Full immersion
di
IL MICROBO
genere
dominazione
FULL IMMERSION
Ero un ragazzo normale, venti anni compiuti, senza troppi grilli per la testa, un po’ gay, un po schivo e non certo schiavo (quale diventai). Di temperamento sono tranquillo, facile da suggestionare e in definitiva, voglio dirla tutta, anche di pasta docile. C’è sempre stato in me il bisogno di riconoscermi in una figura di riferimento, che non ho più avuto da quando persi prima la madre e poi il padre, il quale in particolare mi appariva come l’assoluto detentore di ogni Verità. Era un tipo forte, che amava imporsi e che non tollerava discussioni. Lo adoravo e mi è mancato molto. Senza di Lui mi sono sentito un naufrago.
Una sera qualunque che stavo al solito ritrovo per maschi fui avvicinato da un Maturo di bell’aspetto che si prese la briga di parlarmi senza peli sulla lingua (sul petto e nelle altre parti del corpo, al contrario di me, gliene fiorivano invece parecchi): Per fiuto tu corrispondi esattamente a quello di cui sono in cerca. Saresti giusto per diventare lo schiavo del sottoscritto.
-Non saprei proprio. Gli risposi. Non ci ho la più pallida idea.
-Le idee posso schiarirtele io, solo se accetterai la proposta che ti sto facendo.
-Mi può spiegare meglio?
-Ti porto a casa mia per un periodo di prova.
-Mi sa che potrebbe essere una faccenda impegnativa.
-Lo è.
-E se non mi sentissi all’altezza?
-Primo mese puoi ancora tirarti indietro e sarai esonerato. Dopo no.
-Come dovrò chiamarLa?
-Per adesso chiamami semplicemente “Signore”, più avanti ti farò sapere. Questa è la prima regola che ti do, la seconda è che quando riceverai da me un qualsiasi apprezzamento, positivo o negativo che sia, ti affretterai a ringraziarmi.
Mi portò nella sua casa di campagna. Un posto isolato fra i boschi. E fin da subito iniziò il mio addestramento.
Sto compilando questo diario per descrivere passo dopo passo cosa mi successe.
-Sono ben disposto nei tuoi confronti. Sarò paziente e graduale ma inflessibile.
Cominceremo con cose piuttosto banali. Per ora dovrai implementare due comportamenti.
-La ascolto Signore.
-Quando poggerò il culo sullo scranno che troneggia nell'atrio, se sono in entrata mi slaccerai le scarpe e me le sfilerai, calzandomi le ciabatte. Chiaro?
-Sì Signore.
-Se invece sono in uscita sfilerai le ciabatte e mi calzerai le scarpe. Naturalmente la loro manutenzione è tutta a tuo carico. Ne trovi un assortimento di tutti i tipi nel sottoscala. Esigo che ogni paio sia lustrato a specchio.
-Più che ovvio Signore.
-L'altra cosa è che quando ti scappa un bisogno dovrai chiedere a me il permesso di andare a liberarti.
-Me lo concederà vero, Signore?
-Certo, anche perché mi divertirò un sacco a condurti in giardino per fare tutto all'aria aperta (che fosse una giornata di sole o che piovesse e tirasse vento poco importava, come imparai presti a mie spese). E a questo proposito ti anticipo che non andrà via molto che affronteremo il tema del collare (e del guinzaglio).
Quando fui abbastanza consolidato in queste mansioni (la prima delle quali serviva ad abituarmi a stare ai suoi piedi da sottomesso, la seconda a farmi assimilare che ero in suo potere) ricevetti ulteriori istruzioni.
-Da oggi in poi non ti è più consentito uscire di casa, con l'unica eccezione di svuotarti e soprattutto di badare al mio orto. Quando mi allontanerò ti terrò sottochiave (l'abitazione era protetta da solide e invalicabili inferriate).
-Come desidera Signore.
-È mio espressa volontà inoltre che ti abitui a girare nudo. Per questo fra poco ti spoglierai dei tuoi insulsi indumenti e li bruceremo tutti nel camino.
Fu il primo atto di segregazione a cui fui costretto per farmi capire che ero suo e solo suo, mentre la nudità mi avrebbe inculcato il criterio della subordinazione e soprattutto dell'incolmabile differenza che correva fra Lui ( perfettamente abbigliato in giacca e cravatta) e me, oltre a tenere il mio corpo immediatamente disponibile per ogni eventuale circostanza di sesso (fin qui non ancora sperimentato) e per le manipolazioni improvvise che a suo capriccio mi avrebbe destinato (ineludibili e umilianti), con l'aggiunta ahimè anche di qualche meritato e istantaneo castigo (mediante scudiscio ben cadenzato lungo la schiena fino al culo).
-In mia assenza non stare mai con le mani in mano. Datti da fare a tenere tutto in ordine, in particolare la mia cucina e il mio bagno, e nel caso che tu abbia finito tutto prima del mio rientro ricomincia pure da capo con maggior ostinazione.
Una sera che avevo terminato presto le mie incombenze mi chiamò a sé per parlarmi del nome. Quale nome direte voi? Il mio nuovo di zecca da schiavo.
-Deve accordarsi al tuo ruolo. Mi piaceva “Anonymus” ma è troppo lungo, benché racchiuda dentro di sé due termini che mi risultano cari, quali sono ANO (Il dettaglio anatomico evidentemente più funzionale di me) e IMUS (che in latino è superlativo di “inferius”). Risponde uguale NEMO (“nessuno”) che però è troppo sfruttato. E allora mi risolverei per il teutonico KEINE che significa su per giù la stessa cosa (“niente”). È sufficientemente icastico e per di più, con quella bella kappa davanti. suona duro. Dimmi cosa te ne pare?
-Mi rimetto al Suo perfetto giudizio, Signore.
-Come deve essere.
-Sì Mio Signore.
Poi la conversazione prese una piega assai impegnativa, attraverso il seguente botta e risposta.
-Oggi scade il tuo mese di rodaggio. È venuto il momento di prendere una decisione definitiva: o di qua (con me) o di là (senza di me). Per cosa opti?
-Per il di qua Signore.
-Ottima scelta. Direi quasi inevitabile.
-Grazie Signore.
-Inginocchiati.
Lo feci standogli di fronte a capo chino.
-Guardami.
Rialzai la testa.
-Ti impongo il prezioso collare (di pelle con borchie) che ti recluta come mio schiavo, designato col nome di KEINE, che già domani ti farò tatuare sul pube. Ci aggiungo il sotto titolo di TUTTOROTTO, come sarai fra poco quando consumeremo il sacrificio della tua relativa verginità (immaginava bene che lo avevo già offerto ad altri in passato).
-Davvero Signore?
-Ti ho risparmiato fino ad oggi per farti sospirare alquanto il mio cazzo in culo (e perché no anche per via orale).
-Lo considererò un grande onore, Signore.
-Credo bene. Ma basta, smettila con questo “Signore”. In quanto di mia proprietà ora sei autorizzato, anzi tenuto a chiamarmi “Padrone”. Orsù. distenditi su quello che io chiamo lo scannatoio.
-Subito Padrone.
D'un balzo mi saltò sopra e mi penetrò di foga. Non so chi dei due abbia goduto di più. Lui a fiotti di sborra oppure io travolto dall'orgasmo anale, ma di sicuro fu il più bel suggello del mio apprendistato e il miglior pronostico di tante successive scopate a venire. Tale assiduo utilizzo si perpetuò (quotidianamente e senza che ci venisse mai a noia) per tutto il tempo che rimasi in servizio prima di venire dismesso (un decennio dopo circa), a riprova che Lui aveva avuto buon occhio (dall'alto del suo Pene) a candidare e poi arruolare me come schiavo, e che io nel mio piccolo (e dal basso dei miei istinti e del mio canale anale) ci avevo indovinato a sottoscrivere una simile ferma volontaria sotto Padrone. Fu la chiave di volta del mio futuro equilibrio interiore (in profondità), quanto esteriore a fior di pelle (sulla base delle fatiche, degli strapazzi, delle sevizie e dei traumi impliciti nella speciale natura del nostro felice rapporto).
Sono grato al padrone (semel dominus, sempre dominus) per come con tanto impegno (senz'altro ripagato) si è preso cura di me e del mio totale benessere.
Di tanto in tanto gli torno ancora a tiro, per una qualche breve e più che spumeggiante rimpatriata.
In fede
KEINE il TUTTOROTTO
Ero un ragazzo normale, venti anni compiuti, senza troppi grilli per la testa, un po’ gay, un po schivo e non certo schiavo (quale diventai). Di temperamento sono tranquillo, facile da suggestionare e in definitiva, voglio dirla tutta, anche di pasta docile. C’è sempre stato in me il bisogno di riconoscermi in una figura di riferimento, che non ho più avuto da quando persi prima la madre e poi il padre, il quale in particolare mi appariva come l’assoluto detentore di ogni Verità. Era un tipo forte, che amava imporsi e che non tollerava discussioni. Lo adoravo e mi è mancato molto. Senza di Lui mi sono sentito un naufrago.
Una sera qualunque che stavo al solito ritrovo per maschi fui avvicinato da un Maturo di bell’aspetto che si prese la briga di parlarmi senza peli sulla lingua (sul petto e nelle altre parti del corpo, al contrario di me, gliene fiorivano invece parecchi): Per fiuto tu corrispondi esattamente a quello di cui sono in cerca. Saresti giusto per diventare lo schiavo del sottoscritto.
-Non saprei proprio. Gli risposi. Non ci ho la più pallida idea.
-Le idee posso schiarirtele io, solo se accetterai la proposta che ti sto facendo.
-Mi può spiegare meglio?
-Ti porto a casa mia per un periodo di prova.
-Mi sa che potrebbe essere una faccenda impegnativa.
-Lo è.
-E se non mi sentissi all’altezza?
-Primo mese puoi ancora tirarti indietro e sarai esonerato. Dopo no.
-Come dovrò chiamarLa?
-Per adesso chiamami semplicemente “Signore”, più avanti ti farò sapere. Questa è la prima regola che ti do, la seconda è che quando riceverai da me un qualsiasi apprezzamento, positivo o negativo che sia, ti affretterai a ringraziarmi.
Mi portò nella sua casa di campagna. Un posto isolato fra i boschi. E fin da subito iniziò il mio addestramento.
Sto compilando questo diario per descrivere passo dopo passo cosa mi successe.
-Sono ben disposto nei tuoi confronti. Sarò paziente e graduale ma inflessibile.
Cominceremo con cose piuttosto banali. Per ora dovrai implementare due comportamenti.
-La ascolto Signore.
-Quando poggerò il culo sullo scranno che troneggia nell'atrio, se sono in entrata mi slaccerai le scarpe e me le sfilerai, calzandomi le ciabatte. Chiaro?
-Sì Signore.
-Se invece sono in uscita sfilerai le ciabatte e mi calzerai le scarpe. Naturalmente la loro manutenzione è tutta a tuo carico. Ne trovi un assortimento di tutti i tipi nel sottoscala. Esigo che ogni paio sia lustrato a specchio.
-Più che ovvio Signore.
-L'altra cosa è che quando ti scappa un bisogno dovrai chiedere a me il permesso di andare a liberarti.
-Me lo concederà vero, Signore?
-Certo, anche perché mi divertirò un sacco a condurti in giardino per fare tutto all'aria aperta (che fosse una giornata di sole o che piovesse e tirasse vento poco importava, come imparai presti a mie spese). E a questo proposito ti anticipo che non andrà via molto che affronteremo il tema del collare (e del guinzaglio).
Quando fui abbastanza consolidato in queste mansioni (la prima delle quali serviva ad abituarmi a stare ai suoi piedi da sottomesso, la seconda a farmi assimilare che ero in suo potere) ricevetti ulteriori istruzioni.
-Da oggi in poi non ti è più consentito uscire di casa, con l'unica eccezione di svuotarti e soprattutto di badare al mio orto. Quando mi allontanerò ti terrò sottochiave (l'abitazione era protetta da solide e invalicabili inferriate).
-Come desidera Signore.
-È mio espressa volontà inoltre che ti abitui a girare nudo. Per questo fra poco ti spoglierai dei tuoi insulsi indumenti e li bruceremo tutti nel camino.
Fu il primo atto di segregazione a cui fui costretto per farmi capire che ero suo e solo suo, mentre la nudità mi avrebbe inculcato il criterio della subordinazione e soprattutto dell'incolmabile differenza che correva fra Lui ( perfettamente abbigliato in giacca e cravatta) e me, oltre a tenere il mio corpo immediatamente disponibile per ogni eventuale circostanza di sesso (fin qui non ancora sperimentato) e per le manipolazioni improvvise che a suo capriccio mi avrebbe destinato (ineludibili e umilianti), con l'aggiunta ahimè anche di qualche meritato e istantaneo castigo (mediante scudiscio ben cadenzato lungo la schiena fino al culo).
-In mia assenza non stare mai con le mani in mano. Datti da fare a tenere tutto in ordine, in particolare la mia cucina e il mio bagno, e nel caso che tu abbia finito tutto prima del mio rientro ricomincia pure da capo con maggior ostinazione.
Una sera che avevo terminato presto le mie incombenze mi chiamò a sé per parlarmi del nome. Quale nome direte voi? Il mio nuovo di zecca da schiavo.
-Deve accordarsi al tuo ruolo. Mi piaceva “Anonymus” ma è troppo lungo, benché racchiuda dentro di sé due termini che mi risultano cari, quali sono ANO (Il dettaglio anatomico evidentemente più funzionale di me) e IMUS (che in latino è superlativo di “inferius”). Risponde uguale NEMO (“nessuno”) che però è troppo sfruttato. E allora mi risolverei per il teutonico KEINE che significa su per giù la stessa cosa (“niente”). È sufficientemente icastico e per di più, con quella bella kappa davanti. suona duro. Dimmi cosa te ne pare?
-Mi rimetto al Suo perfetto giudizio, Signore.
-Come deve essere.
-Sì Mio Signore.
Poi la conversazione prese una piega assai impegnativa, attraverso il seguente botta e risposta.
-Oggi scade il tuo mese di rodaggio. È venuto il momento di prendere una decisione definitiva: o di qua (con me) o di là (senza di me). Per cosa opti?
-Per il di qua Signore.
-Ottima scelta. Direi quasi inevitabile.
-Grazie Signore.
-Inginocchiati.
Lo feci standogli di fronte a capo chino.
-Guardami.
Rialzai la testa.
-Ti impongo il prezioso collare (di pelle con borchie) che ti recluta come mio schiavo, designato col nome di KEINE, che già domani ti farò tatuare sul pube. Ci aggiungo il sotto titolo di TUTTOROTTO, come sarai fra poco quando consumeremo il sacrificio della tua relativa verginità (immaginava bene che lo avevo già offerto ad altri in passato).
-Davvero Signore?
-Ti ho risparmiato fino ad oggi per farti sospirare alquanto il mio cazzo in culo (e perché no anche per via orale).
-Lo considererò un grande onore, Signore.
-Credo bene. Ma basta, smettila con questo “Signore”. In quanto di mia proprietà ora sei autorizzato, anzi tenuto a chiamarmi “Padrone”. Orsù. distenditi su quello che io chiamo lo scannatoio.
-Subito Padrone.
D'un balzo mi saltò sopra e mi penetrò di foga. Non so chi dei due abbia goduto di più. Lui a fiotti di sborra oppure io travolto dall'orgasmo anale, ma di sicuro fu il più bel suggello del mio apprendistato e il miglior pronostico di tante successive scopate a venire. Tale assiduo utilizzo si perpetuò (quotidianamente e senza che ci venisse mai a noia) per tutto il tempo che rimasi in servizio prima di venire dismesso (un decennio dopo circa), a riprova che Lui aveva avuto buon occhio (dall'alto del suo Pene) a candidare e poi arruolare me come schiavo, e che io nel mio piccolo (e dal basso dei miei istinti e del mio canale anale) ci avevo indovinato a sottoscrivere una simile ferma volontaria sotto Padrone. Fu la chiave di volta del mio futuro equilibrio interiore (in profondità), quanto esteriore a fior di pelle (sulla base delle fatiche, degli strapazzi, delle sevizie e dei traumi impliciti nella speciale natura del nostro felice rapporto).
Sono grato al padrone (semel dominus, sempre dominus) per come con tanto impegno (senz'altro ripagato) si è preso cura di me e del mio totale benessere.
Di tanto in tanto gli torno ancora a tiro, per una qualche breve e più che spumeggiante rimpatriata.
In fede
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