Carne all'asta 2

di
genere
etero

Ero ancora seduta nella mia macchina, parcheggiata nella traversa buia vicino al corso, quando lo sentii.
Un calore diverso, appiccicoso, tra le gambe. Non era solo lo sperma del ragazzo che mi colava fuori. C’era qualcosa di più. Mi toccai con le dita tremanti e le ritirai rosse di sangue. Il 19enne era stato troppo irruento, troppo grosso, troppo violento nelle spinte. Mi aveva scopata come una vera puttana da mille euro, senza delicatezza, e ora il mio sesso pagava il prezzo.
Il cuore mi batteva forte. Non era una semplice irritazione: perdevo sangue, non tanto, ma abbastanza da spaventarmi. Le cosce erano macchiate di rosso scuro mescolato al suo sperma. Il vestito rosso era sporco tra le gambe. Mi sentivo improvvisamente fragile, usata, sporca… e stranamente bisognosa di essere accudita.
Invece di tornare a casa, misi in moto e guidai verso il quartiere di Gino. Erano le due e mezza di notte. Le strade erano deserte. Parcheggiai davanti al suo palazzo, il cappotto chiuso stretto sul vestito sgualcito. Scesi con le gambe che tremavano sui tacchi alti e bussai piano alla sua porta, sperando che fosse ancora sveglio.
Dopo qualche minuto la luce si accese. Gino aprì in pigiama, gli occhi assonnati che si spalancarono subito vedendomi.
«Anna… che succede?»
Non riuscii a parlare. Aprii il cappotto e gli mostrai il vestito rosso macchiato di sangue tra le cosce. Le lacrime mi salirono agli occhi.
«Mi ha scopata troppo forte… perdo sangue. Non sapevo dove altro andare.»
Gino non fece domande inutili. Il suo sguardo passò dalla sorpresa alla preoccupazione profonda, poi a una tenerezza infinita. Mi fece entrare subito, chiuse la porta e mi abbracciò dolcemente.
«Vieni, tesoro. Lascia che ti guardi.»
Mi accompagnò in bagno. Mi aiutò a togliere il cappotto e il vestito rosso, che finì sul pavimento come un mucchio di stoffa volgare. Rimasi nuda davanti a lui, solo con i tacchi alti ancora ai piedi. Il mio sesso era gonfio, arrossato, con un rivolo sottile di sangue che usciva dalle labbra intime mescolato allo sperma denso del ragazzo.
Gino si inginocchiò davanti a me con un asciugamano pulito e acqua tiepida. Mi lavò con estrema delicatezza, passando il panno caldo tra le grandi labbra tumefatte, pulendo via il sangue e lo sperma. Ogni tocco era lento, rispettoso, quasi medico ma carico di affetto.
«Sei gonfia… quel ragazzo ti ha trattata male» mormorò con voce rauca. «Sdraiati sul letto, ti metto qualcosa di fresco.»
Mi fece sdraiare sul suo letto matrimoniale. Prese un gel lenitivo dal cassetto e lo spalmò con cura sul mio sesso dolorante, massaggiando piano il clitoride gonfio e le labbra irritate. Le sue dita rugose erano incredibilmente delicate. Nonostante il dolore, sentivo un calore diverso nascere dentro di me: il sollievo di essere curata, di essere vista nel mio momento più vulnerabile senza giudizio.
«Resta qui stanotte» disse Gino mentre mi copriva con il lenzuolo. «Non ti lascio sola.»
Mi addormentai tra le sue braccia, il viso premuto contro il suo petto magro, sentendomi protetta come una bambina e allo stesso tempo profondamente donna.
Il mattino dopo, verso le nove, Gino mi svegliò con una tazza di caffè caldo.
«Ho chiamato un mio vecchio amico» disse piano. «Era ginecologo, ora è in pensione. Si chiama dottor Carlo. Viene qui tra poco. Ti visiterà come si deve e ti darà quello che serve.»
Annuii, ancora un po’ spaventata ma grata.
Quando arrivò, il dottor Carlo era un uomo di circa settantacinque anni, distinto, con capelli bianchi ben pettinati e occhiali eleganti. Mi guardò con professionalità ma anche con un velo di ammirazione maschile quando Gino mi fece sdraiare sul letto con le gambe aperte, completamente nuda.
Mi visitò con cura. Inserì lo speculum con delicatezza, controllò l’interno del mio sesso ancora arrossato, tastò le pareti per verificare che non ci fossero lesioni serie.
«C’è un po’ di trauma cervicale e una piccola lacerazione» disse con voce calma. «Niente di grave, ma devi stare a riposo qualche giorno. Ti do una pillola del giorno dopo per evitare qualsiasi rischio di gravidanza.»
Mi porse la pillola e un bicchiere d’acqua. La ingoiai sotto i loro sguardi.
Poi il suo tono cambiò leggermente, diventando più basso e intimo.
«Sei una donna bellissima, Anna. Anche così… gonfia e ferita, il tuo corpo è straordinario.»
Gino era seduto accanto al letto e mi teneva la mano. Non disse niente, ma nei suoi occhi vidi approvazione e desiderio.
Il dottor Carlo si tolse gli occhiali e si avvicinò di più. Con dita esperte cominciò a toccarmi di nuovo, questa volta non solo da medico. Accarezzò le mie grandi labbra ancora sensibili, sfiorò il clitoride con il pollice, poi inserì lentamente due dita dentro di me, muovendole con una delicatezza che contrastava con la brutalità del ragazzo della notte prima.
«Ti fa male?» chiese.
«No…» sussurrai. «Anzi… è bello.»
Sentivo il mio corpo rispondere nonostante tutto. Il dolore si mescolava al piacere. Il dottor Carlo si abbassò i pantaloni. Il suo cazzo era di misura media, già mezzo duro. Si posizionò tra le mie cosce aperte e mi penetrò con estrema lentezza, centimetro dopo centimetro, attento a non farmi male.
Iniziò a scoparmi con spinte calme, profonde, quasi terapeutiche. Le mie tette grosse ondeggiavano a ogni movimento. Gino mi accarezzava i capelli e mi baciava la fronte, mentre il suo amico mi fotteva con una tenerezza sorprendente.
«Lasciati andare, Anna» mormorò il dottor Carlo. «Il tuo corpo ha bisogno di essere amato anche dopo essere stato usato.»
Venni piano, con un orgasmo lungo e dolce che mi fece tremare le gambe e gemere contro il petto di Gino. Il dottor Carlo venne poco dopo, spargendo il suo sperma caldo dentro di me con un sospiro profondo.
Quando si staccò, mi pulirono di nuovo con cura, mi fecero bere acqua e mi tennero stretta tra loro due sul letto.
Mi sentivo curata, protetta, posseduta e allo stesso tempo profondamente amata nella mia fragilità.
Gino mi baciò sulla tempia. «Da oggi in poi, quando hai bisogno… vieni da noi. Sempre.»
Il dottor Carlo annuì. «E io sarò felice di visitarti ogni volta che sarà necessario.»
Rimasi lì, nuda tra due pensionati, il sesso ancora pulsante e un po’ dolorante, ma il cuore stranamente in pace.
Sapevo che il mio corpo aveva appena trovato un nuovo tipo di cura… e che non avrei più potuto farne a meno.
scritto il
2026-04-26
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