La commessa

di
genere
gay

Mi chiamo Anna. I miei capelli rossi ricci erano raccolti in una coda morbida e indossavo solo le mutandine quando la commessa chiuse la tenda del camerino dietro di noi. Il centro commerciale era affollato, ma lì dentro sembrava che il mondo si fosse fermato.
Il vestito nuovo era appeso davanti a me: un abito aderente, scollato sulla schiena, che richiedeva un reggiseno invisibile. La commessa, una donna di circa trentacinque anni con un sorriso caldo e mani curate, prese dal bancone un reggiseno adesivo color carne.
«Questo è perfetto per quel modello» disse con voce bassa. «Vuoi che ti aiuti? È un po’ tricky la prima volta.»
Annuii, sentendomi improvvisamente vulnerabile. Lei si posizionò alle mie spalle. Prima mi fece sollevare le braccia, poi applicò con attenzione le coppe adesive sotto i miei seni pesanti. Le sue dita sfiorarono la pelle sensibile della parte inferiore del seno mentre premeva il silicone contro di me, sistemando con cura il peso abbondante.
«Devi sollevarli un po’… così» mormorò.
Le sue mani erano calde. Sentii i palmi che mi sostenevano da sotto, soppesando dolcemente le mie tette grosse mentre le posizionava correttamente. Un brivido mi attraversò quando le sue dita sfiorarono i capezzoli per caso, facendoli inturgidire all’istante. Lei se ne accorse e non si ritrasse subito. Anzi, passò i polpastrelli lentamente intorno alle areole, come per controllare che il reggiseno aderisse bene.
«Hai un seno davvero bello… pieno e morbido» sussurrò, la voce più vicina al mio orecchio.
Il mio respiro accelerò. Ero in piedi davanti allo specchio, nuda dalla vita in su, con questa sconosciuta che mi toccava con una calma professionale che stava rapidamente diventando qualcos’altro. Lei fece un passo più vicino, il suo corpo quasi contro la mia schiena. Le sue mani scivolarono di nuovo sotto i miei seni, questa volta non solo per sistemare il reggiseno, ma per accarezzarli con più intenzione, sollevandoli e lasciandoli ricadere piano, sentendone il peso.
Chiusi gli occhi per un attimo. Sentivo il calore del suo respiro sul mio collo.
Poi accadde. Le sue labbra si posarono sulla pelle sensibile sotto il mio orecchio. Prima un bacio leggero, poi la lingua calda che tracciava una linea lenta e umida lungo il mio collo. Un gemito basso mi sfuggì dalle labbra mentre lei leccava e succhiava delicatamente la pelle, proprio nel punto più sensibile.
Le sue mani non si fermarono. Continuavano a stringere e massaggiare i miei seni pesanti, i pollici che ora sfregavano i capezzoli turgidi con movimenti circolari. Io mi appoggiai leggermente all’indietro contro di lei, il cuore che mi batteva fortissimo. La sua lingua continuava a leccarmi il collo con calma sensuale, mandando scariche di piacere dirette tra le mie gambe.
Ero completamente depilata e sentivo già l’eccitazione bagnarmi le mutandine. La commessa premette il suo corpo contro il mio, il seno contro la mia schiena, mentre la sua bocca non abbandonava il mio collo. Succhiava piano, leccava, mordicchiava appena, come se non riuscisse a smettere di assaggiarmi.
Le mie mani tremavano. Non sapevo più se volevo che si fermasse o che continuasse. Sapevo solo che in quel piccolo camerino, circondata dall’odore di tessuti nuovi e dal rumore lontano della gente che passava, mi stavo sciogliendo sotto le sue mani e la sua lingua.
scritto il
2026-04-28
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