Alessia
di
ADES
genere
dominazione
Da tempo sono cultore di racconti erotici, ma purtroppo è diventato difficile trovarne di interessanti. In tanto scrivono 4 righe senza costruzione della storia, senza dettagli, senza fantasia. Per gli amanti ho deciso di pubblicare alcuni racconti, a mio giudizio interessanti, raccolti nel tempo. Premetto che non ne sono l'autore, ma un semplice divulgatore. Se qualcuno riconosce un suo scritto o semplicemente interessato a scambio opinioni antoniodeantonis300@yahoo.it
Alessia è una bella donna di 33 anni, sposata con Michele e con il quale ha un ottimo rapporto. Ale lavora presso uno studio di marketing, un lavoro che le piace molto, che le da molte soddisfazioni e che la fa stare costantemente a contatto con molta gente.
Sia Alessia che Michele sono due persone molto dinamiche e molto competitive, tanto da fare spesso qualche scommessa innocente con in palio regali, cene, faccende domestiche ecc.
Una sera Michele le lanciò una scommessa e chi avesse vinto avrebbe deciso come si sarebbe dovuto vestire l’altro per un mese intero. Alessia era un po’ perplessa, ma il suo essere competitiva non poteva che spingerla ad accettare la scommessa del marito; Ale perse e passò tutto il resto della serata a pensare a cosa le sarebbe potuto accadere il giorno dopo…si sentiva intimorita al pensiero di cosa potesse combinarle il marito, ma allo stesso tempo la cosa cominciava ad eccitarla.
Il mattino seguente, dopo aver fatto colazione, Michele la portò in camera da letto e la fece sedere; mentre lui frugava nell’armadio alla ricerca degli abiti che voleva che lei indossasse, Alessia cominciava a sentire il cuore batterle sempre più forte. Dopo un paio di minuti ecco il risultato: una gonna blu lunga fino al ginocchio, molto aderente, la relativa giacchetta, una camicetta bianca ed un paio di scarpe col tacco a spillo. Alessia si sentì sollevata, alla fine dei conti non era niente di che. Si preparò e raggiunse Michele che la stava aspettando in ingresso di fronte allo specchio.
“prima di uscire devo controllare che tu abbia messo ciò che ti ho preparato”
Alessia rimase un po’ perplessa dal tono deciso con cui suo marito aveva pronunciato quelle parole, ma alla fine pensò facesse parte del gioco e decise di assecondarlo senza fare domande.
Con molta fermezza Michele le allargò un po’ la gonna e successivamente scostò la giacca del vestito.
“non ti avevo preparato nessun intimo…per quanto bello possa essere hai disobbedito…togliti immediatamente mutandine e reggiseno ..alla tua punizione ci penseremo questa sera”
“Punizione? Che punizione? Questo è matto! E perché dovrei togliere l’intimo?” furono questi i primi pensieri che attraversarono la sua mente…ma non fece in tempo a finire quei pensieri che Michele iniziò a spogliarla e ad intimarle di togliersi quello che aveva in eccesso.
Avrebbe voluto prendere a sberle il marito, ma non ne fu in grado. Si limitò ad eseguire quell’ordine.
La giornata al lavoro fu molto strana…si sentiva nuda ed osservata da tutti, come se tutte le persone che incrociava sapessero che sotto era nuda.
Tornata a casa si regalò un bagno caldo per rilassarsi e scacciare via dalla mente gli occhi di tutti i colleghi. Il tempo passò senza che lei se ne accorgesse; quando uscì dal bagno sentì la televisione accesa: suo marito era tornato a casa. “mi vesto e preparo subito da cena amore !”Nessuna risposta…
Entrò in camera e sul letto c’era un pacco con un biglietto appoggiato sopra. Un regalo!! Sentì di avere il marito migliore del mondo e le scappò un sorriso mentre apriva il biglietto. Lesse ciò che Michele aveva scritto e rimase interdetta “questo è tutto quello che indosserai in casa quando saremo solo io e te”. Un misto di curiosità ed eccitazione cominciò a pervaderla. Aprì la il pacco e ci trovò una scatola con all’interno un paio di scarpe nere stupende, ma con un tacco a spillo vertiginoso.
Rimase per un paio di minuti immobile, con il biglietto in mano e gli occhi sbarrati a fissare le scarpe. Non sapeva se andare da suo marito a fare una scenata o se eseguire quanto richiesto. Ancora una volta si stupì ad eseguire l’ordine come un automa.
Dopo essersi messa le scarpe raggiunse Michele in salotto tenendo la testa bassa. Lui la guardò di sfuggita più per controllare che non indossasse altro e con fare distaccato le disse “era ora…ti sei persa? Vai a preparare la cena che ho fame”. Alessia rimase di sasso…non l’aveva mai trattata così…ancora una volta non ebbe la forza di reagire ed andò in cucina. Poco dopo Michele la raggiunse, le si mise dietro, le prese le mani e gliele fece appoggiare sul piano della cucina, la prese per i fianchi e le fece fare un passo indietro, dopodiché si tolse i pantaloni estraendo il cazzo duro come il marmo. La penetrò con forza, sempre tirandola a sé per i fianchi per farglielo sentire tutto dentro. Dopo pochi minuti lo tirò fuori, giusto pochi istanti prima di venire, e le schizzò il suo liquido sul sedere; si ricompose e se ne andò senza dire una parola, lasciando Alessia da sola.
Lei si sentì usata, sporca, ma quella situazione cominciava a farla eccitare sempre di più.
Dopo aver servito in tavola, aver cenato assieme a Michele ed aver lavato i piatti, raggiunse il marito seduto sul divano e si mise a fianco a lui. Guardarono la tv assieme, abbracciati come sempre, fino a quando lui la scostò e si tolse i pantaloni. Subito Ale, con un gesto che non le era mai sembrato così naturale, prese tra le labbra il cazzo duro del marito, dapprima leccando e baciando la punta, muovendo la mano su e giù, e poi prendendolo tutto in bocca, fino alla base. Si sentiva una troia, ma la cosa non faceva altro che eccitarla. Gli montò sopra, totalmente nuda ma sempre con le scarpe addosso perché la facevano sentire più sensuale ed allo stesso tempo più zoccola. Era seduta sopra di lui, con il cazzo dentro la sua figa che ormai era diventata un lago ed iniziò a muoversi secondo il ritmo dato dal marito che la teneva per i fianchi. Tutta la vergona, tutto l’imbarazzo, tutta l’eccitazione, tutte quelle emozioni provate quel giorno esplosero in un orgasmo tanto forte quanto intenso che la fece tremare tutta. Ancora in preda all’orgasmo, Michele sfilò il cazzo dalla sua figa e buttò Alessia sul divano, le montò sopra, le prese una mano e la appoggiò sul suo membro e si fece masturbare. Poco dopo le venne sul seno e sulla faccia, si alzò e la lasciò nuovamente da sola. Ale si ritrovò di nuovo in un mix di emozioni, soddisfatta per l’orgasmo, felice per aver fatto l’amore, incredula per come era stata lasciata sola, stupita per essersi ritrovata nuovamente eccitata di fronte a tutto ciò. Sentì lo sperma colarle sulle labbra, lo assaggiò con la punta della lingua, infilò due dita nella figa ancora bagnata, le bagnò per bene e le portò alla bocca dove raccolse lo sperma del marito e poi leccò con gusto gli orgasmi di entrambi mischiati assieme.
Si rialzò, andò in bagno a sistemarsi, andò in camera dove trovò Michele già sotto le coperte, tolse le scarpe e le sistemò con cura ai piedi del letto, si infilò nuda al fianco del marito e cercò di prendere sonno penIl sabato successivo Michele rientrò in casa a metà pomeriggio dopo aver fatto alcune commissioni. Appena entrato sentì il vociare di due donne, erano Alessia con la sua migliore amica Paola. Paola è una bella donna, alta, slanciata, lunghi capelli neri lisci, un bel seno ed un fondo schiena davvero niente male; ama vestirsi bene in ogni occasione, infatti, Michele non l’aveva mai vista senza scarpe col tacco e vestiti firmati, esattamente come era in quel momento. Michele pensava anche la migliore amica di sua moglie, ormai diventata anche una sua cara amica, fosse sotto sotto una gran porca. Ovviamente era solo una sensazione, ma volle provare a vedere se quella sensazione fosse vera o meno.
La cosa che saltò subito all’occhio di Michele fu Alessia che sbiancò nel vederlo tornare a casa e nel vedere che si era messa degli indumenti addosso senza chiedere permesso a lui. Erano solo una paio di shorts e una t-shirt, niente intimo, ma nemmeno niente scarpe col tacco. Lo sguardo del marito trafisse come un pugnale Alessia che in quel momento comprese di essere veramente nei guai.
Dopo i vari saluti e convenevoli Michele si rivolse verso Alessia e con tono duro e deciso le disse:”E tu cosa ci fai conciata in questo modo? Vai a mettere la tua divisa casalinga e poi preparaci un caffè”
Ale sgranò gli occhi e provò a borbottare qualcosa per rispondere al marito, per dirgli che se non se ne fosse accorto c’era un ospite, che non erano quelli gli accordi…ma dalla bocca non uscì nemmeno una sillaba; si scusò con Paola e si allontanò. Paola non capiva cosa stesse succedendo e chiese a Michele di spiegarle il motivo di quella scena. Michele non aspettava altro che rimanere da solo con lei per spiegarle tutto quanto e vedere la sua reazione; come immaginava, una volta saputa la situazione, Paola andò su di giri e chiese a Michele di poter entrare a far parte di quel “gioco” e di potergli dare una mano ad educare e addestrare la sua miglior amica. A lui scappò una risata, più per il fatto di aver visto che la sua sensazione su Paola fosse esatta che per il fatto di farla entrare nel loro gioco. Accettò di buon grado la richiesta della donna, in fin dei conti avrebbe avuto in casa due belle donne; ovviamente mise dei paletti: sarebbe sempre stato lui sopra di tutti, lei poteva dare ordini ad Alessia certo, ma l’ultima parola spettava sempre a lui.
Dopo qualche minuto Alessia tornò in salotto con il caffè ed ovviamente con la sua divisa composta dalle sole scarpe col tacco alto. Vide il marito e l’amica con un ghigno stampato sulle loro facce, non sapeva cosa era successo in sua assenza, sentiva solo l’imbarazzo per trovarsi in quello stato di fronte a Paola. I due bevettero il caffè spiegando ad Alessia, che rimase in piedi tutto il tempo, che da quel momento Paola era la sua nuova Padrona assieme a Michele. Alessia sentì le gambe cederle, sarebbe stata agli ordini della sua migliore amica, non poteva crederci, ma non aveva nemmeno molte alternative…la sua opinione non era richiesta e quindi non potè fare altro che subire quella decisione.
Finito il caffè Michele si alzò in piedi, andò vicino alla moglie, la girò verso Paola e le disse: “ ora ti spetta la giusta punizione per esserti vestita senza il mio permesso…mani incrociate dietro la testa e gambe divaricate…muoviti!” dopo averla fatta mettere in posizione la fece andare in avanti con il tronco fino a farla mettere a novanta, con il viso esattamente difronte a quello dell’amica. Qualche secondò dopo il suono della mano di Michele sul sedere di Alessia riecheggiò per il salotto; lei sussultò e le scappò un gridolino di dolore, non riuscì più a guardare negli occhi Paola. Arrivò la seconda sberla e poi la terza e la quarta. Facevano male, sentiva già il sedere bruciarle, una lacrima le scese a rigarle il viso e fu in quel momento che Paola fece un gesto del tutto inaspettato e dolce. Le alzò il mento con una mano e poi le asciugò dolcemente la guancia da quella lacrima. Un momento di conforto finalmente, non era del tutto sola allora. Poi un sorrisino comparve sul volto di Paola che in una frazione di secondo le diede una sberla così forte che quasi la fece cadere.
“piantala di fare la lagna…nessuno ti ha dato il permesso di piangere”
Il mondo crollò addosso ad Alessia. Era sola.
Il marito, divertito dalla scena tra le due amiche, riprese a sculacciare la moglie; venti sberle, una più forte dell’altra, fino a farle diventare il sedere completamente rosso. Alessia non ce la fece e crollò a terra, più per la situazione che si era venuta a creare che non per le sberle.
“beh spero che tu abbia imparato la lezione…e già che sei lì a terra, bacia scarpe e piedi della tua nuova padrona” e nel dire questo si sedette vicino a Paola ed iniziarono a deriderla mentre lei adorava i piedi dell’amica e si sentiva sempre più umiliata e sconfortata.
Le fecero fare anche un lungo massaggio ai piedi di Paola, poi Michele decise che quel giorno avrebbe dato il colpo di grazia alla volontà di Alessia facendola diventare totalmente remissiva e ai suoi comandi.
“Sai Ale, credo che dopo questo massaggio, sia giusto darti un premio. Adesso spoglierai Paola, ti inginocchierai davanti a lei e le darai piacere con la lingua”.
Paola scattò in piedi divertita ed ansiosa di essere leccata dalla sua nuova schiavetta che, dal canto suo, era ancora un po’ incerta per via dell’ingresso della padrona in questa situazione. Così, anche se anche un po’ titubante, spogliò Paola e la aiutò a rimettersi sul divano e, dopo averle aperto le gambe, si avvicinò alla figa bagnata dell’amica. Era un po’ incerta ed impacciata, non aveva mai fatto nulla con un’altra donna, ma con il passare dei minuti prese sempre più fiducia e cominciò a far provare piacere alla padrona. Alzò sguardo per vedere la reazione di Paola al lavoretto che le stava facendo e la vide baciarsi con il marito che nel frattempo le accarezzava il seno e i capezzoli. L’istinto di Alessia fu quello di fermarsi, era troppo, stava per esplodere quando Michele con tono categorico le disse “torna a fare quello che stavi facendo! Ora te sei la nostra schiava, non hai più diritti, sei solo il nostro giocattolo”. Il mondo le crollò addosso di nuovo, rimase ferma, interdetta, ma a farla tornare alla realtà arrivò un’altra sberla di Paola che poi la prese per la testa e la riabbassò sul suo sesso e tornò a baciare Michele. Piano piano Ale ricominciò quello che aveva interrotto, con in testa mille pensieri. Dopo un lavoro abbondante sulla figa dell’amica quest’ultima venne con un orgasmo molto violento che riempì la faccia di Alessia di umori.
Paola, dopo essersi ripresa, iniziò a spogliare Michele ma guardando Alessia con aria di sfida. Sguardo che la schiava non riusciva a sostenere e che quindi indirizzò verso il pavimento.
La nuova arrivata si alzò e si diresse verso una delle sedie del salotto portando con sé Michele, tenendolo per mano, e Alessia tenendola per i capelli e facendola gattonare. Fece sedere Michele sulla sedia e poi si sedette su di lui facendo scomparire il suo grosso cazzo duro dentro la sua figa ancora ben bagnata. Dava le spalle a lui perché voleva guardare Alessia mentre si faceva scopare da suo marito; Ale ancora una volta non riuscì a sostenere lo sguardo ma Paola le strinse il viso con una mano e la costrinse a guardare quella scena, mentre la sua migliore amica scopava suo marito, mentre lei diventava cornuta, mentre ogni sua volontà cominciava a scomparire per sempre. Poi la Padrona avvicinò il viso di Ale al suo e la baciò a lungo, con passione fino a quando Michele non le fece raggiungere l’orgasmo e raggiungendolo a sua volta. A quel punto Paola si sfilò, si infilò due dita nella figa e poi le infilò in bocca alla schiava. Michele poi la tirò a se e si fece pulire il cazzo dagli orgasmi di entrambi. Altra umiliazione, altro pezzo del mondo di Alessia che crollava. Mente era intenta a ripulire il cazzo del marito, Paola ne approfittò per infilare due dita nella figa della schiava…era un lago.
“senti qua la nostra schiava…è un lago!” disse tra una risata e l’altra
“certo…la eccita vedere che sta diventando quello che è in realtà…un oggetto senza volontà.. un oggetto nelle nostre man i”“che dici…la facciamo venire?”
“mmmm …..ho un’idea decisamente migliore”
La fece alzare e la fece sdraiare sul tavolo del salotto, a gambe piegate ed aperte. Iniziò a masturbarla con due dita le quali, grazie lago che aveva in mezzo alle gambe, scorrevano a più non posso dentro e fuori di lei e andando a stimolare il clitoride. La portò al limite dell’orgasmo e si interruppe. Paola, aspettato che la schiava riprendesse un po’ fiato, ricominciò al posto del padrone portandola quasi all’orgasmo e negandoglielo ancora. Andarono avanti così per oltre un’ora, scambiandosi, divertendosi e facendo impazzire Alessia che non vedeva l’ora di avere il suo orgasmo.
Era ormai ora di cena così mandarono Alessia a preparare da cena, ovviamente senza averle concesso di venire. Mentre preparava la cena gli umori della figa le colavano lungo le gambe. Non riusciva a calmarsi, non riusciva a non essere eccitata. Preparò la cena e la servì ai padroni in salotto. Lei rimase in ginocchio vicino al tavolo, le toccarono solo gli avanzi che dovette mangiare senza l’uso delle posate. Sempre più umiliata, ma sempre più consapevole del suo nuovo posto nel mondo.
La serata andò avanti tranquilla, con i padroni abbracciati sul divano a guardare la tv e Alessia, nuda, sola, a rimettere a posto la cucina.
Venne ora di andare a dormire ed Alessia si sentì rincuorata..avrebbe dormito con Michele senza che la padrona fosse in mezzo alle scatole. Alla fin dei conti era suo marito.
Fu mandata in bagno a farsi una doccia, così salutò Paola e si diresse a lavarsi e a prepararsi per la notte.
Ma ancora una volta si sentì una stupida ed ancora una volta sentì un pezzo di mondo crollare quando vide Paola e Michele sul letto, nudi, che la stavano aspettando.
“Sai Ale, non mi sembrava giusto mandare via la tua nuova padrona così ho deciso che dormirà qua” e nel dire questo prese delle corde e si avvicinò ad Ale: “su forza, dai la buona notte alla padrona e mettiti qua sul tuo nuovo letto”. Il “nuovo letto” non era altro che un tappeto ai piedi del letto, un cuscino di quelli che stavano sul divano ed una coperta. Ovviamente, onde evitare che dopo quella serata decidesse di masturbarsi, venne legata mani e piedi. Michele la guardò bene e soddisfatto tornò sul letto: aveva annullato ogni volontà della moglie ed in più aveva una nuova amante tanto bella quanto porca ad aiutarlo.sando a cosa l’avrebbe aspettata il giorno successivo.Qualche giorno più tardi Alessia rientrò a casa piuttosto stanca dopo un’intensa giornata lavorativa; ormai aveva preso l’abitudine a non portare l’intimo e ad indossare abiti relativamente succinti per quello che era il suo ambiente di lavoro. Aveva anche preso l’abitudine, appena entrata in casa, di spogliarsi completamente ed indossare la sua “divisa”; quasi se ne stupì quando se ne rese conto, ma ormai quella era la situazione in cui si ritrovava ed in fondo le piaceva anche.
Sentì il cellulare emettere un suono. Era Paola, la sua nuova Padrona con cui suo marito la tradiva davanti ai suoi occhi, che le aveva appena mandato un sms dove le diceva di prepararsi che sarebbero usciti tutti e tre da lì a poco. Cosa avevano in mente questa volta? Come volevano umiliarla? Il cuore di Alessia cominciò a battere in un misto tra paura ed eccitazione. Si preparò con cura, non voleva essere punita per una sciocchezza come quella, ma più di tutto voleva far contenti i suoi padroni. Si mise un vestito attillato che metteva in risalto le sue forme e, che con le scarpe con tacco alto, faceva sembrare le sue gambe ancora più lunghe e slanciate; raccolse i capelli in una coda di cavallo, un po’ di trucco e fu presto pronta. Si sentiva bella e lo era per davvero.
Poco dopo arrivarono assieme Paola e Michele. Lui in completo blu, lei vestita con un abito tutto sommato sobrio, ma che la rendeva veramente bella. Erano andati assieme a fare un aperitivo veloce e probabilmente a pianificare quello che sarebbe successo da lì a poco. Dopo averla esaminata con gli occhi decisero che quello che aveva indossato poteva andare bene e così si avviarono alla macchina e partirono.
Il tragitto in realtà non durò molto, ma per la giovane schiava sembrò un’eternità. Dove la stavano portando? Cosa avevano in mente? Furono queste alcune delle domande che le assillarono la testa; pensò a mille cose, ma di sicuro non aveva pensato che si potessero fermare dove si erano appena fermati. Il sangue le si congelò nelle vene. Non poteva crederci, doveva esserci uno sbaglio, eppure in cuor suo sapeva che non c’era nessuno sbaglio.
Entrarono così tutti e tre in un sexy shop, Ale rimase sempre un passo più indietro rispetto ai due padroni. Ad accoglierli una donna che aveva qualche anno più di loro, vestita anch’essa con abiti succinti esattamente quanto uno potrebbe aspettarsi di trovare entrando in un negozio del genere. Subito Paola e Michele presero in pugno la situazione e si rivolsero alla commessa con il chiaro intento di umiliare Alessia dicendo: “Salve, quella che vede dietro di noi è la nostra nuova slave, avremmo bisogno di acquistare tutto l’occorrente per il suo addestramento e la sua umiliazione, nonché nostro divertimento”. La commessa squadrò Alessia, che si sentì sprofondare, poi con un sorriso malizioso rassicurò i padroni sul fatto che lì avrebbero trovato tutto quello di cui avevano bisogno. Visto che era ‘l’ora di chiusura e che il negozio era vuoto a parte loro quattro, la commessa andò a chiudere la porta per “potersi dedicare completamente a loro”.
Per prima cosa si avvicinarono ad un bancone dove erano esposti dei collari e dai quali Michele ne prese uno sottile con quelli che sembravano essere dei diamanti; poi si girò verso Alessia, che nel frattempo era stata fatta inginocchiare da Paola, e le allacciò il collare intorno al collo. Non lo strinse, ma alla schiava sembrò che le togliesse il fiato. Era lì, in ginocchio in mezzo ad un negozio, in presenza di una sconosciuta, con un collare al collo come se fosse un cane, un oggetto, un essere senza volontà…ma in fondo sapeva che era esattamente quello che stava diventando o forse già era.
I tre passarono in rassegna vari gadget ed il “carrello” della spesa andava riempendosi. Si soffermarono sui frustini e altri del genere. La commessa, visto che ormai stavano entrando in confidenza, propose ai padroni di voler provare qualcuno di quegli oggetti per poter scegliere meglio quale comprare. Ovviamente il test andava effettuato sulla schiava che era rimasta in ginocchio in mezzo al ginocchio. Tra le risate i due padroni accettarono l’offerta della commessa ed ordinarono ad Alessia di alzarsi e di raggiungerli. La commessa, che ormai si sentiva parte integrante di quel gioco, le fece appoggiare le mani su un tavolo da esposizione, la fece mettere quasi a novanta gradi, le divaricò leggermente le gambe e le alzò il vestito fin sopra il sedere. “vedo che non indossa l’intimo la schiava – disse divertita – la volete sempre pronta insomma” e le diede una sonora sberla sul sedere.
“allora…da quale cominciamo signori?” disse la ragazza che ormai stava prendendo in pugno al situazione davanti agli occhi divertiti dei padroni.
“perché non da quel frustino?” esordì Paola indicando un frustino che assomigliava a quelli usati per i cavalli. Così la commessa lo prese e si mise dietro la schiava che risultava perfettamente esposta. “sentite questo che bel suono che fa” e così dicendo colpì il sedere di Alessia che sussultò ed emise un urletto per il dolore…in cuor suo sapeva che meno si sarebbe lamentata, meglio sarebbe stato per lei. Dopo la dimostrazione della commessa fu il turno dei due padroni per provare il frustino; i colpi si susseguirono uno dopo l’altro, mentre il bel fondoschiena di Alessia diventava sempre più rosso, sempre più provato da quella tortura. Ma mentre i padroni e la commessa commentavano entusiasti e divertiti i segni lasciati dai frustini, Alessia era nuovamente presa da mille emozioni contrastanti; voleva scappare via, ma sapeva che scappando non avrebbe risolto nulla; voleva piangere, ma il dolore cominciava a diventare quasi piacere e l’eccitazione saliva sempre di più, tanto che ben presto si rese conto che gli umori della sua passera cominciavano a colarle lungo le gambe. Quando finirono di colpirla i tre si misero a parlare tra di loro, ma Alessia non riuscì a capire cosa stessero dicendo…riusciva a sentire il suo respiro affannato e il suo cuore battere a mille. Vide poi la commessa passarle davanti e andare verso un espositore da dove prese una sorta di cintura ed un fallo di gomma. Ci mise poco a capire che quello era uno strap-on destinato a penetrarla ed infatti Paola le si avvicinò all’orecchio e le disse “credi che non ci siamo accorti che sei bagnata fradicia? Sembri proprio una troia in calore…e visto che sei una troia in calore ti scoperemo finchè avremo voglia ed ovviamente a te non sarà permesso di venire per nessuna ragione…hai capito troietta?” ed Alessia non potè fare altro che rispondere in maniera affermativa e rassegnata.
Fu proprio Paola a penetrarla per prima; partì piano, ma poi i colpi divennero sempre più forti e decisi, le diede qualche sberla sul sedere ancora rosso per le frustate. Michele si sedette completamente nudo sul tavolo dove era appoggiata, la prese per la testa e fece sparire il suo cazzo duro dentro la sua bocca, dandole poi il ritmo tenendola sempre per i capelli. La commessa di fronte a quella scena si spogliò, salì sul tavolo dove c’era Michele, gli fece poggiare la schiena sul tavolo e gli si mise sopra iniziando a baciarlo con tutta la passione che aveva. In tutto questo Alessia si ritrovò a tenere a stento l’orgasmo nonostante, mentre dava piacere al marito, avesse la figa bagnata della commessa a pochi centimetri dagli occhi e che la stessa commessa stesse baciando Michele. Si sentiva una troia, una troia senza volontà. In quel momento realizzò a pieno di essere diventata un oggetto..il loro oggetto. Dopo qualche minuto le due donne si diedero il cambio e così Paola finì a limonare Michele, mentre la commessa prese un nuovo strap-on e penetrò con sempre maggior foga la figa di Alessia che ormai era in totale balia della situazione.
Fu quasi soffocata quando Michele le venne direttamente in gola con un orgasmo così forte come non aveva mai avuto prima. Istintivamente ripulì il cazzo ancora duro del padrone mentre Paola scesa da sopra di lui, rinfilò lo strap-on, lo lubrificò parecchio e si mise dietro la commessa penetrandole il buco posteriore. Dopo un momento di smarrimento, la commessa si eccitò ancor di più cercando di voltarsi con la testa per baciare Paola mentre questa la prese per il seno ed iniziò a strizzarle i capezzoli. Ora i colpi dati dalle due donne che si muovevano all’unisono penetravano Alessia con ancora più forza facendola sentire più aperta che mai. Passarono diversi minuti prima che le donne si stufassero e decidessero di venire usando la lingua di Alessia; vennero praticamente subito con orgasmi forti ed intensi. I quattro si ricomposero, si vestirono e si diressero alla cassa per pagare il conto di quella spesa particolare. Quando furono sul punto di uscire Michele prese per i capelli Alessia e la trascinò a terra, davanti ai piedi della commessa. “Ringrazia la Signora – esordì Michele – è stata molto gentile e disponibile ed il minimo che tu possa fare è baciarle i piedi”. A quel comando la schiava iniziò a baciare i piedi della donna che già calzava un paio di decoltè lucide e con tacco a spillo. “Direi che potresti anche pulirle le scarpe con quella inutile lingue che ti ritrovi” disse Paola mentre premeva con forza il tacco delle sue scarpe sul sedere ancora dolorante di Alessia che, dopo essere rimasta senza fiato per il dolore, iniziò a lucidare le scarpe con la lingua. Dopo un paio di minuti passati ai piedi della donna, mentre i tre ridevano di gusto, Alessia fu fatta rialzare e si avviò alla macchina insieme ai padroni per far ritorno a casa.
Durante tutto il viaggio rimase in silenzio, con lo sguardo basso rivolto alle sue ginocchia, cercando di soffocare il pianto e trattenere le lacrime. Non era per il dolore, ma perché aveva realizzato che quella situazione la eccitava e le piaceva
Alessia è una bella donna di 33 anni, sposata con Michele e con il quale ha un ottimo rapporto. Ale lavora presso uno studio di marketing, un lavoro che le piace molto, che le da molte soddisfazioni e che la fa stare costantemente a contatto con molta gente.
Sia Alessia che Michele sono due persone molto dinamiche e molto competitive, tanto da fare spesso qualche scommessa innocente con in palio regali, cene, faccende domestiche ecc.
Una sera Michele le lanciò una scommessa e chi avesse vinto avrebbe deciso come si sarebbe dovuto vestire l’altro per un mese intero. Alessia era un po’ perplessa, ma il suo essere competitiva non poteva che spingerla ad accettare la scommessa del marito; Ale perse e passò tutto il resto della serata a pensare a cosa le sarebbe potuto accadere il giorno dopo…si sentiva intimorita al pensiero di cosa potesse combinarle il marito, ma allo stesso tempo la cosa cominciava ad eccitarla.
Il mattino seguente, dopo aver fatto colazione, Michele la portò in camera da letto e la fece sedere; mentre lui frugava nell’armadio alla ricerca degli abiti che voleva che lei indossasse, Alessia cominciava a sentire il cuore batterle sempre più forte. Dopo un paio di minuti ecco il risultato: una gonna blu lunga fino al ginocchio, molto aderente, la relativa giacchetta, una camicetta bianca ed un paio di scarpe col tacco a spillo. Alessia si sentì sollevata, alla fine dei conti non era niente di che. Si preparò e raggiunse Michele che la stava aspettando in ingresso di fronte allo specchio.
“prima di uscire devo controllare che tu abbia messo ciò che ti ho preparato”
Alessia rimase un po’ perplessa dal tono deciso con cui suo marito aveva pronunciato quelle parole, ma alla fine pensò facesse parte del gioco e decise di assecondarlo senza fare domande.
Con molta fermezza Michele le allargò un po’ la gonna e successivamente scostò la giacca del vestito.
“non ti avevo preparato nessun intimo…per quanto bello possa essere hai disobbedito…togliti immediatamente mutandine e reggiseno ..alla tua punizione ci penseremo questa sera”
“Punizione? Che punizione? Questo è matto! E perché dovrei togliere l’intimo?” furono questi i primi pensieri che attraversarono la sua mente…ma non fece in tempo a finire quei pensieri che Michele iniziò a spogliarla e ad intimarle di togliersi quello che aveva in eccesso.
Avrebbe voluto prendere a sberle il marito, ma non ne fu in grado. Si limitò ad eseguire quell’ordine.
La giornata al lavoro fu molto strana…si sentiva nuda ed osservata da tutti, come se tutte le persone che incrociava sapessero che sotto era nuda.
Tornata a casa si regalò un bagno caldo per rilassarsi e scacciare via dalla mente gli occhi di tutti i colleghi. Il tempo passò senza che lei se ne accorgesse; quando uscì dal bagno sentì la televisione accesa: suo marito era tornato a casa. “mi vesto e preparo subito da cena amore !”Nessuna risposta…
Entrò in camera e sul letto c’era un pacco con un biglietto appoggiato sopra. Un regalo!! Sentì di avere il marito migliore del mondo e le scappò un sorriso mentre apriva il biglietto. Lesse ciò che Michele aveva scritto e rimase interdetta “questo è tutto quello che indosserai in casa quando saremo solo io e te”. Un misto di curiosità ed eccitazione cominciò a pervaderla. Aprì la il pacco e ci trovò una scatola con all’interno un paio di scarpe nere stupende, ma con un tacco a spillo vertiginoso.
Rimase per un paio di minuti immobile, con il biglietto in mano e gli occhi sbarrati a fissare le scarpe. Non sapeva se andare da suo marito a fare una scenata o se eseguire quanto richiesto. Ancora una volta si stupì ad eseguire l’ordine come un automa.
Dopo essersi messa le scarpe raggiunse Michele in salotto tenendo la testa bassa. Lui la guardò di sfuggita più per controllare che non indossasse altro e con fare distaccato le disse “era ora…ti sei persa? Vai a preparare la cena che ho fame”. Alessia rimase di sasso…non l’aveva mai trattata così…ancora una volta non ebbe la forza di reagire ed andò in cucina. Poco dopo Michele la raggiunse, le si mise dietro, le prese le mani e gliele fece appoggiare sul piano della cucina, la prese per i fianchi e le fece fare un passo indietro, dopodiché si tolse i pantaloni estraendo il cazzo duro come il marmo. La penetrò con forza, sempre tirandola a sé per i fianchi per farglielo sentire tutto dentro. Dopo pochi minuti lo tirò fuori, giusto pochi istanti prima di venire, e le schizzò il suo liquido sul sedere; si ricompose e se ne andò senza dire una parola, lasciando Alessia da sola.
Lei si sentì usata, sporca, ma quella situazione cominciava a farla eccitare sempre di più.
Dopo aver servito in tavola, aver cenato assieme a Michele ed aver lavato i piatti, raggiunse il marito seduto sul divano e si mise a fianco a lui. Guardarono la tv assieme, abbracciati come sempre, fino a quando lui la scostò e si tolse i pantaloni. Subito Ale, con un gesto che non le era mai sembrato così naturale, prese tra le labbra il cazzo duro del marito, dapprima leccando e baciando la punta, muovendo la mano su e giù, e poi prendendolo tutto in bocca, fino alla base. Si sentiva una troia, ma la cosa non faceva altro che eccitarla. Gli montò sopra, totalmente nuda ma sempre con le scarpe addosso perché la facevano sentire più sensuale ed allo stesso tempo più zoccola. Era seduta sopra di lui, con il cazzo dentro la sua figa che ormai era diventata un lago ed iniziò a muoversi secondo il ritmo dato dal marito che la teneva per i fianchi. Tutta la vergona, tutto l’imbarazzo, tutta l’eccitazione, tutte quelle emozioni provate quel giorno esplosero in un orgasmo tanto forte quanto intenso che la fece tremare tutta. Ancora in preda all’orgasmo, Michele sfilò il cazzo dalla sua figa e buttò Alessia sul divano, le montò sopra, le prese una mano e la appoggiò sul suo membro e si fece masturbare. Poco dopo le venne sul seno e sulla faccia, si alzò e la lasciò nuovamente da sola. Ale si ritrovò di nuovo in un mix di emozioni, soddisfatta per l’orgasmo, felice per aver fatto l’amore, incredula per come era stata lasciata sola, stupita per essersi ritrovata nuovamente eccitata di fronte a tutto ciò. Sentì lo sperma colarle sulle labbra, lo assaggiò con la punta della lingua, infilò due dita nella figa ancora bagnata, le bagnò per bene e le portò alla bocca dove raccolse lo sperma del marito e poi leccò con gusto gli orgasmi di entrambi mischiati assieme.
Si rialzò, andò in bagno a sistemarsi, andò in camera dove trovò Michele già sotto le coperte, tolse le scarpe e le sistemò con cura ai piedi del letto, si infilò nuda al fianco del marito e cercò di prendere sonno penIl sabato successivo Michele rientrò in casa a metà pomeriggio dopo aver fatto alcune commissioni. Appena entrato sentì il vociare di due donne, erano Alessia con la sua migliore amica Paola. Paola è una bella donna, alta, slanciata, lunghi capelli neri lisci, un bel seno ed un fondo schiena davvero niente male; ama vestirsi bene in ogni occasione, infatti, Michele non l’aveva mai vista senza scarpe col tacco e vestiti firmati, esattamente come era in quel momento. Michele pensava anche la migliore amica di sua moglie, ormai diventata anche una sua cara amica, fosse sotto sotto una gran porca. Ovviamente era solo una sensazione, ma volle provare a vedere se quella sensazione fosse vera o meno.
La cosa che saltò subito all’occhio di Michele fu Alessia che sbiancò nel vederlo tornare a casa e nel vedere che si era messa degli indumenti addosso senza chiedere permesso a lui. Erano solo una paio di shorts e una t-shirt, niente intimo, ma nemmeno niente scarpe col tacco. Lo sguardo del marito trafisse come un pugnale Alessia che in quel momento comprese di essere veramente nei guai.
Dopo i vari saluti e convenevoli Michele si rivolse verso Alessia e con tono duro e deciso le disse:”E tu cosa ci fai conciata in questo modo? Vai a mettere la tua divisa casalinga e poi preparaci un caffè”
Ale sgranò gli occhi e provò a borbottare qualcosa per rispondere al marito, per dirgli che se non se ne fosse accorto c’era un ospite, che non erano quelli gli accordi…ma dalla bocca non uscì nemmeno una sillaba; si scusò con Paola e si allontanò. Paola non capiva cosa stesse succedendo e chiese a Michele di spiegarle il motivo di quella scena. Michele non aspettava altro che rimanere da solo con lei per spiegarle tutto quanto e vedere la sua reazione; come immaginava, una volta saputa la situazione, Paola andò su di giri e chiese a Michele di poter entrare a far parte di quel “gioco” e di potergli dare una mano ad educare e addestrare la sua miglior amica. A lui scappò una risata, più per il fatto di aver visto che la sua sensazione su Paola fosse esatta che per il fatto di farla entrare nel loro gioco. Accettò di buon grado la richiesta della donna, in fin dei conti avrebbe avuto in casa due belle donne; ovviamente mise dei paletti: sarebbe sempre stato lui sopra di tutti, lei poteva dare ordini ad Alessia certo, ma l’ultima parola spettava sempre a lui.
Dopo qualche minuto Alessia tornò in salotto con il caffè ed ovviamente con la sua divisa composta dalle sole scarpe col tacco alto. Vide il marito e l’amica con un ghigno stampato sulle loro facce, non sapeva cosa era successo in sua assenza, sentiva solo l’imbarazzo per trovarsi in quello stato di fronte a Paola. I due bevettero il caffè spiegando ad Alessia, che rimase in piedi tutto il tempo, che da quel momento Paola era la sua nuova Padrona assieme a Michele. Alessia sentì le gambe cederle, sarebbe stata agli ordini della sua migliore amica, non poteva crederci, ma non aveva nemmeno molte alternative…la sua opinione non era richiesta e quindi non potè fare altro che subire quella decisione.
Finito il caffè Michele si alzò in piedi, andò vicino alla moglie, la girò verso Paola e le disse: “ ora ti spetta la giusta punizione per esserti vestita senza il mio permesso…mani incrociate dietro la testa e gambe divaricate…muoviti!” dopo averla fatta mettere in posizione la fece andare in avanti con il tronco fino a farla mettere a novanta, con il viso esattamente difronte a quello dell’amica. Qualche secondò dopo il suono della mano di Michele sul sedere di Alessia riecheggiò per il salotto; lei sussultò e le scappò un gridolino di dolore, non riuscì più a guardare negli occhi Paola. Arrivò la seconda sberla e poi la terza e la quarta. Facevano male, sentiva già il sedere bruciarle, una lacrima le scese a rigarle il viso e fu in quel momento che Paola fece un gesto del tutto inaspettato e dolce. Le alzò il mento con una mano e poi le asciugò dolcemente la guancia da quella lacrima. Un momento di conforto finalmente, non era del tutto sola allora. Poi un sorrisino comparve sul volto di Paola che in una frazione di secondo le diede una sberla così forte che quasi la fece cadere.
“piantala di fare la lagna…nessuno ti ha dato il permesso di piangere”
Il mondo crollò addosso ad Alessia. Era sola.
Il marito, divertito dalla scena tra le due amiche, riprese a sculacciare la moglie; venti sberle, una più forte dell’altra, fino a farle diventare il sedere completamente rosso. Alessia non ce la fece e crollò a terra, più per la situazione che si era venuta a creare che non per le sberle.
“beh spero che tu abbia imparato la lezione…e già che sei lì a terra, bacia scarpe e piedi della tua nuova padrona” e nel dire questo si sedette vicino a Paola ed iniziarono a deriderla mentre lei adorava i piedi dell’amica e si sentiva sempre più umiliata e sconfortata.
Le fecero fare anche un lungo massaggio ai piedi di Paola, poi Michele decise che quel giorno avrebbe dato il colpo di grazia alla volontà di Alessia facendola diventare totalmente remissiva e ai suoi comandi.
“Sai Ale, credo che dopo questo massaggio, sia giusto darti un premio. Adesso spoglierai Paola, ti inginocchierai davanti a lei e le darai piacere con la lingua”.
Paola scattò in piedi divertita ed ansiosa di essere leccata dalla sua nuova schiavetta che, dal canto suo, era ancora un po’ incerta per via dell’ingresso della padrona in questa situazione. Così, anche se anche un po’ titubante, spogliò Paola e la aiutò a rimettersi sul divano e, dopo averle aperto le gambe, si avvicinò alla figa bagnata dell’amica. Era un po’ incerta ed impacciata, non aveva mai fatto nulla con un’altra donna, ma con il passare dei minuti prese sempre più fiducia e cominciò a far provare piacere alla padrona. Alzò sguardo per vedere la reazione di Paola al lavoretto che le stava facendo e la vide baciarsi con il marito che nel frattempo le accarezzava il seno e i capezzoli. L’istinto di Alessia fu quello di fermarsi, era troppo, stava per esplodere quando Michele con tono categorico le disse “torna a fare quello che stavi facendo! Ora te sei la nostra schiava, non hai più diritti, sei solo il nostro giocattolo”. Il mondo le crollò addosso di nuovo, rimase ferma, interdetta, ma a farla tornare alla realtà arrivò un’altra sberla di Paola che poi la prese per la testa e la riabbassò sul suo sesso e tornò a baciare Michele. Piano piano Ale ricominciò quello che aveva interrotto, con in testa mille pensieri. Dopo un lavoro abbondante sulla figa dell’amica quest’ultima venne con un orgasmo molto violento che riempì la faccia di Alessia di umori.
Paola, dopo essersi ripresa, iniziò a spogliare Michele ma guardando Alessia con aria di sfida. Sguardo che la schiava non riusciva a sostenere e che quindi indirizzò verso il pavimento.
La nuova arrivata si alzò e si diresse verso una delle sedie del salotto portando con sé Michele, tenendolo per mano, e Alessia tenendola per i capelli e facendola gattonare. Fece sedere Michele sulla sedia e poi si sedette su di lui facendo scomparire il suo grosso cazzo duro dentro la sua figa ancora ben bagnata. Dava le spalle a lui perché voleva guardare Alessia mentre si faceva scopare da suo marito; Ale ancora una volta non riuscì a sostenere lo sguardo ma Paola le strinse il viso con una mano e la costrinse a guardare quella scena, mentre la sua migliore amica scopava suo marito, mentre lei diventava cornuta, mentre ogni sua volontà cominciava a scomparire per sempre. Poi la Padrona avvicinò il viso di Ale al suo e la baciò a lungo, con passione fino a quando Michele non le fece raggiungere l’orgasmo e raggiungendolo a sua volta. A quel punto Paola si sfilò, si infilò due dita nella figa e poi le infilò in bocca alla schiava. Michele poi la tirò a se e si fece pulire il cazzo dagli orgasmi di entrambi. Altra umiliazione, altro pezzo del mondo di Alessia che crollava. Mente era intenta a ripulire il cazzo del marito, Paola ne approfittò per infilare due dita nella figa della schiava…era un lago.
“senti qua la nostra schiava…è un lago!” disse tra una risata e l’altra
“certo…la eccita vedere che sta diventando quello che è in realtà…un oggetto senza volontà.. un oggetto nelle nostre man i”“che dici…la facciamo venire?”
“mmmm …..ho un’idea decisamente migliore”
La fece alzare e la fece sdraiare sul tavolo del salotto, a gambe piegate ed aperte. Iniziò a masturbarla con due dita le quali, grazie lago che aveva in mezzo alle gambe, scorrevano a più non posso dentro e fuori di lei e andando a stimolare il clitoride. La portò al limite dell’orgasmo e si interruppe. Paola, aspettato che la schiava riprendesse un po’ fiato, ricominciò al posto del padrone portandola quasi all’orgasmo e negandoglielo ancora. Andarono avanti così per oltre un’ora, scambiandosi, divertendosi e facendo impazzire Alessia che non vedeva l’ora di avere il suo orgasmo.
Era ormai ora di cena così mandarono Alessia a preparare da cena, ovviamente senza averle concesso di venire. Mentre preparava la cena gli umori della figa le colavano lungo le gambe. Non riusciva a calmarsi, non riusciva a non essere eccitata. Preparò la cena e la servì ai padroni in salotto. Lei rimase in ginocchio vicino al tavolo, le toccarono solo gli avanzi che dovette mangiare senza l’uso delle posate. Sempre più umiliata, ma sempre più consapevole del suo nuovo posto nel mondo.
La serata andò avanti tranquilla, con i padroni abbracciati sul divano a guardare la tv e Alessia, nuda, sola, a rimettere a posto la cucina.
Venne ora di andare a dormire ed Alessia si sentì rincuorata..avrebbe dormito con Michele senza che la padrona fosse in mezzo alle scatole. Alla fin dei conti era suo marito.
Fu mandata in bagno a farsi una doccia, così salutò Paola e si diresse a lavarsi e a prepararsi per la notte.
Ma ancora una volta si sentì una stupida ed ancora una volta sentì un pezzo di mondo crollare quando vide Paola e Michele sul letto, nudi, che la stavano aspettando.
“Sai Ale, non mi sembrava giusto mandare via la tua nuova padrona così ho deciso che dormirà qua” e nel dire questo prese delle corde e si avvicinò ad Ale: “su forza, dai la buona notte alla padrona e mettiti qua sul tuo nuovo letto”. Il “nuovo letto” non era altro che un tappeto ai piedi del letto, un cuscino di quelli che stavano sul divano ed una coperta. Ovviamente, onde evitare che dopo quella serata decidesse di masturbarsi, venne legata mani e piedi. Michele la guardò bene e soddisfatto tornò sul letto: aveva annullato ogni volontà della moglie ed in più aveva una nuova amante tanto bella quanto porca ad aiutarlo.sando a cosa l’avrebbe aspettata il giorno successivo.Qualche giorno più tardi Alessia rientrò a casa piuttosto stanca dopo un’intensa giornata lavorativa; ormai aveva preso l’abitudine a non portare l’intimo e ad indossare abiti relativamente succinti per quello che era il suo ambiente di lavoro. Aveva anche preso l’abitudine, appena entrata in casa, di spogliarsi completamente ed indossare la sua “divisa”; quasi se ne stupì quando se ne rese conto, ma ormai quella era la situazione in cui si ritrovava ed in fondo le piaceva anche.
Sentì il cellulare emettere un suono. Era Paola, la sua nuova Padrona con cui suo marito la tradiva davanti ai suoi occhi, che le aveva appena mandato un sms dove le diceva di prepararsi che sarebbero usciti tutti e tre da lì a poco. Cosa avevano in mente questa volta? Come volevano umiliarla? Il cuore di Alessia cominciò a battere in un misto tra paura ed eccitazione. Si preparò con cura, non voleva essere punita per una sciocchezza come quella, ma più di tutto voleva far contenti i suoi padroni. Si mise un vestito attillato che metteva in risalto le sue forme e, che con le scarpe con tacco alto, faceva sembrare le sue gambe ancora più lunghe e slanciate; raccolse i capelli in una coda di cavallo, un po’ di trucco e fu presto pronta. Si sentiva bella e lo era per davvero.
Poco dopo arrivarono assieme Paola e Michele. Lui in completo blu, lei vestita con un abito tutto sommato sobrio, ma che la rendeva veramente bella. Erano andati assieme a fare un aperitivo veloce e probabilmente a pianificare quello che sarebbe successo da lì a poco. Dopo averla esaminata con gli occhi decisero che quello che aveva indossato poteva andare bene e così si avviarono alla macchina e partirono.
Il tragitto in realtà non durò molto, ma per la giovane schiava sembrò un’eternità. Dove la stavano portando? Cosa avevano in mente? Furono queste alcune delle domande che le assillarono la testa; pensò a mille cose, ma di sicuro non aveva pensato che si potessero fermare dove si erano appena fermati. Il sangue le si congelò nelle vene. Non poteva crederci, doveva esserci uno sbaglio, eppure in cuor suo sapeva che non c’era nessuno sbaglio.
Entrarono così tutti e tre in un sexy shop, Ale rimase sempre un passo più indietro rispetto ai due padroni. Ad accoglierli una donna che aveva qualche anno più di loro, vestita anch’essa con abiti succinti esattamente quanto uno potrebbe aspettarsi di trovare entrando in un negozio del genere. Subito Paola e Michele presero in pugno la situazione e si rivolsero alla commessa con il chiaro intento di umiliare Alessia dicendo: “Salve, quella che vede dietro di noi è la nostra nuova slave, avremmo bisogno di acquistare tutto l’occorrente per il suo addestramento e la sua umiliazione, nonché nostro divertimento”. La commessa squadrò Alessia, che si sentì sprofondare, poi con un sorriso malizioso rassicurò i padroni sul fatto che lì avrebbero trovato tutto quello di cui avevano bisogno. Visto che era ‘l’ora di chiusura e che il negozio era vuoto a parte loro quattro, la commessa andò a chiudere la porta per “potersi dedicare completamente a loro”.
Per prima cosa si avvicinarono ad un bancone dove erano esposti dei collari e dai quali Michele ne prese uno sottile con quelli che sembravano essere dei diamanti; poi si girò verso Alessia, che nel frattempo era stata fatta inginocchiare da Paola, e le allacciò il collare intorno al collo. Non lo strinse, ma alla schiava sembrò che le togliesse il fiato. Era lì, in ginocchio in mezzo ad un negozio, in presenza di una sconosciuta, con un collare al collo come se fosse un cane, un oggetto, un essere senza volontà…ma in fondo sapeva che era esattamente quello che stava diventando o forse già era.
I tre passarono in rassegna vari gadget ed il “carrello” della spesa andava riempendosi. Si soffermarono sui frustini e altri del genere. La commessa, visto che ormai stavano entrando in confidenza, propose ai padroni di voler provare qualcuno di quegli oggetti per poter scegliere meglio quale comprare. Ovviamente il test andava effettuato sulla schiava che era rimasta in ginocchio in mezzo al ginocchio. Tra le risate i due padroni accettarono l’offerta della commessa ed ordinarono ad Alessia di alzarsi e di raggiungerli. La commessa, che ormai si sentiva parte integrante di quel gioco, le fece appoggiare le mani su un tavolo da esposizione, la fece mettere quasi a novanta gradi, le divaricò leggermente le gambe e le alzò il vestito fin sopra il sedere. “vedo che non indossa l’intimo la schiava – disse divertita – la volete sempre pronta insomma” e le diede una sonora sberla sul sedere.
“allora…da quale cominciamo signori?” disse la ragazza che ormai stava prendendo in pugno al situazione davanti agli occhi divertiti dei padroni.
“perché non da quel frustino?” esordì Paola indicando un frustino che assomigliava a quelli usati per i cavalli. Così la commessa lo prese e si mise dietro la schiava che risultava perfettamente esposta. “sentite questo che bel suono che fa” e così dicendo colpì il sedere di Alessia che sussultò ed emise un urletto per il dolore…in cuor suo sapeva che meno si sarebbe lamentata, meglio sarebbe stato per lei. Dopo la dimostrazione della commessa fu il turno dei due padroni per provare il frustino; i colpi si susseguirono uno dopo l’altro, mentre il bel fondoschiena di Alessia diventava sempre più rosso, sempre più provato da quella tortura. Ma mentre i padroni e la commessa commentavano entusiasti e divertiti i segni lasciati dai frustini, Alessia era nuovamente presa da mille emozioni contrastanti; voleva scappare via, ma sapeva che scappando non avrebbe risolto nulla; voleva piangere, ma il dolore cominciava a diventare quasi piacere e l’eccitazione saliva sempre di più, tanto che ben presto si rese conto che gli umori della sua passera cominciavano a colarle lungo le gambe. Quando finirono di colpirla i tre si misero a parlare tra di loro, ma Alessia non riuscì a capire cosa stessero dicendo…riusciva a sentire il suo respiro affannato e il suo cuore battere a mille. Vide poi la commessa passarle davanti e andare verso un espositore da dove prese una sorta di cintura ed un fallo di gomma. Ci mise poco a capire che quello era uno strap-on destinato a penetrarla ed infatti Paola le si avvicinò all’orecchio e le disse “credi che non ci siamo accorti che sei bagnata fradicia? Sembri proprio una troia in calore…e visto che sei una troia in calore ti scoperemo finchè avremo voglia ed ovviamente a te non sarà permesso di venire per nessuna ragione…hai capito troietta?” ed Alessia non potè fare altro che rispondere in maniera affermativa e rassegnata.
Fu proprio Paola a penetrarla per prima; partì piano, ma poi i colpi divennero sempre più forti e decisi, le diede qualche sberla sul sedere ancora rosso per le frustate. Michele si sedette completamente nudo sul tavolo dove era appoggiata, la prese per la testa e fece sparire il suo cazzo duro dentro la sua bocca, dandole poi il ritmo tenendola sempre per i capelli. La commessa di fronte a quella scena si spogliò, salì sul tavolo dove c’era Michele, gli fece poggiare la schiena sul tavolo e gli si mise sopra iniziando a baciarlo con tutta la passione che aveva. In tutto questo Alessia si ritrovò a tenere a stento l’orgasmo nonostante, mentre dava piacere al marito, avesse la figa bagnata della commessa a pochi centimetri dagli occhi e che la stessa commessa stesse baciando Michele. Si sentiva una troia, una troia senza volontà. In quel momento realizzò a pieno di essere diventata un oggetto..il loro oggetto. Dopo qualche minuto le due donne si diedero il cambio e così Paola finì a limonare Michele, mentre la commessa prese un nuovo strap-on e penetrò con sempre maggior foga la figa di Alessia che ormai era in totale balia della situazione.
Fu quasi soffocata quando Michele le venne direttamente in gola con un orgasmo così forte come non aveva mai avuto prima. Istintivamente ripulì il cazzo ancora duro del padrone mentre Paola scesa da sopra di lui, rinfilò lo strap-on, lo lubrificò parecchio e si mise dietro la commessa penetrandole il buco posteriore. Dopo un momento di smarrimento, la commessa si eccitò ancor di più cercando di voltarsi con la testa per baciare Paola mentre questa la prese per il seno ed iniziò a strizzarle i capezzoli. Ora i colpi dati dalle due donne che si muovevano all’unisono penetravano Alessia con ancora più forza facendola sentire più aperta che mai. Passarono diversi minuti prima che le donne si stufassero e decidessero di venire usando la lingua di Alessia; vennero praticamente subito con orgasmi forti ed intensi. I quattro si ricomposero, si vestirono e si diressero alla cassa per pagare il conto di quella spesa particolare. Quando furono sul punto di uscire Michele prese per i capelli Alessia e la trascinò a terra, davanti ai piedi della commessa. “Ringrazia la Signora – esordì Michele – è stata molto gentile e disponibile ed il minimo che tu possa fare è baciarle i piedi”. A quel comando la schiava iniziò a baciare i piedi della donna che già calzava un paio di decoltè lucide e con tacco a spillo. “Direi che potresti anche pulirle le scarpe con quella inutile lingue che ti ritrovi” disse Paola mentre premeva con forza il tacco delle sue scarpe sul sedere ancora dolorante di Alessia che, dopo essere rimasta senza fiato per il dolore, iniziò a lucidare le scarpe con la lingua. Dopo un paio di minuti passati ai piedi della donna, mentre i tre ridevano di gusto, Alessia fu fatta rialzare e si avviò alla macchina insieme ai padroni per far ritorno a casa.
Durante tutto il viaggio rimase in silenzio, con lo sguardo basso rivolto alle sue ginocchia, cercando di soffocare il pianto e trattenere le lacrime. Non era per il dolore, ma perché aveva realizzato che quella situazione la eccitava e le piaceva
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