Cultura gay
di
IL MICROBO
genere
gay
CULTURA GAY
Cominciai per caso ad occuparmi di svariati e oscuri episodi di sopraffazione accaduti nel corso dei secoli entro gli angusti confini del mio paese quando mi imbattei in alcuni antichi documenti processuali di condanna di un certo Arnolfo, il quale faceva il mugnaio dalle mie parti e a quanto pare costumava elargire a piene mani sacchetti di farina ai molti ragazzi, presi per fame, che si sottomettevano alle sue insane voglie. Fu denunciato dalla sua legittima sposa, stanca di sopportare le violenze compiute dal marito ai danni della miglior gioventù. Il mulino gli fu sequestrato ed egli si salvò per la rotta del collo fuggendo in altri luoghi. La moglie invece, dispensata dal vincolo del matrimonio, si fece suora.
Questi fatti risalgono all'inizio del Seicento.
Si tramanda poi che molto tempo più addietro un arrogante Dinasta che aveva giurisdizione sul nostro territorio rivendicasse una specie di “ius primae noctis” nei riguardi degli adolescenti che erano appena diventati maggiorenni.
Un anonimo cronista riferisce che essi venivano accompagnati dai padri fino al ponte levatoio, dove erano presi in consegna dalla Guardia per essere tradotti nell'alcova del loro Signore a estinguere il “Debito dell'Età”. Il giorno dopo la maggior parte di tali giovani veniva rilasciata e andava subito a chiedere l'assoluzione del Parroco, che li rincuorava e li esonerava da ogni responsabilità.
Alcuni invece restavano ospiti del castello con la scusa di far loro intraprendere la carriera militare e diventavano dei favoriti.
In pieno Ottocento ho trovato carte che in modo assai reticente raccontano dei soprusi compiuti da un possidente su un suo lavorante ormai prossimo alle nozze. Rimproverato per delle pretese negligenze fu costretto a subire l'onta dello stupro da parte di più uomini, che in questo modo intesero impartirgli una punizione esemplare. Tanto fu lo scandalo che venne abbandonato dalla sua promessa sposa e da lì in poi nessuna ragazza del posto volle più averci a che fare.
Che ancora all'inizio del Novecento molti padri ritenessero di fare nient'altro che il loro dovere abusando con la forza di qualche figlio un po' scapestrato, in modo da farlo rinsavire e ricondurlo a più miti consigli, è attestato dal diario di un sacerdote che aveva raccolto diverse confidenze giunte alle sue orecchie da talune madri disperate. Tale metodo correttivo doveva essere abbastanza di moda anche al di fuori dell'ambito strettamente familiare perché diversi verbali dei carabinieri del 1922, 1923, 1924 citano almeno altri dodici casi analoghi verificatesi nel volgere di pochi anni nei confronti di persone adulte di bassa condizione, da parte dei loro, diciamo così, datori di lavoro.
Ultima che ho individuato è la storia di un noto pederasta biasimato da tutti, che nottetempo riceveva frequenti visite da parte di due o tre maturi rimasti signorini, dei quali si sussurrava che fossero animati da desideri assai peccaminosi.
Dagli anni Settanta fino al presente le cose sono cambiate. Oggi come oggi io giro per strada mano nella mano con il mio compagno e nessuno trova niente da obiettare. Ma conosco pure diversi uomini del nostro paese che vivono ancora di nascosto la loro indole gay e se ne vergognano al punto da campare di sotterfugi o addirittura da ridursi all'astinenza. Alcuni per riuscire a vivere senza troppi rimorsi e per sfuggire ai rimproveri dei loro bigotti consanguinei, che li giudicavano dei pervertiti, so per certo che si sono risolti a fare fagotto emigrando in città, dove si sono sentiti meno chiacchierati e comunque più liberi di esprimere la propria sessualità senza essere oppressi dalla continua riprovazione di parenti, amici e vicini di casa.
Ai quali mi verrebbe da dire: Badate ai fatti vostri che ce ne sarebbe abbastanza per tenere occupato a tempo pieno un prete confessore capace di provare più misericordia che indignazione.
Cominciai per caso ad occuparmi di svariati e oscuri episodi di sopraffazione accaduti nel corso dei secoli entro gli angusti confini del mio paese quando mi imbattei in alcuni antichi documenti processuali di condanna di un certo Arnolfo, il quale faceva il mugnaio dalle mie parti e a quanto pare costumava elargire a piene mani sacchetti di farina ai molti ragazzi, presi per fame, che si sottomettevano alle sue insane voglie. Fu denunciato dalla sua legittima sposa, stanca di sopportare le violenze compiute dal marito ai danni della miglior gioventù. Il mulino gli fu sequestrato ed egli si salvò per la rotta del collo fuggendo in altri luoghi. La moglie invece, dispensata dal vincolo del matrimonio, si fece suora.
Questi fatti risalgono all'inizio del Seicento.
Si tramanda poi che molto tempo più addietro un arrogante Dinasta che aveva giurisdizione sul nostro territorio rivendicasse una specie di “ius primae noctis” nei riguardi degli adolescenti che erano appena diventati maggiorenni.
Un anonimo cronista riferisce che essi venivano accompagnati dai padri fino al ponte levatoio, dove erano presi in consegna dalla Guardia per essere tradotti nell'alcova del loro Signore a estinguere il “Debito dell'Età”. Il giorno dopo la maggior parte di tali giovani veniva rilasciata e andava subito a chiedere l'assoluzione del Parroco, che li rincuorava e li esonerava da ogni responsabilità.
Alcuni invece restavano ospiti del castello con la scusa di far loro intraprendere la carriera militare e diventavano dei favoriti.
In pieno Ottocento ho trovato carte che in modo assai reticente raccontano dei soprusi compiuti da un possidente su un suo lavorante ormai prossimo alle nozze. Rimproverato per delle pretese negligenze fu costretto a subire l'onta dello stupro da parte di più uomini, che in questo modo intesero impartirgli una punizione esemplare. Tanto fu lo scandalo che venne abbandonato dalla sua promessa sposa e da lì in poi nessuna ragazza del posto volle più averci a che fare.
Che ancora all'inizio del Novecento molti padri ritenessero di fare nient'altro che il loro dovere abusando con la forza di qualche figlio un po' scapestrato, in modo da farlo rinsavire e ricondurlo a più miti consigli, è attestato dal diario di un sacerdote che aveva raccolto diverse confidenze giunte alle sue orecchie da talune madri disperate. Tale metodo correttivo doveva essere abbastanza di moda anche al di fuori dell'ambito strettamente familiare perché diversi verbali dei carabinieri del 1922, 1923, 1924 citano almeno altri dodici casi analoghi verificatesi nel volgere di pochi anni nei confronti di persone adulte di bassa condizione, da parte dei loro, diciamo così, datori di lavoro.
Ultima che ho individuato è la storia di un noto pederasta biasimato da tutti, che nottetempo riceveva frequenti visite da parte di due o tre maturi rimasti signorini, dei quali si sussurrava che fossero animati da desideri assai peccaminosi.
Dagli anni Settanta fino al presente le cose sono cambiate. Oggi come oggi io giro per strada mano nella mano con il mio compagno e nessuno trova niente da obiettare. Ma conosco pure diversi uomini del nostro paese che vivono ancora di nascosto la loro indole gay e se ne vergognano al punto da campare di sotterfugi o addirittura da ridursi all'astinenza. Alcuni per riuscire a vivere senza troppi rimorsi e per sfuggire ai rimproveri dei loro bigotti consanguinei, che li giudicavano dei pervertiti, so per certo che si sono risolti a fare fagotto emigrando in città, dove si sono sentiti meno chiacchierati e comunque più liberi di esprimere la propria sessualità senza essere oppressi dalla continua riprovazione di parenti, amici e vicini di casa.
Ai quali mi verrebbe da dire: Badate ai fatti vostri che ce ne sarebbe abbastanza per tenere occupato a tempo pieno un prete confessore capace di provare più misericordia che indignazione.
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