Con uno sconosciuto 2
di
Anna_83
genere
etero
Mi chiamo Anna. Ho trentadue anni, i capelli rossi ricci che mi incorniciano il viso e mi scendono pesanti sulle spalle, e un seno abbondante che ho sempre sentito sia un dono che un peso. La mia pelle è chiara, si arrossa facilmente, e tra le gambe sono completamente depilata: liscia, morbida, sensibile come non mai.
La sera dopo ero di nuovo irrequieta, la figa che mi pulsava al solo ricordo di come mi aveva riempita tra gli ulivi. Volevo sentirmi usata, sporca, umiliata. Uscii con la stessa camicia di lino bianco, i ricci rossi che mi rimbalzavano sul viso sudato. Quando arrivai nella radura, lui era già lì, con un sorriso arrogante.
Non disse una parola. Mi afferrò per i capelli ricci e mi tirò giù in ginocchio. «Ieri ti ho scopato quella figa depilata come una troia, oggi voglio il tuo culo grasso, puttana rossa.» Le sue parole mi fecero bagnare all’istante, una vergogna calda che mi saliva dallo stomaco.
Mi strappò la camicia, lasciando le mie tette grosse e pesanti che dondolavano libere, i capezzoli già duri e arrossati. Mi schiaffeggiò leggermente una tetta, facendola ondeggiare. «Guarda che zozze che hai… due grosse mammelle da vacca. Ti piace farti umiliare, vero?»
Mi fece mettere a quattro zampe sull’erba, il culo per aria. Mi allargò le natiche con forza e sputò direttamente sul mio buchetto stretto. «Ecco, ti lubrifico come meriti, troia.» Poi cominciò a leccarmi il culo con la lingua calda e sporca, spingendola dentro mentre con una mano mi schiaffeggiava le tette che penzolavano. Io gemevo come una puttana, la figa depilata che colava copiosamente.
Infilò due dita nel mio culo senza troppi complimenti, allargandomi mentre mi dava della troia rossa con le tette che ballano. I miei pensieri erano un casino: “Sto lasciando che uno sconosciuto mi tratti come una puttana da strada, con il culo per aria e le mie grosse tette che sbattono… e mi sta facendo impazzire.”
Quando fu pronto, appoggiò il cazzo duro contro il mio buchetto e spinse dentro con una sola mossa decisa. Io urlai, un misto di dolore e piacere mentre mi allargava il culo. «Cazzo, che culo stretto e sporco… prendi tutto, troia. Senti come ti riempio il buco del culo.» Cominciò a scoparmi con spinte forti e profonde, le palle che sbattevano contro la mia figa liscia e bagnata.
Mi tirava i capelli ricci come redini, schiaffeggiandomi le tette pesanti che ondeggiavano violentemente. «Guarda come ballano queste tette da vacca mentre ti scopo nel culo… sei solo un buco da usare, Anna. Una rossa con le zozze grosse e la figa depilata che cola come una fontana.»
Ogni insulto mi faceva contrarre più forte intorno al suo cazzo. Il piacere era umiliante e intensissimo. Quando mi infilò due dita nella figa depilata e mi sfregò il clitoride con forza, venni urlando, il culo che pulsava e stringeva il suo cazzo mentre un fiotto caldo mi usciva dalla figa.
Lui accelerò, scopandomi il culo senza pietà. «Ora ti riempio di sborra il buco del culo, puttana.» Venne con un grugnito animalesco, scaricando tutto dentro di me, caldo e denso. Quando uscì, sentii il suo sperma colarmi dal culo aperto lungo le cosce lisce.
Restai a quattro zampe, ansimante, le tette sporche di terra e sudore, i ricci rossi appiccicati al viso arrossato. Mi sentivo una vera troia umiliata… e non ero mai stata così eccitata in vita mia.
Tornai verso casa con le gambe tremanti, il suo seme che mi colava dal culo e dalla figa, un sorriso sporco e soddisfatto sulle labbra. Sapevo che sarei tornata ancora, pronta a farmi degradare di più.
La sera dopo ero di nuovo irrequieta, la figa che mi pulsava al solo ricordo di come mi aveva riempita tra gli ulivi. Volevo sentirmi usata, sporca, umiliata. Uscii con la stessa camicia di lino bianco, i ricci rossi che mi rimbalzavano sul viso sudato. Quando arrivai nella radura, lui era già lì, con un sorriso arrogante.
Non disse una parola. Mi afferrò per i capelli ricci e mi tirò giù in ginocchio. «Ieri ti ho scopato quella figa depilata come una troia, oggi voglio il tuo culo grasso, puttana rossa.» Le sue parole mi fecero bagnare all’istante, una vergogna calda che mi saliva dallo stomaco.
Mi strappò la camicia, lasciando le mie tette grosse e pesanti che dondolavano libere, i capezzoli già duri e arrossati. Mi schiaffeggiò leggermente una tetta, facendola ondeggiare. «Guarda che zozze che hai… due grosse mammelle da vacca. Ti piace farti umiliare, vero?»
Mi fece mettere a quattro zampe sull’erba, il culo per aria. Mi allargò le natiche con forza e sputò direttamente sul mio buchetto stretto. «Ecco, ti lubrifico come meriti, troia.» Poi cominciò a leccarmi il culo con la lingua calda e sporca, spingendola dentro mentre con una mano mi schiaffeggiava le tette che penzolavano. Io gemevo come una puttana, la figa depilata che colava copiosamente.
Infilò due dita nel mio culo senza troppi complimenti, allargandomi mentre mi dava della troia rossa con le tette che ballano. I miei pensieri erano un casino: “Sto lasciando che uno sconosciuto mi tratti come una puttana da strada, con il culo per aria e le mie grosse tette che sbattono… e mi sta facendo impazzire.”
Quando fu pronto, appoggiò il cazzo duro contro il mio buchetto e spinse dentro con una sola mossa decisa. Io urlai, un misto di dolore e piacere mentre mi allargava il culo. «Cazzo, che culo stretto e sporco… prendi tutto, troia. Senti come ti riempio il buco del culo.» Cominciò a scoparmi con spinte forti e profonde, le palle che sbattevano contro la mia figa liscia e bagnata.
Mi tirava i capelli ricci come redini, schiaffeggiandomi le tette pesanti che ondeggiavano violentemente. «Guarda come ballano queste tette da vacca mentre ti scopo nel culo… sei solo un buco da usare, Anna. Una rossa con le zozze grosse e la figa depilata che cola come una fontana.»
Ogni insulto mi faceva contrarre più forte intorno al suo cazzo. Il piacere era umiliante e intensissimo. Quando mi infilò due dita nella figa depilata e mi sfregò il clitoride con forza, venni urlando, il culo che pulsava e stringeva il suo cazzo mentre un fiotto caldo mi usciva dalla figa.
Lui accelerò, scopandomi il culo senza pietà. «Ora ti riempio di sborra il buco del culo, puttana.» Venne con un grugnito animalesco, scaricando tutto dentro di me, caldo e denso. Quando uscì, sentii il suo sperma colarmi dal culo aperto lungo le cosce lisce.
Restai a quattro zampe, ansimante, le tette sporche di terra e sudore, i ricci rossi appiccicati al viso arrossato. Mi sentivo una vera troia umiliata… e non ero mai stata così eccitata in vita mia.
Tornai verso casa con le gambe tremanti, il suo seme che mi colava dal culo e dalla figa, un sorriso sporco e soddisfatto sulle labbra. Sapevo che sarei tornata ancora, pronta a farmi degradare di più.
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