I piedi di Lara odorosi 3
di
fexalox
genere
feticismo
La sera seguente Marco era già un fascio di nervi alle sette meno un quarto. Camminava avanti e indietro in salotto come un gatto in gabbia, quando sentì la chiave girare nella serratura.
Lara entrò con un sorriso furbo, togliendosi il cappotto con un gesto teatrale.
«Indovina un po’?» disse, alzando un piede e facendo ruotare la caviglia. «Ho mantenuto la promessa.»
Indossava un nuovo paio di collant color carne, identici a quelli del giorno prima, ma questi avevano già accumulato tre giorni di onorato servizio: ufficio, metro affollata, due caffè con le colleghe e una lunga passeggiata all’ora di pranzo. L’odore era leggermente diverso dal precedente, più maturo, più “vissuto”, con una nota quasi fruttata che fece subito girare la testa a Marco.
Lara si lasciò cadere sul divano con un sospiro drammatico.
«Poveri piedini… hanno lavorato tanto oggi. Secondo te meritano un po’ di attenzione?»
Marco era già in ginocchio prima ancora che lei finisse la frase. Lara rise, una risata bassa e divertita.
«Oddio, sei proprio messo male. Sembri un cagnolino che ha sentito aprire una scatoletta.»
Si tolse lentamente una scarpa e poi l’altra, gettandole con noncuranza dietro di sé. L’odore caldo e denso invase subito lo spazio tra loro. Marco si avvicinò, ma Lara lo fermò mettendogli un piede sul petto, spingendolo leggermente indietro.
«Ah-ah. Prima devi chiedere per bene.»
Marco deglutì. «Lara… posso annusare i tuoi piedi, per favore?»
Lei inclinò la testa, fingendo di pensarci. «Mmm… non mi convince. Provaci di nuovo, con più disperazione.»
Marco arrossì ma sorrise. «Ti prego, Lara… ho pensato ai tuoi collant odorosi tutto il giorno. Lasciami annusare.»
«Così va meglio,» ridacchiò lei, e gli premette il piede destro direttamente sulla faccia.
Marco gemette di piacere mentre inspirava profondamente. L’odore era più intenso di quanto ricordasse: dolce, muschiato, con quel retrogusto di nylon scaldato che lo mandava fuori di testa. Lara muoveva il piede strofinandoglielo sul naso e sulle labbra, come se gli stesse facendo un massaggio facciale molto particolare.
«Senti? Questi sono più profumati di ieri. Credo che il destro abbia vinto la gara di odore oggi.»
Marco, invece di rispondere, tirò fuori la lingua e cominciò a leccare con avidità. Lara rise di nuovo, questa volta più eccitata.
«Ma guardati… sembri uno che sta assaggiando un gelato nuovo gusto.»
Dopo qualche minuto di adorazione intensa, Lara lo spinse delicatamente indietro con i piedi e si alzò.
«Spogliati e sdraiati sul tappeto. Voglio provare una cosa.»
Marco obbedì in fretta. Lara si tolse la gonna ma tenne i collant e la camicetta. Poi, con un sorrisetto malizioso, si mise sopra di lui in posizione inversa: la testa verso i suoi piedi, il sedere verso la sua faccia.
«Oggi si gioca in 69… ma con i piedi,» annunciò divertita.
Prese il cazzo duro di Marco tra i suoi piedi ancora coperti dal nylon e iniziò un footjob lento e preciso, mentre abbassava la sua fica bagnata proprio sopra la bocca di lui.
«Leccami mentre ti faccio venire con i piedi, amore.»
Marco affondò la lingua tra le sue labbra, assaporandola. Lara era fradicia. Intanto i suoi piedi lavoravano con maestria: archi che stringevano l’asta, dita che giocavano con la cappella, talloni che gli massaggiavano i testicoli. Ogni tanto rideva piano quando Marco emetteva versi strozzati di piacere.
«Se vieni prima di me ti obbligo a leccare tutto dal tappeto,» lo minacciò scherzosamente.
La sfida accese Marco ancora di più. Leccava con foga, succhiando il clitoride, infilando la lingua dentro di lei. Lara cominciò a gemere più forte, muovendo i fianchi contro la sua faccia, mentre i suoi piedi acceleravano il ritmo.
«Cazzo… così sì,» ansimò lei, perdendo un po’ della sua compostezza. «Non ti fermare…»
Vennero quasi insieme. Lara tremò violentemente, schiacciandogli la fica sulla bocca mentre lui esplodeva tra i suoi piedi, schizzando sul nylon e sulle sue caviglie. Lei continuò a muovere lentamente i piedi, spalmando lo sperma caldo sul collant con piccoli movimenti circolari.
Quando si calmò, Lara si girò, si sdraiò sopra di lui e lo baciò con passione, assaporando il proprio sapore sulle sue labbra.
«Sei stato bravo,» mormorò, mordicchiandogli il labbro inferiore. «Ma domani… voglio alzare ancora il livello.»
Marco, esausto e felice, riuscì solo a sorridere. «Quanto alto?»
Lara gli passò un dito sul petto, tracciando una linea invisibile.
«Domani indosserò gli stessi collant per altri tre giorni… e voglio che mi scopi mentre ho tutti e due i piedi sulla tua faccia. E magari… ti farò leccare anche qualcos’altro.»
Gli fece l’occhiolino, poi aggiunse ridendo:
«Sempre se non muori prima di piacere, ovviamente.»
Marco rise, attirandola a sé per un altro bacio.
«Per te vale la pena rischiare.»
Lara entrò con un sorriso furbo, togliendosi il cappotto con un gesto teatrale.
«Indovina un po’?» disse, alzando un piede e facendo ruotare la caviglia. «Ho mantenuto la promessa.»
Indossava un nuovo paio di collant color carne, identici a quelli del giorno prima, ma questi avevano già accumulato tre giorni di onorato servizio: ufficio, metro affollata, due caffè con le colleghe e una lunga passeggiata all’ora di pranzo. L’odore era leggermente diverso dal precedente, più maturo, più “vissuto”, con una nota quasi fruttata che fece subito girare la testa a Marco.
Lara si lasciò cadere sul divano con un sospiro drammatico.
«Poveri piedini… hanno lavorato tanto oggi. Secondo te meritano un po’ di attenzione?»
Marco era già in ginocchio prima ancora che lei finisse la frase. Lara rise, una risata bassa e divertita.
«Oddio, sei proprio messo male. Sembri un cagnolino che ha sentito aprire una scatoletta.»
Si tolse lentamente una scarpa e poi l’altra, gettandole con noncuranza dietro di sé. L’odore caldo e denso invase subito lo spazio tra loro. Marco si avvicinò, ma Lara lo fermò mettendogli un piede sul petto, spingendolo leggermente indietro.
«Ah-ah. Prima devi chiedere per bene.»
Marco deglutì. «Lara… posso annusare i tuoi piedi, per favore?»
Lei inclinò la testa, fingendo di pensarci. «Mmm… non mi convince. Provaci di nuovo, con più disperazione.»
Marco arrossì ma sorrise. «Ti prego, Lara… ho pensato ai tuoi collant odorosi tutto il giorno. Lasciami annusare.»
«Così va meglio,» ridacchiò lei, e gli premette il piede destro direttamente sulla faccia.
Marco gemette di piacere mentre inspirava profondamente. L’odore era più intenso di quanto ricordasse: dolce, muschiato, con quel retrogusto di nylon scaldato che lo mandava fuori di testa. Lara muoveva il piede strofinandoglielo sul naso e sulle labbra, come se gli stesse facendo un massaggio facciale molto particolare.
«Senti? Questi sono più profumati di ieri. Credo che il destro abbia vinto la gara di odore oggi.»
Marco, invece di rispondere, tirò fuori la lingua e cominciò a leccare con avidità. Lara rise di nuovo, questa volta più eccitata.
«Ma guardati… sembri uno che sta assaggiando un gelato nuovo gusto.»
Dopo qualche minuto di adorazione intensa, Lara lo spinse delicatamente indietro con i piedi e si alzò.
«Spogliati e sdraiati sul tappeto. Voglio provare una cosa.»
Marco obbedì in fretta. Lara si tolse la gonna ma tenne i collant e la camicetta. Poi, con un sorrisetto malizioso, si mise sopra di lui in posizione inversa: la testa verso i suoi piedi, il sedere verso la sua faccia.
«Oggi si gioca in 69… ma con i piedi,» annunciò divertita.
Prese il cazzo duro di Marco tra i suoi piedi ancora coperti dal nylon e iniziò un footjob lento e preciso, mentre abbassava la sua fica bagnata proprio sopra la bocca di lui.
«Leccami mentre ti faccio venire con i piedi, amore.»
Marco affondò la lingua tra le sue labbra, assaporandola. Lara era fradicia. Intanto i suoi piedi lavoravano con maestria: archi che stringevano l’asta, dita che giocavano con la cappella, talloni che gli massaggiavano i testicoli. Ogni tanto rideva piano quando Marco emetteva versi strozzati di piacere.
«Se vieni prima di me ti obbligo a leccare tutto dal tappeto,» lo minacciò scherzosamente.
La sfida accese Marco ancora di più. Leccava con foga, succhiando il clitoride, infilando la lingua dentro di lei. Lara cominciò a gemere più forte, muovendo i fianchi contro la sua faccia, mentre i suoi piedi acceleravano il ritmo.
«Cazzo… così sì,» ansimò lei, perdendo un po’ della sua compostezza. «Non ti fermare…»
Vennero quasi insieme. Lara tremò violentemente, schiacciandogli la fica sulla bocca mentre lui esplodeva tra i suoi piedi, schizzando sul nylon e sulle sue caviglie. Lei continuò a muovere lentamente i piedi, spalmando lo sperma caldo sul collant con piccoli movimenti circolari.
Quando si calmò, Lara si girò, si sdraiò sopra di lui e lo baciò con passione, assaporando il proprio sapore sulle sue labbra.
«Sei stato bravo,» mormorò, mordicchiandogli il labbro inferiore. «Ma domani… voglio alzare ancora il livello.»
Marco, esausto e felice, riuscì solo a sorridere. «Quanto alto?»
Lara gli passò un dito sul petto, tracciando una linea invisibile.
«Domani indosserò gli stessi collant per altri tre giorni… e voglio che mi scopi mentre ho tutti e due i piedi sulla tua faccia. E magari… ti farò leccare anche qualcos’altro.»
Gli fece l’occhiolino, poi aggiunse ridendo:
«Sempre se non muori prima di piacere, ovviamente.»
Marco rise, attirandola a sé per un altro bacio.
«Per te vale la pena rischiare.»
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