Appendicite
di
Anna_83
genere
etero
Mi chiamo Anna. Sono una rossa naturale, con una massa di ricci fiammeggianti che mi arrivano a metà schiena, e ho un seno grosso, pesante, che sotto il camice bianco tende sempre la stoffa e mi fa sentire esposta anche quando cerco di essere professionale. Oggi il dottore mi ha mandato a preparare un paziente per l’intervento di appendicite di domani mattina. Il compito era semplice sulla carta: depilazione completa della zona addominale e pubica.
Entrai nella stanza con il carrello delle medicazioni. Lui era sdraiato sul letto, camice aperto sul davanti, un ragazzo di circa ventotto anni, atletico, con addominali definiti e una peluria scura che scendeva dall’ombelico verso il basso. Quando mi vide, i suoi occhi si fermarono sui miei capelli rossi e sul rigonfiamento evidente del mio seno sotto il camice.
«Buongiorno» dissi con voce calma, professionale. «Sono qui per la preparazione pre-operatoria. Devo depilare la zona dell’intervento. Si rilassi, userò una crema depilatoria e poi raderò con cura. È d’accordo?»
Lui annuì, ma il suo sguardo era già diverso. «Certo… fai pure.»
Gli chiesi di abbassare completamente il camice fino alle cosce. Quando lo fece, il suo pene rimase esposto: grosso anche da flaccido, con una bella cappella rosa che spuntava dal prepuzio. La peluria scura gli copriva il pube e la base del cazzo.
Preparai tutto: crema depilatoria, spatola, rasoi usa e getta, salviette calde e lubrificante (nel caso servisse per rendere la pelle più morbida). Mi misi i guanti sterili, ma dentro di me sentivo già un calore traditore tra le gambe.
Iniziai dalla zona sopra l’ombelico, spalmando la crema con movimenti lenti e circolari. Poi scesi più in basso, verso il pube. Quando arrivai alla base del suo cazzo, dovetti spostarlo delicatamente con una mano per poter depilare bene tutta l’area. Lo presi tra le dita guantate: era caldo, pesante. Appena lo toccai, lo sentii gonfiarsi leggermente.
«Scusa» mormorai, fingendo distacco. «Devo muoverlo per lavorare bene.»
Lui non disse niente, ma il suo respiro si fece più profondo. Continuai a spalmare la crema tutto intorno al pene e sulle palle, usando le dita per sollevare delicatamente lo scroto e arrivare ovunque. Il suo cazzo rispose rapidamente: si indurì sotto il mio tocco, diventando sempre più grosso e venoso, fino a puntare verso l’alto, la cappella che usciva completamente dal prepuzio.
Ero bagnata. Il mio seno pesante si alzava e abbassava velocemente dentro il camice.
«Va tutto bene» dissi piano. «È una reazione normale quando si tocca una zona così sensibile.»
Lasciai agire la crema per qualche minuto, poi presi una spatola e iniziai a rimuoverla con movimenti lenti, rivelando la pelle liscia e chiara. Quando arrivai al pene, lo tenni fermo con una mano e lo pulii con cura, passando la spatola lungo tutta l’asta. Lui ormai era completamente eretto, il cazzo che pulsava nella mia mano guantata.
Passai al rasoio. Versai un po’ di olio per rendere la pelle scivolosa e iniziai a radere con delicatezza estrema. Tenni il suo cazzo con una mano, tirandolo delicatamente verso l’alto per radere la base, poi verso il basso per pulire i lati. Ogni passaggio del rasoio era lento, preciso. Le mie dita sfioravano la pelle calda e tesa dell’asta, la vena che correva sotto.
Lui emise un gemito basso quando gli passai il rasoio proprio sotto la cappella.
«Scusa se ti faccio male» sussurrai, ma sapevo che non era dolore quello che sentiva.
«Non è dolore…» rispose con voce roca.
Quando finii di radere tutto il pube, le palle e la zona intorno all’ano (dovevo essere scrupolosa per l’intervento), la sua pelle era perfettamente liscia, il cazzo duro come marmo che puntava verso il soffitto.
Mi tolsi i guanti lentamente. Il cuore mi batteva fortissimo.
«Per essere sicura che sia tutto perfetto… devo controllare con le mani nude se è rimasta qualche peluria» dissi, la voce un po’ tremante.
Lui non obiettò.
Presi il suo cazzo con la mano destra, pelle contro pelle. Era bollente, durissimo. Lo accarezzai lentamente dall’alto verso il basso, fingendo di cercare peli residui, ma in realtà godendomi ogni centimetro. Con l’altra mano gli sollevai le palle, lisciandole, palpandole. Erano pesanti, piene.
Non resistetti più.
Mi chinai sul letto, i ricci rossi che ricadevano sul suo addome, e presi la cappella in bocca. Lo succhiai con calma all’inizio, avvolgendolo con la lingua calda e umida, poi sempre più in profondità. Lui gemette forte e mise una mano tra i miei capelli, stringendo i ricci rossi.
«Cazzo… Anna…»
Succhiavo con foga, la testa che andava su e giù, le labbra strette intorno all’asta liscia e depilata. Il mio seno grosso uscì quasi completamente dal camice aperto, ballando a ogni movimento. Con una mano gli massaggiavo le palle, con l’altra mi toccavo tra le gambe sopra le mutandine, ormai fradice.
Lui mi tirò i capelli, costringendomi a prenderlo più a fondo. Dopo pochi minuti sentii il suo cazzo pulsare violentemente nella mia bocca. Venne con un grugnito roco, schizzi caldi e abbondanti che mi riempirono la gola. Ingoiai tutto, succhiando fino all’ultima goccia, mentre il suo cazzo continuava a contrarsi sulla mia lingua.
Quando finì, mi rialzai con le labbra gonfie e lucide. Il suo pene era ancora mezzo duro, perfettamente liscio e bagnato di saliva.
«Ora sei pronto per l’intervento» dissi con un sorriso malizioso, pulendomi la bocca con il dorso della mano. «Pelle perfettamente depilata… e molto rilassata.»
Lui mi guardò, il respiro ancora accelerato, gli occhi pieni di desiderio.
«Domani mattina, prima dell’operazione… tornerai a controllare che sia tutto a posto?» chiese con voce bassa.
Mi morsi il labbro inferiore, sentendo il suo sapore ancora in bocca.
«Certo. Tornerò a controllare… molto attentamente.»
Uscii dalla stanza con le gambe molli, il camice stropicciato, il seno che ancora tremava e le mutandine bagnate che mi ricordavano quanto fosse pericoloso quel tirocinio.
Entrai nella stanza con il carrello delle medicazioni. Lui era sdraiato sul letto, camice aperto sul davanti, un ragazzo di circa ventotto anni, atletico, con addominali definiti e una peluria scura che scendeva dall’ombelico verso il basso. Quando mi vide, i suoi occhi si fermarono sui miei capelli rossi e sul rigonfiamento evidente del mio seno sotto il camice.
«Buongiorno» dissi con voce calma, professionale. «Sono qui per la preparazione pre-operatoria. Devo depilare la zona dell’intervento. Si rilassi, userò una crema depilatoria e poi raderò con cura. È d’accordo?»
Lui annuì, ma il suo sguardo era già diverso. «Certo… fai pure.»
Gli chiesi di abbassare completamente il camice fino alle cosce. Quando lo fece, il suo pene rimase esposto: grosso anche da flaccido, con una bella cappella rosa che spuntava dal prepuzio. La peluria scura gli copriva il pube e la base del cazzo.
Preparai tutto: crema depilatoria, spatola, rasoi usa e getta, salviette calde e lubrificante (nel caso servisse per rendere la pelle più morbida). Mi misi i guanti sterili, ma dentro di me sentivo già un calore traditore tra le gambe.
Iniziai dalla zona sopra l’ombelico, spalmando la crema con movimenti lenti e circolari. Poi scesi più in basso, verso il pube. Quando arrivai alla base del suo cazzo, dovetti spostarlo delicatamente con una mano per poter depilare bene tutta l’area. Lo presi tra le dita guantate: era caldo, pesante. Appena lo toccai, lo sentii gonfiarsi leggermente.
«Scusa» mormorai, fingendo distacco. «Devo muoverlo per lavorare bene.»
Lui non disse niente, ma il suo respiro si fece più profondo. Continuai a spalmare la crema tutto intorno al pene e sulle palle, usando le dita per sollevare delicatamente lo scroto e arrivare ovunque. Il suo cazzo rispose rapidamente: si indurì sotto il mio tocco, diventando sempre più grosso e venoso, fino a puntare verso l’alto, la cappella che usciva completamente dal prepuzio.
Ero bagnata. Il mio seno pesante si alzava e abbassava velocemente dentro il camice.
«Va tutto bene» dissi piano. «È una reazione normale quando si tocca una zona così sensibile.»
Lasciai agire la crema per qualche minuto, poi presi una spatola e iniziai a rimuoverla con movimenti lenti, rivelando la pelle liscia e chiara. Quando arrivai al pene, lo tenni fermo con una mano e lo pulii con cura, passando la spatola lungo tutta l’asta. Lui ormai era completamente eretto, il cazzo che pulsava nella mia mano guantata.
Passai al rasoio. Versai un po’ di olio per rendere la pelle scivolosa e iniziai a radere con delicatezza estrema. Tenni il suo cazzo con una mano, tirandolo delicatamente verso l’alto per radere la base, poi verso il basso per pulire i lati. Ogni passaggio del rasoio era lento, preciso. Le mie dita sfioravano la pelle calda e tesa dell’asta, la vena che correva sotto.
Lui emise un gemito basso quando gli passai il rasoio proprio sotto la cappella.
«Scusa se ti faccio male» sussurrai, ma sapevo che non era dolore quello che sentiva.
«Non è dolore…» rispose con voce roca.
Quando finii di radere tutto il pube, le palle e la zona intorno all’ano (dovevo essere scrupolosa per l’intervento), la sua pelle era perfettamente liscia, il cazzo duro come marmo che puntava verso il soffitto.
Mi tolsi i guanti lentamente. Il cuore mi batteva fortissimo.
«Per essere sicura che sia tutto perfetto… devo controllare con le mani nude se è rimasta qualche peluria» dissi, la voce un po’ tremante.
Lui non obiettò.
Presi il suo cazzo con la mano destra, pelle contro pelle. Era bollente, durissimo. Lo accarezzai lentamente dall’alto verso il basso, fingendo di cercare peli residui, ma in realtà godendomi ogni centimetro. Con l’altra mano gli sollevai le palle, lisciandole, palpandole. Erano pesanti, piene.
Non resistetti più.
Mi chinai sul letto, i ricci rossi che ricadevano sul suo addome, e presi la cappella in bocca. Lo succhiai con calma all’inizio, avvolgendolo con la lingua calda e umida, poi sempre più in profondità. Lui gemette forte e mise una mano tra i miei capelli, stringendo i ricci rossi.
«Cazzo… Anna…»
Succhiavo con foga, la testa che andava su e giù, le labbra strette intorno all’asta liscia e depilata. Il mio seno grosso uscì quasi completamente dal camice aperto, ballando a ogni movimento. Con una mano gli massaggiavo le palle, con l’altra mi toccavo tra le gambe sopra le mutandine, ormai fradice.
Lui mi tirò i capelli, costringendomi a prenderlo più a fondo. Dopo pochi minuti sentii il suo cazzo pulsare violentemente nella mia bocca. Venne con un grugnito roco, schizzi caldi e abbondanti che mi riempirono la gola. Ingoiai tutto, succhiando fino all’ultima goccia, mentre il suo cazzo continuava a contrarsi sulla mia lingua.
Quando finì, mi rialzai con le labbra gonfie e lucide. Il suo pene era ancora mezzo duro, perfettamente liscio e bagnato di saliva.
«Ora sei pronto per l’intervento» dissi con un sorriso malizioso, pulendomi la bocca con il dorso della mano. «Pelle perfettamente depilata… e molto rilassata.»
Lui mi guardò, il respiro ancora accelerato, gli occhi pieni di desiderio.
«Domani mattina, prima dell’operazione… tornerai a controllare che sia tutto a posto?» chiese con voce bassa.
Mi morsi il labbro inferiore, sentendo il suo sapore ancora in bocca.
«Certo. Tornerò a controllare… molto attentamente.»
Uscii dalla stanza con le gambe molli, il camice stropicciato, il seno che ancora tremava e le mutandine bagnate che mi ricordavano quanto fosse pericoloso quel tirocinio.
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