Il vernissage

di
genere
gay

IL VERNISSAGE
Quanti culetti in giro stasera. Mi piacciono quelli di chi si mostra inesperto e un po' curioso di saperne di più. Sono ragazzotti cresciutelli che ancora non hanno scelto se stare di qua o di là e che seleziono perché mi accorgo subito come guardano i pacchi di noi grandi, grossi e pieni di genitali. Me li porto a casa e all'inizio non faccio niente di che. Chiacchiere portate avanti in modo da capire se sono veramente disinformati come sembrano. Poi un bicchierino a fare brindisi. Poi me li tiro vicino sul divano e li accompagno con la mano a scendere giù la testa fino al bivio delle mie gambe. Quello è il momento più delicato, la prova del nove. Se già prendono confidenza da soli è fatta. Se restano imbranati gli ordino di scoccarmi un bacetto e mentre lo fanno, pieni di emozione, infilo una mano nei loro pantaloni a palpa di culo. Il ghiaccio è rotto. Mi alzo in piedi e mi spoglio davanti a loro. In genere fanno uguale. È il momento di rompere gli indugi. Li sollevo a forza e me li porto in camera. Luci soffuse, musica di sottofondo. Non va via molto che mi donano di buon grado la loro ancora perfetta verginità. Non me li faccio mai due volte di fila, anche se molti insistono per tornarmi fra le palle. Mi piacciono solo da nuovi, ancora ignari. Me li godo troppo.
scritto il
2026-05-04
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