L'ultima spiaggia

di
genere
gay

L'ULTIMA SPIAGGIA
In tre che siamo, giovani che eravamo, ne abbiamo combinate di ogni. Avevamo un certo numero di fiche che ce le facevamo insieme. Delle nostre donne ci piaceva l’aria sfatta che mostravano dopo la scopata (i capelli in disordine, le sbavature del trucco sul viso, l’espressione allibita, certi organi congestionati, le pose laide senza più segreti). A tutte chiedevamo: Volete i cetrioli crudi? Dateci l'insalatiera. Eccome che ce la presentavano e quanto salsa ci spargevamo.
D’estate si facevano i campionati con le troie nordiche dalla fessura ben sviluppata. venivano dalle nostre parti apposta per darsi ai latini. In un anno particolarmente favorevole il raccolto fu abbondante. A fine stagione tirammo le somme.
Tu quante?
Io 32.
E tu?
Venticinque, ma più volte.
Vinsi io con le mie 40 e passa.
Ma c’era da tener conto anche di tutto il resto (una volta sola o più d’una, solo vagina o anche via orale e anale,ecc.). Michy aveva escogitato una formula matematica per riparametrare le prestazioni su base sia quantitativa (taglia del seno, rapporto fianchi vita, lunghezza del taglietto in centimetri) sia qualitativa (voglia, bravura, arrendevolezza). Ce n’erano di quelle che quando eravamo in gruppo, dopo il primo giro volevano iniziare daccapo.
Bei tempi. Acqua passata.
Col trascorrere degli anni ci siamo moderati ma mai abbastanza.
Poi ho avuto un incidente con lesione del midollo spinale. Ho recuperato quasi per intero, tranne l’erezione. Mi restava solo la voglia, tanta voglia, troppa. Che dovevo fare? Un amico gay mi confuse le idee.
-Vuoi godere? Non c'è problema. Cambia strada.
-In che senso scusa.
-Hai un sedere molto ben fatto.
-Che centra?
-Sei integro dietro?
-Perfettamente.
-Lasciati andare, mettilo sul mercato: sarà la tua carta vincente.
Per farsi capire meglio tirò fuori tanto di uccellone, che lì per lì avrei voluto evirare da tanta rabbia che mi faceva.
-Lo vedi questo? Sai come lo uso?
-Posso immaginarlo.
-Sfonda culetti.
Tesseva la sua tela ma in fondo voleva anche sinceramente aiutarmi. Mi spiegò che esiste il godimento anale. Che andava provato, bastava rassegnarsi a cambiare ruolo.
-Tu mi daresti una dimostrazione?
-Ma certo. Però prima pensaci su. Non voglio forzarti la mano.
Tutta una settimana continuai ad arrovellarmi. Di lui mi fidavo. Tornai a trovarlo.
-Fammi provare.
Mi tirò giù di poco il pantalone e gli slip, come quando si fa una puntura. Mi addossò a un tavolo. Me lo puntò.
-Lo vuoi?
-Sì.
L'ho sentito subito dentro che mi riempiva. L'ha mosso e vedeva che reagivo bene. Ho avuto la strana sensazione che il mondo intorno stesse per crollare. Ma ho tenuto duro. Mica mi mollava: imperterrito ha continuato a picchiare. All'inizio solo dolore, poi qualcos'altro. Gemevo. Quando è arrivato al culmine, sarò sincero, mi è sembrato di godere anch'io. Ne abbiamo parlato. Mi disse che ero molto adatto. Che andava rifatto. Ho anche pianto.
Ci ho pensato e ripensato. Gli sono tornato a tiro e alla resa dei conti mi è venuto così tanto a piacere che ora mi offro anche ad altri. Vanno pazzi per me ed io a loro. Con qualcuno per attizzarlo indosso pure le autoreggenti e mi trovano irresistibile. La voce si è sparsa e non vado mai in bianco. Nel loro ambiente (che è diventato anche il mio, accidenti) mi chiamano “Voltalafaccia” o anche “Dietrofront”.
scritto il
2026-04-18
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