Gino 3
di
Anna_83
genere
etero
Rimasi seduta sul divano tra Gino e Renato, con la maglietta ancora abbassata sotto i seni. I capezzoli erano rossi, lucidi di saliva e di latte, leggermente gonfi per le succhiate intense. Sentivo il petto pesante, caldo, e piccole gocce di latte continuavano a formarsi sulla punta dei capezzoli, scivolando lente sulla curva generosa del mio seno sinistro e destro.
Mio figlio dormiva profondamente nel passeggino. L’appartamento era silenzioso, rotto solo dal nostro respiro: il mio un po’ affannato, quello di Gino più calmo ma profondo, quello di Renato più pesante, quasi animalesco.
Nessuno parlava. L’aria era carica di una tensione dolce e proibita.
Gino fu il primo a muoversi. Con una delicatezza che mi fece sciogliere, allungò una mano rugosa e sfiorò il mio seno destro con la punta delle dita. Non lo strinse, non lo palpò. Lo accarezzò come se fosse qualcosa di fragile e prezioso. «Sei così piena…» mormorò con voce bassa, quasi reverente. «Il tuo latte ha un sapore così dolce, Anna. Non pensavo di poter provare ancora una cosa del genere.»
Renato, dall’altro lato, aveva gli occhi fissi sul mio seno sinistro. La sua mano più grande e callosa si posò sotto la curva pesante, sollevandolo leggermente, sentendone il peso. «Pesano tanto… sono così morbidi e caldi» disse con un tono rauco, quasi incredulo. «E quel latte… Dio, è come tornare bambini.»
Io chiusi gli occhi per un momento, lasciando che le loro parole e le loro carezze mi entrassero dentro. Sto lasciando che due uomini anziani mi tocchino il seno, che lo soppesino, che lo ammirino… dopo avergli mostrato tutto tra le gambe. La vergogna era ancora lì, calda sulle guance, ma era mescolata a un piacere profondo, quasi materno, e a un’eccitazione che mi bagnava le mutandine. Mi sentivo generosa, desiderata, potente. Il mio corpo non era più solo mio: lo stavo donando, un pezzo alla volta, e loro lo accoglievano con una gratitudine che mi faceva tremare.
Gino si chinò di nuovo. Questa volta non succhiò subito. Prima passò la lingua lentamente intorno al capezzolo, raccogliendo la goccia di latte che si era formata. Poi lo prese tra le labbra e cominciò a succhiare con un ritmo lento, profondo, come se volesse assaporare ogni goccia. Sentivo il latte uscire in piccoli fiotti caldi, la sua lingua che premeva dolcemente contro la pelle sensibile. Un brivido mi corse dalla punta del seno fino al clitoride.
Renato non fu così paziente. Si attaccò all’altro seno con più avidità. La sua bocca era più grande, più calda. Succhiava con forza, tirando il capezzolo tra le labbra e la lingua, facendo uscire il latte in getti più abbondanti. Ogni tanto emetteva un gemito basso contro la mia pelle, un suono gutturale di puro piacere maschile.
Io respiravo con la bocca socchiusa, il corpo abbandonato contro lo schienale del divano. Le loro bocche lavoravano in sincrono: uno lento e adorante, l’altro più vorace. Sentivo il latte scendere, il seno che si svuotava piano, e tra le gambe un calore liquido che cresceva. Il clitoride pulsava ritmicamente, gonfio, bagnato. Senza rendermene conto, strinsi le cosce, cercando un po’ di frizione.
Gino se ne accorse. Alzò gli occhi verso di me senza staccare la bocca dal capezzolo. Il suo sguardo era pieno di tenerezza e di desiderio. Questa donna ci sta regalando il paradiso, pensava. Il suo corpo giovane, il suo latte, la sua intimità… e lo fa con tanta dolcezza. Non voglio spaventarla, voglio solo continuare a ricevere questo dono.
Renato, invece, succhiava con gli occhi semichiusi, la mano che ora stringeva delicatamente il seno, massaggiandolo per far uscire più latte. Che donna… che tette enormi e piene. Il latte è dolce, caldo… e lei è qui, tra noi, che trema di piacere. Non riesco a credere che ci stia permettendo tutto questo.
Dopo qualche minuto, quando i seni furono più leggeri ma ancora sensibili, si staccarono lentamente. Le loro labbra erano lucide, il mento un po’ bagnato di latte. Mi guardarono entrambi con occhi brillanti.
Gino mi accarezzò una guancia con il dorso della mano. «Grazie, Anna. Non solo per il latte… per averci fatto entrare nel tuo mondo così intimo.»
Renato annuì, la voce ancora roca. «Sei una meraviglia. Non ho parole.»
Io sentivo il corpo in fiamme. I capezzoli erano rossi e turgidi, il sesso bagnato e pulsante. Volevo di più, ma non sapevo come dirlo. Invece, feci una cosa che sorprese anche me: presi le mani di entrambi e le posai sui miei seni, una per lato.
«Continuate a toccarmi… se volete» sussurrai, la voce tremante. «Mi piace sentirvi.»
Le loro mani cominciarono a muoversi. Gino accarezzava con reverenza, sfiorando il capezzolo con il pollice in cerchi lenti. Renato stringeva più deciso, ma senza far male, massaggiando la carne morbida e pesante. Io sospirai, lasciando che il piacere mi invadesse.
Tra le gambe sentivo l’umidità aumentare. Il ricordo dello show nel bagno – la pipì, il bidet, le loro occhiate mentre mi toccavo – si mescolava alle sensazioni presenti. Ero eccitata come non mai, ma tutto rimaneva dolce, lento, quasi rituale.
Gino si avvicinò al mio orecchio e mormorò piano: «Se un giorno vorrai… possiamo fare ancora di più. Ma solo se lo vuoi tu, Anna. Noi siamo qui per ricevere i tuoi regali, non per prenderli.»
Renato annuì, continuando a massaggiare dolcemente il mio seno. «Esatto. Tu decidi tutto.»
Io sorrisi, con il cuore che batteva forte e il corpo che vibrava di desiderio. Sapevo che il nostro gioco stava diventando più profondo. Sapevo che avrei potuto spingermi oltre, quando fossi stata pronta.
Per ora, però, mi bastava stare lì, seduta tra loro due, con i seni nudi e le loro mani calde su di me, mentre il latte e il piacere continuavano a fluire.
Mio figlio dormiva profondamente nel passeggino. L’appartamento era silenzioso, rotto solo dal nostro respiro: il mio un po’ affannato, quello di Gino più calmo ma profondo, quello di Renato più pesante, quasi animalesco.
Nessuno parlava. L’aria era carica di una tensione dolce e proibita.
Gino fu il primo a muoversi. Con una delicatezza che mi fece sciogliere, allungò una mano rugosa e sfiorò il mio seno destro con la punta delle dita. Non lo strinse, non lo palpò. Lo accarezzò come se fosse qualcosa di fragile e prezioso. «Sei così piena…» mormorò con voce bassa, quasi reverente. «Il tuo latte ha un sapore così dolce, Anna. Non pensavo di poter provare ancora una cosa del genere.»
Renato, dall’altro lato, aveva gli occhi fissi sul mio seno sinistro. La sua mano più grande e callosa si posò sotto la curva pesante, sollevandolo leggermente, sentendone il peso. «Pesano tanto… sono così morbidi e caldi» disse con un tono rauco, quasi incredulo. «E quel latte… Dio, è come tornare bambini.»
Io chiusi gli occhi per un momento, lasciando che le loro parole e le loro carezze mi entrassero dentro. Sto lasciando che due uomini anziani mi tocchino il seno, che lo soppesino, che lo ammirino… dopo avergli mostrato tutto tra le gambe. La vergogna era ancora lì, calda sulle guance, ma era mescolata a un piacere profondo, quasi materno, e a un’eccitazione che mi bagnava le mutandine. Mi sentivo generosa, desiderata, potente. Il mio corpo non era più solo mio: lo stavo donando, un pezzo alla volta, e loro lo accoglievano con una gratitudine che mi faceva tremare.
Gino si chinò di nuovo. Questa volta non succhiò subito. Prima passò la lingua lentamente intorno al capezzolo, raccogliendo la goccia di latte che si era formata. Poi lo prese tra le labbra e cominciò a succhiare con un ritmo lento, profondo, come se volesse assaporare ogni goccia. Sentivo il latte uscire in piccoli fiotti caldi, la sua lingua che premeva dolcemente contro la pelle sensibile. Un brivido mi corse dalla punta del seno fino al clitoride.
Renato non fu così paziente. Si attaccò all’altro seno con più avidità. La sua bocca era più grande, più calda. Succhiava con forza, tirando il capezzolo tra le labbra e la lingua, facendo uscire il latte in getti più abbondanti. Ogni tanto emetteva un gemito basso contro la mia pelle, un suono gutturale di puro piacere maschile.
Io respiravo con la bocca socchiusa, il corpo abbandonato contro lo schienale del divano. Le loro bocche lavoravano in sincrono: uno lento e adorante, l’altro più vorace. Sentivo il latte scendere, il seno che si svuotava piano, e tra le gambe un calore liquido che cresceva. Il clitoride pulsava ritmicamente, gonfio, bagnato. Senza rendermene conto, strinsi le cosce, cercando un po’ di frizione.
Gino se ne accorse. Alzò gli occhi verso di me senza staccare la bocca dal capezzolo. Il suo sguardo era pieno di tenerezza e di desiderio. Questa donna ci sta regalando il paradiso, pensava. Il suo corpo giovane, il suo latte, la sua intimità… e lo fa con tanta dolcezza. Non voglio spaventarla, voglio solo continuare a ricevere questo dono.
Renato, invece, succhiava con gli occhi semichiusi, la mano che ora stringeva delicatamente il seno, massaggiandolo per far uscire più latte. Che donna… che tette enormi e piene. Il latte è dolce, caldo… e lei è qui, tra noi, che trema di piacere. Non riesco a credere che ci stia permettendo tutto questo.
Dopo qualche minuto, quando i seni furono più leggeri ma ancora sensibili, si staccarono lentamente. Le loro labbra erano lucide, il mento un po’ bagnato di latte. Mi guardarono entrambi con occhi brillanti.
Gino mi accarezzò una guancia con il dorso della mano. «Grazie, Anna. Non solo per il latte… per averci fatto entrare nel tuo mondo così intimo.»
Renato annuì, la voce ancora roca. «Sei una meraviglia. Non ho parole.»
Io sentivo il corpo in fiamme. I capezzoli erano rossi e turgidi, il sesso bagnato e pulsante. Volevo di più, ma non sapevo come dirlo. Invece, feci una cosa che sorprese anche me: presi le mani di entrambi e le posai sui miei seni, una per lato.
«Continuate a toccarmi… se volete» sussurrai, la voce tremante. «Mi piace sentirvi.»
Le loro mani cominciarono a muoversi. Gino accarezzava con reverenza, sfiorando il capezzolo con il pollice in cerchi lenti. Renato stringeva più deciso, ma senza far male, massaggiando la carne morbida e pesante. Io sospirai, lasciando che il piacere mi invadesse.
Tra le gambe sentivo l’umidità aumentare. Il ricordo dello show nel bagno – la pipì, il bidet, le loro occhiate mentre mi toccavo – si mescolava alle sensazioni presenti. Ero eccitata come non mai, ma tutto rimaneva dolce, lento, quasi rituale.
Gino si avvicinò al mio orecchio e mormorò piano: «Se un giorno vorrai… possiamo fare ancora di più. Ma solo se lo vuoi tu, Anna. Noi siamo qui per ricevere i tuoi regali, non per prenderli.»
Renato annuì, continuando a massaggiare dolcemente il mio seno. «Esatto. Tu decidi tutto.»
Io sorrisi, con il cuore che batteva forte e il corpo che vibrava di desiderio. Sapevo che il nostro gioco stava diventando più profondo. Sapevo che avrei potuto spingermi oltre, quando fossi stata pronta.
Per ora, però, mi bastava stare lì, seduta tra loro due, con i seni nudi e le loro mani calde su di me, mentre il latte e il piacere continuavano a fluire.
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