Il tempo delle mele
di
IL MICROBO
genere
gay
IL TEMPO DELLE MELE
Ho tanta confidenza con zio Arnaldo. Dietro casa ha un bel frutteto e al tempo della raccolta vado ad aiutarlo. Lo faccio tutti gli anni e sempre più che volentieri perché insieme si ride e si scherza ed è una festa. La produzione di quest'anno è molto buona. Lavoriamo in coppia. Lui mi tiene la scala ben salda e io salgo su e le raccolgo una per una.
Attento a non staccare i piccioli.
Fa ancora caldo e sono in canotta e pantaloncini corti sgambati. Zio sta sotto e ad un certo punto sbotta: Braccia forti che hai e che bel culetto in ordine che ti sei fatto.
Beh zio dai sto crescendo.
Già, già. E a banana come andiamo? Peletti ne hai molti perché li vedo, mori e ricci come tutti in famiglia. Dimmi un po' ti si rizza spesso.
Qualche volta zio.
E che ci fai: ti arrangi da solo?
Sì zio. Guarda che ho diciott'anni.
Splendida età la tua. Non come noi vecchie carrette.
Anche lo zio è in pantaloncini e quando si siede gli vedo tutto.
Non lamentarti zio che sei ancora un bell'uomo.
Dici? Ma sto sempre qui da solo e mi annoio. Tu ce l'hai la ragazza?
No zio.
E il ragazzo?
Divento rosso come un pomo maturo: Come sei moderno zio.
Non siamo mica più all'età della pietra.
Mentre dice questo e sto scendendo dalla scala mi agguanta forte una coscia: Attento che mi cadi. E già che c'è mi arriva fino al sedere a tastanatica.
Sei sodo.
Come un uovo zio.
A fine giornata torniamo in casa per fare doccia prima di cena.
Sai è meglio se entriamo insieme. L'acqua calda è rincarata. Ne risparmiamo un bel po'.
Non l'avevo mai visto così e mi ha fatto impressione.
Hai sudato come un maialino.
Anche tu zio.
Succede che mentre ci insaponiamo gli uccelli entriamo tutti e due in tiro.
Che succede zio?
È la natura che ci sta mandando i suoi segnali.
Zio posso chiederti una cosa?
Dimmi.
Sento dei rumori la sera dalla tua camera e mi sembra che non ci stai da solo.
Non impicciarti. Ogni tanto viene il figlio del mio vicino a fare un po' di baldoria.
Stasera viene?
No. Non viene. Cià che ti insapono dietro.
Vuoi che ci venga io?
Perché no.
Mi insegni qualcosa?
L'unica cosa che ti posso insegnare è come si può usare questo bel sederino.
Il suo dito lungo lo spacco in quel momento mi penetra.
Ziooo.
Sei pronto per lasciarti andare.
Il ghiaccio era rotto. Più tardi a letto, nudo io nudo anche lui, perché fra il resto c'era afa nell'aria, complice anche qualche grappino di troppo che ci eravamo fatti, lo zio mi abbraccia, mi stringe forte e mi bacia sul collo.
Sei una mela matura.
Scende con la mano e mi esplora dietro. Accarezza, pizzica, palpa.
Mi infila il cazzo fra le cosce e lo muove fuori e dentro.
Hai mai fatto niente di queste porcate?
Niente zio.
Oggi ti faccio diventare grande.
Mi gira. Mi agguanta per i fianchi. Punta quel suo arnese. Entra.
Che bello zio. Non pensavo.
Ora ti ci faccio pensare io. Non ti mollo sai.
Prende l'avvio. Non ha fretta. Io gli sospiro. Va avanti a ritmo. Ogni tanto qualche commento volgarotto, da uomo di campagna. E che uomo! Accelera. Sempre di più. Sembra che mi voglia distruggere. Le sue mani sul davanti sui capezzoli. Mi dimeno, inarco la schiena. Lui si esalta.
Dimmi tu quando vuoi che venga.
Ora zio.
Caccia un urlo. Splash. Splash. Splash. Splash. Urlo anch'io.
Ci addormentiamo senza dirci niente. Mi tiene vicino di spalle nel suo grembo. Durante la notte mi sveglio che mi sta zappando.
Cosa fai zio?
Coltivo il campo.
La vendemmia finisce, torno a casa. Mi ha arato per bene, diverse volte.
Ora il sabato e la domenica ho solo voglia dello zio.
Mamma mi dice: Vai, ma non imparare brutte cose.
Volevo rispondere: Le ho già imparate. Non quelle che pensava lei.
Ho tanta confidenza con zio Arnaldo. Dietro casa ha un bel frutteto e al tempo della raccolta vado ad aiutarlo. Lo faccio tutti gli anni e sempre più che volentieri perché insieme si ride e si scherza ed è una festa. La produzione di quest'anno è molto buona. Lavoriamo in coppia. Lui mi tiene la scala ben salda e io salgo su e le raccolgo una per una.
Attento a non staccare i piccioli.
Fa ancora caldo e sono in canotta e pantaloncini corti sgambati. Zio sta sotto e ad un certo punto sbotta: Braccia forti che hai e che bel culetto in ordine che ti sei fatto.
Beh zio dai sto crescendo.
Già, già. E a banana come andiamo? Peletti ne hai molti perché li vedo, mori e ricci come tutti in famiglia. Dimmi un po' ti si rizza spesso.
Qualche volta zio.
E che ci fai: ti arrangi da solo?
Sì zio. Guarda che ho diciott'anni.
Splendida età la tua. Non come noi vecchie carrette.
Anche lo zio è in pantaloncini e quando si siede gli vedo tutto.
Non lamentarti zio che sei ancora un bell'uomo.
Dici? Ma sto sempre qui da solo e mi annoio. Tu ce l'hai la ragazza?
No zio.
E il ragazzo?
Divento rosso come un pomo maturo: Come sei moderno zio.
Non siamo mica più all'età della pietra.
Mentre dice questo e sto scendendo dalla scala mi agguanta forte una coscia: Attento che mi cadi. E già che c'è mi arriva fino al sedere a tastanatica.
Sei sodo.
Come un uovo zio.
A fine giornata torniamo in casa per fare doccia prima di cena.
Sai è meglio se entriamo insieme. L'acqua calda è rincarata. Ne risparmiamo un bel po'.
Non l'avevo mai visto così e mi ha fatto impressione.
Hai sudato come un maialino.
Anche tu zio.
Succede che mentre ci insaponiamo gli uccelli entriamo tutti e due in tiro.
Che succede zio?
È la natura che ci sta mandando i suoi segnali.
Zio posso chiederti una cosa?
Dimmi.
Sento dei rumori la sera dalla tua camera e mi sembra che non ci stai da solo.
Non impicciarti. Ogni tanto viene il figlio del mio vicino a fare un po' di baldoria.
Stasera viene?
No. Non viene. Cià che ti insapono dietro.
Vuoi che ci venga io?
Perché no.
Mi insegni qualcosa?
L'unica cosa che ti posso insegnare è come si può usare questo bel sederino.
Il suo dito lungo lo spacco in quel momento mi penetra.
Ziooo.
Sei pronto per lasciarti andare.
Il ghiaccio era rotto. Più tardi a letto, nudo io nudo anche lui, perché fra il resto c'era afa nell'aria, complice anche qualche grappino di troppo che ci eravamo fatti, lo zio mi abbraccia, mi stringe forte e mi bacia sul collo.
Sei una mela matura.
Scende con la mano e mi esplora dietro. Accarezza, pizzica, palpa.
Mi infila il cazzo fra le cosce e lo muove fuori e dentro.
Hai mai fatto niente di queste porcate?
Niente zio.
Oggi ti faccio diventare grande.
Mi gira. Mi agguanta per i fianchi. Punta quel suo arnese. Entra.
Che bello zio. Non pensavo.
Ora ti ci faccio pensare io. Non ti mollo sai.
Prende l'avvio. Non ha fretta. Io gli sospiro. Va avanti a ritmo. Ogni tanto qualche commento volgarotto, da uomo di campagna. E che uomo! Accelera. Sempre di più. Sembra che mi voglia distruggere. Le sue mani sul davanti sui capezzoli. Mi dimeno, inarco la schiena. Lui si esalta.
Dimmi tu quando vuoi che venga.
Ora zio.
Caccia un urlo. Splash. Splash. Splash. Splash. Urlo anch'io.
Ci addormentiamo senza dirci niente. Mi tiene vicino di spalle nel suo grembo. Durante la notte mi sveglio che mi sta zappando.
Cosa fai zio?
Coltivo il campo.
La vendemmia finisce, torno a casa. Mi ha arato per bene, diverse volte.
Ora il sabato e la domenica ho solo voglia dello zio.
Mamma mi dice: Vai, ma non imparare brutte cose.
Volevo rispondere: Le ho già imparate. Non quelle che pensava lei.
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