L'"Agenzia EsseEmme" e le statue umane in una festa tipo "Antica Roma".

di
genere
sadomaso

Un pomeriggio alla nostra agenzia riceviamo una coppia che richiede degli attori per una festa a fondo sadomasochistico che vogliono organizzare.
Non richiedono partecipanti alla festa da seviziare ma vogliono una esibizione un pò kitsch; un pò volgare per attrare e stimolare gli ospiti.
Chiedono uomini e donne da esbire come statue umane, statue umane sofferenti da esibire nel perimetro del parco della villa dove vorrebbero organizzare la festa.
Noi proponiamo diversi soggetti disposti a sopportare quell'attività; ma proponiamo alla coppia anche la nostra partecipazione perchè ci attrae, ci eccita quella prospetiva.
La coppia non fà problemi stabilisce il compenso per le comparse e concordiamo i limiti a cui le comparse, noi comprese, saremmo state assoggettate.
Concordati i termini contrattuali, ci diamo da fare per trovare la decina di persone richieste dai clienti.
Dopo mezza giornata di telefonate concordiamo con vari soggetti disposti ad esibirsi.

Per la serata prevista ci presentammo tutti quanti in orario, appena prima del ricevimento.
La coppia ci fece spogliare tutti poi ci affidò ad un tizio completamente nudo che sembrava essere il coreografo della serata.
I clienti sembravano veramente ben organizzati.
Quel porco lascivo toccandoci ed accarezzadoci disgusamente, senza fare distinzione tra uomini e donne ci lega le mani dietro la schiena
Poi con l'aiuto di un aiutante ci fecero montare su delle piazzoline che contornavano il giardino della villa; ogni piazzolina era coperta da ghiaia grossolana su cui i nostri piedi cominciarono a soffrire.
Il porco lascivo ci dispose artisticamente alternando uomini e donne per creare una coreagrafia oscenamente artistica.
I nostri colli vennero legati legati con un cappio e stretti al tronco alle spalle di ogni piazzolina.
Lo schifoso regolò la tensione del cappio di ciascuono in modo di farci affanare e mostrare una disgustosa esibizione di sofferenza per gli astanti.
Il maiale ci guardava con passione artistica aggiustando di tanto intanto la nostra posizione e la tensione del cappoi che ci soffocava per equilibrare e armonizzare la scenografia.
Poi quando fù contento del nostro posizionamento e del nostro artistico tormento, cominciò ad aggiungere elementi di martirio che avrebbero fatto piacere agli ospiti del convivio.
Ad tutte ci mise dei morsetti ai capezzoli che recavano all'estremità dei pendenti colorati fluorescenti, che muovendosi per le oscillazioni provocate dal nostro tormento, per il soffocamento, per la ghiaia che tormentava i nostri piedi, creavano una fascinosa scenografia di dinamico spettacolo.
Per aggiungere oscenità alla nostra, situazione ad ognuna di noi statue donne e maschi venne infalata nell'uretra una asta con in cima nella parte esterna un pendaglio grottesco e colorattissimo che aggiungeva spettaccolarittà ai nostri corpi tormentati.
La nostra sistemazione corrispondeva al contratto stabilito, alle condizioni di sistemazione che avevamo concordato.
Sapevamo che in seguito le regole contratuali non sarebbero state rispettate e ch evremmo dovuto rivedere i compensi.
Ma per il momento io, e credo gli altri, ci stavamo godendo il momento.
Eravamo state trasformate in statue oscene, disgustose; a me piaceva e mi eccitava, cosa che notavo per le altre statue che sembravano godere di quella manifestazione artistica che era stata creata.
Le contorsioni di dolore e sofferenza si mischiavano a quelle di piacere.
In tal maniera reavamo una fantastica dinamica scenografia di stupendi corpi nudi, oscenamente esposti, con disgustosi ammeniccoli che tormentavano i nostri corpi.
Gli ospiti della festa che arivarono uno dopo l'altro invadendo il centro del giardino e accommodandosi al buffet, rimasero ammirati ed eccitati da quella magnificazione artistica del nostro tormento.
Tra una tartina, un pasticcino, un tramezzino ed uno stuzzichino gli ospiti ci ammiravano e facevano degli ampi complimenti ai padroni di casa per la splendida coreografia che avevano creato.
Non pochi ricordavano le antiche feste dei romani, in cui gli schiavi venivano seviziati per rallegrare gli astanti.
Io ero eccitato come una bestia per esere esposto in quella maniera così degradante.
E guardando i miei compagni, che si contorcevano per la soferenza, vedevo una simile eccitazione, cazzi eretti, e fighe sgocciolanti.
Gli astanti sazi di cibo ed ebbri di alcool cominciarono alasciarsi andare.
Cominciarono ad accoppiarsi tra loro; acomparvero alcune fruste con cui cominciarono a tormentarsi tra loro.
Poi alcuni scudisci cominciarono a colpire i nostri corpi; ciò non era previsto dal contratto per noi statue viventi, e ne avremmo parlato successivamente con i clienti.
Comunque sia subimmo con piacere il dolore delle scudisciate.
Io con la mia uretra opressa dall'asta cha la riempiva e che mi sfondava il cazzo, arrivai sborrando attorno alla barra di acciaio.
Vidi altri miei compagni tormentati dagli scudisci arrivare allo stesso modo.
La serata andò avanti fino all'alba, mentre noi "statue viventi" soffrivamo come bestie e godevamo come animali la festa si conconcluse.
Al primo sorgere del sole, con la festa conclusa, il porco scenografo ci sciolse e ci libero dai nostri tormenti.
Qualcuno e qualcuna, seppur esausta volle fermarsi con lui e con gli altri ospiti.
Io e mia sorella seppur esausti da trormento e dal godimento riuscimmo ad avvicinnare i padroni di casa per ridiscutere il compenso, per noi e per le latre comparse.
I due ci assicurarono che ne avrebbero discusso allo studio.
Io mia sorella ci avviammo verso, casa commentando che se pur sfinite ci eravamo divertite.
Convenimmo che fare le statue umane ci piaceva, poi i discorsi si lasciarono andare in maniera insignificante coperti dalla stanchezza.

Arrivvammo a casa e facemmo appena in tempo a gettarci a letto sprofondando in un sonno gratificante.
Ci svegliammo la mattina completamente gratificate.

Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è " riccalupa@gmail.com".




scritto il
2026-05-20
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