Vortice di vapore. E carne

di
genere
tradimenti

Carine e il protagonista si ritrovano in una
stanza d'albergo a Recife, dove la tensione
sessuale esplode in un incontro
appassionato nella vasca idromassaggio. Lei
prende il controllo, guidandolo in un gioco
di piacere e dominazione, mentre l'acqua e
il vapore amplificano ogni sensazione.
La porta della stanza d'albergo si chiude con un tonfo sordo alle loro spalle, e l'aria condizionata li avvolge in un
contrasto immediato con il caldo soffocante di Recife. Carine non accende le luci. Si limita a tirare le tende,
lasciando che la penombra del crepuscolo filtri attraverso il tessuto sottile, tingendo tutto di un arancione
spento e sensuale.
«La vasca è già pronta» mormora, indicando con un cenno del mento la porta del bagno, da cui esce un vapore
denso e profumato.
Il protagonista la segue, le mani ancora brucianti per il contatto della pelle di lei all'aeroporto. Il bagno è
spazioso, le piastrelle bianche riflettono la luce fioca, e al centro la vasca idromassaggio gorgoglia con un rumore
liquido e costante. L'acqua è trasparente, cristallina, le bollicine che si formano sul fondo creano un effetto
ipnotico.
«Togli tutto» ordina Carine, senza guardarlo. Si sta già sfilando il top strappato, gettandolo su una sedia. I seni
escono liberi, il rosa dei capezzoli ancora indurito dal succhiare furioso del pilastro.
Lui obbedisce. La camicia, i pantaloni, il boxer. Il cazzo gli pende pesante tra le gambe, già semi-eretto per
l'anticipazione. Carine lo nota, e le labbra si schiudono in un sorriso che non arriva agli occhi. Quegli occhi scuri,
fissi su di lui, che sembrano calcolare ogni centimetro della sua eccitazione.
«Sei venuto fin qui per questo» dice. Non è una domanda.
Si avvicina, le anche che dondolano con quella camminata che ha imparato a usare come arma. Una mano gli
prende il cazzo, stringendolo con decisione. Lui sussulta, la testa che cade all'indietro di un centimetro.
«Entra» sussurra lei all'orecchio, e poi lo spinge.

Il bordo della vasca colpisce il dietro delle sue ginocchia, e lui cade nell'acqua calda con un tonfo sordo. Le
bollicine lo avvolgono immediatamente, migliaia di getti d'aria che pizzicano la pelle, che solleticano i testicoli,
che massaggiano la base del cazzo. L'acqua è quasi troppo calda, un grado sotto lo scottante, e il contrasto con
l'aria condizionata gli fa venire la pelle d'oca nonostante il calore.
Carine non entra subito. Resta in piedi sul bordo, nuda, a guardarlo. Una dea del vapore che si alza attorno alle
sue caviglie. Si gira, lentamente, mostrandogli il culo perfetto, le natiche tonde e sollevate. Si piega in avanti,
appoggiandosi al lavandino, e si apre con entrambe le mani.
«Guarda che culo hai fatto venire» dice, la voce roca. «Tutto il volo, pensavo a te che mi sfondavi.»
Lui si masturba sott'acqua, il movimento rallentato dalla resistenza del liquido. I getti dell'idromassaggio
colpiscono il glande ogni volta che il cazzo emerge, e la sensazione è strana, quasi eccessiva, un piacere che
confina con il fastidio.
Carine finalmente entra. Non dal lato opposto, ma calandosi direttamente su di lui, le gambe che si aprono sopra
le sue cosce. L'acqua trabocca violentemente, inondando il pavimento. Lei non ci fa caso. Le sue mani gli
afferrano le spalle, le unghie che affondano nella carne.
«Non il cazzo» mormora, il respiro già accelerato. «Non ancora.»
Si alza leggermente, guidando il suo cazzo con una mano sott'acqua. La punta sfiora qualcosa di stretto, di caldo,
che non è la figa. Lui capisce un attimo prima che lei scenda, e il suo corpo si irrigidisce in una contraddizione: il
desiderio di opporsi, di prendere il controllo, e la resa immediata di fronte alla prospettiva di quel buco che lo
sta ingoiando.
Carine scende tutta in un colpo. Il cazzo scompare completamente nel suo culo, e lei emette un suono che non
è un gemito, non è un grido. È qualcosa di più antico, un ruggito soffocato che parte dalle viscere. L'acqua
intorno a loro schizza, i getti dell'idromassaggio sembrano impazzire, creando vortici che massaggiano i loro
corpi uniti.
«Cazzo» sibila lei, la fronte che si piega in una ruga profonda. «Cazzo, cazzo, cazzo.»
Non si muove. Resta immobile, seduta sulle sue cosce, il cazzo sepolto fino alle palle in quel tunnel caldo e
pulsante. Lui sente le contrazioni involontarie dello sfintere, quei sussulti che sembrano volerlo espellere e
succhiare più a fondo contemporaneamente.
«Muoviti» ringhia lui, le mani che le afferrano i fianchi.
«No» resiste lei, gli occhi chiusi, la testa gettata all'indietro. «Aspetta. Senti. Solo... senti.»
E lui sente. L'acqua che gorgoglia intorno ai testicoli, le bollicine che esplodono contro la base del cazzo, il calore
umido che avvolge tutto. E dentro, quel buco che sembra vivere di vita propria, che si stringe e rilassa in un
ritmo che non è il suo, che è quello di lei, del suo piacere, della sua eccitazione.
Quando Carine finalmente si muove, è con una lentezza crudele. Si alza di un centimetro, lasciando che solo la
punta resti infilata, e poi ricade con un tonfo sordo che fa schizzare alt'acqua. Il rumore è obscene, il suono della

carne che colpisce la carne, mescolato al gorgoglio costante dell'idromassaggio.
«Più forte» implora lui, le dita che affondano nei fianchi di lei.
«Tu non comandi qui» ride lei, ma obbedisce. Inizia a muoversi in un ritmo costante, le natiche che emergono
dall'acqua a ogni sollevamento, lucide e scintillanti. I getti d'acqua colpiscono direttamente il suo culo quando si
alza, scivolando nel solco, bagnando quel punto di unione in modo che ogni discesa sia più scivolosa, più
profonda, più silenziosa.
L'acqua intorno a loro diventa turbolenta. Le onde si infrangono contro i bordi della vasca, inondando il
pavimento di marmo. Il vapore si addensa, rendendo l'aria difficile da respirare, un bagno di umidità che entra nei
polmoni con ogni respiro affannoso.
Carine accelera. Le sue mani lasciano le spalle di lui per afferrare i propri seni, tirandosi i capezzoli con crudeltà. Il
suo culo sbatte contro il suo bacino con una violenza che fa risuonare l'acqua, che crea schizzi che arrivano fino
allo specchio appannato.
«Sto per venire» ansimia lei, la voce rotta. «Nel culo... sto per venire nel culo...»
Lui la penetra più a fondo, usando le mani per spingerla giù con forza, per tenerla schiacciata contro di sé
quando lei cerca di sollevarsi. I getti dell'idromassaggio colpiscono il suo cazzo ogni volta che emerge
parzialmente, una vibrazione costante che somma al calore del buco, alla pressione dello sfintere, alla vista di lei
che si masturba il clitoride sott'acqua con movimenti frenetici.
L'orgasmo di Carine è un evento fisico che lui sente attraverso il cazzo. Lo sfintere si contrae in spasmi violenti,
una serie di strizzate che sembrano volerlo spezzare. Lei grida, un suono che non ha parole, solo vocale, solo
gola. L'acqua intorno a loro esplode in un ultimo schizzo disperato.
Lui non viene. Lei non glielo permette. Si alza con un movimento brusco, il cazzo che esce dal culo con un suono
umido e osceno, e si gira, inginocchiandosi nella vasca di fronte a lui.
«La notte è lunga» mormora, prendendo il cazzo tra le labbra ancora una volta, il sapore del suo stesso culo che
la fa strizzare gli occhi per un istante. «Una settimana, hai detto.»
Succhia forte, la lingua che gira intorno al glande, che pulisce ogni traccia. Poi si ferma, lo guarda negli occhi
sopra il bordo del cazzo.
«Stanotte ti faccio venire nel culo fino a svuotarti. E domani ricominciamo.»
Il protagonista affonda le mani nei suoi capelli bagnati, guidandola di nuovo verso il cazzo. Il vapore si addensa
intorno a loro, il gorgoglio dell'idromassaggio copre ogni altro suono. Fuori, Recife brucia nel suo caldo notturno.
Dentro, l'acqua e il piacere si fondono in un'estasi torrida che non conosce fine.
Una settimana. Sette notti come questa. E lui sa già che non sarà mai abbastanza.
scritto il
2026-04-11
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