Gino 5

di
genere
trio

Il pomeriggio seguente il cielo era coperto e una leggera pioggia batteva sui vetri dell’appartamento di Gino. Avevo lasciato il bambino dalla nonna per qualche ora, con la scusa di una commissione. Il cuore mi batteva già forte mentre bussavo alla porta. Sapevo che oggi sarebbe stato diverso.
Renato aprì con un sorriso un po’ imbarazzato ma carico di aspettativa. In mano teneva una borsa elegante di un sexy shop del centro.
«Anna… ti ho preso una cosa» disse con voce rauca, porgendomela. «Spero ti piaccia. Vorrei vederti mentre lo indossi… e farti qualche foto, se me lo permetti. Solo per noi, niente che esca da qui.»
Dentro la borsa c’era un vestito corto, di un rosso acceso, quasi dello stesso colore dei miei capelli. Era fatto di un tessuto elasticizzato lucido, molto aderente, con una scollatura profonda a cuore che arrivava quasi fino all’ombelico e una gonna cortissima, plissettata, che a malapena copriva il sedere. Non aveva biancheria sotto: era chiaramente pensato per essere indossato senza niente. Il tessuto era così sottile che avrebbe lasciato intravedere i capezzoli e il contorno del mio sesso.
Sentii un brivido caldo attraversarmi il ventre. Mi vuole vestita da puttana… da regalo vivente. La vergogna mi salì alle guance, ma tra le gambe sentii subito un pulsare familiare. L’idea di indossare qualcosa di così sfacciato, di farmi fotografare mentre facevo le cose più intime… mi eccitava da morire.
«Va bene» sussurrai, prendendo il vestito. «Lo provo.»
Andai in bagno e me lo infilai. Il tessuto aderiva al mio corpo come una seconda pelle. I miei seni grandi e pesanti riempivano completamente la scollatura, spingendo fuori quasi per metà, con i capezzoli che premevano visibilmente contro il rosso lucido. La gonna era così corta che bastava chinarmi un po’ per mostrare tutto. Mi guardai allo specchio: sembravo una versione esagerata e volgare di me stessa. Mi sentivo esposta, desiderata, un po’ ridicola e incredibilmente sexy allo stesso tempo.
Quando uscii, sia Gino che Renato rimasero in silenzio per qualche secondo, gli occhi spalancati.
«Cristo, Anna…» mormorò Renato, la voce spezzata. «Sei… perfetta.»
Gino deglutì, lo sguardo che scorreva dal mio décolleté alla curva del sedere che spuntava sotto la gonna. «Sembri un sogno proibito.»
Renato prese il cellulare. «Posso… fare qualche foto mentre fai le tue cose? Come sempre… e magari qualcosa di più eccitante, se ti va.»
Annuii, il respiro già corto. «Sì… fate pure.»
Iniziai dal divano. Mi sedetti in mezzo a loro due, le gambe leggermente aperte. La gonna corta si sollevò da sola, scoprendo il mio cespuglio rosso vivo. Renato cominciò a scattare foto: primi piani del mio seno che tendeva il vestito, del tessuto lucido che aderiva ai capezzoli turgidi, delle mie cosce morbide.
Poi sentii la pipì premere. Era forte, forse perché ero nervosa ed eccitata.
«Mi scappa…» dissi piano.
Gino sorrise dolcemente. «Vai, tesoro. Lascia la porta aperta, come sempre.»
Entrai in bagno con il vestitino rosso ancora addosso. Mi posizionai davanti al water, ma invece di sedermi subito mi voltai verso di loro, in piedi. Sollevai lentamente la gonna plissettata fino alla vita, mostrando tutto. Renato scattava senza sosta, il cellulare che riprendeva ogni dettaglio.
Mi sedetti sul water con le gambe spalancate, il vestito arrotolato sui fianchi. Il getto dorato uscì potente, rumoroso, mentre Renato immortalava il momento da vicino: il fiotto che usciva dal mio sesso aperto, i peli rossi bagnati, le grandi labbra che si schiudevano. Gino guardava in silenzio, il respiro pesante.
Quando finii, mi spostai sul bidet. Aprii l’acqua tiepida e cominciai a lavarmi con movimenti lenti e teatrali, fatti apposta per le foto. Le dita aprivano le labbra intime, il getto colpiva il clitoride gonfio, io mi accarezzavo piano, infilando un dito dentro di me mentre Renato scattava primi piani del mio sesso bagnato e lucido.
Ma non finì lì.
Renato mi chiese di mettermi in ginocchio sul pavimento del bagno, con il busto appoggiato sul bidet e il sedere in alto. Sollevai la gonna e spinsi indietro il bacino, offrendo loro una vista completa del mio sesso e del buchetto rosa tra le natiche. Sentivo il clic del cellulare mentre mi fotografava da dietro, aperta e vulnerabile.
Poi mi fece sdraiare sul divano con le gambe alzate e aperte, il vestito arrotolato sotto il seno. Mentre Gino mi allattava dolcemente da un capezzolo, Renato mi penetrò lentamente con due dita, muovendole dentro di me mentre scattava foto del mio sesso che si apriva intorno alle sue dita, del latte che usciva dal seno succhiato da Gino.
L’eccitazione era al massimo. Chiesi con voce spezzata: «Fotografatemi mentre vengo…»
Renato prese il vibratore che ormai conoscevamo bene e lo premette sul mio clitoride. Gino continuò a succhiare il seno con avidità. Le vibrazioni forti, le dita di Renato che mi scopavano, la bocca di Gino sul capezzolo… esplosi in un orgasmo violentissimo. Il mio corpo si inarcò, urlai, e uno spruzzo caldo uscì dal mio sesso, bagnando il divano. Renato non smise di fotografare: il mio viso in estasi, il seno che perdeva latte, il sesso che si contraeva e spruzzava.
Quando tornai in me, ero sudata, tremante, il vestitino rosso tutto sgualcito e macchiato di umori.
Renato mise via il cellulare con mani che tremavano leggermente. «Queste foto… sono il regalo più bello che potessi ricevere, Anna. Ti ringrazio dal profondo del cuore.»
Gino mi accarezzò i capelli, gli occhi lucidi. «Sei stata coraggiosa e bellissima. Ti sei donata completamente.»
Io rimasi sdraiata, il respiro ancora affannato, sentendo dentro di me un mix potente di vergogna, orgoglio, eccitazione e tenerezza. Mi sono fatta fotografare mentre pisciavo, mentre mi toccavo, mentre venivo… vestita come una sgualdrina. E mi è piaciuto da impazzire.
Sapevo che quelle foto sarebbero state guardate e riguardate da loro due, nei momenti di solitudine. E l’idea che il mio corpo, il mio piacere, le mie intimità più profonde fossero custoditi nei loro cellulari mi provocava un brivido continuo di eccitazione.
«Potete guardarle quando volete» sussurrai, arrossendo. «Ma solo voi due.»
Renato annuì, con un sorriso grato. «Solo noi. Sempre.»
Mi aiutò a togliere il vestitino rosso, mi baciò dolcemente sulla fronte e mi avvolse in un abbraccio caldo.
Sapevo che il nostro gioco stava diventando sempre più audace… e io non vedevo l’ora di scoprire fino a dove sarei stata disposta a spingermi.
scritto il
2026-04-26
5 6
visite
2
voti
valutazione
6.5
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Appendicite

racconto sucessivo

Carne all'asta

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.