Racconti di viaggio
di
IL MICROBO
genere
gay
RACCONTI DI VIAGGIO
Un vecchio amico e compagno di gioventù, insieme al quale mi ero dato da fare per corteggiare le ragazze e per scoprire le prime gioie del sesso, di ritorno da una lunghissima permanenza in giro per il mondo mi venne a trovare.
-Ti ricordi di me?
-Giuseppe, perbacco. Cosa hai fatto in tutti questi anni?
Mi raccontò che aveva lavorato all'estero in un paese in particolare di cui non ricordo il nome, dove si era ambientato bene e aveva potuto guadagnare molto.
-Ti sei anche sposato con qualcuna di lì?
-No. Una cultura troppo distante. Belle donne, ma lontane dalla nostra mentalità.
Mi spiegò anche che per motivi religiosi i rapporti prima del matrimonio erano del tutto esclusi.
-Sono molto indietro da quelle parti: figurati che l'adulterio, tanto per farti un esempio, è severamente messo all'indice.
-E allora come hai fatto a sopravvivere?
-Tutto quello che è proibito in pubblico è invece concesso a piè di lista e senza alcun limite nel privato, basta agire con discrezione.
-Chissà quante storie hai macinato.
-Ma c'è di più. In quel paese a tutti i giovanotti prima che imbocchino la loro strada etero viene rotto, vorrei dire massacrato, più e più volte il culo.
-Da chi?
-Da tanti mariti vogliosi che si li godono tanto per variare. Basta che non si sappia in giro
-Anche tu così?
-Certo. Ti dirò di più, a qualche uomo particolarmente deciso ho anche dato il mio. Di nascosto s'intende.
Poi mi spiegò che non si può capire tutto del sesso se non si sono sperimentate certe cose come queste.
-Vorresti dire che io sono incompleto?
-Esattamente.
Cenammo in compagnia, mi raccontò un sacco di sue avventure maliziose, lo ospitai per la notte. Doccia insieme come ai vecchi tempi e subito in branda che eravamo stanchi.
Fianco a fianco nel mio una piazza e mezza, nudo lui nudo io, ad una certa ora l'ho sentito in erezione.
-A cosa stai pensando Beppo che sei così vispo?
-A te.
-Mica vorrai colmare le mie lacune?
-Perché no.
Ne parlammo un po' e mi convinse che era da provare. Ero in ansia all'idea di perdere la mia integrità ma anche molto curioso di capire se era possibile, come lui sosteneva, godere in maniera così diversa dal solito.
-Faccio tutto io, tu assecondami.
Gli girai la schiena, mi abbracciò forte, lo strusciò e mi chiese se mi sentivo pronto.
-Dacci dentro Beppo.
Subito me lo ha ficcato. Ho cacciato un urlo. Mi ha lasciato ambientare.
-Ora comincio a lavorarti.
Non mi ha risparmiato niente della sua consumata bravura di guzzatore. Avvio lento come si conviene, presto in crescita, poi sempre più battente condito da bacetti sul collo. Fremevo come una femmina e mi sentivo proprio tale.
-Rash finale Giorgio.
Una decina di spinte fuori controllo. Gemiti. Mi è venuto dentro. Si è tolto, mi sono girato e come se niente fosse ci siamo baciati a lungo e ci siamo addormentati fiato a fiato.
Di buon mattino gli ho portato il caffè a letto.
-Cosa ti è sembrato cucciolo?
-Una figata.
-Una volta può darti solo un'idea.
-E più volte?
-Se hai voglia e pazienza di scoprirlo io ci sono.
È rimasto da me per un bel periodo. Notte dopo notte siamo andati avanti con lo scavo. Mi ha tenuto anche in pompa e poi ogni genere di porcherie a due. Si vede che era destino. Proprio vero che non è mai troppo tardi. E ancor più vero che tutto il mondo è paese.
Ogni tanto torna per dei rendez vous. Ce l'ha più grosso del mio e dice che sono di burro. Me lo dicono anche tanti altri stalloni, che mentre aspetto lui, mi tiro per casa a combinarne di tutti i colori. Porca di quella miseria: mi piace un casino.
Un vecchio amico e compagno di gioventù, insieme al quale mi ero dato da fare per corteggiare le ragazze e per scoprire le prime gioie del sesso, di ritorno da una lunghissima permanenza in giro per il mondo mi venne a trovare.
-Ti ricordi di me?
-Giuseppe, perbacco. Cosa hai fatto in tutti questi anni?
Mi raccontò che aveva lavorato all'estero in un paese in particolare di cui non ricordo il nome, dove si era ambientato bene e aveva potuto guadagnare molto.
-Ti sei anche sposato con qualcuna di lì?
-No. Una cultura troppo distante. Belle donne, ma lontane dalla nostra mentalità.
Mi spiegò anche che per motivi religiosi i rapporti prima del matrimonio erano del tutto esclusi.
-Sono molto indietro da quelle parti: figurati che l'adulterio, tanto per farti un esempio, è severamente messo all'indice.
-E allora come hai fatto a sopravvivere?
-Tutto quello che è proibito in pubblico è invece concesso a piè di lista e senza alcun limite nel privato, basta agire con discrezione.
-Chissà quante storie hai macinato.
-Ma c'è di più. In quel paese a tutti i giovanotti prima che imbocchino la loro strada etero viene rotto, vorrei dire massacrato, più e più volte il culo.
-Da chi?
-Da tanti mariti vogliosi che si li godono tanto per variare. Basta che non si sappia in giro
-Anche tu così?
-Certo. Ti dirò di più, a qualche uomo particolarmente deciso ho anche dato il mio. Di nascosto s'intende.
Poi mi spiegò che non si può capire tutto del sesso se non si sono sperimentate certe cose come queste.
-Vorresti dire che io sono incompleto?
-Esattamente.
Cenammo in compagnia, mi raccontò un sacco di sue avventure maliziose, lo ospitai per la notte. Doccia insieme come ai vecchi tempi e subito in branda che eravamo stanchi.
Fianco a fianco nel mio una piazza e mezza, nudo lui nudo io, ad una certa ora l'ho sentito in erezione.
-A cosa stai pensando Beppo che sei così vispo?
-A te.
-Mica vorrai colmare le mie lacune?
-Perché no.
Ne parlammo un po' e mi convinse che era da provare. Ero in ansia all'idea di perdere la mia integrità ma anche molto curioso di capire se era possibile, come lui sosteneva, godere in maniera così diversa dal solito.
-Faccio tutto io, tu assecondami.
Gli girai la schiena, mi abbracciò forte, lo strusciò e mi chiese se mi sentivo pronto.
-Dacci dentro Beppo.
Subito me lo ha ficcato. Ho cacciato un urlo. Mi ha lasciato ambientare.
-Ora comincio a lavorarti.
Non mi ha risparmiato niente della sua consumata bravura di guzzatore. Avvio lento come si conviene, presto in crescita, poi sempre più battente condito da bacetti sul collo. Fremevo come una femmina e mi sentivo proprio tale.
-Rash finale Giorgio.
Una decina di spinte fuori controllo. Gemiti. Mi è venuto dentro. Si è tolto, mi sono girato e come se niente fosse ci siamo baciati a lungo e ci siamo addormentati fiato a fiato.
Di buon mattino gli ho portato il caffè a letto.
-Cosa ti è sembrato cucciolo?
-Una figata.
-Una volta può darti solo un'idea.
-E più volte?
-Se hai voglia e pazienza di scoprirlo io ci sono.
È rimasto da me per un bel periodo. Notte dopo notte siamo andati avanti con lo scavo. Mi ha tenuto anche in pompa e poi ogni genere di porcherie a due. Si vede che era destino. Proprio vero che non è mai troppo tardi. E ancor più vero che tutto il mondo è paese.
Ogni tanto torna per dei rendez vous. Ce l'ha più grosso del mio e dice che sono di burro. Me lo dicono anche tanti altri stalloni, che mentre aspetto lui, mi tiro per casa a combinarne di tutti i colori. Porca di quella miseria: mi piace un casino.
2
voti
voti
valutazione
1.5
1.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Full immersion
Commenti dei lettori al racconto erotico