando passò vicino al suo tavolo, il profumo di lei lo colpì come un pugno
nello stomaco. Un mix di gelsomino e qualcosa di più intimo, il profumo di una donna nel pieno della sua
sessualità. Angelo dovette reprimere un gemito, sentendo il cazzo pulsare violentemente, quasi dolente.
"Buongiorno," disse lei con un sorriso leggero, e Angelo sentì le gambe molleggiare.
"Bu... buongiorno," balbettò lui, la voce roca per l'eccitazione. Vide un lampo di qualcosa nei suoi occhi, forse
comprensione, forse divertimento, e questo lo fece sentire ancora più umiliato e eccitato.
Chanel uscì dal bar, e Angelo rimase lì a fissare la porta vuota, il cazzo ancora duro come una pietra. Si passò una
mano tra i capelli bianchi, sentendosi vecchio e inutile. Ma poi il pensiero di lei, del suo corpo giovane e caldo,
riaccese la fiamma nella pancia. Sarebbe potuta essere sua, anche solo nei suoi sogni. Anche solo per una notte.
Lui finì il caffè in un sorso, il liquido amaro che gli bruciava la gola. Doveva andare a casa, dove poteva chiudere
gli occhi e immaginarla mentre si masturbava, immaginare la sua fica stretta che lo inghiottiva, i suoi seni che
rimbalzavano mentre lui la scopava con tutta la forza della sua disperazione. Era un sogno stupido, un desiderio
impossibile, ma era il suo. E per ora, bastava.
Angelo si alzò, il cazzo ancora duro che gli sfiorava l'interno della coscia. Mentre camminava verso l'uscita, sentì
gli sguardi degli altri clienti su di sé, ma non gli importava. La sua mente era già altrove, già nuda e sudata con
Chanel, già immersa nel profumo della sua fica, già persa nell'abbandono di uno scopata proibita che avrebbe
potuto ucciderlo, ma che per un momento lo avrebbe fatto sentire vivo di nuovo.
giovane e sensuale, nel bar di quartiere. Il
suo desiderio proibito lo consuma,
immaginando di possederla, ma il loro
sguardo si incrocia, rivelando una tensione
erotica che lo lascia umiliato e ancora più
eccitato.
Angelo sedette al suo solito tavolino nel bar di quartiere, il caffè bollente che gli scottava le labbra mentre i suoi
occhi cercavano istintivamente l'ingresso. Aveva sessant'anni, ma il suo corpo ancora rispondeva con
un'elettricità sorprendente quando pensava a lei. Chanel. Il nome stesso gli faceva venire i brividi lungo la
schiena, un'onda di calore che partiva dal basso ventre e si diffondeva fino alla punta delle dita.
La porta del bar si aprì con il solito scampanellio, e lì era lei. Chanel entrò come una dea scesa tra i mortali, i suoi
capelli corvini che cadevano a onde perfette sulle spalle nude, vestita con un abito estivo che aderiva ai suoi
vent'anni come una seconda pelle. Angelo sentì il cazzo indurirsi immediatamente sotto i pantaloni di lino,
un'erezione così potente e improvvisa che dovette incrociare le gambe per nasconderla. Lei era una bomba di
sesso, una creatura nata per essere scopata, e lui sentiva la bocca seccarsi mentre la immaginava nuda sotto di
lui.
Chanel ordinò un cappuccino al bancone, la sua voce dolce come miele ma con un sottotono che prometteva
peccato. Angelo seguiva ogni suo movimento, il modo in cui i suoi seni pieni oscillavano leggermente quando si
muoveva, il fondoschiena sodo che l'abito disegnava perfettamente. Voleva affondare il viso tra quelle chiappe,
leccarle quella fica che immaginava già bagnata e profumata. Le sue mani tremarono mentre afferrava la tazza di
caffè, le nocche bianche per la forza della presa.
Lui la conosceva solo di vista, la vedeva sempre qui la mattina, ma per Angelo era molto di più. Era il suo sogno
proibito, la sua ossessione notturna. Si masturbava pensando a lei quasi ogni sera, immaginando di spingerla
contro un muro, di strapparle quei vestiti costosi, di infilare il suo cazzo vecchio ma ancora vigoroso nella sua
figa giovane e stretta. "Che cazzo mi succede?" mormorò tra sé, sentendo il cuore battere all'impazzata nel
petto.
Chanel si voltò, e per un istante i loro sguardi si incrociarono. I suoi occhi erano grandi e scuri, pieni di una
consapevolezza sessuale che spaventava ed eccitava Angelo contemporaneamente. Lei lo guardò con
un'espressione neutra, ma lui sentì come se lei potesse leggere i suoi pensieri più sporchi. Come se sapesse che
lui voleva scoparla fino a farla urlare, farla venire ripetutamente sul suo cazzo vecchio.
Angelo si schiarì la gola, sentendo il sudore freddo sulla fronte. A sessant'anni, si sentiva come un ragazzo
impazzito quando la vedeva. Voleva sentire le sue labbra giovani avvolgere il suo cazzo, volela vedere
inginocchiata davanti a lui con quella bocca di fuoco aperta e pronta. Voleva sentire i suoi gemiti mentre lui la
penetrava, mentre le sue mani vecchie stringevano quel corpo perfetto, lasciando segni sulla pelle liscia.
Chanel pagò il suo caffè e si avviò verso l'uscita, i tacchi che cliccavano sul pavimento come un metronomo che
batteva il ritmo del cuore di Angelo. Quando passò vicino al suo tavolo, il profumo di lei lo colpì come un pugno
nello stomaco. Un mix di gelsomino e qualcosa di più intimo, il profumo di una donna nel pieno della sua
sessualità. Angelo dovette reprimere un gemito, sentendo il cazzo pulsare violentemente, quasi dolente.
"Buongiorno," disse lei con un sorriso leggero, e Angelo sentì le gambe molleggiare.
"Bu... buongiorno," balbettò lui, la voce roca per l'eccitazione. Vide un lampo di qualcosa nei suoi occhi, forse
comprensione, forse divertimento, e questo lo fece sentire ancora più umiliato e eccitato.
Chanel uscì dal bar, e Angelo rimase lì a fissare la porta vuota, il cazzo ancora duro come una pietra. Si passò una
mano tra i capelli bianchi, sentendosi vecchio e inutile. Ma poi il pensiero di lei, del suo corpo giovane e caldo,
riaccese la fiamma nella pancia. Sarebbe potuta essere sua, anche solo nei suoi sogni. Anche solo per una notte.
Lui finì il caffè in un sorso, il liquido amaro che gli bruciava la gola. Doveva andare a casa, dove poteva chiudere
gli occhi e immaginarla mentre si masturbava, immaginare la sua fica stretta che lo inghiottiva, i suoi seni che
rimbalzavano mentre lui la scopava con tutta la forza della sua disperazione. Era un sogno stupido, un desiderio
impossibile, ma era il suo. E per ora, bastava.
Angelo si alzò, il cazzo ancora duro che gli sfiorava l'interno della coscia. Mentre camminava verso l'uscita, sentì
gli sguardi degli altri clienti su di sé, ma non gli importava. La sua mente era già altrove, già nuda e sudata con
Chanel, già immersa nel profumo della sua fica, già persa nell'abbandono di uno scopata proibita che avrebbe
potuto ucciderlo, ma che per un momento lo avrebbe fatto sentire vivo di nuovo.
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