Intimo di carta

di
genere
etero

Mi chiamo Anna. Ho i capelli rossi e ricci che mi cadono selvaggi sui seni, e un seno abbondante, pesante, che attira sempre gli sguardi. Quel pomeriggio entrai nello studio di massaggi con un misto di eccitazione nervosa e curiosità proibita. Mi spogliai lasciando solo il reggiseno e il perizoma di carta sottile, poi mi sdraiai a pancia in giù sul lettino caldo.
Le mani del massaggiatore erano grandi, calde e sicure. Iniziò dalle spalle, sciogliendo i nodi di tensione con movimenti profondi. Quando arrivò alla schiena, le sue dita sfiorarono i gancetti del reggiseno di carta. Senza dire una parola li aprì. Il tessuto si allentò e scivolò di lato, liberando completamente il mio seno grosso contro il lettino. Sentii un brivido di vergogna ed eccitazione insieme: ero già più nuda di quanto avessi previsto.
Le sue mani scesero lungo la schiena, sui fianchi, fino ai glutei. Massaggiava con forza, modellando la carne morbida. Poi, con un gesto secco, strappò il perizoma di carta. Il rumore leggero del tessuto che si lacerava mi fece sobbalzare il cuore. Ero completamente nuda ora, esposta. Le sue mani mi aprirono i glutei senza esitazione e le dita, rese scivolose dall’olio caldo, iniziarono a esplorare il mio buchetto stretto.
Prima un dito, poi due. Penetrava lentamente, girando, dilatando con pazienza quel luogo così intimo e proibito. All’inizio sentivo solo pressione e un leggero bruciore, ma dentro di me qualcosa si stava sciogliendo. La mente mi urlava che non avrei dovuto provare piacere da quel tocco “sbagliato”, eppure il mio corpo spingeva impercettibilmente indietro, cercando di più. Ero bagnata, eccitata, umiliata e incredibilmente eccitata allo stesso tempo.
Mi fece girare sul fianco sinistro. Una gamba distesa, l’altra piegata. Salì sul lettino dietro di me e sentii la punta grossa e calda del suo cazzo premere contro il mio ano. Spinse con decisione. Entrò dentro di me con una lunga penetrazione, aprendo il buchetto stretto centimetro dopo centimetro. Gemetti forte, un suono rauco che non riuscii a trattenere. Mi sentivo piena, violata, posseduta. Lui iniziò a muoversi, prima piano, poi con spinte sempre più profonde. Ogni affondo mi faceva tremare. Pensavo: “Sto facendo inculare come una troia sul lettino di un massaggiatore… e mi sta piacendo da morire”.
Dopo qualche minuto mi fece sdraiare sulla schiena. Mi prese le gambe e se le appoggiò sulle spalle. In questa posizione il suo cazzo entrava ancora più a fondo. I miei seni grandi ondeggiavano pesantemente a ogni spinta potente. Lo guardavo negli occhi mentre mi inculava con ritmo crescente, sentendomi completamente aperta e sottomessa. Il piacere era oscuro, intenso, quasi doloroso. La vergogna si mescolava al godimento più primitivo.
Poi mi ordinò con voce bassa: «Alzati e piegati sul lettino». Mi misi in piedi, i piedi ben piantati a terra, il busto e la pancia appoggiati sul lettino. Ero piegata in avanti, il culo all’aria, le tette grosse e pesanti che pendevano libere, oscillando come pendoli a ogni movimento. Questa posizione mi faceva sentire ancora più puttana, più esposta. Lui si posizionò dietro di me e mi penetrò con forza. Le spinte erano ora veloci e profonde. Sentivo le sue palle sbattere contro di me, il suo cazzo che mi apriva completamente il culo. I miei seni dondolavano pesantemente avanti e indietro. La mente era un turbine: “Sono solo una rossa riccia con le tette grosse che si fa fottere nel culo come una puttana da quattro soldi… e non voglio che finisca”.
Lui aumentò il ritmo, stringendo forte i miei fianchi. Con un grugnito rauco venne dentro di me, riempiendomi il culo di sperma caldo e denso. Sentii gli schizzi potenti mentre pulsava profondamente nel mio intestino. Rimase dentro di me qualche secondo, godendosi l’orgasmo, poi uscì lentamente, lasciando colare il suo seme dal mio buchetto aperto.
Non aveva ancora finito. Mi fece sdraiare di nuovo a pancia in giù e riprese a massaggiarmi come se nulla fosse. Le sue mani ora erano possessive: massaggiava i glutei, li apriva, guardava il suo sperma che usciva lentamente dal mio ano ancora dilatato. Ogni tanto infilava due dita dentro, mescolando il suo seme, facendomi gemere di nuovo di piacere e umiliazione.
Quando arrivò il momento di andare via, mi girai verso di lui con le gambe tremanti. Mi inginocchiai ai suoi piedi, nuda, i capelli rossi e ricci scompigliati sul viso, il seno grosso che pendeva pesante. Lo guardai dal basso verso l’alto mentre prendevo il suo cazzo ancora sporco tra le labbra.
Lo succhiai con gratitudine profonda. La lingua girava intorno al glande, sentivo il sapore del suo sperma mescolato al mio culo. Lo presi più a fondo che potevo, lasciando che mi scopasse dolcemente la bocca. Le sue mani si infilarono tra i miei ricci mentre spingeva. Con un gemito basso venne per la seconda volta, riempiendomi la bocca di altro sperma caldo e denso. Inghiottii tutto lentamente, pulendolo con cura fino all’ultima goccia, come una brava ragazza riconoscente.
Mi alzai solo dopo aver finito, le gambe molli, il buchetto che pulsava e colava leggermente. Gli sorrisi, sentendomi usata, soddisfatta e stranamente libera
scritto il
2026-04-28
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