Mettersi in gioco
di
IL MICROBO
genere
gay
METTERSI IN GIOCO
Siamo due ragazzi non troppo giovani, abbastanza cresciuti e ancora tanto inesperti (leggi digiuni) di certe faccende. In palestra abbiamo sviluppato dei bei muscoli ma il cervello ce lo abbiamo da primitivi. Fra di noi parliamo di tutto fuori dai denti e ci confrontiamo, tirando fuori le nostre fantasie.
-Una ragazza la vorresti?
-Anche no.
-La pensi come me.
Un pomeriggio che eravamo alquanto scazzati e che avevamo dato fondo alle più intime e sconce delle confidenze, raccontandoci l'un l'altro come ci piacevano i ragazzi e gli uomini e che ci sarebbe sembrato di fare passivi se del caso, Gianni estrasse fuori dal cappello a cilindro una delle sue idee.
-Ho sentito dire da Luca che al centro commerciale qui sotto c'è un negozio di intimo che quando ci vai il titolare gli piace far provare a degli sprovveduti come noi della biancheria da femmina. Che dici, ci andiamo?
-Di corsa.
Entriamo lì e ci accoglie un vero old coi fiocchi: Desolato. Maschile trattiamo poco.
-Ma noi veramente...
-Ho capito, seguitemi nei camerini.
Lo sentiamo che raccomanda al commesso (un bel fusto orpo) di non disturbarlo, che ha dei clienti speciali. L'altro mangia subito la foglia e gli risponde: Ok capo.
Quel mostro ci arriva con delle parure di pizzo (reggi, peri, autoreggenti, rosse per me nere per Gianni).
-Che ne dite? Sono di vostro gusto?
-Anche troppo.
-Spogliatevi. Provatele.
Un po' da vergognosi ci togliamo tutto, e ci sentiamo molto osservati (quasi studiati).
-Che bellini che siete.
Ci agghindiamo, il reggi (una taglia prima giusta per noi) ci aiuta lui ad agganciarlo. Il resto un po' alla volta facciamo da soli.
-Vi sta tutto a pennello.
-Grazie.
-Siete pratici del giro?
-Quale giro?
-Al bar qui di fianco la sera, a serrande chiuse, c'è un bel ritrovo di gente calda, che gli piacereste.
-Davvero.
-Così come siete adesso ci andate a ruba.
-Guardi che non sappiamo proprio fare.
Non importa ci dice, anzi quasi meglio. I vestitini ve li regalo. Venite da noi. Indossati si intende. Il pass per avere accesso è: Siamo quei due. Non fatevi troppo desiderare.
Ne discutiamo fra noi. Che dici? Non ti sembra un po' azzardato? Forse sì ma è la nostra occasione. Ce l'hai sempre vinta tu.
-Parola d'ordine?
-Siamo quei due.
-Ah sì bene.
Ci accoglie un maciste dalla voce grossa: Siete a posto sotto?
-Sì.
Tanta paura. Mettiamo piede in sala (quanti bei maschi), un coro di Ohhh.
Sono in sei, tre intorno a me, tre da Gianni. Ci offrono da bere. Brindiamo con loro. Mani sul sederino. Si aprono le cerniere. Balzano fuori le catapulte. Restiamo di stucco.
-Forza dai adagiatevi qui.
Ci scostano le stringhe dei peri.
-Siete nuovi?
-Huauu, sì tanto.
-Tre per ciascuno che siamo ci sentirete forte.
I primi a farsi avanti ci ha deflorato. I secondi non ha perso tempo. I terzi ancora più duri.
C'erano altri due cocchi dei loro soliti, ma non li hanno degnati, sono rimasti in disparte a guardare. Finito il trambusto ci hanno detto: Siete meglio di come pensavamo.
Ora abbiamo il pass definitivo che non scade: È qui la festa?
-Sempre e solo qui.
Quando ci arriviamo fra di loro confabulano: Sono tornati. Vuoi prima tu o prima io?
Risposta: Mi fa eguale. Tu apri la pista, io seguo ruota.
Maledetti, quanto cazzo che ci destinano.
Siamo due ragazzi non troppo giovani, abbastanza cresciuti e ancora tanto inesperti (leggi digiuni) di certe faccende. In palestra abbiamo sviluppato dei bei muscoli ma il cervello ce lo abbiamo da primitivi. Fra di noi parliamo di tutto fuori dai denti e ci confrontiamo, tirando fuori le nostre fantasie.
-Una ragazza la vorresti?
-Anche no.
-La pensi come me.
Un pomeriggio che eravamo alquanto scazzati e che avevamo dato fondo alle più intime e sconce delle confidenze, raccontandoci l'un l'altro come ci piacevano i ragazzi e gli uomini e che ci sarebbe sembrato di fare passivi se del caso, Gianni estrasse fuori dal cappello a cilindro una delle sue idee.
-Ho sentito dire da Luca che al centro commerciale qui sotto c'è un negozio di intimo che quando ci vai il titolare gli piace far provare a degli sprovveduti come noi della biancheria da femmina. Che dici, ci andiamo?
-Di corsa.
Entriamo lì e ci accoglie un vero old coi fiocchi: Desolato. Maschile trattiamo poco.
-Ma noi veramente...
-Ho capito, seguitemi nei camerini.
Lo sentiamo che raccomanda al commesso (un bel fusto orpo) di non disturbarlo, che ha dei clienti speciali. L'altro mangia subito la foglia e gli risponde: Ok capo.
Quel mostro ci arriva con delle parure di pizzo (reggi, peri, autoreggenti, rosse per me nere per Gianni).
-Che ne dite? Sono di vostro gusto?
-Anche troppo.
-Spogliatevi. Provatele.
Un po' da vergognosi ci togliamo tutto, e ci sentiamo molto osservati (quasi studiati).
-Che bellini che siete.
Ci agghindiamo, il reggi (una taglia prima giusta per noi) ci aiuta lui ad agganciarlo. Il resto un po' alla volta facciamo da soli.
-Vi sta tutto a pennello.
-Grazie.
-Siete pratici del giro?
-Quale giro?
-Al bar qui di fianco la sera, a serrande chiuse, c'è un bel ritrovo di gente calda, che gli piacereste.
-Davvero.
-Così come siete adesso ci andate a ruba.
-Guardi che non sappiamo proprio fare.
Non importa ci dice, anzi quasi meglio. I vestitini ve li regalo. Venite da noi. Indossati si intende. Il pass per avere accesso è: Siamo quei due. Non fatevi troppo desiderare.
Ne discutiamo fra noi. Che dici? Non ti sembra un po' azzardato? Forse sì ma è la nostra occasione. Ce l'hai sempre vinta tu.
-Parola d'ordine?
-Siamo quei due.
-Ah sì bene.
Ci accoglie un maciste dalla voce grossa: Siete a posto sotto?
-Sì.
Tanta paura. Mettiamo piede in sala (quanti bei maschi), un coro di Ohhh.
Sono in sei, tre intorno a me, tre da Gianni. Ci offrono da bere. Brindiamo con loro. Mani sul sederino. Si aprono le cerniere. Balzano fuori le catapulte. Restiamo di stucco.
-Forza dai adagiatevi qui.
Ci scostano le stringhe dei peri.
-Siete nuovi?
-Huauu, sì tanto.
-Tre per ciascuno che siamo ci sentirete forte.
I primi a farsi avanti ci ha deflorato. I secondi non ha perso tempo. I terzi ancora più duri.
C'erano altri due cocchi dei loro soliti, ma non li hanno degnati, sono rimasti in disparte a guardare. Finito il trambusto ci hanno detto: Siete meglio di come pensavamo.
Ora abbiamo il pass definitivo che non scade: È qui la festa?
-Sempre e solo qui.
Quando ci arriviamo fra di loro confabulano: Sono tornati. Vuoi prima tu o prima io?
Risposta: Mi fa eguale. Tu apri la pista, io seguo ruota.
Maledetti, quanto cazzo che ci destinano.
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