Pullman

di
genere
etero

Il pullman era stracolmo di gente all’ora di punta. Io stavo in piedi, aggrappata alla maniglia sopra di me, il corpo che oscillava leggermente a ogni curva. Indossavo una gonna corta di jeans e una camicetta leggera.
Sentii subito la sua presenza alle mie spalle. Un uomo anziano, sulla settantina, alto quasi quanto me. All’inizio fu solo una pressione leggera: la sua mano che si posava sul mio sedere, come per reggersi mentre il mezzo frenava e accelerava. Poi le dita iniziarono a muoversi. Lentamente, con sfacciataggine crescente, palpavano le mie natiche attraverso la stoffa, stringendole piano.
Non mi spostai. Un calore traditore cominciò a salirmi tra le gambe.
A un tratto il pullman frenò bruscamente per un semaforo rosso. L’anziano perse l’equilibrio e mi finì addosso con tutto il corpo. Il suo petto si schiacciò contro la mia schiena, e per un attimo il suo viso si ritrovò premuto contro la mia spalla e il collo. Sentii il suo respiro caldo e affannato sulla pelle.
In quel momento di confusione, la sua mano destra, che prima era sul mio sedere, scivolò istintivamente in avanti per cercare un appiglio e mi abbracciò la vita da dietro, stringendomi contro di sé. Per qualche secondo restammo così: io intrappolata tra la folla e il suo corpo, il suo braccio che mi teneva ferma per la pancia, la mano aperta sul mio addome.
Quando il pullman ripartì, non mi allontanai. Anzi, mi voltai leggermente di tre quarti, offrendogli di nuovo il sedere. Spinsi indietro il bacino con un movimento lento e chiaro, facendo aderire le natiche rotonde contro il suo basso ventre e contro la sua mano.
Lui capì al volo. La mano che mi stringeva la vita scese di nuovo sul mio culo, questa volta più decisa. Le dita rugose affondarono nella carne morbida, palpandomi con avidità mentre io continuavo a strusciarmi piano contro di lui, muovendo il sedere in piccoli cerchi invitanti.
Sentivo il suo respiro farsi più pesante vicino al mio orecchio. La sua erezione crescente premeva contro di me attraverso i pantaloni, mentre le sue dita esploravano sempre più audacemente sotto l’orlo della gonna corta.
Il mio respiro si era già fatto corto. Ero eccitata da morire.
scritto il
2026-04-29
1 0 6
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Ricatto

racconto sucessivo

Palettina rossa, macchinina blu

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.