Ricatto
di
Anna_83
genere
etero
Venne dentro di me con un grugnito rauco, riempiendomi il culo di sperma caldo. Poi riprese a massaggiarmi come se niente fosse, infilando ogni tanto le dita nel mio buchetto ancora aperto per mescolare il suo seme. Quando sembrò finito, mi inginocchiai ai suoi piedi, presi il suo cazzo tra le labbra e lo succhiai con devozione fino a farlo venire una seconda volta nella mia bocca, inghiottendo tutto.
Stavo ancora riprendendo fiato, nuda e con le gambe tremanti, quando lui mi chiese con voce calma:
«Dove vai?»
Mi bloccai, sorpresa. Non avevo ancora detto nulla.
«Ora devi soddisfare il mio collega» disse, guardandomi con un sorriso freddo.
Rimasi stupita, la mente che andava in tilt. Non capivo. Pensavo fosse finita. Il cuore iniziò a battermi fortissimo.
«Abbiamo ripreso tutto» continuò, indicando una piccola telecamera nascosta nell’angolo della stanza. «Se non ci soddisfi, manderemo il video su internet. Immagina tua madre, i tuoi amici, i tuoi colleghi che ti vedono mentre ti fai inculare come una troia rossa e riccia…»
Sentii un nodo allo stomaco. Vergogna bruciante, paura, umiliazione… e, con mio grande orrore, anche un’ondata di eccitazione tra le gambe.
Dalla porta laterale entrò il suo collega: un uomo biondo con i capelli ricci, più giovane, atletico. Aveva già la mano sul pacco, che accarezzava lentamente attraverso i pantaloni, guardandomi con occhi famelici.
«In ginocchio» mi ordinò secco il biondo.
Esitai solo un secondo. L’altro massaggiatore mi diede un calcio leggero ma deciso sulle natiche ancora arrossate, facendomi barcollare in avanti.
Quel gesto umiliante mi provocò un brivido caldo in tutto il corpo. Sentii il buchetto pulsare e la figa bagnarsi ancora di più. La mia mente urlava di ribellione, ma il corpo tradiva ogni resistenza. Mi eccitavo a essere trattata così: come una puttana usa e getta.
Mi inginocchiai lentamente sul pavimento, nuda, i capelli rossi scompigliati, il seno grosso che pendeva pesante. Alzai lo sguardo verso i due uomini.
«Leccami i piedi» ordinò il biondo, togliendosi le scarpe e allungando un piede verso la mia bocca.
Esitai solo un istante. Poi, con le guance in fiamme per la vergogna, tirai fuori la lingua e iniziai a leccargli le dita dei piedi, passando la lingua tra di esse, umiliandomi davanti a loro. Mentre lo facevo, l’altro massaggiatore mi diede un altro calcio leggero sul culo, spingendomi la faccia ancora più contro il piede del collega.
«Brava puttana» mormorò il biondo, accarezzandosi il cazzo ormai duro.
In quel momento capii che non avevo scelta… e che una parte di me non voleva averla. La vergogna era fortissima, ma l’eccitazione era ancora più potente.
Abbassai lo sguardo e, con voce tremante ma chiara, dissi:
«Va bene… accetto. Sarò la vostra schiava sessuale.»
I due si guardarono e sorrisero soddisfatti.
«Allora inizia a lavorare, rossa» disse il primo massaggiatore, mentre il biondo mi afferrava per i capelli ricci e mi tirava la testa verso il suo pacco.
Ero lì, in ginocchio, usata, ricattata, umiliata… e stranamente più eccitata di quanto fossi mai stata in vita mia.
Stavo ancora riprendendo fiato, nuda e con le gambe tremanti, quando lui mi chiese con voce calma:
«Dove vai?»
Mi bloccai, sorpresa. Non avevo ancora detto nulla.
«Ora devi soddisfare il mio collega» disse, guardandomi con un sorriso freddo.
Rimasi stupita, la mente che andava in tilt. Non capivo. Pensavo fosse finita. Il cuore iniziò a battermi fortissimo.
«Abbiamo ripreso tutto» continuò, indicando una piccola telecamera nascosta nell’angolo della stanza. «Se non ci soddisfi, manderemo il video su internet. Immagina tua madre, i tuoi amici, i tuoi colleghi che ti vedono mentre ti fai inculare come una troia rossa e riccia…»
Sentii un nodo allo stomaco. Vergogna bruciante, paura, umiliazione… e, con mio grande orrore, anche un’ondata di eccitazione tra le gambe.
Dalla porta laterale entrò il suo collega: un uomo biondo con i capelli ricci, più giovane, atletico. Aveva già la mano sul pacco, che accarezzava lentamente attraverso i pantaloni, guardandomi con occhi famelici.
«In ginocchio» mi ordinò secco il biondo.
Esitai solo un secondo. L’altro massaggiatore mi diede un calcio leggero ma deciso sulle natiche ancora arrossate, facendomi barcollare in avanti.
Quel gesto umiliante mi provocò un brivido caldo in tutto il corpo. Sentii il buchetto pulsare e la figa bagnarsi ancora di più. La mia mente urlava di ribellione, ma il corpo tradiva ogni resistenza. Mi eccitavo a essere trattata così: come una puttana usa e getta.
Mi inginocchiai lentamente sul pavimento, nuda, i capelli rossi scompigliati, il seno grosso che pendeva pesante. Alzai lo sguardo verso i due uomini.
«Leccami i piedi» ordinò il biondo, togliendosi le scarpe e allungando un piede verso la mia bocca.
Esitai solo un istante. Poi, con le guance in fiamme per la vergogna, tirai fuori la lingua e iniziai a leccargli le dita dei piedi, passando la lingua tra di esse, umiliandomi davanti a loro. Mentre lo facevo, l’altro massaggiatore mi diede un altro calcio leggero sul culo, spingendomi la faccia ancora più contro il piede del collega.
«Brava puttana» mormorò il biondo, accarezzandosi il cazzo ormai duro.
In quel momento capii che non avevo scelta… e che una parte di me non voleva averla. La vergogna era fortissima, ma l’eccitazione era ancora più potente.
Abbassai lo sguardo e, con voce tremante ma chiara, dissi:
«Va bene… accetto. Sarò la vostra schiava sessuale.»
I due si guardarono e sorrisero soddisfatti.
«Allora inizia a lavorare, rossa» disse il primo massaggiatore, mentre il biondo mi afferrava per i capelli ricci e mi tirava la testa verso il suo pacco.
Ero lì, in ginocchio, usata, ricattata, umiliata… e stranamente più eccitata di quanto fossi mai stata in vita mia.
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